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Barcelona, 72 horas en la ciudad de las mil caras

18 October 2026 at 04:30

De los chocolates suizos de las granjas de la calle Petritxol a los vermuts artesanales de la plaza de la Concòrdia. De los gofres de la Rambla dels Caputxins a los exquisitos arroces de 7 Portes. De los grafitis de Banksy que se exponen en el Moco Museum a los frescos románicos que custodia el Museu Nacional d’Art de Catalunya. Del caos fértil de la Sagrada Familia al elegante minimalismo del pabellón alemán de Mies Van der Rohe. Del ajetreo mestizo y canalla de El Raval a la placidez de Sarrià. De las excursiones en Golondrina por el Rompeolas a la ruta del Tramvia Blau. De la Barceloneta pesquera a la Gràcia menestral. Todas esas Barcelonas posibles caben en la única que existe, la estrecha franja litoral a los pies de la sierra de Collserola y orillas del Mediterráneo que se extiende, de sur a norte, entre los deltas de los ríos Llobregat y Besòs.

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Una guía práctica

Dónde comer:

■ En el Eixample, Casa Amàlia (Passatge Mercat, 14), cocina de mercado abierta a la innovación y respetuosa con la tradición.

■ En Ciutat Vella, El Quim de la Boqueria (La Rambla, 91), un alto en el camino para disfrutar de una buena experiencia gastronómica en uno de los mercados más genuinos de Barcelona.

■ En Montjuïc, La Font del Gat (Passeig de Santa Madrona, 28), el local que recoge la tradición de los merenderos populares de la montaña mágica.

Dónde dormir:

■ Mandarin Oriental (Passeig de Gràcia, 38-40), nuevo buque insignia del lujo barcelonés, con interiorismo contemporáneo a cargo de Patricia Urquiola.

■ METT Barcelona (carretera de Vallvidrera, 83-93), para disfrutar la ciudad desde un observatorio exquisito, en la cima de su otra montaña icónica, el Tibidabo.

■ Casa Luz (Ronda de la Universitat,1), un hotel boutique en el corazón de Barcelona que, además, esconde un muy recomendable restaurante de autor en su ático.

Dónde comprar:

■ Santa Eulalia (Passeig de Gràcia, 93), la mítica sastrería y tienda de moda y complementos en la milla modernista.

■ Fusta’m (Joaquim Costa, 62), una excursión por la cara oculta (y más auténtica) del diseño barcelonés.

■ Pastisseria La Colmena (Plaça de l’Àngel, 12), el local modernista de la familia Roig que nos acerca a las mejores tradiciones de la repostería catalana.

Tres museos a visitar:

■ Museu Picasso (Montcada, 15-23), hasta cinco palacios góticos que albergan una muestra exhaustiva de la obra del artista malagueño.

■ MOCO (Montcada, 25), un recién llegado que está haciendo mucho ruido con su apuesta por lo más disruptivo del arte moderno y contemporáneo.

■ Museu Nacional d’Art de Catalunya (MNAC) (Mirador del Palau Nacional, 6-10), una cita con Velázquez, Rubens, Gaudí y el mítico ábside de la iglesia pirenaica de Sant Climent de Taüll.

© CARLES RIBAS (EL PAÍS)

Una mujer pasea a su perro en el Pati de les Dones del Centre de Cultura Contemporània de Barcelona (CCCB).

Audi A6 Allroad, la prova de Il Fatto.it – Sei anime, una missione: il piacere di guidare – FOTO

16 October 2026 at 12:34
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Volete un’auto del secolo scorso che ha saputo rinnovarsi fino ai giorni nostri? Cercate una vettura capace di creare un segmento per poi abitarlo quasi da sola? Non potreste fare a meno di una macchina che si guida in sei modi diversi, tutti terribilmente appaganti? Eccola.

È l’Audi A6 allroad, che dopo 27 anni e cinque generazioni si ripresenta quatta quatta per la sesta occasione. Anzi, verrebbe da dire acquattata, visto che la novità più evidente è nelle proporzioni. Per la prima volta l’allroad è più larga della vettura da cui deriva, l’Audi A6 Avant: oltre 11 centimetri in più (11,1 per la precisione). È cresciuta inoltre di 8,4 centimetri rispetto alla generazione precedente. La carreggiata anteriore è aumentata di 7,4 centimetri in confronto con l’Avant e di 5,5 centimetri rispetto al vecchio modello, quella posteriore di 7 centimetri. Ne deriva una presenza scenica notevole, sottolineata dalle protezioni e dagli elementi a contrasto del look all terrain, dai blister quattro e dalle inedite feritoie alle spalle dei passaruota anteriori, di derivazione Audi Sport.

Le dimensioni parlano chiaro: 5,02 metri di lunghezza (+6,5 cm), 1,99 di larghezza, 1,51 di altezza, con un passo di 2,93 metri che favorisce l’abitabilità posteriore. L’altezza minima da terra è superiore di 3,4 centimetri rispetto all’Avant.

Al lancio la gamma offre una doppia scelta. Il V6 3.0 Tdi mild-hybrid plus a 48 Volt eroga 299 Cv 580 Nm, con 0-100 km/h in 5,4 secondi; il cuore della tecnologia Mhev plus è il powertrain generator, che può contribuire alla marcia con fino a 24 CV e 230 Nm e, in decelerazione, agisce da alternatore abilitando la frenata elettroidraulica.

Per la prima volta nella storia dell’A6 allroad arriva però anche il plug-in hybrid: 367 Cv e 500 Nm, motore 2.0 TFSI a ciclo Miller più propulsore elettrico sincrono a magneti permanenti integrato nel cambio S tronic a 7 rapporti, 0-100 in 5,5 secondi. La batteria da 25,9 kWh nominali (20,7 effettivi) garantisce fino a 102 km di autonomia elettrica WLTP, con ricarica a 11 kW in AC in 2,5 ore.

Di serie ci sono lo sterzo integrale, che a bassa velocità favorisce l’agilità e ad alta rinforza il rigore direzionale, la trazione quattro ultra, che attiva la coppia al retrotreno solo quando serve secondo una strategia predittiva, e le sospensioni pneumatiche adattive allroad, con escursione di 55 millimetri: da -20 mm fino a +35 mm rispetto allo standard.

Premesso che nel 2026 si fa grande fatica a trovare un’auto piena di difetti, qui sull’A6 allroad c’è il problema di individuarne anche uno solo. E, al volante, la ricerca diventa difficilissima. Le sei modalità di guida sono marcatamente diverse, con altrettante disponibilità per affrontare asfalto e sterrato in base a esigenze e sensazioni. Carico volante, corsa dei pedali, risposta delle sospensioni: tutto è tarato in modo ineccepibile.

Sulla statale del Casentino da Poppi a Firenze, smanettando sui set del V6 Tdi le centinaia di curve scorrono via senza problemi, in puro godimento di guida, con dynamic che ammansisce il rollio e fa pure la voce grossa, comfort che segue la strada in culla o efficency che veleggia e risparmia carburante.

Nella fase di accelerazione dalle marce basse si avverte quella specie di lamento-motore del diesel accoppiato al cambio Dsg: non che crei problemi, ma rende meno fluido al (nostro) orecchio il passaggio ai regimi successivi. Più oggettivo, invece, è un altro neo della A6 allroad: per liberare spazio sul tunnel molti comandi fisici sono stati spostati sul bracciolo della portiera lato guidatore. Se ne contano 14, alcuni dei quali (fendinebbia, per esempio) possono essere azionati anche in marcia, intralciando momentaneamente il focus visivo.

I prezzi, infine, partono da 82.350 euro per la V6 3.0 Tdi quattro 299 Cv S tronic e da 88.650 euro per la 2.0 e-hybrid quattro 367 Cv S tronic. Il mix atteso per i powertrain è 65% diesel e 35% e-hybrid, mentre sul totale della gamma A6 si prevede il 25% di allroad.

L'articolo Audi A6 Allroad, la prova de Il Fatto.it – Sei anime, una missione: il piacere di guidare – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.

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