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Cambio dell’ora, risoluzione alla Camera per rendere l’ora legale permanente: la battaglia in Ue, i benefici e gli svantaggi

Torna in Parlamento la battaglia per abolire il cambio dell’ora. Proprio mentre si avvicina il nuovo passaggio all’ora solare (tra sabato 24 e domenica 25 ottobre le lancette andranno spostate indietro di 60 minuti), alla Camera è stata presentata una risoluzione che, se approvata, impegnerebbe l’Italia a essere in prima fila in Europa per rendere l’ora legale permanente. In altre parole, abolire il cambio dell’ora per due volte l’anno. Un tema di cui si dibatte da anni e che divide gli esperti, tra chi ritiene che siano maggiori i benefici e chi mette l’accento sugli svantaggi.

L’iter parlamentare era cominciato a marzo scorso con l’avvio di di un’indagine conoscitiva dedicata agli effetti dell’abolizione del cambio dell’ora, su impulso della Società italiana di medicina ambientale (Sima), di Consumerismo No profit e del deputato Andrea Barabotti (Lega), che aveva presentato la proposta un anno fa. Il documento conclusivo è stato approvato all’unanimità il primo ottobre: il risultato, in sintesi, propende per l’abolizione del cambio dell’ora, ma non sulla soluzione da adottare. Ora legale tutto l’anno oppure ora solare per 365 giorni?

L’ora legale permanente potrebbe garantire un risparmio energetico annuo complessivo di circa 462 milioni di kilowattora, rispetto ai 302 milioni attuali, e favorire il commercio, la ristorazione, il turismo, la frequentazione degli spazi pubblici e l’attività fisica grazie a un’ora di luce in più nel tardo pomeriggio. Tra il 2004 e il 2025, l’ora legale ha già consentito all’Italia di risparmiare oltre 12 miliardi di kilowattora, pari a circa 2,3 miliardi di euro, sebbene i benefici energetici si siano ridotti con la diffusione di tecnologie più efficienti e le stime future restino incerte.

D’altra parte, mantenere l’ora legale in inverno ritarderebbe l’alba, che al solstizio invernale arriverebbe alle 9.04 a Torino, alle 9 a Milano, alle 8.34 a Roma e alle 8.23 a Napoli, costringendo molti studenti e lavoratori a iniziare la giornata al buio. L’ora solare permanente, invece, garantirebbe maggiore luminosità al mattino, favorendo la sincronizzazione dell’orologio biologico e potenzialmente il benessere del sonno e dei ritmi circadiani, mentre comporterebbe meno luce naturale nel tardo pomeriggio, limitando le opportunità per attività ricreative e sociali all’aperto.

La politica però ha preso la sua decisione: la risoluzione infatti chiede al Governo di impegnarsi in Europa per promuovere l’estensione dell’ora legale permanente in tutta l’Ue. Qui però si arriva al secondo nodo della faccenda. La discussione sul cambio dell’ora in Europa ha origine dalla consultazione pubblica promossa dalla Commissione europea nel 2018, alla quale parteciparono 4,6 milioni di cittadini: l’84% si espresse a favore dell’abolizione. L’anno successivo il Parlamento europeo approvò una proposta per lasciare ai singoli Stati la scelta tra ora solare o legale permanente, ma il processo si è fermato tra pandemia e divisioni tra i Paesi membri.

La scelta dell’ora infatti spetta agli Stati, ma deve essere coordinata: se ognuno decidesse in autonomia, si rischierebbe infatti un fuso orario a macchia di leopardo in Europa. Il dossier quindi per il momento resta bloccato a Bruxelles. Quindi, anche se l’Italia decidesse di sposare la battaglia per l’ora legale permanente – magari con una maggioranza bipartisan – in ogni caso l’abolizione del cambio dell’ora non potrà mai essere un processo rapido. Per il momento, il rito notturno del giro di lancetta continuerà a scandire la primavera e l’autunno degli italiani.

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Dagli abiti storici alla “Meraviglia”: l’Italia delle 51 giornate nazionali. E FdI vuole quella del panettone in piena estate

C’è la Giornata nazionale degli alberi, quella del mare e della cultura marinara, quella degli abiti storici e persino quella della Meraviglia. Fratelli d’Italia, intanto, propone anche la Giornata nazionale del panettone, il 24 luglio, in piena estate. Il calendario della Repubblica italiana è ormai sempre più affollato: le Giornate nazionali e le solennità civili non festive istituite per legge sono arrivate a quota 51, tanto che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato oggi Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana – rispettivamente presidente del Senato e della Camera – invitandoli a contenere la proliferazione delle ricorrenze e a individuare criteri più omogenei per la loro istituzione.

Il problema alla base è cche la loro moltiplicazione finisca per indebolirne il significato. Il Parlamento ha istituito 36 nuove giornate nelle ultime tre legislature, venti delle quali nell’attuale. Una crescita che ha spinto il capo dello Stato a sollecitare una riflessione sull’opportunità di continuare ad aggiungere ricorrenze al calendario nazionale senza una linea comune. Le Giornate nazionali sono occasioni istituite per legge per commemorare eventi storici, ricordare vittime, valorizzare patrimoni culturali o sensibilizzare l’opinione pubblica su determinati temi. Non sono, però, festività: non comportano quindi un giorno di vacanza per i cittadini, anche se scuole, università e amministrazioni pubbliche spesso sono chiamate a organizzare incontri, cerimonie e iniziative dedicate.

Nell’elenco delle ricorrenze già approvate convivono commemorazioni dal forte valore storico e civile e giornate dedicate ad ambiti più specifici. Tra le prime figurano il Giorno della Memoria, il 27 gennaio, dedicato alle vittime della Shoah, il Giorno del Ricordo, il 10 febbraio, per le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata, e la Giornata della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi, il 9 maggio. Ci sono poi la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia di coronavirus, il 18 marzo, quella dedicata alle vittime dei disastri ambientali e industriali, con particolare riferimento al Vajont, e il Giorno della Libertà, il 9 novembre, che ricorda la caduta del Muro di Berlino.

Accanto a queste ricorrenze trovano spazio iniziative dedicate alla cultura, all’ambiente e alle tradizioni. Il 21 novembre si celebra la Giornata nazionale degli alberi, l’11 aprile quella del mare e della cultura marinara, il 21 febbraio la Giornata nazionale del Braille e il 24 ottobre quella dello spettacolo. Il 5 febbraio è invece dedicato alla prevenzione dello spreco alimentare. Tra le ricorrenze più recenti figurano la Giornata nazionale della Meraviglia, fissata all’11 ottobre, e la Giornata nazionale del riciclo della carta, prevista per il 18 settembre. Nell’elenco rientrano anche il Giorno del dono e la Giornata nazionale degli abiti storici, a testimonianza di un calendario che si è progressivamente esteso a settori molto diversi della vita sociale e culturale.

Una delle prime tappe di questo percorso risale al 1977, quando fu istituita la solennità civile del 4 ottobre, dedicata a San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena, patroni d’Italia. Dal 2026, in seguito a una legge approvata nel 2025, il 4 ottobre è tornato a essere anche una festività nazionale. Se le 51 ricorrenze già istituite non bastassero, nelle commissioni parlamentari sono in discussione numerose altre proposte. Tra quelle più curiose c’è appunto la Giornata nazionale del panettone italiano, promossa da Fratelli d’Italia e prevista per il 24 luglio, quando il dolce simbolo del Natale sarebbe celebrato in piena estate.

Il Movimento 5 Stelle ha invece avanzato proposte per una Giornata nazionale dell’ecospiritualità, mentre la Lega punta a valorizzare dialetti e lingue locali. Tra le iniziative presentate figurano anche giornate dedicate al silenzio, alla ristorazione, al patrimonio caseario italiano, alla gentilezza e alle botteghe storiche. L’elenco comprende inoltre proposte per celebrare la sartoria tradizionale italiana, gli antichi mestieri, la cultura motociclistica, il diritto al divertimento in sicurezza, la salute e il benessere nelle città, il consumo consapevole dei prodotti di qualità e l’educazione ai sentimenti. Non mancano iniziative sulla cittadinanza digitale, sul merito pubblico e sulla figura del formatore. Per la scrittura a mano, infine, è stata proposta persino una settimana nazionale.

Si tratta, per ora, di progetti non ancora approvati, il cui iter potrebbe risentire del richiamo del presidente della Repubblica. Il monito di Mattarella punta infatti a riportare ordine in un sistema nel quale le ricorrenze si sono moltiplicate nel corso degli anni senza una cornice uniforme.

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Mattarella richiama La Russa e Fontana: “Troppe giornate nazionali, contenetevi”

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dice sì all’istituzione della giornata nazionale del riciclo della Carta, ma perde la pazienza e invia una lettera ai presidenti del Senato e della Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana. Il contenuto? Una “lamentela” per il numero troppo alto di giornate dedicate a uno o all’altro argomento. Il presidente della Repubblica ha infatti spiegato di aver dato seguito alla richiesta “non sussistendo profili di incostituzionalità“, ma facendo presente “che il numero delle leggi che istituiscono giornate per segnalare valori, eventi, propositi, emozioni o aspetti della vita sta vertiginosamente aumentando, senza che siano emersi in proposito criteri omogenei”.

Un avvertimento supportato da dati: “Nelle ultime tre Legislature ne sono state approvate — istituendo le relative giornate — trentasei, di cui venti nel corso di questa Legislatura”, sottolinea il capo dello Stato avvertendo che questo incide in maniera “sempre più difficile, addirittura inverosimile” nei compiti richiesti, ad esempio, alle scuole. “Oltre alle feste nazionali – spiega infatti – il numero di queste giornate è ormai di cinquantuno: la maggior parte di esse — con formula standardizzata — prevede la promozione di iniziative ad opera di uffici ed enti pubblici, particolarmente delle scuole, e talvolta anche delle università, prevedendo che svolgano attività didattiche o divulgative sul tema della singola legge”.

Tra questo alto numero di giornate dedicate ce ne sono alcune che svolgono un compito significativo di ricordo o di messaggio valoriale, “ma non tutte appaiono avere la stessa levatura“, precisa poi ancora Mattarella. In conclusione il presidente della Repubblica ha così chiesto di contenersi nell’istituzione delle giornate in questione: “Avverto quindi l’esigenza di esortare a contenere in termini ragionevoli la tendenza ad accrescere i giorni dedicati, il cui numero, del resto, rende ormai sostanzialmente impossibile nei fatti un’autentica efficacia delle loro previsioni, che potrebbero essere adeguatamente perseguite mediante strumenti diversi dalla legge”.

Successivamente, fonti vicine a Ignazio La Russa, hanno fatto sapere che il presidente del Senato condivide il richiamo arrivato da Mattarella sull’eccessivo aumento delle Giornate nazionali, dedicate a vari temi. Per La Russa “purtroppo gli strumenti a disposizione per limitare l’istituzione di tali ricorrenze sono solo di moral suasion ma – riferiscono fonti vicine al presidente di Palazzo Madama – condivide il pensiero del Capo dello Stato”. Per moral suasion si intende, in parole povere, una forma di pressione esercitata attraverso la persuasione, senza imporre direttamente un obbligo o una sanzione.

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