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Conte: “Sulla politica estera non ci divideremo come Meloni e Salvini. Noi siamo seri”

18 October 2026 at 14:03

“Noi abbiamo ancora dei passaggi che ci vedono su sensibilità diverse, ma è la prima volta che facciamo una coalizione del genere, e la stiamo costruendo però da tempo, da inizio legislatura. C’è una base programmatica già pronta. E visto che adesso tocca a noi, visto che andremo al governo, non ci ritroveremo mai in una situazione così surreale per cui l’altro giorno Meloni parlava in Parlamento nelle comunicazioni in vista del Consiglio europeo ed esponeva una politica estera, e nelle stesse ore Salvini da Bruxelles esponeva una politica estera completamente opposta. Non succederà mai, siamo persone serie“. Lo ha detto il leader del M5s Giuseppe Conte, all’assemblea nazionale di Terra comune, a Roma, parlando del campo progressista.

Conte lo ha ribadito parlando ai giornalisti all’uscita dell’evento. “È un fatto oggettivo, dall’inizio della legislatura abbiamo lavorato con le altre forze di opposizione e per progetti di forma condivisi, risoluzioni unitarie. Certo ci sono ancora alcuni punti che richiedono un confronto, perché su alcuni punti abbiamo delle sensibilità differenti, ma è anche normale tra forze che per la prima volta vanno in coalizione. Pensate invece a destra, dove dopo quattro anni di governo sulla giustizia, sulla politica estera, su tanti dossier importanti c’è ancora tanta differenza e non c’è reale concretezza su quelli che sono i problemi dei cittadini. Giorgia Meloni ha detto per quattro anni che le cose andavano benissimo, adesso è difficile per lei cambiare narrativa, ma la presa di contatto con la realtà viene adesso con le proteste di studenti, agricoltori, allevatori e pescatori”, ha aggiunto il leader del Movimento 5 stelle.

Ha parlato anche dei di costi energetici che “sono alle stelle”, la spesa alimentare che “è diventata complicata” e il caro inflazione che “sta erodendo il potere d’acquisto dei salari che sono anche spesso molto bassi. Di fronte a tutto questo – ha aggiunto – il governo si ritrova completamente incapace e impreparato, dobbiamo voltare pagina e mandarlo a casa. La risposta del governo è criminalizzare la protesta poi ma questo governo non può assolutamente permettersi di fronte a delle proteste, a qualche episodio anche di violenza, che va fermamente condannato, di negare invece quella che è la radice, il disagio, l’impossibilità per adulti, giovani e famiglie imprese di arrivare a fine mese, o di vedere garantite i diritti essenziali. Pensiamo al diritto alla sanità, pensiamo al diritto allo studio per gli studenti, pensiamo al diritto a un salario dignitoso per chi ha famiglia”, ha concluso Conte.

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Corteo Cgil a Roma, Landini: “Il 20 novembre sciopero generale, no all’aumento delle spese militari”. In piazza anche Conte e Schlein: “Costruiamo insieme l’alternativa a Meloni”

17 October 2026 at 17:06

“Il 20 novembre la Cgil proclamerà lo sciopero generale in questo paese. Ci mettiamo a disposizione di questo processo democratico di cambiamento che rimette al centro il lavoro, i diritti, la giustizia sociale. E posso dire non ci fermerà nessuno, andiamo avanti con forza e con solidarietà”. È l’annuncio finale del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, nel suo intervento dal palco della manifestazione della Via maestra a Roma. Lavoro, sanità, casa, pace sono stati i temi al centro della mobilitazione del sindacato che ha portato in piazza “più di 100mila persone“, come sottolineato dallo stesso Landini: il corteo ha attraversato le vie di Roma, da piazza della Repubblica fino a piazza del Popolo, dove si sono alternati gli interventi dal palco. E in piazza c’erano tutti i leader del campo progressista. Da Giuseppe Conte a Elly Schlein passando per Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli: tutti a ribadire la volontà di costruire l’alternativa a Giorgia Meloni.

“È ora di riprenderci la parola, difendiamo la democrazia praticandola”, ha detto Landini dal palco: “Siamo davvero tanti, penso possiamo essere più di 100mila persone che da qui, da questa piazza parlano al Paese”. Una piazza “unita contro il caro vita perché non la gente non ce la fa più” ha osservato Landini sottolineando che è necessario mettere “al centro la persona non il mercato”. “È il momento di dire con forza ‘no’ all’aumento delle spese militari. Non è quello di cui abbiamo bisogno”, ha incalzato il segretario della Cgil. Dito puntato contro il governo Meloni che ha “in testa una cosa molto precisa: quella di cancellare la nostra Costituzione“. “E, allora l’alternativa è secca – osserva Landini – da una parte c’è una Costituzione che ci dice, e noi vogliamo continuare a esserlo, una Repubblica parlamentare, democratica, fondata sul lavoro e sulla giustizia sociale. Dall’altra parte, quando parlano di Terza Repubblica, hanno in mente una cosa molto precisa: una Repubblica non democratica, ma autoritaria, non fondata sul lavoro, ma sul mercato e sullo sfruttamento del lavoro. Sia chiaro, noi alla nostra Costituzione non rinunceremo mai“. Landini ha anche rilanciato l’idea della patrimoniale: “Se a chi ha un patrimonio netto di 2 milioni si chiede di versare un contributo di solidarietà dell’1% si recuperano 25 miliardi, che si possono investire in sanità, scuola, affitti”.

Ad ascoltarlo c’erano tutti i leader del centrosinistra. La segretaria dem ha seguito l’intervento di Maurizio Landini, insieme a Fratoianni e Bonelli, da sotto il palco. Conte, invece, è arrivato da un altro ingresso e ha ascoltato il segretario della Cgil dalla piazza insieme ai manifestanti. Al termine del discorso di Landini, i quattro leader del campo progressista, si sono riuniti, abbracciati, stretti la mano.

“Noi l’abbiamo detto, siamo pronti, e quindi speriamo davvero che nei prossimi giorni ci possa iniziare a confrontare con le altre forze di opposizione”, ha affermato il leader del M5s Giuseppe Conte, a margine della manifestazione. “Meloni – ha sottolineato – per quattro anni ha raccontato un’Italia dei record che non esiste, aiutata e sostenuta da un sistema mediatico compiacente. Adesso la realtà chiama il conto. Studenti, agricoltori, allevatori, pescatori, lavoratori che sono in estrema difficoltà. Tutte le categorie in questo momento stanno toccando con mano le difficoltà dovute al caro vita, al caro carburante, a un paese che si è letteralmente progressivamente impoverito nel corso di questi anni. Abbiamo ancora la possibilità di rimediare, ma bisogna mostrare coraggio. Extra profitti da tutti i colossi che si sono arricchiti in questi anni, riprendiamo i soldi che sono stati pianificati per il riarmo, per le armi, mettiamoli per le famiglie e per le imprese, perché in questo momento il paese deve assolutamente ripartire”, ha sottolineato Conte. “Non si può sicuramente costruire l’alternativa da soli, in modo isolato, abbiamo sempre all’inizio della legislatura lavorato con uno sforzo unitario per cercare di operare convergenze, ma direi che la situazione per il campo progressista, al di là delle critiche che vengono fatte e del dibattito, è una situazione complessivamente positiva, perché in tutti questi anni abbiamo trovato tantissimi progetti comuni, abbiamo operato tantissime convergenze e nella sostanza siamo molto più uniti rispetto a un centrodestra che ancora l’altro giorno aveva Meloni che parlava di politica estera da un verso in Parlamento e Salvini da Bruxelles diceva il contrario” ha concluso Giuseppe Conte aggiungendo che sull’Ucraina “troveremo sicuramente una sintesi, dobbiamo sforzarci di trovare una sintesi, ma l’importante, io dico, è che nessuno pensi di riproporre la politica fallimentare di questo governo”.

Di alternativa a Meloni ha parlato anche Elly Schlein: “In questa piazza ritrovo tanto dello spirito che ci ha portato insieme a vincere il referendum costituzionale che, secondo tutti, avevano già perso, e invece la straordinaria mobilitazione delle forze civiche e della società civile ha fatto la differenza”, ha detto la segretaria del Pd. “È di questo che abbiamo bisogno: di costruire l’alternativa insieme, di riuscire ad andare noi da queste persone che si sono mobilitate e che magari in queste anni sono state distanti, magari non si fidano più della politica e dei partiti ma hanno ben chiaro cosa vuol dire difendere la Costituzione e applicarla articolo per articolo. Con questa manovra – ha continuato – dove gli studenti non riescono a pagare gli affitti e gli agricoltori e gli autotrasportori non vanno avanti, è incredibile che la priorità di Meloni sia aumentare la spesa militare di 14 miliardi. Se vinceranno loro porteranno la spesa militare al 5%, se vinceremo noi porteremo al 7% la spesa sanitaria. Vogliamo costruire l’alternativa non da soli ma con tutti quelli che vogliono contribuire”, ha concluso.

È ” il segnale che questo è il posto dove bisogna stare. Bisogna stare sempre nelle piazze, con chi protesta, con chi si mobilita, oggi con i lavoratori, con le lavoratrici di questo Paese chiamate in piazza dal più grande sindacato italiano, da moltissime associazioni, quelle della via Maestra”, ha commentato Nicola Fratoianni di Avs sottolienando che la piazza dice “una cosa molto semplice: bisogna cambiare strada. Un paese che non ce la fa, attraversato da proteste che segnalano un malessere crescente, occorre invertire la rotta rispetto alle scelte di un governo che aumenta la spesa militare, ma non è in grado di dare una risposta a chi, con l’inflazione che schizza verso l’alto e lo stipendio fermo al palo, non ce la fa più ad arrivare alla fine, alla metà del mese, non più alla fine di questo”. “Qui c’e un’Italia che chiede giustizia sociale e ambientale, a maggior ragione il campo largo ha la responsabilità di essere unito e uscire dai tatticismi”, ha aggiunto l’altro leader di Avs Angelo Bonelli.

La Cgil pertanto dà appuntamento al prossimo 20 novembre per lo sciopero generale che si terrà in contemporanea con lo sciopero europeo degli studenti.

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Conte: “Meloni mi evita come competitor. Le primarie del campo progressista? Anche entro Natale va bene”

17 October 2026 at 10:24

“Le primarie? Per me anche entro Natale va bene. Ma prima il programma, che si può scrivere in 2/3 settimane”. Così Giuseppe Conte ieri sera durante un incontro pubblico al teatro Umberto di Nola. Il leader 5Stelle ha poi parlato anche a ‘Myrta Confidential’ su San Marino Rtv e a proposito della presenza di Renzi nella coalizione ha detto: “Il tostapane l’ho già comprato, anzi, a casa ne ho due con tutte le garanzie non ancora scadute. C’è un equivoco: non è Renzi che mi deve dare una garanzia, perché che può dire di sé? Le ho chieste al Partito Democratico, a Schlein, al Nazareno, che ritengono assolutamente determinante che ci sia anche Renzi in questo progetto”. E sulla chat con WhatsApp con gli altri leader progressisti, Elly Schlein, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni: “È una ‘chat costituzionale’. E anche per questo ho proposto ‘Alleanza per la Costituzione’ come nome per la coalizione. ‘Campo largo’ come nome non mi ha mai sfiorato, è una cosa molto giornalistica”.

Poi una risposta alla premier Giorgia Meloni, che nei giorni scorsi a proposito di legge elettorale ha sostenuto – cosa però inesatta – che il leader 5 Stelle con il nuovo sistema di voto nel 2018 non sarebbe potuto approdare a Palazzo Chigi: “Credo che mi voglia evitare come competitor, il suo è un attacco un po’ scomposto”.

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Botta e risposta tra Conte, Bonelli e Fratoianni sulla patrimoniale. “Non ha mai funzionato”. “Sbagli, caro Giuseppe”

15 October 2026 at 17:30

Giuseppe Conte boccia la patrimoniale sui super ricchi proposta da Alleanza Verdi e Sinistra. “La tassa sui ricchi è stata fatta in tanti Paesi e non ha mai funzionato”, ha dichiarato il leader del Movimento 5 Stelle a Roma. Perché, dice, “c’è un problema di calcolo del patrimonio” e “i mega ricchi si spostano facilmente”. A Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni promette di portare “tutta la documentazione”, assicurando che la sua non è una posizione ideologica. Immediata la replica dei due leader di Avs: “Caro Giuseppe, anche noi non siamo per nulla ideologici e porteremo al tavolo della discussione materiali e studi che dimostrano come le obiezioni più frequenti e ripetute, a cominciare dalla ‘fuga dei capitali’, siano largamente infondate”, rispondono. E rivendicano una proposta “condivisa dalla maggioranza assoluta degli elettori italiani” che “non è più rinviabile di fronte alla diseguaglianza che continua a crescere e alla necessità di recuperare risorse per sostenere un programma di alternativa che sia davvero coraggioso”.

Al centro dello scambio è infatti la “restituzione fiscale” proposta da Avs: un’imposta annuale sui patrimoni netti superiori a 5,4 milioni di euro, lo 0,1% più ricco degli italiani, per finanziare parte del taglio dell’Irpef al 98% dei contribuenti. Gettito stimato: 15,9 miliardi l’anno. Obiettivo messo in discussone da Conte. Che alcune patrimoniali abbiano incontrato difficoltà è vero, ma non è corretto dire che non abbiano mai funzionato. In Spagna, per esempio, la tassa nazionale sulle grandi fortune ha incassato 623 milioni nel 2023. In Norvegia il prelievo continua a generare entrate. Quanto alla fuga dei super ricchi, una ricerca pubblicata a ottobre dal National Bureau of Economic Research (NBER) ha calcolato appena un centinaio di espatri aggiuntivi causati dalla stretta fiscale sui grandi patrimoni, evidenziando che le imprese di chi si è trasferito “rimangono economicamente attive e non riducono gli investimenti”. Secondo le stime dello studio, infatti, il gettito della patrimoniale è comunque aumentato del 71,5%, contro il 75% previsto senza i fuggiaschi. Come il Fatto ha già raccontato, persino Henley & Partners, società specializzata nel trasferimento internazionale dei milionari, ha riconosciuto che la fuga fiscale è difficile da quantificare e che, nei casi esaminati, gli espatri sono stati modesti e inferiori alle previsioni. In Francia, uno studio del Conseil d’analyse économique stima che gli espatri fiscali provocherebbero al massimo una riduzione dello 0,05% del valore aggiunto e dello 0,04% dell’occupazione.

La vera sfida è piuttosto quella del “calcolo del patrimonio”: come calcolare e tassare davvero le grandi fortune. Se le soglie sono basse si rischia di colpire ricchezze immobilizzate in case e piccole imprese. Scelte a cui si è tentato di riparare introducendo esenzioni e agevolazioni, soprattutto per le partecipazioni societarie, col risultato che anche i più ricchi sono riusciti a ridurre il proprio imponibile e a pagare molto meno del previsto. Tra le possibili soluzioni proposte c’è quella dell’economista Gabriel Zucman, già illustrata al Parlamento europeo e approfondita dal Fatto: soglia altissima, 100 milioni di patrimonio, nessuna esenzione e un’imposta che obbliga i super ricchi a raggiungere un livello minimo di tassazione, pagando però la sola differenza rispetto alle imposte già versate. Contro elusione ed espatri propone lo scambio automatico di informazioni fiscali, una exit tax, cioè una tassa sui guadagni maturati ma non ancora realizzati al momento del trasferimento all’estero della propria residenza fiscale, prevista anche da Avs con aliquota del 26%, e infine la possibilità di continuare a tassare chi cambia residenza per un limitato periodo.

Anche la Commissione europea, tuttavia, in uno studio dello scorso aprile, rileva che in generale le patrimoniali esaminate non hanno prodotto grandi entrate, soprattutto a causa di esenzioni, agevolazioni e controlli insufficienti. Insomma, il successo non è garantito e dipende dal modo in cui si disegnano le norme: quali beni tassare, come valutarli, quali esenzioni prevedere e come impedire che le grandi fortune sfuggano al prelievo. Questione decisiva anche per la possibilità di incassare davvero i 15,9 miliardi annui stimati nella proposta di Avs. A commentare divertito lo scambio interno al campo largo è intanto il centrodestra. “Sapevamo che nel campo largo sono divisi su tutto, ma non immaginavamo che arrivassero a litigare persino sul loro tema preferito: le nuove tasse da far pagare agli italiani”, ha dichiarato la presidente dei senatori di Forza Italia Stefania Craxi. “Sulla patrimoniale il ‘campo diviso’ dà il meglio di sé: Conte sostiene una tesi, Bonelli e Fratoianni lo smentiscono”, rincara Maurizio Gasparri.

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Bersani a La7: “Io federatore del centrosinistra? No, bisogna puntare sulle nuove generazioni. Si facciano le primarie in grazia di Dio”

15 October 2026 at 12:52

“Io non sono una verginella ritrosa, né faccio il Cincinnato. Ho una precisa idea politica: la sinistra deve far girare la ruota, assolutamente, anche correndo qualche rischio. Non deve stare sui vecchi passi, deve ingaggiare la nuova generazione”. Così a Otto e mezzo (La7) Pier Luigi Bersani risponde a Lilli Gruber, che gli chiede se è disposto a rivestire il ruolo di federatore del campo progressista, così come invocato da Rosy Bindi. L’ex ministra in una intervista al Corriere della Sera ha rilanciato la sua proposta, chiedendo un atto di generosità a Elly Schlein e a Giuseppe Conte e indicando proprio in Bersani un “padre nobile” al di sopra delle parti e capace di unire attraverso la squadra e il programma.
Bersani si schermisce per due ragioni: “Innanzitutto, bisogna mandare avanti un’altra generazione. In secondo luogo, io vorrei chiedere a chi generosamente mi propone come federatore: ma scusate ragazzi, con ogni probabilità siamo a sei mesi dalle elezioni e adesso apriamo pure un dibattito su chi federa? Cosa facciamo, le primarie per chi federa?“.

Gruber replica che avrebbe un consenso ovunque nei partiti del centrosinistra. Bersani dissente: “No, non è che tutti sarebbero d’accordo”. E insiste: a sei mesi dalle elezioni bisogna prendere una decisione e lavorarci in armonia.
“Mi pare che M5s e Pd abbiano deciso di fare le primarie. E non da oggi – sottolinea – Si facessero le primarie in grazia di Dio e tutti i potenziali federatori dessero una mano a farle come Dio comanda. Io darò seriamente una mano”.
Poi ripete la sua preoccupazione: “Non intendo dare l’idea che si torni sui vecchi passi. Anche correndo qualche rischio, se non mettiamo in campo una nuova generazione che raccolga il testimone di valori, di significati, di storie della sinistra, non ne usciamo”.

Aldo Cazzullo gli chiede se alle primarie voterebbe Schlein. “Io penso di sì, voterei Schlein – risponde l’ex segretario del Pd – Ma siccome sono amico di Giuseppe Conte, chiederei a tutte e due di essere amici perché non è affatto vero che chi perde alle primarie perde il suo ruolo. Nessuno dei due perde alla fine. Ciascuno avrà il suo risultato e avrà una sua responsabilità nella coalizione”.
L’unico problema, aggiunge, è che vadano d’accordo. Gruber osserva che non vanno d’accordo adesso, figuriamoci dopo.
Bersani chiude: “No, no, ma vedrà che da adesso andranno d’accordo, perché il nostro popolo vuole questa roba qui”.

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Scintille tra Gruber e Bersani. “Meloni è forte, voi siete deboli”. “È falso che Conte o Schlein non governerebbero meglio di lei”

15 October 2026 at 10:10

Confronto vivace a Otto e mezzo (La7) tra la conduttrice della trasmissione, Lilli Gruber, e l’ex ministro Pier Luigi Bersani sui nodi del campo progressista e sulla situazione delle opposizioni. La giornalista parte a gamba tesa con una domanda, che sa anche di rimbrotto nei confronti dell’ex segretario del Pd: “La Meloni è così forte perché voi siete così deboli. Oggi Giorgia Meloni ha avuto un gioco facile a sbeffeggiare i cosiddetti rappresentanti del campo largo presenti in Parlamento, li ha attaccati, li ha sbeffeggiati e ha affondato i colpi su delle cose oggettive che non sono state fatte, a cominciare dal fatto che questo campo largo non esiste perché non c’è unità su niente. Io lo so, le devo fare ogni volta la stessa domanda, ma perché siamo sempre allo stesso punto”.
Bersani scuote la testa e replica: ” Ma la sua non è una domanda, è un’affermazione non vera“.

Gruber ribatte che sul Documento programmatico di finanza pubblica le opposizioni hanno presentato sei mozioni distinte.
Ma l’ex ministro è fermo: “Vogliamo fare un giro del mondo come è messa la sinistra? E poi facciamo il paragone su come è messa la sinistra qui. Facciamo il giro d’Europa. Qui il problema è un altro: quell’ideologia di destra lì, dentro a un passaggio secolare, è molto radicato e molto forte, perché le idee sono più forti dei fatti. Tu puoi dirgli c’è inflazione, ma l’idea è più forte di un fatto. E di questo bisogna che se ne carichino tutti, anche i famosi liberali“.
Poi torna sui fatti: Pd, M5s, Avs Italia Viva e +Europa sono riusciti a depositare un testo unitario di ventuno punti sul Dpfp. Una cornice che parla di sanità, stipendi, diritto alla casa, congedo paritario, contrasto al fiscal drag e stop all’autonomia differenziata, e che Elly Schlein ha definito “prima bozza del programma”. Ma resta un’intesa stretta, ancora da precisare, e già incrinata sull’Ucraina.
Per Bersani è un passaggio positivo: “Non è vero quindi che non esistano punti comuni. E non è vero che Conte o Schlein non sarebbero in grado di governare meglio della Meloni”.
Aldo Cazzullo osserva che se si fanno le primarie tra i leader dei due principali partiti, chi perde va in crisi. Gruber conferma. Bersani dissente e chiede perché.
“Perché è così nei fatti”, risponde la conduttrice.

Il discorso scivola su Matteo Renzi. Gruber, come la sera prima con Tomaso Montanari, ricorda la richiesta di Conte a Schlein di fare da garante affinché Renzi non abbia ruoli importanti in un eventuale governo. Renzi ha risposto ricordando il passato politico di Conte.
La giornalista aggiunge: “Ma non sarebbe meglio che Conte dicesse tutto questo alla Schlein in una stanza senza grandi clamori e senza dirlo alla stampa? Quanto si può andare avanti con veti reciproci?”.
Bersani ironizza: “E Renzi chi lo mette in una stanza? C’è qualcuno capace?”.
Alla domanda se si fida di Renzi, risponde che in politica quella parola ha poco senso. E sottolinea: “Mi sembra assolutamente esagerata questa discussione, sono circuiti di chi se la canta e se la suona, perché non esiste questo problema qui. E non esiste nel senso che le dimensioni di Renzi quelle che sono“.
E conclude: “Per togliere via questo problema qui cosa ci vuole? La guerra mondiale? Guardate che alla gente gliene frega fin a un certo punto”.

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Conte ha un piano, Schlein una comitiva da tenere insieme

13 October 2026 at 10:00

Elly Schlein PD , Giuseppe Conte M5S in occasione del Manifestival 2026. Sabato 10 Ottobre 2026 (Foto Mauro Scrobogna / LaPresse)

Fra la festa del Foglio e quella di Fanpage, il campo largo ha offerto due spettacoli complementari: la cruda sincerità di Giuseppe Conte e la dissimulazione come arte di governo di Elly Schlein. Lui spiega perché l’alleanza dovrebbe obbedirgli. Lei spiega perché bisogna comunque farla. Si preparano entrambi alle primarie, ma uno solo sembra aver capito come vincerle.

Conte è stato quasi commovente su Matteo Renzi: «Mi depotenzia». La sua comunità ne soffre, dunque Schlein deve procurargli garanzie. Tradotto: se vuoi Renzi, devi renderlo innocuo e assumerti la responsabilità di averlo imbarcato. Una sincerità disarmante. Il capo dei Cinquestelle misura l’utilità dell’alleanza sulla forza che conserva al suo Movimento. Se il conto non torna, lo presenta alla segretaria del Pd.

Schlein risponde che non bisogna dividersi e regalare un’altra vittoria alla destra. Unità, unità, unità. Ma Conte non le ha chiesto se voglia vincere. Le ha chiesto quanto sia disposta a pagare. E ogni volta che lei risponde invocando l’unità, lui capisce di poter alzare il prezzo.

Sull’Ucraina la distanza è più grave, perché riguarda la libertà di un paese aggredito e la sicurezza europea. Al Foglio Schlein ribadisce il sostegno a Kyjiv e rifiuta una pace che sia una resa. Bene. Ma come governerà con chi vuole interrompere gli aiuti militari? Quale delle due promesse sarà sacrificata: quella agli ucraini o quella agli alleati? L’unità non è una risposta. È il modo di rinviare la domanda a dopo il voto.

Conte, intanto, a Fanpage non sa dire se Zelensky sia un ostacolo alla pace: gli manca la conoscenza diretta, dice. Per negargli le armi necessarie a difendersi, invece, le informazioni gli bastano. Anche la sua sincerità ha un confine: coincide con la convenienza. Ma al suo pubblico arriva un messaggio riconoscibile. Basta armi, diffidenza verso Renzi, nessuna concessione ai moderati. Schlein deve tenere insieme quel pubblico e chi pensa il contrario.

Qui sta il suo problema. Il popolo dei gazebo non è machiavellico. Può accettare un compromesso, ma difficilmente si appassiona alla sua dissimulazione. Ai gazebo si va per scegliere qualcuno in cui riconoscersi, non per premiare chi ha lasciato aperto il maggior numero di equivoci. Chi considera Renzi un intruso e gli aiuti a Kyjiv un ostacolo alla pace trova in Conte una risposta. Da Schlein riceve un invito ad aspettare.

L’antico «onestà-tà-tà» grillino è diventato la schiettezza con cui si dichiarano le proprie pretese. Gli si oppone l’«unità-tà-tà» di chi spera di non dover mai dichiarare le proprie rinunce. Conte offre una direzione. Schlein promette di tenere insieme la comitiva.

Non sarà per questo che i sondaggi danno Conte in vantaggio per le primarie?

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