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Torna l’ora solare, ma in gran parte del mondo non si cambia più: dove e perché

Torna l’ora solare e, come ogni autunno, Europa e Stati Uniti non si muovono insieme. Lancette che andranno indietro di un’ora in Italia, mentre oltreoceano bisognerà attendere il 1° novembre. Per un po’, dunque, tra Roma e New York ci saranno 5 ore di differenza e non sei, con effetti concreti sugli orari di Wall Street.

Mentre EU e USA continuano a spostare le lancette, però, gran parte del mondo ha già smesso di farlo. Basti pensare a Cina e Giappone, che ormai hanno mutato il proprio sistema.

Quando cambia l’ora in Italia

Da noi il passaggio avverrà alle 3 di notte di domenica 25 ottobre, quando gli orologi torneranno alle 2. Si dormirà, almeno sulla carta, un’ora in più. Torna l’ora solare, dunque, mentre gli Stati Uniti vantano regole diverse, come detto.

Nell’Ue l’ora legale termina l’ultima domenica di ottobre, negli Usa la prima domenica di novembre. Il risultato è che lunedì 26 ottobre Wall Street aprirà alle 14:30 italiane invece delle consuete 15:30 e chiuderà alle 21. Una differenza che non si concretizza solo ora. È lo stesso anche in primavera, con i calendari che non coincidono. Quest’anno infatti gli americani hanno spostato le lancette l’8 marzo, tre settimane prima degli europei, che lo hanno fatto il 29 marzo, con ricadute sugli operatori dei mercati.

Quanto fa risparmiare l’ora legale

L’ora legale è nata per sfruttare meglio la luce naturale e consumare meno energia. Adottata nel 1916 da Germania e Austria-Ungheria e, nello stesso anno, dall’Italia, dov’è diventata stabile dal 1966. Secondo le stime diffuse da Terna nel marzo 2026, nei sette mesi di ora legale l’Italia dovrebbe risparmiare circa 302 milioni di kilowattora, pari al fabbisogno annuo di 115mila famiglie.

Un beneficio economico di circa 80 milioni di euro e 142mila tonnellate di CO2 in meno. Si tratta però di un risparmio stimato, non ancora di un consuntivo. E il peso dell’illuminazione nei consumi è sempre più basso, complici le lampadine a led e una domanda elettrica legata sempre più a climatizzatori e realtà attive a tutte le ore.

Il mondo che non cambia più orario

Anche il Giappone ha sfruttato l’ora legale, introdotta nel 1949 durante l’occupazione americana. È stata però abolita poco dopo, ovvero nel 1952, dopo un sondaggio in cui il 53% degli intervistati ne chiedeva la cancellazione.

La Cina, che dal 1949 usa un’unica ora nazionale, quella di Pechino, ha sperimentato il cambio stagionale tra il 1986 e il 1991, per poi sospenderlo dal 1992. Era risultato evidente, infatti, che i benefici energetici non erano uniformi, considerando un territorio tanto vasto. I disagi, alla fine, superavano i vantaggi.

Secondo Timeanddate, nel 2026 sono 70 i Paesi e territori dove almeno una località cambia l’ora, contro 178 dove non succede. Russia, Turchia, Brasile e gran parte del Messico hanno abbandonato il sistema negli ultimi anni, e perfino negli Usa le Hawaii e buona parte dell’Arizona non lo applicano.

Cambio d’ora e lavoro: i turni del 25 ottobre

Il ritorno all’ora solare richiede attenzione alle imprese con:

  • turni notturni;
  • servizi continuativi;
  • trasporti;
  • attività informatiche programmate.

Nella notte del cambio, infatti, uno stesso orario locale si presenta due volte. Per esempio, un turno dalle 22 di sabato 24 ottobre alle 6 di domenica 25 dura nove ore effettive, un dato rilevante per le presenze e il calcolo delle ore lavorate, fermo restando quanto previsto dal contratto applicato. Per distinguere gli eventi registrati nell’ora ripetuta è utile conservare il riferimento al fuso o all’orario Utc:

Ora locale del 25 ottobre Riferimento Utc
02:30, prima occorrenza (Cest, Utc+2) 00:30 Utc
02:30, seconda occorrenza (Cet, Utc+1) 01:30 Utc
03:30, ora solare (Cet, Utc+1) 02:30 Utc

Le due registrazioni delle 02:30, quindi, corrispondono a momenti diversi, separati da sessanta minuti: verificare timbrature, pianificazioni e registri informatici aiuta a evitare errori nella ricostruzione degli orari.

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Tari, come controllare se hai ricevuto lo sconto del 25% e cosa fare se manca

La tassa sulla spazzatura ha un peso non da poco per le famiglie italiane nella seconda parte dell’anno. Per questo un bonus TARI del 25% rappresenta un aiuto notevole. Introdotto da Arera nel 2026, non è però garantito a tutti.

Un aiuto che va ad affiancarsi a quelli già previsti per luce, gas e acqua. Lo sconto è automatico, ma proprio per questo motivo in tanti non hanno la minima idea se sia stato applicato o meno. Spieghiamo per bene cosa fare.

TARI, come funziona lo sconto del 25%

Il bonus TARI 2026 è disciplinato dalla delibera Arera 355/2025/R/rif del 1° agosto 2025. Le famiglie in condizioni di disagio economico possono così ottenere uno sconto del 25% sulla tassa sui rifiuti. Come detto, il riconoscimento dei beneficiari è automatico.

Ciò vuol dire che non occorre presentare una domanda specifica, perché gli aventi diritto vengono individuati dal sistema, che incrocia i dati delle dichiarazioni ISEE gestite dall’INPS. Ciò evidenzia ancora una volta quanto sia importante presentare i propri dati anno dopo anno.

Chi ha diritto al bonus

Secondo Arera, si parla di una platea potenziale di circa 4 milioni di nuclei familiari. Statistiche a parte, però, rientrano nella soglia del bonus TARI le famiglie con un ISEE fino a 9.530 euro. Una soglia che sale fino a un massimo di 20.000 euro, a patto però che siano presenti in casa almeno 4 figli a carico.

Tutto ruota intorno alla dichiarazione presentata, dunque. Ciò vuol dire che chi non ha un ISEE valido per quest’anno, resta escluso automaticamente dall’agevolazione, pur avendone i requisiti.

Come controllare se lo sconto è stato applicato

Per essere sicuri che lo sconto sia stato applicato occorre prestare attenzione all’avviso di pagamento o alla bolletta della TARI inviati dal Comune (o dal gestore del servizio rifiuti). Dovrebbe infatti esserci una voce specifica legata al bonus sociale.

In questo modo si potrà vedere il totale precedente ridotto del 25%. Sarebbe il caso di confrontare la cifra con quella dell’anno scorso, così da avere le idee più chiare sul vantaggio ottenuto. Ciò non vuol dire che la somma dell’anno scorso debba essere la stessa prevista per quest’anno. Possono infatti entrare in gioco eventuali aumenti delle tariffe su base locale.

Se l’avviso è già arrivato e la voce non compare, l’agevolazione potrebbe essere riconosciuta più avanti, per esempio sulle rate successive o con un conguaglio, a seconda di come l’ente gestisce la riscossione.

Cosa fare se lo sconto manca

Se il bonus TARI non compare, sarebbe il caso di verificare di avere un ISEE valido e di rientrare nelle soglie previste, controllando anche che la dichiarazione sia stata presentata nei tempi utili. Il passo successivo è contattare l’ufficio Tributi del proprio Comune o il gestore del servizio rifiuti, indicati sull’avviso di pagamento.

In questo modo si potranno ottenere dei chiarimenti anche sulle modalità d’erogazione locali di questo sconto. Come detto, infatti, l’agevolazione potrebbe giungere in seguito sulla rata successiva o come conguaglio.

Per informazioni generali sui bonus sociali e sui diritti dei consumatori è disponibile anche il numero verde dello Sportello per il consumatore dell’Arera, 800.166.654, che può orientare sui passaggi da seguire per ottenere quanto spetta.

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