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Missão África 2027 – Guiné-Bissau | Ordem de São Lázaro e Associação ANA

17 October 2026 at 17:09

Grão-Priorado de Portugal da Ordem Militar e Hospitalária de São Lázaro de Jerusalém, com sede em Tavira, associa-se à Missão África 2027, na Guiné-Bissau A missão humanitária decorrerá de 20 a 31 de março de 2027, reunindo voluntários da Associação ANA, da Ordem de São Lázaro e do Lions Clubs International, em apoio às comunidades […]

Mauro Pagani, il funerale del progressive rock: «Si è suicidato per troppe note». E a 80 anni ricomincia da capo con “Tutto è già qui”

17 October 2026 at 11:00

Dalla PFM a Fabrizio De André, passando per David Byrne: il grande musicista torna con un album di inediti dopo 23 anni. E racconta perché il prog è morto, la musica va riscoperta e la nostalgia può diventare una trappola.

C’è chi a ottant’anni si gode la pensione, chi passa il tempo a raccontare quanto fosse bella la musica di una volta e chi, come Mauro Pagani, preferisce continuare a inventarsela. Ventitré anni dopo l’ultimo album di inediti, l’ex polistrumentista della Premiata Forneria Marconi torna con Tutto è già qui. Un titolo apparentemente definitivo per un musicista che, invece, non ha alcuna intenzione di mettere il punto.

Mauro Pagani, il funerale del progressive rock: «Si è suicidato per troppe note». E a 80 anni ricomincia da capo con “Tutto è già qui”

Violinista, compositore, produttore e instancabile esploratore di sonorità, Pagani ha attraversato mezzo secolo di musica italiana evitando di trasformarsi in un monumento a se stesso. Dalla PFM alle collaborazioni con Fabrizio De André, fino alle Officine Meccaniche, il suo studio milanese, ha sempre preferito la curiosità alla rendita di posizione.

Il progressive? Morto per overdose di virtuosismo

In una recente intervista, Pagani riserva una diagnosi impietosa al genere che contribuì a rendere celebre: il progressive si è suicidato per eccesso di note. Assoli interminabili, virtuosismi esasperati, libertà compositiva diventata ostentazione. Alla fine degli anni Settanta, mentre punk e new wave spazzavano via le cattedrali sonore del rock sinfonico, Pagani aveva già cambiato strada.

Nel 1978 pubblicava il suo primo album solista, gettando le basi di quell’esplorazione delle musiche del mondo che avrebbe trovato la consacrazione in Crêuza de mä, capolavoro realizzato a quattro mani con De André nel 1984.

Mauro Pagani, il funerale del progressive rock: «Si è suicidato per troppe note». E a 80 anni ricomincia da capo con “Tutto è già qui”

David Byrne, il Mediterraneo e il piacere di cercare

Proprio quell’album conquistò David Byrne, il leader dei Talking Heads, che lo indicò tra le opere musicali più straordinarie. Pagani ammette di averne ricavato una comprensibile soddisfazione, senza però trasformare il complimento in un lasciapassare per la vanità. Oggi guarda al Mediterraneo con amarezza, denunciando le tragedie dei migranti e la chiusura dell’Occidente. Ma continua a cercare bellezza, anche nelle nuove generazioni: nell’album compare Daniela Pes, ospite del brano Rotta Orientale.

«Il nuovo disco è un diario intimo ed essenziale, aperto al mondo – afferma Pagani – e scriverlo ha significato fare i conti con la mia storia, riscoprire la forza dei legami resistenti alle tempeste degli anni. Avevo il bisogno di narrare le mie umane vulnerabilità, il mio amore per la vita. Celebro il traguardo dei miei ottant’anni trasformando le canzoni in uno specchio dell’esistenza. Il mio bisogno di scavare nei sentimenti profondi dell’animo umano, esplorando la nostalgia, l’amore, l’amicizia e la fragilità del tempo. Non mancano i bilanci personali, ho scelto una narrazione trasparente che mette sullo stesso piano le vittorie e le sconfitte».

E mentre lo streaming riversa migliaia di canzoni ogni giorno, Pagani invita a recuperare il piacere di comprare dischi, leggere copertine e conoscere chi li ha realizzati. Niente nostalgia obbligatoria, dunque. Nei suoi archivi aspettano ancora decine di provini. Perché il passato può essere magnifico, ma trasformarlo nell’unico posto in cui abitare è il modo migliore per smettere di fare musica.

Foto di Chiara Mirelli

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Carolyn Rodrigues-Birkett, candidate to lead the United Nations: Not choosing a woman would send ‘a very bad message’

16 October 2026 at 19:29

The race to succeed António Guterres as head of the United Nations (UN) from next January 1 is a long-distance one with very few certainties. Among the seven current candidates, Carolyn Rodrigues-Birkett, a former minister of Guyana and that country’s ambassador to the United Nations, stands out alongside Costa Rica’s Rebeca Grynspan and, to a lesser extent, Argentina’s Rafael Grossi. Rodrigues-Birkett, who received EL PAÍS in her New York office last Tuesday, avoids speculation but does speak of a campaign against her that caused her to lose ground in the last vote.

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© Jaclyn Licht

Carolyn Rodrigues-Birkett, candidate for UN secretary-general, in her New York office at Guyana’s permanent mission to the organization last Tuesday.

Javier Tebas compara la estrategia mediática de Real Madrid TV con la propaganda nazi

16 October 2026 at 17:39
El presidente de LaLiga señaló que el canal oficial del club madrileño utiliza la repetición de reclamos y la omisión de contextos para construir una narrativa de victimización sobre los arbitrajes y los horarios del torneo.

ZERO dá parecer desfavorável à Barragem da Foupana com queixa à Comissão Europeia para proteger o saramugo

16 October 2026 at 17:28

A ZERO – Associação Sistema Terrestre Sustentável apresentou um parecer desfavorável na consulta pública do Estudo de Impacte Ambiental (EIA) da Barragem da Foupana, que decorre até hoje, dia 16 de outubro, no portal Participa. O estudo tem insuficiências graves para a aferição dos seus impactes, desde logo por reconhecer que o saramugo (Anaecypris hispanica) […]

“Lady Diana di sera si metteva a guidare per dare soldi alle prostitute, ma anche per passare e vedere come se la cavavano i senzatetto”: lo rivela l’ex addetto stampa

16 October 2026 at 15:55

“Mi chiedo perché la gente non riesca a lasciare che Diana riposi in pace. Sono quasi 30 anni che sentiamo ripetere sempre le stesse cose. Non c’è niente di nuovo da dire” è quello che sostiene Dickie Arbiter, ex addetto stampa della famiglia reale, che sta ora dando alle stampe il libro “On Duty with the Royals: The Inside Story of the Modern Monarchy”, nel quale ripercorre la storia dei Windsor. Vedendo quanto, però, lui stesso ha dichiarato a “Palace Confidantial” del Daily Mail il primo a cadere nella trappola è stato lui stesso.

Infatti le dichiarazioni che hanno fatto maggior rumore tra quelle pronunciate da Arbiter nel corso della sua chiacchierata con il giornalista Luke Blackall sono proprio quelle che riguardano la principessa Diana.

“Tutto ciò che aveva era un telefono per chiamare gli amici. I suoi amici erano riluttanti a superare i controlli di sicurezza. Doveva fornire alla sicurezza i nomi, gli indirizzi, le targhe delle loro auto, l’orario di arrivo e di partenza. Era estenuante come una maratona. Intratteneva gli ospiti a pranzo, ma non a cena, quindi era sempre alla disperata ricerca di qualcosa da fare” ha raccontato a propito di Lady D.

Fra i passatempi serali preferiti dalla principessa in particolare ce n’era qualcuno sicuramente particolare, come quello di andare per strada a dare soldi alle prostitute.

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Feijóo promete "impuesto cero" para comprar casa en los pueblos a los menores de 40 años

16 October 2026 at 13:43
El presidente del Partido Popular, Alberto Núñez Feijóo.

El presidente del PP, Alberto Núñez Feijóo, ha puesto sobre la mesa este viernes una reducción de impuestos para el mundo rural, y ha avanzado que una de sus propuestas de cara a las elecciones del 29 de noviembre será un "impuesto cero" para adquirir una vivienda como primera residencia en el ámbito rural.

Feijóo, que ha participado en Toledo en un acto organizado por la Asociación de Familias y Mujeres del Medio Rural (Afammer) con motivo del Día Internacional de las Mujeres Rurales, ha afirmado que "hay que darle facilidades a los jóvenes" que quieran vivir en el mundo rural, así como para garantizar "el relevo generacional".

El presidente popular ha advertido que el medio rural "soporta una carga fiscal excesiva" y se ha comprometido a "una exención total" en el impuesto de transmisiones patrimoniales y en el Impuesto de Actos Jurídicos Documentados a la primera transmisión a los jóvenes de menos de 40 años.

También ha puesto sobre la mesa una cuota de autónomos de 50 euros al mes durante tres años para los jóvenes de menos de 40 años que emprendan en zonas rurales; una reducción del 50 % en el impuesto de la renta para los primeros años de actividad; un bono incorporación al mundo rural de hasta 15.000 euros y avales públicos de hasta el 80 % para las inversiones que sean necesarias en las explotaciones.

El popular también ha recordado que el PP aprobó en el Senado la ley de fiscalidad agraria, "que está bloqueada en el Congreso" y en la que se propone adaptar la fiscalidad a los ciclos productivos, de modo que se paguen menos impuestos cuando las cosechas sean malas.

"La España rural no puede ser un vestigio del pasado. Tiene que ser un lugar donde se pueda trabajar, donde se pueda emprender y, en consecuencia, donde se pueda vivir", ha añadido.

A nivel general, Feijóo ha lamentado que "el trabajo solo da para sobrevivir" y "las neveras se vacían porque los alimentos han subido un 43 %", por lo que ha propuesto una reducción de la presión fiscal.

"Mi propuesta es ayudar a las familias con las rentas más modestas para llegar a fin de mes. Mi propuesta, en definitiva, es que el esfuerzo sea recompensado y esto también afecta y sobre todo afecta al medio rural", ha dicho.

También ha reiterado que el PP no "acepta recortes" en la Política Agraria Común (PAC) y ha subrayado que es "prioritario proteger la despensa de Europa"; además de una reducción de la burocracia "para que la gente pueda dedicar su tiempo a trabajar más y a rellenar menos papeles".

Las barriadas de Ceuta, desbordadas tras el desmantelamiento de los campamentos: "Necesitamos soluciones"

16 October 2026 at 11:32
Cobijo improvisado pro migantes y vecinos en la barriada de El Príncipe de Ceuta.

Dos meses y medio después de la entrada masiva de miles de personas a través del litoral de Ceuta, y tras la visita de los reyes este martes, la crisis migratoria dista mucho de haber terminado en la ciudad autónoma. Lejos de los focos iniciales de la costa y tras el desmantelamiento de los campamentos improvisados en las playas, el peso de la emergencia se ha trasladado de lleno a las barriadas periféricas. Es el caso de El Príncipe, donde vecinos y migrantes conviven en un escenario de desgaste continuo y recursos desbordados.

El paisaje urbano de la barriada sigue condicionado por la presencia de cientos de personas que pernoctan a la intemperie, según relata la periodista Laura Rincón para la agencia EFE. A falta de plazas y techos estables, los propios residentes han ido delimitando de forma tácita los espacios para preservar la convivencia: los migrantes se instalan en márgenes de las calles, resguardados en callejones o junto a vehículos estacionados, utilizando mantas y ropa facilitadas por el vecindario. Al caer la tarde, decenas de ellos regresan de la zona centro en busca de cobijo y dependen de la ayuda directa o la limosna frente a comercios para poder alimentarse.

El día a día en la barriada refleja la parálisis de una situación que se prolonga en el tiempo y que ha terminado por generar ansiedad entre las familias de la zona. "Esto es muy duro para todos", lamenta un vecino del barrio, que retrata la dualidad del sentimiento vecinal ante la falta de ingresos y recursos de los recién llegados: "Una parte te da pena, porque ves a la gente pasando hambre y durmiendo en la calle, pero por otra parte necesitamos soluciones. El Príncipe y Ceuta no pueden seguir soportando esto en soledad".

Unos 2.000 migrantes en El Príncipe

Pese a que la convivencia se mantiene sin altercados graves, el malestar y la sensación de abandono institucional van en aumento. El presidente de la asociación vecinal de la barriada, Ahmed Efen-Dal, calcula que aún podría haber unos dos mil migrantes en el barrio tras el cierre de otros asentamientos provisionales. "No estamos cansados de ellos en sí, estamos cansados de la pena que nos da ver a la gente en estas condiciones y a niños deambulando por todos lados", señala.

Entre quienes duermen sobre el asfalto, junto a las ruedas de los coches, hay perfiles muy diversos que desmienten el cliché de la migración exclusivamente económica. Es el caso de un comerciante marroquí llegado a la ciudad en los momentos de mayor presión fronteriza. En su país disponía de una vivienda de 120 metros cuadrados y un negocio propio de venta de ropa, pero optó por cruzar a nado buscando un futuro distinto. "En Marruecos ganaba más dinero del que voy a ganar aquí, pero no vine por dinero. Vine por la salud de mi familia y los derechos de mi hijo", explica sobre la acera donde guarda sus pocas pertenencias. "Los vecinos del barrio son muy buenas personas, me han dado la manta para dormir, pero esto no es vida", confiesa.

A más de 60 días del inicio de la crisis, las barriadas de la periferia ceutí continúan absorbiendo el impacto humano de una emergencia sin resolver. Una realidad estancada en la que El Príncipe sobrevive atrapado entre la solidaridad inagotable de sus vecinos y la exigencia urgente de un plan de realojo y asistencia estatal.

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