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Clamoroso Pisa: l’ex Juve Comolli è il nuovo presidente e ad del club. Silurati i Corrado dopo 10 anni

19 October 2026 at 17:03

Senza nessun sentore, senza nessuna anticipazione, totalmente a sorpresa. L’ex Juventus Damien Comolli è il nuovo presidente e amministratore delegato del Pisa, società che gioca nel campionato di Serie B dopo la retrocessione dello scorso anno. Ad annunciarlo è stato lo stesso club nerazzurro con una nota ufficiale: “Il Pisa Sporting Club è lieto di annunciare la nomina di Damien Comolli a Presidente e Amministratore Delegato del Club. Contestualmente Damien Comolli entrerà a far parte del Consiglio di Amministrazione”. A sorpresa, quindi, via anche Giuseppe e Giovanni Corrado, rispettivamente presidente e direttore generale del club, ma non più patron dal 2021, da quando la maggioranza è stata rilevata dal magnate Alexander Knaster.

“Dieci anni rappresentano un’era. Il Pisa Sporting Club rimarrà sempre una parte fondamentale delle nostre vite. Desideriamo quindi ringraziare tutti i collaboratori e la gente di Pisa per la disponibilità dimostrata e per l’affetto che ci hanno riservato”, scrivono i Corrado nel comunicato. “Un ringraziamento speciale ad Alex Knaster per il sostegno e l’amicizia dimostrati dopo la fase iniziale del progetto, avviata insieme a Enzo Ricci. Auguriamo al Pisa di proseguire con successo lo straordinario percorso di crescita intrapreso nel corso di questi dieci anni”.

Queste invece le prime parole di Damien Comolli, che fino a giugno 2026 era un tesserato della Juventus: “Sono molto felice di entrare a far parte del Pisa SC come Presidente e Amministratore Delegato. Sotto la proprietà di Alexander Knaster, il Club ha compiuto progressi davvero significativi. Questo dimostra che il Pisa SC è un Club stimolante in cui entrare, con un potenziale di crescita decisamente importante, a partire dalla propria organizzazione e dalla realizzazione di un nuovo centro sportivo all’avanguardia. Non vedo l’ora di contribuire, sotto ogni aspetto, al prossimo capitolo del percorso di sviluppo del Club. Forza Pisa!”.

Una mossa totalmente a sorpresa, commentata anche dal patron Alexander Knaster: “Dopo diverse stagioni durante le quali abbiamo assistito a significativi miglioramenti in tutte le aree del Club, ritengo che sia arrivato il momento per il Pisa SC di entrare in una nuova fase di crescita e sviluppo. Sono convinto che questo possa avvenire sotto la guida di Damien, che porta con sé una grande esperienza e una profonda conoscenza del calcio, sia dentro che fuori dal campo. Damien entra a far parte del Pisa SC con un contratto iniziale di tre anni.”, prima dei ringraziamenti alla famiglia Corrado.

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Francisco Conceição tem lesão e para por tempo indeterminado

19 October 2026 at 16:50
O clube italiano, Juventus, não divulgou o tempo de paragem esperado do extremo de 23 anos, mas a imprensa local aponta que Conceição deverá ficar afastado dos relvados durante um mês.

© JOSE COELHO/EPA

"O jogador passará por tratamentos e já iniciou a reabilitação com o objetivo de regressar às atividades competitivas", avisa o clube

Juventus nel baratro: la croce addosso a Spalletti, ma Carnevali ha fatto pure peggio

19 October 2026 at 12:46

Fischiato, contestato, i tifosi hanno già emesso il loro verdetto. Rivogliono Antonio Conte, ancora, e magari stavolta saranno pure accontentati. Luciano Spalletti è il colpevole dell’ennesimo sfacelo juventino, la seconda stagione che rischia di essere compromessa ancora prima di cominciare. Capro espiatorio no: non c’è dubbio che abbia le sue responsabilità, che sia probabilmente un tecnico “finito” (questo è un capitolo che meriterà di essere approfondito a parte). Ma farlo oggi sarebbe come sparare sulla croce rossa, perché che squadra gli hanno fatto?

Questa Juve è la più scarsa che si ricordi, dagli anni immediati del post Calciopoli ad oggi. Una formazione senza né capo né coda, non soltanto perché il suo allenatore non è riuscito a trovarglieli. Ricordiamoci quali erano le premesse di quest’estate: la nomina a giugno di Giovanni Carnevali come nuovo amministratore delegato. Dopo gli eccessi di Giuntoli e le stravaganze dell’alieno Comolli, finalmente un dirigente forte e italiano, capace di unire le competenze gestionali a quelle di campo, profondo conoscitore del nostro campionato e del mercato. L’uomo giusto per ritrovare l’identità perduta della “Vecchia signora”. Insieme a Massara (direttore sportivo), fin qui ha fatto persino peggio dei tanto bistrattati predecessori.

È vero che i bilanci non si fanno dopo soltanto sei mesi, ma se nella frenesia del calcio moderno siamo abituati a giudicare allenatori e giocatori così rapidamente, non si vede perché non debba valere anche per i dirigenti. In fondo c’è stato un mercato di mezzo e a Comolli non è stato concesso più tempo, forse perché non godeva di buona stampa. Sicuramente la Juve si oggi sconta gli errori del passato, follie come Koopmeiners e Openda sono zavorre pesantissime per il bilancio del club. Però quest’estate, nell’anno della rifondazione, si è sbagliato tutto ciò che si poteva sbagliare.

Bisogna partire dal presupposto – evidente da subito a tutti, probabilmente anche ai diretti interessati – che la coperta era corta, non c’erano sufficienti risorse per completare la rivoluzione necessaria. Proprio per questo, diventano ancora più scellerati certi investimenti, che comunque ci sono stati: quasi 150 milioni di euro in cartellini, pur a saldo quasi zero sul bilancio. Sono stati spesi 50 milioni di euro per una punta (Kolo Muani) che non era tale, dopo averla inseguita per due anni quasi non ci fossero altri attaccanti nel mondo, a dimostrazione anche proprio di mancanza di idee, più che di soldi. Si è deciso di puntare forte su Alajbegović, giovane di sicuro talento, in una batteria di fantasisti già affollata dai vari Yildiz, Boga, Zhegrova, Conceição, volendo lo stesso McKennie visto che viene impiegato spesso in quel ruolo, mentre restava scoperto il reparto nevralgico.

Nel calcio moderno è col centrocampo che si dominano e si vincono le partite: la Juventus ha pensato di poter affrontare un’intera stagione con Koopmeiners (oggetto misterioso), Kephrem Thuram (rotto), Douglas Luiz (sul mercato), Sarr (prestito dell’ultimo minuto) e praticamente il solo Locatelli, con tutti i suoi limiti, come certezza, che si è pure infortunato subito perché la lingua batte dove il dente duole. È stato un errore dilettantesco, di cui qualsiasi tecnico pagherebbe le conseguenze. Così come ritrovarsi il primo settembre con insostituibile Nico Gonzalez, dopo aver provato a venderlo in tutti i modi fino al 31 agosto. Oppure soffiare Celik alla Roma a suon di milioni, con l’ennesimo ingaggio sconsiderato che affosserà il bilancio nei prossimi anni; giubilare a furor di popolo Di Gregorio, per incassare gli stessi gol con Vicario in porta.

Se Giuntoli con Thiago Motta aveva avviato un percorso in cui si era intravisto a tratti qualcosa, le ultime avvisaglie di vera Juve. Se Comolli era comunque mosso dall’ambizione di creare qualcosa di diverso (l’anno scorso quello bianconero ci sembrava l’attacco più forte del campionato, prima di vederlo giocare). Il mercato dimesso, conservativo di Carnevali sancisce il completamento di una parabola che ha portato la Juventus, la Signora del calcio italiano, ad essere oggi più debole non solo sul campo, ma anche sulla carta, di Milan, Roma, persino del Como (l’Inter non la prendiamo nemmeno in considerazione). A questo caos Spalletti non è riuscito a trovare un senso, non porta più alcun valore aggiunto, anzi semmai il contrario. Ma in questi casi – come si dice – il pesce puzza sempre dalla testa, bisogna risalire alla società, e forse anche più su (vero Elkann?). Che poi, confermare un tecnico a fine corsa dopo la mancata qualificazione in Champions è soltanto l’ennesima colpa che ricade più su chi decide che sul malcapitato in panchina.

X: @lVendemiale

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Alta tensione Juve, Bremer tuona: “Non posso prendere in braccio tutti”. Spalletti lo zittisce: “C’è dentro anche lui”

19 October 2026 at 07:57

“Siamo 11 giocatori più 5 che entrano e io non posso prendere in braccio tutti“. Così Bremer, pilastro della difesa della Juventus, ai microfoni di Sky dopo la partita di ieri sera persa contro la Lazio per 3 a 0. “Non voglio puntare il dito, ma ognuno ha il suo carattere: c’è chi quando le cose vanno male esce fuori e chi, al contrario, si nasconde“, ha insistito il brasiliano.

È una presa di posizione netta quella del difensore bianconero, uno sfogo durissimo. dopo una prestazione, a detta degli stessi protagonisti, decisamente non sufficiente. Bremer però manda un messaggio chiaro ai compagni, sostenendo che al momento tra di loro c’è “chi ha più carattere e chi meno, chi sente i fischi si nasconde e ha paura e chi no”.

Le dichiarazioni del numero 3 della Juventus sono arrivate anche a Luciano Spalletti, allenatore dei bianconeri, che però non ha gradito la polemica del proprio giocatore: “Bremer è bene che faccia delle analisi, ma lui è dentro la partita di stasera come ci sono io, per cui prima di parlare della squadra bisogna parlare di noi stessi. Bremer non è escluso da quella che è la prestazione di stasera, ci è dentro come tutti“.

Le dichiarazioni dell’ex ct della nazionale mettono in mostra, dunque, uno spogliatoio teso, specchio di un momento di difficoltà della squadra bianconera certificato anche dall’ottava posizione in classifica con 11 punti conquistati dopo 7 giornate. L’uscita di Bremer forse doveva servire a scuotere la squadra, ma ha messo in mostra solamente una grave frattura nello spogliatoio. E la replica piccata di Spalletti apre ora un nuovo fronte di tensioni interne, di cui la Juve non aveva certo bisogno visto l’ottavo posto in Serie A.

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