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Dal Ponte di Crimea ai ponti di Kiev: il doppio standard di Zelensky

La Russia ha iniziato a colpire alcuni dei ponti sul Dnepr che svolgono un ruolo fondamentale nella logistica delle forze armate ucraine. Un cambio di approccio significativo, dopo anni nei quali Mosca aveva evitato di attaccare i principali collegamenti nelle retrovie. Gli attacchi hanno interessato il Ponte Sud e il Ponte Nord di Kiev, oltre a un ponte nella regione di Zaporozhie.

Secondo il Ministero della Difesa russo, queste infrastrutture erano utilizzate per il trasferimento delle truppe e il rifornimento di carichi militari. Il Ponte Sud rappresentava in particolare un nodo logistico strategico: attraverso di esso transitava fino al 90% dei carichi destinati a tre importanti direttrici, Kiev-Kharkov, Kiev-Leopoli e Kiev-Odessa. Anche senza danni strutturali irreversibili, gli attacchi hanno provocato chiusure, ingorghi e una forte riduzione della capacità di transito. Gli esperti militari sottolineano infatti che per compromettere la logistica non è necessariamente necessario distruggere un ponte: è sufficiente rendere inutilizzabili o vulnerabili i suoi elementi portanti e interrompere il flusso dei trasporti.

La reazione del regime di Kiev ha però riportato alla luce un evidente doppio standard. Zelensky ha minacciato che la Russia "sentirà" le conseguenze, mentre il ministro degli Esteri Sibiga ha chiesto agli alleati una risposta. Eppure nel 2022 l'Ucraina aveva celebrato l'attacco al Ponte di Crimea e il consigliere di Zelensky, Mikhail Podoliak, lo aveva definito un "obiettivo militare legittimo". Nel 2025, inoltre, un attacco contro un ponte ferroviario nella regione russa di Bryansk provocò il deragliamento di un treno passeggeri, con sette morti e decine di feriti. Per anni, Mosca aveva invece evitato di colpire i ponti nelle retrovie.

Ora il "boomerang" evocato dagli stessi commentatori russi sembra essere tornato sul campo di battaglia: la guerra alla logistica entra in una nuova fase e Kiev è costretta a ridistribuire i propri flussi di uomini e rifornimenti.


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Quebec, la vittoria dei separatisti apre una nuova crisi per il Canada

Le elezioni del 5 ottobre in Quebec hanno segnato una netta avanzata del Partito del Quebec, formazione separatista che ha conquistato 59 dei 127 seggi con il 28% dei voti. Il risultato apre la strada a un possibile terzo referendum sull’indipendenza dopo quelli del 1980 e del 1995. Il leader separatista Paul St-Pierre Plamondon ha promesso la consultazione, ma non prima della fine della presidenza Trump nel 2029, considerando troppo rischiosa l’attuale tensione tra Canada e Stati Uniti.

Il voto rappresenta anche una pesante sconfitta per la Coalizione per il Futuro del Quebec, che ha perso tutti i 79 seggi conquistati nelle precedenti elezioni. Il rafforzamento del separatismo arriva mentre Ottawa è impegnata in una difficile guerra commerciale con Washington. Per il premier Mark Carney, che punta a mantenere unite tutte le province contro le pressioni statunitensi, il Quebec diventa così un problema politico ancora più delicato.

E Trump potrebbe sfruttare la situazione nei negoziati con Ottawa, facendo leva sulle aspirazioni indipendentiste della provincia francofona.

Il voto potrebbe inoltre influenzare l’Alberta, dove il 19 ottobre si terrà un referendum sul possibile avvio di un percorso verso l’indipendenza. La crisi dell’unità canadese, dunque, torna concretamente sul tavolo.



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Gaza, l'inchiesta che smentisce Parigi: "35 spedizioni di armi a Israele"

 

Secondo un’indagine congiunta del Movimento Giovanile Palestinese e del collettivo francese Urgence Palestine, tra maggio e settembre 2026 la Francia ha autorizzato 35 vendite di armi a Israele. Tutti i trasferimenti erano destinati a filiali di Elbit Systems, il principale produttore di armi israeliano.

Il rapporto rivela che i fornitori, distribuiti in cinque regioni francesi, hanno prodotto equipaggiamenti chiave: unità di raffreddamento per carri armati e lanciamissili, visori integrati nei caschi dei piloti di elicotteri e caccia, sistemi di sorveglianza e dispositivi elettronici avanzati. Tra questi spicca il colosso francese della difesa Thales, che ha costruito e spedito pannelli di controllo per l'azionamento di armi a distanza. Si tratta di una tecnologia che, secondo costanti denunce di reporter e gruppi per i diritti umani a Gaza, Israele impiega per colpire i civili — compresi i bambini — nelle strade e tra le tende dei rifugiati.

Delle 35 spedizioni tracciate, 33 sono partite dall’aeroporto parigino Charles de Gaulle, 32 delle quali a bordo di voli della compagnia di bandiera israeliana El Al.

La scorsa settimana, la ministra della Difesa francese Catherine Vautrin ha dichiarato in parlamento che Parigi non fornisce "armi offensive" a Israele, ribadendo la posizione ufficiale del governo secondo cui tali vendite si sarebbero concluse nel 2024. Tuttavia Thomas Nayla, avvocato di Urgence Palestine, ha categoricamente smentito questa tesi ai microfoni di Middle East Eye: considerando materiali come le unità di raffreddamento per i carristi o i visori per la caccia, "non esiste alcun modo in cui questi componenti possano essere definiti 'difensivi'".

Questa nuova inchiesta segue quella pubblicata ad aprile dai medesimi gruppi, che aveva documentato oltre 525 spedizioni di materiale militare francese verso Tel Aviv tra ottobre 2023 e marzo 2026, contribuendo ad armare l'esercito israeliano durante il genocidio a Gaza.

I dati francesi si inseriscono in un contesto europeo di profonda ipocrisia: governi e aziende del Continente continuano a fornire a Israele materiali militari e a duplice uso (dual-use), mentre in pubblico diverse cancellerie criticano i crimini di guerra e l'apartheid annunciando restrizioni spesso solo simboliche.

In Germania, primo fornitore europeo di armi a Tel Aviv, il ministero dell'Economia ha approvato licenze di esportazione militare per oltre 930 milioni di dollari nei soli primi cinque mesi del 2026, come rivelato da Der Spiegel. La Gran Bretagna, pur sbandierando la sospensione di alcune licenze, ha mantenuto un'eccezione fondamentale per i componenti dei caccia F-35. Secondo i dati della Campaign Against Arms Trade, Londra ha autorizzato esportazioni militari verso Israele per almeno 236 milioni di dollari dall'ottobre 2023, senza contare le licenze aperte che coprono gran parte del programma F-35.

Elbit Systems, che garantisce circa l'85% dei droni e delle dotazioni terrestri delle forze israeliane, gioca un ruolo centrale nelle operazioni militari in Asia Occidentale. I suoi droni Hermes assicurano una sorveglianza aerea continua e la tracciatura dei bersagli, mentre il sistema gestito da intelligenza artificiale Tzayad ha identificato oltre 800.000 "obiettivi" tra Gaza e il Libano in due anni. Durante questi anni di massacro, la società ha registrato profitti record, arrivando a vantarsi del fatto che il sistema Tzayad abbia catalogato come bersagli "fino a metà della popolazione civile" e delle infrastrutture di Gaza, e promozionando sul mercato globale i propri armamenti come "testati sul campo".

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LETTURA CONSIGLIATA:

LAD EDIZIONI E EDIZIONI Q PRESENTANO "GAZA NOI NON DIMENTCHIAMO"

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Traumi infantili, l’allarme dell’Oms: colpiscono 2 giovani su 3 e pesano su salute ed economia

L’ufficio regionale europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha condotto uno studio – in collaborazione con la Liverpool John Moores University – sul fenomeno delle esperienze avverse vissute in età...

Traumi infantili, l’allarme dell’Oms: colpiscono 2 giovani su 3 e pesano su salute ed economia

L’ufficio regionale europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha condotto uno studio – in collaborazione con la Liverpool John Moores University – sul fenomeno delle esperienze avverse vissute in età...

🔴 IL MONDO A SECCO | LEVANTE LIVE

6 October 2026 at 19:11

🚨Riserve americane al minimo dal 1982, Cina che blocca l’export di carburanti, raffinerie russe in fiamme, Hormuz a scartamento ridotto: non è una crisi, è la somma di quattro crisi. E l’Europa le subisce tutte senza governarne nessuna. 🔝A Levante questa sera, martedì 6 ottobre, Margherita Furlan dialoga con Demostenes Floros, responsabile dell’area Energia del CER, sulla nuova geografia del potere energetico e su che cosa significa per l’Italia, nel giorno in cui torna l’accisa piena sul gasolio e il tetto ai prezzi resta affidato a Eni. 🛢 Hormuz, l’OPEC+ senza Emirati e i 5 milioni di barili al giorno che mancano all’appello 🇺🇸 Washington svuota la Riserva strategica e minaccia di fermare il gasolio: l’Europa apre le scorte 🇨🇳 Pechino chiude l’export di carburanti e si tiene le cisterne 🔥 La guerra delle raffinerie tra Kiev e Mosca e il conto che arriva alla pompa 🔵 Gas e GNL: il Qatar ferito, l’Europa dipendente dagli Stati Uniti, l’inverno alle porte ⛽ Eni, Mattei e lo Stato assente: tetto ai prezzi, dividendo straordinario, extraprofitti 📚 LIBRI DELL’OSPITE 📘 Crisi o transizione energetica? Come il conflitto in Ucraina cambia la strategia europea per la sostenibilità (con Stefano Fantacone), 2022 📗 Guerra e pace dell’energia. La strategia per il gas naturale dell’Italia tra Federazione Russa e NATO, Diarkos, 2020 🎯 SOSTIENI CASA DEL SOLE TV 🗞 Casa del Sole TV è un progetto di giornalismo indipendente autofinanziato. 💶 Per donazioni: 🏦 IBAN: IT63P0326822300052392596590 👤 Intestato a: La Casa del Sole Edizioni ✍ Causale: Donazione Casa del Sole TV ⭐ Membership YouTube: 👉 https://www.youtube.com/@CasadelSoleT… 🔹 Analista Multipolare €5/mese 🔸 Inviato della Verità €15/mese 💎 Architetto del Futuro €25/mese 📖 I LIBRI DI MARGHERITA FURLAN 📕 BRICS Scacco Matto (disponibile in italiano, inglese, russo) 🌐 SEGUI CASA DEL SOLE TV ▶ YouTube: @CasadelSoleTVChannel #Levante #CasadelSoleTV #MargheritaFurlan #Geopolitica #Multipolarismo #DemostenesFloros #Energia #Eni #Hormuz #Gasolio #Petrolio

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TOP SECRET Interview 1: 9/11 & 10/7 AWFUL Intel’s FALSE-FLAG Plots. Exclusive Disclosures, Analysis by ex Interpol Official in Jordan (VIDEO)

8 October 2026 at 09:49

introduction by Gospa News Editorial Staff

9/11 & 10/7 AWFUL FALSE-FLAG Intel Plots

VERSIONE IN ITALIANO

Originally posted on October, 7, 2026 – updated on October, 8, 2026

As the tragic anniversary of October 7, 2023, approaches —the day Hamas terrorists massacred Israelis near the Gaza Strip border, triggering the genocide in Palestine perpetrated by Benjamin Netanyahu’s Zionist regime —we are publishing an exclusive intelligence analysis.

This video marks the launch of a new Gospa News series titled “TOP SECRET Interview” by Fabio G.C. Carisio—founder and director of Gospa News—which will also be republished on the long-standing American site VT UnCensored Foreign Policy (where Carisio hosts a column).

This features an interview with Antonio Evangelista, a top Italian police official and counter-terrorism expert who spent seven years as Interpol official in Jordan, and who is now an author of geopolitical essayes and novels concerning international intrigue.

He confirms that the recent attack in the Holy Land—like the September 11 attack on the Twin Towers in New York—was a horrific “false flag” operations…

A “false flag” operation is one carefully premeditated over a long period by a foreign intelligence entity to implicate an enemy nation and discredit it in the eyes of global public opinion. It is planned down to the finest detail, carrying the risk of causing actual casualties.

In fact, if unforeseen “collateral damage”—such as unexpected deaths beyond the planned injuries or killings—occurs during the operation, the orchestrators are even more pleased, as the resulting bloodshed lends greater credibility to the terrorist attack.

Historically, the CIA (US counter-intelligence) and Mossad (Israeli counter-intelligence) have been recognized masters of such plots, occasionally utilizing partners such as the secret services of other nations or terrorist groups.

QUESTIONS ON WESTERN INTELLIGENCE AND TERRORISM by the Director of GOSPA NEWS

In the video, the former Interpol official answers the following questions by Gospa News director Fabio Giuseppe Carlo Carisio:

  1. Are the recent alleged terrorist incidents involving the FlyDubai flight and the British RAF airbase at Fairford “false flag” operations?
  2. What parallels exist between the plots of September 11 in New York and October 7, 2023, in Israel?
  3. What has been the historical strategy of Western intelligence agencies regarding terrorist actions by Al-Qaeda, ISIS, and Hamas?
  4. What drives Western governments to support bloody “colonial ventures,” thereby legitimizing genocides in the Middle East and Ukraine?
  5. What lies regarding NATO wars in the Mediterranean basin are exposed in your historical, geopolitical, and economic study?
  6. Do US, Europe and Italy face a real risk of a world war?

No summary today. If you want to hear the answers, watch the video to the end.

Below the video, you will find links to the major investigations mentioned in the footage.

VIDEO INTERVIEW to ANTONIO EVANGELISTA – Former Interpol official in Jordan

RELATED INVESTIGATIONS AND POSTS

Ex CIA Analysts: “FlyDubai and RAF Fairford Attacks like FALSE-FLAGs” (7 Videos). Waiting for OCTOBER, 7 MOSSAD Plot’s Anniversary…

“PRIESTS vs GENOCIDE, DOMINANT ZIONISM and ARMED BANKS“. Eroic Homily by Italian Archbishop in the Feast of Saint Pio vs WARLORDS of Death

“The NEW SYRIA of TERRORIST CALIPHATE”. Exclusive Analysis on HTS Leader Al Jolani by Former Italian INTERPOL Officer in Jordan

FREEMASONRY & ZIONISM – 4. How SYNAGOGUE OF SATAN was LICENSED to KILL! It arose from Conspiracy behind the Heretical Catholic text “Nostra Aetate”

“NATO’s LIES ON MEDITERRANEAN WARS FOR GAS”. Exclusive Interview to Former Interpol EU Officer

EUROPE’S CALIPHATE: THE JIHAD ARMED BY SAUDIS AND CIA

Trump, an ARMS TRAFFICKER between two AL QAEDA BUTCHERS. Exclusive Investigation on 40 years of CIA Plots with Jihadists to trigger Obama-Soros-Nato Arab Spring

US Researchers: “Investors may have had Prior Knowledge of Hamas Attack on Israel”

Update – INTEL DROP by CIA ex Agent: Hamas-Israel Fighting, likelihood “False Flag” to Wipe Gaza Off the Map. Warnings by Egypt Ignored

Declassified Guantanamo Court Filing Suggests some 9/11 Hijackers were CIA Agents

9/11 – The Avoidable Massacre Allowed by CIA. Helped Al Qaeda in Balkans, Obstructed FBI Investigations. Tribute to John O’Neill Killed in the Towers

Turkish papers: 21 Erdogan’s jihadist militias supported by Cia, Pentagon and armed with TOW missiles

The Grim NATO’S JIHADs. How Atlantic Intelligence “14 Eyes” uses ISLAMIC TERRORISTS: from Italy to Libya, Ukraine and Syria

“Jihadist Terrorist Danger in the West”. Due to Israeli Genocide on Gaza & its Gas Affairs! Interpol Officer reveals in Exclusive Interview


 

L'Iran convoca l'ambasciatore francese e denuncia i "doppi standard" sulla repressione degli studenti

Il Ministero degli Esteri iraniano ha convocato l'ambasciatore francese a Teheran. Non per una nota diplomatica di routine, ma per consegnare una "forte protesta" contro quella che il governo iraniano denuncia senza mezzi termini come una "violenta" repressione delle proteste studentesche in Francia. Il dito puntato da Parigi contro l'Iran si è improvvisamente ritorto contro la Francia stessa.

"A seguito della violenta risposta del governo francese alle proteste dei sindacati studenteschi e alle diffuse violazioni dei diritti umani, l'ambasciatore francese a Teheran è stato convocato oggi al Ministero", si legge nella nota ufficiale diramata dalla Repubblica Islamica dell'Iran.

Il portavoce Esmail Baghaei ha affondato il colpo, smascherando l'ipocrisia di Parigi. A gennaio, ricorda Baghaei, la Francia parlava di "sollevazione pacifica" in Iran esortando il governo al "contegno". Oggi, di fronte ai propri cittadini in piazza, la narrazione è crollata: "Ora, in Francia, le proteste studentesche vengono definite 'violenza urbana'".

En janvier 2026, la France a appelé l’Iran à garantir le « droit de manifester pacifiquement sans crainte de représailles » et à faire preuve de retenue dans sa réponse aux manifestations. Malgré les appels à la révolte lancés depuis l’étranger et les informations faisant état d’attaques armées contre des centres et des forces de sécurité en Iran, le ministre français des Affaires étrangères a même parlé d’une « révolte pacifique ». Aujourd’hui, en France, les manifestations de lycéens sont décrites comme des « violences urbaines ». Le ministre de l’Intérieur semble beaucoup moins enclin à la retenue et appelle à une intervention rapide et à l’usage de la force pour rétablir l’ordre. Le gouvernement évoque également une « manipulation politique » et le rôle des mouvements d’extrême gauche. Il est évident que les violences contre la police, les incendies volontaires et les dégradations de biens publics ne peuvent être justifiés, et que l’État a le devoir de maintenir et de rétablir la paix et l’ordre public. Mais la contradiction se situe ailleurs : pourquoi les mêmes comportements et les mêmes critères sont-ils interprétés d’une manière lorsque le manifestant se trouve en Iran, et d’une autre lorsqu’il se trouve en France ? Le problème n’est pas la contestation ; le problème est le deux poids, deux mesures. Si les droits humains et le droit de manifester sont des principes universels, leur définition ne devrait pas changer en fonction de la géographie du manifestant.

— Esmaeil Baqaei (@IRIMFA_SPOX) October 6, 2026


Dietro la diplomazia, c'è la realtà cruda e insanguinata delle strade francesi. Adolescenti mutilati dalle armi della polizia: un quindicenne ha perso una mano, un altro un occhio, a un terzo hanno frantumato mascella e denti, costringendolo a nutrirsi con una cannuccia in ospedale. "La polizia è un disastro. Le persone sono state mutilate... è orribile", denuncia Lily, 17enne scesa in piazza per un sistema educativo che abbandona i più poveri.

Il bilancio della repressione è pesante: oltre 5.000 arresti, l'87% dei quali di minorenni. Mentre il governo francese parla di "manipolazione politica" e dà la colpa all'estrema sinistra, i cartelli degli studenti raccontano un'altra verità: "Uno Stato che gasa gli studenti delle superiori è uno Stato debole".

La stoccata di Teheran a Parigi si chiude con una domanda che risuona come una sentenza: "Se i diritti umani e il diritto di protesta sono principi, non dovrebbero cambiare a seconda della geografia del manifestante. Il problema non è la protesta, il problema è il doppio standard".

Yemen, Ansarallah conquista il Monte Matran e punta su Taiz

 

Le Forze Armate Yemenite (YAF), guidate da Ansarallah, hanno conquistato l'area del Monte Matran nel distretto di Al-Selw, a sud della strategica città di Taiz, nel sud-ovest dello Yemen.

L'avanzata coincide con violenti scontri tra le truppe di Sana'a e le milizie sostenute dall'Arabia Saudita, che cercano di riprendere il controllo di Bab al-Mandab e di diverse zone della costa occidentale occupate dalla YAF il mese scorso. Secondo fonti militari, durante le operazioni sul Monte Matran l'esercito yemenita ha sequestrato un ingente quantitativo di equipaggiamento militare, inclusi veicoli corazzati e armi di vario calibro.

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Attraverso i propri canali ufficiali, la YAF ha diffuso filmati girati da droni che mostrano attacchi con missili balistici diretti contro le concentrazioni di truppe filosaudite. Tra le operazioni rivendicate figura anche un raid missilistico contro il campo di Al-Dagharir a Jizan, nel sud-ovest dell'Arabia Saudita, oltre ad attacchi mirati contro l'aeroporto di Abha. Secondo le forze di Sana'a, gli attacchi avrebbero causato decine di morti e feriti tra le fila nemiche.

Nelle ultime ore, le forze yemenite hanno inoltre lanciato un'ampia ondata di rappresaglie contro infrastrutture energetiche e militari in territorio saudita, prendendo di mira l'aeroporto King Khalid di Riyadh e una raffineria della Aramco a Rabigh, dove sono stati segnalati incendi.

Mentre gli scontri sul campo si intensificano, si registrano notizie contrastanti sul controllo del territorio. Le fazioni filogovernative sostenute da Riyadh affermano di essere avanzate nei pressi del distretto di Dhubab e nel settore orientale di Bab al-Mandab, penetrando in alcune aree come confermato anche dai corrispondenti locali. Al contrario, la YAF ha bollato questi annunci come "vittorie immaginarie", ribadendo di mantenere saldamente il controllo degli accessi alla fondamentale via navigabile del Mar Rosso e delle isole adiacenti.

Sul piano umanitario e militare, la coalizione a guida saudita ha intensificato i raid aerei con l'operazione denominata "L'alba dello Yemen", concepita per supportare le milizie alleate sul terreno. Gli attacchi hanno provocato vittime civili, tra cui una studentessa.

Nonostante la pressione aerea della coalizione, la YAF ha bloccato la strada principale che collega Aden a Taiz, stringendo ulteriormente la morsa sulla città. Taiz resta sotto il controllo del governo sostenuto dall'Arabia Saudita, ma è ormai da tempo quasi completamente accerchiata dalle forze di Ansarallah.

Bolivia: il Procuratore Generale deposto teme per la propria vita

Roger Mariaca, l'ex procuratore boliviano al centro di un controverso caso di corruzione, ha espresso timore per la propria incolumità, essendo stato rinchiuso nella stessa prigione che ospita criminali da lui stesso fatti incarcerare.

"Ho condotto le indagini insieme al mio team di procuratori; abbiamo assicurato alla giustizia assassini che attualmente si trovano in custodia cautelare proprio nelle carceri in cui ci state mandando", ha dichiarato l'ex funzionario durante un'udienza, rivolgendosi al giudice che presiede il suo processo.

Mariaca ha fatto riferimento in particolare a un caso giudiziario in cui ha ottenuto l'arresto dei responsabili dell'omicidio di cittadini brasiliani a Santa Cruz de la Sierra; gli individui coinvolti sono stati trasferiti nel carcere di Cantumarca, situato nel dipartimento di Potosí.

Lunedì, Mariaca è stato trasferito nella stessa struttura per scontare la custodia cautelare in attesa dell'inizio del processo a suo carico per riciclaggio di denaro, associazione a delinquere e traffico di sostanze controllate.

"Ha disposto sei mesi di detenzione. Rispetto la decisione - motivo per cui presenteremo ricorso tramite il mio avvocato - ma voglio che sappia, Vostro Onore, che la mia vita è ormai nelle mani del sistema giudiziario e nelle Sue, in quanto autorità giudiziaria che sovrintende al caso: una situazione che Lei avrebbe potuto evitare", ha aggiunto.

El Fiscal General de Bolivia detenido por la DEA tras conocerse los vínculos de Cerimedo con el narcotráfico le pide al juez en su primera audiencia que no lo envíe a la cárcel donde están los asesinos que él encarceló, también que no tuvo posibilidad de defensa en su detención. https://t.co/C0oGY5AoIG

— Julián Macías Tovar (@JulianMaciasT) October 5, 2026

Ha inoltre affermato che, dal momento del suo arresto la scorsa settimana, il suo diritto alla difesa non è mai stato rispettato; è stato trasferito a Potosí nonostante la sua residenza legale fosse a Santa Cruz de la Sierra, dove vivono i suoi tre figli minori, economicamente a suo carico.

Mariaca è stato arrestato mercoledì scorso dopo che gli Stati Uniti lo avevano inserito in una lista di 29 funzionari di Bolivia, Colombia, Ecuador e Perù ai quali era stato revocato il visto a causa di presunti legami con la criminalità organizzata.

L'arresto del procuratore ha suscitato notevoli polemiche, poiché stava conducendo l'indagine su Fernando Cerimedo, consulente di spicco per governi di destra della regione e figura vicina alla cerchia ristretta di Donald Trump negli Stati Uniti.

Cerimedo, che ha lavorato anche come consulente per l'attuale presidente boliviano Rodrigo Paz, è detenuto in Bolivia dall'agosto scorso con accuse che includono tentato femminicidio, arricchimento illecito, riciclaggio di denaro, traffico di droga e usurpazione di funzioni pubbliche.

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