Camino Alto de San Isidro es una calle peatonal de Carabanchel con alma de corrala. Por las tardes, los adultos se asoman a los balcones y se sientan en sillas plegables a ver pasar a los niños en edades de primaria volando a 25 kilómetros por hora en patinetes eléctricos. Otros pequeños juegan al fútbol cerca de una pared de ladrillo donde alguien pegó hace tiempo una foto de Jenni Hermoso, la estrella del fútbol femenino que dio aquí sus primeras patadas al balón. Los vecinos hablan de chismes y asuntos serios, entre otros un tema que les duele: el problema de los pisos vacíos, cerrados con puertas de acero. Todo el mundo los ha visto en esta colonia de 28 bloques, una de las principales reservas de vivienda pública de la región, donde no es raro que diez o doce personas compartan un mismo hogar. EL PAÍS ha recorrido los edificios uno a uno y ha contado 18 pisos cerrados.
El realojo era parte de un gran programa para acabar con el chabolismo. Se realojó a 534 familias, según contó entonces EL PAÍS. La mayoría habita en Carabanchel, aunque 132 proceden de Latina.
El Programa de Barrios en Remodelación nació el 24 de mayo de 1979 a partir de una orden ministerio de Obras Públicas y afectaba a barrios de Madrid como San Blas, Orcasitas, Carabanchel y la Ventilla.
En 1986, el entonces alcalde, Enrique Tierno Galván, puso la primera piedra para la construcción de los bloques del Camino Alto de San Isidro. Las viviendas fueron inauguradas el día de la fiesta por el presidente de la Comunidad de Madrid, Joaquín Leguina, junto con el gerente del Instituto de la Vivienda en Madrid (Ivima), Miguel Ángel Pascual.
Un brutto incidente, quello accaduto oggi a Strasburgo in occasione della risoluzione sui rapporti tra Unione europea e Cina, in cui viene chiesta una risposta “più forte” nei confronti degli squilibri commerciali con Pechino. Mentre il centrodestra composto da Ecr e Ppe ha votato compatto per il sì, le opposizioni si sono divise: Avs e Pd astenuti, M5s e vannacciani contrari. Con il centrodestra solo Elisabetta Gualmini, Pina Picierno e Irene Tinagli.
ALBERICO GAMBINO FDI
“Viene da pensare che in Italia c’è un gruppo politico a cui non stanno a cuore gli interessi dell’Europa, mentre quelli della Cina sì”, dice a Formiche.net l’eurodeputato di Ecr/FdI Alberico Gambino, vicepresidente della commissione per gli Affari esteri e membro della commissione per la sicurezza e la difesa del Parlamento Europeo, secondo cui “anziché essere uniti e dimostrarsi patrioti, questi partiti remano contro gli interessi in Italia degli italiani e in questo caso dell’Europa e delle industria europee, una deriva che cozza non poco con i proclami di responsabilità che il Pd continua a fare, dipingendosi un partito responsabile e in grado di guidare l’Italia: è vero esattamente l’opposto”.
Non va dimenticato infatti che il deficit commerciale dell’Unione Europea nei confronti della Cina ha superato i 360 miliardi di euro annui, per questa ragione Bruxelles ha iniziato a riconsiderare i propri strumenti di difesa economica, tramite iniziative mirate. Già due giorni fa Francia e Germania in una lettera aperta avevano chiesto alla Commissione europea di attivare nuovi strumenti di difesa: pur se non citata esplicitamente nella lettera indirizzata da Merz e Macron a Von der Leyen, appare evidente il riferimento alla Cina dell’iniziativa: “Abbiamo bisogno di uno strumento credibile nelle mani della Commissione che consenta una reazione decisiva e sistemica – ovvero attivabile tramite maggioranza qualificata inversa – e l’adozione di misure forti, fino all’esclusione immediata dal mercato interno se necessario”. L’azione si tradurrebbe in un blocco immediato (il cosiddetto kill switch), consentendo a Bruxelles di reagire rapidamente tramite poteri in capo alla Commissione.
L’eurodeputato meloniano ritiene che con la Cina “bisogna avere un’interlocuzione e un dialogo sempre aperto ovviamente, ma ciò non significa essere succubi o silenti dinanzi a regole che valgono solo per noi e che stanno causando moltissimi danni alle imprese europee”. E aggiunge: “Negli anni passati l’Ue si è assuefatta al green deal mettendo da parte gli interessi dell’industria europea. Adesso bisogna recuperare il tempo passato, ma non sarà una cosa semplice. Noi siamo l’Europa e abbiamo dimostrato di poter superare i momenti difficili, come dimostra la storia del secolo scorso: abbiamo le intelligenze, le capacità e l’industria competitiva per poterlo fare. E la politica dovrà accompagnare questa rinascita”.
Con quali obiettivi? “Non avere un padrone, spiega, ma porsi allo stesso livello di Usa e Cina, per potersi sedere ai tavoli che contano e ovviamente pensare allo sviluppo del territorio a tutto tondo. Se non daremo energia all’industria perderemo competitività, posti di lavoro, capacità di contare e pesare nelle assise internazionali. Questo cambio di consapevolezza nasce dal 2022, da quando il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha iniziato a far sentire la propria voce a Bruxelles per dire che così non si può più andare avanti. E oggi la sterzata dell’eurocamera ricalca in toto le osservazioni che Meloni ha più volte fatto nei consigli europei: il tema degli squilibri commerciali con Pechino.
In the German state of Brandenburg, barely a hundred meters (about 330 feet) from the border with Saxony-Anhalt, the Havel River curls around a low rise of land that locals call the Pilatsch. For generations, a local legend held that a knight named Pilatus lived there, ambushing boats on the river and locking captured boatmen […]