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Il weekend di guerriglia dei giovanissimi a Milano spiazza il governo dei decreti Sicurezza, Meloni convoca una riunione d’urgenza sull’ordine pubblico
Giovani, anzi giovanissimi. Minorenni ma in molti casi anche ragazzini sotto i 14 anni. L’ordine pubblico a Milano torna sotto scacco. Sabato era stato utilizzato il “pretesto” della manifestazione di autoconvocati sui social contro il caro vita, oggi – domenica – centinaia di giovani si sono ritrovati in piazza Duomo: quasi tutti vestiti di nero, incappucciati, nascosti dietro a scaldacollo, passamontagna, perfino maschere vere e proprie. La tensione è andata salendo nonostante il servizio d’ordine rafforzato davanti alla cattedrale milanese: mentre turisti e passanti interessati allo shopping attraversavano la piazza, si moltiplicavano i gruppetti di giovanissimi travisati e pattuglie delle volanti e del reparto mobile. Alcuni ragazzini sono stati fermati e identificati qui ma alla fine la violenza è esplosa lo stesso, poco lontano: a partire da via Torino la strada che da piazza Duomo porta verso la zona di Porta Ticinese e delle Colonne di San Lorenzo: vetrine sfondate, cestini rovesciati, supermercati presi d’assalto. Col passare dei minuti si è capito che si muovevano gruppetti di 10-15-20 persone che entravano in azione in modo simultaneo in zone diverse: le traverse di via Torino, piazza Cordusio, piazza dei Mercanti. Bombe carta, fuochi d’artificio, sassi contro i mezzi della polizia, cartelli stradali divelti. La polizia risponde con gli scudi del reparto mobile, con gli idranti, con i lacrimogeni che sembrano avvolgere il Duomo in una scighèra in anticipo. Gli ultimi sfilano lungo via Dante, verso il Castello Sforzesco, passando per largo Cairoli dove l’azione distruttiva è diventata irruzione nel Decathlon. La pioggia anche battente non li ferma, gli ultimi tafferugli sono dopo le otto di sera a San Babila. Rabbia, vandalismo, devastazione che la politica e pure, evidentemente, anche la gestione dell’ordine pubblico fatica a capire, intercettare, prevedere, una furia mista forse a una qualche denuncia che nessuno esplicita (c’è chi regala la merce “espropriata” dai negozi ad alcuni senzatetto, ma c’è anche chi si fa immortalare davanti a un cestino in fiamme dai fotografi dei giornali). L’unico mezzo d’espressione è la violenza, contro gli oggetti e i luoghi. Non ci sono collettivi con cui confrontarsi, anzi oggi non c’era nemmeno un corteo da seguire: i fermati dopo tre ore di battaglia sono oltre 200, l’ottanta per cento di loro è minorenne.
Meloni convoca una riunione d’urgenza, il governo dei decreti Sicurezza deve correre di nuovo ai ripari
La politica condanna e si rinfaccia le responsabilità. Intanto il governo dei numerosi decreti Sicurezza si ritrova di nuovo correre ai ripari, con altre norme, altre strette. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni convoca una riunione sull’ordine pubblico, segno forse che non è andato tutto alla grande. Il suo vice Matteo Salvini ne approfitta per dire che ora non si può più parlare di ius scholae e tenta di agganciare quanto successo a Milano allo sciopero generale convocato dalla Cgil per il 20 novembre. Il leader leghista ripropone l’introduzione di una cauzione a carico degli organizzatori delle manifestazioni a rischio, “a copertura degli eventuali danni”, norma che peraltro non avrebbe niente a che fare con i fatti di domenica visto che non c’era alcuna manifestazione. L’altra proposta dei leghisti è trasformare in “decreto-legge urgente” alcune delle misure contenute nel disegno di legge cosiddetto “anti-maranza”, come il fermo preventivo anche per i minorenni, il divieto di aggregazione per chi si rende responsabile di violenze di gruppo e l’introduzione del reato di danneggiamento di gruppo. L’altro vicepremier, il leader di Forza Italia Antonio Tajani, ha riunito un vertice d’urgenza da cui sono uscite proposte come un cdm da tenere a Milano “come segno di vicinanza”, l’accelerazione dell’iter legislativo delle norme che rendono più facilmente imputabili i minori tra 14 e 17 anni ma anche “l’invio immediato di ulteriori unità delle forze dell’ordine e delle forze armate già dedicate al mantenimento della sicurezza, al fine di rafforzare anche i dispositivi di Strade Sicure”.
Il “caso” Piantedosi: la polemica con Sala poche ore prima del nuovo caos
Intanto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi manca l’appuntamento con il tempismo perché si mette a polemizzare con il sindaco di Milano Beppe Sala proprio qualche ora prima che il centro di Milano sprofondasse di nuovo nel caos. Il sindaco aveva detto che gli agenti previsti per il corteo di sabato – quando sono entrati in azione per la prima volta i giovani violenti – erano un po’ pochi, il capo del Viminale ha detto che era un’uscita un po’ snob: “È il solito riflesso naturale e istintivo di una certa sinistra radical chic che non riesce proprio a condannare i violenti senza qualche distinguo, sempre preferendo guardare a presunte responsabilità dello Stato e dei suoi rappresentanti. La colpa sarebbe della Questura, del presunto numero insufficiente di poliziotti schierati, anziché di chi ha scelto di devastare la città e aggredire le forze dell’ordine”. “Io non ce l’ho con il questore, e ci mancherebbe altro, con il quale lavoro ogni santo giorno – ha detto in mattinata Sala – ma l’impressione che si stia sottovalutando il momento e che le forze disponibili a Milano alla questura non fossero adeguate io ce l’ho”. Carenza “inesistente” assicura anche il presidente del Senato Ignazio La Russa che si è detto “senza parole” per l’uscita del sindaco. “Non siamo preparati, temo siano le prime prove di violenza” aveva detto ancora Sala e purtroppo è stata una frase profetica. Ventiquattro ore dopo si ritrova a commentare e condannare.
Dal centro di quello che dovrebbe essere il campo largo ci si sofferma sul capitolo sicurezza, che dovrebbe essere il mantra del centrodestra. “Quando la rabbia sociale incontra la criminalità comune – scrive in una nota Matteo Renzi le piazze vengono vergognosamente incendiate. Compito della politica è rispettare le Istituzioni, comprendere il disagio, garantire legge e ordine”. Continua l’ex premier: “Voglio dire al ministro dell’Interno che il suo compito non è quello di criticare la sinistra ma quello di garantire l’ordine pubblico. È chiara la differenza, prefetto Piantedosi? Lei è pagato per evitare la violenza dei maranza, non per pontificare contro la sinistra. Non ci servono le sue dotte analisi sociologiche: ci serve che il ministro garantisca la sicurezza”. Riccardo Magi (+Europa) definisce il capo del Viminale “un agente del caos” e chiede che riferisca in Aula: “Meloni dovrebbe ammettere che la montagna di decreti sicurezza non ha partorito nemmeno un topolino, fallendo miseramente proprio nella parte che interessa di più i cittadini, cioè quella di prevenire il rischio di manifestazioni violente e di città devastate”.
La Russa: “Le manifestazioni acqua per gli squali dell’aggressione alle forze dell’ordine”
Il governo contro l’opposizione. Da destra il concetto espresso da tutti i partiti è quello che lo stesso La Russa sintetizza così: “Stupisce (ma non troppo) lo scoperto tentativo di diversi esponenti politici di limitarsi, al massimo, a un generico ‘no a ogni violenza’ facendo finta di non sapere che le manifestazioni da loro volute o apprezzate, costituiscono l’acqua necessaria e consapevole dove far nuotare gli squali della aggressione alle Forze dell’ordine e i piranha della devastazione e dei vigliacchi saccheggi”. Da parte loro i leader di Verdi-Sinistra Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli rispondono: “Noi non c’entriamo niente con i delinquenti. Li abbiamo sempre condannati ma non possono usare i violenti per coprire la voce di migliaia di persone che pacificamente stanno protestando in tutta Italia perché non riescono più a vivere”.
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Serie A, il Milan domina per 70 minuti l’Atalanta, poi rischia. Finisce 3 a 2 per i rossoneri
Il Milan conquista tre punti preziosi contro l’Atalanta al termine di una partita dai due volti. I rossoneri dominano e si portano sul 3-0, ma nella ripresa subiscono la reazione dei bergamaschi, che riaprono la sfida e sfiorano il pareggio. Finisce 3-2 a San Siro, con la squadra di Amorim che sale a 15 punti in classifica.
Milan-Atalanta 3-2, dopo il rigore di Ramos e i gol di Rabiot e Gila arriva la reazione dei bergamaschi
Dopo il netto 4-0 conquistato in Austria contro il Salisburgo, il Milan prosegue il suo percorso di crescita e cominciano a prendere sempre più forma le idee di Ruben Amorim. Contro l’Atalanta, i rossoneri mettono in mostra per oltre un’ora un calcio convincente, fatto di possesso, intensità e qualità nelle giocate offensive. La squadra di Maurizio Sarri fatica a contenere le iniziative dei padroni di casa, che arrivano fino al 3-0 dando l’impressione di aver chiuso la partita. Poi il Milan si spegne, perde sicurezza e concede agli avversari la possibilità di rimettere tutto in discussione. Alla fine arrivano i tre punti, ma anche qualche preoccupazione per un calo che rischia di compromettere una prestazione fino a quel momento di alto livello.
Il Milan parte forte e trova la rete già dopo poco più di dieci minuti con Christian Pulisic, ma il gol viene annullato per una posizione di fuorigioco nell’azione. L’Atalanta risponde con una grande occasione di Nikola Krstovic, che riesce a superare Mike Maignan ma, da posizione defilata, non trova lo specchio della porta. Al 23′ arriva il primo episodio arbitrale della serata. Un fallo di mano nell’area bergamasca porta l’arbitro Daniele Chiffi, dopo l’intervento del Var, ad assegnare un calcio di rigore al Milan. Sul dischetto si presenta Gonçalo Ramos, che non sbaglia e al 24′ firma l’1-0.
Il vantaggio aumenta la fiducia dei rossoneri, che continuano a comandare il gioco mentre l’Atalanta fatica a costruire occasioni. Al 43′ arriva anche il raddoppio, con una splendida iniziativa di Adrien Rabiot. Il francese, ammonito pochi istanti prima e apparso nervoso dopo alcuni contrasti, riesce a liberarsi della marcatura e a battere Carnesecchi con una conclusione precisa e angolata. Il primo tempo si chiude sul 2-0, con un Milan nettamente superiore per qualità della manovra e capacità di rendersi pericoloso.
La ripresa sembra confermare quanto visto nei primi 45 minuti. Un altro fallo di mano in area porta al secondo rigore della serata per il Milan, ma questa volta Gonçalo Ramos si fa ipnotizzare da Carnesecchi, bravo a intuire la conclusione e respingere il tiro. Sul calcio d’angolo successivo, però, Luka Modric disegna una traiettoria sul primo palo, Rabiot prolunga di testa e Mario Gila trova il gol del 3-0, il primo con la maglia rossonera.
Con tre reti di vantaggio, il Milan sembra avere ormai il controllo della partita. L’Atalanta, tuttavia, comincia a trovare maggiore spazio e al 64′ va vicinissima al gol con Krstovic, che colpisce il palo con una conclusione potente. È il primo vero campanello d’allarme per i rossoneri. Due minuti più tardi, al 66′, Gianluca Gaetano si inserisce nell’area milanista e trova la rete che accorcia le distanze.
Il Milan perde progressivamente ritmo e lucidità, mentre l’Atalanta prende coraggio e insiste soprattutto sulle corsie esterne. All’81’ è ancora Bellanova a rendersi protagonista sulla fascia e a propiziare il gol di Krstovic, che firma il 3-2 e riapre definitivamente la partita. I rossoneri, dopo aver espresso un calcio di alto livello per gran parte della gara, si ritrovano improvvisamente a difendere un vantaggio diventato minimo.
Il momento più pericoloso arriva poco dopo, quando Zappacosta si presenta davanti a Maignan e trova la grande risposta del portiere francese, decisivo nell’evitare il pareggio. L’Atalanta continua a spingere, cercando soprattutto palloni da mettere al centro dell’area, ma senza riuscire a costruire altre occasioni altrettanto nitide. Nel finale il Milan ha anche la possibilità di chiudere definitivamente la sfida con Ramos, senza però trovare la quarta rete.
Finisce 3-2 per il Milan, che conquista il secondo successo consecutivo tra Europa League e campionato e sale a 15 punti. Amorim può essere soddisfatto per la qualità del gioco mostrata fino al 3-0, ma dovrà lavorare sulla gestione dei momenti della partita e sulla tenuta della squadra quando gli avversari alzano la pressione. L’Atalanta esce sconfitta da San Siro, dopo aver sfiorato una rimonta che, per come si era sviluppato il primo tempo, sembrava improbabile.
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Trump allenta le sanzioni contro la Russia: «Una decisione positiva per il mondo»
Donald Trump rivendica la scelta di sospendere parte delle sanzioni e dei dazi contro la Russia previsti dalla legge promossa dal defunto senatore guerrafondaio repubblicano Lindsey Graham, noto per le sue posizioni duramente russofobe. Una decisione che segnala le contraddizioni della strategia sanzionatoria di Washington e i costi che questa politica rischia di imporre alla stessa economia statunitense. «È un'ottima decisione. Sarà vantaggiosa per il Paese e, a mio avviso, anche per il mondo, perché ci troviamo in uno scenario globale», ha dichiarato il presidente USA, difendendo la scelta in nome dell'interesse nazionale degli Stati Uniti.
L'ordine esecutivo adottato dalla Casa Bianca esenta dall'applicazione alcune delle misure previste dalla legge Graham, tra cui i dazi del 500% sui prodotti russi e quelli secondari fino al 100% contro i principali acquirenti internazionali di energia russa. Misure punitive che avrebbero potuto colpire non soltanto Mosca, ma anche i partner commerciali della Russia e gli equilibri dei mercati internazionali. Da Mosca è arrivata una reazione positiva. Kirill Dmitriev, direttore del Fondo russo per gli investimenti diretti e inviato speciale della presidenza russa, ha definito la sospensione «un momento decisivo e storico».
Secondo Dmitriev, l'applicazione della legge avrebbe potuto paralizzare la cooperazione economica tra Russia e Stati Uniti, provocando danni significativi soprattutto all'economia statunitense e ai mercati globali. Il rappresentante russo ha inoltre sottolineato che la cooperazione economica tra i due Paesi può favorire la stabilità internazionale, rafforzare la fiducia reciproca e creare le condizioni per una pace duratura. La decisione di Trump mette così in evidenza i limiti di una strategia che punta a utilizzare dazi e sanzioni come strumenti di pressione geopolitica, anche a costo di produrre conseguenze negative per gli stessi Stati Uniti.
Mentre una parte dell'establishment USA continua a promuovere una linea di confronto con Mosca, la Casa Bianca riconosce che la cooperazione economica può rispondere meglio agli interessi nazionali e contribuire alla stabilità globale. Resta da vedere se questa sospensione rappresenterà un passo concreto verso il superamento della logica della guerra economica o soltanto una pausa tattica nella contrapposizione tra Washington e Mosca.
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Gaza, orrore senza fine: 8.000 palestinesi ancora sepolti sotto le macerie
A Gaza City si sono svolti i funerali di 75 palestinesi, tra cui donne e bambini, i cui resti sono stati recuperati dalle macerie di abitazioni bombardate da Israele nei primi mesi della guerra. Le vittime appartenevano a circa 20 famiglie. Le operazioni di recupero proseguono tra enormi difficoltà, a causa della mancanza di mezzi pesanti e attrezzature adeguate.
Secondo la Protezione civile palestinese, oltre 8.000 palestinesi risultano ancora dispersi sotto le macerie e, con le risorse attualmente disponibili, il recupero dei corpi potrebbe richiedere circa otto anni.
Nonostante gli impegni previsti dall'accordo di cessate il fuoco in vigore dal 10 ottobre 2025, le autorità palestinesi accusano Israele di non aver consentito l'ingresso dei macchinari necessari.
Dall'ottobre 2023, l'offensiva israeliana ha provocato oltre 74.000 morti e 175.000 feriti, distruggendo circa il 90% delle infrastrutture civili della Striscia.

Nasce in Cina una rete mediatica del Sud Globale
La Cina ha ospitato la fondazione del Centro di Comunicazione dei Media del Sud Globale, iniziativa che riunisce quattro testate: teleSUR, l’agenzia cubana Prensa Latina, il brasiliano Brasil de Fato e la ghanese Pan Africa TV. L’obiettivo è rafforzare la collaborazione giornalistica e costruire narrazioni autonome, capaci di superare i paradigmi dominanti dei media occidentali.
La nuova piattaforma punta inoltre a consolidare i legami tra la Cina e i Paesi del Sud Globale, promuovendo lo scambio di contenuti e competenze tecnologiche. Tra le proposte emerse figurano una formazione permanente sull’intelligenza artificiale per i giornalisti e una maggiore cooperazione per ridurre la dipendenza dalle infrastrutture digitali controllate da attori esterni.
L’iniziativa mira così a rafforzare la sovranità comunicativa e l’indipendenza informativa dei Paesi del Sud Globale, offrendo maggiore spazio alle loro prospettive sui cambiamenti internazionali.
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Foreign Affairs - L’asse della resistenza agli USA diventa una rete geopolitica globale
Per decenni, uno dei principali vantaggi geopolitici degli Stati Uniti è stato rappresentato dalla loro rete globale di alleanze, basi militari e accordi di cooperazione. Un sistema che ha permesso a Washington di proiettare la propria potenza su scala mondiale, condividendo informazioni d’intelligence, tecnologie e capacità militari con partner/vassalli distribuiti in Europa, Medio Oriente e Asia. Oggi, tuttavia, questo vantaggio non appare più così incontrastato.
Come osserva Foreign Affairs, Russia, Cina, Iran e Corea del Nord stanno trasformando le loro relazioni bilaterali in una rete di cooperazione sempre più articolata, capace di rafforzare ciascun membro e di ridurre l’efficacia delle pressioni statunitensi.
La guerra in Ucraina ha accelerato questo processo. Teheran ha fornito a Mosca droni, Pyongyang munizioni, missili balistici e truppe, mentre Pechino ha garantito alla Russia un importante sostegno economico e tecnologico, attraverso l’acquisto di petrolio e la fornitura di componenti indispensabili alla produzione militare. In cambio, Mosca ha condiviso tecnologie ed esperienze maturate sul campo di battaglia, contribuendo a migliorare le capacità militari dei propri partner.
La novità è che questa collaborazione non si limita più a sostenere la Russia nella guerra per procura mossa dall’Occidente collettivo contro Mosca. Le conoscenze acquisite in Ucraina circolano all’interno della rete, alimentando l’evoluzione di droni, sistemi di navigazione e tattiche operative. Un processo che potrebbe avere conseguenze dirette anche in Medio Oriente, dove l’Iran beneficia del sostegno tecnologico e informativo di Mosca e Pechino.
Secondo la ricostruzione di Foreign Affairs, la Cina avrebbe fornito immagini satellitari utili a individuare obiettivi militari statunitensi, mentre la Russia avrebbe condiviso informazioni d’intelligence con Teheran, contribuendo alla precisione degli attacchi contro installazioni USA e alleate. Entrambe le potenze, tuttavia, hanno evitato di entrare direttamente in guerra contro Washington. La loro strategia consiste nel rafforzare le capacità iraniane senza assumersi i rischi di uno scontro militare diretto con gli Stati Uniti.
È proprio questa flessibilità a rendere più difficile contrastare la cooperazione tra i quattro Paesi. Non serve che tutti combattano sullo stesso fronte: il sostegno diplomatico, economico, tecnologico e militare può produrre effetti strategici rilevanti anche senza un intervento diretto.
Nel frattempo, Washington rischia di compromettere uno dei suoi principali punti di forza. Le pressioni esercitate sugli alleati, le politiche protezionistiche e l’approccio dell’amministrazione Trump hanno alimentato tensioni con partner tradizionali. Alcuni governi si sono mostrati riluttanti a sostenere le operazioni statunitensi, mentre altri hanno negato, almeno temporaneamente, specifiche forme di accesso militare.
Il paradosso è evidente: mentre Russia, Cina, Iran e Corea del Nord imparano a mettere in comune le proprie risorse per resistere alle sanzioni e alle pressioni occidentali, gli Stati Uniti rischiano di indebolire la coesione della rete internazionale sulla quale hanno costruito la propria superiorità.
La cooperazione tra questi quattro Paesi, inoltre, produce vantaggi che vanno oltre il teatro di guerra nel quale si sviluppa. Le difficoltà USA in Medio Oriente, per esempio, hanno imposto lo spostamento di importanti risorse militari dall’Indo-Pacifico, creando maggiori margini di manovra per la Cina. Allo stesso modo, le conseguenze economiche dei conflitti possono offrire nuove opportunità alla Russia, anche attraverso l'aumento dei prezzi energetici e le temporanee modifiche alle restrizioni sul suo petrolio.
Non si tratta, dunque, soltanto di un’alleanza contro gli Stati Uniti, ma di un sistema di relazioni che consente ai suoi membri di compensare le rispettive debolezze e sfruttare le difficoltà dell’avversario. La capacità di trasformare risorse nazionali separate in una forza collettiva sta diventando un elemento decisivo della competizione internazionale.
Il punto centrale è che la superiorità militare ed economica USA non garantisce automaticamente la vittoria strategica. Gli Stati Uniti dispongono ancora di risorse considerevoli e di una rete di alleanze molto più estesa. Ma la loro efficacia dipende dalla capacità di mantenere la fiducia dei partner e di coordinare le rispettive forze.
La sfida che emerge è quindi più profonda di un semplice confronto tra potenze. È una competizione tra reti geopolitiche, nella quale contano non soltanto le risorse disponibili, ma anche la capacità di condividerle, adattarsi e sostenersi reciprocamente. E mentre Washington continua a fare affidamento sulla propria superiorità tradizionale, i suoi avversari stanno imparando a trasformare la cooperazione in uno strumento concreto per ridimensionarla. In un mondo sempre più multipolare questo è un aspetto fondamentale.

Macron: «Nulla giustifica o spiega quanto successo, ma non confondere legittime rivendicazioni con chi distrugge»
Guerriglia a Milano, in azione piccoli gruppi di giovani incappucciati: la strategia “a macchia di leopardo” per eludere la polizia
Dieci, 15, al massimo 20 componenti. Tutti col cappuccio calato sulla testa, il volto coperto, per la stragrande maggioranza minorenni. Nel secondo giorno di guerriglia in centro a Milano, è parsa evidente la strategia di chi si è dato appuntamento intorno a piazza Duomo per saccheggiare negozi e lanciare sassi contro le forze dell’ordine. Piccoli gruppi in azione contemporaneamente in punti diversi, seppur nel centro della città. Una tattica per alcuni “studiata” e non frutto dell’improvvisazione.
Così, quando nel pomeriggio polizia e carabinieri hanno iniziato a fermare i primi giovani proprio sotto le guglie della cattedrale, ecco che a qualche centinaio di metri, in via Torino, il primo gruppo ha iniziato a lanciare sedie e tavolini dei bar contro le vetrate di un Footlocker. Poi l’assalto a un Carrefour. Quando le forze dell’ordine sono intervenute coi lacrimogeni, i ragazzi incappucciati sono scappati nelle traverse. I gruppetti hanno risalito via Lauro e in via Broletto hanno devastato i dehors e lanciato tavolini e biciclette prima di disperdersi nuovamente.
Contestualmente, da piazza Mercanti, proprio di fronte a piazza Duomo, è cominciato il lancio di bombe carta e sassi sugli agenti schierati in tenuta antisommossa, che hanno risposto con altri lacrimogeni e l’uso del cannone ad acqua. La devastazione si è spostata allora più a nord-ovest: prima piazza Cordusio, poi Cairoli. Sempre con la stessa tattica. Assaltati e saccheggiati i negozi di Levis, Under Armour e, infine, Decathlon. Proprio di fronte al Castello Sforzesco sono arrivati circa 20 mezzi delle forze dell’ordine a sirene spiegate, dove successivamente si sono verificati altri scontri, col lancio di pietre e oggetti da una parte, e la risposta coi lacrimogeni dall’altra.
Di nuovo, abbandonata la zona del Castello, i gruppetti di ragazzi vestiti di nero hanno creato momenti di tensione in zona Moscova, tra largo La Foppa, via Moscova e corso Garibaldi, zona della movida che nel fine settimana è piena di giovani e turisti. Anche qui hanno danneggiato diversi locali e saccheggiato dei negozi prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. Diversi mezzi delle forze dell’ordine, intanto, sono rimasti di fronte al Teatro alla Scala, dove questa sera è in programma un concerto della Filarmonica diretto da Riccardo Chailly.
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Posta le foto della compagna nuda (e inconsapevole) sottoponendola a violenze virtuali di sconosciuti per 12 anni
Per 12 anni, nel Torinese, un uomo che oggi ha 55 anni ha postato sui social foto e video intimi della sua compagna – ignara di tutto – mettendola alla mercé di gruppi di uomini creati apposta, per farne oggetto di violenze verbali e di abusi virtuali. La storia, racconta La Stampa che l’ha pubblicata per prima, è venuta a galla per caso, quando l’uomo ha dimenticato il telefono a casa e la donna lo ha preso e ha fatto la scoperta agghiacciante.
L’uomo, indagato dalla Procura di Ivrea per revenge porn e maltrattamenti, ha patteggiato una pena di due anni e ha versato un assegno di 5mila euro alla ex “a titolo di risarcimento”. Concesse le attenuanti generiche su tutte le aggravanti contestate, la pena è stata sospesa, subordinata a un percorso per uomini maltrattanti. “Oggi vivo con un’altra donna” ha detto lui ai carabinieri, e abita proprio nel paese dove risiedono anche alcuni degli amici a cui mandava i video. Non c’erano infatti solo sconosciuti in quei gruppi che lui creava con degli pseudonimi, ma anche compaesani.
Il centro abitato conta circa tremila persone e sostanzialmente tutti sapevano di quanto accadeva. Tranne l’interessata, fino alla scoperta. “Lui era uscito. Aveva dimenticato il cellulare. Sospettavo che mi tradisse e ho guardato le chat. Ne ho aperta una, ho visto la figura di un uomo mascherato. Il numero non era registrato. Ho aperto le conversazioni. C’ero io nuda. Decine di foto e di video intimi di me. Alcuni glieli avevo dati io, su sua richiesta. Ma di altri, non sapevo nemmeno che me li avesse fatti. Ho pensato “non è possibile”. Ho chiamato un’amica. Il giorno dopo mi ha accompagnata dai carabinieri. Non mi ero mai accorta”, ha spiegato ai militari.
Ora lei però sta pensando di andare via dal suo paese, dove teme che qualcuno possa riconoscerla: sono almeno sessanta i nomi e cognomi di utenti identificati che hanno partecipato a quei gruppi. Le psicologhe intanto le stanno insegnando che non deve sentirsi in colpa. “Pensavo che volesse tenere quei file nel suo telefono, che fosse solo un gioco. Ero del tutto plagiata”, è la nuova consapevolezza della vittima dei reati compiuti dall’ex compagno. “Sarà un percorso lungo – spiega l’avvocata della donna, Silvia Bregliano -. I danni subiti ad oggi sono incalcolabili e gravi. Ci vorrà un giudizio civile per quantificare tutto quello che la mia assistita ha sofferto e che continua a soffrire”..
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Jet italiani in volo per un drone in Lituania, ma era ucraino
Procaccini (FdI), 'Europa messa a ferro e fuoco da chi odia la nostra cultura'
“Una pagliacciata”: Lavrov sulla reazione dell'Europa e dell'Ucraina all'accordo sul diesel tra Russia e USA
Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha affermato che le critiche mosse dai paesi europei e dal regime di Kiev all’accordo sul diesel tra Russia e Stati Uniti sono «una farsa» e «autopromozione».
«L'accordo sul gasolio tra Mosca e Washington è una questione che riguarda Mosca e Washington. Mentre l'Unione Europea lo considera un tradimento nei confronti dell'Ucraina, lo stesso Zelensky afferma che la questione dell'esportazione del gasolio russo debba essere discussa con lui, perché solo lui può dare l'autorizzazione. Ma questo non ha nulla a che vedere con la sicurezza energetica, si tratta piuttosto di autopromozione e di una pagliacciata», ha dichiarato.
Lavrov ha spiegato i recenti attacchi di Zelensky contro Donald Trump come il risultato del timore del leader del regime ucraino che qualcuno possa dimenticarsi della sua esistenza. «Ieri ha chiesto loro altre decine di miliardi e non hanno ancora risposto», ha affermato il ministro. Ha proseguito affermando che la sicurezza energetica (utilizzata come pretesto da coloro che criticano l’accordo) è ciò che unisce tutti i paesi e costituisce la base della cooperazione della Russia con gli altri paesi nell’ambito dell’OPEC+.

Gli USA lanciano un severo monito a Zelensky: «Deve stare molto attento»
Il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha rivolto un duro avvertimento al leader del regime di Kiev, Volodymyr Zelensky, dopo che quest'ultimo ha accusato Washington di aver imposto restrizioni al funzionamento del sistema Starlink, utilizzato dalle forze armate ucraine, e di aver interrotto la condivisione di dati di intelligence.
«Il presidente Trump e il segretario Rubio hanno affermato categoricamente che nessuno all'interno dell'amministrazione Trump ha fatto una cosa del genere, e ritengo che sia molto avventato da parte del presidente Zelenski formulare un'accusa di questo tipo (...) Il presidente Zelenski dovrebbe prestare molta attenzione quando rilascia dichiarazioni come questa, che non corrispondono al vero», ha avvertito in un'intervista alla NBC News.
Elon Musk, proprietario di SpaceX, l’azienda che sviluppa Starlink, sostiene che le restrizioni relative alla versione militare del segnale siano state introdotte su ordine delle autorità statunitensi. «I sistemi Starshield sono di proprietà del governo degli Stati Uniti e sono sotto il suo controllo. Qualsiasi limitazione di velocità o di utilizzo è stabilita dall’esercito statunitense e, in ultima istanza, dal presidente degli Stati Uniti», ha scritto su X.
Da parte sua, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha smentito le accuse di Zelensky secondo cui Washington avrebbe limitato l’accesso a Starlink. Ha inoltre sottolineato che, per quanto ne sapeva, «tutto rimane come prima», mettendo in dubbio che il funzionamento del servizio fosse mai stato interrotto. «Sono abbastanza sicuro che tutto rimanga immutato», ha affermato.
Allo stesso modo, il segretario di Stato statunitense, Marco Rubio, ha dichiarato di non conoscere la teoria di Zelensky riguardo alla causa delle limitazioni, ma che «non ha nulla a che vedere con la Casa Bianca».

A Washington la quarta edizione degli Italpress Awards: Premiati Attilio Fontana, Giorgio Marrapodi, Marco Peronaci, Gianni Riotta, Tommaso Tanzilli
Anche quest’anno si rinnova l’appuntamento con gli Italpress Awards. Il premio – istituito dall’agenzia di stampa Italpress, diretta e fondata da Gaspare Borsellino, giunto alla sua quarta edizione – viene assegnato a personalità italiane e italoamericane che valorizzano e promuovono l’eccellenza del Made in Italy nel mondo. La cerimonia si è tenuta al Washington Hilton di Washington DC ed è stata presentata dal giornalista Stefano Vaccara.
Dopo i saluti del presidente della NIAF, Robert Allegrini, e del vicepresidente della Camera dei Deputati Giorgio Mulè, il riconoscimento è stato assegnato ad Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia; all’ambasciatore Giorgio Marrapodi, rappresentante permanente per l’Italia all’Onu; all’ambasciatore italiano a Washington Marco Peronaci; al giornalista Gianni Riotta; a Tommaso Tanzilli, presidente del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane.
A tutti è andata una raffigurazione del mondo con l’Italia in evidenza realizzata da Marco Gallotta, artista di origini italiane, residente a New York, noto a livello mondiale per le sue tecniche di taglio della carta, disegno, pittura e incisione.
“È una grande emozione perché credo che sia il coronamento di un lavoro che stiamo portando avanti da tanto tempo, anche se i veri premiati dovrebbero essere tutti i lombardi. Noi non facciamo altro che cercare di interpretare le loro esigenze e cercare di realizzare quelle che sono le loro richieste”, ha detto Fontana.
“A Gaspare Borsellino mi legano rapporti di stima, rapporti professionali, ma anche rapporti di amicizia e sono particolarmente contento di questo premio che viene da un’agenzia di stampa che svolge un ruolo importante per la diffusione di informazioni corrette”, ha commentato l’ambasciatore Marrapodi.
Per l’ambasciatore italiano a Washington, Marco Peronaci, il premio “è un messaggio positivo, un messaggio di presenza italiana che cresce. In un mondo complicato, il rapporto con gli Stati Uniti rimane di fondamentale vitalità su tutti i temi della nostra storia comune”.
Secondo Gianni Riotta “il lavoro che fa Italpress“ anche con gli Italpress Awards “è un lavoro di
rete, è un lavoro di network, è un lavoro che funziona molto in Italia”, “credo che oggi più che mai far conoscere l’Italia degli americani e viceversa”.
“Il nostro contributo è quello di infrastrutturare il Paese ma non solo. Abbiamo l’ambizione di diventare la metropolitana d’Europa e, perché no, di espandere il nostro know-how anche negli Stati Uniti. È uno dei motivi per cui oggi è un piacere ricevere questo premio da parte di Italpress”, ha detto Tommaso Tanzilli, presidente del Gruppo Ferrovie dello Stato.
“Il bilancio di questi primi quattro anni degli Italpress Awards è certamente positivo. Il Premio è nato a New York nel 2023, in concomitanza con le celebrazioni per i 35 anni dell’agenzia e con l’apertura del nostro ufficio di corrispondenza nella Grande Mela, accompagnando l’avvio del progetto di espansione e internazionalizzazione di Italpress – afferma Borsellino –. Da allora l’agenzia ha registrato una crescita costante, siglando oltre 30 accordi di partnership con agenzie di stampa e televisioni straniere in diversi continenti e consolidando, al tempo stesso, la propria presenza negli Stati Uniti. La scorsa estate, dopo l’apertura dell’ufficio di corrispondenza nel Palazzo delle Nazioni Unite, abbiamo inaugurato un nuovo corner TV a Piazza Italia, a Times Square, nel cuore di Manhattan”.
Un percorso, afferma il direttore responsabile dell’Italpress, che “proseguirà anche quest’anno con nuovi accordi di collaborazione con agenzie di stampa e televisioni estere e con l’apertura di altri uffici di corrispondenza in aree strategiche, per offrire un’informazione sempre più in presa diretta”.
Nel corso dell’iniziativa si sono tenuti due talks: il direttore del quotidiano La Sicilia, Antonello Piraneo, ha dialogato con l’ambasciatore Paolo Zampolli sul tema “Ve la do io l’America: il rapporto tra Trump e l’Italia”; “Sicilia, la maledizione della Grande Bellezza”, è stato invece il filo conduttore dell’intervista del vicedirettore de La Sicilia, Mario Barresi, al vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè.
La cerimonia ha avuto il supporto come main partner di Beyond-Medov Group, Enel, Gruppo FS, GKSD, Intesa Sanpaolo, Menarini, Pirelli, Terna e Webuild.
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“Il Maestro e Margherita” raccontato al Teatro La Nuova Fenice di Osimo da Paolo Nori
In una generale proposta teatrale che spesso scivola nel già visto, la voce di Paolo Nori si diversifica da anni per quella sua cadenza inconfondibile, caratterizzata da ironia emiliana, rigore filologico e l’intento di restituire i grandi giganti della letteratura russa alla concretezza della vita quotidiana.
Scrittore, traduttore e saggista nato a Parma nel 1963, autore di opere di successo e finalista al Premio Strega 2025 con il saggio-romanzo Chiudo la porta e urlo (Mondadori), Nori sta intraprendendo una fortunata tournée nei teatri italiani con un nuovo monologue-show incentrato su alcuni romanzi e autori della letteratura russa, tra cui Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov.
Sul palcoscenico del Teatro La Nuova Fenice di Osimo, gremito per l’occasione, sabato 17 ottobre la narrazione si è articolata secondo una struttura in tre atti ben delineati, pemsati per collegare la biografia dell’autore, il romanzo e alcuni aneddoti personali di Nori.

Il racconto si è aperto con l’esegesi del contesto esistenziale di Bulgakov, ripercorrendone le tre relazioni coniugali, il travagliato rapporto con Stalin e il dramma d’una censura sistematica che impose la pubblicazione postuma della maggior parte delle sue opere.
Nori si è incuneato nelle pieghe di un’esistenza segnata dall’ostracismo degli intellettuali di regime, attingendo a testimonianze dirette come la celebre lettera indirizzata dallo scrittore al governo sovietico nel 1930:
«Dopo che le mie opere sono state proibite, molti cittadini mi hanno consigliato di scrivere un dramma comunista e rivolgermi al governo sovietico con una lettera di pentimento per rinnegare le idee espresse nelle mie opere precedenti e assicurare che d’ora in poi lavorerò come scrittore compagno di strada, fedele all’idea del Comunismo, per salvarmi dalle persecuzioni, dalla miseria e dalla inevitabile rovina. Ecco, io non seguo questo consiglio, non credo che potrei comparire in una luce favorevole di fronte al governo sovietico, scrivere una lettera falsa che costituirebbe un voltafaccia politico disgustoso e ingenuo.
Il desiderio maturato in me di porre fine al mio supplizio di scrittore mi induce a rivolgervi al governo sovietico con una lettera sincera. Passando in rassegna i miei ritagli di giornale (…), hanno scritto di me come lo spazzino della letteratura, che raccatta gli avanzi vomitati da una dozzina di commensali. Hanno affermato che mi piace l’atmosfera d’accoppiamenti canini e che il mio dramma I giorni dei Turbin puzza e così via.
Voglio precisare che non sto riportando questi giudizi per lamentarmi delle critiche o comunque entrare in polemica. Lo scopo è molto più serio. Voglio provare, documenti alla mano, che tutta la stampa dell’Unione Sovietica e tutti gli organismi preposti a controllare il repertorio durante tutto l’arco della mia attività letteraria, all’unanimità e con straordinario accanimento hanno sostenuto che le opere di Michael Bulgakov in Unione Sovietica non possono esistere. E io dichiaro che la stampa sovietica ha perfettamente ragione.
Mi rimproverano di aver creato il primo appello alla libertà di stampa in Unione Sovietica. È vero. La lotta contro la censura, qualunque essa sia e sotto qualunque potere, è un mio dovere di scrittore, così come gli appelli alla libertà di stampa. Sono un appassionato sostenitore di questa libertà (…). Ecco, dunque, una delle caratteristiche della mia opera già più che sufficiente di per sé per far sì che le mie opere in Unione Sovietica non possoao esistere, mai ad essa sono collegati altri elementi presenti nei miei racconti: le tinte cupe, mistiche, di cui mi servo per rappresentare le innumerevoli mostruosità della nostra vita quotidiana, il veleno di cui è intrisa la mia lingua, il profondo scetticismo nei confronti del processo rivoluzionario in atto nel mio arretrato Paese».
Una vibrante denuncia alla quale lo stesso Stalin rispose e che costituisce una pagina fondamentale nella biografia di Bulgakov. Nel frattempo, le immagini proiettate sullo schermo del teatro hanno mostrato le istantanee private dell’autore e delle sue mogli; di queste la terza, Elena Sergeevna Bulgakova, avrebbe poi salvato e consegnato alla storia il manoscritto di Il Maestro e Margherita.
Nori ha scelto le immagini sovrapponendole ai luoghi reali di Mosca collegati al libro. In questo intreccio tra vita vissuta e invenzione narrativa, l’autore ha ricreato la genesi di un testo a lungo soffocato, integrando memorie personali sui propri viaggi in Russia e sul proprio viscerale legame con la cultura slavofila.

La parte centrale dello spettacolo ha offerto la sintesi critica della trama del romanzo, soffermandosi sulla figura del diavolo, incarnato da Woland. Satana bulgakoviano non si limita a seminare il caos nella burocrazia moscovita degli anni Venti, ma assume il ruolo paradossale di garante della verità morale in un mondo dominato dal conformismo ateo e totalitario.
Nel celebre dialogo sul tetto della biblioteca con Levi Matteo, le forze del bene e del male si confrontano in una dialettica imprescindibile per la comprensione dell’esistenza umana e dell’ombra che ogni corpo proietta alla luce.
L’ultima sequenza della serata si è tradotta in un’intensa digressione sull’Emilia-Romagna (Parma nello specifico), sulle radici antifasciste di questa terra e sulla Resistenza.
Rileggendo le persecuzioni subite da Bulgakov, Nori ha formulato un monito civile sull’essenza dell’antifascismo contemporaneo, inteso quale difesa quotidiana della libertà di pensiero di fronte a qualsiasi forma di coercizione.
I prossimi appuntamenti della tournée saranno il 20 ottobre a Padova alla libreria La forma del libro con il suo nuovo romanzo L’amore è una banana, insieme ad Andrea Pennacchi. Poi il 21 ottobre su Zoom alle 19 per gli abbonati di State bene Bombé, con Pietro Sermonti sempre per presentare L’amore è una banana.
Seguono altre presentazioni del romanzo per la rassegna Pubblici discorsi il 22 ottobre a Milano alla libreria Rizzoli, con Alberto Rollo, il 23 ottobre a Radio 24 dalle 9 in poi nella trasmissione Uno nessuno e centoMilan con Alessandro Milan, mentre la sera Nori sarà a Parma alla libreria Feltrinelli.
Il racconto de Il Maestro e Margherita torna invece il 24 ottobre a Verona al Teatro Nuovo alle 21, seguito il 26 ottobre a Bologna presso la Libreria Coop Ambasciatori dalla presentazione de I luoghi a cui appartieni con Chiara Donadi. Infine, Genova e Firenze chiuderanno questa prima parte del tour.

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