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Giorgia Meloni “non contraria” al divieto social per i minori. Opposizioni: “Stupiti, lo blocca da un anno. Teme Trump e Big Tech?”

21 October 2026 at 14:49

Giorgia Meloni non dice di essere favorevole al divieto social per i minori di 14 anni. Però “non è contraria e ostile”, mentre esplodono proteste in piazza e il governo teme interferenze straniere, grazie ad internet e alle piattaforme tecnologiche. Avrebbe potuto approvare un decreto legge, lascia trapelare su Repubblica, ma preferisce lasciare mano libera al Parlamento sul ban per giovanissimi. Eppure, da circa un anno il governo non consegna i pareri ministeriali alla Commissione del Senato. Senza quei documenti, il disegno di legge 1.136 incardinato a Palazzo Madama, non può essere approvato dal Parlamento. Infatti è bloccato da un anno, malgrado sia firmato da Fratelli d’Italia e sostenuto da anche dalle opposizioni. Da mesi il Movimento 5 stelle indizia Giorgia Meloni di congelare il divieto social per non irritare Donald Trump e i colossi tecnologici statunitensi. La senatrice pentastellata Barbara Floridia ricorda la misura ferma da circa un anno e pone la domanda alla premier: “Forse teme di pestare i piedi alle Big Tech e quindi a Trump?”. Un sospetto espresso dalla collega di palazzo Madama Marianna Madia (Italia Viva) sulle pagine di Repubblica il 28 aprile scorso.

Il timore: interferenze straniere, grazie alle piattaforme, per alimentare le contestazioni

Ora, secondo il quotidiano diretto da Stefano Cappellini, i massimi vertici del governo discutono sul ban tecnologico per i minori, anche perché “è sempre più chiaro che una qualche forma di regia esterna potrebbe aver mosso i giovani in piazza”. Ieri anche il ministro Guido Crosetto ha sostenuto la teoria della disinformazione russa sui social come fattore delle contestazioni violente. Oggi, secondo il Financial Times, le autorità europea hanno aperto un’indagine sul ruolo della propaganda straniera nel fomentare manifestazioni in Francia e in Italia. A Bruxelles e Roma sospettano interferenze dall’estero, una guerra ibrida per manipolare le giovani menti europee. Dunque palazzo Chigi auspica un emendamento parlamentare al Decreto sicurezza approvato dal governo, durante la procedura di conversione in legge, per difendere i minori dalla propaganda online.

La senatrice di Fratelli d’Italia Lavinia Mennuni, interpellata da ilfattoquotidiano.it, rilancia verso le opposizioni l’invito di Meloni: il ddl “può essere votato o inserito con un emendamento nel Decreto sicurezza che andrà in Aula”, dichiara la parlamentare. La proposta include l’abbassamento della soglia d’età per l’ingresso nei social network. Il provvedimento n. 1136 incardinato al Senato prevede 15 anni, l’asticella “più appropriata”, secondo la senatrice. Ma considerando “l’ampio consenso delle forze parlamentari sulla soglia dei 14 anni, procediamo pure in questa direzione”. Alla modifica parlamentare è favorevole Casa Riformista con Marianna Madia, co-firmataria del divieto social fermo a Palazzo Madama: presenteremo “subito un emendamento all’ultimo Decreto sicurezza, e chiederemo di firmarlo a tutti gli altri gruppi parlamentari. Capiremo allora quale sarà la vera disponibilità della presidente Meloni”, annuncia la deputata. Che si dice “sbalordita dalle parole della presidente Meloni”, giudicato come uno “smaccato tentativo di rimediare a un ritardo di cui porta tutta la responsabilità”.

Mennuni (FdI) rilancia la proposta di Meloni: “Votare il ddl o un emendamento”. Malpezzi: “Pd l’ha proposto a marzo, richiesta respinta”

Ora Meloni e Fratelli d’Italia aprono all’emendamento con il divieto social a tutela dei minori. Ma “il partito democratico ha più volte presentato la modifica in Parlamento per dare via libera al ban, e ci è sempre stato detto che è inammissibile”, dice a ilfattoquotidiano.it Simone Malpezzi. Il testo della senatrice Pd è giunto a fine marzo per correggere un altro pacchetto sicurezza presentato dal governo, dopo l’esortazione del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ad approvare lo stop per l’accesso alle piattaforme da parte dei giovanissimi. La prof accoltellata da un tredicenne in una scuola di Trescore, in provincia di Bergamo, aveva scosso l’opinione pubblica occupando le cronache dei quotidiani e dei talk show. “L’emendamento è stata anche mossa per provocare Meloni”, scoprendo il suo bluff sul divieto social, aggiunge l’esponente dem. Ora il Pd voterebbe l’emendamento al nuovo Decreto sicurezza? “Non so cosa farà il partito”, dice Malpezzi rilanciando la palla nel campo di palazzo Chigi. “Piuttosto, Meloni per l’ennesima volta si dice ‘non contraria’. Ma allora, chi è contrario nel suo governo? Ci dica cosa vuole fare l’esecutivo”, conclude la senatrice.

Floridia (M5s): “Prima il governo finanzi l’educazione digitale nel Decreto scuola”

“Stiamo lavorando al Decreto scuola e abbiamo proposto un emendamento per finanziare l’educazione digitale nelle scuole”, dice Barbara Floridia a ilfattoquotidiano.it. “Noi l’abbiamo introdotta, ora vediamo cosa farà il governo la prossima settimana”, prosegue la senatrice. Il Movimento 5 stelle sarebbe favorevole a votare il divieto social come emendamento al ddl sicurezza, come chiesto da Meloni e rilanciato da Lavinia Mennuni? “Dipende dall’emendamento – risponde Floridia – Sostenerlo o astenersi, per votare contro il Decreto sarebbe la strada da percorrere”, avvisa la pentastellata. “Ma non ha senso votare nulla se non finanzieranno l’educazione digitale a scuola per i più giovani”, prosegue la senatrice. Che lancia la stoccata sull’agenda di Meloni: “Ci stiamo occupando del burqa, nel decreto Scuola, mentre ragazzini di 11 o 12 anni manifestano in modo violento. Quali sono le priorità del governo?”.

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Devastazioni Milano, anche un undicenne “casseur”. Identificato a scuola era stato ripreso durante i saccheggi

21 October 2026 at 13:35

Due minorenni – di cui uno poco più di un bambino visto che ha 11 anni – sono stati identificati dai carabinieri nell’ambito degli accertamenti sui disordini dello scorso fine settimana a Milano con devastazioni e saccheggi in particolare in piazza Duomo. L’11enne casseur è rintracciato nella sua scuola alla Barona, nella periferia sud-occidentale della città. Mentre l’altro è un 16enne individuato a Desio, in Brianza. Entrambi erano comparsi in alcuni video diventati virali sui social network durante i saccheggi e gli episodi di violenza nel capoluogo lombardo.

Il più giovane, che frequenta la seconda media, sarebbe entrato domenica nel negozio di abbigliamento Fusaro, in centro, durante i saccheggi. In un filmato pubblicato su Instagram lo si vede uscire dall’esercizio commerciale con diverse cinture. La sua identificazione è avvenuta dopo il riconoscimento delle immagini e il successivo rintracciamento all’interno dell’istituto scolastico frequentato dal bambino.

Il sedicenne, invece, era stato ripreso sabato mentre indossava un cappello dell’Arma dei carabinieri. Nei suoi confronti vengono contestati i reati di devastazione, saccheggio, furto e vilipendio delle Forze armate. La vicenda è stata richiamata anche dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, al termine del Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, convocato dal prefetto Claudio Sgaraglia dopo gli scontri del fine settimana.

Per il ministro dell’interno Matteo Piantedosi quanto accaduto a Milano può essere stato mutuato dalle devastazioni in Francia, “perché gli appelli” a partecipare ai disordini sono stati molti, “ma non c’è a ora nessuna evidenza che dietro ci siano le stesse menti”.

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“Abbiamo sbagliato. L’abbiamo visto fare su TikTok”, i ragazzi della minicar piangono davanti ai pm minorili di Roma

21 October 2026 at 07:56

“Chiediamo scusa per quello che abbiamo fatto”. Davanti al pm della Procura per i minorenni di Roma, le parole dei due ragazzi indagati per le aggressioni con una minicar arrivano tra le lacrime, dopo quasi quattro ore di interrogatorio. I due adolescenti, di 16 e 17 anni, hanno risposto alle domande e ripercorso gli episodi avvenuti tra il 4 e il 5 ottobre nel quartiere Monteverde, fornendo versioni che, secondo quanto riferito, confermano in parte quanto già raccontato agli investigatori.

I giovani sono accusati, a vario titolo, di tentato omicidio, lesioni personali aggravate e percosse in concorso. La loro posizione è ora al vaglio della Procura, che dovrà valutare anche la relazione dei servizi sociali prima di decidere quale misura cautelare chiedere al giudice per le indagini preliminari. Le ipotesi comprendono gli arresti domiciliari, il collocamento in comunità e altre misure, come l’obbligo di firma o di dimora.

Il primo a essere ascoltato è stato il diciassettenne, che si trovava alla guida della minicar nera utilizzata durante le uscite. Accompagnato dal padre, un carabiniere, il ragazzo ha negato la propria responsabilità in due degli episodi contestati e ha raccontato di essere ormai sopraffatto dalla vicenda, tanto da non riuscire più a mantenere il segreto. Anche il sedicenne, arrivato in Procura con la madre, ha risposto alle domande del magistrato. I due sono stati interrogati separatamente e assistiti dagli avvocati Pasquale Connatelli e Lavinia Felisso.

È stato soprattutto il più giovane a ricostruire le serate trascorse per le strade della capitale, spiegando che le aggressioni sarebbero state ispirate da alcuni video pubblicati sui social. “L’abbiamo visto fare su TikTok. È pieno di video dove ci sono persone che danno spintoni a passanti scelti a caso. Nessuno si faceva niente. Credevamo che avrebbe funzionato così anche per noi”, avrebbe dichiarato al pm.

Una spiegazione che, secondo il racconto riportato, non sarebbe legata a un piano preciso né alla scelta preventiva delle vittime. “Abbiamo fatto e deciso tutto insieme. Lui guidava e io agivo. Le persone aggredite le abbiamo scelte a caso. Non c’era uno schema preciso”, ha riferito il sedicenne, aggiungendo che le uscite erano inizialmente pensate per stare insieme e parlare. Il ragazzo ha inoltre sostenuto che gli episodi di cui i due sarebbero responsabili sono quattro, una ricostruzione che dovrà essere confrontata con gli elementi raccolti dagli investigatori.

Tra le aggressioni contestate c’è quella ai danni dell’attore Davide Iacopini, ancora ricoverato in terapia intensiva all’ospedale San Camillo. Secondo quanto raccontato dal sedicenne, mentre l’attore procedeva in monopattino, lui avrebbe allungato un braccio dal finestrino della minicar, facendogli perdere l’equilibrio. Iacopini è caduto contro un’automobile in sosta, riportando un grave trauma cranico.

“Non ho capito di aver fatto male all’attore. Quando sono risalito sull’auto ero tranquillo, ero certo che stesse bene”, avrebbe spiegato il ragazzo. Una convinzione che, stando alla sua versione, sarebbe rimasta tale anche dopo la caduta. “Se io o il mio amico ci fossimo accorti che stava male dopo la caduta non avremmo proseguito a girare per Monteverde”, ha aggiunto, raccontando di aver appreso solo successivamente la gravità delle condizioni dell’uomo. Dopo l’aggressione a Iacopini, resa pubblica il 6 ottobre, sono avvenuti altri due episodi: uno ai danni di una studentessa francese e un altro contro un giovane in monopattino su ponte Testaccio. Il sedicenne ha ammesso di aver cercato di nascondere quanto accaduto, raccontando di aver vissuto giorni di forte agitazione. “Ho provato a nascondere tutto. Ma piangevo in continuazione e stavo per esplodere”, avrebbe detto durante l’interrogatorio.

Al termine delle audizioni, entrambi i ragazzi avrebbero espresso rimorso per quanto accaduto. “Non finiremo mai di scontare questa pena. Abbiamo sbagliato”, avrebbero dichiarato, secondo quanto riporta il Corriere della Sera. Intanto, gli investigatori sono arrivati alla loro identificazione incrociando le testimonianze delle vittime e dei presenti con le immagini delle telecamere di sorveglianza. Un ruolo decisivo sarebbe stato svolto dalla ricerca della minicar nera, descritta da alcuni testimoni e seguita attraverso i filmati per ricostruirne gli spostamenti. Anche la segnalazione di un residente del quartiere Testaccio avrebbe contribuito a restringere il campo fino ai due adolescenti. La decisione sulle eventuali misure cautelari spetta ora al giudice, sulla base delle richieste della Procura e degli elementi raccolti.

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