❌

Normal view

Le tende in piazza per l’emergenza casa infiammano anche il Portogallo: “Dov’è la casa del premier?”

17 October 2026 at 13:43

Nao consigues pagar a tua renda? Traz a tua tenda: “Non riesci a pagare l’affitto? Porta la tua tenda”. Come spesso accade nel Portogallo di un genio della letteratura come Fernando Pessoa, anche nelle lotte sociali il richiamo della poesia è fortissimo. Lo striscione simbolo della protesta che dalla fine della scorsa settimana ha trasformato la centralissima Praça D.Joao I° di Porto in un camping urbano, dopo gli scontri con la polizia avvenuti nella notte tra mercoledì e giovedì, è stato sostituito da quello più amaro A violéncia è o ùnico argumento da ignorància (e qui la traduzione è inutile). Il movimento di lotta per la casa, esploso nelle piazze di Madrid, alla fine è arrivato anche nel vicino Portogallo, dove negli ultimi quindici anni il mercato immobiliare ha avuto un’impennata clamorosa: Lisbona e Porto come Londra e Milano, siamo a questi livelli.

Il cuore della protesta è Porto, dove sono in corso maxi-lavori per l’ampliamento della rete metropolitana e dove nell’ultimo decennio è esploso il turismo. La piazza è stata occupata in modo progressivo. Ai giovani, si sono aggiunte persone di mezz’età e anziani. Il problema degli alloggi è trasversale. Unisce tutta quella fascia di popolazione che non possiede una casa. Il contrasto con i “proprietari”, che hanno spesso ereditato abitazioni anche in rovina e sono diventati improvvisamente ricchi, è notevole. Non c’è da sorprendersi se il premier Luìs Montenegro, capo del governo conservatore, ha liquidato la questione accusando i protestanti di essere “egoisti” perché turbano pace e quiete pubblica. Facile per lui pontificare: possiede una casa a Espinho, tre a Bragança e altre cinquanta sparse nell’impero immobiliare dell’azienda di famiglia.

Le parole più dure sono però state espresse dal sindaco di Porto, Pedro Duarte, anche lui esponente del partito socialdemocratico al governo. Il suo richiamo all’ordine e allo sgombero della piazza ha preceduto l’intervento della polizia, scattato tra il 14 e il 15 ottobre, in piena notte, quando ormai non erano più presenti giornalisti e televisioni. Gli agenti hanno usato le maniere forti. Gli scontri hanno provocato il ferimento di 37 persone, 2 delle quali in modo grave. La protesta non si è fermata. Giovedì sera, sono tornate le tende, ma qualche ora dopo c’è stato l’autoscioglimento perché è circolata la voce dell’infiltrazione di militanti dell’estrema destra. Un ritiro temporaneo. Venerdì notte la piazza è stata nuovamente occupata, i toni della protesta sono diventati più forti e nelle tv si è dato spazio a chi minacciava “dobbiamo trovare la casa di Montenegro”.

Il movimento raggiungerà oggi Lisbona, con un corteo che partirà da Cais do Sodré, vicino al fiume Tago e raggiungerà Praça Rossìo, cuore della capitale, dove il sindaco Pedro Moedas, anche lui del PSD, ha annunciato il ritiro dei monopattini elettrici condivisi per ragioni di sicurezza. Un altro sit-in è in programma a Coimbra, città universitaria, dove la crisi delle abitazioni colpisce soprattutto gli studenti. Le manifestazioni sono state organizzate dalla CGTP (Confederazione Generale dei Lavoratori Portoghesi) contro il “brutale aumento” dei prezzi di case, carburante e beni di prima necessità. A Faro, in Algarve, regione turistica dove i prezzi hanno raggiunto livelli elevatissimi, in solidarietà con “le tende di Porto” si svolgerà un raduno presso la Rotonda do Fórum, organizzato da diversi movimenti e collettivi.

In Portogallo la situazione esplosiva degli alloggi è stata prodotta da tre fattori: aumento della popolazione grazie anche al contributo degli immigrati delle ex colonie (Brasile e Angola in particolare), alterazione del mercato prodotta dai pensionati sbarcati nel paese per approfittare delle agevolazioni fiscali e carenza strutturale dell’edilizia popolare. L’affitto di un monolocale a Porto e Lisbona costa come uno stipendio. I giovani sono tagliati fuori e sono costretti a restare in famiglia. I lavoratori con i salari più bassi abbandonano i grandi centri urbani e cercano un tetto in aree rurali, lontane da uffici e fabbriche. Il movimento non ha ancora espresso un leader. Lo slogan è “oggi parlano alcuni, domani parlano altri”. Sono stati finora respinte affiliazioni politiche: “La lotta per un alloggio dignitoso è trasversale e attraversa tutta la nostra società”.

E’ stata aperta un’inchiesta sugli scontri di Porto, ma la linea dura ha raccolto i consensi anche del partito populista di estrema destra Chega. “L’intervento delle forze dell’ordine è stato corretto – il commento del deputato Pedro Pinto -. Il Portogallo non è un paese di tende in strada”. Il governo si appella alla legge che vieta le proteste pubbliche dopo le 0.30, ma gli attivisti replicano citando l’articolo 45 della Costituzione, nel quale si esprime il diritto alla manifestazione. Una posizione, questa, sostenuta dal presidente della Repubblica, il socialista Antonio José Seguro: “Difendo il diritto di manifestare, ma nel rispetto della legge”.

La protesta per la casa potrebbe travolgere l’intero Portogallo e non vanno sottovalutate le sue potenzialità. E’ la tesi del sociologo Fernando Bessa Ribeiro, professore dell’Università del Minho: “Con la questione degli alloggi, nel nostro paese siamo in uno stato di emergenza. La situazione potrebbe diventare esplosiva. Il governo farebbe bene a non sottovalutarla perché potrebbe sfuggire di mano. Dopo decenni di resistenza passiva, in Portogallo stiamo assistendo a una forma di protesta proattiva. C’è un risveglio di partecipazione e di coscienza civile. Non sappiamo dove possa portare”.

L'articolo Le tende in piazza per l’emergenza casa infiammano anche il Portogallo: “Dov’è la casa del premier?” proviene da Il Fatto Quotidiano.

I dati sulla povertà assoluta confermano che l’affitto è un fattore di forte vulnerabilità economica

15 October 2026 at 11:37

L’Istat ha pubblicato i dati sulla povertà assoluta nel 2025.

Nel 2025, in Italia, oltre 2,1 milioni di famiglie vivono in povertà assoluta, per un totale di 5,4 milioni di persone. L’incidenza resta stabile rispetto al 2024, attestandosi all’8% tra le famiglie e al 9,3% tra gli individui. Dietro questi numeri emerge un dato che richiama il tema della precarietà abitativa: 999mila famiglie in povertà assoluta vivono in affitto, quasi la metà del totale delle famiglie in povertà assoluta.

Il rapporto tra condizione abitativa e povertà è evidente. Tra le famiglie che pagano un affitto l’incidenza della povertà assoluta raggiunge il 20,9%, contro il 4,5% di quelle che vivono in una casa di proprietà. Per chi abita in un alloggio in usufrutto o a titolo gratuito, il dato è del 10,2%. L’affitto rappresenta dunque un fattore di forte vulnerabilità economica, soprattutto per chi dispone di redditi molto limitati e deve destinare una parte significativa del proprio reddito alle spese abitative.

La situazione è ancora più critica per le famiglie con figli. L’incidenza della povertà assoluta tra quelle con minori che vivono in affitto sale al 28,7%, contro il 6% delle famiglie proprietarie e il 10,5% di quelle in usufrutto. Quasi tre famiglie con minori su dieci tra quelle in locazione si trovano in condizioni di povertà assoluta. Un dato che evidenzia quanto il costo della casa possa incidere sulle condizioni di vita dei minori e sulle possibilità delle famiglie di sostenere le spese essenziali.

La questione abitativa si conferma così centrale nelle politiche di contrasto alla povertà. L’affitto è una spesa difficilmente comprimibile, che sottrae risorse ad alimentazione, salute, istruzione. Per le famiglie in povertà assoluta, l’affitto medio secondo Istat è di circa 379 euro al mese, contro i 454 euro delle famiglie non povere. Ma attenzione: questi affitti medi sono la media di tutti gli affitti, compresi quelli delle case popolari. Una differenza che non attenua il problema.

Di fronte a questi numeri, diventa prioritario rafforzare le politiche abitative pubbliche. Ampliare il patrimonio di edilizia residenziale pubblica. Aumentare il numero di case popolari disponibili significa offrire un’alternativa concreta alle famiglie che non riescono a sostenere i canoni del mercato privato sia libero che agevolato. A questo obiettivo possono contribuire il recupero degli immobili pubblici e privati inutilizzati, la riqualificazione e recupero degli alloggi esistenti e una programmazione stabile di nuovi investimenti.

Il sostegno economico all’affitto come misura di contrasto agli sfratti resta strumento importante, ma rischia di non essere sufficiente, o solo un travaso di risorse pubbliche verso i proprietari, se manca un’offerta adeguata di abitazioni pubbliche a canone sociale. Serve quindi una strategia di lungo periodo che consideri la casa non soltanto come un bene di mercato, ma come un elemento fondamentale del welfare e della tutela sociale pubblica.

Le differenze territoriali confermano la portata del problema: tra le famiglie in affitto, l’incidenza della povertà assoluta raggiunge il 22,4% nel Mezzogiorno, il 21,3% nel Nord e il 17,8% nel Centro. Particolarmente esposte sono anche le famiglie in affitto con almeno un componente migrante, per le quali l’incidenza sale al 32,8%, contro il 14,9% delle famiglie composte esclusivamente da italiani.

La stabilità della povertà rispetto al 2024 non deve dunque essere scambiata per un superamento dell’emergenza. I dati mostrano che il disagio economico è strettamente legato anche alle condizioni abitative e colpisce soprattutto chi non possiede una casa e deve mantenerla attraverso un affitto. Investire nell’edilizia residenziale pubblica, aumentando la disponibilità di alloggi ad affitti rapportabili al reddito netto, rappresenta una leva essenziale per contrastare la povertà, ridurre le disuguaglianze e garantire alle famiglie povere, il diritto a una casa effettivo.

Purtroppo i segnali di politiche abitative che vengono dall’Unione europea, Governo, Regioni e Comuni non sembrano affrontare la questione in termini di incremento dell’edilizia residenziale pubblica, continuando a proporre programmi abitativi di privati o fondi immobiliari. Questo è il nodo da sciogliere.

L'articolo I dati sulla povertà assoluta confermano che l’affitto è un fattore di forte vulnerabilità economica proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌