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Incastrato da uno scontrino il 31enne che ha aggredito una studentessa Erasmus a Milano

22 October 2026 at 10:57

Lo ha incastrato uno scontrino che aveva nello zaino. È stato un pezzetto di carta a portare al fermo di Richard William Salvador Janampa, 31enne peruviano irregolare e senza fissa dimora, accusato di aver abusato una studentessa tedesca di 21 anni in Erasmus lo scorso giovedì in via Giacosa, vicino a Parco Trotter, a Milano. La ragazza – come riporta Il Corriere della Sera – era rimasta sola dopo aver salutato il suo gruppo di amici – altri sette studenti stranieri – con cui aveva passato la serata; era stata poi aggredita e successivamente salvata dal casuale passaggio di due turisti italiani.

Determinante nelle indagini è stato il ritrovamento di uno zaino in via Padova, vicino al luogo della violenza: in esso è stato trovato uno scontrino, e dall’analisi delle telecamere del negozio in cui era avvenuto l’acquisto è stato possibile isolare il volto dell’aggressore. I carabinieri di Porta Garibaldi, poi, nella medesima sacca, hanno trovato la Sim di un telefono, da cui è stato possibile risalire al negozio dove è stata comprata e dunque rinvenire il numero di telefono associato e il suo intestatario.

Sono stati setacciati i filmati di videosorveglianza dei circuiti installati nella zona circostante all’aggressione: le riprese hanno mostrato la vittima venire adocchiata e poi aggredita da una sagoma, quella di Salvador Janampa. L’uomo è stato trovato nella zona di via Padova, vicino al luogo della violenza, ed è stato fermato – motivato con la presenza di gravi indizi di colpevolezza e di pericolo di fuga – e condotto in carcere.

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Liliana Resinovich, il Dna ignoto X ha un nome: “È un operatore intervenuto sul corpo”

22 October 2026 at 09:28

Il Dna ribattezzato ignoto X, trovato sui jeans di Liliana Resinovich e sul sacco nero che le avvolgeva le gambe, non apparterrebbe a una persona misteriosa coinvolta nella sua morte. Il profilo genetico maschile sarebbe invece riconducibile a uno degli operatori intervenuti dopo il ritrovamento del corpo, avvenuto a Trieste nel gennaio 2022. Si tratterebbe, dunque, di una possibile contaminazione legata alle attività svolte sul cadavere o sui reperti, e non necessariamente della traccia di un soggetto coinvolto nell’omicidio.

Come riferito da La vita in diretta, il profilo genetico isolato dai periti apparterrebbe a un operatore che avrebbe spostato il corpo. Anche Il Piccolo riporta che la Polizia scientifica avrebbe identificato ignoto X in un tecnico che nel 2023 aveva analizzato i reperti. La scoperta ridimensiona uno degli elementi più discussi della super perizia disposta dalla gip Flavia Mangiante e depositata il 10 ottobre. Proprio quella traccia, individuata sui pantaloni della donna e sul sacco che copriva la parte inferiore del corpo, aveva alimentato l’ipotesi della presenza di una terza persona nella vicenda.

Le altre tracce genetiche ancora da chiarire

Ignoto X, tuttavia, non era l’unico profilo maschile sconosciuto emerso dagli accertamenti dei periti Eva Sacchi, Chiara Turchi e Paolo Fattorini. Secondo quanto riportato dall’Ansa, altre tracce non identificate erano state rilevate sulla borsetta, sull’orologio, su una bottiglietta di plastica e su altri sacchi. Un capello, denominato Ancona 1, era stato trovato nella manica della maglia di Liliana, mentre un altro profilo genetico era stato individuato sullo spago utilizzato per tenere insieme le chiavi.

Sui reperti non sono state rilevate tracce biologiche del marito Sebastiano Visintin, indagato per omicidio. I periti hanno però accertato un contatto diretto tra il suo giubbotto e il giubbotto e la borsa della moglie.

La morte di Liliana Resinovich, il caso verso l’udienza del 30 ottobre

Liliana Resinovich, 63 anni, era scomparsa il 14 dicembre 2021. Il suo corpo era stato ritrovato il 5 gennaio 2022 nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste. La prima inchiesta aveva seguito la pista del suicidio, ma successivamente la Procura ha riaperto il caso ipotizzando l’omicidio.

Tra gli elementi emersi dalla perizia c’è anche l’assenza, sulle suole delle scarpe della donna, di tracce del terreno del luogo in cui il corpo era stato ritrovato. Per l’avvocato Nicodemo Gentile, che assiste il fratello Sergio, questo elemento dimostrerebbe che Liliana sarebbe stata uccisa altrove. Gli esiti degli accertamenti saranno discussi davanti alla gip nell’udienza fissata per il 30 ottobre.

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22 ottobre 1933 – Carnera conquista Piazza di Siena davanti a 70mila persone

22 October 2026 at 06:00

Il 22 ottobre 1933 Roma si sveglia con un appuntamento decisamente insolito. Piazza di Siena, nel cuore di Villa Borghese, si trasforma in un gigantesco ring a cielo aperto. Niente cavalli, carrozze o eleganti passeggiate: questa volta volano pugni. E non pugni qualsiasi, perché a distribuirli è Primo Carnera, il gigante friulano diventato pochi mesi prima campione del mondo dei pesi massimi.

22 ottobre 1933 – Carnera conquista Piazza di Siena davanti a 70mila persone
Il manifesto originale dell’incontro

Attorno al quadrato si accalcano, secondo le cronache, circa 70mila spettatori. Un evento dalle proporzioni straordinarie per l’epoca, con un ospite che non ha alcuna intenzione di passare inosservato: Benito Mussolini. Il regime ha organizzato una celebrazione della forza italica. E naturalmente pretende un trionfo.

Due metri di muscoli e un avversario che non vuole cadere

Carnera è un fenomeno anche fuori dal ring: oltre due metri d’altezza, circa 120 chili di peso e due mani che sembrano badili. Nato a Sequals, in Friuli, ha conosciuto la povertà, lavorato in un circo e attraversato l’Atlantico per diventare il primo italiano campione mondiale dei pesi massimi. Di fronte a lui c’è Paulino Uzcudun, pugile basco e campione europeo, un osso durissimo. Carnera lo supera di circa trenta chili e il pubblico pregusta una conclusione rapida. Anche Mussolini vorrebbe un successo per knock-out, possibilmente spettacolare e utile alla propaganda.

Ma lo spagnolo ha evidentemente dimenticato di leggere il copione.

Quindici riprese, una vittoria e qualche mugugno

Il combattimento dura tutte le quindici riprese previste. Carnera attacca, colpisce, domina gran parte dell’incontro, ma Uzcudun resiste ostinatamente. Non cade. Non si arrende. E soprattutto non concede al regime la fotografia tanto desiderata: quella dell’avversario steso al tappeto. Carnera vince nettamente ai punti, conserva il titolo mondiale e conquista anche quello europeo. Eppure, tra gli spettatori c’è chi manifesta delusione. Il gigante ha vinto, ma non nel modo in cui qualcuno aveva stabilito che dovesse vincere.

Una situazione quasi surreale: essere campione del mondo e rischiare di sentirsi rimproverare perché non si è picchiato abbastanza.

Quando lo sport diventava propaganda

L’incontro romano rimane uno dei momenti più significativi nella storia del pugilato italiano. Ma racconta anche un’altra storia: quella di un potere politico che trasforma gli atleti in manifesti viventi. Carnera, celebrato come simbolo di una nazione invincibile, è in realtà un uomo dalla vicenda assai più complessa, segnata da successi, sfruttamento economico e sconfitte.

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