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Salud mental: senadores del PJ díscolo firmaron un dictamen de minoría y permiten que el tema llegue al recinto

21 October 2026 at 21:58
Convicción Federal nació con cinco senadores y, ahora, quedaron tres: Guillermo Andrada, Sandra Mendoza y Carolina Moisés. El puntano Fernando Salino -en el medio- y Fernando Rejal -extremo derecho- armaron otra bancada y quedaron como aliados K

La falta de un par de firmas en las comisiones de Salud y de Legislación General del Senado impidió, el jueves pasado, acelerar una nueva ley de salud mental, tras meses de negociaciones entre Nación y provincias representadas en el Consejo Federal de Salud (CoFeSa). La ayuda llegó esta tarde, tras la presentación de un texto —ahora, dictamen de minoría— de parte de tres ex kirchneristas y, con ello, La Libertad Avanza se quedó con el despacho de mayoría -por sumatoria de voluntades- y la posibilidad de llevar al tema a una potencial sesión de cara a la próxima semana.

A pesar de la buena noticia para los libertarios, la disidencia de varios dialoguistas representa una eventual traba a la hora de contar votos, por lo que nadie asegura un acuerdo cerrado al ciento por ciento. Las firmas que permitieron generar la orden del día -y, por ende, los dos dictámenes- fueron los reflotados justicialistas de Convicción Federal Guillermo Andrada (Catamarca), Sandra Mendoza (Tucumán) y Carolina Moisés (Jujuy). El primero fue uno de los que advirtió sobre los recursos que implicaría una nueva ley. Algunos aliados comparten la preocupación.

En concreto, el texto de oficialismo y dialoguistas plantea la prioridad para médicos -psiquiatras, en preferencia- sobre psicólogos -quienes también formarán los equipos interdisciplinarios- a la hora de tomar las decisiones más delicadas. Y las internaciones involuntarias serán notificadas a un juez, que no tendrá injerencia en dicha acción, mientras que se revalida y sostiene la cooperación entre Nación y provincias en cuanto al financiamiento. Para el primer punto, Convicción Federal casi que equipara las profesiones, ya que se requiere al menos uno de ellos para actuar, algo considerado en varios despachos como un “delirio”. Andrada se recibió de cirujano.

Por otra parte, se ampliará el concepto de adicciones -por ejemplo, la ludopatía-, se activará una delimitación de familiares en representación de pacientes, se impondrán diferenciaciones específicas entre adultos e infanto-juveniles, y quedará prohibida la práctica de manicomios. También existirá un plan de egreso con objetivos y seguimientos, más directivas claras “anticipadas” -prevención- en salud mental.

La senadora libertaria y titular de la comisión de Salud de la Cámara alta, Ivanna Arrascaeta

Además, todos los trabajadores involucrados en el proceso deberán contar con capacitación permanente. Otro ítem que generó conflicto y terminó de inclinar la balanza del articulado -ahora, con luz verde para el recinto- fue la restitución de la cooperación técnica, económica y financiera nacional en los convenios con las jurisdicciones. Es decir, plata. Lo que también reclama Convicción Federal, que pasó de cuestionar el fallo que mandó a prisión a Cristina Kirchner -como planteó Moisés, en 2025- a enfrentarse con sus ex compañeros vía redes sociales.

En cuanto a familiares, la iniciativa limitará la intervención a padres o hijos y se mantendrán los representantes legales, cónyuges y convivientes. Una aclaración no menor es que, en los casos de no aparición de responsables, se explicita la obligación estatal de garantizar apoyos y dispositivos comunitarios.

Para el régimen de atención por equipos infantojuveniles y dispositivos diferenciados de adultos se incorpora la autonomía progresiva, el derecho a ser escuchado y la confidencialidad. En caso de una potencial internación en unidades de adultos, la misma quedará restringida a imposibilidad acreditada y por un tiempo mínimo indispensable.

En último lugar y, en conjunto con la prohibición de prácticas “manicomiales”, se restituye un catálogo de atención ambulatoria y domiciliaria, casas de convivencia, hospitales de día y centros de capacitación sociolaboral. También se habilita el derecho a consentir o rechazar, de manera anticipada, tratamientos y designar personas que expresen el consentimiento cuando el paciente no pueda hacerlo. Esto cambia ante riesgo grave para la vida.

Deudores alimentarios morosos

Más temprano, un plenario de las comisiones de Legislación General y de Población de la Cámara alta buscó congeniar, sin éxito, dos proyectos relacionados con la creación de un registro nacional de deudores alimentarios morosos. Ante diferencias entre los articulados del peronista Pablo Bensusán (La Pampa) y la filo radical Edith Terenzi (Chubut), se pasó a un cuarto intermedio hasta el miércoles próximo, con el fin de llegar a un documento consensuado.

Dei nuovi ospedali Inail annunciati, nemmeno l’ombra: il Piemonte vince la gara a chi la spara più grossa

21 October 2026 at 17:05

“Il nuovo ospedale Regina Margherita nel programma Inail”, “Intesa operativa Regione-Inail per costruire sette nuovi ospedali”, “Nuovo ospedale a Padova Est, sarà l’Inail a costruirlo: ‘Si entra nella fase operativa’,” “Il nuovo Umberto I a Pietralata sarà costruito con i fondi dell’Inail. In arrivo un miliardo”: un fioccare di notizie accompagnate da conferenze stampa di assessori e presidenti di Regione che si fanno belli in vista delle prossime elezioni. Però, di ospedali Inail veri – intendendoli come edifici con dentro impianti, personale e pazienti – neanche l’ombra.

A spararle grosse arriva anche la Conferenza Stato-Regioni: “OSPEDALI, IL MODELLO INAIL | “Così Investimenti e manutenzione liberano risorse per l’assistenza”; in pratica, secondo loro, i nuovi ospedali arrivano già belli che confezionati da un Ente pieno di soldi e di efficienza specchiata, così le Regioni hanno più risorse per ridurre le liste d’attesa e aumentare le prestazioni sanitarie, come i cittadini constatano felici ogni giorno. Allora vai a cercare sul sito dell’Inail dove sono questi benedetti ospedali Inail per sapere dove gli italiani sono più felici: non c’è e non c’è neppure una lista degli interventi in corso, con l’indicazione dello stato di avanzamento prima della pratica (progetti, appalti ecc.) e poi dei lavori. Cercate anche voi.

Poi c’è la realtà: al momento nessun ospedale Inail è stato completato, in nessuno sono iniziati i lavori, nessun appalto risulta aggiudicato. Siamo ai preliminari, agli studi, ai tavoli istituzionali, alle valutazioni di impatto, alla formazione dei computi economici, con documenti che vanno e vengono da Roma, a volte con intervalli semestrali che richiedono nuovi incarichi per aggiornare i prezzi, come un gioco dell’oca che vede passare gli anni, invecchiare la popolazione, curata sempre più in ritardo e in strutture fatiscenti.

In questa gara a chi la spara più grossa il Piemonte primeggia. Il presidente Cirio e l’assessore Riboldi annunciano ciclicamente nuove roboanti realizzazioni che stanno sempre per partire, ma non partono mai. Per questo, nella primavera scorsa, il Consigliere Regionale M5S Pasquale Coluccio, stanco delle loro bufale, amplificate dai velinari piemontesi – i due si vantavano di aver ottenuto un finanziamento di due miliardi di euro per realizzare l’intero piano per 7 nuovi ospedali – ha promosso un’analisi riferita agli Investimenti Inail, all’edilizia sanitaria e all’effettiva capacità di spesa dell’Istituto.

I suoi colleghi parlamentari ne hanno tratto un’interrogazione istruttiva al Ministro Schillaci in cui gli chiedono di chiarire l’effettivo avanzamento del programma di finanziamento delle strutture ospedaliere di Inail. Al momento non si dispone della risposta.

Tra le debolezze che l’analisi mette in evidenza c’è quella della struttura che l’Istituto dedica alla realizzazione del suo piano di edilizia sociale. La fragilità è nota: per l’esempio l’Asl Cuneo 1, che quasi un anno fa ha mandato all’Istituto tutta la documentazione necessaria alla realizzazione del nuovo ospedale di Savigliano, attende ancora l’esito dell’istruttoria tecnica da parte dell’Istituto. Nel frattempo, i costi di costruzione sono aumentati, quindi bisognerà di nuovo mettere mano al Progetto di Fattibilità Tecnica Economica, a cui seguirà la verifica di Inail, sperando che nel frattempo non intervenga un’altra crisi mondiale a riportarci indietro nelle caselle di questo gioco dell’oca senza fine.

Le autorità politiche regionali non possono non conoscere la realtà dei fatti, ma prendono in giro gli elettori creduloni.

L’inserimento dei nuovi ospedali del Piemonte nel Piano triennale di edilizia sociale dell’Inail risale al 4 febbraio 2021, quando su richiesta di Cirio l’allora Presidente Conte firmò, insieme ai Ministri Speranza e Catalfo, il Dpcm “Iniziative urgenti di elevata utilità sociale nel campo dell’edilizia sanitaria…”. Al Presidente Cirio (Forza Italia), in carica dal 2019, va riconosciuta l’abilità di vendere per fresca una vecchia minestra che tra poco compirà 5 anni senza combinare nulla, se non innamorarsi, presto deluso, di investitori privati deludenti con i partenariati pubblico-privato (PPP) di cui ho abbondantemente dato conto sul blog.

C’è però una questione che supera tutte le altre: l’Inail comunica che nel 2025 i morti sul lavoro sono stati 1093, mica pochi. Leggendo l’analisi commissionata da Coluccio sul Bilancio dell’Ente, balza agli occhi un’evidenza che agghiaccia: Inail riscuote ogni anno oltre 10,3 miliardi di euro di contributi versati dalle Aziende che assicurano i dipendenti, dunque soldi dei lavoratori. A queste somme si aggiungono rendite patrimoniali e trasferimenti dallo Stato, 13,6 mld di entrate. Le uscite sono 11,9 mld. Da qui un avanzo finanziario che caratterizza da sempre il bilancio Inail e che si accumula anno per anno presso la Tesoreria Centrale dello Stato.

Siamo a circa 50 mld: significa che, con i contributi non spesi per prestazioni destinate agli assicurati, l’Inail fa da banca allo Stato gratis perché non riceve interesse sui capitali che lascia nella Tesoreria. Lo Stato riconosce oltre il 4% di interesse ai sottoscrittori dei Btp, invece la remunerazione del deposito presso la Tesoreria è pari a 0% poiché gli introiti vengono registrati su un conto corrente infruttifero.

Questo è il vero grande scandalo dell’Inail, ancora più grave perché in palese conflitto con la sua ragione sociale, la prevenzione degli infortuni sul lavoro. Così si capisce meglio perché il rinnovo degli incarichi di direttore, presidente, e consiglieri di amministrazione di Inail diventa un affare di Stato; non si tratta solo di poltronifici, è che l’Inail finanzia lo Stato coi soldi dei lavoratori, ci vuole gente fidata a guardia del bancomat. Gente che sappia evocare la mancanza di risorse per rimandare l’assunzione degli ispettori per controllare i luoghi di lavoro e le condizioni degli addetti.

Il Piemonte è una delle regioni con più ospedali finanziati dall’Inail (sulla carta). Non ne è partito nessuno, sono partiti incarichi milionari per studi e progettazioni, pareri legali. Contenti così?

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Cuando hasta el ruido de un avión te hace temblar

21 October 2026 at 11:05

Los trabajadores humanitarios a veces creen que pueden con todo, y cómo no lo van a pensar si su labor consiste en ayudar a personas vulnerables en situaciones extremas, si están para eso, si son los encargados de evacuar a miles de refugiados del Cuerno de África que se encuentran retenidos por las autoridades libias en medio de un conflicto activo; asistir a mujeres que han sido violadas cuando cruzaban el desierto en su camino hacia una salida por el Mediterráneo; o atender a refugiados que llegan en patera al borde de la muerte (algunos llegan ya inertes y mueren en brazos de los primeros que los asisten).

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Paula Barrachina da una entrevista después de que 44 migrantes murieran en un centro de detención en Libia.

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© ACNUR

Una recopilación del trabajo del personal de Acnur en distintas emergencias humanitarias por todo el mundo.

La coach sexual que ayuda a las mujeres a redescubrir el deseo: orgasmos fingidos, carga mental y el mal ejemplo del porno

21 October 2026 at 06:06
Flopi Peych es coach sexual y publicó su primer libro, Acabar

Flopi Peych hojeaba la revista Cosmopolitan en un recreo de la facultad cuando vio el aviso que le cambió la vida. Faltaban años para que una marca argentina de preservativos publicara un comunicado que se volvería viral. “Ya no sabemos qué hacer para que cojan”, fue el mensaje de la marca. En tanto, el Kinsey Institute confirmó que el número de jóvenes de entre 18 y 29 años que no tuvieron sexo en el último año se duplicó entre 2010 y 2024: de 12% a 24%.

Faltaban, además, casi dos décadas para que ella misma subiera a un escenario de TEDx en Punta del Este a hacer la pregunta que le llega todos los días a su consultorio. “¿Dónde está mi deseo que no lo puedo encontrar?”. Pero en aquel recreo, a mediados de los 2000, Flopi no estaba pensando en nada de eso.

La joven estudiaba Economía en Montevideo, trabajaba en un fondo de inversión en la zona franca de Uruguay, había sido la primera empleada de Mercado Libre en ese país y lo que tenía entre las manos era una página con fondo rosado, un masajeador con forma de gatito de la marca Fun Factory y un eslogan. “Sophie Jones, despertá tu deseo”.

“Esa página fue el inicio de todo”, dice Flopi en diálogo con Infobae. En diciembre de 2006, Flopi viajó a Buenos Aires para una fiesta de fin de año. Volvió a cruzar el Río de la Plata con una valija llena de juguetes sexuales.

En Montevideo, la gente se divertía pero no compraba

Uruguay tenía dos sex shops. Los dos eran oscuros. Flopi empezó a ir a las casas, a mostrar los productos, a hablar de lo que nadie hablaba. Imprimía volantes a color en la impresora del fondo de inversión, cortaba las hojas A4 a mano y las repartía en un show que había montado una sexóloga en Ciudad Vieja, a cambio de prestarle algunos productos para la presentación.

Flopi Peych empezó vendiendo juguetes sexuales en Montevideo hace 19 años

La gente llegaba porque era algo diferente. Se reía, preguntaba, tocaba los objetos. Pero no compraba. “El negocio era ir gratis a las casas a enseñar los productos y que la gente comprara. Y acá la gente no compraba”, recuerda.

Lo que sí hacía era hablar. Una mujer venía preguntando por un vibrador y terminaba contando que nunca había tenido un orgasmo. Otra no sabía dónde estaba su clítoris. Otra fingía desde hacía años. Otra sentía culpa por masturbarse. Otra quería recuperar el deseo después de ser madre. “Y había personas que simplemente nunca se habían preguntado, ‘¿qué me gusta a mí?’”, afirma Flopi.

Sex and the City había mostrado a Charlotte con su Rabbit y algo empezaba a abrirse. Pero lo que Flopi descubrió en aquellas visitas a domicilio fue que ella no estaba vendiendo juguetes. “Estaba escuchando historias”, admite. Le vendía un anillito vibrador a una clienta que nunca había tenido un orgasmo y la mujer volvía a las semanas: “Floppy, no lo puedo creer, quiero más anillos. Como que lo mío venía por otro lado”, explica. Venía por empoderarte y decirte. Che, mirá, esto existe, si te copa podés probarlo”.

El porno enseñó que en dos segundos la mujer llegó al orgasmo

Lo que el porno mainstream les enseñó a los hombres, dice Flopi, fue que la mujer llega al orgasmo en segundos, grita, goza, tiene un squirt. “Entonces ellos aprendieron de ahí. La mujer no dice qué es lo que le gusta, qué es lo que no le gusta, cómo disfruta. No se entiende el tema de las respuestas sexuales, que la mujer precisa más tiempo”. El resultado fue un desencuentro que se acumula durante años y que después se etiqueta como “falta de deseo”.

“Durante muchísimo tiempo aprendimos a ser deseables antes que deseantes - sentencia Flopi-. Y para mí ahí hay una revolución enorme pendiente. Pasar de preguntarnos ‘¿le gusto?’ a preguntarnos ‘¿me gusta?’. Parece un cambio mínimo de palabras. No lo es”.

En su consultorio, le llegan decenas de consultas por día. Mujeres en relaciones largas que no tienen orgasmos y se acuestan con su pareja “para cumplir”. Hombres de 40 y de 70 que dicen lo mismo. “Floppy, yo siento que me quedan tantos años de vida y que no estoy disfrutando lo suficiente”. Parejas que nunca volvieron a hablar de sexo después de la primera conversación.

“Durante muchísimo tiempo aprendimos a ser deseables antes que deseantes

La falta de deseo, insiste, casi nunca es solo falta de deseo. “Imaginate una mujer que trabaja, materna, organiza la casa, sostiene vínculos, responde mensajes, vive con veinte pestañas abiertas en la cabeza y llega a las once de la noche destruida. Y encima piensa que ‘además debería tener ganas de coger’. El sexo se convirtió en el pendiente número 21 del día”, admite Flopi.

Y entonces buscan la pastilla. “No existe la pastilla rosada. Y aunque exista, la gente a veces es cómoda. Quiere tomarse algo y solucionar. Y no pasar por el cuerpo, no pensarse, no hacerse preguntas”.

Los jóvenes viven su sexualidad en una pantalla

En septiembre de 2026, Tulipán publicó un comunicado que simulaba ser institucional. “Después de casi 40 años invirtiendo en innovación, investigación y desarrollo, lamentamos informar que estamos ante una situación límite. Ya no sabemos qué hacer para que cojan”. La marca lanzó un perfume llamado “Ganas de Cogr” y encargó junto a Trendsity y QuestionPro el Índice Hot, un estudio sobre la sexualidad de los argentinos. Entre los hallazgos, la encuesta reveló que “un tercio de los jóvenes considera que el sexo está sobrevalorado”. Solo 4 de cada 10 argentinos habían tenido sexo en el último mes.

El fenómeno no es local. Un informe del Institute for Family Studies de Estados Unidos registró que el tiempo promedio que la Generación Z pasa socializando en persona cayó de 13 horas semanales en 2010 a poco más de 5 en 2024. Según el Kinsey Institute, el 25% de los jóvenes adultos dice que las redes sociales y la inteligencia artificial satisfacen sus necesidades de intimidad, y el 28% reconoce que el tiempo de pantalla reduce su motivación para buscar conexiones sexuales en persona.

Flopi lo ve en su consultorio. “Los estudios dicen que los adolescentes y jóvenes no tienen sexo. Está pasando que las personas están viviendo su sexualidad en una pantallita”, afirma.

Un día, un cliente joven fue a comprarle un lubricante. Flopi tenía un producto nuevo de Sexitive, la marca que representa en Uruguay, y se lo ofreció de regalo. “Tomá, para que compartas con tu chica”, le dijo. El cliente la corrigió: no era una chica. Flopi se disculpó, pensando que era un hombre. “No, no”, le dijo el cliente. “Es una muñeca inflable”.

“Y ahora con todo el tema de la IA, los robots, las muñecas inflables que cada vez son más reales”, dice, y se ríe. “Es como que se está yendo todo a la mierda. ¿Dónde vamos a terminar?”.

Pero Flopi no se queda en la alarma. Nota otra cosa que le da esperanzas. Cada vez más personas le dicen que se desconectaron de Instagram. “Yo creo que estamos como sociedad diciendo ey, me parece que esto es demasiado mucho. Y tratando de volver a conectar con cosas simples”. Si eso se mantiene, dice, hay una oportunidad para reconectarse con el propio cuerpo, con la sexualidad, con las otras personas. “Yo tengo fe”.

Una segunda adolescencia que ya no da miedo

La menopausia se convirtió en un commodity. “De no saberse nada hace diez años, de no hablarse de la menopausia, ahora todas las marcas te inventan el producto para la menopausia - dice Flopi-. Se volvió un bien de consumo. Estar menopáusica, tenés que tener una artillería de vitaminas, de lubricantes, de productos”.

Flopi la llama “segunda adolescencia”. El cuerpo cambia, las reglas cambian, hay que volver a conocerse. “Pero con una diferencia. Llegamos con décadas de experiencia y madurez. Y eso no te lo saca nadie”, afirma Peych.

Lo que sí encontró en estos 19 años es que el placer puede aparecer donde menos se lo busca. Cuando organizaba una experiencia erótica en Ciudad Vieja, un practicante de shibari empezó a atarla con cuerdas. “Y el momento en que te empieza lentamente a sacar las cuerdas y te empiezan a rozar, vos decís guau. Esto no es nada alocado. Qué intenso. Qué interesante”. No hubo penetración, no hubo contacto genital. “A veces lo que no es tan multiloco es quizás lo que te puede causar tanto placer”.

Todos los días se prepara una ensalada que ella define como tántrica. “Tiene de todo, cosas de la tierra. Para mí lo más cercano al tantra que tenemos es la comida. Es un ritual que podés tener todos los días”. Elegir el alimento, sentir el jugo, dejar el celular, salir al sol, poner los pies en el pasto. “Capaz que en un minuto tuviste una experiencia tántrica y decís era tan fácil. Y sí, es refácil. Si lo querés, es refácil”.

Para Flopi Peych, la menopausia es una

El libro que esperó 13 años y no quiso esperar más

En 2013, Random House le ofreció escribir un libro. Acababa de pasar el boom de Cincuenta sombras de Grey, Flopi había organizado un evento que dejó a la editorial enganchada. Pero ella sabía que ese no era el libro. “No hubiese sido este libro”, dice. No había estudiado todavía la diplomatura en Educación Sexual Integral. No había fundado, junto a su socia Estela Bancalari, la primera Escuela de Sex Coaching de América Latina, una formación de cuatro meses que integra educación sexual, coaching y programación neurolingüística. No había subido al escenario de TEDx Punta del Este en marzo de 2026. No había acumulado 19 años de consultas, de anillos vibradores, de mujeres que lloraban en la primera sesión y de hombres que preguntaban si existía algo más que lo que habían aprendido del porno.

Acabar salió por Planeta Uruguay y ya está en todas las librerías de ese país. El libro se consigue en Argentina a través de Buscalibre y llega en dos días.

Lo define como “un manifiesto irreverente que mezcla información, humor y experiencias reales para cuestionar lo aprendido sobre sexo, amor, cuerpo y vínculos”. Tiene un capítulo que quiso diseñar con puntos recortables para que las mujeres lo arrancaran y se lo entregaran a sus parejas. La sección escrita por Martín Rieznik. “¿Qué pasa? No saben, nadie les enseñó”, dice sobre los hombres.

Le están escribiendo hombres que lo leyeron. “Diciéndome ‘la verdad me encantó, ¿tenés algo más para recomendarme?’”. Eso, dice, la llena de satisfacción, que el mensaje también le esté llegando al sexo masculino.

El 22 de octubre presenta Acabar en Erotique Pink, la boutique erótica de Palermo Hollywood que fue elegida mejor sex shop internacional en los premios XMAs Awards de Estados Unidos. El evento es una experiencia performativa: Flopi, Francesca Gnecchi —fundadora de Erotique Pink— y Rieznik van a hacer una parte artística, una charla entre los tres y una lectura del libro. El 25 de octubre sigue en Merlo, San Luis, en La Marquesa. El 29, en Rosario.

Baja demanda, poca producción y menor empleo: las señales de alerta de dos sectores clave para lo que resta de 2026

21 October 2026 at 06:04
El Índice de Confianza Empresarial (ICE) de la industria es de -18,9%, según el Indec. (EFE)

El panorama económico que proyectan los principales actores del sector productivo y comercial del país para los últimos meses del año muestra un escenario de freno y cautela. Tanto las empresas industriales como los supermercados atraviesan un período de baja demanda que se traduce en desconfianza generalizada y en perspectivas poco alentadoras de cara al próximo trimestre. Las encuestas de Tendencia de Negocios publicadas por el Instituto Nacional de Estadística y Censos dan cuenta de esta situación.

El diagnóstico compartido entre industrias y supermercados evidencia que las complicaciones no se limitan a un sector aislado, sino que atraviesan a toda la cadena de valor, afectando desde la etapa de producción hasta la venta masiva al consumidor final.

Producción y actividad comercial en baja

En el terreno fabril, las expectativas sobre el volumen de producción para el tramo que va de octubre a diciembre muestran una mayoría de expectativas de estabilidad, acompañada por un alto porcentaje de firmas que anticipan recortes. De acuerdo con los datos oficiales, el 67,5% de las empresas industriales no espera cambios en su nivel de fabricación, mientras que el 19,3% prevé una disminución en su actividad productiva para los próximos meses. Este comportamiento se da en un marco donde la utilización de la capacidad instalada y los volúmenes de producción se encuentran por debajo de los niveles del año pasado.

El 37,2% de los supermercadistas califica su situación comercial actual como

Por el lado de los supermercados y autoservicios mayoristas, la evaluación de la situación comercial actual también arroja un saldo desfavorable y números que preocupan a los supermercadistas. Una porción significativa de los establecimientos califica su situación comercial actual como mala, alcanzando al 37,2% de las respuestas, frente a un 5,8% que la considera buena y un 57% que la define en parámetros de normalidad. Para el trimestre en curso, la gran mayoría de los supermercadistas considera que la situación comercial permanecerá sin variantes (72,1%), aunque un 22,1% sostiene que “mejorará”.

Los niveles de stock, en cambio, muestran un escenario de relativo equilibrio. El 20,9% de los supermercadistas aseguran que los stocks están “por debajo de lo normal” y otro 18,6% dice que están “por encima de la normal”. En el caso de la industria, el 62,7% indica que están dentro de los valores adecuados.

No obstante, el balance de los indicadores, tanto en la industria como en los supermercados, configura un escenario mayormente negativo, que se refleja en el “Indicador de Confianza Empresarial” (ICE) que elabora el Indec. En el caso de los súpers, el balance entre la situación comercial y niveles de stock, se traduce en un ICE de -4,3%, lo que significa que son más la mirada de las empresas sobre su situación económica es negativa. En el caso de la industria, el ICE es de -18,9%, lo que muestra un nivel de confianza mucho más bajo.

El consumo interno y los factores que ponen el freno

El principal obstáculo que enfrentan tanto los industriales como los supermercadistas para dinamizar sus operaciones radica en la debilidad del mercado interno. Al ser consultados sobre los elementos que limitan su capacidad para expandirse, el 54% de los empresarios manufactureros señala directamente a la falta de demanda interna.

El 66,3% de los supermercados apunta a la retracción del consumo como el principal factor que limita el crecimiento. (Magnific)

Esta lectura encuentra un correlato en el sector supermercadista, donde el 66,3% de los encuestados apunta a la retracción del consumo como el factor determinante que frena la actividad comercial. Las expectativas de evolución de los pedidos internos para los próximos meses tampoco muestran un escenario propicio, ya que una porción importante de las fábricas anticipa caídas en la recepción de órdenes de compra locales, profundizando el cuadro de contracción.

A la par de la escasez de ventas, la competencia de productos importados (es la principal preocupación para el 9,9% de las empresas) y la incertidumbre económica (6,7%) ocupan un lugar secundario pero relevante entre las preocupaciones del sector manufacturero, mientras que los costos laborales (14%) y de financiamiento (7%) golpean con fuerza en el sector comercial. Para los empresarios, estos factores limitan las posibilidades de crecimiento.

Pocas contrataciones a la vista

El impacto de la baja demanda sobre el mercado de trabajo formal se evidencia en las previsiones que manejan los empleadores para el cierre del año. En el ámbito industrial, el 81,3% de las empresas planea mantener sin cambios su dotación de personal, pero el 13,9% anticipa reducciones en el número de empleados, superando a las pocas firmas que evalúan tomar nuevos trabajadores.

Por el lado de los supermercados y mayoristas, el panorama laboral tampoco es alentador. El 81,4% de los supermercadistas proyecta mantener su dotación actual, mientras que los planes de reducción de personal (15,1%) superan holgadamente a los escasos proyectos de expansión de planteles (3,5 por ciento).

Las empresas sostienen que el acceso al crédito es difícil. (Imagen Ilustrativa Infobae)

Qué pasa con la situación financiera y el acceso al crédito

Según las encuestas del Indec, las cuentas de las empresas atraviesan un momento complicado. En el sector manufacturero, el 25,5% de los directivos califica la situación financiera de sus firmas como mala (frente al 63,5% que la ve normal), mientras que el acceso al crédito bancario es percibido como una alternativa difícil por el 30,1% de los encuestados.

La realidad financiera de los supermercados no difiere demasiado de la observada en las fábricas, ya que el 25,6% de los supermercadistas cataloga su estado financiero como delicado y el 33,7% califica el acceso al crédito bancario como una opción compleja.

Esta situación, se refleja en los niveles de morosidad del sector empresario en general. Según los últimos datos informados por el Banco Central (BCRA), la cantidad de compañías con deudas atrasadas en el sistema bancario llegó a 58.982, un 53% más que hace doce meses.

En síntesis, las expectativas de producción, demanda y empleo, sumadas a los problemas actuales de las industrias y supermercados, confirman una lectura principalmente negativa de parte de los empresarios, aunque con algunos puntos altos que dan indicios a favor, como el 22,1% de los supermercados que espera una mejora de su situación comercial en los próximos meses.

Un informe comparó la pérdida del empleo formal con un antecedente histórico: el ejemplo del país que sufrió años antes de repuntar

21 October 2026 at 06:03
En cuatro años, el PBI de Australia creció 6% y el empleo asalariado privado retrocedió 3 por ciento (Reuters)

Un estudio del Centro de Empresa y Crecimiento (CEC) del IAE Business School comparó la situación del empleo formal en la Argentina con la de Australia a comienzos de los años noventa. El documento plantea que, a nivel local, la actividad económica recuperó terreno desde fines de 2023, pero con un mercado laboral formal comprometido. En Australia ya pasó algo similar hace décadas y el informe describe cómo el resultado de todo ese proceso puede dar algunos indicios de lo que le espera a la economía argentina.

Los datos estadísticos muestran con precisión lo que está pasando. Entre el cuarto trimestre de 2023 y el segundo trimestre de 2026, el PBI real creció 5,8% en Argentina. En el mismo período, el empleo registrado total y el empleo privado registrado cayeron aproximadamente 4 por ciento. La fecha de partida coincide con la llegada del gobierno de Javier Milei y el inicio del actual programa de estabilización macroeconómica.

Trayectorias divergentes según modalidad de empleo registrado (Empleo registrado por modalidad laboral. Índice IV trimestre de 2023 = 100. IAE con datos de Indec y SIPA)

El CEC aclara que el fenómeno tiene antecedentes locales. Entre 2012 y 2026, el empleo registrado total creció, pero el empleo privado registrado permaneció prácticamente estancado. Según el estudio, la divergencia reciente entre producto y empleo se inserta en una trayectoria más extensa de bajo dinamismo del empleo asalariado privado.

El agregado del empleo registrado, además, combina modalidades con evoluciones contrastantes. El monotributo supera en 7,9% el nivel de fines de 2023 y los autónomos se mantienen prácticamente estables. El empleo privado registrado, el empleo público y el de casas particulares permanecen por debajo del nivel que tenían antes de la llegada del gobierno.

Un antecedente para mirar

Según el estudio, el patrón argentino, con un PBI que recupera terreno mientras el empleo registrado permanece rezagado, “tiene un antecedente de magnitud similar en la experiencia australiana”. El documento sostiene que Australia atravesó una dinámica parecida mientras implementaba reformas que transformaron las condiciones de competencia y la organización productiva del país. A principios de los noventa hubo un período de desacople entre PBI y empleo en el que la recuperación de la actividad no se tradujo de forma inmediata en una recuperación del empleo, en particular del asalariado privado.

La floración del tipo de cambio fue una de las medidas claves de la reforma australiana (Reuters)

El IAE recuerda que Australia había tenido un intento de apertura comercial en 1973 y que en 1983 inició una agenda de reformas con medidas sucesivas. Incluyó la desregulación financiera, la flotación del tipo de cambio, reducciones arancelarias, privatizaciones, reformas laborales y nuevas reglas fiscales y monetarias. La agenda se extendió durante más de una década y atravesó distintos gobiernos, ciclos económicos y shocks externos.

La cronología histórica ordena el proceso en tres etapas. La primera ola, entre 1983 y 1987, abarcó la flotación del tipo de cambio y la apertura financiera. La segunda, de 1988 a 1993, incluyó la apertura comercial y la reforma laboral. La tercera, de 1994 a 2000, se centró en la disciplina fiscal y la política monetaria. El mismo esquema registra una Cumbre Económica Nacional con consenso tripartito en 1983 y un acuerdo, identificado como “El Accord”, que duró 13 años y cinco elecciones.

El costo en empleo

El recorrido, según el CEC, “tuvo momentos de dolor”. En 1983, la tasa de desempleo australiana alcanzaba el 10 por ciento. La primera ola de reformas contribuyó a ordenar la macroeconomía, pero no eliminó las dificultades de la transición, que coexistieron con sectores en reconversión, tensiones laborales y una nueva recesión a comienzos de los noventa.

El momento más duro llegó en 1993, cuando el desempleo volvió a 11 por ciento. Entre 1990 y 1993 se perdieron más de 200 mil puestos de trabajo. La tasa de desocupación, que en 1989 era de 6%, tardó más de una década en volver a ese nivel, recién alcanzado en el año 2000. Para el informe, esa persistencia muestra que los costos laborales de una transición “pueden prolongarse incluso después de que la economía retoma su crecimiento”.

El desacople, en números

El estudio cuantifica la brecha australiana (entre empleo y PBI). Tomando como referencia el cuarto trimestre de 1989, cuando se profundizó la apertura comercial mediante un plan de reducción de aranceles, hacia el segundo trimestre de 1993 el PBI se ubicaba 6% por encima. El empleo asalariado privado, en cambio, todavía permanecía 3% por debajo de ese nivel. “La economía había vuelto a expandirse, pero las empresas aún no habían recuperado plenamente la demanda de trabajo”, analizaron los especialistas que elaboraron el informe.

Entre 1990 y 1993 Australia perdió más de 200 mil puestos de trabajo (Reuters)

El paralelo con la Argentina es directo, aunque con períodos distintos: aquí el PBI está 5,8% arriba de su nivel de fines de 2023 y el empleo privado registrado, cerca de 4% abajo. En Australia, la recuperación laboral llegó en el segundo trimestre de 1994. Según el CEC, cuando el crecimiento se consolidó, la inversión respondió y la economía ganó capacidad de adaptación, el empleo total y el asalariado privado retomaron una trayectoria ascendente. El informe lo plantea como un problema de tiempos: “El punto no es que el empleo pueda esperar indefinidamente, sino que el vínculo entre crecimiento y contratación tiene rezagos, especialmente cuando una economía atraviesa una reconversión profunda”.

Por qué Australia salió adelante

IAE Business School no atribuye el crecimiento de la economía australiana a haber evitado los costos, sino a haber sostenido la dirección de las reformas. Asimismo, destaca la construcción de acuerdos para administrarlas y por complementar los cambios macroeconómicos con medidas que mejoraron el funcionamiento de los mercados.

Pasado el período de reformas, Australia encontró viendo a favor en el contexto internacional. Luego diez años de crecimiento promedio del PBI de 4% y un piso de desempleo de 4,3% en 2008, llegaron el boom de las commodities y el shock de demanda de China. “El proceso de transformación ya estaba terminado y el país tuvo mayor capacidad para aprovechar la oportunidad”, explica el informe.

Qué deja la comparación para la Argentina

El análisis de los expertos aclara que el caso australiano no ofrece “una promesa automática ni una excusa para desatender el presente”. Su lectura es que la comparación deja una advertencia y una guía. La advertencia es que los costos laborales de la transición son reales y deben monitorearse con rigor. La guía es que la estabilidad macroeconómica necesita persistencia y debe complementarse con condiciones concretas para invertir, emprender, capacitar trabajadores y expandir empresas.

Aunque los primeros años de Milei son comparables con el caso australiano, el informe advierte que esto

En ese marco, el estudio puso el foco en la cantidad de empresas activas y su impacto en el empleo. En concreto, IAE señaló que, según el Observatorio de Empleo y Dinámica Empresarial, las empresas empleadoras pasaron de unas 569 mil a 540 mil entre el cuarto trimestre de 2023 y el cuarto trimestre de 2025, y los puestos de trabajo asalariado privado registrado, bajaron de 6,372 millones a 6,186 millones.

Para los expertos, un cambio sostenido de esos valores sería una señal observable de recuperación, y esa es su vara de medición: “La prueba de sostenibilidad de la transformación económica no será solo cuántos empleos se preservan hoy, sino cuántas empresas nuevas empiezan a crear los empleos de mañana”.

Miénteme

21 October 2026 at 05:00
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Si un político afronta unas elecciones que, en principio, tiene ganadas y no quiere perderlas, debe mentir o, al menos, ocultar la verdad. El electorado prefiere las buenas noticias. Así ocurrió en el célebre debate de febrero del 2008 entre el entonces vicepresidente económico, Pedro Solbes, y Manuel Pizarro, número dos del PP por Madrid. Solbes ganó el debate y las elecciones al negar, contra la evidencia, que España entraba en una grave crisis hipotecaria. Pizarro dijo la verdad, tenía razón y perdió.

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Transferencia de vehículos y multas tardías: el problema de las infracciones

21 October 2026 at 00:07
Conductores y empresas detectan multas de tránsito posteriores a la transferencia de vehículos pese a contar con el libre deuda. (Imagen Ilustrativa Infobae)

En los últimos meses ha adquirido especial relevancia una problemática que afecta tanto a conductores particulares como a empresas que realizan transferencias de unidades de manera frecuente: la aparición de infracciones de tránsito con posterioridad a la transferencia del vehículo, aun cuando al momento de realizar la operación se hubiera obtenido un informe sin infracciones pendientes mejor conocido como libre deuda.

La Cámara del Comercio Automotor (CCA) ha advertido públicamente sobre esta situación, señalando la existencia de casos en los cuales, luego de concretada una transferencia, aparecen infracciones anteriores que no se encontraban informadas al momento de realizarse la consulta, llegando incluso a registrarse deudas acumuladas por montos millonarios.

El problema de la demora en la carga de las infracciones

Una de las principales causas de esta situación se encuentra en el desfasaje temporal existente entre la comisión de la infracción y su efectiva incorporación a los sistemas de consulta de las distintas jurisdicciones.

La explicación radica en que aun cuando determinadas infracciones sean constatadas mediante cámaras o radares, ello no significa que su incorporación al sistema sea inmediata. Por el contrario, existe una instancia posterior de procesamiento, validación y carga administrativa que puede generar demoras de semanas e incluso meses.

De esta manera, puede suceder que un vehículo sea transferido en el registro sin infracciones y que, meses más tarde, aparezcan nuevas multas cuya fecha de comisión es anterior a la transferencia.

Esta problemática se ha visto profundizada por los cambios producidos en los mecanismos de intercambio de información entre las distintas jurisdicciones y los Registros Seccionales.

La Cámara del Comercio Automotor advirtió sobre la acumulación de deudas millonarias por infracciones omitidas en la consulta inicial. (Imagen Ilustrativa Infobae)

Actualmente, el Sistema Unificado de Administraciones Tributarias Subnacionales (SUATS) procura centralizar parte de esa información; sin embargo, desde la Cámara del Comercio Automotor se ha advertido que los informes obtenidos no necesariamente garantizan que se encuentren registradas todas las infracciones correspondientes al vehículo.

La importancia de controlar la fecha de la infracción y la titularidad

Cuando aparece una nueva multa sobre una unidad que ya fue transferida, debe verificarse principalmente:

• la fecha y hora de comisión de la infracción;

• la fecha efectiva de transferencia del vehículo; y

• quién revestía la calidad de titular al momento del hecho.

Si la infracción corresponde a un período anterior a la adquisición del vehículo, deberá presentarse el correspondiente descargo, haciendo uso del derecho de defensa, y solicitar a la autoridad de faltas que desvincule la multa del actual titular y efectúe la prosecución contra quien resulte responsable al momento de su comisión.

Esto bajo la regla de que no debería trasladarse al adquirente la responsabilidad por una infracción cometida con anterioridad simplemente porque, como consecuencia de una demora administrativa, el acta fue incorporada al sistema después de concretada la transferencia.

Ahora bien, esta gestión no brinda una solución definitiva al problema. Ello se debe a que, en la Argentina, existe una doble imputación de las infracciones: al titular y a la patente.

En consecuencia, aun cuando se logre acreditar la transferencia y efectuar la prosecución de la infracción respecto de quien revestía la calidad de titular al momento del hecho, la multa continúa asociada al dominio, que actualmente se encuentra registrado a nombre de una persona distinta de aquella que cometió la infracción.

Necesidad de un monitoreo posterior a la transferencia

La situación descripta demuestra que la obtención de un libre deuda al momento de transferir un vehículo no debería ser considerada como el último control sobre esa unidad.

Especialmente en empresas que administran un volumen importante de vehículos, resulta recomendable mantener un monitoreo posterior de los dominios transferidos durante un período prudencial.

La detección temprana permite realizar la presentación correspondiente, y solicitar que la infracción sea proseguida contra el titular o responsable que correspondía a la fecha del hecho.

La propia Cámara del Comercio Automotor ha reclamado modificaciones al sistema para otorgar mayor certeza a los informes de infracciones, proponiendo, entre otras medidas, que exista un plazo máximo para la incorporación de las multas y que no puedan aparecer indefinidamente infracciones anteriores luego de emitido un informe.

Hasta tanto se implemente dicho plazo, resulta aconsejable adoptar una política preventiva.

*Los autores son especialistas en Defensa de Multas de Tránsito y Faltas Especiales a cargo del Área en Iezzi&Varone. Instagram: multas_transitoar

El Senado reabrirá un viejo debate sin saldar sobre la coparticipación federal de impuestos

20 October 2026 at 07:28
El jefe de la UCR en la Cámara alta y presidente de la comisión de Coparticipación, Eduardo Vischi (Corrientes), junto a la peronista disidente y vice de la misma, la salteña Flavia Royón (Prensa Senado)

Mientras espera a que la Casa Rosada destrabe las leyes más pesadas -sin acuerdo aún en varios frentes- y aguarda la definición si se sesiona o no esta semana, el Senado abrirá el juego de un eterno debate sin saldar y sobre el que nadie quiere ceder: la coparticipación federal de impuestos. Ocurrirá esta tarde, desde las 16, en la comisión homónima que comanda el jefe del radicalismo en la Cámara alta, Eduardo Vischi (Corrientes).

Durante la reunión informativa, titulada “Repensar la coparticipación: del diseño federal a la realidad de las provincias”, expondrán el ministro de Economía de Salta, Roberto Dib Ashur; el diputado radical Lisandro Nieri (Mendoza); el ex legislador macrista -defensor acérrimo de la era Cambiemos desde la comisión de Presupuesto de la Cámara baja- y actual director ejecutivo de Cippec, Luciano Laspina; y el titular económico de Fundar, Guido Zack.

El cuerpo en cuestión no suele mantener un ritmo voluminoso en comparación con los que más trabajo consumen en la Cámara alta, por eso llama la atención el convite de las próximas horas, por más que sea de carácter informativo. No obstante, este tipo de movimiento suele quedar, más tarde, en una expresión de deseo. Lo que sí aparecen todos los meses son los documentos relacionados con lo tributario y los respectivos fondeos hacia los distritos.

Sobre estos textos “muy bien preparados” se refirió Vischi en mayo pasado, cuando asumió la presidencia de la comisión. En ese sentido, agregó: “Podemos iniciar un gran debate, que está con una vigencia muy requerida en este momento para el país. Fundamentalmente, abrir el debate sobre los impuestos: cómo se coparticipan, cuáles son los impuestos que verdaderamente merecen la pena y cómo nos vamos a organizar para hacer que el Estado brinde una verdadera respuesta a la sociedad. Me parece que es importante”.

El senador libertario Francisco Paoltroni (Infobae en Vivo)

En dicho cónclave también fue electa la vice, la senadora del peronismo disidente Flavia Royón (Salta). La secretaria de Energía del Gobierno anterior planteó la necesidad de “tener una discusión seria sobre las obligaciones” y, también, sobre “los recursos que hoy tienen las provincias”, con “situaciones que cada vez están afrontando más”. Habló de una “discusión que tenemos que dar a fondo”.

Por su parte, el libertario Francisco Paoltroni no perdió la ocasión para meter bocado y recordó: “La Ley de Coparticipación Federal de Impuestos lleva un largo debate inconcluso desde la reforma de la Constitución del 94. Mi provincia fue muy privilegiada y beneficiada en ese reparto del año 89, con una de las alícuotas más elevadas del reparto a nivel nacional, pero, a su vez, es lo que más ha afectado a la provincia, porque nada se le exige a Formosa en materia de estos fondos coparticipables que recibe del sector privado de todo el resto del país”.

El legislador continuó: “Formosa podría representar el 4% del área agrícola nacional pero un gobernador -en referencia al inoxidable Gildo Insfrán-, que se apropió del cargo de gobernador durante tantos años, impide el desarrollo. Y ese desarrollo es el empleo que no tenemos en Formosa, son los impuestos que no se tributan de IVA y de Ganancias que, a su vez, son coparticipables para el resto de la Nación. Entonces, ahí hay una gran falla. Lo que debería haber sido un gran beneficio para el desarrollo provincial se terminó convirtiendo en una celda que tiene a 600.000 formoseños de rehenes”.

En tanto, para la jornada de mañana ya fueron convocadas otras comisiones, como el plenario de Legislación General; y Población y Desarrollo Humano, que analizará proyectos sobre la creación de un registro de personas deudoras alimentarias en mora. Una de las iniciativas es empujada por el senador del peronismo pampeano Pablo Bensusán.

Feijóo asume ahora suprimir nacionalidades tras haber votado este año contra una propuesta similar de Vox

16 September 2026 at 06:26
Paso a paso, Alberto Núñez Feijóo va completando el giro en inmigración del Partido Popular (PP) iniciado el año pasado por estas fechas, cuando los populares pasaron a defender negro sobre blanco, en un documento presentado en Barcelona, cuestiones hasta ese momento exclusivas del discurso de la extrema derecha.

Feijóo confirma su propuesta para quitar la nacionalidad a los inmigrantes con delitos graves

15 September 2026 at 12:44
El presidente del Partido Popular (PP), Alberto Núñez Feijóo, confirmó este martes su intención de reformar la ley para poder quitar la nacionalidad española a los inmigrantes que cometan delitos graves. Preguntado por lo que adelantó 'El Mundo', el jefe de la oposición desveló que su formación está trabajando en una propuesta de ley orgánica al respecto, si bien no detalló si sería para presentar esta legislatura, que como muy tarde acabará el año que viene.

Vivas rompe definitivamente con Sánchez: "No puedo confiar en que defienda a Ceuta ni a España"

14 September 2026 at 22:13
El presidente de Ceuta, el popular Juan Jesús Vivas, rompió definitivamente con Pedro Sánchez durante su entrevista de este lunes en el popular programa 'El Hormiguero', de Antena 3 Televisión. Preguntado sobre si confiaba en el presidente del Gobierno, reflexionó al respecto: "Los antecedentes inhabilitan la posibilidad de que yo confíe en Sánchez para defender a Ceuta; los antecedentes inhabilitan la posibilidad de que yo confíe en Sánchez para defender España". Su afirmación fue recibida por vítores de un entusiasta público que no dejó de ovacionarle durante toda la entrevista.

Feijóo "europeiza" la crisis de Ceuta llevándose al presidente del PP europeo a su cuarta visita a la ciudad

14 September 2026 at 13:20
Alberto Núñez Feijóo realizará el próximo lunes su cuarta visita a Ceuta desde la avalancha migratoria de los últimos días de julio. Pero no lo hará solo. El jefe de la oposición pisará la ciudad autónoma española del norte de África acompañado de una delegación del Partido Popular Europeo (PPE) representada al más alto nivel por su presidente, el eurodiputado alemán Manfred Weber. Todos serán recibidos, como es obligado, por el presidente ceutí, el popular Juan Jesús Vivas, con el que Feijóo mantiene contacto diario desde que estalló la crisis.

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