❌

Normal view

Cassano contro tutti: “Allegri è presuntuoso, Mourinho bollito. Dybala va a un cilindro e cade, Malen capocannoniere dopo 8 anni in panchina”

20 October 2026 at 12:17

“Giocherei in infradito“, “Sono stato un fenomeno“, “Ho giocato al Real Madrid, al Milan e all’Inter“. Nuova puntata di “Viva El Futbol”, vecchia narrazione. Anche nel secondo episodio della nuova stagione della trasmissione condotta insieme a Lele Adani e Nicola Ventola, Antonio Cassano è partito dal livello basso nel campionato italiano e ha finito criticando diversi calciatori e allenatori di Serie A. “Con questa Serie A, se perdo due chili e gioco in infradito faccio la differenza. E se io e Nicola Ventola giocassimo insieme in attacco, faremmo meglio di tutti gli altri”, ha esordito l’attaccante barese.

Poi ha rincarato la dose, attaccando la coppia della Roma: “Dybala va a un cilindro e cade, Malen dopo otto anni di panchine tra Dortmund e Aston Villa fa il capocannoniere”, ha proseguito Cassano che è poi passato agli allenatori. I bersagli principali sono sempre gli stessi: Massimiliano Allegri e Luciano Spalletti. “Allegri non allena. Quando ha preso la Juventus, quella squadra poteva allenarla anche Orio, andava da sola”. Poi il discorso si è spostato sul Napoli: “Sono convinto, anche se non lo so, che Manna gli abbia fatto un favore. Ha convinto De Laurentiis a prendere l’allenatore peggiore che si potesse scegliere”.

Secondo l’ex attaccante, il tecnico livornese non si è adeguato ai tempi, tenendo sempre lo stesso modo di allenare le proprie squadre: “Lui deve capire che ormai il suo calcio è andato. Dovrebbe crearsi uno staff competente che possa aiutarlo, dargli idee, suggerirgli come fare. Ma è complicato, perché ha la presunzione di voler fare sempre come dice lui: uno a zero, tutti in posizione e convincere con la chiacchiera. Ma la chiacchiera è finita“, prima di definirla “presuntuoso e sbruffone“. Infine, per chiudere sul tecnico livornese fa una previsione su un possibile esonero e sul prossimo piazzamento del Napoli in campionato: “Con questo allenatore non arriva nemmeno tra le prime sei. Non parliamo neanche del panettone, mi sa che arriva prima dei morti, prima del 2 novembre“.

Cassano è poi passato a José Mourinho. “È bollito, è finito. Deve smettere di allenare. Sono più di dieci anni che è così”, attacca Cassano, andando più nel dettaglio e parlando del Real Madrid: “Una squadra di fenomeni la fa giocare in maniera indegna, fuori da ogni logica. Io mi vergognerei al posto suo. Ha un calcio antico, vecchio, senza idee. Gli è rimasta soltanto la chiacchiera”, prima della bordata finale: “Ha la fortuna di avere il miglior procuratore del mondo, che se vuole gli trova posto anche sulla Luna”.

Infine Cassano ha parlato anche di Inter, rivelando un retroscena su Cristian Chivu, allenatore con cui ha un contatto diretto: “L’ho sentito in estate. Appena gli mando un messaggio mi chiama, abbiamo parlato un pochettino. Gli ho detto che voglio vedere la difesa a quattro e lui mi ha spiegato alcune cose che rimangono tra me e lui. Ma il vero Cristian lo vedrò quando giocherà a quattro”.

L'articolo Cassano contro tutti: “Allegri è presuntuoso, Mourinho bollito. Dybala va a un cilindro e cade, Malen capocannoniere dopo 8 anni in panchina” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Juventus nel baratro: la croce addosso a Spalletti, ma Carnevali ha fatto pure peggio

19 October 2026 at 12:46

Fischiato, contestato, i tifosi hanno già emesso il loro verdetto. Rivogliono Antonio Conte, ancora, e magari stavolta saranno pure accontentati. Luciano Spalletti è il colpevole dell’ennesimo sfacelo juventino, la seconda stagione che rischia di essere compromessa ancora prima di cominciare. Capro espiatorio no: non c’è dubbio che abbia le sue responsabilità, che sia probabilmente un tecnico “finito” (questo è un capitolo che meriterà di essere approfondito a parte). Ma farlo oggi sarebbe come sparare sulla croce rossa, perché che squadra gli hanno fatto?

Questa Juve è la più scarsa che si ricordi, dagli anni immediati del post Calciopoli ad oggi. Una formazione senza né capo né coda, non soltanto perché il suo allenatore non è riuscito a trovarglieli. Ricordiamoci quali erano le premesse di quest’estate: la nomina a giugno di Giovanni Carnevali come nuovo amministratore delegato. Dopo gli eccessi di Giuntoli e le stravaganze dell’alieno Comolli, finalmente un dirigente forte e italiano, capace di unire le competenze gestionali a quelle di campo, profondo conoscitore del nostro campionato e del mercato. L’uomo giusto per ritrovare l’identità perduta della “Vecchia signora”. Insieme a Massara (direttore sportivo), fin qui ha fatto persino peggio dei tanto bistrattati predecessori.

È vero che i bilanci non si fanno dopo soltanto sei mesi, ma se nella frenesia del calcio moderno siamo abituati a giudicare allenatori e giocatori così rapidamente, non si vede perché non debba valere anche per i dirigenti. In fondo c’è stato un mercato di mezzo e a Comolli non è stato concesso più tempo, forse perché non godeva di buona stampa. Sicuramente la Juve si oggi sconta gli errori del passato, follie come Koopmeiners e Openda sono zavorre pesantissime per il bilancio del club. Però quest’estate, nell’anno della rifondazione, si è sbagliato tutto ciò che si poteva sbagliare.

Bisogna partire dal presupposto – evidente da subito a tutti, probabilmente anche ai diretti interessati – che la coperta era corta, non c’erano sufficienti risorse per completare la rivoluzione necessaria. Proprio per questo, diventano ancora più scellerati certi investimenti, che comunque ci sono stati: quasi 150 milioni di euro in cartellini, pur a saldo quasi zero sul bilancio. Sono stati spesi 50 milioni di euro per una punta (Kolo Muani) che non era tale, dopo averla inseguita per due anni quasi non ci fossero altri attaccanti nel mondo, a dimostrazione anche proprio di mancanza di idee, più che di soldi. Si è deciso di puntare forte su Alajbegović, giovane di sicuro talento, in una batteria di fantasisti già affollata dai vari Yildiz, Boga, Zhegrova, Conceição, volendo lo stesso McKennie visto che viene impiegato spesso in quel ruolo, mentre restava scoperto il reparto nevralgico.

Nel calcio moderno è col centrocampo che si dominano e si vincono le partite: la Juventus ha pensato di poter affrontare un’intera stagione con Koopmeiners (oggetto misterioso), Kephrem Thuram (rotto), Douglas Luiz (sul mercato), Sarr (prestito dell’ultimo minuto) e praticamente il solo Locatelli, con tutti i suoi limiti, come certezza, che si è pure infortunato subito perché la lingua batte dove il dente duole. È stato un errore dilettantesco, di cui qualsiasi tecnico pagherebbe le conseguenze. Così come ritrovarsi il primo settembre con insostituibile Nico Gonzalez, dopo aver provato a venderlo in tutti i modi fino al 31 agosto. Oppure soffiare Celik alla Roma a suon di milioni, con l’ennesimo ingaggio sconsiderato che affosserà il bilancio nei prossimi anni; giubilare a furor di popolo Di Gregorio, per incassare gli stessi gol con Vicario in porta.

Se Giuntoli con Thiago Motta aveva avviato un percorso in cui si era intravisto a tratti qualcosa, le ultime avvisaglie di vera Juve. Se Comolli era comunque mosso dall’ambizione di creare qualcosa di diverso (l’anno scorso quello bianconero ci sembrava l’attacco più forte del campionato, prima di vederlo giocare). Il mercato dimesso, conservativo di Carnevali sancisce il completamento di una parabola che ha portato la Juventus, la Signora del calcio italiano, ad essere oggi più debole non solo sul campo, ma anche sulla carta, di Milan, Roma, persino del Como (l’Inter non la prendiamo nemmeno in considerazione). A questo caos Spalletti non è riuscito a trovare un senso, non porta più alcun valore aggiunto, anzi semmai il contrario. Ma in questi casi – come si dice – il pesce puzza sempre dalla testa, bisogna risalire alla società, e forse anche più su (vero Elkann?). Che poi, confermare un tecnico a fine corsa dopo la mancata qualificazione in Champions è soltanto l’ennesima colpa che ricade più su chi decide che sul malcapitato in panchina.

X: @lVendemiale

L'articolo Juventus nel baratro: la croce addosso a Spalletti, ma Carnevali ha fatto pure peggio proviene da Il Fatto Quotidiano.

Alta tensione Juve, Bremer tuona: “Non posso prendere in braccio tutti”. Spalletti lo zittisce: “C’è dentro anche lui”

19 October 2026 at 07:57

“Siamo 11 giocatori più 5 che entrano e io non posso prendere in braccio tutti“. Così Bremer, pilastro della difesa della Juventus, ai microfoni di Sky dopo la partita di ieri sera persa contro la Lazio per 3 a 0. “Non voglio puntare il dito, ma ognuno ha il suo carattere: c’è chi quando le cose vanno male esce fuori e chi, al contrario, si nasconde“, ha insistito il brasiliano.

È una presa di posizione netta quella del difensore bianconero, uno sfogo durissimo. dopo una prestazione, a detta degli stessi protagonisti, decisamente non sufficiente. Bremer però manda un messaggio chiaro ai compagni, sostenendo che al momento tra di loro c’è “chi ha più carattere e chi meno, chi sente i fischi si nasconde e ha paura e chi no”.

Le dichiarazioni del numero 3 della Juventus sono arrivate anche a Luciano Spalletti, allenatore dei bianconeri, che però non ha gradito la polemica del proprio giocatore: “Bremer è bene che faccia delle analisi, ma lui è dentro la partita di stasera come ci sono io, per cui prima di parlare della squadra bisogna parlare di noi stessi. Bremer non è escluso da quella che è la prestazione di stasera, ci è dentro come tutti“.

Le dichiarazioni dell’ex ct della nazionale mettono in mostra, dunque, uno spogliatoio teso, specchio di un momento di difficoltà della squadra bianconera certificato anche dall’ottava posizione in classifica con 11 punti conquistati dopo 7 giornate. L’uscita di Bremer forse doveva servire a scuotere la squadra, ma ha messo in mostra solamente una grave frattura nello spogliatoio. E la replica piccata di Spalletti apre ora un nuovo fronte di tensioni interne, di cui la Juve non aveva certo bisogno visto l’ottavo posto in Serie A.

L'articolo Alta tensione Juve, Bremer tuona: “Non posso prendere in braccio tutti”. Spalletti lo zittisce: “C’è dentro anche lui” proviene da Il Fatto Quotidiano.

La Juve vince, ma Conceiçao impazzisce: pugni alla panchina. Spalletti lo gela: “Si arrabbi con sé stesso”

16 October 2026 at 10:48

La luce è il risultato: vincere di rimonta e con i gol dei suoi due attaccanti è un segnale perfetto per Luciano Spalletti. Che dopo la vittoria a Vigo contro il Celta era sicuramente contento, l’ha detto ai suoi giocatori e alla stampa. Ma le luci di quel 2-1 non riescono a nascondere le ombre che ancora attanagliano questa Juventus che resta under construction. Gli errori difensivi, le difficoltà di Koopmeiners e soprattutto la furia di Conceiçao, uscito dal campo tirando pugni alla panchina.

Però gli aspetti positivi ci sono ed è giusto sottolinearli. Il primo: i bianconeri sono riusciti a vincere in rimonta dopo la doccia gelata di una rete subita per una serie di errori difensivi troppo brutti per essere veri. E non era facile. Il secondo: la rete del pareggio arriva con un gol di rapina, vecchia maniera, di Woltemade, che si fa trovare al posto giusto al momento giusto, sfruttando anche lui un errore di un avversario. Era l’osservato speciale, il tedesco, dopo un avvio di campionato veramente troppo sottotono. Segnare così dà fiducia a lui e a Spalletti, che si aspettava un segnale dall’attaccante arrivato a fine mercato per riempire quella casella lasciata vuota da Vlahovic. Il terzo: la rete della rimonta è arrivata con Kolo Muani, che a Cagliari ha segnato all’81’ mentre in Spagna ha dovuto aspettare il 91’. Ma non importa: la rete, di testa, indica che il francese c’è e si sta riprendendo la Juventus. E che le due punte, insieme, funzionano.

Non funzionano invece altre cose. La catena difensiva, per esempio, che ha commesso una serie di errori piuttosto marchiani nel gol del vantaggio del Celta. Ma anche i singoli. Koopmeiners ancora non ha inciso, Spalletti l’ha difeso nel post partita ma è stato chiaro: “Pensavo che in Europa League, lontano, potesse fare bene. Non ci è riuscito”, ha ammesso candidamente.

Mentre su Conceiçao, uscito dal campo particolarmente irritato, è stato anche più secco. Preambolo: il portoghese è stato sostituito da Nico Gonzalez, è andato in panchina, ha preso a pugni una poltrona ed è subito andato negli spogliatoi a cambiarsi. È ritornato poco dopo, con la testa bassa. “Fa meglio a essere arrabbiato con sé stesso” ha chiosato Spalletti. “Con me, comunque, non ha litigato”. Come a dire: problemi suoi.

Ma i problemi, in questo caso, sono anche della Juve, che aspetta ancora che emerga l’esterno portoghese, così come molti altri singoli. Alajbegovic è in potenza molto forte, ma ancora non incisivo; Boga deve ritrovare la forma e sarà presto a disposizione; Nico Gonzalez è, come McKennie, il giocatore multifunzione che però deve ancora trovare la giusta continuità.

Spalletti ha chiaro il quadro. Sorride, ma tra le rughe della fronte riflette anche. La sua Juventus in Europa League vince la seconda partita su due e si proietta oltre la League Phase. Ma deve essere più convincente e concreta. Ancora non lo è.

L'articolo La Juve vince, ma Conceiçao impazzisce: pugni alla panchina. Spalletti lo gela: “Si arrabbi con sé stesso” proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌