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Off/Off Theatre, la nuova stagione: 30 spettacoli tra grandi protagonisti, cinema, nuove generazioni e intelligenza artificiale

18 October 2026 at 10:00

Trenta spettacoli, incontri, rassegne cinematografiche ed eventi per attraversare il teatro contemporaneo senza rinunciare alla memoria, alla contaminazione tra linguaggi e alla curiosità verso ciò che ancora non conosciamo. È questa la nuova sfida dell’Off/Off Theatre, che dal 3 novembre al 9 maggio torna ad animare via Giulia con una stagione firmata dalla direzione artistica di Silvano Spada e racchiusa nella sua dichiarazione d’identità: “L’altro Teatro”. Un cartellone che sceglie di non seguire un’unica direzione, ma di costruire un percorso capace di mettere in dialogo grandi interpreti, nuovi talenti, autori contemporanei, cinema, musica, danza e teatro internazionale. Una programmazione nella quale la tradizione diventa punto di partenza per interrogare il presente.

Dal cinema di ieri alle storie di oggi

A inaugurare la stagione, dal 3 all’8 novembre, è C’era una volta il cinema, scritto e diretto da Marco Risi, al debutto nella regia teatrale. Protagonisti Lucia Rossi, Marco Giustini e Andrea De Rosa, chiamati a evocare tre figure simbolo della grande stagione cinematografica italiana: Alberto Sordi, Silvana Mangano e Dino De Laurentiis. Un omaggio a un cinema capace di trasformarsi in sogno collettivo e di riempire le sale con la sua magia. Il rapporto tra palcoscenico e grande schermo prosegue con l’incontro dedicato a Luchino Visconti, il 12 novembre, presentato da Caterina D’Amico, Pino Strabioli e Silvano Spada, e con la rassegna cinematografica dedicata a Tomas Milian, dal 5 al 7 novembre, a dieci anni dalla scomparsa. In programma La notte brava di Mauro Bolognini, I Delfini di Citto Maselli e Delitto al ristorante cinese di Bruno Corbucci.

Off/Off Theatre, la nuova stagione: 30 spettacoli tra grandi protagonisti, cinema, nuove generazioni e intelligenza artificiale
Pino Insegno e Pino Strabioli all’Off/Off Theatre per la presentazione della nuova stagione 2026/27

I grandi protagonisti della cultura

La stagione attraversa poi alcune delle figure più affascinanti della letteratura e dello spettacolo. Milena Vukotic sarà Colette in Colette, dal 9 al 13 dicembre, testo e regia di Silvano Spada, dedicato alla scrittrice che seppe trasformare la propria vita in materia letteraria e scandalizzare il proprio tempo. Nel centenario della nascita di Dario Fo, Parliamo di donne, in scena l’1 e 2 dicembre con Gilberta Crispino, porta sul palco la scrittura del grande autore, con la regia di Mattea Fo e Donatella Massimilla. Torna, dopo il successo della precedente stagione, Colazione da Truman, il 14 e 15 novembre, con Santino Fiorillo e la partecipazione di Marisela Federici, nei panni di Babe Paley, figura iconica del jet set newyorkese, per raccontare Truman Capote e il mondo scintillante e spietato che lo circondava.

Off/Off Theatre, la nuova stagione: 30 spettacoli tra grandi protagonisti, cinema, nuove generazioni e intelligenza artificiale
Santino Fiorillo protagonista con lo spettacolo Colazione da Truman

A completare il viaggio nella letteratura e nei grandi personaggi sono Eleonora. Ultima notte a Pittsburgh, dall’8 all’11 aprile, scritto da Ghigo De Chiara con Elena Croce e la regia di Alessio Pizzech; De Profundis di Oscar Wilde, dal 20 al 22 aprile, con Salvatore Langella e Dario Guidi e la regia di Giuseppe Bucci; e Virginia & Vita di Valeria Moretti, con Patrizia Bellucci, Morgana Forcella e Sofia Bucci, diretto da Fabio Lombardi. A maggio, dal 7 al 9, Iaia Forte e Pino Strabioli saranno protagonisti di Notte Penna.

Off/Off Theatre, la nuova stagione: 30 spettacoli tra grandi protagonisti, cinema, nuove generazioni e intelligenza artificiale
Silvia Salemi protagonista all’Off/Off Theatre con “La voce nel cassetto”, un viaggio tra musica, ricordi, interpretazioni e celebri cover

Quando il teatro incontra la musica

Musica, prosa e canzone trovano una sintesi naturale in diversi appuntamenti del cartellone. Dal 14 al 17 gennaio Peppe Barra sarà protagonista di Buonasera a tutti, mentre Alice De André, il 10 e 11 novembre, porta in scena Alice (non canta) De André, racconto ironico e disarmante di un nonno mai conosciuto. Dal 20 al 22 novembre Silvia Salemi sarà protagonista di La voce nel cassetto, un percorso tra interpretazioni e cover che mette insieme grinta e fragilità. Dal 23 al 28 febbraio, invece, Clara Galante sarà protagonista di Califano per sempre, dedicato alle canzoni disincantate e malinconiche di Franco Califano. Dal 17 al 19 dicembre, spazio al cabaret con Cabaret all’Off/Off di Pierfrancesco Poggi.

Social, web e intelligenza artificiale

Uno dei tratti più significativi della nuova stagione è la volontà di interrogare il presente e i suoi cambiamenti. In Cyberwar, dal 12 al 14 marzo, Alessandro Blasioli affronta il lato oscuro della rivoluzione digitale in uno spettacolo prodotto dal Teatro Stabile d’Abruzzo: dietro le potenzialità della tecnologia e le meraviglie del mondo digitale emergono le minacce del Dark Web, la manipolazione dell’informazione, la criminalità, la guerra e la violazione della privacy. Il rapporto tra teatro e nuovi linguaggi prosegue con Fuori programma, dal 5 al 7 febbraio, interpretato da Leonardo Bocci e Mario De Lillo, due volti seguitissimi sul web, con la regia di Danila Stalteri. Una scelta che conferma la volontà dell’Off/Off di confrontarsi con una realtà nella quale il confine tra palco, rete e vita quotidiana è sempre più sottile.

Donne, identità e nuove libertà

A completare il programma è Ribalta Giovani, concorso dedicato ad attori, attrici e danzatori under 35, nel quale sarà il pubblico a votare gli spettacoli. Per la prosa arrivano L’età più bella e La soffitta di Anne, rilettura teatrale del Diario di Anna Frank; per la danza Nostalgia dell’Altrove. Un modo per trasformare il pubblico non soltanto in spettatore, ma in parte attiva del percorso di selezione e scoperta dei nuovi talenti.

Off/Off Theatre, la nuova stagione: 30 spettacoli tra grandi protagonisti, cinema, nuove generazioni e intelligenza artificiale
Silvano Spada presenta la nuova stagione del Teatro Off/Off di Roma 2026/27

La creatività resta patrimonio dell’essere umano

A chiudere idealmente il percorso della nuova stagione è la riflessione di Silvano Spada sull’intelligenza artificiale e sul rapporto sempre più stretto tra tecnologia e cultura. Non sono tech geek e tantomeno total nerd, racconta il direttore artistico, ricordando di aver scoperto quasi casualmente come l’intelligenza artificiale descrive l’Off/Off Theatre. Una definizione che lo ha colpito per la sua capacità di restituire l’identità del teatro: uno spazio culturale moderno nel cuore di Roma, inaugurato nel 2017, dedicato alla prosa, alla musica, al cinema, agli incontri e agli eventi, con una particolare vicinanza tra pubblico e artisti. Ma proprio questa incursione dell’intelligenza artificiale apre una riflessione più ampia. Da una parte l’entusiasmo per le possibilità offerte dalle nuove tecnologie, dall’altra il timore per i rischi etici, la perdita di controllo e le conseguenze di un cambiamento destinato a ridisegnare profondamente la realtà. Resta, però, una certezza: la tecnologia può cambiare gli strumenti, ma la creatività e il valore aggiunto dell’arte appartengono ancora all’essere umano. E il teatro, nella sua capacità di creare un rapporto irripetibile tra chi è sul palco e chi guarda, continua a custodire quella magia che nessuna AI può sostituire.

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Raccontare la fragilità a teatro, oltre il pietismo

10 October 2026 at 03:45

Quattro personaggi e quattro solitudini. In Cost of Living, il testo dell’autrice americano-polacca Martyna Majok che arriva al Teatro Franco Parenti, due coppie si incrociano senza mai incontrarsi del tutto: da una parte Eddie, camionista, e la sua ex moglie Ani, diventata tetraplegica da nove mesi dopo un incidente d’auto; dall’altra John, giovane con paralisi cerebrale, e Jess, che si presenta a un colloquio per diventare la sua assistente.

La regia è di Raphael Tobia Vogel, con Sara Bertelà, Filippo Lai, Pietro Micci, Martina Sammarco. Lo abbiamo incontrato alla vigilia del debutto. Delle molte tematiche che emergono dal testo, il regista ne indica due su tutte: la solitudine e la fragilità umana da un lato, dall’altro l’importanza della cura.

La prima, spiega Vogel, è di grande attualità «in una società che, anche per colpa dei social, ci tiene a mostrarsi sempre al meglio, a rimuovere quei lati dell’esistenza che ci fanno soffrire o sentire soli». I quattro protagonisti vivono invece ai margini, isolati, spesso segnati da traumi o da forme di dipendenza, fisica ed economica. Chiedono solamente di essere visti e provare una connessione, ma al contempo temono di essere feriti.

La seconda tematica, quella della cura, è ciò che più lo ha sorpreso: Martyna Majok rovescia lo stereotipo del forte che si prende cura del debole. Ani non può vivere senza l’aiuto di Eddie, ma Eddie ha bisogno di sentirsi importante per lei, e forse di espiare una colpa. Jess lava e veste il corpo di John, ma ha bisogno di compagnia e di uno stipendio, in un mondo in cui tutto costa troppo, anche per mandare soldi alla madre malata. «Il rapporto è sempre biunivoco», sintetizza il regista: chi ha più potere non è per forza il più forte, e non ha meno bisogno dell’altro.

Come si racconta la disabilità evitando eroismo e compassione? Secondo il regista, il merito è anzitutto della drammaturgia. Nel cinema e a teatro la disabilità viene spesso raccontata con toni eroici, o come una tragedia; Majok, invece, universalizza la vulnerabilità.

I suoi personaggi hanno desideri, ma anche difetti: John è arrogante, classista, con un senso di superiorità; Ani è rabbiosa, scontrosa, vendicativa. E John è un ragazzo bellissimo, un aspetto che manda in crisi le aspettative: arrivando al colloquio, Jess si trova spiazzata da una forte attrazione fisica. «Sono tutte cose che vanno contro i sentimentalismi tipici di questo tipo di racconti».

Per salvaguardare l’autenticità del racconto, la compagnia ha incontrato associazioni di persone con disabilità e con tetraplegia, tra cui l’associazione AUS Niguarda e l’APL, Associazione Paraplegici Lombardia. Un lavoro necessario, spiega il regista, anche perché, sottolinea, quello di scegliere attori non disabili per i ruoli dei personaggi disabili è un caso raro.

Le associazioni hanno risposto a tutte le domande della regia: le attività quotidiane, il ritorno a casa dopo l’ospedalizzazione, che cosa si prova quando un caregiver deve stare molto vicino, in modo intimo, e se questo imbarazza, supera i confini personali o toglie dignità. Alcuni dei loro membri sono venuti anche alle prove per dire se la direzione fosse credibile, anche nei movimenti che restituiscono gli spasmi della paralisi cerebrale. «Il testo è già molto crudo a suo modo: volevamo non perdere questo naturalismo».

Sul tema della cura, Raphael Tobia Vogel allarga lo sguardo: nel testo dello spettacolo esistono molte forme di cura, per lavoro, per amore, per obbligo, per scelta etica, o come modo di comunicare un affetto che non si è saputo dare prima. Un tema a cui il regista è particolarmente sensibili, essendo da poco diventato padre.

«Ti accorgi che ogni istante che passi con la tua neonata è un istante in cui quella vita ha bisogno totale della tua presenza, anche solo per sopravvivere», racconta. «Ma chi dà cura riceve in cambio moltissima energia». È ciò che accade a John e Jess: all’inizio sono distanti, ancora chiusi, ma a furia di prendersi cura di un corpo, sbloccano lati di sé che fino ad allora non avevano conosciuto. Lo stesso vale per Eddie, uomo medio americano, a tratti scurrile e maschilista, che arriva a lavare la moglie in una vasca da bagno con una delicatezza «quasi sacra».

In scena ci sono sia una scena di doccia sia una di vasca, e il modo di rappresentarle è stato influenzato proprio da questa riflessione. Il processo, osserva il regista, vale anche per chi cura una madre anziana o una persona con problemi di salute. Majok stessa è stata caregiver di due uomini in difficoltà nei periodi di precarietà economica, «e si vede». Gesti come lavarsi o vestirsi, che diamo per scontati e facciamo in fretta, per una persona disabile sono più difficili, faticosi e lunghi. Motivo per cui in scena l’azione dura «tutto il tempo necessario»: non è un montaggio che serve a passare al momento successivo, ma un restare nel presente. Può mettere a disagio, «non tanto per la nudità quanto per la lentezza», ma è anche una «lente di ingrandimento voyeuristica» su ciò a cui non pensiamo mai.

Vogel invita a non temere la propria fragilità. Chi ha subìto marginalizzazione a volte fatica a empatizzare con quella altrui; vedere sul palco difficoltà più intense può invece aiutare a riconoscere in sé fragilità e solitudini mai ammesse, e ad aprirsi con compagne, genitori, amici.

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