❌

Normal view

Consigli da marziano sui ‘maranza’: la ricetta fasulla della repressione si smonta in poco

22 October 2026 at 16:37

Da ‘maranza’ a marziano il passo è breve: tanto ci sono estranei i ragazzi delle periferie urbane e delle cosiddette ‘seconde generazioni’ di nuovi italiani, quanto se arrivasse da Marte uno studioso culturalmente preparato e freddamente razionalista, che cosa direbbe di questo grande disordine sotto il cielo?

Esaminando la marea montante di commenti sulle violenze di strada a Milano e sulla stretta repressiva varata dal governo, il maranzanologo alieno sorriderebbe subito divertito per la compiacenza dei nuovi Bakunin nostrani che ripetono ai borghesi indignati il ritornello della canzone di Fabrizio De Andrè sul Maggio francese: ‘anche se voi vi credete assolti/ siete per sempre coinvolti’. Non è come la querelle tra rapper milionario e aspiranti tali, ma è pur sempre una questione di Fede(z) rivoluzionaria. Altrettanto facilmente un marziano individuerebbe il punto debole dei ragionamenti di chi plaude all’inasprimento del controllo sociale con i militari nelle strade, all’ampliamento dei poteri di polizia e a una legislazione che prevede pene giudiziarie più severe.

Se non credete agli ET fate una ricerca con l’IA: la repressione non funziona perché è evidentemente destinata a generare nuovo disagio, per non dire dei costi assolutamente sproporzionati ai risultati. Questo è il dato che si può evincere guardando al periodo storico degli ultimi 30-40 anni con la lente specialistica degli studi di settore che, soprattutto nel mondo anglosassone, sono stati fatti sul campo da sociologi e criminologi di varia estrazione: la repressione ad ampio spettro sociale non ha mai funzionato tout court, ma ha soltanto creato un’altra voragine di debito pubblico.

E a chi rispondesse citando casomai casi specifici italiani, per esempio la durezza nei confronti dei vertici delle organizzazioni mafiose e dei gruppi terroristici, bisogna pur ricordare che la mafia o le Br contavano su un certo quale consenso diffuso ma non hanno mai avuto origine e radicamento in quello che potremmo definire, in senso lato, un movimento del nuovo sottoproletariato urbano.

Il nostro maranzianologo alieno smonterebbe anche la fasulla premessa ideologica dei tifosi della repressione, quando sostengono che l’inclusione si sia rivelata una fandonia, senza portare a conforto di questa tesi nessun dato credibile: è evidente a chiunque che una vera e propria battaglia culturale per l’integrazione e per l’educazione dei giovani non è mai stata tentata seriamente da nessun governo e da nessun potere locale, ché anche la sinistra su questo ha colpe storiche enormi.

Su scala locale a Milano, per esempio, dieci piazze pedonalizzate e ridipinte nei quartieri più degradati valgono anche soltanto una delle speculazioni edilizie per ricchi che il Comune ha varato? Oltretutto la vicinanza causata dalle gentrificazioni non ha fatto che accentuare i contrasti e causare nuovi risentimenti: l’ex scalo ferroviario rivestito a lusso con la Fondazione Prada e i nuovi palazzi nel quartiere ribattezzato ’SouPra’ sono a due passi dal Sud-Est vero del Corvetto; la nuova area ‘hipster’ di Nolo confina con le zone contese tra le gang latine e i giovani delle famiglie musulmane, e via elencando.

Si trovano montagne di soldi per le armi, montagne per un Ponte, montagne per l’edilizia di lusso, montagne per le Fashion Week, montagne persino per coccolare i borghesi con i vizi culturali, ma a qualcuno è mai venuto in mente di finanziare un piano straordinario per la riqualificazione culturale delle periferie dove abitano i ‘maranza’? Quanto costa una bella opera nel Tempio della lirica, o una mostra d’ArtiStar, o la stagione del Teatro d’arte per tutti che mostra una certa amnesia storica? E quanto è stato investito sulle vere emergenze culturali ed educative nel territorio?

Persino Giorgia Meloni, nel presentare il suo ennesimo decreto legge da pugno di ferro, ha ammesso di ritenere necessaria la riqualificazione delle periferie, e ci sta poi persino che abbia in mente di preparare qualche intervento-passerella alla Caivano magari proprio nella Milano di Sala, sai che beffa!

Sia quel sia, alla fine il maranzanologo alieno consiglierebbe: siccome sul piano della follia delle diseguaglianze nel vostro mondo sembra che ci sia ben poco da fare, al momento, nonostante la marea di poveri, veri e potenziali (dato che i debiti degli Stati sono decollati a livelli stratosferici mentre pochi individui più ricchi diventano sempre più sfacciatamente tali!), cominciate a fare qualcosa di concreto almeno per riportare la cultura e l’educazione al centro di una nuova politica.

L'articolo Consigli da marziano sui ‘maranza’: la ricetta fasulla della repressione si smonta in poco proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌