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Ranucci sceglie Rainews, comunicata la decisione all’azienda: “Torno da dove ero partito, con la certezza di aver fatto tutto ciò che dovevo”

20 October 2026 at 08:03

Sigfrido Ranucci ha scelto RaiNews24. Tra le possibilità che gli erano state proposte dalla Rai dopo la rimozione dalle conduzione di Report, il giornalista ha optato per il ruolo di vicedirettore del canale televisivo all-news, con delega agli approfondimenti. Le altre opzioni offerte dall’azienda erano il Tg3 e l’assegnazione all’ufficio di corrispondenza da Il Cairo. Ranucci tornerà dunque nella redazione in cui aveva lavorato dal 1999 al 2006, venendo nominato nel 2001 inviato speciale.

“Ringrazio il direttore Luca Terzulli e i colleghi del Tg3 per avermi aperto, in un momento così complicato della mia vita professionale, le porte di quella testata dove trentasei anni fa ho mosso i primi passi: prima come assistente ai programmi, poi come giornalista. Dopo giorni tormentati ho scelto di tornare a RaiNews, il porto da cui ero salpato prima di approdare a Report”, ha scritto su Instagram Ranucci, che ha comunicato nella tarda serata di lunedì alla Rai la sua decisione con una mail. “Milena Gabanelli mi chiamò dopo aver realizzato l’inchiesta che denunciò l’uso di armi chimiche da parte degli Stati Uniti, il fosforo bianco, a Falluja: un lavoro realizzato tra il 2004 e il 2005 che, per la prima volta nella sua storia, portò il nome della Rai nel mondo con uno scoop internazionale. Armi tremende che ancora oggi, nel silenzio degli indecenti, vengono usate da Israele a Gaza e in Libano”, ricorda.

“All’epoca – prosegue – il mio direttore era Roberto Morrione, il mio maestro. Insieme realizzammo molte inchieste: sull’uso dei proiettili all’uranio impoverito, sulla vera natura della missione militare a Nassiriya e, soprattutto, quella che nel 2000 portò al ritrovamento dell’intervista perduta al giudice Paolo Borsellino. In quell’intervista, realizzata appena due giorni prima della strage di Capaci, il magistrato parlò per la prima volta dei rapporti tra la mafia e i fratelli Dell’Utri, e della figura di Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore”. “Oggi il direttore è Federico Zurzolo, che ringrazio per la fiducia. Ritroverò tanti vecchi compagni di quella RaiNews appena nata che alla fine degli anni 90, come una nave corsara, solcava il mare in tempesta dell’informazione. Torno da dove sono partito con la certezza di aver fatto tutto ciò che dovevo e di aver contribuito per 20 lunghi anni al successo di una trasmissione come Report è il fiore all’occhiello della televisione pubblica e del giornalismo d’inchiesta nazionale e internazionale”.

Solo di una settimana fa il video in cui salutava emozionato la redazione di Report, dopo che il Tribunale del lavoro di Roma aveva respinto il suo ricorso urgente per il reintegro alla conduzione del programma, sostenendo che la Rai avesse deciso la rimozione per risolvere le tensioni interne sorte dal clamore mediatico intorno all’inchiesta sull’attentato. Il ricorso andrà comunque avanti nel merito. L’ex conduttore di Report ha anche presentato ricorso contro la sospensione di dieci giorni comminatagli a seguito dell’esame della sua condotta, ritenuta dal Comitato etico Rai in contrasto con le regole aziendali.

“Finisce una storia durata vent’anni. Raccolgo i ricordi che mi hanno accompagnato in circa cinquecento puntate di Report“, aveva detto il 13 ottobre il giornalista, abbandonando la sua stanza nella palazzina Rai di via Teulada, dove c’è la redazione del programma d’inchiesta. Nel video postato sui social, Ranucci aveva mostrato gli scatoloni pieni e alcuni oggetti accumulati nel suo percorso alla guida della trasmissione. “L’avevo messo in conto e ho sempre cercato di immaginare come sarebbe andata: mi sono figurato tanti scenari, ma mai avrei pensato a modalità così mostruose. Tuttavia non rimpiango nulla di quello che ho fatto. Rifarei tutto, perché ho scelto di difendere dei principi”.

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Ranucci, l’addio a Report è definitivo: ha scelto la vicedirezione di RaiNews come nuovo incarico

20 October 2026 at 06:57

Sigfrido Ranucci non condurrà più Report, ora la decisione è davvero definitiva. Il giornalista infatti ha scelto di accettare la proposta della Rai e tra le tre opzioni disponibili ha preferito la vicedirezione di RaiNews. Scartate le ipotesi Tg3 e la corrispondenza dall’estero in Egitto da Il Cairo. Ranucci aveva presentato ricorso d’urgenza chiedendo il reintegro alla conduzione di Report, ma il Tribunale del lavoro di Roma aveva respinto la sua richiesta, sostenendo che la Rai aveva deciso la rimozione per risolvere le tensioni interne sorte dal clamore mediatico intorno all’inchiesta sull’attentato.

Il ricorso andrà, comunque, avanti nel merito. L’ex conduttore di Report ha presentato anche ricorso contro la sospensione di dieci giorni comminatagli a seguito dell’esame della sua condotta, ritenuta dal Comitato etico Rai in contrasto con le regole aziendali. Ranucci, che nel febbraio del 2022 era stato assegnato alla Direzione approfondimento, in qualità di vicedirettore ‘ad personam’, tornerà nella redazione in cui aveva lavorato dal 1999 al 2006, venendo nominato nel 2001 inviato speciale.

Intanto il Tribunale del Riesame di Roma ha respinto le richieste della difesa di Vater Lavitola, confermando la custodia cautelare in carcere. Lavitola è accusato di essere il mandante dell’attentato dinamitardo del 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione di Ranucci, di cui è indicato come mandante reo confesso.

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Attentato a Sigfrido Ranucci, le motivazioni del Riesame: “Inverosimile” la versione di Lavitola. I giudici: “Materiale investigativo granitico”

17 October 2026 at 17:37

La versione fornita da Valter Lavitola sull’attentato contro Sigfrido Ranucci è “inverosimile” e le risultanze investigative a suo carico sono “granitiche”. È quanto sostengono i giudici del Tribunale del Riesame di Roma nelle 31 pagine di motivazioni con cui hanno respinto le richieste della difesa dell’ex editore, confermando la custodia cautelare in carcere. Lavitola è accusato di essere il mandante dell’attentato dinamitardo del 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del giornalista, di cui è indicato come mandante reo confesso. Davanti a giudici l’imprenditore ed ex editore si era assunto di aver dato un mandato in bianco Clesio Tavares Gomes, suo uomo di fiducia coindagato nel procedimento di assumersene la responsabilità. Al centro della decisione ci sono le contraddizioni emerse nelle dichiarazioni dell’indagato, che secondo i magistrati riguardano almeno tre aspetti: il sopralluogo nei pressi della casa di Ranucci, le modalità con cui sarebbe stato organizzato l’attentato e i chiarimenti sul movente. Su quest’ultimo punto, scrivono i giudici, resta possibile una matrice politica. Confermata anche l’aggravante del metodo mafioso.

Uno degli elementi contestati riguarda il ruolo di Gomes. In un primo momento, l’ex editore avrebbe riferito di avergli affidato un incarico preciso: sparare tre o quattro colpi contro il muro dell’abitazione del giornalista, senza coinvolgere altre persone. Soltanto il giorno successivo all’attentato, secondo questa ricostruzione, avrebbe appreso dai mezzi di informazione che Tavares non aveva rispettato le istruzioni e aveva agito autonomamente, coinvolgendo soggetti a lui sconosciuti per collocare l’ordigno. Successivamente, però, Lavitola ha modificato la propria versione. Avrebbe prima ammesso di aver accettato il rischio che il coindagato, forte delle sue esperienze nel campo della sicurezza e in ambito militare internazionale, potesse discostarsi dalle indicazioni ricevute. In seguito avrebbe descritto l’incarico appunto come una sorta di “mandato in bianco”, sostenendo di non avergli detto espressamente come procedere né di avergli suggerito di rinunciare all’attentato.

Per il Riesame, le differenze tra le dichiarazioni sono rilevanti. I giudici ritengono inoltre “del tutto inverosimile” che Tavares abbia cambiato autonomamente le modalità esecutive senza consultare Lavitola. Una ricostruzione che, secondo il Tribunale, contrasta con il rapporto di fiducia reciproca, descritto dallo stesso ex editore come quasi filiale. I magistrati si chiedono perché il coindagato avrebbe dovuto tradire quel legame, assumendosi responsabilità penali e oneri economici.

Un altro punto riguarda il sopralluogo effettuato il 15 settembre 2025 nei pressi dell’abitazione di Ranucci, a Torvajanica. Lavitola lo avrebbe negato sia nelle prime dichiarazioni spontanee sia durante l’interrogatorio. L’analisi del traffico telefonico degli indagati avrebbe però evidenziato che quel pomeriggio lui e Tavares si erano recati nella zona in cui si trova la casa del giornalista, per poi rientrare immediatamente a Roma.

Il Tribunale conferma anche l’aggravante del metodo mafioso. I giudici richiamano le “allarmanti modalità dell’azione“, considerate di per sé evocative della forza intimidatrice di tale metodo. Nelle valutazioni dei magistrati pesa anche quanto riferito da Ranucci, che avrebbe raccontato di aver ricevuto negli anni ripetute minacce e avvertimenti legati alla sua attività giornalistica e d’inchiesta, anche sulla criminalità organizzata. Per questo, ricordano i giudici, al giornalista era stata assegnata una misura di tutela personale già dall’agosto 2021.

Le motivazioni sottolineano inoltre la gravità delle modalità dell’azione e la spregiudicatezza attribuita a Lavitola, che avrebbe incaricato Tavares di individuare gli esecutori materiali, disposti a compiere il fatto per pochi soldi. Un’azione che, osservano i magistrati, avrebbe potuto avere conseguenze ancora più gravi, anche perché le automobili della persona offesa erano alimentate a gas. A sostegno della custodia cautelare in carcere viene indicato infine il pericolo di fuga. Secondo quanto emerso dalle intercettazioni, a partire dal primo luglio 2026, subito dopo l’esecuzione della misura nei confronti dei quattro presunti esecutori materiali, Lavitola sarebbe stato in procinto di partire per l’Africa. I difensori dell’ex editore, gli avvocati Sergio e Arturo Cola, contestano le conclusioni del Riesame, in particolare per quanto riguarda l’aggravante del metodo mafioso, e hanno annunciato ricorso in Cassazione.

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