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The Bold Champions | L’Inter rialza la testa, ma una volta per tutte va detto: gioca male. Sulla vergogna United ha già detto tutto Roy Keane

22 October 2026 at 14:02

Tutto o niente: dopo 0 punti nella seconda giornata di Champions, le squadre italiane hanno fatto il pieno, conquistandone 12 e raddrizzando la classifica. Il quartetto azzurro è ora in area playoff: lo straordinario Como 9°, la Roma 15°, l’Inter 20° e il Napoli 22°. In cima, cinque club a punteggio pieno: Psg, Aston Villa, Liverpool, Real Madrid e Betis sono a quota 9.

IN

9 COMO
Il 4-1 rifilato al Manchester United rappresenta il punto più alto della squadra del lago. La lezione di gioco di Fabregas al collega Carrick, affrontato più volte in Inghilterra, ribadisce il concetto che per diventare ottimi allenatori non basta solo avere un passato importante da calciatore ed essere la vecchia gloria di un club, ma bisogna studiare, aggiornarsi, creare. Il simbolo di una serata che segna la storia del Como è Nico Paz: doppietta, assist, giocate d’autore. Ha solo 22 anni e ha detto di no al Real per restare con Fabregas: l’argentino ha azzerato persino il ricordo di George Clooney, la star che ha fatto scoprire agli “amerikani” il ramo del lago di Como.

8 ROMA È vero, lo Slovan Bratislava è la squadra più scarsa di questa Champions, ma la prestazione della Roma è di grande livello. Quattro gol, ma potevano essere il doppio. La notte dell’Olimpico mette alle spalle il disastro Real Madrid: senza quei dieci maledetti minuti finali, la Roma sarebbe ora tra le prime otto. I protagonisti: il solito Malen, Wesley, Pisilli, Hermoso e un difensore, Ghilardi, che ha enormi potenzialità. Unica stecca: Mora. Il portoghese ha ottima tecnica, ma è troppo leggero.

8 PSG-BARCELLONA/FODEN
Voto alla partita, finita 4-2 per i parigini. Calcio sublime, anche se le difese, soprattutto quella blaugrana, peccano in alcuni casi di leggerezza. Il gol di Lamine Yamal è una perla, splendido anche quello di Vitinha, forse il miglior centrocampista del momento. Finale anticipata, si è detto. Chissà se potrà giocarla Kvaratskhelia: rottura del crociato anteriore del ginocchio destro. Brutta botta. Auguri: lo merita lui e lo merita il popolo del calcio. Foden torna protagonista con la tripletta all’Aek. L’inglese è un sublime, anche se ogni tanto cala il buio.

7 NAPOLI
Rialza la testa dopo i ko con Villarreal e Venezia. Il capolavoro di Politano apre le acque della partita, poi diventa una specie di ping pong. Contro i norvegesi del Bodo Glimt, finisce 4-3, il più romanzesco dei risultati. Tre punti vitali, McTominay decisivo con la sua doppietta, ma i problemi di gioco restano. Lo scozzese è un campione, ma da solo non può compiere miracoli. Tregua Allegri-De Bruyne: quanto durerà? Il belga ha sempre avuto un caratterino non facile: chiedere a Guardiola.

6 INTER
Vince nel momento più difficile, quando si ritrova in dieci dopo l’espulsione di Bastoni. Il gol che risolve la grana-Shakhtar è splendido, lungo l’asse Mkhitaryan-Carlos. L’armeno piazza un assist divino al primo tocco al pallone, il brasiliano infila la porta con una stoccata d’autore. L’Inter rialza la testa, ma una volta per tutte va detto: gioca male. L’Inter vive sulla forza fisica e le qualità individuali, ma lo spartito è decisamente inferiore a quelli di Como e Roma.

OUT

5 BASTONI
Non si vuole infierire, ma se becchi due cartellini gialli in un paio di minuti significa che hai perso il controllo dei nervi. Dopo l’espulsione contro la Bosnia, costata in parte l’addio dell’Italia al mondiale, un altro “rosso” che poteva costare caro. Anche stavolta, come a Zenica, il fattaccio si consuma quando Bastoni gioca come centrale. Qualcuno invoca di non utilizzarlo più in quella posizione, ma si può credere che questi blackout siano solo legati alla collocazione sul campo?

5 BORUSSIA DORTMUND
Dopo il 2-1 in casa del Sabah, in Azerbaigian, tutti a fare la doccia in albergo “perché gli spogliatoi dello stadio erano carenti”. Non saranno stati da hotel a cinque stelle, ma la sensazione è che il mondo del calcio sia sempre più schizzinoso. Secondo la Bild, sarebbe stata una forma di precauzione, nel timore della presenza della Legionella nell’impianto idrico, ma finora non sono mai stati registrati casi e i giocatori dello Slavia Praga, nel match precedente, hanno usato le docce senza fiatare.

4 MANCHESTER UNITED
Sprofondo rosso. L’umiliazione di Como potrebbe costare la panchina a Michael Carrick, altro grande ex finito nel frullatore dei Red Devils. La verità è che uscito dalla scena Alex Ferguson, lo United – e la proprietà americana, da sempre detestata dai tifosi – non ne ha azzeccata più una. Il commento dell’ex Roy Keane è lapidario: “Ho visto partite terribili dello United nel corso degli anni, ma questa contro il Como è sicuramente tra le peggiori. Guardi il Como e vedi un meccanismo perfetto: i giocatori fanno girare la palla, pressano, vincono i contrasti, arrivano sulle seconde palle. Poi guardi lo United e ti chiedi se metà di questi ragazzi abbiano mai giocato in calcio competitivo”.

4 SLOVAN BRATISLAVA
Un’armata Brancaleone in giro per l’Europa. Pessimi anche i tifosi, che hanno creato problemi di ordine pubblico all’Olimpico e ferito un agente.

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Stellantis rassicura la Regione Lazio sul futuro di Cassino: vertice a Torino, attesa per il piano Maserati

22 October 2026 at 08:45

Sulla vertenza legata allo stabilimento Stellantis di Cassino (Piedimonte San Germano) arriva una prima svolta interlocutoria ma ricca di spunti. I vertici del gruppo Stellantis hanno incontrato a Torino i rappresentanti della Giunta laziale. Il confronto si è concentrato sulle prospettive dello stabilimento in una fase definita ancora complessa per l’industria automobilistica e per il futuro produttivo del sito. All’appuntamento tenutosi al Centro Stile hanno preso parte il presidente Francesco Rocca, la vicepresidente Roberta Angelilli, il responsabile europeo del gruppo Emanuele Cappellano e l’amministratore delegato di Maserati e Alfa Romeo, Santo Ficili. Al centro del tavolo sono state poste le criticità operative del sito manifatturiero, segnato nell’ultimo periodo da una forte contrazione dei volumi produttivi e dal ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali.

Si aspetta dicembre per la nuova linea strategica della Maserati

Per conoscere nel dettaglio gli impegni concreti e le nuove allocazioni industriali occorrerà attendere la prima metà di dicembre, finestra temporale scelta dal gruppo per svelare il nuovo piano di rilancio del brand. L’impianto laziale assembla oggi modelli di punta come la Gecale, affiancata dalle vetture Giulia e Stelvio, rendendo il futuro dello stabilimento strettamente connesso alle scelte strategiche previste per la gamma di lusso. Il governatore Francesco Rocca ha definito l’esito dell’interlocuzione decisamente positivo e superiore alle attese della vigilia, confermando l’intenzione di aggiornare a breve le rappresentanze sindacali e sollecitando al contempo un intervento normativo e finanziario urgente da parte dell’Unione Europea.

Sospensioni produttive e incognite sulle possibili partnership estere

La cautela resta d’obbligo a causa delle marcate difficoltà che continuano a caratterizzare l’operatività quotidiana della fabbrica. L’autunno ha fatto registrare ulteriori stop alle linee di montaggio dovuti al calo della domanda di mercato, fattore che alimenta le preoccupazioni dei lavoratori sul mantenimento dei livelli occupazionali. Sullo sfondo restano anche le indiscrezioni relative a possibili intese industriali con colossi cinesi del calibro di Jac e Huawei, scenari che potrebbero ridefinire le filiere di montaggio e le competenze operative assegnate al sito italiano nei prossimi anni.

La posizione di Stellantis sul ruolo centrale dell’impianto laziale

Dal canto suo la dirigenza del gruppo Stellantis ha voluto ribadire la centralità della struttura nell’ambito dell’architettura produttiva continentale. Attraverso le parole del manager Emanuele Cappellano, la società ha confermato l’attenzione verso il polo industriale di Cassino, evidenziando come, pur all’interno di una congiuntura di mercato particolarmente complessa, prosegua il lavoro mirato a rafforzare la competitività dei marchi del gruppo ed a porre le basi per una crescita sostenibile nel lungo termine.

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Mense scolastiche Roma, Gualtieri sfratta gli ultraprocessati: 800 milioni per cambiare menu

22 October 2026 at 08:30

Più prodotti freschi, filiere locali e qualità nei 150mila pasti serviti ogni giorno. Il pranzo a scuola diventa una questione di salute e disuguaglianze.

La rivoluzione alimentare di Roma comincia dal vassoio della mensa. Niente ricette da chef stellati: l’obiettivo è mandare in pensione i cibi ultraprocessati e puntare su ingredienti freschi e stagionali. A ribadirlo è il sindaco Roberto Gualtieri al Forum internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Coldiretti.

In gioco ci sono 150mila pasti quotidiani e un appalto quadriennale da 766 milioni di euro, quasi 800 milioni in cifra tonda. Un servizio che riguarda nidi e scuole della Capitale e può incidere sulla salute dei bambini e sull’economia agricola del territorio.

Mense scolastiche, cosa cambia a Roma

Il bando pubblicato a luglio, suddiviso in 15 lotti, uno per municipio, esclude gli alimenti ultraprocessati e favorisce prodotti biologici, stagionali e certificati. Più frutta, verdura e pesce fresco, meno plastica e attenzione al recupero delle eccedenze.

Attenzione, però: non tutto ciò che viene lavorato è necessariamente ultraprocessato. Pane, yogurt e legumi in scatola non sono automaticamente paragonabili alle formulazioni industriali più elaborate. Il vero banco di prova saranno criteri precisi e controlli sulla loro applicazione.

Un bambino su dieci mangia meglio a scuola

Il dato più significativo è di carattere sociale. Secondo Gualtieri, per il 10% dei bambini romani la mensa offre il pasto più sano della giornata. Dietro quella percentuale ci sono famiglie che devono fare i conti con prezzi, tempi stretti e difficoltà economiche.

La refezione scolastica diventa così anche uno strumento contro le disuguaglianze alimentari. Il Campidoglio vuole rafforzare il legame con agricoltori e mercati di prossimità: filiere più corte, nell’impostazione illustrata dal sindaco, possono contribuire a garantire qualità senza far esplodere i costi.

Dal capitolato al piatto: la prova più difficile

L’iniziativa rientra nella politica del cibo di Roma Capitale, dal Consiglio del cibo alla valorizzazione dell’agricoltura urbana. Ma il risultato dipenderà dai fornitori, dal funzionamento delle cucine e dai controlli, oltre che dal gradimento dei piccoli commensali. Perché una mensa perfetta sulla carta serve a poco se il pranzo finisce nel secchio. E stavolta, più che nei comunicati, il successo si misurerà in ciò che i bambini mangeranno davvero.

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L’estranea, da Bari a Roma l’incubo corre verso gli Oscar: Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi nel thriller che non dà tregua

22 October 2026 at 06:30

Un film potente, originale e aperto a molteplici interpretazioni. Da vedere, possibilmente senza aspettarsi di uscire dalla sala particolarmente rasserenati

Tra le strade di San Lorenzo e una Capitale assediata dalla pioggia prende forma il dramma familiare diretto da Paolo Strippoli. Un film psicologico inquietante e visionario, scelto per rappresentare l’Italia agli Oscar 2027, che esplora il prezzo dei desideri e l’illusione di poter controllare il destino.

A volte basta alterare la percezione della realtà, incrinare le certezze e trasformare ciò che appare familiare in qualcosa di profondamente minaccioso. È su questo terreno che si muove il nuovo lungometraggio di Strippoli, un’opera che fin dalle sequenze iniziali avverte il pubblico, senza bisogno di dichiararlo: allacciate le cinture, perché i prossimi 115 minuti non saranno una passeggiata.

L’obiettivo è generare inquietudine, disagio, un senso crescente di instabilità. E da questo punto di vista il risultato è pienamente raggiunto. L’estranea è un film che non cerca di piacere a tutti, né di rassicurare chi guarda. Preferisce turbare, insinuare dubbi e lasciare addosso una sensazione sgradevole ma cinematograficamente stimolante.

Una regia che aggredisce i sensi: immagini, musica e suoni diventano protagonisti

Strippoli costruisce un universo visivo e sonoro nel quale ogni elemento contribuisce a destabilizzare lo spettatore. La macchina da presa non si limita a registrare gli avvenimenti, ma si muove incessantemente, gira attorno ai personaggi, li osserva da prospettive impreviste e talvolta sembra volerli imprigionare.

La colonna sonora irrompe con volumi elevati, gli effetti acustici assumono frequenze taglienti, mentre le luci colorate accentuano il carattere quasi allucinatorio di alcune sequenze. Nulla appare casuale: fotografia, montaggio, musica e regia partecipano alla costruzione di un unico organismo narrativo, nervoso e soffocante.

Per certi aspetti viene in mente il cinema di Paolo Sorrentino, soprattutto quello de Il divo, dove suono e immagine si fondono in una rappresentazione fortemente stilizzata. Ma mentre Sorrentino utilizza questa combinazione per creare un universo affabulatorio, barocco e visionario, Strippoli la trasforma in uno strumento di pressione psicologica.

Emblematica, in questo senso, la sequenza ambientata durante i festeggiamenti per la vittoria dell’Italia ai Mondiali di calcio del 2006. L’euforia collettiva diventa una cornice straniante, nella quale il rumore della festa sembra amplificare anziché cancellare l’angoscia individuale.

Da Bari a Roma, una famiglia perfetta e un patto con il destino

La vicenda prende forma a Bari, alla fine degli anni Novanta, all’interno della famiglia Colonna. Una famiglia dell’alta borghesia, economicamente agiata, apparentemente felice e convinta di avere davanti un futuro luminoso.

Anna, interpretata da Jasmine Trinca, e il marito Walter, cui dà volto Adriano Giannini, ripongono grandi aspettative nei figli Alice e Tobia. Il successo sembra un diritto acquisito, la felicità una condizione destinata a durare. Ma il destino, come spesso accade nel cinema e ancor più frequentemente nella vita, non sottoscrive contratti a tempo indeterminato.

Una successione di eventi drammatici incrina progressivamente quella costruzione di certezze, mettendo Anna davanti a un interrogativo terribile: fino a che punto è lecito spingersi per salvare ciò che si ama? È proprio quando la disperazione raggiunge il suo culmine che compare una figura misteriosa, interpretata da Valeria Bruni Tedeschi. Un’estranea dotata di poteri inspiegabili, capace di offrire una via d’uscita dalle tragedie familiari. La sua proposta è apparentemente semplice: rimediare a una sventura in cambio di un sacrificio. Naturalmente, il prezzo potrebbe rivelarsi molto più alto del previsto.

L’ambientazione romana

Il racconto si sviluppa su due piani temporali. Al passato barese si contrappone la Roma contemporanea, dove Anna si presenta nell’appartamento della figlia Alice, interpretata da Romana Maggiora Vergano, per rivelarle il segreto che ha segnato l’esistenza della famiglia. La Capitale non rappresenta soltanto una seconda ambientazione geografica, ma diventa lo scenario nel quale i conti rimasti in sospeso tornano drammaticamente a galla.

Da San Lorenzo a Termini, le location del film

La presenza romana non è affatto marginale. L’estranea è stato girato anche nella Capitale, utilizzando ambientazioni riconoscibili, soprattutto nel quartiere San Lorenzo, nella zona della stazione Termini e in diverse strutture ospedaliere. Tra le location figurano via degli Ausoni, lo scalo ferroviario osservato dall’alto, l’Ospedale San Camillo, l’American Hospital e gli studi cinematografici di via Tiburtina. Anche l’appartamento romano di Alice, spazio fondamentale per la costruzione della tensione narrativa, è legato a questo contesto urbano. Non siamo, tuttavia, davanti alla Roma monumentale delle cartoline, dei palazzi del potere o delle terrazze mondane. Strippoli sceglie una città più quotidiana, contemporanea e claustrofobica.

La pioggia incessante che accompagna il confronto tra madre e figlia finisce per trasformare l’ambiente urbano in una proiezione dello stato d’animo dei personaggi. Roma perde progressivamente i propri contorni rassicuranti, diventando uno spazio ostile, nel quale il passato sembra impossibile da tenere fuori dalla porta. Un utilizzo della Capitale particolarmente interessante: una città che non viene celebrata, ma coinvolta nella costruzione dell’incubo. E che contribuisce alla riuscita di un film finanziato anche attraverso il programma regionale Lazio Cinema International.

Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi, due interpretazioni che reggono il film

Uno degli aspetti più convincenti del lungometraggio è il confronto tra le due protagoniste. Jasmine Trinca conferma la maturità artistica raggiunta attraverso una successione di interpretazioni di notevole spessore. La sua Anna è una donna complessa, attraversata dalla paura e dal bisogno quasi ossessivo di conservare il controllo sulla propria esistenza. Non è soltanto una madre disposta a tutto per proteggere i figli. È anche una donna che desidera sentirsi indispensabile, determinante nelle scelte familiari, capace di indirizzare gli eventi secondo la propria volontà. Il suo dramma nasce proprio dallo scontro tra questa necessità di controllo e l’imprevedibilità della vita.

Valeria Bruni Tedeschi, dal canto suo, costruisce una presenza inquietante senza dover necessariamente ricorrere agli espedienti più convenzionali del cinema horror. La sua estranea possiede un’ambiguità quasi naturale, una capacità di oscillare tra apparente benevolenza e minaccia che rende il personaggio particolarmente efficace. Ma chi è davvero questa donna? Una manifestazione del male? Una creatura soprannaturale? La personificazione del destino, del senso di colpa o delle pulsioni più oscure dell’essere umano?

La sceneggiatura, firmata dallo stesso Strippoli insieme a Salvatore De Chirico, evita opportunamente di offrire una spiegazione univoca. Ed è proprio questa libertà interpretativa a costituire uno dei principali elementi di interesse dell’opera.

Non soltanto horror: il vero mostro è l’illusione di controllare la vita

Ridurre L’estranea a un film horror sarebbe limitante. L’opera attraversa diversi territori narrativi: il dramma familiare, il thriller psicologico, il fantastico e persino la tragedia morale. Al centro non c’è semplicemente una presenza minacciosa, ma un interrogativo antico quanto l’umanità: che cosa siamo disposti a sacrificare pur di cambiare il corso degli eventi? Il riferimento al patto faustiano è evidente. Tuttavia, Strippoli lo rilegge attraverso le dinamiche di una famiglia contemporanea, facendo emergere le contraddizioni che possono nascondersi dietro l’amore, l’ambizione e il desiderio di protezione.

La forza del film risiede nella capacità di trasformare un racconto soprannaturale in una riflessione sulla fragilità delle certezze borghesi, sulla maternità e sul confine, spesso incerto, tra generosità ed egoismo. Non tutto è immediatamente decifrabile e alcune scelte stilistiche possono risultare persino eccessive. Ma si tratta di eccessi che appartengono alla personalità del film, non di semplici esercizi di virtuosismo.

Da Venezia a Toronto, fino alla corsa agli Oscar 2027

La carriera internazionale de L’estranea conferma la particolarità del progetto. Coproduzione tra Italia, Francia e Belgio, il film è stato presentato in concorso all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove ha conquistato il Premio ARCA CinemaGiovani come miglior film italiano, per poi ottenere il secondo posto nel premio del pubblico della sezione Midnight Madness al Toronto International Film Festival. A settembre è arrivata anche la designazione ufficiale dell’Italia per la categoria Miglior film internazionale agli Oscar 2027. Una scelta tutt’altro che scontata, considerando che tradizionalmente il nostro cinema si presenta agli Academy Awards con opere drammatiche, storiche o fortemente legate alla tradizione autoriale nazionale.

Il giudizio: un film coraggioso, imperfetto e decisamente da vedere

L’estranea non è un’opera accomodante. Richiede attenzione, disponibilità a confrontarsi con immagini disturbanti e una certa tolleranza verso un’esperienza sonora e visiva talvolta volutamente esasperata. Eppure, proprio nella sua capacità di spingersi oltre i confini consueti del racconto cinematografico, trova la propria identità.

Strippoli dimostra di possedere una personalità registica riconoscibile e il coraggio di percorrere territori ancora relativamente poco frequentati dal cinema italiano contemporaneo. La sua ambizione non è soltanto spaventare, ma utilizzare la paura per indagare le debolezze umane.

Alla fine della proiezione rimane una domanda in sospeso: siamo davvero padroni delle nostre scelte oppure trascorriamo l’esistenza cercando disperatamente di convincerci di esserlo?

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Picchiava donne a caso per strada: il terrore di Milano finisce in manette a Roma

22 October 2026 at 06:15

Condannato per una serie di violenze contro passanti nel capoluogo lombardo, il 24enne era irreperibile da luglio. I carabinieri lo hanno individuato in via Giolitti: sconterà la pena a Regina Coeli.

La fuga è finita fra i marciapiedi affollati dell’Esquilino e il via vai di viaggiatori della stazione Termini. È qui che i carabinieri hanno rintracciato A.S., 24 anni, di origine senegalese, ricercato dopo la condanna per una serie di aggressioni ai danni di donne a Milano. Un caso che aveva seminato paura tra Porta Venezia e la Stazione Centrale: sette episodi, vittime scelte apparentemente a caso e violenze senza alcuna richiesta di denaro.

Il controllo in via Giolitti e l’arresto a Roma

Domenica 18 ottobre, intorno alle 8, una pattuglia del nucleo Scalo Termini ha fermato il giovane in via Giolitti per identificarlo. La verifica nelle banche dati ha fatto emergere un ordine di carcerazione emesso l’8 ottobre dalla Procura di Milano. A.S., dichiarato irreperibile a luglio, deve scontare un residuo di un anno, nove mesi e 17 giorni di reclusione. Dopo gli accertamenti è stato trasferito nel carcere romano di Regina Coeli.

Sette donne colpite per strada: il terrore a Milano

Secondo la ricostruzione degli investigatori, fra agosto e ottobre 2025 il giovane prendeva di mira donne che camminavano sole, sorprendendole con calci, pugni e spinte. Nessuna rapina: l’aggressione sembrava essere l’unico scopo.

In via Boscovich una 61enne riportò lesioni con 60 giorni di prognosi. La notte del 5 ottobre, nel giro di mezz’ora, quattro donne furono assalite tra via Tadino e via Castaldi. Una 32enne, colpita al volto mentre era a terra, subì la frattura del setto nasale. Le telecamere di sorveglianza permisero alla polizia milanese di ricostruire gli spostamenti del sospettato, riconoscibile anche per gli abiti vistosi e alcune ciocche bionde. Nell’ottobre 2025 arrivò il primo arresto a Milano.

Undici identità e un precedente alla stazione Termini

Gli accertamenti rivelarono 43 fotosegnalamenti e 11 alias utilizzati dal giovane. Fra i suoi precedenti figurava anche una rapina contestata nel luglio 2025 proprio nell’area di Termini, a Roma. Il Tribunale di Milano lo ha condannato il 1° aprile 2026; la sentenza è diventata definitiva il 18 maggio. Ma quando è arrivato il momento di eseguire la pena, il 24enne non era più reperibile.

La ricerca si è conclusa nel cuore della Capitale, a pochi passi dagli stessi binari già comparsi nella sua storia giudiziaria. Restano da ricostruire i movimenti compiuti durante i mesi di irreperibilità.

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22 ottobre 1933 – Carnera conquista Piazza di Siena davanti a 70mila persone

22 October 2026 at 06:00

Il 22 ottobre 1933 Roma si sveglia con un appuntamento decisamente insolito. Piazza di Siena, nel cuore di Villa Borghese, si trasforma in un gigantesco ring a cielo aperto. Niente cavalli, carrozze o eleganti passeggiate: questa volta volano pugni. E non pugni qualsiasi, perché a distribuirli è Primo Carnera, il gigante friulano diventato pochi mesi prima campione del mondo dei pesi massimi.

22 ottobre 1933 – Carnera conquista Piazza di Siena davanti a 70mila persone
Il manifesto originale dell’incontro

Attorno al quadrato si accalcano, secondo le cronache, circa 70mila spettatori. Un evento dalle proporzioni straordinarie per l’epoca, con un ospite che non ha alcuna intenzione di passare inosservato: Benito Mussolini. Il regime ha organizzato una celebrazione della forza italica. E naturalmente pretende un trionfo.

Due metri di muscoli e un avversario che non vuole cadere

Carnera è un fenomeno anche fuori dal ring: oltre due metri d’altezza, circa 120 chili di peso e due mani che sembrano badili. Nato a Sequals, in Friuli, ha conosciuto la povertà, lavorato in un circo e attraversato l’Atlantico per diventare il primo italiano campione mondiale dei pesi massimi. Di fronte a lui c’è Paulino Uzcudun, pugile basco e campione europeo, un osso durissimo. Carnera lo supera di circa trenta chili e il pubblico pregusta una conclusione rapida. Anche Mussolini vorrebbe un successo per knock-out, possibilmente spettacolare e utile alla propaganda.

Ma lo spagnolo ha evidentemente dimenticato di leggere il copione.

Quindici riprese, una vittoria e qualche mugugno

Il combattimento dura tutte le quindici riprese previste. Carnera attacca, colpisce, domina gran parte dell’incontro, ma Uzcudun resiste ostinatamente. Non cade. Non si arrende. E soprattutto non concede al regime la fotografia tanto desiderata: quella dell’avversario steso al tappeto. Carnera vince nettamente ai punti, conserva il titolo mondiale e conquista anche quello europeo. Eppure, tra gli spettatori c’è chi manifesta delusione. Il gigante ha vinto, ma non nel modo in cui qualcuno aveva stabilito che dovesse vincere.

Una situazione quasi surreale: essere campione del mondo e rischiare di sentirsi rimproverare perché non si è picchiato abbastanza.

Quando lo sport diventava propaganda

L’incontro romano rimane uno dei momenti più significativi nella storia del pugilato italiano. Ma racconta anche un’altra storia: quella di un potere politico che trasforma gli atleti in manifesti viventi. Carnera, celebrato come simbolo di una nazione invincibile, è in realtà un uomo dalla vicenda assai più complessa, segnata da successi, sfruttamento economico e sconfitte.

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