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“Non hai capito che sei lì lì per lasciarci?”: lo sguardo del padre che ha cambiato la vita di Anthony Marra. Lo chef: “Così ho perso 180 chili con la dieta mediterranea”

22 October 2026 at 13:29

Centottanta chili in meno e una vita ritrovata. Anthony Marra, chef professionista seguito da oltre 300mila persone sui social, è passato da 278 a 98 chili con una dieta. Ospite a La Volta Buona, ha spiegato come ci è riuscito e quanto sia costato, in termini di fatica e di paura, un cambiamento che ha toccato il corpo ma anche la mente.

Il punto di svolta sono state delle semplici analisi del sangue. A raccontare lo scenario che ne uscì è stata la conduttrice Caterina Balivo: “Aveva il diabete altissimo”. Ma a convincerlo davvero sono stati i genitori. Una sera, davanti a un piatto di zeppole fritte, Anthony ha incontrato lo sguardo preoccupato del padre.

“Ho sentito il dolore attraverso i suoi occhi. Quel giorno mi disse: ‘Non hai capito che sei lì lì per lasciarci? Perché vuoi darci questo dolore?’“, ricorda. Da lì è nato l’impegno con la famiglia: “Ho detto che avrei cambiato vita: ho ripreso a studiare e ho dedicato del tempo a me stesso“.

Il punto di partenza era tutt’altro che semplice, anche nella vita di tutti i giorni. In un video condiviso sui social, l’uomo ha raccontato come trascorreva le notti: impossibilitato a dormire nel letto, era costretto a riposare su una poltrona a causa delle apnee notturne, che gli impedivano un sonno ristoratore. Il percorso seguito è stato rigoroso ma essenziale: “Ho adottato le linee guida della dieta mediterranea, considerata tra le più equilibrate e complete”.

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Correggere il Green Deal dovrebbe servire a renderlo efficace

22 October 2026 at 11:00

Non c’è tema politico più divisivo del Green Deal nell’Unione Europea, anche all’interno dei singoli Stati. Richieste di soppressione, modifiche radicali, attuazione senza intoppi attraversano le campagne elettorali. Ma è bene ricordare che la ragione per cui è stato promosso non è uno slancio etico ma una valutazione di costi e benefici ambientali ed economici che, certo, deve essere aggiornata, ma non tradita.

In questi giorni il Partito popolare europeo sta spingendo per un nuovo rinvio dell’ETS2 (il mercato delle emissioni per trasporti e riscaldamento, previsto dal 2028) e per allentare le norme sulle emissioni di metano. Sul fronte delle auto, i negoziatori di PPE, Socialisti e Renew hanno raggiunto un compromesso che consentirebbe di ridurre fino all’87,5 per cento il taglio delle emissioni delle nuove auto nel 2035, anche attraverso crediti per l’acciaio europeo a basse emissioni, con aperture a carburanti rinnovabili e ibride plug-in e incentivi contabili per le piccole elettriche efficienti.

Sono iniziative in discussione, non decisioni già approvate: l’intesa sulle auto deve essere confermata dai gruppi politici, diventare la posizione del Parlamento e poi essere negoziata con i governi. Ma il segnale politico è chiaro: il ridimensionamento non viene più soltanto da governi e industria, coinvolge ormai anche la maggioranza europeista del Parlamento, Renew compresa. Imporre nuovi costi a chi non ha alternative accessibili può essere un errore. Ma la domanda di fondo è un’altra: cosa si intende fare del tempo guadagnato? Costruire quelle alternative o rinviarle ancora?

C’è un problema che i critici del Green Deal continuano a sottovalutare: la vulnerabilità di un’Europa che deve comprare all’estero gran parte dell’energia necessaria a vivere e produrre. Nella settimana conclusa il 18 ottobre, i flussi petroliferi dal Medio Oriente, comprese le rotte alternative a Hormuz, hanno superato, secondo il Wall Street Journal, i livelli pre-guerra (oltre 24 milioni di barili al giorno contro 23,3). Ma il recupero delle quantità non è un ritorno alla normalità. Trasporti, assicurazioni e rischio militare continuano a presentare il conto.

Il petrolio può arrivare senza tornare conveniente, e nessuno garantisce che arrivi domani alle stesse condizioni. È il costo della dipendenza, che scompare troppo spesso dal dibattito: si sommano gli oneri della transizione e si tratta la conservazione del sistema precedente come se fosse gratuita.

Intanto il clima ci mette fretta. Il nuovo Emissions Gap Report dell’UNEP avverte che il superamento di 1,5 gradi non è più evitabile. Bisogna contenerne entità e durata, tagliando rapidamente le emissioni per rendere possibile un ritorno sotto quella soglia entro fine secolo. Essere in ritardo è una ragione per accelerare gli interventi efficaci e finanziare l’adattamento, non per fermarsi.

Questo non significa che ogni misura del Green Deal fosse giusta o ogni scadenza ragionevole. Ma alle ragioni climatiche della transizione si aggiungono quelle della sicurezza economica.

Il paradosso è evidente: i conservatori rivendicano la sovranità, ma una parte di quella sovranità passa dalla capacità di produrre energia sul nostro territorio e di consumarne meno. Il nostro sole e il nostro vento non attraversano Hormuz. L’efficienza non richiede una scorta navale. Certo, non sostituiscono direttamente il petrolio dei trasporti: lo fanno attraverso l’elettrificazione e riducono il peso del gas. Servono impianti, reti, accumuli, e bisogna evitare di sostituire una dipendenza con un’altra (questa volta dai componenti cinesi). Ma un combustibile da ricomprare ogni giorno e un impianto che produce per anni non comportano la stessa vulnerabilità.

Difendere il Green Deal non obbliga a difenderne ogni disposizione. Correggerlo dovrebbe servire a renderlo efficace. L’autonomia energetica richiede investimenti e reti comuni, un mercato integrato, una capacità industriale europea. Richiede, insomma, più Europa. Chi invoca la sovranità dovrebbe spiegare come conquistarla continuando a comprare, insieme a gas e petrolio, la propria vulnerabilità.

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Poltrone/ Gedi, Annalisa Cuzzocrea nuova direttrice di HuffPost Italia

22 October 2026 at 11:19

Gedi, dopo Mattia Feltri arriva Annalisa Cuzzocrea per dirigere HuffPost Italia

Gedi ha annunciato la nomina di Annalisa Cuzzocrea alla direzione di HuffPost Italia. “Annalisa Cuzzocrea porta a HuffPost una solida esperienza giornalistica e una profonda conoscenza della politica e delle istituzioni. Le affidiamo la guida della testata con fiducia, certi che saprà valorizzarne l’identità e accompagnarne lo sviluppo, insieme alla redazione”, dichiara Mirja Cartia d’Asero, presidente e amministratrice delegata di Gedi.

Editorialista e inviata di Repubblica, Cuzzocrea ha seguito i principali avvenimenti politici degli ultimi anni. Nel corso della sua carriera ha lavorato a Radio Capital e Repubblica Tv, è stata vicedirettrice de La Stampa.

Gedi era in cerca di un direttore da quando a luglio di quest’anno Mattia Feltri si era dimesso dall’incarico dell’edizione italiana dello HuffPost. Feltri, che ha 57 anni, dirigeva lo HuffPost dall’aprile del 2020 ed era succeduto a Lucia Annunziata, che aveva diretto il sito sin dalla sua fondazione nel 2012. Prima di dirigere lo HuffPost aveva lavorato al Foglio e a Libero (fondato dal padre Vittorio Feltri); aveva tenuto per anni la rubrica giornaliera “Buongiorno” sulla Stampa.

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El Tribunal Penal Internacional gana el premio Sájarov 2026 del Parlamento Europeo

22 October 2026 at 11:17

El Parlamento Europeo ha desafiado abiertamente a Donald Trump y sus intentos de trastocar el orden y los valores internacionales al conceder este año su premio Sájarov por la libertad de conciencia al Tribunal Penal Internacional (TPI) y sus miembros. Es un gesto contundente de apoyo a los jueces de La Haya, que están, de nuevo, en la mira del presidente de Estados Unidos. La Casa Blanca ordenó otra tanda de duras sanciones contra el organismo internacional inmediatamente después de que una de sus antiguas juezas, Navi Pillay, ganara a comienzos de mes el Nobel de la Paz que tanto ansía el inquilino de la Casa Blanca.

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© OLIVIER HOSLET (EFE)

La presidenta del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, el pasado 15 de octubre en Bruselas.

La Corte Penal Internacional, Premio Sájarov a la libertad de conciencia del Parlamento Europeo

By: Efe
22 October 2026 at 11:03
El Gobierno norteamericano anunció nuevas sanciones contra el TPI justo después de que el comité del Nobel de la Paz le otorgara el premio a una ex jueza de ese organismo Leer

El Gobierno norteamericano anunció nuevas sanciones contra el TPI justo después de que el comité del Nobel de la Paz le otorgara el premio a una ex jueza de ese organismo

Rusia golpea importantes objetivos en capital ucraniana

22 October 2026 at 11:01

Moscú, 22 oct (Prensa Latina) El Ministerio de Defensa de la Federación de Rusia comunicó hoy que durante un ataque masivo sus tropas bombardearon la planta de ensamblaje de aviones Antonov en la capital ucraniana.

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Seguridad rusa detiene en Crimea a un agente ucraniano

22 October 2026 at 10:46

Moscú, 22 oct (Prensa Latina) El Servicio Federal de Seguridad (FSB, por sus siglas en ruso) informó hoy la detención en Crimea de un agente ucraniano que transmitía información sobre la ubicación de las unidades de la Flota del Mar Negro.

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Independent voters aren’t picking a political team, they just feel picked on

22 October 2026 at 10:00

Regardless of the outcome of the 2026 midterm elections, any party that wins the majority will have done so because of the independent vote. For the past several elections, this cohort has been the crucial swing vote that ultimately decides the election. Independents are the kingmakers.

If Democrats win big on Nov. 3, expect a familiar story. Pundits will call it a mandate. Party leaders will say voters want their agenda. They will be wrong.

I have spent my career in partisan politics, and I keep seeing the same mistake. Both parties read the results of a protest as an endorsement.

LEE CARTER: POLLS SAY DEMOCRATS COULD SWAMP REPUBLICANS. AS A POLLSTER, I HAVE A QUESTION

Here is why. Independents do not fit neatly into a partisan box. They are not secret Democrats, and they are not secret Republicans. They agree with each side on some things and with neither on others, which is exactly why neither party can claim them.

That does not mean they lack convictions. Independents, like most Americans, have coherent views on politics and policy. And these positions are widely shared and present opportunity for meaningful legislation. On energy, 70% of Americans want government to actively expand supply: more energy, lower prices, less pollution. On immigration, 77% want legal immigration maintained or expanded, focused on the skills the economy needs. Respect our laws and welcome those who contribute.

WASHINGTON REWARDS FAILURE. IT’S TIME TO SEND CAREER POLITICIANS HOME

On technology, 83% want parents to have the legal right to see and control what their kids do on social media. On spending, 73% want to bar Congress from using accounting tricks that hide the long-term cost of a bill. On corruption, 78% support term limits for members of Congress.

Put those together and the agenda is clear. Live within our means. Keep our promises. Win the future while protecting our communities, kids and liberties. Build a government accountable to people, not parties. That is not the progressive wish list, and it is not the Republican platform either. A vote against whoever is in charge is not a vote for anyone’s program. It is a demand for these things.

FOX NEWS POLL: VOTERS QUESTION WHETHER AI’S PROMISE OUTWEIGHS ITS RISKS

Look at what independents are actually upset about. The border is still unresolved after years of promises. Energy costs keep squeezing family budgets. And artificial intelligence (AI) is reshaping jobs and daily life while Congress offers speeches instead of a plan. These are not left or right complaints. They are complaints about people in charge who are not getting results.

Independents are now the largest bloc of American voters. They decide close elections, and they have no loyalty to either team. They vote for whoever seems least likely to make things worse. Two years ago, that was one party. This year it may be the other.

DEMOCRATS THINK A BLUE WAVE IS BUILDING. HERE ARE 3 FORCES THAT COULD STOP IT

The numbers tell the story. Roughly two-thirds of independents say Washington does not hear them. That is not a number that describes people who have found a new political home. It describes people who feel abandoned and are looking for the exit.

For a blue wave to occur, it will rest on independents who are holding their noses. They will be voting for Democrats because the alternative looks worse, not because they have embraced the progressive wish list. Treating that vote as a blank check is how a party loses the same voters two years later.

MINNEAPOLIS PROGRESSIVES TURN ON GEORGE FLOYD-ERA PUBLIC SAFETY OVERHAUL, PUSH TO DISMANTLE OFFICE

Consider crime. Most Americans, whatever their party, want safe streets and a justice system that works. Imagine House Minority Leader Hakeem Jeffries stepping to the microphone to announce a serious, commonsense crime bill. Fund good policing. Go after repeat violent offenders. Protect due process. It would not be a radical idea. It would be a reasonable one.

That single act would change the national story. Independents would take notice. It would say the party is willing to govern from the center and listen to people who do not agree with it on everything.

SCANDALS, SOCIALISTS AND TRUMP ROIL PRIMARIES, SEND INCUMBENTS PACKING AT NEAR-RECORD PACE

But that bill will not come, and the reason is not hard to see. A party that wants the support of the middle is being pulled by a left flank that treats a compromise on public safety as betrayal. Groups like the Democratic Socialists of America hold enormous sway over the energy and the primaries. Jeffries cannot move toward the center without a fight inside his own coalition, and so he does not try.

That is the real danger for Democrats. The very independents who may hand them a majority will be watching to see what they do with it. If the answer is a sharp turn toward the activist left, those voters will leave just as fast as they arrived.

NEWT GINGRICH: REPUBLICANS CAN WIN THE 2026 MIDTERMS — IF THEY FOLLOW THE PLAN

Republicans should not take comfort either. If they lose, it will be because they too failed to listen. Both parties have spent years competing for the loyal base and ignoring everyone else. The result is a country in which most voters feel they are choosing between two disappointments.

There is a better path, and it is not complicated. Secure the border and fix the legal immigration system. Lower energy costs by building what we need. Set sensible guardrails on AI before the technology outruns us. Do these things in a way that respects voters of every stripe, and independents will reward you. Ignore them, and they will punish you, whatever letter follows your name.

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This is why just a few handfuls of independents can entirely change the way we view and conduct politics. A growing share of the country is independent, yet very few members of Congress are. That gap is the story behind the story this November.

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When the votes are counted, the winners should ask a hard question. Did voters choose us, or did they simply reject the other side? The honest answer will decide whether this election is a turning point or just another swing of the pendulum.

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Romania shot down two drones it believes were Russia’s new Geran-4s. Europe isn’t ready for swarms of them, analyst warns

22 October 2026 at 08:18

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In a direct confrontation with Russia, European NATO states would likely be even more vulnerable than Ukraine to swarms of Russia’s new jet-powered strike weapons, Fabian Hoffmann of the Norwegian Institute for Defence Studies (NIDS) argued in a 20 October op-ed for the Center for European Policy Analysis (CEPA). He calls them low-cost cruise missiles. Just three days earlier, Romania met what it believes were two of them over the Black Sea.

Romanian F-16 fighter jets shot down two jet-powered Geran-family drones over Romania’s territorial waters on 17 October, the Defense Ministry said. Interim Defense Minister Radu Miruță said they flew at about 450 km/h and were likely Geran-4s, the first of that type Romania had downed.

Faster drones for a faster war

Russia began using the Geran-4 in May in response to effective Ukrainian interceptor drones, Ukraine’s military intelligence (HUR) said, adding that it reaches up to 500 km/h. By June, those interceptors were downing about half of slower Shahed-type drones, defense adviser Serhii Beskrestnov estimated.

Hoffmann traces the shift to the Geran-3, a model Ukraine recovered intact in 2025. In his account, a Chinese JT80 turbojet roughly doubled its speed, from 185 to 350 km/h. However, he puts newer models, including the Geran-4, at 600 km/h or more, above HUR’s figure for that model.

By his estimate, each costs $150,000–$250,000, against about $50,000 for a long-range drone. Still, from Russia’s perspective, he wrote, that buys a significantly higher chance of getting through.

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Ukraine is testing four new drone interceptors as Russia floods its skies with faster Gerans 

Engines are the bottleneck

Hoffmann argues defenses must match the threat’s speed, for example with jet-powered interceptor drones. Ukraine already fields some. On 4 October, President Zelenskyy said its Bars interceptors had shown the highest percentage among Ukrainian interceptors, about 30% of targets, according to Militarnyi. One unit destroyed five aerial targets with five Bars interceptors, Defense Minister Yevhenii Khmara later told journalists. He also called aviation one of the most effective tools against jet drones.

Hoffmann’s concern is scale. Jet engines are in short supply, he wrote, because too few European and US suppliers can meet demand. Ukraine’s Defense Industry Council flagged a shortage of such engines for its drones in April. In his view, gun systems and higher-end missile defenses are too scarce or too costly to fill the gap.

Rusia golpea Kiev con varias oleadas de misiles balísticos horas después de la propuesta ucrania de negociación

22 October 2026 at 10:27

A última hora del miércoles, el presidente de Ucrania, Volodímir Zelenski, había emprendido viaje de regreso a Ucrania desde Noruega cuando impulsó la posibilidad de un alto el fuego que congelase las actuales líneas del frente y una reunión a tres bandas con sus homólogo ruso, Vladímir Putin, y estadounidense, Donald Trump. La realidad de la guerra se imponía, sin embargo, a la diplomática casi a la misma vez: en torno a las diez de la noche (una hora menos en Madrid), una lluvia de misiles balísticos rusos se precipitaba sobre Kiev.

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© EPV

Efrem Lukatsky (AP Photo/Efrem Lukatsky)

Ciclone Harry, dall’Ue 74,9 milioni all’Italia: a cosa serviranno gli aiuti

22 October 2026 at 06:00

Arrivano gli aiuti dell’Unione europea per le aree colpite dal ciclone Harry nello scorso gennaio. L’Italia in particolare riceverà 74,9 milioni di euro da parte del Parlamento europeo che ha approvato lo stanziamento nell’ambito del Fondo di solidarietà dell’Ue, lo strumento comunitario che aiuta gli Stati membri a fronteggiare le conseguenze delle grandi calamità naturali. Le risorse serviranno a contribuire agli interventi necessari per superare i danni provocati dalla tempesta e favorire il ritorno alla normalità nei territori interessati.

Il via libera è arrivato il 21 ottobre 2026 a Strasburgo, con 651 voti favorevoli, 17 contrari e 3 astensioni. L’erogazione dei fondi deve ora passare attraverso l’approvazione formale del Consiglio dell’Unione europea, prima del trasferimento delle risorse da parte della Commissione europea.

Ciclone Harry, quanto riceverà l’Italia dall’Unione europea

La somma prevista per l’Italia ammonta a 74,9 milioni di euro. Si tratta di un sostegno finanziario destinato agli interventi di ripristino nelle zone colpite dal ciclone Harry, che ha interessato il Paese nel gennaio 2026. Il finanziamento rientra in un pacchetto complessivo da 489 milioni di euro approvato dal Parlamento europeo per aiutare quattro Paesi a far fronte ai danni provocati da eventi meteorologici estremi.

Oltre all’Italia, sono coinvolti Malta, che riceverà 3,7 milioni di euro per le conseguenze della stessa tempesta Harry, il Portogallo e la Spagna, colpiti da gravi inondazioni nel febbraio 2026. Nel dettaglio, sono previsti 261,5 milioni di euro per il Portogallo e 149,1 milioni per la Spagna. La ripartizione delle risorse riflette le richieste di assistenza presentate dai singoli Paesi in relazione ai danni subiti.

A cosa serviranno i fondi per il ciclone Harry

Le risorse europee sono destinate a sostenere il ripristino delle aree danneggiate dalla tempesta. Il Fondo di solidarietà dell’Ue interviene infatti per aiutare gli Stati a gestire le conseguenze di calamità naturali particolarmente gravi e a finanziare le operazioni necessarie per il recupero dei territori colpiti.

Il sostegno non va quindi interpretato come un contributo erogato direttamente a tutte le famiglie o alle imprese danneggiate. Si tratta, piuttosto, di fondi pubblici destinati agli interventi ammissibili previsti dal meccanismo europeo, secondo le procedure e le condizioni stabilite per il loro utilizzo. L’obiettivo è contribuire alle spese legate alla gestione dell’emergenza e al ripristino delle condizioni essenziali nelle aree interessate. L’effettiva destinazione delle somme dipenderà dagli interventi riconosciuti ammissibili e dalle modalità di attuazione previste dalle autorità competenti.

Fondo di solidarietà Ue, come funziona

Il Fondo di solidarietà dell’Unione europea è stato istituito per consentire all’Ue di fornire un sostegno finanziario agli Stati membri colpiti da gravi calamità naturali. Può essere attivato, in presenza dei requisiti previsti, per contribuire a coprire alcune spese pubbliche sostenute per affrontare l’emergenza e ripristinare servizi e infrastrutture essenziali.

Il fondo rappresenta uno strumento di solidarietà tra Paesi europei: permette di affiancare le risorse nazionali quando un evento eccezionale provoca danni rilevanti e richiede interventi straordinari. L’approvazione del Parlamento europeo è un passaggio importante, ma non coincide ancora con il trasferimento effettivo del denaro. Nel caso degli aiuti per il ciclone Harry, resta necessaria l’approvazione formale del Consiglio Ue, dopodiché la Commissione europea potrà procedere con il finanziamento.

Putin dice di voler trattare con l’Ucraina, ma continua a bombardarla

22 October 2026 at 06:40

Vladimir Putin ha annunciato di essere disposta a riprendere i negoziati con Ucraina e Stati Uniti per cercare di mettere fine alla guerra, dopo un incontro di circa tre ore con l’inviato speciale americano Steve Witkoff, ieri a San Pietroburgo. I colloqui potrebbero svolgersi a metà novembre ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, ma per il momento non sono stati concordati né una data definitiva, né un programma negoziale. L’apertura del Cremlino è arrivata mentre il presidente americano Donald Trump sostiene che un accordo sia sempre più vicino, nonostante le persistenti divergenze tra Mosca e Kyjiv e il proseguimento degli attacchi russi contro le città ucraine.

Poche ore dopo l’annuncio, nella notte tra mercoledì e giovedì, nuovi missili russi hanno colpito la capitale ucraina, danneggiando edifici residenziali e provocando sei feriti, secondo il sindaco Vitaliy Klitschko. Gli attacchi si sono aggiunti ai bombardamenti delle ore precedenti, che avevano causato tre morti e dodici feriti a Kyjiv e altre due vittime nella regione di Kharkiv. La prosecuzione delle operazioni militari mostra la distanza tra la disponibilità a tornare al tavolo negoziale e la possibilità di ottenere una sospensione effettiva dei combattimenti.

A comunicare la posizione russa è stato Yuri Ushakov, consigliere di Putin per la politica estera, che ha partecipato all’incontro con Witkoff. Secondo Ushakov, il presidente russo ha accettato in linea di principio la proposta americana di riprendere i negoziati trilaterali a partire dal 10 novembre. I colloqui dovrebbero svolgersi inizialmente a livello tecnico, con la partecipazione di rappresentanti di Russia, Ucraina e Stati Uniti, e concentrarsi sulle future garanzie di sicurezza per Mosca e Kyjiv. Abu Dhabi è stata indicata come possibile sede. Durante l’incontro, Witkoff ha inoltre presentato a Putin le proposte discusse il giorno precedente con l’Ucraina e i governi europei, tra cui nuove garanzie di sicurezza e una possibile sospensione degli attacchi alle infrastrutture energetiche. Ushakov le ha giudicate poco utili per arrivare a una soluzione del conflitto, pur riconoscendo successivamente alcuni segnali di progresso diplomatico.

Witkoff ha definito costruttivo l’incontro con Putin, il nono tra i due dall’inizio dei contatti diplomatici promossi dall’amministrazione Trump, e ha confermato che le discussioni proseguiranno in un formato trilaterale. Ha però riconosciuto che rimane ancora molto lavoro da fare per arrivare a un accordo. Secondo Reuters, l’inviato americano ha consegnato a Putin alcuni documenti contenenti nuove idee per una possibile intesa.

La riunione di San Pietroburgo è stata preceduta da una serie di incontri a Oslo, dove martedì Witkoff aveva discusso con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e con rappresentanti europei, tra cui il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre e il presidente finlandese Alexander Stubb. Ai colloqui avevano partecipato anche rappresentanti della NATO. Durante gli incontri in Norvegia era stata avanzata anche la possibilità di organizzare un vertice direttamente tra Trump, Putin e Zelensky. Il Cremlino non ha assunto alcun impegno in questo senso, limitandosi ad accettare la ripresa delle discussioni tra funzionari. Mosca ha ribadito che un eventuale incontro tra Putin e Zelensky dovrebbe essere preceduto da un’attenta preparazione diplomatica.

Parlando con i giornalisti durante il ritorno dalla Norvegia, Volodymir Zelensky ha spiegato di avere ricevuto dagli Stati Uniti la conferma della disponibilità di Mosca e di sostenere la proposta americana di convocare rapidamente le delegazioni, preferibilmente entro i primi giorni di novembre. Ha aggiunto che Kyjiv è disponibile a discutere qualsiasi iniziativa che possa portare a un cessate il fuoco, compresa una sospensione degli attacchi alle infrastrutture energetiche, oltre a misure umanitarie. Zelensky ha comunque ricordato che la Russia aveva già manifestato in passato la volontà di partecipare ai negoziati, salvo poi rinviarli o interromperli.

Dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala, nel febbraio del 2022, si sono susseguite diverse iniziative negoziali senza che fosse raggiunta un’intesa per fermare la guerra. Nei primi mesi del 2026, rappresentanti di Russia, Ucraina e Stati Uniti si erano incontrati ad Abu Dhabi e successivamente a Ginevra, ottenendo progressi limitati soprattutto agli scambi di prigionieri. I colloqui si erano poi interrotti a febbraio, in coincidenza con l’inizio della guerra condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

Il principale ostacolo a un accordo resta la distanza tra le condizioni poste dai due paesi. Ieri Zelensky ha ribadito di essere disposto ad accettare un cessate il fuoco che congeli le posizioni militari lungo l’attuale linea del fronte, rinviando a successive trattative la definizione delle garanzie di sicurezza. Una soluzione del genere non comporterebbe necessariamente il riconoscimento giuridico dei territori occupati dalla Russia, ma permetterebbe di interrompere i combattimenti senza attendere un accordo politico complessivo.

Mosca continua invece a rivendicare il controllo dell’intera regione di Donetsk, nell’Ucraina orientale, comprese le aree che le sue forze non sono riuscite a conquistare. Il Cremlino mantiene inoltre la propria opposizione a un eventuale ingresso dell’Ucraina nella NATO e insiste sulla necessità di raggiungere un accordo complessivo, anziché limitarsi a una tregua temporanea. Attualmente la Russia controlla circa un quinto del territorio ucraino, compresa la Crimea, annessa illegalmente nel 2014. Putin ha ripetuto durante l’incontro con Witkoff che le sue truppe manterrebbero l’iniziativa strategica lungo il fronte, una valutazione contestata da Kyjiv e dai suoi alleati europei, che descrivono una situazione militare sostanzialmente bloccata.

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Dirigentes de China y RPDC reafirman alianza estratégica

22 October 2026 at 06:04

Pyongyang, 22 oct (Prensa Latina) El presidente chino, Xi Jinping, reafirmó la alianza estratégica China-República Popular Democrática de Corea (RPDC) en reciente mensaje enviado a su homólogo aquí, Kim Jong Un, destacó hoy una fuente gubernamental en Pyongyang.

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Much Ado About Nothing: Why a Trump-Kim Jong Un Summit Will Not Take Place

22 October 2026 at 05:59
The topic of a possible Trump-Kim Jong Un summit is being actively hyped by political opponents and the media in order to create informational commotion. Considering the current geopolitical situation, real negotiations are practically impossible due to the lack of leverage, a common agenda, and mutual benefit. Who Is Pushing For the Summit and Why? […]

North Korea prepares to restart propaganda loudspeakers as ties sour with South

Kim Yo-jong, sister of Kim Jong-un, issues warning after inspecting border fortifications against backdrop of rising tensions

Propaganda loudspeakers aimed at South Korea will be ready to restart within days along the entire border, Kim Yo-jong, the powerful sister of North Korean leader Kim Jong-un, has said amid a worsening of ties between the two countries.

The statement, carried by the state news agency KCNA on Thursday, came a day after she said the loudspeakers would be in operation along the whole border from some time in October.

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© Photograph: í©ëNí êMé–; 朝鮮通信社/KCNA/KNS/AP

© Photograph: í©ëNí êMé–; 朝鮮通信社/KCNA/KNS/AP

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Volodímir Yermolenko, filósofo ucranio: “Es humillante que el desenlace de una guerra en Europa lo decidan Putin, Trump y Xi”

22 October 2026 at 04:40
Los autores ucranios Volodímir Yermolenko y Tetiana Ogárkova, el martes en Madrid.

La barbarie acosa a sus víctimas allá donde vayan. A Tetyana Ogárkova y Volodímir Yermolenko les cuesta pensar que lejos de la guerra, ellos hagan o hablen de cosas diferentes a las que comparten con sus tres hijos su casa familiar de Brovary, objetivo diario de los bombardeos, a las afueras de Kiev, la capital de Ucrania. Bromean mientras posan en la terraza de un hotel de Madrid, donde presentan La vida en el límite (Libros del Asteroide), un viaje literario sobre el horror que atraviesa su país. Un día antes lo hicieron en Barcelona, invitados por el centro cultural CCCB. Entre risas y chanzas suenan unos pitos en el teléfono móvil de Ogárkova, que mantiene activas las alertas antiaéreas que atenazan su hogar. Rusia está bombardeando algún rincón de Ucrania.

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Yermolenko y Ogárkova, el martes en Madrid.Yermolenko y Ogárkova, el martes en Madrid.

La banca afronta una factura millonaria al tener que devolver el dinero a sus clientes víctimas de fraude

22 October 2026 at 04:30

El cliente siempre tiene la razón, también en cuestiones relacionadas con fraudes bancarios. La justicia europea ha puesto el punto final a las disputas entre las entidades y las víctimas de fraudes, incluso aunque hayan cometido una negligencia grave, como llevar anotada la clave en la tarjeta de crédito, dictar por teléfono el código de un solo uso o instalar una aplicación de control remoto en el ordenador a solicitud de un desconocido. De entrada, las entidades financieras no podrán aducir ese motivo para denegar la devolución del dinero, como hacían hasta ahora, de acuerdo con una reciente sentencia del Tribunal de Justicia de la Unión Europea (TJUE). Los bancos tendrán que reclamarle, a posteriori, el dinero al cliente.

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© Marcos Villaoslada (EFE)

La presidenta de la Asociación Española de Banca (AEB), Alejandra Kindelán.

Trump dominates El-Sayed's attacks against Rogers, but GOP rival offers unexpected policy split

22 October 2026 at 03:51

President Donald Trump was the unofficial third person on stage at Wednesday's Michigan U.S. Senate debate, as Democrat Abdul El-Sayed repeatedly invoked him while seeking to cast Republican Mike Rogers as Trump's "sock puppet."

El-Sayed mentioned Trump 18 times during the hour-long debate and repeatedly called Rogers' responses "MAGA bingo," accusing the Republican of relying on Trump-aligned talking points. Rogers, however, broke with Trump on a couple of trade issues.

The phrase became a running theme throughout the night, with El-Sayed declaring "MAGA bingo" after Rogers accused him of supporting socialist policies, open borders and defunding the police. Rogers eventually turned the attack back on his opponent, suggesting that the real bingo game was every time El-Sayed included Trump in his answer.

Rogers, however, did not align with Trump on every issue. He split with Trump on trade, calling the president's tariffs a "mixed bag" and saying tariffs on Canada may have been "not well thought through."

‘DESTROYING THE AMERICAN WAY OF LIFE’: EL-SAYED’S POLITICAL ORBIT COMPLICATES EFFORT TO MODERATE HIS IMAGE

He also opposed Chinese automakers building vehicles in the United States, saying during the debate that Congress should ban the ability for the Chinese to build cars in the United States. El-Sayed countered by pointing out that Trump has said he would be open to Chinese automakers building vehicles in the United States and questioned whether Rogers would stand up to Trump on the issue.

WATCH: ROGERS CALLS TRUMP TRADE AGENDA A ‘MIXED BAG’:

Wednesday evening marked the second debate between El-Sayed and Rogers, just weeks before Michigan's midterm election. 

The battle for the swing state's open Senate seat has drawn national attention not only because it could help determine control of the upper chamber, but because it has emerged as a major test of the Democratic Party's progressive wing in a key battleground state.

El-Sayed, backed by progressive heavyweights including Sen. Bernie Sanders, I-Vt., and Rep. Alexandria Ocasio-Cortez, D-N.Y., has campaigned on a progressive agenda that includes Medicare for All, higher taxes on the wealthy, ending U.S. military aid to Israel and abolishing ICE.

While El-Sayed worked to paint Rogers as a Trump-aligned "corporate politician," Rogers repeatedly branded his Democratic opponent as having a "pattern of deception," accusing him of misrepresenting his record and shifting his positions.

MICHIGAN SENATE HOPEFUL ABDUL EL-SAYED FIRES BACK AT CNN CHOOSING TO 'FIXATE' ON 'DEFUND THE POLICE' COMMENTS

Throughout the debate, Rogers cast El-Sayed as being outside the political mainstream, tying the Democrat and his policies to the Democratic Socialists of America and hammering him over his past support for defunding the police.

Rogers also claimed that some of El-Sayed's donors and supporters were tied to Hamas, Hezbollah and the Muslim Brotherhood. 

At one point, Rogers questioned El-Sayed's allegiance to the country after accusing El-Sayed of having donors tied to Hamas, asking, "Are you for America or are you for these terrorist groups overseas?" 

The most contentious moment of the debate came during a question on public safety, when Rogers hammered El-Sayed over his past support for defunding the police, accused him of deleting social media posts on the issue and pointed to El-Sayed's past comments involving former Egyptian President Mohamed Morsi, who was backed by the Muslim Brotherhood.

El-Sayed fired back that it was "beneath" Rogers to question his commitment to the Constitution, declaring that he was "proud to be an American" and calling Rogers’ line of questioning "shameful."

ROGERS ARGUES EL-SAYED IS VULNERABLE WITH 2 TRADITIONALLY DEMOCRATIC BLOCS AS OBAMA HEADS TO MICHIGAN

El-Sayed, a Muslim and first-generation American whose parents emigrated from Egypt, has faced scrutiny over his rhetoric on the war in Gaza and his positions on Israel, leading some members of Michigan's Jewish community to openly disavow the Democratic candidate. During the debate, Rogers said that his campaign was doing well with the Jewish community, which he claimed is fearful of El-Sayed's rhetoric. 

Rogers said that El-Sayed was too "extreme" for Michigan, pointing to prominent Democrats who said they can't back the party's nominee, including the former Michigan Democratic Party chairman and the former finance chair for Sen. Elissa Slotkin's campaign.

Michigan Republicans echoed that argument following the debate, pointing out that El-Sayed used to campaign with Twitch streamer Hasan Piker, who once said that America deserved the 9/11 terrorist attacks.

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"We cannot afford Abdul El-Sayed's far-left, big-government policies, and we cannot risk electing a person who campaigns with the likes of Hasan Piker and seemingly justified the horrific terrorist attack targeting children and the Jewish community in Bloomfield Hills," MIGOP Chairman Jim Runestad said in a statement.

Francia e Germania mettono da parte le rivalità per arginare la Cina

22 October 2026 at 03:45

Aerial view of new cars waiting for shipment at a port in Shanghai, China, Wednesday, Jan. 14, 2026. (Chinatopix Via AP) Associated Press / LaPresse Only italy and spain

Francia e Germania sono sempre state come cane e gatto. Per almeno un secolo e mezzo, la politica europea è stata attraversata dalla loro rivalità. Oggi a riavvicinarle è il timore verso la sovraccapacità industriale cinese, anche perché il deficit commerciale dell’Unione europea con la Cina ammonta a un miliardo di euro al giorno. Il 5 ottobre Friedrich Merz ed Emmanuel Macron hanno scritto congiuntamente a Ursula von der Leyen chiedendo uno strumento per escludere un Paese terzo dal mercato unico. Obiettivo tacito, la Cina. Fino a pochi anni fa sarebbe stato difficile immaginarlo, soprattutto da parte tedesca, poiché la Germania è legata a doppio filo alle imprese cinesi.

Non che Parigi e Berlino siano improvvisamente del tutto d’accordo su come proteggere l’industria europea. La posta in gioco riguarda l’intera base industriale, dall’acciaio alle tecnologie pulite. Proprio sull’automotive si erano trovate su fronti opposti. Sulle emissioni delle nuove auto al 2035, Berlino voleva obiettivi più leggeri mentre Parigi resisteva. Sull’Industrial Accelerator Act (Iaa), la proposta con cui Bruxelles vuole usare appalti e incentivi pubblici per sostenere la produzione europea, i ruoli erano invertiti. Parigi voleva un “Made in Europe” rigido, Berlino temeva di escludere partner importanti e di spezzare le catene di fornitura della sua industria. Il 16 ottobre, l’armistizio. La Francia ha accettato un obiettivo di riduzione delle emissioni delle nuove auto del 90% entro il 2035; la Germania ha accettato un criterio “Made in Europe” per l’auto nell’Iaa. Entrambi i dossier sono ingabbiati nel trilogo, e il compromesso politico rimane tutto da tradurre in realtà.

È stata la Cina a spingere Francia e Germania verso l’intesa. A metà giugno i leader europei avevano chiesto alla Commissione di provare la strada del dialogo con Pechino per riequilibrare il deficit commerciale, preparandosi a intervenire se entro l’autunno non fossero arrivati risultati. Il 29 giugno Maroš Šefčovič, Commissario europeo al Commercio, e il ministro cinese del Commercio Wang Wentao hanno così inaugurato le Eu-China Trade and Investment Consultations. Il primo banco di prova è stato l’automotive. Nel 2024 l’Ue aveva imposto dazi sulle auto elettriche cinesi ma non sulle ibride, e i produttori cinesi hanno sfruttato la falla. Quando Pechino ha rifiutato di limitare le esportazioni, la Commissione ha iniziato a preparare una reazione, un cosiddetto “strumento di salvaguardia”. Lo strumento è rapido ma ha un difetto. Le regole dell’Omc impongono di applicarlo a tutti, senza discriminazioni. Per fermare la Cina, Bruxelles avrebbe colpito anche Regno Unito, Giappone, Corea del Sud e gli altri partner. È l’obiezione che si sente spesso a porte chiuse a Bruxelles: le salvaguardie colpirebbero soprattutto i paesi like-minded.

È qui che si situa l’iniziativa Macron-Merz. La loro lettera del 5 ottobre propone un nuovo strumento, diverso da quello di salvaguardia, per reagire in maniera rapida alle distorsioni commerciali, fino a interrompere l’accesso al mercato interno. La minaccia è bastata, e il 9 ottobre Pechino ha accettato un tetto di trecentocinquantamila auto ibride nel primo anno: meno della metà di quelli attesi, ma comunque più di quelli importati nel 2025. In cambio, Pechino ha accettato anche di continuare a facilitare le licenze per l’esportazione verso l’Europa di terre rare e magneti permanenti.

È un compromesso che mostra insieme la forza e i limiti dell’Unione europea. L’accesso a un mercato di quattrocentocinquanta milioni di consumatori offre a Bruxelles una leva che Pechino non può ignorare. Ma colpire in maniera mirata un singolo concorrente sleale senza coinvolgere gli alleati è piuttosto difficile. È il problema che l’Europa sta cercando di risolvere con l’Iaa. In Parlamento sono stati depositati circa cinquemila emendamenti e anche i grandi gruppi come il Partito Popolare sono divisi tra due impostazioni: partire da un numero ristretto di Paesi e ammettere progressivamente i partner che rispettano determinate condizioni, oppure partire da un perimetro più ampio e lasciare alla Commissione il compito di escludere chi non garantisce reciprocità. Anche gli Stati stanno cercando un compromesso: la presidenza irlandese del Consiglio ha proposto di valutare l’accesso prodotto per prodotto e Paese per Paese, sulla base degli impegni commerciali assunti dall’Ue. È in questo negoziato che acquista peso l’armistizio del 16 ottobre. Francia e Germania propongono una possibile via di mezzo: un “Made in Europe” aperto anche ad alcuni partner europei esterni all’Unione, a condizione di reciprocità e di allineamento alle regole europee. Che questo diventi un paradigma per tutti i settori non è scontato, considerando che ognuno ha interessi divergenti. Ad esempio, chi produce acciaio chiede definizioni strette, mentre i settori più integrati nelle catene globali temono di perdere fornitori e mercati.

Dopo anni passati a discutere se l’Europa debba proteggere più attivamente la propria industria, qualcosa si muove. Quali prodotti considerare europei, quali partner ammettere nel “Made in Europe” e quali condizioni chiedere in cambio? Il compromesso Macron-Merz non risolve ancora queste domande. Ma il fatto che Parigi e Berlino abbiano cominciato a formularle insieme è una novità importante.

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