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Assegni più bassi (e un mese in più al lavoro) per chi va in pensione nel 2027: che cosa cambia

21 October 2026 at 12:21

Dal primo gennaio 2027 si andrà in pensione un mese più tardi rispetto a quest’anno e gli assegni a parità di età di uscita saranno più bassi. L’anno prossimo infatti entreranno in vigore i nuovi coefficienti di trasformazione del montante contributivo, aggiornati su base biennale per tenere conto tra il resto dell’evoluzione dell’aspettativa di vita. I coefficienti determinano l’importo della pensione annua in rapporto al montante contributivo accumulato e all’età del lavoratore al momento del pensionamento. In pratica con lo stesso montante contributivo e la stessa età di pensionamento la pensione che si riceverà sarà più magra. La nuova tabella dei coefficienti pubblicata dal ministero del Lavoro mostra che a 67 anni il coefficiente di trasformazione scenderà da 5,608 a 5,514 mentre per chi ha 68 anni passerà da 5,808 a 5,707. Più tardi si esce più il coefficiente sarà alto, ma comunque in calo rispetto a quest’anno.

La revisione dei coefficienti, spiega il decreto del ministero del Lavoro di concerto con quello dell’Economia anticipato dal Corriere della Sera, avviene “sulla base delle rilevazioni demografiche e dell’andamento effettivo del tasso di variazione del Pil di lungo periodo rispetto alle dinamiche dei redditi soggetti a contribuzione previdenziale, rilevati dall’Istat”. Nel 2027 chi andrà in pensione a 64 anni grazie ad un’uscita anticipata avrà un coefficiente di trasformazione del proprio montante contributivo del 5,009 a fronte del 5,086 del biennio 2025-2026.

L’anno prossimo l’incremento di un mese dell’età pensionabile è previsto per tutte le uscite, sia per il pensionamento di vecchiaia (a 67 anni e un mese) sia per quello anticipato (con 42 anni e 1 mese di contributi per gli uomini, 41 anni e 11 mesi per le donne). Nel 2028 i requisiti crescono di ulteriori due mesi portando l’età per la vecchiaia a 67 anni e tre mesi e i contributi necessari alla pensione anticipata a 43 anni e un mese per gli uomini e a 42 anni e 1 mese per le donne. A questi per l’anticipata si aggiunge l’attesa per avere la pensione: la cosiddetta finestra mobile di tre mesi per il settore privato e cinque mesi per il pubblico.

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Pensioni 2027, con i nuovi coefficienti gli assegni sono più bassi del 2026

21 October 2026 at 09:40

Chi deciderà di andare in pensione a partire dal 1° gennaio 2027 rischia di percepire un trattamento mensile più leggero rispetto a chi lascia l’attività entro la fine del 2026, a parità di età anagrafica e di anzianità contributiva.

A determinare la contrazione dei futuri cedolini è l’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione pubblicato dal Ministero del Lavoro, che ricalcola il rendimento del capitale accumulato sulla base del nuovo incremento dell’aspettativa di vita.

Cosa sono i coefficienti di trasformazione e perché cambiano

Nel sistema contributivo, ormai applicato alla quasi totalità dei lavoratori prossimi al riposo, l’importo della prestazione si ottiene moltiplicando le somme accantonate durante la carriera (il cosiddetto montante contributivo) per una percentuale denominata coefficiente di trasformazione.

Il valore di questo moltiplicatore cresce con l’avanzare dell’età di uscita, garantendo un rendimento annuo più elevato a chi lavora più a lungo. Tuttavia, i parametri vengono aggiornati a cadenza biennale per adeguarsi all’evoluzione demografica. Poiché la speranza di vita media continua a salire, le tabelle per il biennio 2027-2028 subiranno una revisione al ribasso: la medesima riserva finanziaria dovrà infatti garantire la copertura di un periodo di erogazione stimato più esteso.

Le simulazioni sugli assegni

Dalle stime elaborate, la riduzione lorda varia in proporzione diretta all’età del pensionato e all’entità del capitale maturato. Di seguito la comparazione omogenea dell’impatto atteso per diverse fasce di contribuenti nel 2027 rispetto al 2026:

Profilo di uscita Capitale accumulato Assegno mensile lordo stima (2027) Taglio mensile lordo Taglio annuale lordo (13 mensilità)
Pensione di vecchiaia (63 anni) 250.000 euro ~ 935 euro al mese -19 euro al mese -247 euro l’anno
Pensione di vecchiaia (67 anni) 250.000 euro ~ 1.060 euro al mese -18 euro al mese -234 euro l’anno
Pensione di vecchiaia (67 anni) 300.000 euro ~ 1.272 euro al mese -22 euro al mese -286 euro l’anno
Pensione di vecchiaia (67 anni) 500.000 euro ~ 2.120 euro al mese -36 euro al mese -468 euro l’anno

Perché un mese di lavoro in più non basta a evitare il taglio

L’aggiornamento dei parametri si inserisce in un contesto segnato dal riavvio degli automatismi di adeguamento dei requisiti alla speranza di vita. Dal 1° gennaio 2027, la soglia minima per accedere alla pensione di vecchiaia salirà di 30 giorni, attestandosi a 67 anni e 1 mese, mentre per la prestazione anticipata contributiva occorreranno 64 anni e 1 mese.

Tuttavia, un’ulteriore contribuzione versata in un solo mese apporterebbe un beneficio marginale al capitale complessivo: per neutralizzare l’effetto delle nuove tabelle occorrerebbero tra i 5 e i 7 mesi di attività in più. Di conseguenza, chi maturerà i requisiti nel 2027 percepirà dall’Inps un importo strutturalmente inferiore rispetto a chi ha lasciato la professione l’anno precedente a parità di percorso.

Rimborso dei contributi Inps, via alla domanda unica: chi può chiederlo e come

21 October 2026 at 08:47

L’Inps semplifica la richiesta per ottenere indietro i contributi versati in eccesso. Con il messaggio n. 3247 del 13 ottobre l’Istituto ha attivato il servizio Domanda Rimborso Unico, un punto di accesso unico per tutte le richieste di rimborso delle somme indebitamente versate, anche quando l’indebito emerge da un accertamento. Per ora il servizio è attivo solo per la Gestione separata, ma sarà esteso progressivamente a tutte le gestioni previdenziali dell’Istituto. Per committenti, professionisti e collaboratori il passaggio è obbligato, dato che i vecchi canali di trasmissione sono stati chiusi.

Chi può chiedere il rimborso Inps

Possono usare il servizio i titolari di posizione contributiva presso la Gestione separata (articolo 2, comma 26, della legge 335/1995) che rientrano in uno di questi casi:

  • professionisti (lavoratori autonomi con redditi di lavoro autonomo);
  • committenti oltre il massimale (per la quota a loro carico, pari a 2/3 del contributo versato, quando il collaboratore ha superato il massimale annuo);
  • committenti per altri motivi (versamenti duplicati, somme versate in più per una variazione dell’aliquota denunciata, errori di versamento e casi analoghi);
  • lavoratori parasubordinati (per la quota a loro carico, pari a 1/3 del contributo versato, sempre in caso di superamento del massimale).

Le tipologie di rimborso

Sono 4 le tipologie di rimborso previste dall’Inps:

  • versamento errato, per le somme pagate per sbaglio o in eccesso;
  • credito da dichiarazione, cioè il credito risultante dalla dichiarazione dei redditi e non usato in compensazione entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione;
  • superamento del massimale, cioè i contributi versati oltre il tetto annuo;
  • altra Cassa, se la contribuzione era dovuta a un’altra Cassa professionale.

Come presentare la domanda

La domanda si presenta solo online. Può farlo il contribuente in prima persona oppure un intermediario di fiducia, come un consulente del lavoro o un professionista abilitato.

Dove si trova il servizio

Si entra nel Cassetto previdenziale del contribuente con Spid almeno di livello 2, Cie di livello 3, Cns o eIdas, poi si seleziona il percorso:

Altri Servizi > Domanda Rimborso Unico.

La pagina iniziale mostra le domande più recenti con il relativo stato, il collegamento per inserirne una nuova, gli aggiornamenti amministrativi su rimborsi ed eccedenze e i contatti per segnalare anomalie o malfunzionamenti. Il manuale utente resta sempre consultabile dalla scheda in alto a destra.

Dallo stesso servizio si possono consultare dunque anche le domande già trasmesse, riprendere la compilazione di quelle salvate in bozza e verificare lo stato di lavorazione e informazioni che i vecchi canali separati non sempre rendevano disponibili.

Quale causale scegliere

In questa prima fase le macro-causali sono 3:

  • Gestione Separata – Committenti per superamento del massimale;
  • Gestione Separata – Parasubordinati;
  • Altro.

L’ultima copre le richieste che non dipendono dal massimale. Per esempio il committente che deve recuperare somme versate con un’aliquota non corretta o il professionista che chiede il rimborso delle eccedenze risultanti dalla dichiarazione dei redditi.

La procedura riconosce il tipo di utente e imposta la domanda di conseguenza.

Se si accede come parasubordinato senza contributi in Gestione separata o come committente per superamento del massimale senza somme disponibili, il sistema segnala l’incongruenza.

Committente e collaboratore: chi ottiene il rimborso

Il massimale annuo della base contributiva e pensionabile è il tetto oltre il quale i contributi non sono più dovuti. Per il 2026 è fissato a 122.295 euro, come spiegato dalla circolare Inps n. 6 del 30 gennaio. Lo supera soprattutto chi lavora per più committenti, perché ciascuno versa sui propri compensi senza conoscere quelli pagati dagli altri.

Da maggio 2025 l’Inps ha iniziato a inviare tramite MyInps una comunicazione ai collaboratori che hanno superato il tetto. L’anno seguente, concluse le verifiche (compresa quella sull’aliquota applicata), un avviso analogo arriva a ciascun committente per la quota di sua competenza. Ognuno deve procedere in autonomia:

  • il committente chiede, per ogni collaboratore interessato, la restituzione della propria quota eccedente;
  • il collaboratore chiede con un’unica domanda il rimborso complessivo della quota a suo carico, versata da tutti i committenti oltre il tetto.

Pensioni di novembre, cedolino e date del pagamento: perché il netto può scendere

20 October 2026 at 09:05

Le pensioni di novembre 2026 saranno pagate lunedì 2, sia per chi riceve l’accredito sul conto corrente bancario sia per chi riscuote l’assegno alle Poste. Il cedolino Inps contiene le ultime rate delle addizionali Irpef regionali e comunali, oltre al secondo o unico acconto Irpef per chi ha presentato il Modello 730 e indicato l’Istituto come sostituto d’imposta.

Il risultato può essere un assegno netto più basso rispetto alle mensilità precedenti. L’effetto cambia da pensionato a pensionato, perché dipende da imposte, conguagli e trattenute.

Perché la pensione di novembre è pagata giorno 2

La pensione di novembre 2026 viene pagata giorno 2 perché è il primo giorno bancabile del mese. Il 1° novembre cade infatti di domenica ed è la festa di Ognissanti. La data è indicata nel calendario dei pagamenti Inps allegato alla circolare n. 153 del 19 dicembre 2025.

La regola generale stabilisce infatti che le pensioni siano pagate il primo giorno bancabile di ogni mese, con l’eccezione di gennaio.

Prelevare la pensione in contanti

Avviso per chi decide di riscuotere la pensione in contanti: il ritiro è consentito soltanto per importi complessivi fino a 1.000 euro netti. Chi percepisce una somma superiore deve indicare un conto o un libretto e comunicare le coordinate per l’accredito attraverso i servizi Inps.

I titolari di libretto di risparmio, conto BancoPosta o Postepay Evolution con accredito della pensione possono invece prelevare dagli Atm Postamat a partire dal 2 novembre, senza recarsi allo sportello.

Ultime rate delle addizionali Irpef

Una delle principali voci da controllare nel cedolino di novembre riguarda le addizionali Irpef.

L’Inps trattiene infatti l’ultima delle 11 rate delle addizionali regionali e comunali a saldo 2025, insieme alla nona e ultima rata dell’acconto comunale 2026. Le trattenute sono quindi tre:

  • addizionale Irpef regionale a debito del pensionato 2025;
  • addizionale Irpef comunale a debito del pensionato 2025;
  • acconto addizionale Irpef comunale 2026.

Le addizionali sono calcolate sull’imponibile Irpef relativo alla pensione erogata dall’Inps, senza considerare eventuali altri redditi del contribuente. L’acconto comunale, invece, è pari al 30% dell’addizionale determinata applicando l’aliquota comunale dell’anno precedente. Le aliquote dipendono dalle decisioni delle Regioni e dei Comuni e sono consultabili sul portale del Dipartimento delle Finanze. Anche le soglie di esenzione possono cambiare da un territorio all’altro: per il 2026, per esempio, Roma ha portato la soglia a 14.000 euro. Chi rientra nella soglia di esenzione deliberata dal proprio ente non subisce le relative trattenute. Non sono inoltre soggette a queste ritenute fiscali le prestazioni di invalidità civile e le pensioni e gli assegni sociali.

Il saldo delle addizionali ripartirà a gennaio 2027, mentre l’acconto comunale tornerà da marzo.

Secondo acconto Irpef, perché la pensione può scendere

Sul rateo di novembre può comparire anche il secondo o unico acconto Irpef previsto dalla dichiarazione dei redditi. La trattenuta riguarda i pensionati che hanno indicato l’Inps come sostituto d’imposta. Lo stesso meccanismo può interessare l’acconto della cedolare secca. L’importo è quello risultante dal Modello 730/4 e viene trattenuto direttamente sulla pensione.

Conguagli da Modello 730

Il cedolino di novembre chiude anche la rateazione dei debiti derivanti dal Modello 730. La regola riguarda le trattenute fiscali distribuite nel corso dell’anno: le rate si concludono entro novembre, anche se il contribuente aveva inizialmente scelto un numero maggiore di pagamenti. Per i Modelli 730/4 arrivati all’Inps dopo giugno, l’Istituto ha ridotto il numero delle rate selezionate dal dichiarante. Di conseguenza, le trattenute mensili possono essere state più alte. Dalla seconda rata si applica un interesse dello 0,33% mensile.

A novembre termina inoltre la rateazione del conguaglio fiscale 2025 per i pensionati che rientrano nella specifica disciplina prevista dalla legge. In particolare, chi percepisce trattamenti fino a 18.000 euro annui e deve versare un conguaglio a debito superiore a 100 euro paga l’ultima rata del recupero fiscale in questo mese.

Pensioni Enpam, a novembre aumenti e arretrati per medici e odontoiatri

Il cedolino di novembre porta novità anche per i pensionati iscritti all’Enpam, l’ente di previdenza di medici e odontoiatri. Con questa rata scatta infatti la rivalutazione 2026, insieme agli arretrati maturati da gennaio a ottobre.

L’adeguamento era stato approvato dal consiglio di amministrazione della Fondazione il 29 gennaio, ma è diventato operativo solo a settembre, con il via libera dei ministeri vigilanti. L’effetto resta retroattivo dal 1° gennaio 2026.

La misura riguarda il Fondo di previdenza generale (Quota A e Quota B) e il Fondo della medicina convenzionata e accreditata, su una platea di 184.021 pensionati a fine 2025. L’indice di riferimento è l’1,4%.

Viene applicato al 75% fino a 31.816,20 euro annui, con un aumento effettivo dell’1,05%, e al 50% sulla parte eccedente, con un aumento dello 0,70%. Su una pensione di 20.000 euro lordi annui l’aumento vale circa 210 euro lordi l’anno, con circa 161 euro di arretrati. Gli importi saranno accreditati in automatico, senza bisogno di presentare.

Cedolino pensione, come vederlo

Per verificare l’importo della pensione di novembre 2026 è possibile consultare il cedolino nell’area MyInps oppure nell’app Inps Mobile. Si entra con Spid, Cie o Cns. La procedura:

  • accedere al sito Inps o all’app Inps Mobile;
  • selezionare il servizio “Cedolino della pensione”;
  • scegliere la mensilità di novembre 2026;
  • consultare il documento online oppure scaricarlo in Pdf.

Quota 100, la Cassazione frena l’Inps sui “lavoretti”: stop alla restituzione di tutta la pensione

17 October 2026 at 14:49

Integrare la pensione con un piccolo lavoretto non farà più perdere un intero anno di assegno. Con la sentenza n. 26864, la Corte di Cassazione ha stravolto la propria linea guida su Quota 100, sbarrando la strada alle richieste di restituzione integrale avanzate dall’Inps.

Il divieto di cumulo tra reddito da lavoro e pensione anticipata resta in vigore, ma la decurtazione applicata dall’Istituto di previdenza dovrà essere limitata esclusivamente alle somme incassate tramite l’attività lavorativa.

Dalla contestazione di Bari alla svolta in Cassazione

La vicenda giudiziaria che ha portato a questo cambio di rotta riguarda un ex lavoratore pugliese che nel 2020 aveva svolto alcune collaborazioni per un compenso complessivo inferiore a 5.000 euro. Il contribuente riteneva che le prestazioni rientrassero nel lavoro autonomo occasionale, l’unica eccezione ammissibile sotto tale soglia per chi è andato in pensione con Quota 100.

L’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ha invece riqualificato quei contratti come collaborazioni coordinate e continuative, esigendo la restituzione dell’intero anno di assegni.

Dopo le pronunce favorevoli all’Inps in primo e secondo grado presso il Tribunale e la Corte d’Appello di Bari, la Cassazione ha parzialmente ribaltato la situazione: pur confermando l’illegittimità del cumulo per le co.co.co., gli ermellini hanno stabilito che la trattenuta deve limitarsi all’importo effettivamente guadagnato, rinviando la causa ai giudici pugliesi per ricalcolare la cifra corretta.

Cosa cambia per i pensionati che vogliono arrotondare

I giudici hanno fatto valere un chiaro principio di proporzionalità. Ora l’Ente di previdenza non potrà più pretendere la restituzione dell’intera annualità a fronte di guadagni minimi, ma solo la cifra corrispondente al compenso percepito.

La decisione frena i maxi-recuperi dell’Inps, garantendo una tutela fondamentale per chi ha svolto brevi prestazioni senza intenzione di eludere le norme sul pensionamento anticipato. Resta tuttavia fermo il vincolo normativo: per non incorrere nel divieto di cumulo, qualsiasi attività lavorativa svolta prima dei requisiti della pensione di vecchiaia deve mantenere un carattere rigorosamente occasionale e rientrare entro il tetto dei 5.000 euro annui.

Pensione anticipata, nuove regole Inps per l’anzianità contributiva

15 October 2026 at 14:36

Cambiano i criteri per accedere agli scivoli pensionistici aziendali per i lavoratori che non avevano versato contributi al 31 dicembre 1995. Si tratta dei cosiddetti contributivi puri, ai quali si applica interamente il sistema di calcolo contributivo della pensione. Con la circolare n. 104 del 29 settembre 2026, l’Inps ha chiarito come verificare i requisiti necessari per accedere all’isopensione e agli assegni straordinari erogati dai fondi di solidarietà.

Come funzionano gli scivoli pensionistici aziendali

Gli scivoli aziendali consentono ai lavoratori vicini alla pensione di lasciare anticipatamente il lavoro attraverso accordi con il datore di lavoro. Durante il periodo che precede il pensionamento, il dipendente riceve una prestazione economica finanziata dall’azienda. Il datore di lavoro sostiene anche la contribuzione correlata, secondo le regole previste per lo specifico strumento.

Tra le principali forme di accompagnamento rientrano l’isopensione e gli assegni straordinari dei fondi di solidarietà. L’isopensione, disciplinata dalla legge 92 del 2012, prevede una durata ordinaria massima di 48 mesi, elevata a 84 mesi per le uscite con decorrenza entro il 1° dicembre 2026.

Per gli assegni straordinari dei fondi di solidarietà bilaterali, invece, la durata massima è di 60 mesi. Il lavoratore deve maturare il diritto alla pensione entro il periodo massimo previsto, considerando anche le eventuali finestre di attesa per la decorrenza del trattamento.

Cosa cambia per i lavoratori contributivi puri

La circolare Inps interviene sulla verifica dei requisiti per chi ha iniziato a versare contributi dopo il 31 dicembre 1995. Per questi lavoratori, l’accesso ad alcune pensioni richiede non soltanto un’età minima e un determinato numero di anni di contribuzione, ma anche il raggiungimento di una soglia economica.

L’importo minimo viene calcolato prendendo come riferimento l’assegno sociale, il cui valore è aggiornato periodicamente. L’Inps ha quindi precisato che, per accedere agli scivoli aziendali, il requisito deve essere verificato alla data di ingresso nell’esodo. Non è necessario attendere il momento in cui il lavoratore raggiungerà effettivamente l’età pensionabile.

Come si calcola l’importo minimo della pensione

Per verificare il requisito economico, l’Inps considera la contribuzione maturata fino alla data di accesso allo scivolo e il coefficiente di trasformazione corrispondente all’età del lavoratore in quel momento. Il risultato viene confrontato con il valore dell’assegno sociale in vigore alla stessa data.

L’importo pensionistico così calcolato deve raggiungere la soglia minima prevista per la forma di pensionamento scelta. Secondo l’Istituto, il raggiungimento del requisito al momento dell’esodo costituisce un indicatore della possibilità di soddisfarlo anche quando decorrerà la pensione, sulla base delle valutazioni statistiche e attuariali richiamate nella circolare.

Pensione di vecchiaia, requisiti e importi nel 2026

Per i lavoratori interamente contributivi, la pensione di vecchiaia richiede generalmente 67 anni di età, almeno 20 anni di contributi e un importo pensionistico non inferiore all’assegno sociale. Nel 2026  ammonta a 546,24 euro lordi mensili e costituisce il riferimento economico da utilizzare per verificare il requisito quando l’ingresso nello scivolo avviene nel 2026.

Esiste anche una possibilità alternativa: accedere alla pensione a 71 anni, con almeno cinque anni di contribuzione effettiva, senza dover raggiungere l’importo minimo collegato all’assegno sociale.

Pensione anticipata a 64 anni, le soglie da rispettare

Per accedere alla pensione anticipata contributiva sono richiesti ordinariamente 64 anni di età, almeno 20 anni di contribuzione effettiva e un importo minimo della pensione. Nel 2026 le soglie economiche sono:

  • 1.638,72 euro lordi mensili, pari a tre volte l’assegno sociale;
  • 1.529,47 euro mensili per le lavoratrici con un figlio, pari a 2,8 volte l’assegno sociale;
  • 1.420,22 euro mensili per le lavoratrici con almeno due figli, pari a 2,6 volte l’assegno sociale.

Le cifre si riferiscono ai valori del 2026. Per la verifica dell’accesso all’esodo è necessario utilizzare gli importi in vigore alla data effettiva di ingresso nel percorso aziendale. Dal 1° gennaio 2030, salvo modifiche normative, il moltiplicatore generale previsto per questa forma di pensionamento salirà a 3,2 volte l’assegno sociale.

Il tetto massimo alla pensione anticipata

Per chi accede alla pensione anticipata contributiva a 64 anni è previsto anche un limite massimo all’importo erogabile. Fino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia, il trattamento non può superare cinque volte il minimo pensionistico. Per il 2026, il tetto indicato è pari a 3.059,25 euro lordi mensili.

Resta inoltre disponibile, per chi possiede i requisiti, la pensione anticipata ordinaria, che non prevede una soglia minima d’importo. I requisiti contributivi indicati sono 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Come verificare se si può accedere allo scivolo aziendale

Prima di aderire a un percorso di esodo, il lavoratore deve verificare che la pensione possa decorrere entro il periodo massimo di accompagnamento previsto. Il controllo deve considerare gli anni di contribuzione maturati, l’età alla data di uscita, la prestazione pensionistica di riferimento e gli eventuali requisiti economici.

Per chi rientra interamente nel sistema contributivo, assume particolare importanza la simulazione dell’assegno pensionistico. La verifica può essere richiesta all’Inps o a un patronato, utilizzando la posizione contributiva individuale e le condizioni previste dall’accordo aziendale.

Rivalutazione pensioni da gennaio 2027, di quanto aumentano gli assegni? La simulazione

15 October 2026 at 06:00

Da gennaio 2027 è previsto un nuovo aumento delle pensioni per effetto della rivalutazione annuale legata all’inflazione. L’adeguamento, chiamato anche perequazione automatica, serve a proteggere il potere d’acquisto dei pensionati compensando, almeno in parte, l’incremento dei prezzi dei beni e dei servizi.

Gli incrementi, però, non saranno uguali per tutti, perché la rivalutazione varia in base all’importo dell’assegno e alle diverse fasce previste dalla legge.

Perequazione 2027, la stima dell’indice e i tempi del decreto

Le prime stime indicano una possibile rivalutazione del 2,9%, ma la percentuale dovrà essere confermata ufficialmente. Se questa percentuale fosse confermata, gli assegni interessati dalla rivalutazione piena aumenterebbero di 29 euro lordi al mese ogni 1.000 euro di pensione. Tuttavia, bisogna considerare la possibilità che la legge di bilancio 2027 introduca nuove limitazioni per gli assegni medio-alti.

L’adeguamento viene calcolato sulla base della variazione dell’indice dei prezzi al consumo rilevato dall’Istat e recepito attraverso gli appositi provvedimenti ministeriali. A oggi, la percentuale di riferimento è stata determinata tenendo conto dell’andamento dell’inflazione, ma può essere soggetta a un successivo conguaglio e modificata se e quando i dati definitivi a fine anno si discostano dalle stime iniziali.

Per il 2027, la percentuale di rivalutazione dovrà essere stabilita con un decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze, atteso nel mese di novembre 2026. Fino alla pubblicazione del provvedimento, quindi, qualsiasi calcolo relativo agli aumenti del prossimo anno deve essere considerato indicativo.

Come funziona la rivalutazione degli assegni

Il meccanismo di perequazione interessa le pensioni soggette all’adeguamento annuale, ma la percentuale riconosciuta varia in base all’importo complessivo del trattamento e secondo tre fasce, ovvero la rivalutazione è pari al:

  • 100% (di 2,9%) per le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo Inps;
  • 90% per la quota di pensione compresa tra quattro e cinque volte il trattamento minimo;
  • 75% per la quota che supera cinque volte il trattamento minimo.

Simulazione calcolo

Prima di passare al calcolo degli aumenti, bisogna avere chiari alcuni punti. Prima di tutto, facendo riferimento al trattamento minimo Inps nel 2026, il cui importo è pari a 611,85 euro, a oggi:

  • un importo fino a quattro volte l’assegno minimo corrisponde a 2.447,40 euro mensili;
  • un importo pari a cinque volte il minimo corrisponde invece a 3.059,25 euro mensili.

Prendendo poi come riferimento l’indice ipotetico del 2,9%, le percentuali di rivalutazione sono:

  • 2,9% (ovvero il 100%);
  • 2,61% (il 90% di 2,9%);
  • 2,18% (il 75% di 2,9%).

Ora, procedendo con una simulazione che tenga conto di questi valori, quello che emerge è che:

  • per le pensioni fino a quattro volte il minimo, l’aumento sarebbe proporzionale all’importo dell’assegno. Chi percepisce una pensione lorda di 900 euro potrebbe ricevere circa 26 euro in più al mese, mentre per un trattamento da 1.200 euro l’incremento sarebbe di quasi 35 euro;
  • per un assegno da 1.500 euro, invece, l’aumento teorico arriverebbe a 43,50 euro mensili. Su una pensione da 2.000 euro, la rivalutazione produrrebbe un incremento di circa 58 euro al mese.

Il calcolo diventa più articolato quando si superano le soglie previste. Per una pensione da 2.500 euro, la rivalutazione piena si applicherebbe fino a 2.447,40 euro, mentre sulla quota restante verrebbe riconosciuta la percentuale ridotta del 90% dell’indice. L’aumento complessivo sarebbe quindi inferiore a quello che si otterrebbe applicando il 2,9% all’intero assegno.

Lo stesso principio vale per le pensioni superiori a cinque volte il minimo. Un trattamento da 3.500 euro beneficerebbe della rivalutazione piena sulla prima fascia, del 90% sulla quota compresa tra quattro e cinque volte il minimo e del 75% sulla parte eccedente. L’incremento complessivo sarebbe di circa 96,53 euro lordi al mese.

Di seguito, una tabella riassuntiva con tutti i possibili aumenti mensili e i nuovi importi stimati.

Pensione lorda mensile nel 2026 Aumento mensile stimato Nuovo importo mensile stimato
611,85 euro 17,74 euro 629,59 euro
800 euro 23,20 euro 823,20 euro
900 euro 26,10 euro 926,10 euro
1.000 euro 29,00 euro 1.029,00 euro
1.200 euro 34,80 euro 1.234,80 euro
1.500 euro 43,50 euro 1.543,50 euro
2.000 euro 58,00 euro 2.058,00 euro
2.500 euro circa 72,35 euro circa 2.572,35 euro
3.000 euro circa 85,40 euro circa 3.085,40 euro
3.500 euro circa 96,53 euro circa 3.596,53 euro

Nota: i valori sono simulazioni basate su una rivalutazione ipotetica del 2,9%, con applicazione delle percentuali ordinarie per fasce. Gli importi effettivi dipenderanno dal decreto ministeriale e dalle eventuali modifiche introdotte dalla manovra 2027. Gli arrotondamenti, invece, possono determinare lievi differenze.

Pensioni 2027, dal 15 ottobre si scelgono aliquote e detrazioni: a chi conviene

15 October 2026 at 04:00

I pensionati possono comunicare all’Inps come gestire le trattenute fiscali. Si tratta di una richiesta che è attiva dal 15 ottobre e fa riferimento alla pensione per il 2027. Si può, per esempio, chiedere di non applicare alcuna detrazione fiscale o di utilizzare un’aliquota Irpef più elevata rispetto a quella ordinaria. Lo ha chiarito l’Inps con il messaggio n.3245 del 13 ottobre 2026, nel quale ricorda come questo sia un sistema utile per chi percepisce, oltre alla pensione, anche altri redditi.

La domanda deve essere compilata e presentata attraverso il servizio dedicato, ovvero la “Dichiarazione per le detrazioni d’imposta per reddito e per carichi di famiglia”, disponibile sul sito dell’Inps.

Pensioni 2027: detrazioni e aliquote

I pensionati dal 15 ottobre possono comunicare una diversa gestione delle trattenute fiscali. L’Inps, quando eroga la pensione, calcola le tasse guardando l’importo della pensione stessa. Applica le aliquote Irpef ordinarie e le detrazioni da lavoro dipendente o pensione che riducono l’imposta da pagare.

L’Irpef però è un’imposta progressiva sul reddito complessivo e se, oltre alla pensione, si percepiscono altri redditi, come per esempio da affitto di un immobile, consulenze o altre prestazioni di lavoro, i redditi si sommano facendo salire il pensionato in una fascia di reddito più alta.

L’Inps applica le trattenute standard e quindi calcolerà le tasse al ribasso. Ma in sede di dichiarazione dei redditi, l’Agenzia delle Entrate calcolerà e chiederà di pagare la differenza in un’unica soluzione o a rate.

Cosa chiedere dal 15 ottobre?

Dal 15 ottobre i pensionati possono quindi richiedere di rinunciare o ridurre le detrazioni fiscali oppure di applicare un’aliquota Irpef più alta.

Sono due infatti le operazioni per evitare sorprese:

  • chiedere all’Inps di non applicare in tutto o in parte le detrazioni per la pensione o per familiari a carico durante l’anno;
  • chiedere all’Inps di applicare ogni mese un’aliquota fissa superiore a quella di base in previsione del reddito totale.

A chi conviene?

Come già descritto, questa richiesta conviene soprattutto a chi sa di avere altre entrate rispetto alla sola pensione.

Esempio:

Pensione da 20.000 euro l’anno, più reddito da affitto da 10.000 euro l’anno, per un totale di 30.000 euro l’anno. Senza la richiesta, le trattenute Inps saranno più basse e si rischia, con l’esito della dichiarazione dei redditi, di dover saldare una somma più alta. Ma con la richiesta all’Inps, ogni mese, rinunciando a detrazioni o aumentando l’aliquota, si arriverà all’esito della dichiarazione dei redditi con un saldo neutro o un piccolo conguaglio.

Cosa cambia rinunciando alle detrazioni?

Il pensionato o la pensionata che decide di rinunciare alle detrazioni fiscali vedrà l’importo trattenuto ogni mese aumentare e quindi la pensione netta diminuire.

Attenzione: rinunciare alle detrazioni e chiedere un’aliquota Irpef più alta sono due operazioni differenti. Nel primo caso si riducono gli sconti fiscali, nel secondo caso aumenta la percentuale utilizzata per calcolare la ritenuta.

Come fare la richiesta

La richiesta su come gestire le trattenute fiscali va rinnovata ogni anno. A partire dal 15 ottobre 2026 è possibile fare richiesta per il periodo d’imposta 2027.

Anche chi aveva già presentato la comunicazione l’anno scorso deve inviare una nuova domanda attraverso i servizi online dedicati.

Chi riceve soltanto la pensione e non ha altre entrate non ha bisogno di fare nulla, perché l’Inps applica già le regole fiscali ordinarie.

Pensioni, dagli scatti di età al lavoro oltre i 67 anni: cosa cambia con la Manovra

13 October 2026 at 08:18

In un Paese in pieno inverno demografico, dove quasi il 16% del Pil (e oltre il 30% della spesa pubblica) viene assorbito dalle prestazioni previdenziali, la materia rappresenta una voce cruciale per la Legge di Bilancio.

L’età pensionabile si adegua automaticamente alla speranza di vita. Secondo le ultime stime della Ragioneria Generale dello Stato, questo meccanismo spingerà il requisito anagrafico a 67 anni e 6 mesi nel 2029, per poi raggiungere i 67 anni e 8 mesi dal 2031. Uno scenario destinato ad alimentare il dibattito pubblico.

Il dibattito politico sulla Manovra: dagli scatti all’ipotesi 70 anni

All’interno della maggioranza di Governo si registrano visioni differenti su come gestire l’impatto della longevità sui conti pubblici.

Da un lato, la Lega spinge per congelare gli adeguamenti automatici previsti per il biennio 2027-2028 (+1 mese da gennaio 2027 e +2 mesi da gennaio 2028), mantenendo l’asticella a 67 anni. Il Ministero delle Infrastrutture ipotizza la possibilità di restare in servizio fino a 70 anni per gli autotrasportatori, esclusivamente su base volontaria. Il sottosegretario Durigon continua invece a studiare l’ipotesi di un’uscita anticipata a 64 anni per tutti.

I dati dell’Inps certificano che l’età media effettiva di uscita è salita a 64,8 anni. Parallelamente, il tasso di occupazione tra gli over 55 ha registrato una forte crescita negli ultimi 20 anni, passando dal 31,4% del 2005 al 61,2% del 2025 nella fascia tra i 55 e i 64.

Perché i pensionati continuano a lavorare

Un aspetto rilevante emerge dalle recenti rilevazioni dell’Istat e dell’Inps: almeno un pensionato su dieci continua a lavorare dopo il ritiro.

I titolari di pensione diretta che risultano ancora occupati sono 779.303, prevalentemente concentrati tra autonomi, liberi professionisti e parasubordinati (i lavoratori dipendenti rappresentano appena l’1% della platea). Circa un terzo di questo bacino prosegue l’attività per integrare un trattamento economico insufficiente, mentre i restanti due terzi lo fanno per scelta personale e professionale.

Cosa dice la giurisprudenza su Scuola, PA e cumulo contributivo

Di recente la Corte Costituzionale e la Cassazione hanno chiarito limiti e adempimenti per chi prosegue l’attività lavorativa oltre la soglia dei 67 anni.

Scuola

I dipendenti del comparto Scuola (docenti e personale Ata) che non hanno maturato l’anzianità contributiva minima per la pensione di vecchiaia possono rimanere in servizio anche dopo aver compiuto 70 anni. Un’impostazione opposta rispetto alla proposta sindacale di consentire il collocamento a riposo dei docenti a 60 anni.

Pensionati lavoratori e incarichi nella PA

I pensionati che intraprendono una nuova attività lavorativa devono darne immediata comunicazione all’Inps, pena la restituzione degli assegni percepiti durante il periodo non dichiarato.

Per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione, resta il divieto di conferire incarichi retribuiti a soggetti già in pensione. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che la misura si applica solo se il trattamento è già in erogazione: chi ha maturato i requisiti anagrafici ma non percepisce ancora il primo cedolino può legittimamente svolgere un incarico retribuito.

Cumulo contributivo

Per i lavoratori che devono unificare i versamenti tra gestioni diverse, la pensione non scatta in automatico al raggiungimento dei requisiti. L’erogazione decorre esclusivamente dalla data di presentazione della domanda, con il rischio di perdere definitivamente gli arretrati in caso

Se i gestori dei fondi pensione giocano troppo in difesa

7 October 2026 at 08:30

I fondi pensione negoziali italiani affidano gran parte delle loro risorse a gestori professionali, per ottenere rendimenti superiori a quelli del benchmark. Ma il comportamento dei professionisti è guidato anche dal rischio di perdere il mandato.

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Pensione a 64 anni: strumenti sbagliati per scopi giusti

28 September 2026 at 09:31

Le regole di pensionamento devono essere uguali per tutti i lavoratori, comunque sia calcolata la loro pensione. Ben vengano provvedimenti per rimuovere le differenze fra “misti” e “puri”, purché demagogia e improvvisazione restino fuori dal gioco.

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Non si diventa anziani a 65 anni *

15 September 2026 at 08:08

Quando inizia l’età anziana? Una soglia anagrafica rigida non descrive bene la realtà. Meglio adottarne una prospettica, legata alla speranza di vita residua. Permette una migliore pianificazione dei sistemi pensionistici, sanitari e del mercato del lavoro.

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Non è mai troppo tardi per la previdenza complementare

7 September 2026 at 08:42

Aderire alla previdenza complementare conviene anche se si è a fine carriera. Le prime coorti di iscritti al Fondo Espero hanno maturato risorse superiori rispetto a chi non ha aderito, pur con un orizzonte di accumulazione limitato. Lo dicono i dati Inps.

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Una pensione alla svedese per la Germania

3 September 2026 at 09:01

In Germania, una riforma organica del sistema pensionistico prevede l’introduzione di una componente obbligatoria a capitalizzazione, ispirata al modello svedese. Il suo successo dipende da costi contenuti e indipendenza dalle ingerenze politiche.

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