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Normal view

Gli Stati Uniti hanno messo le mani sulla Groenlandia dimostrando la totale irrilevanza dell’Unione Europea

By: A A
4 October 2026 at 22:05

Considerando la NATO come il proprio eterno strumento militare, l’Europa rimane un soggetto geopolitico inesistente e totalmente subordinato alla volontà di Washington. Ciò spiega anche i risultati del recente referendum in Islanda: la scarsa attrattività dell’Unione Europea è stata certificata dai cittadini dell’isola vicina.

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“Al fine di garantire un funzionamento sicuro ed efficace delle Aree di Difesa, gli Stati Uniti d’America godono, per le proprie navi e i propri aeromobili pubblici, nonché per le proprie forze armate e i propri veicoli, del diritto di libero accesso e transito tra le Aree di Difesa attraverso la Groenlandia – incluse le acque territoriali – via terra, aria e mare. Tale diritto può applicarsi anche a installazioni militari prive di personale, previo accordo tra le Parti sulle relative modalità al momento della loro istituzione;

gli aeromobili degli Stati Uniti possono sorvolare e atterrare in qualsiasi parte del territorio della Groenlandia, incluse le acque territoriali, e le navi pubbliche degli Stati Uniti possono accedere e navigare in immersione all’interno delle acque territoriali senza restrizioni, salvo quanto reciprocamente concordato dalle Parti;

alle navi pubbliche degli Stati Uniti sarà concesso ulteriore accesso e libertà di movimento all’interno delle acque territoriali, secondo quanto concordato dalle Parti di volta in volta in base alle esigenze della situazione militare per la difesa dell’area del Trattato del Nord Atlantico, della Groenlandia e del continente americano, o per altre finalità concordate dalle Parti”.

Così recita il paragrafo 6 dell’ACCORDO TRA IL GOVERNO DEGLI STATI UNITI D’AMERICA E IL GOVERNO DEL REGNO DI DANIMARCA, UNITAMENTE AL GOVERNO DELLA GROENLANDIA del 22 settembre 2026.

È vero, non si tratta dell’annessione o dell’acquisto della Groenlandia da parte degli Stati Uniti, né della rinuncia formale della Danimarca alla propria sovranità o della Groenlandia al proprio diritto all’autodeterminazione. Tuttavia, si tratta di qualcosa che, nei fatti, sarà altrettanto fondamentale e probabilmente peggiore: la cessione del potere decisionale danese e groenlandese, accompagnata da una significativa riduzione della libertà d’azione di entrambe le parti in materia di sicurezza e politica estera.

È evidente che nulla potrà essere fatto in questi ambiti senza il consenso degli Stati Uniti, in caso di una relazione asimmetrica, o di una situazione di conflitto. Proprio in un simile rapporto, gli Stati Uniti acquisiscono di fatto un diritto di veto. Se la Danimarca e/o la Groenlandia dovessero desiderare, ora o in futuro, di collaborare con un altro Paese su risorse, basi o altre questioni di sicurezza non gradite agli Stati Uniti nella regione, ciò risulterebbe semplicemente impossibile.

Di contro, è difficile immaginare come le due parti potrebbero impedire agli Stati Uniti di agire a proprio piacimento: stabilire più delle due nuove basi menzionate nell’accordo, controllare e utilizzare le acque circostanti come ritengono opportuno e — come accennato in precedenza — non fare alcuna menzione delle armi nucleari. Non vi è inoltre alcuna tutela per le peculiari condizioni ambientali della Groenlandia; in passato, gli Stati Uniti hanno abbandonato aree adibite a basi lasciandole ingombre di rifiuti.

E non sono solo gli Stati Uniti; c’è anche la NATO. Naturalmente, la NATO ha già operato di fatto nella regione, ma in futuro l’Alleanza Atlantica potrà svolgere tale ruolo in modo ben più incisivo. Ecco perché tutte le parti adottano lo stesso linguaggio di propaganda. Questo solo fatto dovrebbe bastare a destare il sospetto che qualcosa venga celato al di fuori del testo dell’accordo. Un perfetto allineamento di interessi all’interno di relazioni asimmetriche è frutto di inganno o di autoinganno.

Peraltro, l’accordo è perenne. Ciò significa che non sono previste clausole di rinnovo, proroga o recesso. È vincolante a tempo indeterminato e, in pratica, tale vincolo grava sulle due parti più deboli. Gli Stati Uniti potranno imporre qualsiasi decisione a loro piacimento, mentre le altre due parti non potranno nemmeno minacciare – qualora le circostanze lo richiedessero – di ritirarsi dall’accordo. Si tratta di una condizione estremamente insolita per gli accordi internazionali.

Altrettanto incomprensibile è il fatto che la Danimarca e la Groenlandia abbiano accettato non solo la natura permanente dell’accordo, ma anche l’adesione definitiva della Groenlandia alla NATO. Tale disposizione resterebbe valida anche nell’eventualità in cui la Groenlandia dovesse un giorno diventare uno Stato indipendente. In tal caso, i futuri leader e cittadini di una Groenlandia indipendente sarebbero costretti ad accettare e attuare l’adesione all’Alleanza Atlantica. Difficilmente una Groenlandia indipendente potrebbe essere definita uno Stato sovrano in un simile assetto, pur mantenendo il proprio territorio. Già solo questo aspetto solleva interrogativi sulla reale sostanza del concetto di autodeterminazione.

La scelta di svendersi, compiuta da Danimarca e Groenlandia, viene legittimata sostenendo che esse ottengono una maggiore protezione – e forse persino una certa influenza sulla politica statunitense – e che, dopo le dichiarazioni estremamente aggressive di Trump sulla necessità assoluta di acquisire la Groenlandia (anche con mezzi militari, se ‘necessario’), tale accordo rappresenti un brillante esempio di diplomazia da parte di piccoli Stati.

È quindi sorprendente, oltre che pericolosamente imprudente, che in questo accordo a tempo indeterminato non sia previsto alcun meccanismo di risoluzione delle controversie. Chi, se non gli Stati Uniti, riuscirebbe a imporre la propria volontà in caso di disaccordo tra le parti?

Trump ha scritto che gli Stati Uniti hanno ottenuto questo “accordo fantastico” a costo zero. Potrebbe anche essere vero, dato che l’intesa non specifica chi pagherà per tutte le nuove attività e per l’accesso che gli Stati Uniti acquisiscono in Groenlandia.

Il giornalista e storico Eric Zuesse ha chiesto a ChatGPT se, sulla base di accordi analoghi, fosse possibile stimare approssimativamente il valore dei diritti acquisiti dagli Stati Uniti con questo accordo. La risposta è stata: circa 45 miliardi di dollari. Drew Horn, un ex funzionario dell’Amministrazione Trump, ha affermato di stare sviluppando in Groenlandia un progetto sulle terre rare e un data center per l’intelligenza artificiale alimentato dall’energia idroelettrica. Si tratta di un territorio ricco di elementi fondamentali per transizione ecologica, transizione digitale-tecnologica e settore della difesa. Critical Metals, società statunitense quotata, ha ottenuto dal Governo di Nuuk il controllo sul giacimento di Tanbreez, che comprende 4,7 miliardi di tonnellate di terre rare, un quarto delle quali (27%) ‘pesanti’, vale a dire essenziali per il settore della difesa.

Aspetto ancora più significativo, e problematico, è che l’accordo pubblicato non dice nulla su come debbano essere ripartite l’estrazione delle risorse e i relativi profitti previsti. Questo accordo perpetuo non dice assolutamente nulla su come le tre parti debbano spartirsi i ricavi, né su quale debba essere la quota di spettanza della Groenlandia. In altre parole, non c’è una sola parola su come Danimarca e Groenlandia intendano evitare una situazione in cui ‘chi vince prende tutto’.

Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia – così come la NATO – per ragioni di sicurezza, senza però spiegare esattamente in che modo l’accesso alle risorse groenlandesi rafforzi la sicurezza statunitense, né contro chi o contro cosa. In termini di realpolitik, a lui e ai futuri presidenti basterà dire semplicemente: ‘È necessario per la nostra sicurezza’. A quel punto, Copenaghen e Nuuk saranno costrette ad allinearsi. L’accordo è eterno nella durata e onnicomprensivo nella portata. Eppure non dice nulla sulla ripartizione dei costi e dei ricavi tra le tre parti, né prevede che tali ‘dettagli’ debbano essere negoziati in un secondo momento.

È anche per questo che si profondono tanti sforzi diplomatici e di comunicazione nel ribadire che la Danimarca mantiene la propria sovranità e la Groenlandia il proprio diritto all’autodeterminazione: Trump ha ottenuto esattamente ciò che voleva, ora e per ogni evenienza futura.

Commentatori dei media europei con scarsa o nulla competenza in materia di sicurezza stanno diffondendo la tesi senza condurre alcuna analisi sostanziale dei contenuti dell’accordo. Esso, piuttosto, va definito come una svendita da parte di Danimarca e Groenlandia. Sebbene formalmente preservi il diritto all’autodeterminazione della Groenlandia e la sovranità della Danimarca, l’accordo comporta una decisiva rinuncia alla libertà d’azione, sia nell’immediato che in un futuro incerto.[1]

Ciò è stato reso possibile da decenni di sottomissione danese agli Stati Uniti – una sottomissione sempre più totale, al punto che non è più possibile parlare di una politica estera e di sicurezza indipendente e sovrana da parte di Copenaghen.

Dell’accordo verrà pubblicata solo la versione ufficiale, infarcita di belle parole, senza scendere nei dettagli; questi ultimi, infatti, riguardano questioni di sicurezza che non possono essere divulgate. Alcuni analisti considerano questo accordo una sorta di naturale estensione di quello del 1951 e dell’Accordo di Igaliku. Se così fosse, basterebbe prorogarli legalmente. In realtà, è evidente che questo nuovo trattato conferisce agli USA qualcosa che attualmente non possiedono. I cosiddetti ‘rivali’ degli Stati Uniti saranno esclusi dalla Groenlandia: non potranno effettuare investimenti né costruire basi. Ciò implica, di fatto, la mancata cooperazione con Paesi come Russia e Cina – e altri ancora – che nutrono interessi economici e di sicurezza altrettanto legittimi nella regione (“nessuno Stato non membro della NATO sarà autorizzato a stabilire in Groenlandia propri impianti militari, presidiati o non presidiati, né sarà consentita la presenza permanente di forze militari in Groenlandia, salvo diverso accordo tra le Parti”).

Significa adottare un atteggiamento conflittuale. È esclusa a priori qualsiasi forma di cooperazione razionale a vantaggio di tutti e di sicurezza condivisa. La regione passerà da un contesto di bassa tensione e scarsa militarizzazione a un’area ad alta tensione: d’altronde, ovunque siano presenti gli Stati Uniti, si generano tensioni e dinamiche di ‘deterrenza’ nei confronti di altri attori che si sentono minacciati.

Infine, al paragrafo 7 si chiarisce che: “Le Parti convengono che il territorio adiacente a un’Area di Difesa non debba essere utilizzato in alcun modo che comprometta la sicurezza di tale Area. Al fine di dare attuazione a tale disposizione, le Parti intendono cooperare per garantire la sicurezza delle Aree di Difesa. Gli Stati Uniti avranno il diritto di sollevare obiezioni in merito alla costruzione, o alla modifica di destinazione d’uso — qualora tale modifica comporti una minaccia per un’Area di Difesa — di qualsiasi edificio, struttura o impianto situato nelle vicinanze di detta Area. A seguito di tale notifica, le Parti determineranno di comune accordo le misure necessarie per far fronte a qualsiasi minaccia. Le Parti collaboreranno per contrastare lo spionaggio in Groenlandia. Le autorità competenti del Regno di Danimarca manterranno stretti contatti con le autorità statunitensi competenti e con altri partner, nella misura necessaria all’attuazione del presente Articolo”.

Per l’Unione europea l’accordo economico è un duro colpo, perché i giacimenti di terre rare di cui l’UE ha bisogno per attuare le proprie agende – Green Deal, libro bianco per la difesa e strategia di competitività – le sono stati sottratti da sotto il naso.

Eppure all’inizio del 2026, sul dossier Groenlandia, Von der Leyen aveva spiegato che l’Unione si è mossa seguendo “quattro principi fondamentali: fermezza, apertura, preparazione e unità, e questo approccio si è rivelato efficace”. Nei giorni precedenti al vertice, la posizione europea si era già delineata attraverso una serie di prese di posizione unanimi dei leader, improntate “alla calma e al dialogo” con l’Amministrazione statunitense, senza escludere però il ricorso agli strumenti commerciali, il cosiddetto “bazooka”, qualora necessario.

Alla fine, nulla di tutto ciò si è verificato, perché considerando la NATO come il proprio eterno strumento militare, l’Europa rimane un soggetto geopolitico inesistente e totalmente subordinato alla volontà di Washington. Ciò spiega anche i risultati del recente referendum in Islanda: la scarsa attrattività dell’Unione Europea è stata certificata dai cittadini dell’isola vicina.

In Groenlandia non poteva che andare così.

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[1] Le Parti faranno il miglior uso possibile delle procedure stabilite negli Accordi di Difesa, inclusi l’Accordo di Difesa del 1951 e l’Accordo di Igaliku del 2004, come qui modificati e integrati, per consentire quanto segue:

  1. Agli Stati Uniti sarà consentito modernizzare ed espandere le proprie attività presso la Base Spaziale di Pituffik;
  2. Agli Stati Uniti sarà consentito istituire un’ulteriore Area di Difesa a Narsarsuaq e Mestersvig, secondo modalità e dettagli tecnici da concordare reciprocamente tra le Parti;

iii. Gli Stati Uniti potranno istituire ulteriori aree di difesa in Groenlandia e potenziare le proprie operazioni o strutture militari. Ciascuna delle Parti potrà individuare la necessità di una nuova Area di Difesa per la difesa dell’area del Trattato del Nord Atlantico, della Groenlandia e del continente americano. Tale Parte presenterà una proposta descrivente l’ubicazione, la finalità, le dimensioni e le tipologie di attività della proposta Area di Difesa, nonché altre modalità quali le misure di mitigazione, incluse quelle necessarie per tenere conto del Memorandum d’Intesa del 1991 e della Dichiarazione Congiunta del 2004. Le Parti si riuniranno immediatamente per avviare consultazioni tramite il Comitato Permanente al fine di definire i dettagli attuativi sulla base di un accordo reciproco. Qualora non si raggiunga un accordo entro 90 giorni in sede di Comitato Permanente, le consultazioni saranno elevate al livello di vice-ministro e, successivamente, a quello di ministro;

  1. Gli Stati Uniti affideranno a imprese groenlandesi, nella massima misura possibile, tutti i contratti per beni e servizi relativi all’istituzione, alla manutenzione e all’assistenza – inclusi, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, i progetti di costruzione e smantellamento – delle Aree di Difesa in Groenlandia, tenendo conto delle capacità e della fattibilità di tali fonti nell’esecuzione dei contratti. Al fine di garantire l’assegnazione dei contratti a fonti groenlandesi, le Parti concordano di aggiornare di conseguenza le Note Diplomatiche del 2020.

Repeating itself

By: A A
4 October 2026 at 14:35

Europe is beating the drums of war again, regardless of history or common sense. What will happen in the coming months is anybody’s guess.

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History does seem to like to repeat itself, although often in a different guise. Mistakes are usually the things History uses to make these repetitions work.

Mankind is somehow incapable of stopping itself from making the same or similar mistakes over and over again. What does work in a near-fantastic manner is to give the things new names and new justifications.

One other method used is the designation of terms. Not terms as in negotiations, but in the sense of words. Take, for instance, the term “Genocide”.

Genocide has been reserved for the actions taken by the Nazis in Germany under the government of Hitler and his NSDAP party – the mass killing of minorities and opponents on an industrial scale. With a thoroughness often seen as typically German, everything was bureaucratically calculated and accounted for. The net gain generated by the killing and plundering of the victims was offset against the cost of the act of killing itself. Every part and item of that said person was monetised, and a profit was looked for. This, of course, also included the amount of labour extractable before killing and disposing of the remains.

The term “Genocide” has been dedicated to this issue. It has thus become difficult to use in other contexts. Strange, too, is the fact that only one of the groups of victims of the said genocide use it to justify their own actions today.

The next word designated is the term “defence”.

Up to the second Trump presidency, there were only Ministries of Defence. And in most countries, backward thinking no doubt, these Ministries are still so named. Not so in the modern U.S. Here the Ministry has received its rightful name: Ministry of War. Being honest at last. Calling NATO a defence organisation is something that should get the Trump honesty brush-up too. The same with the “defence industry”.

The personal use of such terms is one thing; to claim exclusivity is another.

The definition of Genocide by the United Nations, for example:

Genocide is defined by the 1948 UN Genocide Convention as certain acts committed with intent to destroy, in whole or in part, a national, ethnic, racial, or religious group “as such,” including killing group members. It also covers acts like causing serious bodily or mental harm, deliberately inflicting destructive living conditions, imposing measures intended to prevent births, and forcibly transferring children.

So now everyone can reach their own conclusion on that term and its usage. Defence and War as ministry names is self-explanatory.

Repeating mistakes is another thing worth looking into a bit.

Trying to get at other people’s goods over and over again is a popular mistake made on a regular basis. Trying to set up one-sided trade agreements is one method. The EU has no good track record when it comes to things like this. Trade with African nations, for example, was carried out with such aims in mind. One anecdote springs to mind. When the EU was caught in the throes of BSE (mad cow disease), the EU wanted to import ostrich meat from South Africa. The EU wanted to dictate to the South African ostrich farmers how their meat should meet EU standards. If not met, no business possible. The ostrich farmer rightly pointed out who had a BSE problem. Did he and his ostriches, or the EU with their standards?

End of discussion.

When confronted with larger nations, able to look after themselves, other methods are needed. Back in the Middle Ages, land and resources were a point of contention, wars being fought for such reasons. In modern times, it is not necessarily land that matters, but foremost controlling other people’s resources.

The Second World War was fought for this reason. Hitler and his Nazi movement were supported, financially and morally, by some of the elites in the U.S. and Great Britain, apart from other countries in Europe. The aim of the U.S. was to have a go at the Russian Communists and take economic control over the British Empire. The second part of the plan worked: Britain lost its empire to the U.S.

The first idea, solving the Communist problem, turned out to be more difficult. They just did not stop and stand and be beaten by the German army, even with all its sophisticated weaponry. The idea the Allies had – turning the German Army into an allied one and going at the Russians – did not come to pass. This was seen by some as being a mistake at the time. The idea was not scrapped but only postponed, as can be seen today.

There we have it again: the mistake being repeated, but with a different justification. Which is where NATO comes to the front once more.

It was always an anti-Russian thing. That and controlling the European Continent. Keep America in, the Russians out, and the Germans down. Fun fact: Stalin wanted to join NATO one year before it was founded, but the NATO fathers said no thank you very much. Putin made the same suggestion to Clinton, but he said no thank you too.

Now NATO has done it again and repeated the mistake Napoleon and Hitler and the Finns made – wanting to get hold of the resources Russia calls its own, preferably by force. That saves lengthy negotiations and has always been looked upon as the quickest and easiest method. To do this, NATO came up with a brilliant plan: get Ukraine to do it.

Now let everything go regarding this conflict; enough has been said by more qualified people than me, and I cannot add anything sensible on that subject. Europe is beating the drums of war again, regardless of history or common sense. What will happen in the coming months is anybody’s guess.

One point, however, has, I feel, not been mentioned to the extent it deserves. In fact, Ukraine has been given all kinds of weapons from NATO – the same weapons NATO would have used itself had it come to a direct confrontation between NATO and Russia, not using a proxy.

Even the Ukrainians complained that the weapons sent were not up to scratch and outdated, as in “over the shelf time”. Now the thing is, these weapons have proven below par for all the world to see. Not only that, but this conflict has shown that NATO countries, for all their chest-thumping and war talk, cannot produce the quantity necessary to sustain any kind of prolonged military campaign. And that’s ignoring the quality altogether. The big brother in arms, the U.S., has even shown itself to be unreliable when it comes to equipping its allies. To say nothing of the miserable performance of its so-called “best weapons the world has ever seen”.

Now let us for a moment imagine: what if NATO had gone and attacked Russia directly? It would obviously have used these same said weapons and found them lacking, just like the Ukrainians did and do. NATO, meaning Europe, would have been whipped, like back in 1945. Only more thoroughly this time.

How short can memory be to start and make the same mistake again, for absolutely no reason whatsoever, just 80 years ago? Can any European politician in his or her right mind want the European countries to look like they did then, back in 1945? Destroy and lose all the things that have positively come to be since then?

Either they suffer from amnesia, or mental issues that need serious medical attention by qualified staff, or there is another reason.

If the regime in Ukraine is defending our so-called Western values while being Nazi-inclined, blatantly corrupt and definitely non-democratic, led by a cocaine-sniffing dictator, then the answer could be found in the old English saying:

“Birds of a feather flock together.” Who knows?

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