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Gelmini: “Scontri a Milano? Ha ragione Crosetto: dietro le violenze c’è una guerra ibrida”. E sul caro vita…

23 October 2026 at 17:22

Social, Gelmini annuncia un emendamento al decreto per regolamentare l’accesso dei minori

Dopo le violenze dello scorso fine settimana a Milano, con le forze dell’ordine colpite, vetrine sfondate e negozi saccheggiati, Mariastella Gelmini, ex ministra dell’Istruzione e oggi in Noi Moderati, difende la linea del governo: reato di partecipazione violenta, più agenti in città e il principio “chi distrugge paga”, con i genitori chiamati a rispondere per i minorenni. Ma, avverte, la risposta non può essere solo securitaria: servono formazione, contrasto alla povertà educativa, oratori e sport. Sui social appoggia la lettura di Crosetto sulla “guerra ibrida” e annuncia un emendamento al decreto per regolamentare l’accesso dei minori. L’intervista di Affaritaliani.

Proteste a Milano, giovani che scendono in piazza e devastano i centri. Che cosa spinge questi ragazzi a fare gesti simili? Non si sentono davvero ascoltati?

Le immagini viste lo scorso fine settimana a Milano sono inaccettabili. Sono state colpite le Forze dell’Ordine, tanti commercianti e passanti sono stati costretti a rinchiudersi nei negozi, abbiamo visto vetrine sfondate e attività saccheggiate. Questo non è disagio giovanile, questa è violenza. È guerriglia. La sinistra che minimizza e fatica a riconoscere la gravità di quanto successo commette un grosso errore.

Da ex ministra dell’Istruzione, che impressione le fa vedere di nuovo scuole occupate e cortei in tutta Italia?

Protestare è legittimo, il problema è quando si ricorre alla violenza e all’illegalità. Questo purtroppo danneggia anche gli studenti che in maniera tranquilla vogliono manifestare e ed esprimere le proprie ragioni e hanno tutto il diritto di farlo.

Come si deve rispondere a ragazzi così giovani: con le misure di sicurezza o con altro?

Ha fatto bene il governo a introdurre il reato di partecipazione violenta, a potenziare la presenza delle Forze dell’Ordine a Milano e soprattutto a stabilire un principio sacrosanto: chi distrugge paga e, se si è minorenni, ne rispondono i genitori. Di fronte a quello che è accaduto, non ci sono giustificazioni che tengano. Lo Stato c’è. Voglio però anche sottolineare che, grazie a Noi Moderati, la risposta del governo non è solo securitaria, come vuol far credere la sinistra: da sempre con Maurizio Lupi lavoriamo su formazione, contrasto al disagio e alla povertà educativa, recupero dei Neet, oratori come luoghi di socialità e lo sport come strumento educativo.

A proposito di disagio giovanile, c’è una stretta anche sui social?

Sono d’accordo con il ministro Crosetto, quando afferma che dietro i fatti di Milano c’è una guerra ibrida, perché la violenza corre veloce anche sul web, attraverso canali non convenzionali come App e social network. Al decreto varato qualche giorno fa in Cdm, come Noi Moderati presenteremo un emendamento che nasce dalla nostra proposta di legge per regolamentare l’accesso dei minori sui social. È come un puzzle, tutto si tiene e bisogna partire anche da qui.

Il governo sta “sottovalutando il malessere sociale”? E quali sono le soluzioni che lei proporrebbe per arginare il malcontento e per rispondere a queste piazze?

No, il governo non lo sta sottovalutando. Dalle proteste degli studenti fino alla vicenda degli autotrasportatori, la risposta dell’esecutivo non si è fatta attendere, questo perché c’è una profonda consapevolezza di quelle che sono le difficoltà vissute ogni giorno dagli italiani. Ma dobbiamo dire con chiarezza che il caro vita non è colpa del governo, è frutto del difficile momento geopolitico che stiamo vivendo. E il governo, dal caro bollette al carrello della spesa, fino al taglio delle accise, è prontamente intervenuto.

In piazza abbiamo visto tanti minorenni e ragazzi tanto piccoli. La responsabilità è solo delle istituzioni, o va anche ricercato nelle famiglie, nella scuola ecc?

La crescita di un adolescente è una responsabilità collettiva. Le famiglie non possono esser lasciate sole, non si può scaricare tutto sulla scuola. Per questa ragione credo che si debba ricostruire la comunità educante: genitori, insegnanti, istituzioni, ma anche enti locali, associazioni e mondo dello sport, siamo tutti chiamati ad affiancare i ragazzi nel loro percorso di crescita.

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