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Botta e risposta tra Conte, Bonelli e Fratoianni sulla patrimoniale. “Non ha mai funzionato”. “Sbagli, caro Giuseppe”

15 October 2026 at 17:30

Giuseppe Conte boccia la patrimoniale sui super ricchi proposta da Alleanza Verdi e Sinistra. “La tassa sui ricchi è stata fatta in tanti Paesi e non ha mai funzionato”, ha dichiarato il leader del Movimento 5 Stelle a Roma. Perché, dice, “c’è un problema di calcolo del patrimonio” e “i mega ricchi si spostano facilmente”. A Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni promette di portare “tutta la documentazione”, assicurando che la sua non è una posizione ideologica. Immediata la replica dei due leader di Avs: “Caro Giuseppe, anche noi non siamo per nulla ideologici e porteremo al tavolo della discussione materiali e studi che dimostrano come le obiezioni più frequenti e ripetute, a cominciare dalla ‘fuga dei capitali’, siano largamente infondate”, rispondono. E rivendicano una proposta “condivisa dalla maggioranza assoluta degli elettori italiani” che “non è più rinviabile di fronte alla diseguaglianza che continua a crescere e alla necessità di recuperare risorse per sostenere un programma di alternativa che sia davvero coraggioso”.

Al centro dello scambio è infatti la “restituzione fiscale” proposta da Avs: un’imposta annuale sui patrimoni netti superiori a 5,4 milioni di euro, lo 0,1% più ricco degli italiani, per finanziare parte del taglio dell’Irpef al 98% dei contribuenti. Gettito stimato: 15,9 miliardi l’anno. Obiettivo messo in discussone da Conte. Che alcune patrimoniali abbiano incontrato difficoltà è vero, ma non è corretto dire che non abbiano mai funzionato. In Spagna, per esempio, la tassa nazionale sulle grandi fortune ha incassato 623 milioni nel 2023. In Norvegia il prelievo continua a generare entrate. Quanto alla fuga dei super ricchi, una ricerca pubblicata a ottobre dal National Bureau of Economic Research (NBER) ha calcolato appena un centinaio di espatri aggiuntivi causati dalla stretta fiscale sui grandi patrimoni, evidenziando che le imprese di chi si è trasferito “rimangono economicamente attive e non riducono gli investimenti”. Secondo le stime dello studio, infatti, il gettito della patrimoniale è comunque aumentato del 71,5%, contro il 75% previsto senza i fuggiaschi. Come il Fatto ha già raccontato, persino Henley & Partners, società specializzata nel trasferimento internazionale dei milionari, ha riconosciuto che la fuga fiscale è difficile da quantificare e che, nei casi esaminati, gli espatri sono stati modesti e inferiori alle previsioni. In Francia, uno studio del Conseil d’analyse économique stima che gli espatri fiscali provocherebbero al massimo una riduzione dello 0,05% del valore aggiunto e dello 0,04% dell’occupazione.

La vera sfida è piuttosto quella del “calcolo del patrimonio”: come calcolare e tassare davvero le grandi fortune. Se le soglie sono basse si rischia di colpire ricchezze immobilizzate in case e piccole imprese. Scelte a cui si è tentato di riparare introducendo esenzioni e agevolazioni, soprattutto per le partecipazioni societarie, col risultato che anche i più ricchi sono riusciti a ridurre il proprio imponibile e a pagare molto meno del previsto. Tra le possibili soluzioni proposte c’è quella dell’economista Gabriel Zucman, già illustrata al Parlamento europeo e approfondita dal Fatto: soglia altissima, 100 milioni di patrimonio, nessuna esenzione e un’imposta che obbliga i super ricchi a raggiungere un livello minimo di tassazione, pagando però la sola differenza rispetto alle imposte già versate. Contro elusione ed espatri propone lo scambio automatico di informazioni fiscali, una exit tax, cioè una tassa sui guadagni maturati ma non ancora realizzati al momento del trasferimento all’estero della propria residenza fiscale, prevista anche da Avs con aliquota del 26%, e infine la possibilità di continuare a tassare chi cambia residenza per un limitato periodo.

Anche la Commissione europea, tuttavia, in uno studio dello scorso aprile, rileva che in generale le patrimoniali esaminate non hanno prodotto grandi entrate, soprattutto a causa di esenzioni, agevolazioni e controlli insufficienti. Insomma, il successo non è garantito e dipende dal modo in cui si disegnano le norme: quali beni tassare, come valutarli, quali esenzioni prevedere e come impedire che le grandi fortune sfuggano al prelievo. Questione decisiva anche per la possibilità di incassare davvero i 15,9 miliardi annui stimati nella proposta di Avs. A commentare divertito lo scambio interno al campo largo è intanto il centrodestra. “Sapevamo che nel campo largo sono divisi su tutto, ma non immaginavamo che arrivassero a litigare persino sul loro tema preferito: le nuove tasse da far pagare agli italiani”, ha dichiarato la presidente dei senatori di Forza Italia Stefania Craxi. “Sulla patrimoniale il ‘campo diviso’ dà il meglio di sé: Conte sostiene una tesi, Bonelli e Fratoianni lo smentiscono”, rincara Maurizio Gasparri.

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Bersani a La7: “Io federatore del centrosinistra? No, bisogna puntare sulle nuove generazioni. Si facciano le primarie in grazia di Dio”

15 October 2026 at 12:52

“Io non sono una verginella ritrosa, né faccio il Cincinnato. Ho una precisa idea politica: la sinistra deve far girare la ruota, assolutamente, anche correndo qualche rischio. Non deve stare sui vecchi passi, deve ingaggiare la nuova generazione”. Così a Otto e mezzo (La7) Pier Luigi Bersani risponde a Lilli Gruber, che gli chiede se è disposto a rivestire il ruolo di federatore del campo progressista, così come invocato da Rosy Bindi. L’ex ministra in una intervista al Corriere della Sera ha rilanciato la sua proposta, chiedendo un atto di generosità a Elly Schlein e a Giuseppe Conte e indicando proprio in Bersani un “padre nobile” al di sopra delle parti e capace di unire attraverso la squadra e il programma.
Bersani si schermisce per due ragioni: “Innanzitutto, bisogna mandare avanti un’altra generazione. In secondo luogo, io vorrei chiedere a chi generosamente mi propone come federatore: ma scusate ragazzi, con ogni probabilità siamo a sei mesi dalle elezioni e adesso apriamo pure un dibattito su chi federa? Cosa facciamo, le primarie per chi federa?“.

Gruber replica che avrebbe un consenso ovunque nei partiti del centrosinistra. Bersani dissente: “No, non è che tutti sarebbero d’accordo”. E insiste: a sei mesi dalle elezioni bisogna prendere una decisione e lavorarci in armonia.
“Mi pare che M5s e Pd abbiano deciso di fare le primarie. E non da oggi – sottolinea – Si facessero le primarie in grazia di Dio e tutti i potenziali federatori dessero una mano a farle come Dio comanda. Io darò seriamente una mano”.
Poi ripete la sua preoccupazione: “Non intendo dare l’idea che si torni sui vecchi passi. Anche correndo qualche rischio, se non mettiamo in campo una nuova generazione che raccolga il testimone di valori, di significati, di storie della sinistra, non ne usciamo”.

Aldo Cazzullo gli chiede se alle primarie voterebbe Schlein. “Io penso di sì, voterei Schlein – risponde l’ex segretario del Pd – Ma siccome sono amico di Giuseppe Conte, chiederei a tutte e due di essere amici perché non è affatto vero che chi perde alle primarie perde il suo ruolo. Nessuno dei due perde alla fine. Ciascuno avrà il suo risultato e avrà una sua responsabilità nella coalizione”.
L’unico problema, aggiunge, è che vadano d’accordo. Gruber osserva che non vanno d’accordo adesso, figuriamoci dopo.
Bersani chiude: “No, no, ma vedrà che da adesso andranno d’accordo, perché il nostro popolo vuole questa roba qui”.

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Scintille tra Gruber e Bersani. “Meloni è forte, voi siete deboli”. “È falso che Conte o Schlein non governerebbero meglio di lei”

15 October 2026 at 10:10

Confronto vivace a Otto e mezzo (La7) tra la conduttrice della trasmissione, Lilli Gruber, e l’ex ministro Pier Luigi Bersani sui nodi del campo progressista e sulla situazione delle opposizioni. La giornalista parte a gamba tesa con una domanda, che sa anche di rimbrotto nei confronti dell’ex segretario del Pd: “La Meloni è così forte perché voi siete così deboli. Oggi Giorgia Meloni ha avuto un gioco facile a sbeffeggiare i cosiddetti rappresentanti del campo largo presenti in Parlamento, li ha attaccati, li ha sbeffeggiati e ha affondato i colpi su delle cose oggettive che non sono state fatte, a cominciare dal fatto che questo campo largo non esiste perché non c’è unità su niente. Io lo so, le devo fare ogni volta la stessa domanda, ma perché siamo sempre allo stesso punto”.
Bersani scuote la testa e replica: ” Ma la sua non è una domanda, è un’affermazione non vera“.

Gruber ribatte che sul Documento programmatico di finanza pubblica le opposizioni hanno presentato sei mozioni distinte.
Ma l’ex ministro è fermo: “Vogliamo fare un giro del mondo come è messa la sinistra? E poi facciamo il paragone su come è messa la sinistra qui. Facciamo il giro d’Europa. Qui il problema è un altro: quell’ideologia di destra lì, dentro a un passaggio secolare, è molto radicato e molto forte, perché le idee sono più forti dei fatti. Tu puoi dirgli c’è inflazione, ma l’idea è più forte di un fatto. E di questo bisogna che se ne carichino tutti, anche i famosi liberali“.
Poi torna sui fatti: Pd, M5s, Avs Italia Viva e +Europa sono riusciti a depositare un testo unitario di ventuno punti sul Dpfp. Una cornice che parla di sanità, stipendi, diritto alla casa, congedo paritario, contrasto al fiscal drag e stop all’autonomia differenziata, e che Elly Schlein ha definito “prima bozza del programma”. Ma resta un’intesa stretta, ancora da precisare, e già incrinata sull’Ucraina.
Per Bersani è un passaggio positivo: “Non è vero quindi che non esistano punti comuni. E non è vero che Conte o Schlein non sarebbero in grado di governare meglio della Meloni”.
Aldo Cazzullo osserva che se si fanno le primarie tra i leader dei due principali partiti, chi perde va in crisi. Gruber conferma. Bersani dissente e chiede perché.
“Perché è così nei fatti”, risponde la conduttrice.

Il discorso scivola su Matteo Renzi. Gruber, come la sera prima con Tomaso Montanari, ricorda la richiesta di Conte a Schlein di fare da garante affinché Renzi non abbia ruoli importanti in un eventuale governo. Renzi ha risposto ricordando il passato politico di Conte.
La giornalista aggiunge: “Ma non sarebbe meglio che Conte dicesse tutto questo alla Schlein in una stanza senza grandi clamori e senza dirlo alla stampa? Quanto si può andare avanti con veti reciproci?”.
Bersani ironizza: “E Renzi chi lo mette in una stanza? C’è qualcuno capace?”.
Alla domanda se si fida di Renzi, risponde che in politica quella parola ha poco senso. E sottolinea: “Mi sembra assolutamente esagerata questa discussione, sono circuiti di chi se la canta e se la suona, perché non esiste questo problema qui. E non esiste nel senso che le dimensioni di Renzi quelle che sono“.
E conclude: “Per togliere via questo problema qui cosa ci vuole? La guerra mondiale? Guardate che alla gente gliene frega fin a un certo punto”.

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