O Fight Music Show 9 já tem uma luta confirmada: Ney Gaúcho x Felipe Ponte. Ambos influenciadores ganharam notoriedade com vídeos imitando Neymar Jr., do Santos Futebol Clube.
Os influenciadores trocaram acusações de cópia de imitações do camisa 10 do Peixe. Após desafios de ambos lados, as diferenças entre os dois serão resolvidas no ringue.
Imitações de Neymar: quem é melhor?
Filipe Pontes conta com milhões de seguidores nas redes. Somente em um vídeo imitando Neymar chegou a 3 milhões de views.
Il 22 ottobre 1933 Roma si sveglia con un appuntamento decisamente insolito. Piazza di Siena, nel cuore di Villa Borghese, si trasforma in un gigantesco ring a cielo aperto. Niente cavalli, carrozze o eleganti passeggiate: questa volta volano pugni. E non pugni qualsiasi, perché a distribuirli è Primo Carnera, il gigante friulano diventato pochi mesi prima campione del mondo dei pesi massimi.
Il manifesto originale dell’incontro
Attorno al quadrato si accalcano, secondo le cronache, circa 70mila spettatori. Un evento dalle proporzioni straordinarie per l’epoca, con un ospite che non ha alcuna intenzione di passare inosservato: Benito Mussolini. Il regime ha organizzato una celebrazione della forza italica. E naturalmente pretende un trionfo.
Due metri di muscoli e un avversario che non vuole cadere
Carnera è un fenomeno anche fuori dal ring: oltre due metri d’altezza, circa 120 chili di peso e due mani che sembrano badili. Nato a Sequals, in Friuli, ha conosciuto la povertà, lavorato in un circo e attraversato l’Atlantico per diventare il primo italiano campione mondiale dei pesi massimi. Di fronte a lui c’è Paulino Uzcudun, pugile basco e campione europeo, un osso durissimo. Carnera lo supera di circa trenta chili e il pubblico pregusta una conclusione rapida. Anche Mussolini vorrebbe un successo per knock-out, possibilmente spettacolare e utile alla propaganda.
Ma lo spagnolo ha evidentemente dimenticato di leggere il copione.
Quindici riprese, una vittoria e qualche mugugno
Il combattimento dura tutte le quindici riprese previste. Carnera attacca, colpisce, domina gran parte dell’incontro, ma Uzcudun resiste ostinatamente. Non cade. Non si arrende. E soprattutto non concede al regime la fotografia tanto desiderata: quella dell’avversario steso al tappeto. Carnera vince nettamente ai punti, conserva il titolo mondiale e conquista anche quello europeo. Eppure, tra gli spettatori c’è chi manifesta delusione. Il gigante ha vinto, ma non nel modo in cui qualcuno aveva stabilito che dovesse vincere.
Una situazione quasi surreale: essere campione del mondo e rischiare di sentirsi rimproverare perché non si è picchiato abbastanza.
Quando lo sport diventava propaganda
L’incontro romano rimane uno dei momenti più significativi nella storia del pugilato italiano. Ma racconta anche un’altra storia: quella di un potere politico che trasforma gli atleti in manifesti viventi. Carnera, celebrato come simbolo di una nazione invincibile, è in realtà un uomo dalla vicenda assai più complessa, segnata da successi, sfruttamento economico e sconfitte.
Alle undici e venticinque di sabato mattina, in una palestra di Monza, Mohamed «Momo» Elmaghraby mangia bresaola e pane integrale. «Stamattina ho fatto già colazione e mi sono allenato», racconta. Più tardi lo aspetta una seconda seduta. Lo spuntino serve a recuperare e a prepararsi alla fatica successiva: il pane porta carboidrati, la bresaola proteine. Eppure, in questa preparazione, c’è più libertà del solito: «A ‘sto giro non è che devo perdere peso: devo metterne!». Il 21 novembre infatti affronterà Clemente Russo a Milano, nella quattordicesima edizione di The Art of Fighting (TAF). L’incontro prevede otto riprese e un limite concordato di novantatré chili: è un catchweight, cioè un peso pattuito per quella specifica sfida. Elmaghraby, che combatte abitualmente nei mediomassimi, deve quindi prepararsi a una taglia superiore.
«Quando sono in top forma sono un peso sugli ottantasei e ottantasette chili», per affrontare Russo racconta di doverne aggiungere sette, anche otto. Quindi può mangiare «senza dover dare troppo peso alla bilancia», con più calorie a disposizione per allenarsi.
Foto di Gabriele Ferraresi
Alla domanda sulle rinunce risponde: «Non sto rinunciando a niente», e fin lì, benissimo, ma la parte meno comoda è trasformare le rinunce a niente in peso utile: sette chili di muscoli in tre mesi sono ben altra impresa rispetto a sette chili di pancia, quelli saremmo capaci anche noi di metterli. Di solito le restrizioni alimentari per Momo riguardano dolci, bibite gassate, succhi e cibi salati: «Devo mangiare molto clean, per forza», dice, usando il lessico delle palestre per descrivere un’alimentazione più controllata e sull’alcol taglia corto: «Non apriamo quella porta, figurati!». Zero.
Nato in Egitto e arrivato a vivere in Italia a dodici anni, ha incontrato la boxe alla fine del 2015, dopo un’adolescenza difficile. Dal 2016 ha cominciato ad allenarsi seriamente e anche a tavola ha dovuto imparare. «Prima non guardavo cosa mangiavo e tantomeno capivo il valore nutrizionale» racconta, «non davo peso alle proteine», né agli altri nutrienti. Con lo sport ha iniziato «a informarmi sempre di più su cosa serve al corpo» e così mangiare abbastanza per sostenere gli allenamenti, recuperare e conservare forza è diventato parte del mestiere. Il repertorio dei desideri, intanto, resta ampio. Della cucina egiziana Elmaghraby cita l’anatra con il riso e il brodo, le zucchine e i peperoni ripieni. Poi «una cosa che mi piace tanto, l’hawawshi» una prelibatezza da provare una volta nella vita, difficile – ma non impossibile – da trovare anche a Milano: è in sostanza un panino ripieno di carne – molto, e squisitamente – speziata. La conversazione si sposta sul piacere di mangiarlo e sull’alito che lascia, sul quale concordiamo: piuttosto importante.
Foto di Gabriele Ferraresi
La carne occupa da tempo un posto centrale nell’immaginario del pugilato. Nel manuale “Athletics and Manly Sport” di John Boyle O’Reilly, nell’edizione del 1890, la colazione di chi si allena può comprendere costolette di montone, bistecca, pollo o pesce alla griglia. Seguono il riposo per digerire, il sacco e lo sparring, il combattimento di allenamento. Più di un secolo dopo, Laila Ali ricordava a Bon Appétit le bistecche e le patate del padre Muhammad Ali, peso massimo, mentre raccontava per sé avena, albumi e restrizioni per rientrare nel peso. La categoria cambia anche il menu.
Nella boxe, il peso registrato alla pesata può essere diverso da quello con cui si sale sul ring. È qui che entra in gioco il taglio del peso: perdere rapidamente alcuni chili per rientrare nel limite previsto, cercando poi di recuperarli prima dell’incontro. Quando il controllo si svolge il giorno precedente, fra la bilancia e il primo gong resta tempo per bere e mangiare. L’obiettivo è combattere in una categoria inferiore a quella corrispondente al proprio peso abituale, cercando un vantaggio fisico, ma non è un vantaggio garantito. A far scendere rapidamente la bilancia è soprattutto la perdita di acqua, non di grasso.
Contro Russo, Elmaghraby sta affrontando il problema opposto: aumentare di peso per prepararsi a un incontro con un limite superiore a quello abituale, di conseguenza le rinunce sono meno severe, gli allenamenti restano impegnativi: e fra una risposta e l’altra, della bresaola è rimasta ancora una fettina.
“Quale politico ha il pugno del ko? In questo momento penso proprio GiorgiaMeloni, è quella più agguerrita. Vannacci? Lo metterei a tappeto con un montante al fegato“. È il pensiero della campionessa di pugilato IrmaTesta, intervistata a ‘Un Giorno da Pecora’, su Rai Radio1, da Giorgio Lauro e NancyBrilli. Tra le eccellenze dello sport italiano, IrmaTesta ha conquistato unbronzo alleOlimpiadidiTokyo2020,unoroeunargento aiMondiali(2023e2022),dueoriagliEuropei(2019e2022),unbronzoaiGiochi europei diCracovia 2023 eunoroaiGiochidelMediterraneo diTaranto 2026. Un palmares di tutto rispetto per la campionessa di boxe.
“Chi è invece il politico che dà i colpi sotto la cintura? Non so se possiamo dirlo perché non c’è più… ma SilvioBerlusconi mi dava l’idea che poteva dare i colpi sotto la cintura, almeno nell’immaginario collettivo del pugile un po’ scorretto“. La pesi leggeri napoletana delle Fiamme Oro, medaglia di bronzo ai Giochi di Tokyo2020, si è dichiarata già da tempo omosessuale. A proposito di ciò, Irma Testa ha risposto a una domanda su come si troverebbe su un ring con il generale RobertoVannacci. “Come mi troverei su un ring col generale Vannacci, viste le sue posizioni sui gay? Intanto bisognerebbecapire se il generale avrebbe il coraggio di salire su un ring e prendere anche le botte“, ha esordito Irma Testa.
“Se lo sfiderei? Per divertirmi, per allenamento, anche se da regolamento non si potrebbe”. Testa pensa che riuscirebbe a metterlo ko? “Secondo me sì, ma gliela farei un po’ credere, gli farei prendere coraggio e poi quando è nel pieno della sua capacità, quando ci sta credendo lo metterei a tappeto. Magari con un montante al fegato, così gli togliamo un po’ il fiato”, conclude l’azzurra. Poi Lauro ha ribadito: “Allora la organizziamo questa sfida con Vannacci eh, la sfida è ufficiale”, con Testa che sorridendo ha accettato: “Va bene, con piacere”.