❌

Reading view

“Devo scegliere se pagare l’affitto o lo psichiatra. Mi hanno chiesto anche 700 euro per una stanza”

“Il lavoro paga poco e la vita costa troppo” è lo slogan dell’assemblea cittadina convocata a Roma da “Piamo casa”, movimento di mobilitazione e protesta contro il caro affitti e la speculazione immobiliare. Le tende degli studenti, in protesta contro il caro affitti, hanno lasciato Montecitorio per spostarsi in piazza del Popolo e oggi sono tornate davanti all’università Sapienza. Tra le voci dei manifestanti c’è quella di Sara, studentessa di 26 anni della facoltà di Storia dell’arte, che da quando non fa più le supplenze come maestra vive in una situazione economica precaria e ha dovuto comunicare alla proprietaria di casa la disdetta dell’affitto, perché non può più permetterselo. “Questo mese ho dovuto scegliere se pagare l’affitto o la psichiatra”, racconta la studentessa, che da un anno è in cura per depressione e disturbo da deficit di attenzione/iperattività, noto come Adhd.

Secondo lei queste proteste possono davvero fare la differenza o rischiano di rivelarsi inefficaci?
Credo che le proteste siano utili, quantomeno per porre l’attenzione sull’emergenza abitativa che c’è in molte città d’Italia, non solo a Roma. Quando riesco anche io vado in piazza a manifestare, faccio volontariato per “Nonna Roma”, che è un’associazione di mutuo soccorso per contrastare la povertà, l’esclusione sociale e le disuguaglianze, quindi provo a fare la mia parte. Spero che in qualche modo le voci di noi studenti in piazza riescano a fare scalpore.

Vede i presupposti per un dialogo con la politica o teme un ulteriore disinteresse?
Sinceramente, anche guardando alle lotte passate, non credo che il governo potrà darci risposte concrete, al massimo un “contentino”, ma niente di rilevante come sempre. L’esempio più recente che mi viene in mente è Spin Time, il centro sociale che a luglio è stato sgomberato dopo un incendio. In via Santa Croce in Gerusalemme c’è stato un presidio per un mese, con le tende e l’assistenza che arrivava da più parti per le persone sfrattate. Ma alla fine si è risolto in un nulla di fatto e non si sa che fine farà l’edificio.

Quali sono le alternative per continuare a vivere e studiare a Roma?
Sto cercando un’altra stanza, con un affitto più accessibile rispetto a quello attuale, ma i prezzi stanno salendo in maniera imbarazzante. Mi hanno chiesto anche 700 euro per una stanza a piazza Bologna (zona universitaria ndr). Se non dovessi trovare un’alternativa sarò costretta a tornare in Abruzzo dai miei e non frequentare più i corsi della magistrale in Storia dell’Arte. L’alternativa sarebbe appoggiarmi ogni tanto a casa di amici, ma con i miei problemi psichiatrici ho bisogno di un posto stabile, altrimenti non reggerei mentalmente.

Quali sono le sue fonti di reddito per pagare un affitto?
Finora i miei genitori mi hanno aiutata, ma adesso sono entrambi senza lavoro per problemi di salute, quindi a casa non ci sono soldi. Fino all’anno scorso mi chiamavano per fare le supplenze in una scuola elementare e con una settimana di lavoro riuscivo a garantirmi almeno l’affitto. Puntavo sul servizio civile, ma non mi hanno presa. Adesso ho iniziato a fare la babysitter, ho fatto per un po’ di tempo la comparsa nei film a Cinecittà, ma mi davano 130 euro per tre giornate in cui non avevo neanche il tempo per bere dell’acqua, infatti ho preso i farmaci a orari sfalsati.

Quali sono le alternative abitative che sta prendendo in considerazione in questo momento?
Ho visto un paio di case, ma quelle che posso permettermi hanno più di quattro persone nell’appartamento – con un solo bagno – oppure sono distanti dall’università. Girano un sacco di annunci truffa purtroppo, incluso un ragazzo che mi ha chiesto se quando vado in bagno mi chiudo a chiave e se per me è un problema fare i miei bisogni davanti a lui o altre persone.

Quali sono i costi che deve sostenere ogni mese?
Oltre all’affitto pago la psicologa e la psichiatra. A questo si aggiungono bollette, sempre più care, condominio, tasse universitarie e dovrò pur mangiare in qualche modo. Questo mese con i 400 euro che avevo a disposizione, ho dovuto decidere cosa pagare. Ho scelto di dare priorità alla mia salute mentale perché dopo il cambio della terapia farmacologica devo monitorare gli effetti collaterali. Quindi l’affitto l’ho pagato con un ritardo di dieci giorni.

Ci sono dei sussidi per coprire almeno le spese per la salute mentale?
La Sapienza l’anno scorso ha erogato un bando di 1000 euro per rimborsare le spese per la salute mentale, con il caricamento delle ricevute. Con la diagnosi di depressione e Adhd non ho diritto a nessun tipo di esenzione dalle tasse universitarie.

E il Servizio sanitario nazionale?
Ho provato a chiedere più volte a Roma, ma dato che sono fuori dalla mia Regione, i tempi si allungano. Con l’impegnativa del medico che prevedeva una visita entro 10 giorni, mi sono rivolta al centro di salute mentale di Teramo a luglio, ma la prima visita disponibile era a novembre.

Come pensa di gestire studio, lavoro e terapia?
Non è semplice e mi sento in ritardo su tutto, un po’ come molti studenti della nostra generazione. Con la laurea triennale in lettere non ti assume nessuno. Fare la maestra di sostegno mi dava un motivo per andare avanti, oltre a un grande aiuto economico. Al momento rimango in attesa di trovare un lavoro, anche perché non so come farò a pagare i prossimi affitti per rimanere nella città in cui ho scelto di vivere.

L'articolo “Devo scegliere se pagare l’affitto o lo psichiatra. Mi hanno chiesto anche 700 euro per una stanza” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Il parametro scelto per il bonus affitto ai genitori separati produce effetti paradossali

Un decreto interministeriale fissa l’importo del bonus affitto per i genitori separati e i criteri per assegnarlo. Che non usano l’Isee, ma molto discutibili soglie reddituali e punteggi per patrimonio e numero di figli. Produrrà situazioni insensate.

di Maria Cecilia Guerra (Fonte: lavoce.info)

La legge di bilancio per il 2026 ha previsto l’introduzione di un fondo, con una dotazione di 20 milioni annui, finalizzato a finanziare un sostegno abitativo a favore dei genitori separati o divorziati, con figli a carico di età non superiore ai 21 anni, che non risultino assegnatari dell’abitazione familiare di proprietà. Un sostegno su cui ci sarebbe da discutere, ad esempio perché si preoccupa del genitore separato che deve affrontare il costo di un affitto, solo se lui, il coniuge o i figli conviventi sono proprietari della casa familiare che viene assegnata all’altro genitore, come se i non proprietari non dovessero anch’essi affrontare un affitto in più a seguito di una separazione. Considera inoltre solo le coppie legalmente sposate, pur in presenza di un provvedimento del tribunale relativo all’affidamento e al mantenimento dei figli.

Pochi giorni fa, a ben dieci mesi di distanza, è stato approvato il decreto interministeriale del ministero delle Infrastrutture e trasporti e del ministero dell’Economia e finanze, che fissa l’importo del bonus, pari al 50 per cento del canone annuale di affitto fino a un massimo di 6mila euro annui, e individua i criteri, fra cui la prova dei mezzi, per l’esclusione dal beneficio e le graduatorie di accesso. È su questi criteri che ci si soffermerà qui.

Il reddito individuale come indicatore della condizione economica

Il requisito economico per accedere al bonus previsto sarà il reddito individuale che risulta dall’ultima dichiarazione e non l’Isee. In questo modo, dice Matteo Salvini, si va incontro al ceto medio con un reddito fino a 35mila euro che sarebbe altrimenti escluso da soglie Isee che privilegiano i più poveri.

Una dichiarazione in linea con tutte quelle che continuano ad attribuire all’Isee le difficoltà di accesso a questo o quel servizio, a questa o quella prestazione, ma assolutamente sbagliata. La limitazione non dipende dall’Isee, ma dal fatto che l’accesso è selettivo: non è riservato a tutti i potenziali beneficiari, cioè a tutti quelli che ne avrebbero bisogno, perché le risorse messe a disposizione sono insufficienti. Viene allora limitato sulla base di graduatorie o sulla base di un indicatore della condizione economica. L’indicatore utilizzato, qualunque esso sia, non allarga o restringe la platea, che dipende da quante sono le risorse in campo, stabilisce solo un ordinamento: chi è davanti in graduatoria e chi è dietro e può restare escluso.

Per questo è una scelta delicata. Per questo l’Isee non è stato inventato a caso, ma riformato dal 2014 alla luce dell’esperienza decennale precedente, attraverso il confronto con le istituzioni e le parti sociali, e tenendo conto dei criteri suggeriti dagli studi scientifici a disposizione, ad esempio quelli relativi alla scala di equivalenza che permette di confrontare la situazione economica di nuclei familiari con un differente numero di membri. Ovviamente, come tutti gli strumenti, l’Isee è modificabile e migliorabile alla luce anche di eventuali problematiche legate al suo funzionamento. Ma è stato posto come Livello essenziale delle prestazioni, Lep, per cui esiste l’obbligo di utilizzarlo in tutte le prestazioni che a livello locale e nazionale fanno riferimento alla prova dei mezzi, proprio per evitare quel proliferare di misure discrezionali, casuali, che aveva dato luogo, nel periodo antecedente alla sua introduzione, a risultati paradossali: un utente che risultava “ricco” in base ai criteri utilizzati per l’accesso a un certo servizio e “povero” in base ai differenti criteri utilizzati per l’accesso a un altro servizio, addirittura nello stesso comune.

Il decreto 200/2026 viola questo principio: non adotta l’Isee ma fa riferimento unicamente al reddito individuale dell’ultima dichiarazione. Un indicatore troppo povero di informazioni sulla reale condizione economica del potenziale beneficiario del bonus.

Con quali conseguenze?

La caratteristica fondamentale dell’Isee è di valutare la condizione economica non su base individuale ma con riferimento al nucleo familiare. Una persona può infatti essere povera individualmente ma vivere in un nucleo in cui beneficia del reddito percepito dagli altri componenti. Viceversa, può stare bene individualmente ma doversi poi occupare di un insieme ampio di persone non autonome economicamente, come ad esempio minori o persone con gravi disabilità. Regole specifiche servono a tenere conto dei doveri economici che i genitori separati hanno nei confronti dei figli anche non conviventi.

In base al decreto 200/2026, invece, ad esempio: un genitore separato con un reddito di 37mila euro e 4 figli a carico sarà escluso, quello con 33mila euro e un solo figlio a carico potrà invece aspirare ad ottenere il beneficio.

L’Isee tiene poi conto di tutti i redditi, compresi quelli finanziari, che non sono dichiarati in Irpef. Il nuovo indicatore proposto invece non considera i redditi finanziari. Sulla base della norma generale dovrebbe fare riferimento anche ai redditi tassati fuori dall’Irpef, come quelli degli autonomi in regime forfetario, o degli affitti sottoposti alla cedolare secca. Vedremo se almeno questa norma verrà rispettata.

Inoltre, l’Isee è un indicatore misto: tiene conto, oltre al reddito, anche del patrimonio, nell’assunto che a parità di reddito chi possiede un patrimonio, al di sopra di certe franchigie, si trovi in una situazione economica migliore. La franchigia è molto elevata per la prima casa, ma correlativamente si esclude dal reddito la spesa per affitto per chi non ha la casa di proprietà. In base al decreto 200/2026, invece, ad esempio: un genitore separato con un reddito di 34mila euro e attività finanziarie pari a 50mila euro, potrà aspirare a prendere il bonus, quello con un reddito di 35.100 euro e attività finanziarie pari a 5mila euro no.

Esclusioni e punteggi per patrimonio immobiliare e figli

Del patrimonio e dei figli a carico il decreto interministeriale 200/2026 tiene conto, non con l’Isee, ma nelle regole di esclusione e nei punteggi. Lo fa in modo rozzo, generando ulteriori effetti paradossali.

Dalla interazione fra il criterio reddituale prescelto e le altre regole di esclusione previste emerge ad esempio che: un genitore separato con un reddito di 34mila euro, e una casa di proprietà a più di 50 chilometri di distanza dal comune ove è collocata l’abitazione familiare di proprietà può aspirare al bonus, quello con un reddito di 36mila euro ma senza alcun patrimonio immobiliare non lo prenderà. Analoghi effetti paradossali emergono dai punteggi assegnati per stabilire le graduatorie di accesso al bonus: un genitore separato con un reddito di 24.900 euro e solo un figlio, a parità di altre condizioni, passerà davanti in graduatoria a quello con un reddito di 25.100 euro e due figli a carico.

Verità e bugie

Nella sua dichiarazione sugli effetti del nuovo indicatore Salvini dice quindi una verità e una bugia. La verità: abbandonare l’Isee avrà l’effetto di riconoscere il bonus anche a persone che stanno abbastanza bene, al prezzo però di escludere persone che stanno abbastanza male – cosa su cui invece tace. La bugia: con l’abbandono dell’Isee, il numero di genitori che alla fine prenderà il bonus non si amplia, potrebbe anzi addirittura ridursi se i genitori più benestanti ammessi pagano affitti più alti di quelli esclusi, essendo il bonus pari al 50 per cento dell’affitto pagato.

Quello che avverrà è che l’ordinamento fatto non con l’Isee, ma con soglie reddituali e punteggi per patrimonio e numero di figli molto discutibili produrrà effetti paradossali quali quelli riportati sopra.

L'articolo Il parametro scelto per il bonus affitto ai genitori separati produce effetti paradossali proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Bonus affitto per genitori separati, chi ha diritto al contributo di 500 euro al mese e come fare richiesta entro il 28 ottobre

Con l’apertura della piattaforma telematica del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è scattato il conto alla rovescia per richiedere il bonus affitto genitori separati, una misura pensata per sostenere le spese di locazione dei padri e delle madri rimasti senza un alloggio di proprietà a seguito di una separazione o di un divorzio. L’intervento punta a mitigare l’impatto economico di chi deve sostenere un doppio costo abitativo dopo la rottura familiare, assicurando un contributo finanziario che può raggiungere il 50% del canone mensile versato, fino a un tetto massimo di 500 euro mensili per un totale non superiore a 6.000 euro annui.

I tempi per accedere al beneficio sono particolarmente stretti: la scadenza per l’invio delle istanze è fissata per le ore dodici del 28 ottobre. I richiedenti devono muoversi con la massima tempestività, anche se la normativa specifica che l’ordine cronologico di trasmissione non garantisce alcuna priorità nell’accesso alle risorse. Non siamo infatti di fronte a un clic day gestito a sportello, bensì a una selezione formale coordinata a livello centrale che sfocerà in specifiche graduatorie regionali per l’assegnazione finale del bonus.

Chi ha diritto al bonus affitto genitori e le condizioni di reddito

L’accesso al contributo è subordinato al rispetto di requisiti anagrafici, patrimoniali e reddituali ben delineati. La misura è riservata in via esclusiva ai soggetti che risultino legalmente separati o divorziati e che non siano stati individuati come assegnatari della casa coniugale nel provvedimento emesso dal Tribunale. Per beneficiare del sostegno economico è indispensabile essere titolari di un contratto di locazione ad uso abitativo regolarmente registrato, e dimostrare di non possedere altri immobili idonei ad uso abitativo nello stesso Comune della ex casa familiare o nei Comuni confinanti ed entro un raggio di cinquanta chilometri.

Sul piano economico, il parametro di riferimento prescelto per il bonus affitto genitori si discosta dai consueti indicatori della situazione economica equivalente. Per fare richiesta non occorre presentare la dichiarazione Isee, poiché la valutazione si basa unicamente sul reddito complessivo individuale relativo all’ultima dichiarazione dei redditi. Tale valore non deve superare la soglia limite dei 35.000 euro. A completare i vincoli formali vi è la presenza di figli minori o maggiorenni fiscalmente a carico fino al compimento dei ventuno anni di età, oltre alla dimostrazione di essere in regola con il versamento degli assegni di mantenimento stabiliti dal giudice.

Come compilare la richiesta per il bonus affitto genitori sul portale del Ministero

L’iter per la presentazione della domanda si svolge interamente online tramite l’applicazione denominata Sostegno abitativo genitori separati o divorziati, accessibile dal sito del Ministero. Per avviare la procedura occorre autenticarsi tramite Carta di Identità Elettronica, Carta Nazionale dei Servizi oppure Spid. Una volta completato il riconoscimento iniziale, la piattaforma recupera automaticamente le generalità del richiedente, che dovrà confermare o integrare i propri recapiti di posta elettronica e telefono.

La fase successiva prevede l’inserimento dei dati inerenti allo stato civile e al nucleo familiare per completare l’istanza del bonus affitto genitori. Nello specifico, il sistema richiede l’indicazione della data e degli estremi del provvedimento giudiziario o dell’accordo di negoziazione assistita che ha sancito la separazione o il divorzio. Vanno quindi aggiunti i codici fiscali dei figli a carico indicando la relativa percentuale. Si passa poi alla sezione dell’immobile in locazione, inserendo gli estremi di registrazione del contratto d’affitto e la quota di canone mensile pattuita al netto delle spese condominiali. Dopo aver rilasciato l’autodichiarazione sul limite reddituale, la procedura si chiude digitando il proprio codice Iban per ricevere l’erogazione del contributo in un’unica soluzione.

Il calcolo dei punteggi per la graduatoria regionale

Al termine del periodo di apertura della piattaforma, ogni istanza presentata per il bonus affitto genitori riceverà una valutazione numerica utile alla formazione delle graduatorie su base territoriale. La griglia premia le fasce sociali maggiormente esposte alla fragilità economica e abitativa: la quota principale dei punti viene attribuita sulla base dello scaglione di reddito, con quindici punti assegnati a chi dichiara fino a 15.000 euro, tredici punti per la fascia tra 15.000 e 25.000 euro e dieci punti per quella fino a 35.000 euro.

Oltre al reddito, il sistema attribuisce peso alla composizione familiare e alla presenza di disabilità. Per ogni figlio a carico under ventuno si sommano due punti, che raddoppiano a quattro per ciascun figlio con disabilità. Ulteriori quattro punti vengono assegnati se è il genitore richiedente a versare in condizioni di disabilità.

L'articolo Bonus affitto per genitori separati, chi ha diritto al contributo di 500 euro al mese e come fare richiesta entro il 28 ottobre proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌