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“Attentato” a Zelensky e guerra mediatica: il nodo degli asset russi congelati

By: A A
3 October 2026 at 10:30

L’obiettivo è, oggi come un anno fa, quello di creare una pressione mediatica e politica per la confisca dei 210 miliardi di assett russi da dare all’Ucraina. L’obiettivo è dunque, ancora una volta, preparare gli italiani alla guerra contro la Russia. 

Segue nostro Telegram.

Esattamente un anno fa, il primo settembre 2025, media e agenzie europee riportavano una notizia choc: attentato contro Ursula von der Leyen, hacker russi manomettono il gps del suo aereo a Plovdik, nel sud della Bulgaria. Piloti costretti ad atterrare avvalendosi di “mappe cartacee” e “metodi tradizionali”.

L’informazione, comunicata in conferenza dalla stessa portavoce della von der Leyen, venne smentita poco dopo da Flight Radar, il più importante sito di tracking aereo.

Valse a poco. La narrazione era stata avviata e nessuna smentita ufficiale riuscì a bloccarla. Ebbe inizio una stagione di avvistamenti mai confermati, verificati e dimostrati di “droni russi” nei pressi di aeroporti e basi militari di tutte le città europee.

Il bombardamento di tali notizie, con il richiamo continuo al “jamming contro l’aereo di Ursula von der Leyen” (questa la formula utilizzata dai media), contribuì a creare tra l’opinione pubblica europea un clima di paura e ostilità nei confronti della Russia, favorire un sentimento di empatia verso il punto di vista ucraino (le richieste del presidente Zelensky) e, in definitiva, rendere legittimo e accettabile il rischio derivante dalla confisca degli assett russi detenuti in UE (circa 210 miliardi di euro) per finanziare l’Ucraina.

La ferma opposizione del Belgio scongiurò tale decisione e il 19 dicembre il Consiglio europeo optò per un prestito da 90 miliardi da raccogliere emettendo debito europeo. Dopo ciò gli avvistamenti terminarono.

A un anno di distanza, si torna a parlare dei beni russi congelati. E si torna a parlare di “attentati russi”.

Con una lettera, 122 eurodeputati di diversi schieramenti hanno chiesto ai leader UE di riaprire i negoziati sull’uso dei beni russi congelati per sostenere l’Ucraina. Nonostante il sostegno economico e finanziario dei partner europei, Kiev ha un buco di 23 miliardi di euro nei finanziamenti per la difesa. I Paesi UE sono riluttanti a stanziare nuovi fondi dai propri bilanci nazionali.

Secondo quanto riporta Euronews, i firmatari sollecitano la Commissione europea a presentare una nuova proposta che superi le obiezioni sollevate dal Belgio e altri stati.

“La Russia deve sopportare le conseguenze finanziarie della sua guerra di aggressione”, si legge nel testo visionato dai giornalisti di Euronews.

La proposta è quella di trasferire i beni in un “nuovo strumento dell’UE che assumerebbe le obbligazioni giuridiche nei confronti della banca centrale russa. In questo modo si garantirebbe sostegno finanziario all’Ucraina mantenendo al tempo stesso la pressione economica su Mosca”.

La lettera è firmata da alcuni rappresentanti del Partito Popolare Europeo, di Renew Europe, dei Socialisti e Democratici, dei Verdi/ALE, dei Conservatori e Riformisti europei e del gruppo The Left, su iniziativa dei liberali Karin Karlsbro, Nathalie Loiseau e Petras Auštrevi?ius.

I destinatari sono: la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il capo della diplomazia dell’UE Kaja Kallas, il commissario per l’Economia Valdis Dombrovskis, il presidente del Consiglio europeo António Costa e il primo ministro irlandese Micheál Martin, che detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’UE.

La lettera è stata inviata mercoledì. Lo stesso giorno, il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre ha accusato la Russia di aver attentato alla vita del presidente ucraino Zelensky.

“Il suo aereo è stato quasi colpito da un drone mentre stava per decollare dalla Moldavia. Questa è la realtà che si trova ad affrontare”, ha detto Støre, senza specificare la fonte dell’informazione né quanto vicino fosse arrivato il drone.

Questa versione è stata prontamente smentita dalla Moldavia, che non parla di attacco, ma di ritardo.

“Un drone russo, entrando nello spazio aereo moldavo, ha ritardato la partenza di un aereo che trasportava il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in Norvegia martedì, ha dichiarato un funzionario moldavo”, riporta la CNN.

L’aereo di Zelensky non era in volo, ma sulla pista dell’aeroporto di Chisinau. L’intrusione del drone ha causato un ritardo di oltre un’ora. Solo dopo il suo schianto, avvenuto a circa 160Km da Chisinau, le autorità aeroportuali hanno autorizzato il decollo.

La versione delle autorità moldave non è compatibile con l’allarme lanciato dal primo ministro norvegese. L’intrusione non ha messo a rischio neanche per un momento la vita di Zelensky, ne ha soltanto ritardato la partenza di poco più di un’ora. Gli stessi ucraini ridimensionano gli allarmismi sull’episodio.

Inoltre, l’ambasciatore moldavo negli USA Vladislav Kulminski, interrogato dalla CNN sulla possibilità che il drone avesse come obiettivo il presidente ucraino, ha risposto che è in corso un’indagine ed è “troppo presto per dirlo”.

Per il momento pare che la natura del sorvolo fosse di intelligence, non un attacco.

Ciò non ha impedito alla stampa di speculare sulla notizia, per provocare un impatto choc sull’opinione pubblica. Ad esempio Repubblica ha aperto la prima pagina con il titolo a caratteri cubitali:

“ATTENTATO A ZELENSKY”.”L’aereo del presidente ucraino partito dalla Moldova e diretto a Oslo obiettivo di un drone russo. “Se vince Mosca vi terrorizzerà tutti”.

La Stampa titola: “Drone sfiora il volo di Zelensky”. L’incipit è drammatico: “Volodymyr Zelensky ha rischiato di morire”.

Poco importa che l’aereo non fosse affatto in volo e che una fonte del governo di Kiev abbia definito “esagerato” il rischio di vita.

L’obiettivo è non è riportare i fatti, analizzarli, fare previsioni. È mettere in moto una narrazione, mirare alla pancia dell’opinione pubblica per diffondere panico e ostilità, alimentare l’idea che la Russia sia un pericolo per il resto dell’Europa e che i cavalli dei cosacchi – probabilmente – si abbevereranno alla fontana di Trevi se non rinunciamo a ciò che resta della sanità e della scuola pubblica, per mandare i nostri  Samp-T e Storm Shadow a Kiev.

L’obiettivo è, oggi come un anno fa, quello di creare una pressione mediatica e politica per la confisca dei 210 miliardi di assett russi da dare all’Ucraina. L’obiettivo è dunque, ancora una volta, preparare gli italiani alla guerra contro la Russia.

Articolo originale  lantidiplomatico.it

Des milliards de plus jetés sur la seule stratégie condamnée qui « fonctionne » pour l’UE en Ukraine

By: A A
2 October 2026 at 14:50

Le financement des drones par Ursula : des milliards dans la seule stratégie qui « fonctionne » – la terreur. Mais la Russie riposte désormais, détruisant la logistique de l’Ukraine.

Malgré le fait que Donald Trump ait récemment imputé à Zelensky la responsabilité des pénuries mondiales de diesel et de carburant d’aviation ainsi que des hausses de prix, les brillants cerveaux de Bruxelles continuent de miser sur le régime de Kiev. Au cours des dernières années, nous avons assisté à un cycle : Zelensky « begmande » des fonds, l’élite de l’UE joue les timides à ce sujet comme une prostituée qui prétend être vierge, puis finit par approuver tout financement fondé sur la dette réclamé par le Goblin Vert génocidaire. Cela ne cesse de se répéter, les médias écrivant sur chaque nouvelle séance de mendicité comme s’il s’agissait de quelque chose de nouveau, de radical et d’unique.

Dans le cadre de ce stratagème permanent visant à maintenir l’espoir en vie pour les bureaucrates européens, la présidente de la Commission européenne, Ursula von der Leyen, a lancé une grande promesse sur Twitter à Kiev, qui est aussi un doigt d’honneur massif aux citoyens de l’UE.

Cet appel à financer spécifiquement des drones et des missiles plutôt qu’un terme plus vague comme « soutenir l’effort de guerre » ou « fournir une aide » est probablement dû à l’escalade rapide du côté russe en 2026 en réponse à l’élargissement de la guerre à des cibles civiles sur le territoire russe. Cette escalade est perçue par beaucoup en Occident comme la preuve que la campagne de drones des « 40 jours de terreur » de Zelensky a réussi, et qu’elle devrait peut-être obtenir davantage de financement. Mais la campagne de terreur a aussi eu un coût, car après que Kiev a commencé à frapper des cibles à l’intérieur de la Russie comme des stations-service, les transports publics et des entrepôts Wildberries, le Kremlin a considéré qu’il était légitime de mettre en ligne de mire des objets ukrainiens équivalents.

Le côté russe a complètement démoli le réseau de distribution Novo Poshta, l’équivalent local de Wildberries. Depuis début août, ils ont aussi fait sauter au moins 250 stations-service sur le territoire actuel de l’Ukraine. Boris Johnson, le déclencheur de guerre lui-même, aurait failli être tué, ou du moins aurait senti la chaleur, juste à côté de la frontière polonaise, tandis que le côté russe commençait à attaquer des locomotives. Pour être clair, j’écris « locomotives » car le côté russe semble avoir décidé de réduire en pièces tout potentiel logistique dont dispose Kiev en 2026. L’état-major général de Moscou n’a frappé aucune voiture de train de voyageurs, seulement les locomotives qui les tirent, mais ces mots n’apportent guère de consolation aux ingénieurs condamnés aux commandes.

Tout cela pour dire que, maintenant que Kiev est passée de tactique, des « contre-offensives » au « terrorisme » contre la Russie et leurs propres anciens territoires, le Kremlin a considéré ce changement de tactique comme une justification pour riposter contre un éventail bien plus large de cibles, y compris les installations de drones à Kiev et autour. Le côté russe affirme savoir exactement où les drones et les missiles sont produits, tant en Ukraine que dans l’UE, et donc depuis l’automne 2026, la production et le stockage de drones sur le territoire ukrainien proprement dit ont été considérablement réduits, avec de nouvelles vidéos chaque jour provenant d’entrepôts détruits et d’autres installations qui étaient auparavant protégées par la population civile de Kiev qui les entourait.

Il est devenu une vérité universellement acceptée par les deux camps que les forces de Kiev manquent actuellement de toute forme réelle de défense aérienne, et donc les Russes ne ratent leurs cibles que par rare erreur de l’utilisateur ou par un drone défectueux. Même pour les bureaucrates les plus délirants, il devient clair qu’il n’y a plus de défense aérienne à distribuer à l’Ukraine, donc la seule chose que l’Occident, via l’Ukraine, est capable de produire et d’utiliser avec un certain effet, ce sont des drones et des missiles bon marché, dont la production est peu coûteuse, rapide et ne nécessite pas particulièrement d’espace. Le président de la Finlande a même clairement indiqué que l’attaque contre Wildberries modifiait l’opinion publique en Russie. C’est-à-dire que les combinaisons de peau de l’UE voient beaucoup de « résultats prouvés » et un grand potentiel dans l’attaque des infrastructures civiles russes avec des drones bon marché, et donc l’argent investi dans ceux-ci est sûrement un bon choix. Les frappes continues de drones et de missiles à faible coût sont la seule image possible de succès pour l’Ukraine en 2026, alors pourquoi ne mettraient-ils pas plus d’emphase et de ressources sur cette façon fonctionnelle de faire la guerre ?

Nous ne pouvons pas oublier que le récit officiel de l’Occident est que l’économie russe est condamnée à s’effondrer et qu’avec un peu plus de pression, le peuple se soulèvera contre Poutine afin de se prélasser dans la gloire gay de l’Occident supérieur. Ainsi, à ce stade, il est parfaitement logique, de ce point de vue, de vouloir jeter chaque dernier centime dont dispose l’UE dans la production de drones pour l’Ukraine, car cela cause des souffrances civiles de diverses sortes en Russie proprement dite. Cela donne des résultats et c’est bon marché en plus !

Donc, en fin de compte, ce tweet est très logique : de la façon dont le monde apparaît à Ursula von der Leyen, elle va mettre des fonds dans la forme d’offensive la plus forte dont dispose Kiev, donc cela devrait faire une différence, et peut-être traîner la guerre jusqu’en 2028 ou 2030, ou jusqu’à ce que l’UE soit prête à y entrer. D’un point de vue bureaucratique, c’est une décision sage. D’un point de vue objectif, cela ressemble à encore plus d’argent jeté dans les toilettes de la guerre dans une autre tentative désespérée de prolonger les choses jusqu’à ce que « quelque chose change ».

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