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Dei nuovi ospedali Inail annunciati, nemmeno l’ombra: il Piemonte vince la gara a chi la spara più grossa

21 October 2026 at 17:05

“Il nuovo ospedale Regina Margherita nel programma Inail”, “Intesa operativa Regione-Inail per costruire sette nuovi ospedali”, “Nuovo ospedale a Padova Est, sarà l’Inail a costruirlo: ‘Si entra nella fase operativa’,” “Il nuovo Umberto I a Pietralata sarà costruito con i fondi dell’Inail. In arrivo un miliardo”: un fioccare di notizie accompagnate da conferenze stampa di assessori e presidenti di Regione che si fanno belli in vista delle prossime elezioni. Però, di ospedali Inail veri – intendendoli come edifici con dentro impianti, personale e pazienti – neanche l’ombra.

A spararle grosse arriva anche la Conferenza Stato-Regioni: “OSPEDALI, IL MODELLO INAIL | “Così Investimenti e manutenzione liberano risorse per l’assistenza”; in pratica, secondo loro, i nuovi ospedali arrivano già belli che confezionati da un Ente pieno di soldi e di efficienza specchiata, così le Regioni hanno più risorse per ridurre le liste d’attesa e aumentare le prestazioni sanitarie, come i cittadini constatano felici ogni giorno. Allora vai a cercare sul sito dell’Inail dove sono questi benedetti ospedali Inail per sapere dove gli italiani sono più felici: non c’è e non c’è neppure una lista degli interventi in corso, con l’indicazione dello stato di avanzamento prima della pratica (progetti, appalti ecc.) e poi dei lavori. Cercate anche voi.

Poi c’è la realtà: al momento nessun ospedale Inail è stato completato, in nessuno sono iniziati i lavori, nessun appalto risulta aggiudicato. Siamo ai preliminari, agli studi, ai tavoli istituzionali, alle valutazioni di impatto, alla formazione dei computi economici, con documenti che vanno e vengono da Roma, a volte con intervalli semestrali che richiedono nuovi incarichi per aggiornare i prezzi, come un gioco dell’oca che vede passare gli anni, invecchiare la popolazione, curata sempre più in ritardo e in strutture fatiscenti.

In questa gara a chi la spara più grossa il Piemonte primeggia. Il presidente Cirio e l’assessore Riboldi annunciano ciclicamente nuove roboanti realizzazioni che stanno sempre per partire, ma non partono mai. Per questo, nella primavera scorsa, il Consigliere Regionale M5S Pasquale Coluccio, stanco delle loro bufale, amplificate dai velinari piemontesi – i due si vantavano di aver ottenuto un finanziamento di due miliardi di euro per realizzare l’intero piano per 7 nuovi ospedali – ha promosso un’analisi riferita agli Investimenti Inail, all’edilizia sanitaria e all’effettiva capacità di spesa dell’Istituto.

I suoi colleghi parlamentari ne hanno tratto un’interrogazione istruttiva al Ministro Schillaci in cui gli chiedono di chiarire l’effettivo avanzamento del programma di finanziamento delle strutture ospedaliere di Inail. Al momento non si dispone della risposta.

Tra le debolezze che l’analisi mette in evidenza c’è quella della struttura che l’Istituto dedica alla realizzazione del suo piano di edilizia sociale. La fragilità è nota: per l’esempio l’Asl Cuneo 1, che quasi un anno fa ha mandato all’Istituto tutta la documentazione necessaria alla realizzazione del nuovo ospedale di Savigliano, attende ancora l’esito dell’istruttoria tecnica da parte dell’Istituto. Nel frattempo, i costi di costruzione sono aumentati, quindi bisognerà di nuovo mettere mano al Progetto di Fattibilità Tecnica Economica, a cui seguirà la verifica di Inail, sperando che nel frattempo non intervenga un’altra crisi mondiale a riportarci indietro nelle caselle di questo gioco dell’oca senza fine.

Le autorità politiche regionali non possono non conoscere la realtà dei fatti, ma prendono in giro gli elettori creduloni.

L’inserimento dei nuovi ospedali del Piemonte nel Piano triennale di edilizia sociale dell’Inail risale al 4 febbraio 2021, quando su richiesta di Cirio l’allora Presidente Conte firmò, insieme ai Ministri Speranza e Catalfo, il Dpcm “Iniziative urgenti di elevata utilità sociale nel campo dell’edilizia sanitaria…”. Al Presidente Cirio (Forza Italia), in carica dal 2019, va riconosciuta l’abilità di vendere per fresca una vecchia minestra che tra poco compirà 5 anni senza combinare nulla, se non innamorarsi, presto deluso, di investitori privati deludenti con i partenariati pubblico-privato (PPP) di cui ho abbondantemente dato conto sul blog.

C’è però una questione che supera tutte le altre: l’Inail comunica che nel 2025 i morti sul lavoro sono stati 1093, mica pochi. Leggendo l’analisi commissionata da Coluccio sul Bilancio dell’Ente, balza agli occhi un’evidenza che agghiaccia: Inail riscuote ogni anno oltre 10,3 miliardi di euro di contributi versati dalle Aziende che assicurano i dipendenti, dunque soldi dei lavoratori. A queste somme si aggiungono rendite patrimoniali e trasferimenti dallo Stato, 13,6 mld di entrate. Le uscite sono 11,9 mld. Da qui un avanzo finanziario che caratterizza da sempre il bilancio Inail e che si accumula anno per anno presso la Tesoreria Centrale dello Stato.

Siamo a circa 50 mld: significa che, con i contributi non spesi per prestazioni destinate agli assicurati, l’Inail fa da banca allo Stato gratis perché non riceve interesse sui capitali che lascia nella Tesoreria. Lo Stato riconosce oltre il 4% di interesse ai sottoscrittori dei Btp, invece la remunerazione del deposito presso la Tesoreria è pari a 0% poiché gli introiti vengono registrati su un conto corrente infruttifero.

Questo è il vero grande scandalo dell’Inail, ancora più grave perché in palese conflitto con la sua ragione sociale, la prevenzione degli infortuni sul lavoro. Così si capisce meglio perché il rinnovo degli incarichi di direttore, presidente, e consiglieri di amministrazione di Inail diventa un affare di Stato; non si tratta solo di poltronifici, è che l’Inail finanzia lo Stato coi soldi dei lavoratori, ci vuole gente fidata a guardia del bancomat. Gente che sappia evocare la mancanza di risorse per rimandare l’assunzione degli ispettori per controllare i luoghi di lavoro e le condizioni degli addetti.

Il Piemonte è una delle regioni con più ospedali finanziati dall’Inail (sulla carta). Non ne è partito nessuno, sono partiti incarichi milionari per studi e progettazioni, pareri legali. Contenti così?

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“Piange la mia amica, come si fa? Mi spieghi a cosa ti servono le gomme da masticare adesso?”: Adriana Volpe visita in ospedale Antonella Elia e trattiene a fatica le lacrime

21 October 2026 at 13:40

Antonella Elia lunedì 19 ottobre è stata operata al Policlinico Gemelli per rimuovere quella che era stata individuata come una possibile formazione tumorale vicino all’ovaio. “Comunicato ufficiale: tutto a posto, era un tumore borderline per cui ho tolto tube e ovaio ma l’utero c’è ancora“, ha poi spiegato Elia al termine dell’operazione.

Durante questo ricovero in ospedale, nella giornata di martedì 20 ottobre, Elia ha ricevuto la visita di Adriana Volpe, con la quale è tornata in buoni rapporti di amicizia dopo l’ultima partecipazione al “Grande Fratello Vip”. Volpe, come ha mostrato Antonella Elia in un video realizzato da Pietro Delle Piane, ha portato all’amica due confezioni di gomme da masticare. “Ma mi spieghi a cosa ti servono le gomme adesso?“, è la domanda che Adriana Volpe ha rivolto ad Antonella Elia, consegnandole questi due pacchetti. “Me l’ha detto la professoressa, poi ti spiego“, ha solamente risposto Elia.

Nel video pubblicato nelle storie Instagram di Antonella Elia si scorge in particolare la commozione di Adriana Volpe, che a fatica trattiene le lacrime. “Piange la mia amica, come si fa?” ha detto Elia rivolgendosi a un infermiere che stava passando nel corridoio in quel momento. “Perché piange? Deve sorridere“, ha prontamente risposto l’infermiere, coinvolto in questo contenuto condiviso poi sui social.

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“Poco personale e ambiente stressogeno per gli infermieri”: la condanna all’ospedale Niguarda afferma un principio

21 October 2026 at 09:18

di Domenico Tambasco

Con la sentenza n. 4493 del 30 settembre 2026 il Tribunale di Milano, sezione lavoro, ha accolto il ricorso di un gruppo di infermieri della Cardiologia di uno dei maggiori ospedali pubblici italiani, dichiarando che hanno lavorato, dal 2021 a oggi, in un ambiente nocivo e stressogeno, e condannando l’azienda sanitaria sia al risarcimento del danno sia ad adottare le misure organizzative necessarie ad adeguare l’organico e a garantire i riposi. La motivazione si chiude con una formula icastica:

“Il costo delle carenze organizzative è stato così trasferito sui lavoratori”.

Ma andiamo ai fatti accertati in giudizio: un reparto di trentasei posti letto, dodici ad alta intensità assistenziale, presidiato da cinque infermieri al mattino e quattro nei turni pomeridiani e notturni. Una turnazione contrattuale “quasi mai” rispettata: riposi soppressi, lavoro fino a cinque notti consecutive, modifiche dei turni comunicate il giorno prima per telefono o WhatsApp, in assenza del preavviso minimo previsto dal CCNL. Carenze di organico riempite con infermieri di altri reparti privi di formazione specifica. Demansionamento sistematico degli infermieri, con l’adibizione all’igiene dei pazienti e al rifacimento dei letti. Il tutto documentato da timbrature, e-mail, chat, registrazioni e noto alla direzione, che non ha adottato alcuna misura ma, al contrario, è rimasta inerte sino ad oggi.

Tre sono i profili di interesse, che rendono la pronuncia del Tribunale milanese un punto di arrivo nell’evoluzione della giurisprudenza in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.

Il primo è il titolo della responsabilità. Non vi è nessun mobber: la sentenza applica l’art. 2087 c.c. nella lettura sistemico-organizzativa consolidata da tempo nella giurisprudenza dalla Cassazione (tra le molte, Cass. n. 31367/2025; Cass. 3692/2023), per cui il datore risponde per colpa quando tollera, o omette di rimuovere, una condizione di lavoro lesiva della salute, a prescindere da qualsiasi intento persecutorio. Con una precisazione ulteriore: l’obbligo di sicurezza non si esaurisce nel “predisporre strumenti idonei”, ma impone di “verificarne l’effettiva attuazione”. L’obbligo del datore di lavoro, dunque, si estende non solo alla fase della prevenzione, ma anche a quella della sorveglianza.

Il secondo è il demansionamento parziale. Il Tribunale muove dai presupposti elaborati nell’ambito dell’art. 52 d.lgs. n. 165/2001 e di recente estesi al lavoro privato (Cass. n. 7711/2026): l’adibizione, anche solo parziale, a mansioni inferiori è lecita se non estranea alla professionalità, e se giustificata da un’esigenza obiettiva e occasionale. Ma aggiunge che la prevalenza delle mansioni proprie non basta: il ricorso “sistematico e non marginale” agli inferiori compiti degli OSS viola “in sé, sul piano qualitativo” il diritto alla professionalità, perché “la professionalità dell’infermiere non può diventare lo strumento ordinario per compensare la carenza di personale di supporto”. La carenza strutturale di organico, dunque, non può mai giustificare il demansionamento.

Il terzo, il più innovativo, è l’accertamento del danno. Il giudice qualifica il pregiudizio come danno da usura psico-fisica, autonomo rispetto al danno biologico e dunque risarcibile senza prova di una patologia clinicamente accertata, ammettendone la prova per presunzioni tratte dalla gravità e dalla reiterazione delle disfunzioni accertate. Quanto alla liquidazione equitativa, adotta un criterio nuovo: un importo mensile standard, identico per tutti i ricorrenti, di 500 euro netti per il primo anno e di 800 per i successivi, in ragione dell’“evoluzione peggiorativa” dello stress “con il passare del tempo”. È la prima volta, a quanto consta, che in sede di quantificazione del danno da stress cronico viene applicato un meccanismo risarcitorio progressivo.

Resta, da ultimo, un’importante considerazione di sistema. In un reparto in cui “non è possibile abbassare il livello di attenzione”, perché dalla prestazione dipende la salute di un’altra persona, le carenze organizzative “incidono anche sulle modalità di erogazione e sulla qualità del servizio”. La salute di chi cura e la salute di chi è curato costituiscono, in questa prospettiva, due facce dello stesso bene giuridico costituzionale (art. 32, comma 1, Cost.).

Il messaggio del Tribunale di Milano è, dunque, di cristallina chiarezza: il diritto al riposo “non può essere trattato come una variabile liberamente sacrificabile” e il peso delle carenze organizzative non può essere scaricato, mese dopo mese, sulla salute dei lavoratori e delle lavoratrici. In definitiva, il metro per misurare l’efficienza di un’organizzazione, qualunque essa sia, non è né il profitto né la performance, ma il rispetto della persona umana.

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È morta Sahara Ray, la 34enne modella ed ex fidanzata di Justin Bieber aveva partorito pochi mesi fa. La famiglia: “È mancata in ospedale, circondata dall’affetto dei suoi cari”

20 October 2026 at 10:35

La modella e stilista di costumi da bagno Sahara Ray è morta all’età di 34 anni. La famiglia ha confermato la notizia con una dichiarazione: “È mancata in ospedale, circondata dall’affetto dei suoi cari. Era una persona amatissima”. Le cause del decesso non sono state ancora rese note pubblicamente. Nata in Australia, Sahara Ray aveva conquistato un posto di rilievo nel panorama della moda internazionale, costruendo nel tempo una solida carriera come modella e imprenditrice nel settore dell’abbigliamento balneare.

Fondatrice del marchio Sahara Ray Swim, era diventata un punto di riferimento nel settore, grazie anche all’ampio seguito accumulato sui social media: quasi 900mila follower su Instagram, piattaforma che utilizzava per promuovere i propri progetti creativi e professionali.

Il suo nome era noto anche al grande pubblico per la relazione avuta in passato con la popstar canadese Justin Bieber. Solo lo scorso aprile, Sahara aveva condiviso sui social un tenero video in cui giocava con la figlia di tre mesi, Snow Ray, sulle note del brano “Everything Hallelujah” di Bieber, in quello che ora appare come uno degli ultimi momenti di serenità condivisi con i suoi fan.

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“Per un anno e mezzo non ho più fatto i marcatori tumorali. Avevo una formazione strana vicino a un ovaio che si è trasformata in qualcosa che bisognerà bene capire che cosa sia. Mi opero”: così Antonella Elia

19 October 2026 at 08:51

Antonella Elia ha pubblicato delle storie su Instagram dalla sua camera dell’Ospedale Gemelli di Roma. La conduttrice ha voluto condividere con i fan un problema di salute che deve affrontare.

“Lo dico sorridendo perché non voglio farne una cosa tragica, – ha esordito Elia – ma sono qui al Gemelli per un intervento. Parlo sempre di prevenzione, ma per un anno e mezzo io non ho più fatto i marcatori tumorali“.

E ancora: “Avevo una formazione strana vicino a un ovaio e, invece che fare i controlli ogni sei mesi, ho fatto passare un anno e mezzo. Adesso quella formazione si è trasformata in qualcosa che bisognerà bene capire che cosa sia, e quindi sono qui e mi opero”.

Poi ha aggiunto: “In questi giorni, probabilmente quattro, starò qui. Ovviamente mandatemi tutto il vostro amore, io ricambio con tutto il cuore. Mi sento in ottime mani, vi comunico tutta la mia tranquillità, non state in ansia per me”.

Antonella Elia ha voluto così spiegare a viso scoperto cosa l’attende in queste prossime ore e c’è un motivo per cui, come lei stessa ha spiegato dopo, lo ha fatto.

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“Aveva lamentato dolori al petto e al braccio, la moglie aveva suggerito di andare in ospedale. Lui è voluto rimanere a casa”: novità sulla morte di Robert Kelker-Kelly

16 October 2026 at 11:48

Nuovi e inquietanti dettagli sono emersi sulle ultime ore di vita di Robert Kelker-Kelly, celebre per il suo ruolo nella soap opera americana “Days of Our Lives”, morto il 3 ottobre all’età di 62 anni.

Secondo quanto riportato da un documento ufficiale del dipartimento di polizia di St. Peters, ottenuto dalla rivista People, nelle ore precedenti al decesso l’attore aveva accusato forti dolori al petto e al braccio, sintomi che avrebbero dovuto destare immediata preoccupazione.

Di fronte alle condizioni del marito, la moglie gli aveva proposto di recarsi immediatamente in ospedale, ma Kelker-Kelly aveva rifiutato qualsiasi assistenza medica, scegliendo di tornare a casa per riposare.

Una decisione che si sarebbe rivelata fatale: poco dopo, la donna lo ha ritrovato privo di sensi, senza che vi fosse più nulla da fare per salvarlo.

Infatti stando al rapporto, la moglie dell’attore, Allison Kelly, ha contattato la polizia dopo aver trovato il marito privo di sensi a letto. La donna ha riferito alle autorità di aver tentato la rianimazione cardiopolmonare, non appena si è accorta della situazione.

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“Dopo l’amputazione del colon, il mio peso è crollato. Ho perso un totale di 27 kg nelle due settimane post intervento”: Joe Manganiello ricorda la sua malattia autoimmune

16 October 2026 at 11:20

Joe Manganiello ha deciso di mostrare ai suoi follower com’è stata davvero la sua malattia immune. La policy di protezione ha, di fatto, “bloccato” però la visione delle foto, che però hanno fatto il giro del Web.

L’attore ha condiviso uno scatto in cui è seduto nella sua stanza d’ospedale, collegato a una serie di macchinari e visibilmente dimagrito. Nella didascalia spiega di aver perso circa 27 chili nelle due settimane successive all’intervento, e fa notare che guardando bene si intravede una parte della sacca per stomia.

La foto successiva è piuttosto cruda: mostra le cicatrici sull’addome dopo la rimozione della sacca e la ricostruzione del tratto digerente. Chi è impressionabile farebbe meglio a saltarla, perché si vede la ferita ancora aperta e sanguinante sulla pancia.

L’ultima immagine è un primo piano del suo volto coperto di macchie rosse. Joe racconta di aver sofferto, nei 7 anni di malattia, di “una moltitudine di problemi della pelle. La mia pelle, un organo immunitario, è stata colpita da quasi ogni patologia conosciuta, spesso in combinazione”.

Come si sa, nel suo nuovo libro “Bloodlines” l’attore ha rivelato di essere stato vicino alla morte a causa di questa misteriosa malattia.

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