Peter Thiel contro la guerra in Iran: così il mondo Maga si spacca prima del voto di Midterm
Quando perfino il tecno-oligarca della Silicon Valley più reazionaria, l’inventore del capitalismo della sorveglianza, comincia a tirarsi indietro, significa che il Titanic repubblicano ha già imbarcato troppa acqua.
Peter Thiel, che nel 2016 ruppe il fronte compatto delle Big Tech per incoronare Donald Trump (“l’ariete per scardinare il sistema” disse), l’uomo che con quindici milioni di dollari ha fabbricato a tavolino e spedito alla Casa Bianca JD Vance come vicepresidente, il fondatore di Palantir che ha trasformato la sorveglianza di massa e il controllo militare in un gigantesco affare quotato a Wall Street, ecco, lui ha scaricato l’insulsa guerra contro l’Iran prendendo le distanze dal fallimento militare americano.
Lo ha fatto a porte chiuse, davanti a una platea di fedelissimi a Nashville: “Guardo con scetticismo a questa guerra, credo che non avremmo dovuto farla. Sono stati commessi troppi errori. Forse non abbiamo la forza militare sul campo, o forse stiamo per perdere la battaglia dell’influenza geopolitica”.
Una clamorosa sconfessione di Trump, svelata dagli audio (la conferenza era a porte chiuse) ottenuti da Politico, che arriva a meno di due settimane dal voto di metà mandato, con la Casa Bianca nel panico per il crollo dei consensi, l’inflazione alle stelle per il rialzo del petrolio e il rischio fondato di perdere il controllo del Congresso. Parole, queste di Thiel, che rivelano quanto profonda sia la frattura interna al mondo Maga. Da una parte ci sono i falchi neoconservatori e l’ossessione bellicista dell’ex giornalista e ora Ministro della Guerra, il “crociato” Pete Hegseth, trascinato da Benjamin Netanyahu in una dissennata avventura militare contro Teheran; dall’altra c’è la base isolazionista dell’America First, quella che prometteva di chiudere per sempre le infinite guerre all’estero e che vede nello stesso JD Vance il proprio portabandiera. A Washington si sapeva che Vance era scettico sui raid contro l’Iran prima ancora che partissero i missili. Ora la spaccatura è conclamata.
Il paradosso, semmai, è l’ipocrisia di fondo. Thiel critica la guerra, ma con la guerra è diventato plurimiliardario. La sua creatura, Palantir, è ormai l’ossatura informatica del Pentagono. Il sistema Maven Smart System, imposto a tutte le forze armate dal vicesegretario Steve Feinberg, scandaglia dati, guida i droni e seleziona i bersagli strategici e umani con l’algoritmo. E’ lo stesso apparato responsabile della carneficina della scuola elementare femminile di Minab in Iran, nell’attacco del 28 febbraio 2026 in cui morirono 168 bambine.
Così mentre il Ceo di Palantir, Alex Karp, si vanta in pubblico di essere al servizio dell’Occidente per “uccidere i nemici” e il cofondatore Joe Lonsdale sognava di investire a Teheran dopo un regime change che non è mai avvenuto, oggi Thiel si riscopre prudente. Improvvisa sete di pacifismo? Figurarsi, per mero calcolo geopolitico: la consapevolezza che l’avventura mediorientale sta dissanguando gli Stati Uniti, isolandoli sul piano internazionale ed esponendo i vertici della Casa Bianca all’incubo dei mandati d’arresto della Corte Penale Internazionale, che Thiel definisce la vera “spada di Damocle” sul collo di Trump nel dopo elezioni di midterm.
Ma sarà davvero una sonora sconfitta dei repubblicani, il voto del 3 novembre? Sondaggi affidabili o meno (quanti sbagli nel passato nel sottovalutare la base repubblicana), se “l’anima nera della Silicon Valley” volta le spalle alla guerra, a Mar-a-Lago tira decisamente una brutta aria. Era ora.
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