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“Da eccentrico ed effeminato si è trasformato in un mostro e mi ha violentata, mi diceva ‘goditela!’. Negli uffici MTV mi ha afferrata con forza”: le accuse pesantissime a Russell Brand in tribunale

19 October 2026 at 15:57

Nel primo giorno della seconda settimana di processo contro Russell Brand, oggi, lunedì 19 ottobre, davanti alla Southwark Crown Court è comparsa la terza presunta vittima dell’attore e comico. I giurati hanno ascoltato la registrazione del suo interrogatorio di polizia del 2023, in cui la donna racconta di aver conosciuto Brand in un bar di Soho nel 2004, parlando con lui del suo programma “Big Brother’s Big Mouth”.

Secondo il suo racconto, l’attore avrebbe sfoggiato un largo sorriso “da clown” prima di trascinarla in un bagno e aggredirla sessualmente.

Brand, 51 anni, è imputato per tre episodi di stupro, tre di aggressione sessuale e uno di molestie sessuali, ai danni di sei donne in un arco di tempo che va dal 1999 al 2009. Si è dichiarato non colpevole di tutte le accuse. Il suo staff legale sostiene che ogni rapporto sia stato consensuale e che i racconti siano stati “reinventati” dopo il documentario e le inchieste giornalistiche del 2023.

In aula è emerso, come riportato dal Daily Mail, che le sei donne non si conoscono tra loro e si sono fatte avanti, in modo indipendente.

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Alessandro Basciano va a processo, è accusato di stalking ai danni dell’ex compagna Sophie Codegoni. La Procura: “Atteggiamenti di prevaricazione e aggressività verbale”

16 October 2026 at 13:40

Il deejay Alessandro Basciano sarà processato con l’accusa di stalking nei confronti dell’ex compagna Sophie Codegoni. La decisione è stata presa dalla giudice per le indagini preliminari di Milano, Lorenza Pasquinelli, che ha fissato la prima udienza al 20 gennaio 2027 davanti all’undicesima sezione del Tribunale.

L’ex concorrente del Grande Fratello Vip, denunciato dalla donna con cui aveva intrapreso una relazione durante il celebre reality televisivo, era già stato arrestato lo scorso novembre, per poi essere rilasciato in breve tempo. Successivamente era stato sottoposto a un divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico, provvedimento revocato nel marzo 2026.

Entrambi i protagonisti della vicenda erano presenti in aula durante l’udienza preliminare, ma né Basciano né la modella hanno rilasciato dichiarazioni, mantenendo il silenzio sia all’interno dell’aula che all’esterno del Palazzo di giustizia.

Per la Procura di Milano non c’è nessun dubbio sul racconto fornito da Codegoni contro l’ex compagno. “Atteggiamenti di prevaricazione e aggressività verbale” del deejay da un milione di follower si sarebbero tradotti, per gli inquirenti, in un “crescente controllo e invasività” nella vita dell’influencer. Un’escalation che si è trasformata, a dire del pubblico ministero Antonio Pansa, in “messaggi vocali ingiuriosi e minatori” rivolti anche agli amici. Pedinamenti, insulti che sarebbero diventati sempre più violenti. Nel provvedimento di chiusura indagine emerge che Basciano “la controllava con continue telefonate e video chiamate nell’ordine di 50-60 chiamate al giorno a cui a volte non rispondeva”; il 27 settembre 2024, in occasione di un tentativo di riconciliazione a Parigi, “nel corso di una discussione dai toni violenti le cingeva il collo”.

Accuse che l’indagato ha sempre respinto e che ora è pronto a dimostrare in aula. “La gup Pasquinelli si è mostrata molto professionale e umana. Siamo convinti che nel processo, dove sentiremo tutti i testimoni, emergerà la verità. Speriamo che non si trasformi in un processo mediatico e che entrambe le parti possano continuare nella ricerca del proprio equilibrio familiare e lavorativo” spiega l’avvocato Leonardo D’Erasmo che difende il deejay Basciano.

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Il “caso Julio Iglesias” non è chiuso: la procura spagnola cambia criterio e riapre la partita sulle accuse di abusi sessuali. Il cantante continua a negare tutto

15 October 2026 at 14:47

La Procura spagnola ha modificato la propria posizione, riconoscendo ora la competenza del tribunale dell’Audiencia Nacional ad indagare sulla denuncia presentata contro Julio Iglesias. Il celebre cantante è accusato di presunte molestie e aggressioni sessuali ai danni di due ex dipendenti, episodi che si sarebbero verificati nelle sue residenze situate nella Repubblica Dominicana e alle Bahamas. La notizia è stata riportata dal quotidiano online elDiario.es e dall’agenzia di stampa Efe, entrambi in base a fonti interne alla Procura. La decisione finale sull’apertura di un’indagine formale spetterà ora al giudice istruttore del tribunale competente.

Il caso nasce da un’inchiesta di elDiario.es e Univision Noticias, durata tre anni, che ha raccolto le testimonianze di un’ex collaboratrice domestica e di una fisioterapista, che hanno accusato la celebre pop star spagnola di presunti abusi sessuali, di tratta ai fini di sfruttamento e violazione dei diritti dei lavoratori per fatti che risalgono al 2021, quando Iglesias aveva 78 anni.

Le due donne, rappresentate dall’organizzazione internazionale per i diritti umani Women’s Link, identificate con i nomi fittizi di Rebeca e Laura, avevano presentato alla Procura dell’Audiencia Nacional spagnola una denuncia il 4 gennaio 2026, in cui raccontavano presunte aggressioni sessuali e abusi sul lavoro. Azioni configurabili come “reato di tratta di esseri umani finalizzata al lavoro forzato e alla servitù”, e reati “contro la libertà e l’integrità sessuale, come le molestie sessuali”.

Iglesias ha sempre negato le accuse e la sua difesa ha chiesto l’archiviazione, ottenuta nello stesso gennaio scorso per “carenza di giurisdizione” e non competenza dei tribunali spagnoli, indicata dalla procura generale, poiché non erano stati riscontrati vincoli territoriali né personali delle denuncianti con la Spagna, necessati perché la giustizia spagnola potesse indagare.

La procura si è ora espressa in merito a una seconda querela presentata dalle due presunte vittime ai primi di settembre presso la Sezione istruttoria dell’Audiencia Nacional. Il documento include anche il presunto reato di “trattamento degradante”, configurabile come violazione dei diritti umani, che — secondo l’organizzazione Women’s Link — potrebbe attribuire ai tribunali spagnoli la giurisdizione e la competenza necessarie per avviare le indagini sul caso. In questo senso, la procura avrebbe trasmesso una relazione favorevole al magistrato dell’Audiencia Nacional, al quale spetterà ora la decisione definitiva sull’apertura di un’istruttoria.

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Detersivi vietati in condominio per una inquilina malata di vasculite autoimmune associata a sensibilità chimica multipla. Ma il Consiglio di Stato dà ragione ai vicini che hanno fatto ricorso

15 October 2026 at 14:32

Dopo oltre dieci anni di scontri, la vicenda del palazzo barese in cui erano banditi detersivi, vernici e ammorbidenti profumati cambia direzione. Con un parere della sua prima sezione, il Consiglio di Stato ha dato ragione al condominio. Il ricorso contro l’ordinanza sindacale “va accolto, perché mancano i presupposti di necessità e urgenza su cui quel provvedimento si reggeva”. Lo riporta La Repubblica.

La storia nasce dal caso di un’inquilina del centro di Bari, che soffre di una vasculite autoimmune associata a sensibilità chimica multipla. Per proteggerla, un’ordinanza del 2012, firmata quando a Palazzo di Città sedeva Michele Emiliano, aveva imposto limiti all’uso di alcune sostanze nelle parti comuni dell’edificio.

Negli anni il rapporto con i vicini si era fatto sempre più teso, fino ad approdare in sede penale. La donna aveva segnalato che sul pianerottolo venivano lasciati rifiuti, cartoni, buste e stracci imbevuti di disinfettante e riteneva violata l’ordinanza. Il procedimento a carico di due condomini e dell’amministratore è stato però archiviato. La donna ha allora cambiato strada. A luglio ha ottenuto dal Tribunale civile un decreto d’urgenza che vietava l’uso delle sostanze indicate e chiedeva al palazzo di adottare un protocollo di pulizia compatibile con quei divieti.

Ora arriva la pronuncia dei giudici amministrativi, che non mette in dubbio la malattia. Palazzo Spada riconosce che la patologia c’è ed è seria, ma sposta il discorso sullo strumento scelto. Un’ordinanza del sindaco non può trasformarsi in un mezzo per sciogliere i contenziosi tra privati. Perché sia legittima, la situazione da proteggere deve andare oltre i confini della lite tra vicini. Deve inoltre essere così grave e urgente da non poter essere affrontata con i normali rimedi giudiziari. Altrimenti, osserva il collegio, il provvedimento finirebbe per funzionare come un arbitrato imposto dall’alto.

“Il punto, – sottolineano i giudici, – non riguarda il valore del diritto alla salute né la fondatezza della richiesta. Riguarda l’adeguatezza del mezzo e il rispetto del principio di legalità“.

Il parere indica anche le strade che la donna aveva a disposizione. Poteva rivolgersi al giudice civile, anche con procedura d’urgenza, e alla Asl, per ottenere misure cautelari a tutela della propria salute. A pesare sul giudizio c’è poi un dettaglio temporale: l’ordinanza, emanata anni fa, sarebbe rimasta di fatto ferma fino all’arrivo di nuovi condomini e all’avvio di lavori di manutenzione. Questo, per il Consiglio di Stato, dimostra che “l’urgenza non c’era”.

La decisione non chiude la partita sul piano civile. Il decreto del Tribunale segue un percorso autonomo e resta da vedere quali effetti avrà, alla luce delle motivazioni appena depositate.

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