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“Squadretta” della Polizia locale, era il pusher a decidere chi arrestare: “Questo mandalo subito in carcere”

23 October 2026 at 09:04

Un’intera squadra della Polizia locale di Milano sarebbe stata di fatto manovrata da uno spacciatore, che utilizzava gli agenti per colpire i propri rivali e liberarsi dei concorrenti nel mercato della droga. È il quadro che emerge dalle oltre 200 pagine del provvedimento di fermo a carico di Ayoub Makkaoui, 31enne di origine marocchina, ritenuto dagli inquirenti il regista occulto del sistema di arresti illegali che ha coinvolto sei vigili milanesi, tutti finiti agli arresti domiciliari.

Secondo i pubblici ministeri Giovanni Tarzia e Francesca Celle, l’inchiesta avrebbe accertato che “un’intera squadra della Polizia locale di Milano” era stata “sostanzialmente infiltrata da un soggetto criminale che, facendo leva sull’ambizione professionale della sua responsabile, la utilizzava per ‘friggere i suoi nemici’ e ‘tenere lontano tutti quelli che vengono nel suo orto'”.

Al centro del sistema ci sarebbe stato il rapporto tra Makkaoui, informatore della squadra ma al tempo stesso attivo nello spaccio, e l’ormai ex commissaria Ilenja Sabato, che avrebbe seguito le sue indicazioni trasformando le operazioni di polizia in uno strumento al servizio degli interessi del 31enne.

Il patto tra l’informatore-pusher e la commissaria: arresti per fare carriera

Un rapporto di reciproca convenienza, secondo la ricostruzione della Procura. Da una parte Makkaoui avrebbe potuto sfruttare l’attività degli agenti per allontanare dal territorio gli spacciatori concorrenti. Dall’altra, Sabato e i suoi uomini avrebbero accumulato risultati operativi superiori alla media, soprattutto in termini di arresti, nella prospettiva di ottenere avanzamenti di carriera.

I magistrati parlano di una vera e propria condizione di dipendenza dell’ex commissaria nei confronti dell’informatore, al punto che sarebbe stato quest’ultimo a decidere quando e contro chi intervenire. Makkaoui non si sarebbe limitato a fornire informazioni. Secondo gli investigatori, pianificava direttamente le operazioni, effettuava appostamenti e pedinamenti, individuava i bersagli e metteva a disposizione degli agenti anche attrezzature tecnologiche, tra cui localizzatori Gps, telecamere e dispositivi elettronici per le attività di controllo.

Come riferisce il Corriere della Sera, il gip Elio Sparacino, nell’ordinanza cautelare nei confronti dei sei vigili, sottolinea che gli indagati erano “pienamente coscienti del fatto che stavano aiutando” un informatore e spacciatore “a liberarsi dei concorrenti”.

Le chat tra Makkaoui e Sabato: “Questo mandalo subito in carcere”

A documentare il rapporto tra l’informatore e l’ex commissaria sarebbero soprattutto le numerose conversazioni WhatsApp acquisite dagli investigatori, alcune delle quali intrattenute durante le stesse operazioni di polizia. In uno scambio dell’8 maggio, riportato dal Corriere della Sera, è Sabato a confrontarsi con Makkaoui sul momento più opportuno per procedere con un arresto: “Vogliamo provare a farlo domani che è sabato e magari ha più roba?”. In un’altra conversazione, risalente all’11 luglio, è invece il 31enne a dare indicazioni precise: “Questo mandalo subito in carcere, eh, mi raccomando… prenderemo un numero di un marocchino che lavora forte col fumo”. La risposta dell’allora commissaria è un sintetico “Top”.

Ancora più significativo un successivo scambio, avvenuto dopo un arresto. Sabato invia all’informatore la fotografia della persona fermata, segnalando però che non sarebbe stata trovata droga: “Non ha niente però”. Makkaoui replica con un ordine: “Spoglialo“. E la commissaria risponde: “Sì, sì, mo lo spoglio, adesso”.

L’informatore chiedeva anche di intervenire per gli amici fermati

Dalle conversazioni emergerebbe anche la capacità di Makkaoui di intervenire nelle vicende giudiziarie e nei controlli che riguardavano persone a lui vicine. Alla fine di maggio, dopo aver saputo che un suo conoscente era stato fermato dai vigili nella zona di Bande Nere, il 31enne contatta Sabato: “Hanno fermato un amico a Bande Nere i vigili, pensavo che eri te… Fai il possibile per favore“. L’ex commissaria gli risponde che l’intervento non è stato effettuato dalla sua squadra, ma prova a rassicurarlo: “Tempo di fare due atti e lo rilasciano”.

Il conoscente, tuttavia, avrebbe sospettato che dietro il fermo ci fosse lo stesso Makkaoui, accusandolo di aver utilizzato un altro gruppo di agenti. Una circostanza che l’informatore riferisce alla commissaria: “Mi sta dando la colpa a me. Mi fa, sì, l’hai fatto apposta, hai usato un’altra squadra”.

Sei vigili ai domiciliari, almeno otto arresti illegali contestati

L’inchiesta, condotta dagli stessi colleghi della Polizia locale e coordinata dalla Procura di Milano, ha portato all’applicazione degli arresti domiciliari nei confronti di sei agenti, tra cui l’ex commissaria Sabato. Almeno otto gli arresti ritenuti illegali dagli inquirenti. A Makkaoui vengono contestati il concorso nella realizzazione di falsi verbali finalizzati agli arresti illegali e reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Il quadro delineato dai magistrati descrive dunque un presunto ribaltamento dei ruoli: non più un informatore al servizio degli investigatori, ma una squadra di polizia che avrebbe finito per operare al servizio di un informatore criminale, utilizzando i propri poteri per perseguire interessi estranei alle finalità istituzionali.

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Santanchè, chiesto il rinvio a giudizio anche per i fallimenti Ki Group e Bioera: accuse di bancarotta e truffa allo Stato

22 October 2026 at 10:22

Nuova richiesta di rinvio a giudizio per Daniela Santanchè. La Procura di Milano ha chiesto il processo per la senatrice di Fratelli d’Italia ed ex ministra del Turismo e per altre 14 persone, più una società, per ipotesi di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato in relazione ai fallimenti delle società Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl. Le indagini della Guardia di finanza, coordinate dai pm Luigi Luzi e Guido Schininà con il procuratore aggiunto Roberto Pellicano, erano state chiuse a luglio. A decidere sul rinvio a giudizio sarà il giudice dell’udienza preliminare. Tra gli imputati anche l’ex compagno e il figlio di Santanchè, Canio e Lorenzo Mazzaro, nonchè la sorella Fiorella.

Bioera, controllante di Ki Group, è stata dichiarata fallita nel 2024: Santanchè era stata presidente del consiglio di amministrazione dal 2012 al 2021, mentre Canio Mazzaro è stato amministratore delegato. Secondo l’accusa, l’ex ministra e gli altri amministratori si sono attribuiti compensi “del tutto sproporzionati” portando dolosamente le società al dissesto finanziario. Santanchè è già imputata per truffa ai danni dello Stato anche in relazione alla vicenda dei dipendenti di Visibilia, la sua ex casa editrice, che lavoravano pur risultando in cassa integrazione Covid: il processo è in fase di udienza preliminare. Per il fallimento di Visibilia, invece, la senatrice è stata rinviata a giudizio nel gennaio 2025 con l’accusa di false comunicazioni sociali e il dibattimento di primo grado è in corso. A causa delle vicende giudiziarie pendenti, Santanchè è stata obbligata a dimettersi dalla premier Giorgia Meloni a marzo 2026, dopo la sconfitta al referendum sulla riforma Nordio.

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