Azerbaigian e Turchia agli antipodi sulla laicità scolastica. Anche sulla questione hijab
Da un lato c’è un paese che prosegue coerentemente nella strada del laicismo, imboccata costituzionalmente. Dall’altro ce n’è un altro che si mostra sordo ad un principio di libertà, evocato dai paesi progressisti e da cittadini e cittadine desiderosi di diritti.
Azerbaigian e Turchia sono agli antipodi, sotto questo aspetto. Baku sta lavorando con profitto per una scuola laica in un Paese musulmano: lo scorso 21 settembre infatti è stato deciso dal governo con un decreto di fissare un unico standard di abbigliamento per gli alunni delle scuole statali: l’hijab non è contemplato. La Costituzione azera definisce il paese “laico”, anche per questa ragione i principi del carattere nazionale e laico dell’istruzione sono stati recentemente inseriti nella legge sull’istruzione generale e le nuove norme sulle divise rispondono essenzialmente a quell’impulso riformatore.
Di diverso avviso il governo turco, che ha promosso una protesta dinanzi al consolato azero di Istanbul, supportata da deputati del partito di governo. Non tutti, però, in Turchia sostengono la vulgata governativa: è il caso della parte laica del paese, che dal Bosforo vede la decisione azerbaigiana come un modello da seguire.
Tra queste voci libere spicca quella del teologo e opinionista Cemil Kılıç, noto critico dell’islam politico, che pochi giorni fa ha osservato: “Se l’Azerbaigian farà concessioni agli islamisti politici, in futuro andrà incontro a seri problemi. Non bisogna cedere in alcun modo. Occorre custodire con cura la propria identità laica”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il giornalista Ardan Zentürk, editorialista del quotidiano Star ed ex direttore di Star TV, che ha dichiarato: “Non possiamo consegnare i giovani nelle mani delle comunità religiose. I giovani, naturalmente, devono essere laici”. Ma cosa ne pensa Baku? Ha semplicemente ricordato che la laicità è scritta nelle costituzioni di entrambi i Paesi e che le scelte interne di ciascuno restano affar suo.
Interessante la chiave di lettura offerta dall’editorialista del quotidiano Akşam Oğuzhan Bilgin, che si è domandato se ci sia qualcuno intenzionato a sabotare la fratellanza turco-azerbaigiana, rispondendo che nessuno ci riuscirà. Ecco un altro aspetto che presenta una coloritura anche geopolitica della questione.
Infatti vi sono altri Stati musulmani che adottano la scuola laica, come il Kazakistan dove i requisiti per l’uniforme scolastica obbligatoria, che escludono elementi religiosi, sono stati approvati nel 2016; o come l’Uzbekistan dove da otto anni è in vigore l’uniforme unica; o come il Tagikistan che nel giugno di due anni fa ha fatto di più, vietando per legge di indossare nei luoghi pubblici abiti “estranei alla cultura nazionale”. Tra le altre cose, Azerbaigian, Kazakistan e Uzbekistan sono membri dell’Organizzazione della cooperazione islamica, e nel 2027 Baku dovrebbe ospitare il suo prossimo vertice.
Del resto, la scuola laica è la regola anche in Europa. In Francia, dal 2004, la legge vieta nelle scuole pubbliche i “simboli religiosi ostentati”, con l’avallo della Corte europea dei diritti dell’uomo. In Austria, da questo settembre, le alunne sotto i 14 anni non indossano l’hijab a scuola. Nessuno di questi Paesi è ritenuto, per questo, meno libero. Baku ha semplicemente scelto la stessa strada.
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