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Morre Michael Forest, ator de “Jornada nas Estrelas”, aos 97 anos

O ator americano Michael Forest, conhecido por interpretar o deus grego Apolo na série “Jornada nas Estrelas”, morreu aos 97 anos, na última quarta-feira. A causa da morte não foi informada.

Ele nasceu Gerald Michael Charlebois em Dakota do Norte, nos Estados Unidos, em 1929, e vivia numa instituição de repouso para idosos em Nevada nos últimos anos. A morte foi confirmada por um amigo numa publicação no Facebook.

Forest era conhecido como um homem de porte atlético e tinha um currículo extenso como ator coadjuvante no cinema e televisão, que iniciou na década de 1950.

Carreira no cinema e na televisão

Além de participações em séries e novelas que inclui ainda “Além da Imaginação” e “The Dick Van Dyke Show”, atuou em diversos filmes do ator e diretor Roger Corman e emprestou a voz a projetos de animação, animes e videogames.

Como dublador, participou de títulos como “Power Rangers” e “World of Warcraft”. Ele era fluente em italiano e dublou centenas de filmes nos anos em que morou em Roma, além de atuar em produções de outros países da Europa.

Entre seus inúmeros papéis, estão particapações em “A Besta da Caverna Assombrada”, “Atlas” e “Náufrago”.

Vida pessoal

Forest foi casado com a atriz Diane Hale por 52 anos, até a morte dela, em 2022. Não há informações se eles tiveram filhos juntos.

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“È stato travolgente e terrificante, non posso portare il peso del mondo sulle mie spalle. Klara? Mercoledì si sbarazzerebbe di lei facendola saltare in aria”: Jenna Ortega presenta il nuovo film alla Festa di Roma

“A volte è stato travolgente e terrificante, ti senti disconnesso dal mondo che ti circonda; sono consapevole di essere un personaggio pubblico, so bene che le persone sono libere di farsi le loro idee ed esprimersi online e so che non posso cercare di accontentare tutti, di piacere a tutti… ma io non posso portare il peso del mondo sulle mie spalle, posso solo cercare di essere la versione migliore di me stessa e imparare il più possibile a essere gentile con chi mi circonda”. A dirlo è Jenna Ortega alla ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Accolta da fan in attesa fin dalle prime ore del mattino e da una sala stampa gremita, la ventiquattrenne ha portato nella Capitale un’ondata di entusiasmo inedita per questa edizione, firmando decine di autografi sul red carpet con la consumata esperienza di una diva navigata. L’occasione è la presentazione, nella sezione Grand Public, di “Klara and the Sun“, pellicola diretta dal Premio Oscar Taika Waititi e tratta dall’omonimo romanzo distopico di Kazuo Ishiguro (Premio Nobel per la Letteratura 2017).

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Sir Paul McCartney perde centimetri e la pazienza: «Il mio sosia è troppo basso»

Quattro film per raccontare la leggenda dei Fab Four, ma Sir Paul ha già trovato qualcosa che non va. Il suo interprete Paul Mescal sembra più basso di John Lennon. E il regista Sam Mendes finisce sotto esame.

Hanno rivoluzionato la musica, conquistato il pianeta e trasformato quattro ragazzi di Liverpool in un fenomeno immortale. Ma a quanto pare la grandezza dei Beatles, almeno al cinema, si misura anche in centimetri.

A sollevare la questione è Paul McCartney, 84 anni e una carriera che basterebbe a riempire un’enciclopedia. Il problema? Nei quattro film dedicati ai Beatles, diretti da Sam Mendes, l’attore incaricato di interpretarlo, Paul Mescal, appare troppo basso rispetto al collega che veste i panni di John Lennon. Una faccenda apparentemente minuscola. Ma Sir Paul, evidentemente, non intende farsi ridimensionare. Nemmeno per esigenze cinematografiche.

Abbey Road, la guerra dei centimetri

La miccia si accende davanti a una fotografia delle riprese che ricrea la leggendaria copertina di Abbey Road. McCartney nota che Mescal sembra più basso di Harris Dickinson, il nuovo Lennon.

Apriti cielo. Durante il podcast Good Hang di Amy Poehler, il musicista racconta di aver contattato Mendes per protestare. Il regista lo tranquillizza: sarebbe soltanto una questione di falcata. E gli spedisce un’altra immagine nella quale le proporzioni tornano accettabili.

Del resto, McCartney rivendica una verità storica: John, Paul e George erano sostanzialmente della stessa altezza. Soltanto Ringo era leggermente più basso. Una specie di democrazia dei centimetri.

Quattro Beatles, quattro film e qualche malumore

Il progetto, atteso nell’aprile 2028, prevede quattro pellicole, una per ciascun componente della band. Mescal sarà McCartney, Dickinson interpreterà Lennon, Joseph Quinn sarà George Harrison e Barry Keoghan vestirà i panni di Ringo Starr.

Non è la prima volta che Paul contesta la propria rappresentazione cinematografica. Già nel film Nowhere Boy, del 2009, aveva trovato il suo personaggio troppo minuto e remissivo rispetto a Lennon. Intanto qualche mugugno arriva anche dall’universo femminile dei Beatles: Jane Asher non intende vedere i film, mentre Pattie Boyd ha lamentato di non essere stata consultata.

Insomma, Sam Mendes dovrà gestire quattro film, milioni di fan e una leggenda musicale praticamente intoccabile. Ma soprattutto dovrà ricordarsi una cosa: Paul McCartney può anche aver scritto Yesterday. Non per questo accetterà di essere ricordato come il Beatle formato tascabile.

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“Esistono entità che ci guidano. Se credo ai fantasmi? Non lo so, ma ho avuto esperienze paranormali”: la confessione di Deva Cassel

Tra atmosfere oniriche, sedute spiritiche e il palcoscenico dell’Opéra Garnier, Deva Cassel fa il suo debutto da protagonista sul grande schermo. Alla Festa del Cinema di Roma, l’attrice ventiduenne ha presentato L‘amore immortale (in uscita per 01 Distribution), una rilettura cinematografica del classico Il fantasma dell’Opera di Gaston Leroux. Un progetto che ha richiesto mesi di allenamento per calzare le scarpette da ballo, ma che l’ha attratta fin dal primo momento per la sua forte componente sovrannaturale. Un tema verso il quale Cassel confessa un’intima e inaspettata connessione.

Il legame con l’occulto e le forze invisibili

Interrogata sulla dialettica tra reale e soprannaturale che permea la pellicola, l’attrice non si sottrae e svela un lato personale legato all’invisibile. “Se credo ai fantasmi? Non lo so, ma mi piace pensare che esistano entità e forze più grandi di noi, capaci di guidarci”, confessa Cassel. Una fascinazione che affonda le radici in episodi vissuti in prima persona: “Ho avuto esperienze quasi paranormali e, quando mi hanno proposto questo progetto, ero molto interessata a come Alexandre volesse mettere in scena questo aspetto”.

La regia di Alexandre Castagnetti asseconda questo mistero, ma ne ribalta le prospettive tradizionali. Il regista ha infatti scelto di narrare la vicenda interamente dal punto di vista della giovane protagonista, “trasformando il mito di Orfeo in mito di Euridice”, con l’obiettivo di “sottolineare la forza delle donne”, portando finalmente le eroine al centro della scena.

La danza come disciplina e libertà

Nel film, Cassel interpreta Anastasia Marescu, una ragazza che dalle montagne della Romania riesce ad accedere alla prestigiosa compagnia dell’Opéra di Parigi, ritrovandosi subito coinvolta nella messa in scena di un’opera maledetta, L’Orpheus di Ernest Dupré. Prima di affrontare il valzer per la serie Il Gattopardo, l’attrice non aveva mai studiato danza. Per calarsi nel ruolo di Anastasia, si è sottoposta a tre mesi di studio costante, affiancata dalla sua controfigura e dall’attrice Laïka Blanc-Francard.

“Serve molta disciplina. E costanza”, ammette ripensando alla preparazione. “È stato un lavoro da zero, ogni giorno più interessante. Mi ha aiutato a trovare una coscienza della fisicità che prima non avevo, una sincronizzazione tra il corpo e la mente. Il movimento ti regala libertà, Anastasia di prova in prova si lascia andare”. Una fisicità culminata nelle scene finali del balletto, girate dal vero all’interno dell’Opéra Garnier e rese complesse dalla presenza dell’acqua, elemento centrale legato al lago sotterraneo in cui si nasconde il fantasma.

La gestione della pressione e l’insegnamento dei genitori

Al centro del racconto gotico si snoda anche l’amore impossibile tra la ballerina e lo spettro pianista (interpretato da Julien de Saint-Jean). Un sentimento che per l’attrice muta forma con il tempo: “L’amore assoluto è qualcosa difficile da definire. Credo cambi con l’età. Per me è sinonimo di ascolto e pazienza, in modo incondizionato. Il vero regalo — me l’hanno insegnato i miei genitori — non è essere amato ma amare”.

E proprio dalla famiglia, Monica Bellucci e Vincent Cassel, ha ereditato gli strumenti per gestire il peso delle aspettative e l’invadenza della fama. “Certo, l’esposizione è molto forte, può essere invasiva”, riconosce. “Ma i miei mi hanno insegnato a trovare tempo e modo per isolarmi, credo tutti ne abbiamo bisogno. Mi hanno ripetuto più volte: prenditi i tuoi tempi, anche i silenzi. Non c’è sempre bisogno di spiegare tutto“.

Una barriera protettiva che le permette di affrontare i set cinematografici con lucidità e senza soccombere alle dinamiche di rivalità, diversamente da quanto accade alla sua Anastasia. L’ambiente del cinema, osserva, si è rivelato meno insidioso rispetto alle sue esperienze precedenti: “Il cinema lo è meno, anche rispetto alla moda dove ho iniziato e dove ho imparato molto. Io, semmai, la competizione la sento con me stessa: sei tu che devi metterti in gioco“. E il gioco, per Deva Cassel, continuerà presto con un nuovo ruolo da protagonista: sarà Maria di Nazareth nel film Zero A.D. diretto da Alejandro Monteverde.

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