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“Sono grasso e cecato”, ma musicalmente eccezionale: “Je so’ pazzo” è il ritratto verace di Pino Daniele

24 October 2026 at 11:09

“Sono grasso e cecato” e pure un po’ fetente. Anche in Italia sappiamo fare i biopic musicali. Je so’ pazzo, il film diretto da Nicola Prosatore sulla prima epica manciata di anni di vita musicale di Pino Daniele, è una delle più gustose versioni del genere prodotte a casa nostra o, ancor meglio, tra i bassi napoletani.

Coraggiosa, matura, verace e pure un tantinello sfrontata, l’opera di Prosatore non solo è prima al box office italiano da una settimana, ma dà incredibilmente dei chilometri anche solo a filmetti modesti dell’area bio anglosassone come Bohemian Rhapsody. Non che ci sia nulla di stilisticamente pompato, di idealisticamente fuori dall’ordinario.

Lo srotolamento della vita di Daniele da quando, bambino, nei primi anni Sessanta, è seduto sulla banchina del porto (Otis sì, è per te) a smerciare i “dollars” col padre farabutto (luciferino l’ottimo Giovanni Ludeno), poi ancora tra vicoli, prostitute, gioco d’azzardo e l’epifania del blues dei soldati statunitensi afroamericani spizzicato alla chitarra, fino al live monumentale con oltre 200mila persone (a gratis) in Piazza del Plebiscito appena vent’anni dopo, all’apice del successo, non ha né i tratti marcati della foga né quelli sbrodolosi dell’agiografia.

Je so’ pazzo è vita creativa musicalmente eccezionale che prende forma per microeventi e strappi, è scrittura di pregio, tagli precisi, poderosi e sintetici (Prosatore, Edoardo Puma e Carlo Salsa) che disegnano reiterati conflitti (col padre, con l’industria della musica), enfasi pittorico-umana (con Napoli), catarsi possibile del singolo (il successo e la fama oltre i limiti fisici e la condizione familiare).

Il Daniele di Massimiliano Caiazzo poi è qualcosa di genuinamente sofferto, un corpo ancorato simbolicamente al terreno che riesce a vibrare oltre i tavoli in formica, le tv in bianco e nero con l’antenna e le purpette in frigo, che si eleva spiritualmente mentre si riproduce la “vocina”, che si ricompone etereo nella storia ibrida della musica napoletana ed italiana tra Settanta e Ottanta.

Attenzione però, il Pino Daniele di Prosatore non è un santo e nemmeno un amicone. È una figura contraddittoria, un filino stronza, autoritaria e traditrice, che in quel crogiolo musicale impressionante del Neapolitan Power trova uno spazio deflagrante, irriverente e maleducato, singolarmente pop. In una summa pressoché inappuntabile di scenografie e trovarobe (arredamento e vestiario quasi odorano degli anni Settanta), Je so’ pazzo si mostra in tutta la sua proteiforme bellezza anche come angolazione dello sguardo. Tra una panoramica circolare in studio di registrazione che ricorda Godard con gli Stones e la capacità di dare volume e profondità agli sfondi massa sbirciando rapido attraverso piani ravvicinati, Prosatore lascia contemporaneamente un segno di qualità e uno di intrattenimento tra le pagine di un cinema italiano spesso anemico e semplificatore di fronte ai giganti della storia. Tratto dal libro di Alessandro Daniele, primogenito di Pino, sulla vita del padre.

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Assemblee, picchetti e barricate: da Milano a Palermo, la mappa delle occupazioni nelle scuole di tutta Italia

24 October 2026 at 08:08

Da Palermo a Milano passando per Napoli, Roma, Firenze, Bologna e Genova, decine di scuole sono occupate. Gli studenti protestano contro il carovita, la destra di governo, le scuole fatiscenti, il decreto Scuola e tanto altro. E a Roma c’è persino chi scende in piazza contro chi manifesta a difesa delle lezioni. Gli studenti si preparano al prossimo sciopero proclamato da Usb, l’Unione sindacale di base, per il 30 ottobre e allo sciopero internazionale del 20 novembre. Ad alimentare la rabbia anche le parole del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara: “Gran parte delle proteste che si svolgono in questi giorni nelle scuole non ha un fondamento razionale. Partiamo da dati veri e non inganniamo gli studenti”.

La mappa delle occupazioni ha bandierine su ogni regione. A Palermo i ragazzi del liceo “Meli“, del “Rutelli“, del “Catalano“, del “Cannizzaro” e del “Duca degli Abruzzi” hanno manifestato davanti alla scuola con un sit-in, mentre al “Regina Margherita” è stata organizzata un’assemblea permanente. Al “Cascino” è stato bloccato un ingresso con cassonetti rovesciati, petardi e lanci di uova. Così all’”Umberto I” e al “Vittorio Emanuele II“, dove da giorni non si fanno più lezioni ma assemblee e momenti di confronto, cercando di coinvolgere anche i docenti.

A Napoli sono occupate 25 scuole. All’Istituto Orientale è stato organizzato anche un collegamento con gli autotrasportatori parlando di caro affitti, di guerra in Palestina, riarmo e Cpr. Anche al “Mazzini” al Vomero, al “Vico”, al “Canova”, al “Fonseca” e all’istituto “Elena di Savoia” le lezioni sono sospese. Al “Mazzini” si sono registrate anche devastazioni, armadietti svuotati, libri stracciati e palloni scaraventati contro i soffitti. Una vicenda sulla quale stanno facendo luce gli investigatori, dal momento che i danni ammontano a trentamila euro. La protesta è arrivata anche fuori dal centro e in provincia: a Fuorigrotta sono occupato il professionale “Rossini”, lo scientifico “Labriola” e l’artistico “Boccioni”; a Torre del Greco il “De Bottis”e il “Nobel”; il “Flacco” a Portici; il “Pitagora” e il “Majorana” a Pozzuoli e il “Segre” a Marano.

Nel Lazio l’onda della mobilitazione è arrivata in decine di scuole oltre a quelle della Capitale. A Firenze è scattato l’allarme per la presenza in città, lunedì, del ministro Valditara. Allo stato attuale, nel capoluogo toscano sono occupati il “Gramsci”, il “Michelangelo”, il “Galileo”, l’”Alberti Dante”, il “Castelnuovo”, il “Peano”, il “Rodolico”, il “Pascoli”, il “Duca d’Aosta” e il “Macchiavelli”, dove la preside ha presentato denuncia. Occupazioni anche all’“Enriques” di Castel Fiorentino e al “Pacinotti” di Pisa. A Novoli, al “Sassetti”, il dirigente ha dovuto fare i conti con corridoi allagati, lavagne rotte e barricate. A Bologna il collettivo del “Minghetti” ha bloccato l’entrata. Proteste anche a Genova al professionale “Odero” di Borzoli, al liceo “Klee Barabino”, al “Filippo Buonaroti”, al “Gastaldi”, al “Majorana” e all’”Einaudi”.

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“Gli autotrasportatori hanno la mia solidarietà. I disordini a Milano? Noi giovani abbiamo paura del futuro. Credo nella mia generazione che è più ribelle, però la violenza non è la risposta”: così Settembre

24 October 2026 at 06:30

“Vertebre” lo ha incornato vincitore al Festival di Sanremo nella categoria Nuove Proposte nel 2025. Poi nei mesi a seguire sono cambiate tante cose nella vita di Settembre: nuovo team, nuovo tour, brani inediti come “Due settimane” e l’ultima “Lentiggini”. Napoletano, 25 anni, il cantautore ha una penna piena di sensibilità, sfumature ed è mosso da tanta voglia di fare. Il percorso è ripreso grazie al management La Tarma di Marta Donà. I feedback sono tutti positivi, non resta che aspettare e vedere se un altro tassello si aggiungerà al percorso professionale dell’artista: il Festival di Sanremo 2027.

Quando nasce “Lentiggini” e cosa ti ha ispirato a tirare fuori sentimenti così forti?
Il brano è nato, se non ricordo male, tra fine gennaio e inizio febbraio di quest’anno. Era un periodo difficile per me, non solo per i temi di cui parla la canzone: era un periodo di vita strano, non proprio dei più felici. Paradossalmente in quei mesi scrivevo poca musica, avevo scritto solo due o tre cose, e una era ‘Lentiggini’. Tra vari problemi personali mi interrogavo, ancora una volta, sui sentimenti, sulle relazioni, sulle mancanze. Non necessariamente per un fatto accaduto pochi giorni o poche settimane prima: era qualcosa che mi frullava in testa.

Cosa c’era nella tua mente in quel periodo?
Tante domande come il non sentirsi abbastanza, magari perché si viene rimpiazzati o perché da uno dei due lati il sentimento si spegne. Allora ti ritrovi da solo a chiederti se non sei stato abbastanza, se c’era già qualcuno meglio di te. C’è poi il tema di provare ad andare avanti, come nella seconda strofa, dove cerco di dirmi, e di dire, che ci sto provando e che ho imparato a non farmi più male. Però chissà se un giorno tornerai da me… È già un passo successivo, un progredire della storia.

Dal video sembra che tu abbia anche un talento per la recitazione. È un pallino che hai sempre avuto?
Non penso! Però mi piace molto: amo l’arte in generale, la musica, la scrittura, il canto, la danza, il teatro, la recitazione. Con l’arte mi metto a nudo: è un modo per entrare in contatto con parti di me che, come esseri umani, spesso tendiamo a nascondere perché ci sentiamo deboli o non abbastanza forti. Sto imparando, e non ti nascondo che è difficile, ad accettare sempre di più la mia vulnerabilità. Quando canto, anche canzoni di altri, mi sento vulnerabile. È un posto difficile in cui stare, ma cerco di abbracciarlo e di accoglierlo.

Dalla vittoria a Sanremo sono passate tante cose: il nuovo management, un nuovo percorso artistico, un nuovo messaggio. Che cosa hai imparato?
Credo molto nel percorso del destino: le cose vanno come devono andare, le accogliamo e ci insegnano. Ho imparato tanto dal Sanremo dell’anno scorso a oggi, e ho ancora molto da imparare. È stato un anno impegnativo a livello personale, perché ho cercato di capire tante cose e di dare le giuste priorità. A livello professionale sono contento di essermi preso del tempo per scrivere nuove canzoni e tornare nel momento in cui ero davvero pronto.

Hai già in testa il disco, la traccia fondamentale?
No, il disco lo sto mettendo in sesto adesso. È un periodo in cui comincio a farmi domande più serie su questo progetto, che mi piace chiamare “diario”: ogni pagina è una canzone, e Lentiggini è una di queste pagine. Questo diario ha tante bozze, tante cose scarabocchiate, ma anche molte pagine già più ordinate che faranno sicuramente parte del pacchetto finale.

Tu sei di Napoli, una regione di cui si parla molto in questi giorni per la protesta degli autotrasportatori. Che cosa percepisci intorno a te?
È un tema che mi sta molto a cuore: essendo napoletano, sento vicine queste problematiche che riguardano il Sud. Andare al supermercato e non trovare gli alimenti fa strano, ma non è questo il punto centrale. Il punto è il timore, la paura che noi giovani abbiamo di non riuscire a immaginare un futuro stabile e di non avere certezze. Come Clementino e come Gigi D’Alessio, mostro la massima solidarietà agli autotrasportatori e a tutto il settore, che sta vivendo un periodo non semplice. Io mi lamento, tra virgolette, della mancanza di alimenti, ma la questione è molto più seria.

In che senso?
Sono contento che se ne parli, perché nei notiziari si parla di tante cose e di questa ancora poco. Non riguarda solo la benzina e le altre ragioni per cui si sta manifestando, pacificamente, qui al Sud: va più a fondo e riguarda ancora di più noi giovani, perché c’è sempre più paura del futuro. Io però ho molta fiducia nelle nuove generazioni. Non posso parlare per tutti, ma nella mia generazione e in quelle che stanno arrivando vedo uno spirito ribelle e impaziente di cambiare le cose, e di farlo al meglio. È fantastico.

E sui disordini di Milano invece cosa ti ha colpito?
Ciò che è successo dovrebbe spingerci a riflettere. La violenza non è mai la strada giusta e non porta alla vittoria di queste manifestazioni, anzi finisce per mettere in ombra le ragioni di chi scende in piazza pacificamente per far valere le proprie idee. Non è mai condivisibile. Detto questo, ripeto: non voglio generalizzare, ma nella mia generazione e in quelle subito dopo la mia vedo uno spirito ribelle, la voglia di correggere ciò che prima è stato fatto. È bello, e me ne accorgo anche con i miei amici. Finché è pacifico, lo sottolineo, è sempre bello provare a cambiare le cose: finché non c’è violenza, finché non ci sono saccheggi.

Forse non tutti lo sanno che sei appassionato di numerologia, ma qual è il tuo numero ricorrente in questa fase della vita, e cosa rappresenta?
Mi hai fatto questa domanda poco prima delle 15:15! Ultimamente è tornato il 2, vicino al 4, che mi è stato molto vicino, ma il 9 è sempre stato il numero che mi accompagna. E, manco a farlo apposta, il 9 marzo 2027 parte il mio tour nei club. Quando mi hanno comunicato che la prima data sarebbe stata il 9 marzo ho detto: “Mi state prendendo in giro?”. Inizierò da Pozzuoli, al Duel Club, poi sarò a Roma il 15 marzo al Largo Venue e a Milano il 20 marzo ai Magazzini Generali, dove ti aspetto. Spero di vedere questo nove da tutte le parti: per me i numeri sono messaggi angelici, poi ognuno li interpreta come vuole.

Cosa proporrai in tour?
Ci stiamo pensando proprio in questi mesi. C’è tanto lavoro da fare, anche con il pezzo appena uscito, ma stiamo iniziando a pensare le prime cose e io a scriverle. Sarò onesto: il mio concerto dei sogni lo farò, se Dio vorrà, quando avrò strutture più grandi. Ma le cose si fanno step by step, e iniziamo adesso dai club. Non vedo l’ora, sono famelico, entusiasta a mille.

Parlavi del due e il nove… Meglio un secondo posto o un nono posto a Sanremo 2027?
Lì va bene tutto!

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