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Autotrasportatori, non solo sciopero: con l’Ets2 rischio aumento diesel. La scelta dell’Ue e dell’Italia

20 October 2026 at 07:20

Il prezzo del diesel potrebbe aumentare fino a 40 centesimi al litro con l’introduzione dell’Ets2, il nuovo sistema europeo che estenderà il mercato delle emissioni di CO2 anche ai carburanti utilizzati nel trasporto stradale. Il meccanismo dovrebbe entrare pienamente in funzione dal 1° gennaio 2028, ma il Governo italiano e diversi Paesi europei chiedono di rivederne le condizioni per limitare le conseguenze economiche su imprese e famiglie. L’allarme arriva soprattutto dal settore dell’autotrasporto, già alle prese con il caro gasolio. Secondo Conftrasporto-Confcommercio, l’applicazione dell’Ets2 potrebbe comportare ulteriori rincari compresi tra 30 e 40 centesimi al litro, con il rischio di portare il prezzo del diesel oltre i 2,50 euro. Al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026, i leader dell’Unione hanno raggiunto un compromesso sulla necessità di valutare gli effetti del nuovo sistema, senza però approvare un ulteriore rinvio della sua entrata in vigore.

Cos’è l’Ets2 e come funziona la nuova normativa europea

L’Ets2, acronimo di Emission Trading System 2, è il nuovo sistema europeo di scambio delle quote di emissione, introdotto nell’ambito delle politiche dell’Unione per ridurre i gas serra. A differenza del sistema Ets già applicato a grandi industrie e altri settori, l’Ets2 coinvolgerà anche il trasporto stradale, gli edifici e alcune attività produttive.

Il meccanismo prevede che i fornitori di combustibili acquistino quote corrispondenti alle emissioni di CO2 generate dai carburanti immessi sul mercato. Il numero complessivo delle quote disponibili diminuirà progressivamente, con l’obiettivo di incentivare la riduzione dei consumi di combustibili fossili.

L’obbligo di acquistare le quote ricadrà sui distributori di combustibili e non direttamente sui singoli automobilisti. Ovviamente i maggiori costi sostenuti dalle aziende potrebbero essere trasferiti, almeno in parte, sui prezzi finali di benzina, gasolio e combustibili utilizzati per il riscaldamento. L’avvio del nuovo sistema era stato inizialmente previsto per il 2027, prima dello slittamento al 2028.

Diesel fino a 40 centesimi in più al litro: quanto costerebbe un pieno

Secondo le stime di Conftrasporto, l’introduzione dell’Ets2 potrebbe determinare un aumento del gasolio compreso tra 30 e 40 centesimi al litro. Si tratta di una previsione elaborata dall’associazione di categoria, non di un incremento già stabilito dalle istituzioni europee. L’effetto effettivo dipenderà dal prezzo delle quote di emissione e dalla parte dei costi che verrà trasferita ai consumatori. Per gli automobilisti, un rincaro di questa entità avrebbe conseguenze dirette sul costo dei rifornimenti. Un pieno da 50 litri costerebbe 20 euro in più rispetto al prezzo senza tale rincaro.

Gli effetti dell’Ets2 potrebbero estendersi oltre il prezzo del carburante pagato dagli automobilisti. In Italia, secondo le stime richiamate da Conftrasporto, circa il 90% delle merci viene movimentato su strada. Un aumento dei costi del trasporto potrebbe quindi influire sulle spese sostenute dalle aziende per la distribuzione dei prodotti. Le imprese alimentari, agricole e commerciali potrebbero trovarsi a sostenere costi logistici maggiori, con possibili ripercussioni sui prezzi finali di alcuni beni.

La posizione del Governo Meloni

Il tema dell’Ets2 è stato affrontato durante il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, in un contesto segnato dall’aumento dei prezzi dell’energia e dalle difficoltà economiche delle imprese. L‘Italia ha sostenuto, insieme ad altri Paesi europei, la necessità di intervenire sul nuovo sistema per contenere il rischio di ulteriori rincari energetici.

Nelle conclusioni del vertice, i leader hanno chiesto alla Commissione europea di aggiornare la valutazione degli effetti dell’Ets2, con particolare attenzione al funzionamento del meccanismo e alle misure di salvaguardia contro aumenti eccessivi dei prezzi. Non è stato invece approvato un rinvio dell’Ets2 al 2030, soluzione sostenuta da diversi Paesi dell’Europa centrale e orientale.

Il Governo italiano punta anche a ottenere maggiori margini di intervento nazionale per sostenere i settori più esposti alla crisi energetica. Il confronto rimane aperto, mentre Bruxelles è chiamata a valutare ulteriori strumenti per contenere i costi dell’energia senza modificare gli obiettivi generali di riduzione delle emissioni.

Autotrasportatori contro l’Ets2

A contestare gli effetti economici della nuova normativa è Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto-Confcommercio, secondo il quale il sistema rischia di aggravare una situazione già difficile per le imprese di trasporto. “L’Ets2 darebbe il colpo di grazia all’autotrasporto italiano”, ha dichiarato Russo, sottolineando che il prezzo del gasolio potrebbe superare i 2,50 euro al litro.

Secondo l’associazione, il carburante rappresenta ormai oltre il 40% dei costi complessivi delle imprese di autotrasporto, mentre il prezzo del gasolio sarebbe aumentato di oltre 50 centesimi al litro dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Conftrasporto segnala inoltre che un’impresa di autotrasporto su cinque rischierebbe il fallimento entro la fine dell’anno a causa delle attuali difficoltà economiche. Per affrontare l’emergenza, il settore chiede lo sblocco degli aiuti già annunciati e ulteriori risorse per coprire gli aumenti dei costi negli ultimi mesi del 2026.

Consiglio europeo, Meloni detta le condizioni: no a sconti su contributi nazionali, agricoltura e coesione

15 October 2026 at 08:31

Il 15 e 16 ottobre è in calendario la riunione del Consiglio europeo e la linea di Giorgia Meloni è manifesta: “Agire subito in modo coordinato”, in primis per calmierare i costi dell’energia al fine di dare ossigeno a famiglie e imprese.

In vista dell’appuntamento cruciale, la presidente del Consiglio aveva già parlato al Senato e alla Camera puntando su competitività dell’Unione europea, sul caro energia e sull’accordo sul gas Trump-Putin.

La piattaforma comune europea

Anche l’Italia lavora alla creazione di una piattaforma comune con gli Amici della Coesione, finalizzata ad affrontare il negoziato sul bilancio pluriennale dell’Ue.

I 17 Amici della Coesione sono i capi di Stato e di governo di un gruppo di Paesi Ue uniti per difendere i finanziamenti destinati alla Politica di coesione e all’Agricoltura nel prossimo bilancio pluriennale.

Nella piattaforma sono inseriti i punti cruciali dell’accordo: nessun nuovo taglio al bilancio, sostegno alla Pac, sostegno alla Coesione (e non solo nei finanziamenti ma anche nelle regole di applicazione) no ai rebates, inserimento di risorse proprie ed equilibrate.

Il piano di Meloni per il Consiglio europeo

Così ha scritto su X la premier Meloni, in vista del Consiglio europeo, citando nell’incipit del suo messaggio il presidente della Romania:

Insieme a Nicușor Dan ho riunito i Capi di Stato e di Governo del gruppo degli Amici della Coesione in vista dell’#EUCO. Abbiamo deciso di restare uniti nel negoziato sul prossimo bilancio UE attorno a quattro priorità:

Questi i quattro punti citati:

  1. risorse sufficienti per affrontare tutte le priorità comuni;
  2. salvaguardare Coesione e Agricoltura sia sul piano delle risorse sia su quello delle regole di finanziamento;
  3. contribuzioni eque da parte degli Stati membri;
  4. no agli sconti sui contributi nazionali.

La conclusione:

Continueremo a lavorare insieme perché queste priorità siano riflesse nell’accordo finale!

Costo dell’energia e competitività

Il giorno precedente, il primo tema affrontato da Giorgia Meloni nella comunicazione al Senato in vista del Consiglio Europeo era stato quello del costo dell’energia e del suo peso sull’economia.

Aveva spiegato che:

La questione che oggi pesa più di tutto sulla nostra economia e sulla competitività delle imprese è il costo dell’energia. Nessuno può rispondere efficacemente da solo e per questo serve una risposta coordinata e rapida.

L’annuncio:

  • proposte per correggere il sistema ETS, perché il prezzo della CO2 rifletta l’economia reale e non le logiche della finanza;
  • rinvio dell’ETS2, che dal 2028 scaricherebbe nuovi costi su famiglie e imprese;
  • un meccanismo che consenta di contenere il prezzo del gas utilizzato per produrre energia elettrica;
  • semplificazione normativa e meno oneri amministrativi con l’Agenda “One Europe, One Market”.

Nel discorso di Meloni si è puntato al decreto Bollette. Poi anche al “successo italiano” del rinvio della stretta sul metano.

Bilancio Ue

Sul bilancio Ue, ovvero il prossimo Quadro finanziario pluriennale, Meloni aveva annunciato che non firmerà l’accordo per rispettare una data, ma “quando sarà giusto per l’Italia”.

I paletti:

  • no a un bilancio che ridimensioni la PAC;
  • ragionare su un rimborso graduale per il Next Generation EU;
  • più margine per misure come il taglio dell’Irpef.

Ucraina e Russia

Su Ucraina e Russia, la premier aveva criticato l’Europa:

Offre un’immagine di sé infantile ed è l’unico vero regalo che possiamo fare a Mosca, e di regali a Mosca di questi tempi ne abbiamo fatti abbastanza.

Per “regali” potrebbe però intendere il precedentemente citato accordo stipulato da Donald Trump con Vladimir Putin, che consente alla Russia di esportare più gasolio per far abbassare i prezzi. L’aveva definita una mossa “rischiosa” e una “legittimazione per Mosca”.

Sulla pace, aveva detto:

Il sostegno all’Ucraina non è l’alternativa alla pace, è ciò che la rende possibile […], nessuno mi convincerà del fatto che la resa di chi difende la propria libertà possa definirsi pace.

Difesa e sicurezza

Si è poi toccato il tema della difesa e della sicurezza. Sul punto, Meloni aveva dichiarato che una maggiore flessibilità per difesa e sicurezza significa risorse aggiuntive rispetto a quelle consentite dai parametri europei. Aveva quindi ribadito che:

Non sono soldi tolti alla sanità o alla scuola: se non li spendessimo per la difesa, non potremmo spenderli per altro.

Meloni aveva richiamato l’attenzione su:

  • minacce ibride;
  • droni;
  • danneggiamento dei cavi sottomarini;
  • sabotaggi delle reti ferroviarie.

Al Consiglio si discuterà anche della situazione in Iran, puntando alla libertà di navigazione. Così aveva detto Meloni in Aula:

Per questo credo che l’Europa debba impegnarsi in prima persona, a partire dal rafforzamento dell’operazione Aspides nel Mar Rosso, che l’Italia oggi guida e che si regge in larga parte sul contributo di pochissime Nazioni. Servono più navi, e servono ora.

Gaza, Libano e Israele

Restando a Est, tra i temi c’è stata la sicurezza dello Stato di Israele, ma anche la preoccupazione per le azioni del Paese in Libano e in Cisgiordania. Meloni punta, con l’avvio del nuovo governo israeliano, ad aprire un nuovo percorso di pace.

Proporranno di:

  • riavviare il dialogo;
  • trasferire le entrate fiscali all’Autorità Palestinese;
  • bloccare gli insediamenti.

La Presidente del Consiglio aveva ribadito la necessità di inviare aiuti alla popolazione di Gaza e di compiere un primo passo (franco-italiano) per una pace duratura tra Israele e Libano.

Stato della migrazione

Per quanto riguarda i dati relativi al tema migrazione, la premier aveva rivendicato il calo di oltre il 50% in due anni degli ingressi irregolari. Come confermano i dati di Frontex:

gli attraversamenti irregolari in ingresso sono passati da circa 381 mila nel 2023 a poco meno di 178 mila nel 2025.

Il Consiglio Europeo discuterà dei flussi migratori, anche alla luce degli eventi di Ceuta. Meloni sottolinea la regolarità della scelta di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne aeree e marittime con la Spagna.

Focus anche sulla richiesta di maggior spazio nel prossimo bilancio europeo per:

  • il Piano Mattei;
  • i return hub nei Paesi terzi.

Allargamento Ue

Sul tema dell’allargamento, l’Italia porterà al Consiglio Europeo il sostegno al processo di adesione basato sul principio del merito. Aveva dichiarato:

All’Unione, però, spetta riconoscere, senza ritardi, quei risultati con avanzamenti concreti.

Da qui la priorità è l’avanzamento di Montenegro e Albania.

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