❌

Normal view

“Il potere deve assicurare il benessere dell’intera società e il lavoro è veicolo di democrazia”: le parole di Mattarella

22 October 2026 at 11:30

“Vi è una considerazione che appare ineludibile. Il potere si organizza in istituzioni condivise e democratiche per assicurare il benessere dell’intera società. Ecco perché il lavoro è veicolo di democrazia, contribuisce alla qualità della coesione di una società civile“. In un ampio discorso alla cerimonia di consegna delle Stelle al Merito del Lavoro per l’anno 2026 al Quirinale, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sottolinea il ruolo che le Istituzioni democratiche hanno nello sviluppo del Paese e nella promozione del lavoro come mezzo di integrazione e partecipazione alla vita politica. “Il lavoro, la sua cultura, la sua etica genera idee, pluralità, diffonde benessere, costruisce relazioni, dunque comunità” prosegue il Presidente, indicando nelle persone in procinto di ricevere l’onorificenza la puntuale dimostrazione di quanto da lui appena detto.

L'articolo “Il potere deve assicurare il benessere dell’intera società e il lavoro è veicolo di democrazia”: le parole di Mattarella proviene da Il Fatto Quotidiano.

Mattarella sfida i magnati del tech: “Il controllo dei monopoli è libertà”. E cita Einaudi che li definiva “origine dei mali sociali”

21 October 2026 at 17:45

“Il controllo dei monopoli è libertà”. Sergio Mattarella richiama la battaglia del liberale Luigi Einaudi per lanciare un monito contro la concentrazione del potere economico e le pretese dei grandi magnati delle nuove tecnologie. E indica nell’Unione europea la dimensione indispensabile per raccogliere una sfida che non è soltanto economica, ma anche democratica. In una stagione segnata dall’ascesa dei sovranisti e dalle proteste dei giovani preoccupati per un futuro di diseguaglianze, Mattarella chiarisce la posta in gioco e indica una direzione.

Parlando al Quirinale durante la cerimonia per i Cavalieri del Lavoro, il capo dello Stato denuncia le “pretese neo-monopoliste” e punta il dito, senza il bisogno di fare nomi, contro i “cosiddetti magnati, insofferenti alle regole della comunità, siano esse statuali o sovranazionali, con assurde inaccettabili pretese in settori nevralgici della vita internazionale”. Con particolare attenzione alle “tecnologie satellitari e l’intelligenza artificiale“, visto “il peso crescente che hanno assunto nella nostra vita quotidiana”. Perché nessuno sottovaluti i pericoli che corriamo, Mattarella si rifà a una battaglia del 1947, quella di Einaudi, futuro presidente della Repubblica, che all’Assemblea Costituente propose di stabilire che la legge non potesse essere “strumento di formazione di monopoli economici; ed ove questi esistano li sottopone a pubblico controllo a mezzo di amministrazione pubblica delegata o diretta”. Una proposta avanzata, sottolinea Mattarella, “proprio perché liberale“. Nei monopoli Einaudi individuava “l’origine più profonda e vera dei mali sociali”, collegandoli alla disoccupazione e alle disuguaglianze. La Costituzione avrebbe comunque previsto limiti all’iniziativa economica e la possibilità di riservare o trasferire determinate imprese alla proprietà pubblica, ma l’emendamento di Einaudi non entrò nella Carta. Ottant’anni dopo, Sergio Mattarella raccoglie e rilancia quella sfida, per affrontare problemi che i Costituenti non potevano immaginare.

Cos’è un monopolio? Una sola impresa che controlla l’offerta di un prodotto o servizio sul mercato. Ma i rischi ci sono anche se a dominare i mercati sono pochi grandi operatori. Il problema nasce quando la concentrazione del potere limita la concorrenza riuscendo a imporre prezzi e comportamenti. Se poi riguarda infrastrutture indispensabili la concentrazione economica può trasformarsi in potere politico. E se le decisioni private incidono sull’accesso a servizi essenziali, la questione non riguarda più solo l’economia di mercato, ma la capacità delle istituzioni democratiche di governare processi che coinvolgono milioni di persone e una dimensione globale difficile da affrontare con le sole politiche nazionali. Per questo Mattarella dice che “la prospettiva, anche quanto a dimensioni, è quella europea”. L’Europa dispone già di norme antitrust e del Digital Markets Act, quello che impone precisi obblighi alle grandi piattaforme digitali per garantire la concorrenza. Ma la velocità con cui si stanno sviluppando i nuovi mercati tecnologici e il loro valore su quelli finanziari pone sfide inedite. “È la crescente integrazione dell’Unione europea la chiave della crescita di competitività, della difesa e del potenziamento di una civiltà i cui valori oggi appaiono minacciati”.

La sfida è concreta. Nelle comunicazioni satellitari, la dipendenza da operatori come Starlink, del gruppo SpaceX di Elon Musk, interroga l’autonomia europea in un settore strategico anche per la sicurezza e la difesa del vecchio continente, come sanno bene gli ucraini che al momento non hanno un’alternativa europea equivalente. L’Ue rincorre anche sul fronte dei semiconduttori e dei servizi cloud. Quanto all’intelligenza artificiale, tutto sembra ruotare intorno agli immensi data center. Infrastrutture costose ed energivore, nelle mani di pochi grandi operatori, per la maggior parte statunitensi. Il controllo di queste tecnologie condizionerà l’accesso al mercato di migliaia di imprese, compreso il piccolo commerciante. In Europa, dunque, la sfida è doppia: impedire che queste posizioni di forza soffochino mercato e concorrenza e liberarsi dalla dipendenza tecnologica verso aziende estere. Sullo sfondo, il rischio denunciato da Mattarella che le “pretese neo-monopoliste” si riflettano “sulle stesse libertà del nostro modello di vita”.

Per questo non basta affidarsi ai controlli delle autorità di Bruxelles. Serve una risposta politica comune ed è qui che il discorso del Capo dello Stato diventa politico: “Non è il tempo del ripiegamento, del giardino di casa”, avverte. Un messaggio che parla anche alle nuove generazioni. Il presidente denuncia il malessere, l’insicurezza per il futuro e la fuga dei talenti, mentre richiama le fragilità dell’economia italiana, dai bassi salari alla scarsa produttività. “La società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione“, ammonisce. E ricorda che “l’inclusione è alleata decisiva della crescita, non un costo improduttivo”. Alla cerimonia per i Cavalieri del Lavoro, il filo che lega le parole e le preoccupazioni di Mattarella a quelle di Einaudi è la libertà. Anche quella di lavorare, fare impresa, costruire il proprio futuro senza subire il potere di pochi.

L'articolo Mattarella sfida i magnati del tech: “Il controllo dei monopoli è libertà”. E cita Einaudi che li definiva “origine dei mali sociali” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Mattarella: “Non si guardi ai giovani con indifferenza o meschina sottovalutazione. Cruciali per la società e la nostra economia”

21 October 2026 at 13:52

“La società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione”. Nel corso della cerimonia di consegna delle insegne di Cavaliere dell’Ordine “Al Merito del Lavoro”, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha affrontato anche il tema delle generazioni più giovani, anche alla luce degli scontri che si sono verificati a Milano lo scorso fine settimana. “Le prospettive dei ragazzi sono, com’è evidente, cruciali per determinare l’evoluzione della nostra società, della nostra economia, dei nostri modelli di vita. Le preoccupazioni del presente devono specchiarsi nell’impegno a progettare il futuro. In questo percorso rappresenta, per il nostro Paese, un grave peso il bilancio negativo delle migrazioni giovanili“.

“Molti giovani rientrerebbero volentieri – ha aggiunto il capo dello Stato – se fosse offerto loro un cammino di lavoro e di vita che consentisse di potersi realizzare. È una grande questione sociale. Una priorità che deve vedere sensibili istituzioni e tutte le forze della società”. Serve “un opportuno e coinvolgente incontro tra generazioni, in una stagione in cui squilibrio demografico e accelerazioni tecnologiche rendono più problematica questa alleanza. I valori del lavoro sono, del resto, posti alla base della Repubblica così come i valori dell’educazione e dell’istruzione. Diritto al lavoro e diritto alla scuola si realizzano necessariamente insieme. È nella coesione che una società cresce meglio e di più”, ha dichiarato ancora Mattarella.

Il presidente della Repubblica ha proseguito allargando lo sguardo al mondo del lavoro. “Le imprese generano valore ma non fanno tutto da sole – ha detto -. Hanno bisogno di un terreno fertile nel quale far maturare i progetti. E centrale è il capitale umano, costituito da persone poste nelle condizioni di esprimersi al meglio e di essere libere dal bisogno. Occorre uno sguardo di ampia visione che, accanto alle necessarie scelte congiunturali, si proponga strategie adeguate nel farsi carico del malessere, del senso di insicurezza per il futuro che sovente i giovani avvertono, del timore di asservimento o di emarginazione. Tanto più in questi tempi così tumultuosi e incerti”.

Infine, il capo dello Stato ha commentato lo scenario internazionale. “Insensate guerre di aggressione, delegittimazione del diritto internazionale, barriere protezionistiche, politiche neo-imperialistiche, l’insicurezza delle rotte marittime, rincari dell’energia che ne sono derivati e che alimentano l’inflazione, pretese neo-monopoliste: tutti questi dissennati fenomeni stanno producendo effetti gravemente negativi sulle catene del valore, sulla libertà dei commerci e si riflettono sulle stesse libertà del nostro modello di vita, con cosiddetti magnati, insofferenti alle regole della comunità, siano esse statuali o sovranazionali, con assurde inaccettabili pretese in settori nevralgici della vita internazionale”.

L'articolo Mattarella: “Non si guardi ai giovani con indifferenza o meschina sottovalutazione. Cruciali per la società e la nostra economia” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Milano, Mattarella: “Violenze inaccettabili, serve un’analisi approfondita”. Il Governo prepara la stretta: 500 militari in più in città

20 October 2026 at 06:06

Le violenze che nel fine settimana hanno sconvolto il centro di Milano arrivano sul tavolo del Governo e provocano l’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Mentre Palazzo Chigi prepara un nuovo decreto sicurezza, con misure più severe contro i responsabili dei disordini e l’ipotesi di inviare altri 500 militari nel capoluogo lombardo, il capo dello Stato invita a non fermarsi alla sola risposta repressiva, ma ad approfondire le caratteristiche di un fenomeno che presenta elementi di novità rispetto al passato.

“Ogni violenza è inaccettabile”, ha affermato Mattarella, esprimendo solidarietà alle forze dell’ordine e sottolineando la necessità di “un’analisi intelligente e approfondita” di quanto accaduto. Il presidente ha richiamato l’attenzione sulle violenze che sembrano esplodere in maniera inattesa per mano di “soggetti inediti”, una circostanza che pone interrogativi sui quali, ha osservato, occorre riflettere sotto diversi profili.

Mattarella e gli scontri di Milano: “Soggetti inediti, bisogna riflettere”

Il riferimento è soprattutto alla composizione dei gruppi che hanno preso parte ai saccheggi e alle devastazioni di Milano, dove tra i protagonisti delle violenze sono emersi numerosi giovanissimi, anche minorenni, non necessariamente riconducibili alle tradizionali organizzazioni politiche antagoniste. Un elemento che distingue quanto accaduto nel weekend del 17 e 18 ottobre dalle manifestazioni violente del passato e che, secondo il Quirinale, richiede strumenti di interpretazione nuovi, oltre a un rafforzamento delle attività di prevenzione e controllo.

Le parole di Mattarella arrivano mentre sono in corso interlocuzioni tra Palazzo Chigi e il Colle sul decreto che l’esecutivo intende portare in Consiglio dei ministri martedì 20 ottobre. Il provvedimento è ancora al vaglio degli uffici legislativi, anche per valutare eventuali criticità di natura costituzionale.

Il Governo prepara il decreto sicurezza: fermo preventivo fino a 24 ore

La linea dell’esecutivo, emersa dal vertice sull’ordine pubblico presieduto dalla premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, è quella di una risposta immediata. “Lo Stato darà una risposta ferma” è il messaggio che sarebbe arrivato dalla riunione, alla quale hanno partecipato rappresentanti del Governo, vertici delle forze di polizia e dell’intelligence. Tra le misure allo studio figura l’estensione del fermo preventivo anche ai minorenni, con la possibilità di portarne la durata dalle attuali 12 ore fino a 24. Si valuta inoltre il ricorso all’arresto in flagranza differita per i responsabili di danneggiamenti commessi in gruppo e l’introduzione di ulteriori strumenti di prevenzione nei confronti delle persone considerate pericolose per l’ordine pubblico. Alcune delle disposizioni potrebbero essere recuperate dal disegno di legge sulla sicurezza approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso luglio e attualmente all’esame del Senato.

A rivendicare la stretta è soprattutto la Lega. Il vicepremier Matteo Salvini ha parlato di una “vittoria della Lega”, mentre i sottosegretari Nicola Molteni e Andrea Ostellari hanno anticipato altri possibili contenuti del decreto: dal rafforzamento dell’avviso orale del questore all’introduzione del danneggiamento aggravato, fino all’arresto obbligatorio per i reati di devastazione durante le manifestazioni, con possibilità di arresto differito entro 48 ore. Su questi ultimi aspetti, tuttavia, sarà necessario verificare la formulazione definitiva delle norme, dal momento che alcuni degli strumenti annunciati sono già previsti dall’ordinamento.

Milano, in arrivo altri 500 militari. Crosetto: “Poteri di polizia per tre mesi”

Per Milano la principale novità potrebbe essere rappresentata dal rafforzamento dell’operazione Strade Sicure, con l’invio di ulteriori 500 militari a supporto delle forze dell’ordine. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha spiegato che il Governo sta lavorando anche a una modifica temporanea delle attribuzioni del personale impiegato sul territorio. “Abbiamo necessità che domani il Cdm approvi delle norme che consentano loro di poter agire come le forze di polizia, solo nel tempo necessario per dare supporto a Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza (cioè 3 mesi), di fronte a fenomeni come quelli cui abbiamo assistito”, ha scritto il ministro su X nella serata di lunedì. Non si tratterebbe dunque soltanto di aumentare la presenza dei militari nelle strade, ma di consentire loro, per un periodo limitato, di svolgere ulteriori funzioni operative a sostegno delle attività di sicurezza.

Nella definizione delle misure dedicate a Milano emerge anche il ruolo del sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago, uno dei nomi al centro delle valutazioni del centrodestra per la candidatura a sindaco alle elezioni comunali del 2027. È stato lo stesso Crosetto a ringraziarlo pubblicamente per il lavoro svolto: “Il sottosegretario Perego da alcuni giorni sta lavorando con gli uffici legislativi del Ministero per consentire di poter aumentare i militari a supporto delle forze di polizia a Milano”. Un coinvolgimento che colloca Perego al centro di uno dei dossier più delicati per il capoluogo lombardo, proprio mentre la sicurezza torna a imporsi come tema prioritario del confronto politico cittadino.

L'articolo Milano, Mattarella: “Violenze inaccettabili, serve un’analisi approfondita”. Il Governo prepara la stretta: 500 militari in più in città proviene da Affaritaliani.it.

Presidente italiano condena violência nos distúrbios e manifesta total solidariedade com polícias

20 October 2026 at 00:16

O presidente italiano, Sergio Mattarella, classificou esta segunda-feira, 19 de outubro, como inaceitável a violência ocorrida durante distúrbios em Milão no fim de semana, e manifestou total solidariedade aos agentes das forças de segurança, muitos dos quais ficaram feridos.

“Trata-se de um serviço que envolve garantir a segurança dos nossos municípios e cidades, locais onde qualquer forma de violência é inaceitável. A minha total solidariedade vai para as forças de segurança”, destacou Mattarella durante a cerimónia de abertura da 39.ª Assembleia Nacional das Províncias de Itália (UPI).

Mattarella acrescentou que a violência partiu de novos tipos de atores e que é necessária uma análise aprofundada sobre os distúrbios.

“É necessária uma análise inteligente e aprofundada”, aliada a uma “vigilância atenta, capaz de combater a violência” proveniente de “novos tipos de atores”, destacou, citado pela agência de notícias ANSA.

Os procuradores da região da Lombardia referiram hoje que os distúrbios ocorridos em Milão no fim de semana revelaram atos destrutivos de uma violência rara, que foram essencialmente praticados por jovens adultos.

Os detidos no sábado por causa dos tumultos no centro de Milão, durante os quais lixeiras, pedras de pavimentação e outros objetos foram arremessados contra as forças de segurança, demonstraram “uma facilidade absoluta em improvisar atos destrutivos de violência rara”, além de uma “capacidade criminosa significativa” e uma total ausência de “autocontrolo”, segundo o Ministério Público.

Os distúrbios em Milão resultaram na detenção e identificação de cerca de 160 pessoas, quase todas jovens, muitas delas incluindo menores, que agiram com os rostos tapados.

A primeira-ministra, Giorgia Meloni, cujo governo de coligação entre a direita e a extrema-direita terá de enfrentar novas eleições em 2027, condenou no sábado os agitadores “que aproveitam as manifestações para semear o caos, agredir quem garante a segurança e tomar como reféns cidades inteiras”.

Meloni reuniu hoje, em Roma, vários ministros com atribuições na área da segurança, bem como dirigentes das forças de segurança e dos serviços de informações.

A reunião, segundo as mesmas fontes, serviu para analisar diferentes medidas propostas pelas forças policiais, visando reforçar a prevenção deste tipo de ocorrências.

Está prevista para terça-feira a realização de um Conselho de Ministros, segundo fontes ligadas ao processo citadas pela agência Efe.

O governo decidiu agir depois de alguns protestos realizados no domingo, motivados pelo aumento do custo de vida, terem degenerado em violentos distúrbios e pilhagens no centro de cidades como Turim, Bolonha e Milão (norte), esta última considerada a capital económica do país.

Para já, não se sabe exatamente quais as medidas que serão aprovadas, mas alguns órgãos de comunicação social locais avançam que se tratará de um decreto-lei, um instrumento utilizado em situações de urgência, que necessita de ser ratificado pelo Parlamento no prazo de 60 dias.

Mas Matteo Salvini, vice-primeiro-ministro, ministro dos Transportes e líder do partido de extrema-direita Liga anunciou hoje que cerca de 500 soldados adicionais vão ser mobilizados para defender Milão após os distúrbios.

Salvini revelou nas redes sociais que esta é uma das medidas que integrará o decreto de segurança a apresentar na terça-feira, classificando o feito como uma vitória da Liga.

A oposição de centro-esquerda criticou o governo de Meloni por considerar medidas de segurança em resposta a estes atos, sem, no entanto, abordar as causas económicas que geram indignação entre os italianos, como é o caso dos transportadores que mantêm uma greve no sul do país devido ao aumento dos preços dos combustíveis.

Scontri a Milano, Mattarella: “Violenze esplose in modo inatteso da soggetti inediti, occorre un’analisi approfondita”

19 October 2026 at 18:12

“Occorre un’analisi intelligente e approfondita” per delle violenze che arrivano da “soggetti inediti“. A dirlo è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo sul tema degli scontri e della guerriglia urbana che ha interessato nel weekend, in particolare, la città di Milano. I soggetti inediti sono quei giovani – molti dei quali minorenni, anche 12enni – protagonisti delle devastazioni nel capoluogo lombardo. Il Capo dello Stato affronta l’argomento nel corso del suo intervento all’Assemblea nazionale delle province italiane.

Mattarella ha parlato della necessità di elaborare “un’attenta vigilanza in grado di contrastare violenze che sembrano esplodere in modo inatteso da soggetti inediti, condizione quest’ultima che pone interrogativi su cui riflettere sotto diversi profili”. Presidente della Repubblica che ha espresso anche la sua solidarietà agli agenti: “È un servizio che passa dalla garanzie di sicurezza dei nostri comuni e dei nostri borghi dove ogni violenza è inaccettabile: alle forze dell’ordine va la piena solidarietà”, ha sottolineato.

Mentre il Capo dello Stato parla della necessità di “analisi approfondita” e di “attenta vigilanza”, la seconda carica dello Stato scende invece in piazza. Ignazio La Russa, infatti, ha preso parte a Milano al presidio del centrodestra a sostegno delle forze dell’ordine, dei commercianti danneggiati e dei cittadini. “Chi ci mette il però aizza le piazze” così come “chi liscia il pelo a una protesta violenta e chi non la condanna fino in fondo”, ha dichiarato il presidente del Senato parlando con i giornalisti in piazza San Carlo, a poca distanza dal Duomo. La Russa ha citato anche le frasi Mario Calabresi, candidato sindaco a Milano: “Quando si condanna la violenza non ci vuole nessun però, si condanna la violenza punto”, ha detto l’esponente di Fdi.

L'articolo Scontri a Milano, Mattarella: “Violenze esplose in modo inatteso da soggetti inediti, occorre un’analisi approfondita” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Mattarella contro l’eccesso di ‘giornate nazionali’: lo stesso discorso andrebbe esteso ai festival

16 October 2026 at 16:48

La sortita del Presidente Mattarella rispetto all’esigenza di contenere la proliferazione delle “giornate nazionali”, per ridurre il rischio di deriva inflattiva che determina la sostanziale inefficacia delle stesse, stimola una riflessione in coloro che credono (ancora) in uno Stato che sappia sviluppare una sana politica culturale.

Il nostro Presidente si è mai posto un quesito “simile”, rispetto alla gran quantità di festival che durante l’anno si svolgono in tutta Italia?! Senza dubbio, si tratta di una ricchezza del nostro territorio, e in alcuni casi sono anche veri e propri preziosi presidi culturali sopravvivenziali, in zone del nostro Paese che soffrono di una tremenda desertificazione (ci sono migliaia di comuni nei quali non ci sono più teatri, non ci sono più cinematografi, non ci sono più nemmeno edicole!). Un monitoraggio curato da alcuni anni dal centro di ricerca indipendente che presiedo, IsiCult, ha censito oltre 4mila festival in tutto il Paese, e crescono di decine e decine ogni anno (e altrettanti muoiono, quasi sempre a causa di deficit di sostegno pubblico).

Si tratta dell’iniziativa “Italia dei Festival” (www.italiadeifestival.it), che beneficia di un modesto contributo della Direzione Cinema e Audiovisivo come “progetto speciale” (per l’anno 2024 e per l’anno 2025).

Spesso si tratta di piccole iniziative, che potrebbero ben svilupparsi con sovvenzioni di poche decine di migliaia di euro, ma la macchina burocratica del Ministero della Cultura attribuisce sostegni ad una minima parte del totale dei festival italiani. Si tratta indicativamente di circa 600 festival l’anno, su un totale di oltre 4mila. Quelli non “premiati” dal Mic riescono a vivere (spesso soltanto a sopravvivere) grazie a contributi delle Regioni, dei Comuni, delle fondazioni ex bancarie, di sponsor privati.

IsICult sta cercando di costruire una mappatura dei festival anche dal punto di vista economico-finanziario, con grande difficoltà perché i livelli di trasparenza non sono sempre eccellenti. In verità, questo dataset dovrebbe essere costruito dallo stesso MiC, ma pare che, nel corso dei decenni, nessuno ci abbia pensato…

Nell’economia festivaliera italica, emergono poi i “big”, ovvero una ventina di festival che sono classificati come nazionali e speciali – con criteri spesso misteriosi – che beneficiano di sovvenzioni a botte di milioni di euro, con una quantificazione sganciata da criteri oggettivi, ma determinata dalla discrezionalità del Principe di turno: tra questi, uno di quelli che spicca è senza dubbio il Festival del Cinema di Roma, che si sta svolgendo in questi giorni.

Qualcuno si è mai preso la briga di comprendere se questo festival (che ha un budget di 8 milioni di euro) determina reali ricadute concrete nel sistema cinematografico nazionale?! Esattamente come per Venezia, si pone come simpatica vetrina per cinefili, con red carpet integrato, ma poco più di sostanziale, considerando che la gran parte dei film che propone non hanno poi alcuno sbocco nel mercato cinematografico. Si tratta di festival che costano molti milioni di euro di danaro del contribuente, danno certamente lavoro a decine e centinaia di persone, ma che non modificano l’audience cinematografica in modo sostanziale.

La questione riguarda ovviamente anche la stessa Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia: contribuisce – al di là del red carpet appunto – a promuovere realmente la fruizione di cinema (e magari di cinema nazionale), o si tratta di una grande “macchina burocratico-culturale” autoriferita ed autoreferenziale?! Altresì dicasi per il David di Donatello… Quanti piccoli festival potrebbero essere sostenuti con una parte del sostegno pubblico assegnato a grandi kermesse come Venezia e Roma e poche altre dell’eletta schera?!

Queste patologie riguarda le “giornate nazionali” così come i… “comitati nazionali”, ai quali il Presidente della Repubblica non ha ancora (non ancora?!) dedicato attenzione. In sostanza, così come a livello nazionale non si dispone di vere “valutazioni di impatto” (né per il cinema e l’audiovisivo, né per lo spettacolo dal vivo, che complessivamente assorbono oltre 1 miliardo di sovvenzioni da parte del MiC), a livello territoriale lo Stato non dispone di strumentazione adeguata per ben valutare il senso delle iniziative culturali.

Il discorso va ben oltre lo specifico festivaliero. Senza dimenticare la gran quantità di danari che il MiC assegna direttamente a Cinecittà s.p.a. con assoluta discrezionalità, senza rendere conto a nessuno, per i cosiddetti “progetti speciali”: basti pensare alle decine di milioni di euro ogni anno di una incerta campagna promozionale – con zero trasparenza – tanto cara alla Sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni, qual è “Cinema Revolution”, oppure al misterioso progetto “Rambaldi”, gestito dal “Comitato Nazionale per le Celebrazioni del 100° anniversario della nascita di Carlo Rambaldi”.

Trattasi di 1,6 milioni di euro (perché non 2 o 3?!), con un “Comitato Nazionale” la cui presidenza è stata affidata (non si sa bene da chi) a Chiara Sbarigia, Presidente da anni dell’Associazione Produttori Audiovisivi (Apa), già Presidente di Cinecittà, nonché ancora oggi consigliere di fiducia della Sottosegretaria Borgonzoni…

E che dire – ancora? – dei 2,2 milioni (perché non 3 o 4?!) di euro che Cinecittà ha concesso graziosamente all’Italian Global Series Festival per l’edizione 2025. Iniziativa anch’essa promossa dall’Apa presieduta da Chiara Sbarigia… L’elenco completo sarebbe troppo lungo. E sconfortante. E nel frattempo, sul territorio centinaia e centinaia di piccoli festival boccheggiano.

Giochi di palazzo, capitale relazionale, conventicole e lobby, amichettismi diffusi e trasversali… A nessuno sembra interessare la verifica della reale efficacia (ovvero inefficacia) del sostegno pubblico alla cultura. Prevale discrezionalità ed opacità. E sempre latente è il rischio di clientelismo, di asimmetrie: sostanzialmente di ingiustizie. Con buona pace della tanto decantata meritocrazia e – in fondo – della democrazia culturale.

L'articolo Mattarella contro l’eccesso di ‘giornate nazionali’: lo stesso discorso andrebbe esteso ai festival proviene da Il Fatto Quotidiano.

Dagli abiti storici alla “Meraviglia”: l’Italia delle 51 giornate nazionali. E FdI vuole quella del panettone in piena estate

15 October 2026 at 18:08

C’è la Giornata nazionale degli alberi, quella del mare e della cultura marinara, quella degli abiti storici e persino quella della Meraviglia. Fratelli d’Italia, intanto, propone anche la Giornata nazionale del panettone, il 24 luglio, in piena estate. Il calendario della Repubblica italiana è ormai sempre più affollato: le Giornate nazionali e le solennità civili non festive istituite per legge sono arrivate a quota 51, tanto che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato oggi Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana – rispettivamente presidente del Senato e della Camera – invitandoli a contenere la proliferazione delle ricorrenze e a individuare criteri più omogenei per la loro istituzione.

Il problema alla base è cche la loro moltiplicazione finisca per indebolirne il significato. Il Parlamento ha istituito 36 nuove giornate nelle ultime tre legislature, venti delle quali nell’attuale. Una crescita che ha spinto il capo dello Stato a sollecitare una riflessione sull’opportunità di continuare ad aggiungere ricorrenze al calendario nazionale senza una linea comune. Le Giornate nazionali sono occasioni istituite per legge per commemorare eventi storici, ricordare vittime, valorizzare patrimoni culturali o sensibilizzare l’opinione pubblica su determinati temi. Non sono, però, festività: non comportano quindi un giorno di vacanza per i cittadini, anche se scuole, università e amministrazioni pubbliche spesso sono chiamate a organizzare incontri, cerimonie e iniziative dedicate.

Nell’elenco delle ricorrenze già approvate convivono commemorazioni dal forte valore storico e civile e giornate dedicate ad ambiti più specifici. Tra le prime figurano il Giorno della Memoria, il 27 gennaio, dedicato alle vittime della Shoah, il Giorno del Ricordo, il 10 febbraio, per le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata, e la Giornata della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi, il 9 maggio. Ci sono poi la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia di coronavirus, il 18 marzo, quella dedicata alle vittime dei disastri ambientali e industriali, con particolare riferimento al Vajont, e il Giorno della Libertà, il 9 novembre, che ricorda la caduta del Muro di Berlino.

Accanto a queste ricorrenze trovano spazio iniziative dedicate alla cultura, all’ambiente e alle tradizioni. Il 21 novembre si celebra la Giornata nazionale degli alberi, l’11 aprile quella del mare e della cultura marinara, il 21 febbraio la Giornata nazionale del Braille e il 24 ottobre quella dello spettacolo. Il 5 febbraio è invece dedicato alla prevenzione dello spreco alimentare. Tra le ricorrenze più recenti figurano la Giornata nazionale della Meraviglia, fissata all’11 ottobre, e la Giornata nazionale del riciclo della carta, prevista per il 18 settembre. Nell’elenco rientrano anche il Giorno del dono e la Giornata nazionale degli abiti storici, a testimonianza di un calendario che si è progressivamente esteso a settori molto diversi della vita sociale e culturale.

Una delle prime tappe di questo percorso risale al 1977, quando fu istituita la solennità civile del 4 ottobre, dedicata a San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena, patroni d’Italia. Dal 2026, in seguito a una legge approvata nel 2025, il 4 ottobre è tornato a essere anche una festività nazionale. Se le 51 ricorrenze già istituite non bastassero, nelle commissioni parlamentari sono in discussione numerose altre proposte. Tra quelle più curiose c’è appunto la Giornata nazionale del panettone italiano, promossa da Fratelli d’Italia e prevista per il 24 luglio, quando il dolce simbolo del Natale sarebbe celebrato in piena estate.

Il Movimento 5 Stelle ha invece avanzato proposte per una Giornata nazionale dell’ecospiritualità, mentre la Lega punta a valorizzare dialetti e lingue locali. Tra le iniziative presentate figurano anche giornate dedicate al silenzio, alla ristorazione, al patrimonio caseario italiano, alla gentilezza e alle botteghe storiche. L’elenco comprende inoltre proposte per celebrare la sartoria tradizionale italiana, gli antichi mestieri, la cultura motociclistica, il diritto al divertimento in sicurezza, la salute e il benessere nelle città, il consumo consapevole dei prodotti di qualità e l’educazione ai sentimenti. Non mancano iniziative sulla cittadinanza digitale, sul merito pubblico e sulla figura del formatore. Per la scrittura a mano, infine, è stata proposta persino una settimana nazionale.

Si tratta, per ora, di progetti non ancora approvati, il cui iter potrebbe risentire del richiamo del presidente della Repubblica. Il monito di Mattarella punta infatti a riportare ordine in un sistema nel quale le ricorrenze si sono moltiplicate nel corso degli anni senza una cornice uniforme.

L'articolo Dagli abiti storici alla “Meraviglia”: l’Italia delle 51 giornate nazionali. E FdI vuole quella del panettone in piena estate proviene da Il Fatto Quotidiano.

Mattarella richiama La Russa e Fontana: “Troppe giornate nazionali, contenetevi”

15 October 2026 at 14:49

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dice sì all’istituzione della giornata nazionale del riciclo della Carta, ma perde la pazienza e invia una lettera ai presidenti del Senato e della Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana. Il contenuto? Una “lamentela” per il numero troppo alto di giornate dedicate a uno o all’altro argomento. Il presidente della Repubblica ha infatti spiegato di aver dato seguito alla richiesta “non sussistendo profili di incostituzionalità“, ma facendo presente “che il numero delle leggi che istituiscono giornate per segnalare valori, eventi, propositi, emozioni o aspetti della vita sta vertiginosamente aumentando, senza che siano emersi in proposito criteri omogenei”.

Un avvertimento supportato da dati: “Nelle ultime tre Legislature ne sono state approvate — istituendo le relative giornate — trentasei, di cui venti nel corso di questa Legislatura”, sottolinea il capo dello Stato avvertendo che questo incide in maniera “sempre più difficile, addirittura inverosimile” nei compiti richiesti, ad esempio, alle scuole. “Oltre alle feste nazionali – spiega infatti – il numero di queste giornate è ormai di cinquantuno: la maggior parte di esse — con formula standardizzata — prevede la promozione di iniziative ad opera di uffici ed enti pubblici, particolarmente delle scuole, e talvolta anche delle università, prevedendo che svolgano attività didattiche o divulgative sul tema della singola legge”.

Tra questo alto numero di giornate dedicate ce ne sono alcune che svolgono un compito significativo di ricordo o di messaggio valoriale, “ma non tutte appaiono avere la stessa levatura“, precisa poi ancora Mattarella. In conclusione il presidente della Repubblica ha così chiesto di contenersi nell’istituzione delle giornate in questione: “Avverto quindi l’esigenza di esortare a contenere in termini ragionevoli la tendenza ad accrescere i giorni dedicati, il cui numero, del resto, rende ormai sostanzialmente impossibile nei fatti un’autentica efficacia delle loro previsioni, che potrebbero essere adeguatamente perseguite mediante strumenti diversi dalla legge”.

Successivamente, fonti vicine a Ignazio La Russa, hanno fatto sapere che il presidente del Senato condivide il richiamo arrivato da Mattarella sull’eccessivo aumento delle Giornate nazionali, dedicate a vari temi. Per La Russa “purtroppo gli strumenti a disposizione per limitare l’istituzione di tali ricorrenze sono solo di moral suasion ma – riferiscono fonti vicine al presidente di Palazzo Madama – condivide il pensiero del Capo dello Stato”. Per moral suasion si intende, in parole povere, una forma di pressione esercitata attraverso la persuasione, senza imporre direttamente un obbligo o una sanzione.

L'articolo Mattarella richiama La Russa e Fontana: “Troppe giornate nazionali, contenetevi” proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌