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BTP Valore o Insieme, quanto si incassa tra cedole e tasse: le simulazioni da 1.000 euro in su

22 October 2026 at 04:00

Su 10.000 euro investiti, il nuovo BTP Valore distribuisce almeno 1.776,25 euro netti di interessi in cinque anni. Il BTP Valore Insieme ne riconosce 1.946,88 tutti alla scadenza. La differenza è di circa 171 euro, ma per confrontare le due offerte bisogna considerare anche quando il denaro entra sul conto e come viene utilizzato.

Cosa sapere

Il doppio collocamento di ottobre mette davanti ai risparmiatori due modalità di investimento. Il BTP Valore paga ogni tre mesi, con cedole crescenti; il Btp Valore Insieme concentra gli interessi in un unico pagamento finale ed entrambi durano cinque anni. I calcoli si basano sui tassi minimi garantiti annunciati dal Tesoro, che alla chiusura dell’offerta potranno essere confermati o aumentati. Il collocamento è previsto dal 19 al 23 ottobre, salvo chiusura anticipata: il conto complessivo per lo Stato dipenderà dagli importi sottoscritti nei due titoli.

Quanto arriva sul conto con le cedole trimestrali

Il BTP Valore offre un tasso annuo lordo del 3,70% nei primi due anni, del 4,10% nel terzo e quarto e del 4,70% nell’ultimo. Su un investimento di 10.000 euro, ogni cedola trimestrale vale quindi 92,50 euro lordi nel primo biennio, 102,50 nel secondo e 117,50 nell’ultimo anno.

Capitale Anni 1 e 2 Anni 3 e 4 Anno 5
1.000 € 8,09 € 8,97 € 10,28 €
5.000 € 40,47 € 44,84 € 51,41 €
10.000 € 80,94 € 89,69 € 102,81 €
20.000 € 161,88 € 179,38 € 205,63 €
30.000 € 242,81 € 269,06 € 308,44 €
50.000 € 404,69 € 448,44 € 514,06 €
100.000 € 809,38 € 896,88 € 1.028,13 €

Applicando l’imposta del 12,5%, gli accrediti scendono rispettivamente a circa 80,94, 89,69 e 102,81 euro ogni tre mesi. Nell’intero quinquennio gli interessi ammontano a 2.030 euro lordi, dei quali 253,75 vengono assorbiti dalla tassazione. Al sottoscrittore restano 1.776,25 euro, oltre alla restituzione dei 10.000 euro di capitale alla scadenza.

Capitale Interessi lordi totali Imposte sugli interessi Interessi netti totali
1.000 € 203,00 € 25,38 € 177,63 €
5.000 € 1.015,00 € 126,88 € 888,13 €
10.000 € 2.030,00 € 253,75 € 1.776,25 €
20.000 € 4.060,00 € 507,50 € 3.552,50 €
30.000 € 6.090,00 € 761,25 € 5.328,75 €
50.000 € 10.150,00 € 1.268,75 € 8.881,25 €
100.000 € 20.300,00 € 2.537,50 € 17.762,50 €

Tutti gli importi netti qui riportati considerano la sola imposta sui rendimenti, senza sottrarre bollo ed eventuali costi del deposito titoli. L’aliquota agevolata del 12,5% si applica a entrambi gli strumenti.

 

Tradotto in una media mensile, il flusso netto equivale a circa 26,98 euro nei primi due anni, 29,90 nei due successivi e 34,27 nell’ultimo. Attenzione. Gli accrediti effettivi restano trimestrali e la media proposta serve a misurare quanto l’investimento può integrare il bilancio familiare.

Quanto paga la maxicedola di BTP Valore Insieme

Per BTP Valore Insieme il tasso minimo della cedola finale è del 22,25% complessivo sui cinque anni. Su 10.000 euro significa 2.225 euro lordi di interessi. Sottratti 278,13 euro circa di imposte, la remunerazione netta è di 1.946,88 euro e il pagamento finale, capitale compreso, arriva a circa 11.946,88 euro.

Capitale Maxicedola lorda Imposte sulla maxicedola Maxicedola netta Incasso finale netto, capitale compreso
1.000 € 222,50 € 27,81 € 194,69 € 1.194,69 €
5.000 € 1.112,50 € 139,06 € 973,44 € 5.973,44 €
10.000 € 2.225,00 € 278,13 € 1.946,88 € 11.946,88 €
20.000 € 4.450,00 € 556,25 € 3.893,75 € 23.893,75 €
30.000 € 6.675,00 € 834,38 € 5.840,63 € 35.840,63 €
50.000 € 11.125,00 € 1.390,63 € 9.734,38 € 59.734,38 €
100.000 € 22.250,00 € 2.781,25 € 19.468,75 € 119.468,75 €

Il 22,25% non è un rendimento annuo. Il rendimento composto equivalente è di circa il 4,10% lordo all’anno; dopo la sola imposta sugli interessi, quello calcolato sul pagamento finale è di circa il 3,62% annuo.

I circa 171 euro netti in più rispetto alla somma delle cedole del BTP Valore remunerano anche l’attesa. Chi sceglie il titolo trimestrale dispone prima degli interessi e può spenderli oppure reinvestirli. Se li lascia sul conto senza remunerazione, alla fine avrà incassato meno rispetto a Insieme; se li reinveste, il risultato dipenderà dai rendimenti ottenuti. Il Tesoro ha costruito le due offerte per assicurare lo stesso rendimento finanziario lordo a scadenza, pur con pagamenti differenti.

Capitale BTP Valore BTP Valore Insieme Maggior incasso nominale con Insieme
1.000 € 177,63 € 194,69 € 17,06 €
5.000 € 888,13 € 973,44 € 85,31 €
10.000 € 1.776,25 € 1.946,88 € 170,63 €
20.000 € 3.552,50 € 3.893,75 € 341,25 €
30.000 € 5.328,75 € 5.840,63 € 511,88 €
50.000 € 8.881,25 € 9.734,38 € 853,13 €
100.000 € 17.762,50 € 19.468,75 € 1.706,25 €

Per questa emissione non è previsto un premio fedeltà aggiuntivo. La maxicedola di Insieme rappresenta l’intera remunerazione finale prevista dal titolo.

Quanto paga lo Stato e quanto recupera con il fisco

Per ogni miliardo di euro sottoscritto nel BTP Valore, ai tassi minimi attuali, il Tesoro deve corrispondere 203 milioni di interessi lordi in cinque anni. Ipotizzando che tutti i pagamenti siano soggetti all’imposta del 12,5%, il gettito teorico è di 25,375 milioni e agli investitori arrivano 177,625 milioni netti.

Nel primo biennio ogni stacco trimestrale comporta 9,25 milioni di interessi lordi per miliardo collocato; nel secondo sale a 10,25 milioni e nell’ultimo anno a 11,75 milioni.

Per ogni miliardo sottoscritto in BTP Valore Insieme, invece, gli interessi finali sono 222,5 milioni lordi. Nella stessa ipotesi fiscale, 27,8125 milioni tornano allo Stato attraverso l’imposta e 194,6875 milioni restano ai risparmiatori. A questi si aggiunge il miliardo di capitale da rimborsare.

Sono elaborazioni sui tassi minimi annunciati, non il consuntivo del collocamento. Anche il gettito è teorico, perché quello effettivo dipenderà dal trattamento fiscale dei possessori al momento dei pagamenti.

Per l’investitore, la scelta passa soprattutto dal bisogno di liquidità. Le cedole trimestrali rendono disponibile una parte del rendimento durante i cinque anni; Insieme rinvia tutto alla scadenza. Se occorre vendere prima, entrambi sono esposti alle oscillazioni del mercato e il prezzo può essere inferiore a quello di acquisto. La concentrazione dei pagamenti alla fine rende inoltre Insieme più sensibile alle variazioni dei rendimenti di mercato, a parità delle altre condizioni.

Azioni o Bond-Btp, perché gli italiani scelgono le obbligazioni

21 October 2026 at 14:26

La possibilità di ottenere un rendimento senza aumentare troppo l’esposizione alle azioni. È questo l’equilibrio che sembra orientare verso le obbligazioni (Bond e anche Btp) gli investitori italiani. Nella prima edizione del Barometro CAWS di Colazione a Wall Street, il 42% sceglierebbe i bond se dovesse investire in una sola categoria di strumenti nei prossimi tre mesi. Le azioni raccolgono il 32% delle preferenze, mentre liquidità e strumenti monetari si fermano al 15%.

Perché in questo periodo si preferiscono Bond e Btp alle azioni?

Rendimenti più interessanti, con attenzione ai tassi

Gli investitori cercano di mantenere sostanzialmente invariata l’allocazione, mostrando al tempo stesso un maggiore interesse per i Bond rispetto alle azioni.

La scelta verso investimenti a medio-lungo termine, ovviamente, è influenzata dal contesto economico-finanziario. Il 10 settembre la Banca centrale europea ha aumentato i tre tassi ufficiali di 25 punti base, portando quello sui depositi al 2,50%, con effetto dal 16 settembre. Nella stessa decisione, la BCE ha richiamato le pressioni inflazionistiche generate dal conflitto in Medio Oriente, senza impegnarsi su un percorso prestabilito per le mosse successive.

Per chi acquista obbligazioni, il livello dei tassi ha due effetti. Rendimenti di mercato più elevati possono offrire condizioni di ingresso più interessanti. Un ulteriore rialzo può, però, far scendere il prezzo dei titoli a tasso fisso già acquistati, soprattutto di quelli con scadenze lunghe. La ricerca di rendimento richiede quindi anche una scelta sulla durata dell’investimento e sulla possibilità di mantenere il titolo fino al rimborso.

 

 

Le obbligazioni a tasso fisso consentono di conoscere in anticipo i flussi contrattuali e questa prevedibilità può essere utile a chi vuole programmare entrate e scadenze.

Quali sono i rischi per gli investimenti?

La situazione geopolitica è il rischio principale per il 27% degli intervistati. Seguono il debito pubblico elevato indicato dal 17%, l’aumento dell’inflazione dal 16%, e la recessione economica dal 15%. La fiducia sui mercati si ferma a 48 punti su 100 e la propensione al rischio a 46.

 

 

Sono preoccupazioni che trovano un riscontro reale nell’attualità economica. Secondo i dati Eurostat (pubblicati il 16 ottobre) l’inflazione nell’area euro è salita al 3,8% a settembre, dal 3,2% di agosto. L’energia ha contribuito per 1,71 punti percentuali al tasso complessivo. In Italia, l’inflazione misurata con l’indice armonizzato europeo ha raggiunto il 4,2%. Cosa significa?

Per il risparmiatore questo significa che il rendimento nominale va distinto dal risultato in termini di potere d’acquisto. Una cedola non protegge automaticamente dall’aumento dei prezzi. Contano il rendimento effettivo all’acquisto, le imposte, i costi e l’inflazione durante la vita dell’investimento.

Anche la preoccupazione per i debiti pubblici introduce una distinzione. Scegliere obbligazioni significa prestare denaro a un emittente, la cui solidità resta centrale. Titoli di Stato e bond societari possono avere rischi molto diversi, anche quando offrono cedole simili.

Dove investiranno nei prossimi 12 mesi

Se le obbligazioni raccolgono più preferenze nell’orizzonte dei tre mesi, guardando ai prossimi dodici l’attenzione sui temi azionari si concentra sulla tecnologia. L’intelligenza artificiale è il settore con le migliori prospettive per il 24,7% degli intervistati, seguita dalla cybersecurity con il 19,9%. Insieme raccolgono il 44,6% delle risposte.

 

 

Seguono energia, indicata dal 12,5%, robotica e automazione, dall’11,8%, e semiconduttori, dal 10,9%. Più distanti infrastrutture al 5%, biotech al 4,4%, difesa e aerospazio al 4,1% e fintech allo 0,9%. Il restante 5,7% sceglie altri temi.

Due intervistati su tre individuano quindi le migliori prospettive azionarie nei settori legati alla trasformazione tecnologica.

Manovra 2027, quanto cambia il netto di stipendi e pensioni: le simulazioni

19 October 2026 at 04:00

La prossima Legge di bilancio potrebbe cambiare le trattenute su stipendi e pensioni. Per capire se resteranno più soldi sul conto, però, bisogna partire dal reddito sul quale si pagano le tasse, che per un dipendente è diverso dalla retribuzione lorda indicata nel contratto. E leggere con attenzione le soglie degli annunci politici, perché un taglio dell’Irpef «fino a 60mila euro» non significa un risparmio per tutti quelli che guadagnano meno di quella cifra.

Quanto cambierebbe, quindi, rispetto alle tasse pagate oggi? Le simulazioni partono da 20mila euro di imponibile annuo e confrontano l’imposta attuale con quella ipotizzata per il 2027, indicando il risparmio annuale e il suo equivalente mensile.

Quanto si risparmierebbe ai diversi redditi

Attualmente, l’Irpef prevede il 23% fino a 28mila euro, il 33% dai 28mila fino a 50mila euro, il 43% sulla quota che supera 50mila euro. La seconda aliquota è già scesa dal 35% al 33% con la precedente legge di bilancio.

L’ipotesi per il 2027 sul quale sta lavorando il Mef manterrebbe il 33% anche sui successivi 10.000 euro. Su quella fascia il prelievo scenderebbe di 10 punti percentuali, dal 43% al 33%.

Facciamo due conti. La tabella confronta l’Irpef lorda, prima delle detrazioni, calcolata con le aliquote attuali e con l’ipotetico ampliamento dello scaglione. Non rappresenta il totale delle trattenute su stipendio o pensione.

Reddito imponibile annuo Irpef lorda attuale Ipotesi 2027 Risparmio annuo Media 12 mesi
20.000 € 4.600 € 4.600 € 0 € 0 €
28.000 € 6.440 € 6.440 € 0 € 0 €
35.000 € 8.750 € 8.750 € 0 € 0 €
40.000 € 10.400 € 10.400 € 0 € 0 €
50.000 € 13.700 € 13.700 € 0 € 0 €
52.000 € 14.560 € 14.360 € 200 € 16,67 €
55.000 € 15.850 € 15.350 € 500 € 41,67 €
60.000 € 18.000 € 17.000 € 1.000 € 83,33 €
70.000 € 22.300 € 21.300 € 1.000 € 83,33 €

Elaborazione sulle aliquote attuali e sull’ipotesi del 33% fino a 60mila euro. Si assumono invariati gli altri elementi del sistema fiscale. Le medie mensili sono equivalenze aritmetiche, non previsioni dei singoli cedolini.

Chi supera 60mila euro conserverebbe il beneficio massimo teorico di mille euro, salvo eventuali limiti o correttivi introdotti dalla legge. Questo accadrebbe perché anche un contribuente con 70.000 euro di imponibile possiede la quota fra 50.000 e 60.000 euro sulla quale diminuirebbe l’imposta.

Perché il 33% non si applica a tutto il reddito

L’Irpef funziona per scaglioni, quindi superare una soglia significa applicare l’aliquota successiva soltanto alla parte eccedente. Prendiamo un imponibile di 55.000 euro dove il totale dell’imposta lorda è di 15.850, ma così composta:

  • 6.440 euro sui primi 28.000;
  • 7.260 euro sulla fascia successiva fino a 50.000;
  • 2.150 euro sugli ultimi 5.000.

Con la modifica ipotizzata, l’imposta sugli ultimi 5mila euro scenderebbe da 2.150 a 1.650 euro. Il risparmio sarebbe di 500 euro, ottenuto moltiplicando 5.000 euro per i 10 punti di riduzione. Non si calcolerebbe applicando lo sconto all’intero reddito.

Quale cifra controllare in busta paga e nella pensione

Per confrontarsi con la tabella bisogna cercare il reddito imponibile fiscale annuo. La retribuzione annua lorda indicata nel contratto non coincide normalmente con questo valore, perché dal lordo del dipendente vengono sottratti i contributi previdenziali obbligatori a suo carico.

Una Ral di 55.000 euro, quindi, non basta per attribuirsi i 500 euro di risparmio della simulazione. Occorre verificare l’imponibile fiscale risultante dai cedolini e, a consuntivo, dalla Certificazione unica.

Per i pensionati, la CU dell’ente previdenziale permette di individuare il reddito pensionistico fiscalmente rilevante. Chi riceve più pensioni o possiede altri redditi deve considerare il quadro complessivo dei redditi soggetti all’Irpef ordinaria: guardare soltanto un assegno può portare a individuare lo scaglione sbagliato.

Dipendenti e pensionati, quanto cambierebbe il netto

A parità di imponibile, la riduzione dell’imposta lorda sarebbe uguale. Le detrazioni per lavoro dipendente e pensione seguono però regole diverse; quindi, non basta conoscere l’aliquota per ricostruire il netto completo. Le rispettive detrazioni ordinarie per tipologia di reddito si azzerano a 50mila euro.

Un dipendente con 55.000 euro di imponibile, senza altri redditi e a parità di tutte le altre condizioni fiscali, avrebbe dunque 500 euro annui di minore Irpef. Sono circa 38,46 euro su tredici mensilità, oppure 35,71 euro su quattordici.

Un pensionato con 60.000 euro di imponibile annuo, nelle stesse condizioni semplificate, risparmierebbe mille euro, equivalenti a 76,92 euro per tredici mensilità.

La distribuzione effettiva nei cedolini dipenderebbe dalla decorrenza della norma e dai tempi di applicazione. Addizionali regionali e comunali, altre detrazioni e conguagli continuerebbero a incidere sull’accredito.

Chi resterebbe escluso e quando arriverebbero i soldi

Da questa estensione non deriverebbe un nuovo vantaggio per chi ha un imponibile fino a 50.000 euro. Resterebbero quindi esclusi anche molti lavoratori e pensionati già interessati dal precedente taglio dal 35% al 33%. L’INPS ha applicato quella riduzione sulle pensioni da marzo 2026, riconoscendo anche gli arretrati di gennaio e febbraio.

Il beneficio non riguarderebbe direttamente i redditi tassati con un’imposta sostitutiva, come quelli dell’attività in regime forfettario.

L’invio del Documento programmatico di bilancio, comunicato dal MEF il 15 ottobre, è un passaggio della preparazione della manovra, non rende operative nuove aliquote. Per sapere quanto arriverà davvero serviranno la norma approvata, la sua decorrenza e gli eventuali correttivi. Se l’estensione non entrasse nella legge, il risparmio aggiuntivo mostrato nelle simulazioni sarebbe pari a zero.

LVMH, ricavi a 18,5 miliardi nel terzo trimestre guidati da gioielli e alcolici

15 October 2026 at 09:46

LVMH chiude il terzo trimestre 2026 con ricavi di 18,504 miliardi di euro, in aumento dell’1,2% rispetto ai 18,280 miliardi dello stesso periodo del 2025. La crescita organica, che esclude gli effetti dei cambi e delle variazioni del perimetro societario, è dell’1%. Il risultato porta il fatturato dei primi nove mesi a 57,148 miliardi, con una flessione dell’1,6% in euro e un incremento organico del 2%.

Passiamo nel dettaglio dei conti di LVMH e dell’andamento in questi primi 9 mesi del 2026.

Moda e pelletteria pesano sul trimestre

Il passaggio dal secondo al terzo trimestre mostra un rallentamento della crescita organica del gruppo, dal 3% all’1%. La principale debolezza riguarda moda e pelletteria, che passa dal +1% al −5%. La divisione comprende Louis Vuitton, Dior, Fendi e altre maison e rappresenta il 46,2% del fatturato dei nove mesi.

Indicatore 2026 2025 Var. in euro Var. organica
Ricavi complessivi 9 mesi 57.148 58.090 −1,6% +2%
Vini e liquori 4.027 3.917 +2,8% +5%
Moda e pelletteria 26.391 27.611 −4,4% −2%
Profumi e cosmetici 5.922 6.040 −2,0% 0%
Orologi e gioielli 7.725 7.409 +4,3% +8%
Distribuzione selettiva 12.476 12.613 −1,1% +6%
Ricavi del III trimestre 18.504 18.280 +1,2% +1%

Nel trimestre le sue vendite scendono a 8,245 miliardi di euro, 252 milioni in meno rispetto a un anno prima. LVMH attribuisce parte della difficoltà alla domanda cinese.

Il rinnovo delle collezioni offre segnali diversi tra le maison. Il gruppo ha riferito una buona crescita di Dior nei nove mesi e un andamento positivo di Loro Piana.

 

 

Il rinnovamento di Dior passa dalle collezioni di Jonathan Anderson, i cui primi capi sono arrivati nei negozi il 2 gennaio 2026, secondo Vogue. Nello stesso mese lo stilista ha debuttato nell’alta moda della maison. Tra i motivi della collezione figuravano i ciclamini, ispirati a un mazzo di fiori ricevuto da John Galliano, uno dei suoi predecessori. Anche le borse sono entrate nella sperimentazione, con modelli realizzati in tessuti francesi del Settecento.

Asia in calo, Europa e Giappone crescono

Osservando, invece, la dimensione geografica, l’Asia escluso il Giappone passa da una crescita organica del 4% nel secondo trimestre a una contrazione del 5% nel terzo, tuttavia, l’area vale il 27% dei ricavi di questi nove mesi.

Gli Stati Uniti crescono del 5% nel trimestre, il Giappone del 6% e l’Europa del 4%. Per l’Europa è un miglioramento rispetto alla stabilità del secondo trimestre e alla flessione del 3% del primo.

 

 

In Cina, Louis Vuitton ha affrontato anche una controversia con Molly Tea, catena di bevande accusata di utilizzare un logo simile al motivo floreale del suo monogramma. Reuters riferisce che la disputa ha provocato reazioni negative tra i consumatori cinesi. Nella conferenza con gli analisti, la direttrice finanziaria Cécile Cabanis ha escluso di credere in misure drastiche come i tagli dei prezzi per rilanciare il marchio.

Gioielli e distribuzione sostengono le vendite

Orologi e gioielli registrano una crescita organica del 6% nel trimestre e dell’8% nei nove mesi. I ricavi trimestrali raggiungono 2,5 miliardi di euro. La distribuzione selettiva, che comprende Sephora, accelera invece dal +6% al +8% organico.

Nei nove mesi le vendite organiche aumentano del 6%, mentre quelle riportate diminuiscono dell’1,1%. La presentazione indica un effetto perimetro negativo del 4% e un effetto cambi del −3%, con percentuali arrotondate.

Per Sephora, il 2026 ha portato anche l’ingresso nel motorsport. L’11 marzo il marchio ha annunciato la partnership con F1 Academy, la serie femminile di monoposto, e il sostegno alla pilota spagnola Natalia Granada. L’accordo comprende inoltre postazioni beauty nel Paddock Club di 18 Gran Premi. Nel comunicato Sephora dichiarava una presenza in 35 mercati e 80 milioni di membri attivi nella propria comunità di clienti.

Vini e alcolici crescono del 6% organico nel trimestre, con ricavi di 1,429 miliardi di euro. Nei primi nove mesi l’incremento organico è del 5%. LVMH segnala una ripresa dello champagne soprattutto in Europa, un buon andamento del cognac Hennessy in Asia e ulteriori progressi dei rosé della Provenza. Negli Stati Uniti, il gruppo indica tra i fattori di sostegno il lancio dei cocktail Hennessy già pronti da servire.

Arrivati sul mercato statunitense a giugno, gli Hennessy Very Special Cocktails sono venduti in bottiglie da 375 millilitri, a un prezzo consigliato di 15,99 dollari. La gamma comprende tre ricette, Henny Rita, Henny Berry e Henny Iced Tea. È la prima proposta della maison che combina il cognac con altri ingredienti, portando il marchio anche nel consumo di cocktail domestici senza preparazione.

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