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Tormento, sofferenza ed estasi di Jovanotti: alla Festa di Roma il documentario monumento su Lorenzo Cherubini che non t’aspetti

17 October 2026 at 09:19

Non aspettatevi il film concerto. E non aspettatevi nemmeno dichiarazioni riparatorie sulla nidificazione del fratino o della stabilità delle dune dopo i Jova Beach Party. Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti, “special screening” alla Festa di Roma 2026, è la cinematografica ricerca del significato di Rosabella in Quarto potere. Qualcosa di fino ad oggi rimasto nascosto, fragilmente misterioso, che riguarda Lorenzo senza il costume da Jovanotti, supereroe della musica e del divertimento. Quello di Dario Zonta e Carlo Zoratti è sì un fragoroso documentario monumento ma vive di una garbata levità esplorativa, di una sottile intrusione nel privato, di una inequivocabile dimostrazione dell’inesorabile passare del tempo.

Lorenzo scavato, rugoso, segaligno, una specie di corpo nervosamente pasoliniano. Sessantenne dai piedi scalzi nel casale studio di registrazione cortonese, sorta di manichino saltellante della più variopinta serie di cappelli, abiti, collanine, bracciali. “Vivo nel mio mondo, non in quello reale. Nella mia Rimini di Fellini che suppongo sia così”, spiega il cantante in uno dei rari momenti in cui parla fronte macchina. Il fascino, la raffinatezza, e perfino una certa perfettina ruffianeria di Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti sta proprio qui. In questa deviazione documentaristica oltre il didascalico (nel tal anno ha fatto questo, nel tal’altro quest’altro) e le didascalie (vedrete molti personaggi, ma mai la scritta sotto con nome e cognome). È la celebrità che esce dallo straordinario e viene colta non tanto di sorpresa quanto ripresa nella sua ovvia naturale parificata normalità. È il passaggio drastico dal ragazzino caciarone di È qui la festa osannato da ogni conduttore e star di tv e spettacolo (Carrà, Costanzo, Biagi, Vasco e Celentano) all’uomo nuovo gioioso nell’amore e segnato dal dolore della perdita. Le luci del concerto, del resto, si spengono subito.

Va bene la tenda indiana dove truccarsi e meditare prima della danza e della musica sulla spiaggia, ma è subito tempo di fuga oltre il palco, seguito di spalle, al ralenti, accappatoio e asciugamano da boxeur svuotato, di filata dentro un auto che lo porta via. Jovanotti è immediatamente Lorenzo (pardon se il gioco nella scrittura stufa, ma Zonta e Zoratti lo fanno slittare nel film con maggior dolcezza), ed è anche subito quell’incidente in bicicletta del cantautore cortonese nella Repubblica Domenicana nell’estate del 2023. Un tormento che sembra diventare estasi. Lunga riabilitazione, quattro centimetri di osso della gamba in meno, operazione chirurgica delicatissima. E soprattutto la reiterata testimonianza video con lo smartphone, journal intime della disgrazia e del dolore autoprodotta dal paziente ferito senza volere e potere alcuno. Formalmente Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti è un patchwork di fonti visive raccolte per oltre sei anni, ibridazione disinvolta e curiosa, Alina Marazzi o Pietro Marcello style and touch, tra narrazione contemporanea (quattro operatori più Jova in solitaria nel suo letto di dolore), stralci di generico e tematico found footage (Teche Rai e cineteche varie), infine Super8, vhs e minidv della famiglia Cherubini miracolosamente intatti e conservati.

Il risultato in certi slanci di montaggio è drammaturgicamente incredibile come la sequenza surreale eppur insistita dell’evocazione dei pappagalli sul cupolone del Vaticano che il piccolo Lorenzo cerca con il suo/nostro sguardo o quella del ricordo di Umberto, il fratello pilota morto in un incidente aereo, immersa tra le pieghe di una visita al cimitero in collina con il protagonista che sfiora lapidi familiari – e non – aprendo un varco intimo verso la morte. Perché il segreto di quest’opera ispirata e inattesa (Zoratti ha un solo lungometraggio alle spalle, Zonta è stato critico di L’Unità e oggi conduttore di Hollywood Party), non sta tanto nel dove arrivare (la vulnerabilità e la sofferenza del protagonista), ma nel come ci si arriva. I fan comunque avranno di che deliziarsi nel vedere Lorenzo, in compagnia del guru barbuto Rick Rubin, che compone e scompone la sua musica nel suo farsi. In sala come evento speciale dal 24 novembre al 2 dicembre 2026.

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“Io sono uno che rimuove il passato, invece ora mi hanno costretto a guardarlo. Mi rendo conto che sto diventando come il mio babbo, penso ai silenzi di mia mamma…”: Jovanotti racconta il film sulla sua vita

16 October 2026 at 15:47

Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti. Si chiama così il film presentato oggi alla Festa del Cinema di Roma. Protagonista, naturalmente, Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Alla regia Dario Zonta e Carlo Zoratti. Il film ripercorre la sua vita dall’infanzia in poi, con la musica sempre presente, ma senza fermarsi alla carriera. Dentro c’è anche la parte più intima: la famiglia, i ricordi, l’incidente in bicicletta a Santo Domingo nel 2023 e il lungo percorso per rimettersi in piedi.

“Ho fatto solo il primo passo: ho dato a loro le chiavi di casa. Non volevo il controllo di questo film, perché sarebbe diventata la solita cosa mia, dove ho sempre il controllo del prodotto finale”, ha raccontato Jovanotti in conferenza stampa riferendosi ai due registi. E quando ha visto il risultato? “Mi sono commosso, divertito e anche stupito. Mi sono sorpreso della mia sorpresa. Stavolta ero io il pubblico”. Un viaggio nella propria vita che, ha spiegato Lorenzo Cherubini, lo ha anche “inquietato, disturbato nel senso migliore del termine, perché ho sentito che metteva anche un punto. E a me non piacciono i punti, mi piacciono i due punti, le virgole, i puntini di sospensione”. Quel punto riguarda la fine di “quel Jovanotti lì”. Una conclusione che però non sembra spaventarlo, anzi: lo porta a chiedersi semplicemente “e ora?”.

Tra le immagini recuperate per il documentario ci sono anche i Super8 girati dal padre e dalla madre. Ed è proprio lì che il film lo costringe a fare qualcosa che, racconta, tende normalmente a evitare: guardare indietro. “Io sono uno che rimuove il passato, invece ora mi hanno costretto a guardarlo e ci devo fare i conti (…). Ti rendi conto che stai diventando tuo babbo, emergono pensieri rispetto alla tua mamma, ai suoi silenzi, che quando sei giovane non fai”. Alla fine, per Lorenzo Cherubini, questo film è anche un modo di conoscersi meglio: “È un po’ come andare in analisi senza esserci mai andato”. E chiude con una riflessione che sembra riassumere il senso del documentario: “Se questo film può essere utile a qualcuno, è tornare alla nostra infanzia, riconnettersi con quel bambino, perché lì c’è il tesoro”.

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