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Il sistema liberalburocratico

Un conoscente, animatore della Pro Loco di un borgo dell’entroterra, lamenta infastidito quanto sia difficile organizzare l’annuale sagra paesana.

Non per mancanza di fondi, di volontari o di interesse, ma per lo schiacciante, devastante potere della burocrazia.

Settimane di lavoro per ottenere permessi, compilare moduli, soddisfare le richieste di innumerevoli uffici e istituzioni, organizzare ogni evento secondo una quantità esorbitante di norme, circolari, regolamenti.

Tutto per qualche giornata di festa nella società che si vanta di essere la più libera della storia. Non è vero, come chiunque sa per esperienza diretta. Viviamo nel sistema liberalburocratico, un dispotismo a norma di legge.

Non è una contraddizione o un’eterogenesi dei fini, bensì la logica conseguenza del liberalismo reale.

Ne colse i prodromi Aléxis Tocqueville in un celebre brano de La democrazia in America.

“Se cerco di immaginarmi il nuovo aspetto che il dispotismo potrà avere nel mondo, vedo una folla innumerevole di uomini eguali, intenti solo a procurarsi piaceri piccoli e volgari, con i quali soddisfare i loro desideri. Al di sopra di essi si eleva un potere immenso e tutelare, che solo si incarica di assicurare i loro beni e di vegliare sulla loro sorte.

È assoluto, particolareggiato, regolare, previdente e mite. Rassomiglierebbe all’autorità paterna se, come essa, avesse lo scopo di preparare gli uomini alla virilità, mentre cerca invece di fissarli irrevocabilmente nell’infanzia, ama che i cittadini si divertano, purché non pensino che a divertirsi.

Lavora volentieri al loro benessere, ma vuole esserne l’unico agente e regolatore; provvede alla loro sicurezza e ad assicurare i loro bisogni, facilita i loro piaceri, tratta i loro principali affari, dirige le loro industrie, regola le loro successioni, divide le loro eredità; non potrebbe esso togliere interamente loro la fatica di pensare e la pena di vivere?”

Un pessimo maestro, Michel Foucault, parlò di società organizzata come “dispositivo”.

Anche l’organizzazione delle grandi corporazioni private è caratterizzata da burocratismo, rigidità, adesione acritica a regole minuziose, spesso incomprensibili.

Liberismo e statalismo sono fratelli che si attaccano solo a parole: marciano divisi per colpire uniti.

Perfino le professioni dette libere sono prigioniere di protocolli, linee guida, gabbie in cui il sacro Mercato (pseudonimo dell’interesse privato) e la bulimia normativa svolgono ciascuna un compito, le cui conseguenze sono l’assenza di libertà concreta, la sanzione, il controllo.

Lo smantellamento liberale (con il fondamentale apporto marxista) delle norme culturali e delle consuetudini hanno generato un potere diffuso tanto liberal liberista quanto statalista burocratico. Viviamo in un singolare ircocervo, lo statalismo individualista.

Il liberalismo fallisce nel momento in cui è pienamente realizzato. Diventata padrona dagli anni Novanta del secolo XX, la filosofia politica nata per realizzare l’arazzo pluralista – diventato patchwork astrattista – ha prodotto squilibrio economico intollerabile, imposto uniformità (il globalismo, l’economia di scala, il consumo livellatore del McMondo e dei mall commerciali uguali dappertutto), promosso degradazione materiale e spirituale.

Deve difenderle ed estenderle attraverso l’alleanza con il fratello/coltello statalista: il mezzo privilegiato è il mostro burocratico, la progressione algebrica delle norme, dei controlli e ovviamente dei controllori.

Il suo progetto ha bisogno della megamacchina in cui si uniscono l’azione congiunta dello Stato, dell’economia, del sistema educativo, della scienza e della tecnologia.

Il prodotto è una società di solitari diversamente uguali, non relazionali, riempiti di diritti, definiti da libertà astratte se non dissolventi, impotenti, impauriti, soli.

Prede perfette per il sistema del consumo e delle burocrazie, materne, avvolgenti quanto implacabili, onnivore, punitive. Alimentate non solo dalla proliferazione di normative, ma anche dal consenso interessato di affollate classi burocratiche di cosiddetti esperti – e occhiuti controllori – che Costanzo Preve chiamava ceti dominati all’interno della classe dominante.

L’azione coordinata del dogma liberale e della prassi burocratica riduce le scelte a meccanismi depersonalizzati, corsie prefissate, capricci ribattezzati diritti all’interno di un sistema gigantesco di dipendenza e dipendenze.

Tra la richiesta di protezione della libertà individuale e l’espansione statale si cela la relazione di interdipendenza tra Stato, burocrazie e mercato. Crescono insieme necessariamente e costantemente.

Lo statalismo permette l’individualismo, che a sua volta richiede la cornice statalista. Diventiamo ogni dì più individualisti e più statalisti. Il ruolo delle forze politiche è complementare.

Alternanza senza alternativa (Jean Paul Michéa) in cui gli uni si concentrano sull’individualismo (e l’egoismo sociale) senza intaccare il quadro statalista, mentre gli altri fanno l’operazione uguale e contraria.

Entrambi si muovono nel medesimo orizzonte in sintonia con le premesse filosofiche e i risultati pratici del liberalismo. Omologando nel consumo e nell’interesse l’individuo, separato da identità, comunità, appartenenze naturali, professionali, territoriali, spirituali, il liberalismo ha bisogno di organizzare il conflitto generato dallo spezzettamento della società attraverso nuove normatività, leggi, dispositivi, proibizioni e obblighi che solo le burocrazie sanno amministrare, animate dal pregiudizio ideologico del progresso, della tolleranza, dell’inclusione.

Il sistema si chiama significativamente governance, amministrazione dell’esistente sul terreno liberal liberista, con produzione continua di nuovi diritti, nuovi significati, nuove regole da garantire attraverso la burocrazia.

I dominanti si dividono nei rispettivi ambiti, ma restano uniti ed alleati nella gestione. Sotto, vegeta la massa di tutti gli altri.

Il potere predilige i cosiddetti “ultimi”, immigrati, minoranze sessuali e simili, dipendenti per sopravvivere o rivendicare diritti, al resto della popolazione, l’esercito disarmato dei penultimi, su cui grava il peso dell’ingiustizia liberista e la prigione dell’esercito impersonale degli esperti, dei funzionari, l’apparato della burocrazia, i caporali di un memorabile film di Totò.

Il liberalismo cancella la concezione della libertà come capacità di dominare il perseguimento immediato di istinti o desideri. Si trattava della capacità di autogovernarsi differendo istinti, bisogni e pulsioni, rinunciando a ciò che era giudicato negativo perché contrario alla virtù e al bene.

Se l’esito comune di tutte le correnti liberali di destra e di sinistra è la prevalenza dell’azione soggettiva, la sua sfera giuridica è il diritto positivo. Ovvero un impianto basato sulle semplici procedure – non su principi o sul bene comune- e su mutevoli maggioranze.

Le assemblee politiche legiferano secondo il pensiero dominante in un determinato momento storico, che è il pensiero, ossia l’interesse, della classe dominante.

La formulazione delle norme è generalmente complessa, oscura e contraddittoria, fatta per richiedere il giudizio dirimente di legioni di specialisti, nonché una pletora di regolamenti, la cui elaborazione prima, attuazione poi, produce ulteriori burocrazie dai poteri sempre più ampi, autoreferenziali, debordanti nel vuoto della decisione politica voluta dal liberalismo reale.

Un esempio italiano è la vicenda dell’Ilva, il gigante siderurgico i cui impianti, strategici per il futuro industriale, sono stati spenti da una sentenza della magistratura, l’ordine di burocrati pubblici fattosi potere autonomo.

La sostanza del sistema è quella di un (dis)ordine che amplifica qualsiasi individualismo, ma lo fa garantire da un ampio impianto legale, politico e sociale di cui varie burocrazie sono guardiane e beneficiarie.

Così l’autonomia tendente all’anarchia del soggettivismo liberale è controllata, plasmata, amministrata dall’imposizione di innumerevoli leggi, con l’ovvio aumento della sfera di influenza dello Stato e di burocrazie onnivore trasformate in polizia del comportamento. Paradossalmente, più grande è l’autonomia liberale, più si fa onnipresente lo Stato.

La libertà di ieri, fatta di relazioni, legami comunitari, associativi, morali, familiari, si restringe nell’emancipazione che necessita, per evitare la guerra di tutti contro tutti, il Leviatano burocratico.

Il liberalismo raggiunge la sua compiutezza grazie all’individuo liberato e lo Stato controllore.

Il Leviatano privato padrone di tutto ha un’interfaccia statalista-burocratica con il compito di contenere – così afferma – gli eccessi del soggettivismo totale dell’homo homini lupus di Thomas Hobbes.

Non è un caso che il pensatore inglese del XVII secolo sia stato segretario di Francis Bacon, lo scienziato filosofo che voleva dominare le forze della natura per sfruttarle economicamente, e sia poi diventato il modello di riferimento di John Locke, primo teorico del liberalismo nel secolo XVIII.

Dello stesso periodo è l’idea di vizi privati rovesciati in virtù se determinano profitto della Favola delle Api di Mandeville. L’orizzonte è lo scatenamento individualista di quelli che Joseph Schumpeter chiamerà spiriti animali del liberalcapitalismo, insostenibili senza una forte impalcatura burocratica in cui lo Stato diventa il poliziotto.

In ultima analisi, il progetto liberal liberista (ora nella fase libertario/libertina), poiché esaurisce le risorse morali e naturali su cui si è inizialmente fondato, sopravvive con l’aiuto determinante della tecnologia, l’inquietante esito fintech, oscillando tra la crescente anarchia soggettiva e il controllo pervasivo, coercitivo, di un impianto burocratico di servizio.

Il futuro prossimo – e in parte già il presente – prospetta una libertà estrema nell’ambito pulsionale dentro un’oppressione estrema.

Uno dei drammi di questa contraddizione- una forma di anomia/aporia che avrebbe sorpreso Emile Durkheim, il primo che la studiò- è la tendenza dell’homo non più tanto sapiens contemporaneo a circoscrivere questa condizione fatta a imbuto a semplice problema “tecnico” da risolvere con dosi più massicce di liberismo-libertarismo o di controllo politico burocratico, a seconda del pendolo tra le due maggiori tendenze dell’arcobaleno liberale.

Soluzioni entrambe distruttive, alle quali opporre con pazienza, tenacia, apertura culturale, fantasia, ma anche radicalità, la fuoriuscita dalla ragnatela liberalburocratica.

L'articolo Il sistema liberalburocratico proviene da Blondet & Friends.

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Campanha de Flávio ignora relação com Vorcaro e tenta associar briga no STF a Lula

Enquanto a sessão histórica para apurar a conduta do ministro Alexandre de Moraes ocorria no Supremo Tribunal Federal (STF), nesta terça-feira, 15 de setembro, a campanha do senador Flávio Bolsonaro (PL-RJ) à Presidência da República montou uma força-tarefa para tentar associar as acusações contra o magistrado ao presidente Lula (PT), candidato à reeleição. Manifestos, audiências públicas e até ameaças de obstrução do Congresso Nacional fizeram parte das ações. O fato do ex-banqueiro Daniel Vorcaro, nome central das investigações da Polícia Federal no caso Master, ter realizado pagamentos a Flávio Bolsonaro para patrocinar o filme ‘Dark Horse’, no entanto, foi ignorado. 

Membros da Comissão de Direitos Humanos do Senado Federal acompanham sessão do STF sobre ligação do ministro do STF Alexandre de Moraes e o caso Master
Membros da Comissão de Direitos Humanos do Senado Federal acompanham sessão do STF sobre ligação do ministro do STF Alexandre de Moraes e o caso Master

Na tarde de segunda-feira (14), o senador Rogério Marinho (PL-RN) se reuniu com colegas da oposição no gabinete de uma das principais aliadas, a senadora Tereza Cristina (PP-MS). No mesmo dia, os parlamentares deram uma coletiva de imprensa para reforçar apoio irrestrito às ações do ministro André Mendonça, o “terrivelmente evangélico” indicado por Jair Bolsonaro em 2021. Ele é o responsável pela quebra de sigilo das mensagens entre Daniel Vorcaro, dono do banco Master, e Alexandre de Moraes.

Na terça-feira, dia da sessão no STF, a oposição se reuniu na Comissão de Direitos Humanos (CDH) do Senado para assistir e reagir à transmissão ao vivo da TV Justiça. Os parlamentares refutaram as falas dos ministros Alexandre de Moraes, Flávio Dino e Gilmar Mendes. Eles defenderam uma votação em conjunto com o caso de André Mendonça sobre possíveis irregularidades à frente da relatoria do Caso Master. 

Nada ficou decidido na sessão porque o ministro Flávio Dino pediu vistas do processo, após bate-boca entre os ministros Gilmar Mendes e André Mendonça. Com isso, os ministros da Corte terão mais tempo para analisar o caso. Antes do encerramento, Cármen Lúcia, a única mulher integrante da Corte, manifestou voto favorável ao julgamento de Moraes de forma isolada, pediu desculpas ao povo brasileiro por não ter ajudado a resolver a crise institucional antes e ainda classificou como “espetacularização” as discussões protagonizadas pelos magistrados. 

Os milhares de reais de Vorcaro a Alexandre de Moraes e a Flávio Bolsonaro

Segundo a suspeita apresentada ao plenário do STF pelo ministro André Mendonça, Daniel Vorcaro teria enviado 52 mensagens a Moraes, incluindo questionamentos sobre iminentes operações policiais e a respeito de possíveis mandados de busca, apreensão e bloqueio de bens. Moraes também supostamente atuou na edição de um contrato de R$ 130 milhões firmado entre Daniel Vorcaro e o escritório advocatício da esposa do ministro, Viviane Barci de Moraes. O valor se aproxima dos R$ 134 milhões pedidos ao ex-banqueiro por Flávio Bolsonaro para financiar o filme Dark Horse, sobre o ex-presidente Jair Bolsonaro (PL), preso em regime domiciliar, condenado por tentativa de golpe de Estado. 

Rogério Marinho conversou com a imprensa após o encerramento da sessão no STF. Inicialmente, tentou não associar a campanha eleitoral às ações no parlamento – em recesso eleitoral, para que os senadores deem atenção às bases eleitorais nos respectivos estados. Porém, após ser confrontado por jornalistas, Marinho disse que o desgaste de Lula com o julgamento de Moraes seria uma “consequência” dos acontecimentos. Ele ainda fez referência às ações de Moraes contra os presos pela tentativa de golpe de Estado, em 8 de janeiro de 2023, para dizer, sem provas, que o ministro e o presidente Lula mantêm relação de amizade. 

Senador Rogério Marinho em coletiva de imprensa sobre o julgamento no STF de Alexandre de Moraes
Senador Rogério Marinho repete em coletiva discurso de Flávio Bolsonaro sobre pagamentos de Daniel Vorcaro recebidos pelo filho do ex-presidente

O senador reforçou o discurso de Flávio Bolsonaro sobre a relação com o empresário Daniel Vorcaro, do banco Master. Segundo ele, tudo não passou de uma relação contratual privada. As investigações da PF apontam, entretanto, para uma interlocução direta entre o filho 01 de Jair Bolsonaro e o ex-banqueiro para a obtenção de um patrocínio velado, sem qualquer divulgação no filme. Além disso, o candidato ao Planalto admitiu ter visitado Vorcaro no final de 2025, após a primeira prisão de Vorcaro, que já cumpria medidas cautelares e utilizava tornozeleira eletrônica. 

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El Gobierno aprobará la nueva prestación para padres con hijos enfermos en octubre e incluirá "casi todas" las demandas de las familias

La ministra de Inclusión, Seguridad Social y Migraciones, Elma Saiz, ha anunciado este miércoles que el nuevo reglamento de la prestación por cuidado de menores afectados por cáncer u otra enfermedad grave, conocida como CUME, "verá la luz" en octubre con "casi todas las mejoras" que han propuesto las familias, incluida la "revisión" del límite de edad de 26 años.

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GTA 6 contará con policías más difíciles de engañar y escapar exigirá mucho más que perderlos de vista

La policía forma parte de ‘Grand Theft Auto’ prácticamente desde sus comienzos, pero la manera en que persigue al jugador ha cambiado mucho con el paso de los años. Las primeras entregas reaccionaban ante los delitos enviando patrullas progresivamente más contundentes, ‘GTA III’ trasladó esas persecuciones al 3D, ‘Vice City’ incorporó helicópteros, bandas de clavos y unidades especiales, ‘San Andreas’ llegó a sacar al ejército a la calle, ‘GTA IV’ permitió que los civiles denunciasen delitos por teléfono y ‘GTA V’ desarrolló las persecuciones por carretera con maniobras y patrullas capaces de bloquear el paso al jugador.

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Labour market flows in Q2 2026

Between the first and the second quarter of 2026, 3.1 million unemployed persons aged 15-74 in the EU moved into employment, representing 23.2% of all unemployed in the first quarter of 2026. During this period, 7.0 million (52.8%) remained unemployed and 3.2 million (24.0%) moved out of the labour force.

These figures are taken from recently published data on labour market flows in the second quarter of 2026. The article presents a handful of findings from the more detailed Statistics Explained article on labour market flows.

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Transitions in labour market status in the EU, Q1 2026 - Q2 2026 (population aged 15-74, in millions). Chart. See link to the full dataset below.

Source dataset: lfsi_long_q

The visual and the table give an overview of all changes in labour market status. In the visual, the figures for employment, unemployment and out of the labour force refer to the number of people remaining in each status between the 2 quarters, while the arrows indicate the number of people moving from one status to another.

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Changes in the labour market status in the EU in Q2 2026  (% of initial status in Q1 2026, population aged 15-74). Chart. See link to the full dataset below.

Source dataset: lfsi_long_q

Of all people in employment in the first quarter of 2026, 2.5 million (1.2%) became unemployed in the second quarter of 2026, and 4.8 million (2.3%) moved out of the labour force.

Of all people recorded as out of the labour force in the first quarter of 2026, 4.2 million (3.7%) entered employment in the second quarter of 2026 and 3.9 million (3.4%) became unemployed.

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Methodological notes

  • The labour market flows published from 2021 onwards are based on the EU Labour force survey (EU-LFS) carried out under Regulation (EU) 2019/1700 on European statistics relating to persons and households, using individual-level data collected from samples. Further information on the Regulation is available in the Statistics Explained article.
  • The figures are based on seasonally adjusted data.

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SDG 4: Adult learning on the rise in the EU

13.7% of the people in the EU aged 25 to 64 state having received formal or non-formal education and training in the last 4 weeks in 2025, rising from 10.1% in 2015. This growth has been steady, except for a temporary decline in 2020, likely due to the COVID-19 pandemic and related contingency measures.

Among EU countries, Sweden (38.2%), Denmark (31.0%) and Finland (28.1%) had the highest shares of adult learning in 2025. In contrast, Greece (5.2%), Bulgaria (6.1%) and Croatia (6.5%) recorded the lowest shares. 

Compared with 2015, adult learning grew in almost all EU countries, most notably in Malta (+12.3 percentage points (pp)), Estonia (+11.9 pp), Belgium (+11.1 pp), and Slovenia (10.9 pp). The only exceptions were France (-3.1 pp), Luxembourg (-0.6 pp), and Denmark (-0.5 pp). 

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Adult learning, 2015 and 2025 (%, people aged 25-64). Double bar chart. Link to full dataset below.

Source dataset: sdg_04_60


In 2025, the share of adults participating in education and training was 2.5 pp higher among women than among men (14.9% compared with 12.4%, respectively). Women’s participation rate also increased faster, rising by 4.0 pp between 2015 and 2025, compared with 3.2 pp for men.

Participation in adult learning also differs by degree of urbanization. Adults living in cities were more likely to participate in learning (16.8%) than those living in towns and suburbs (12.3%) or rural areas (10.3%).

SDG 4 – quality education

Tertiary educational attainment is one of the indicators used to monitor the Sustainable development goal (SDG) 4 – quality education. SDG 4 seeks to ensure access to quality education for all at all stages of life, as well as to increase the number of young people and adults who have the relevant skills for employment, decent jobs and entrepreneurship. Monitoring SDG 4 in an EU context focuses on basic education, tertiary education, adult learning and digital skills.

For more information

Methodological note

Adult participation in learning measures the share of people aged 25 to 64 who stated they received formal or non-formal education and training in the 4 weeks before the survey, which was carried out to monitor it. For definitions of formal and non-formal education and training, see the reference metadata. Data stem from the EU Labour Force Survey (EU-LFS).

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Rail freight transport dropped by 1.8% in 2025

In 2025, the EU rail freight transport performance fell by 1.8%, declining from 375.1 billion tonne-kilometres (tkm) in 2024 to 368.2 tkm, and marking the fourth consecutive year of decline. 

Germany remained by far the largest contributor to rail freight transport performance in the EU, with one third of the EU total (33.5%; 123.5 billion tkm). Poland was the second-largest contributor (14.7% of the EU total; 54.3 billion tkm), followed by France (9.3%; 34.4 billion tkm).

This information comes from data on railway freight transport published by Eurostat on 14 September. The article presents a handful of findings from the more detailed Statistics Explained article on railway freight transport. 

Compared with 2024, rail freight transport performance measured in tonne-kilometres decreased in 16 EU countries, while 8 countries recorded an increase. The largest decreases were recorded in Ireland (-35.2%), Latvia (-18.8%) and Estonia (-17.3%). By contrast, the highest increases were recorded in Greece (+9.3%), Portugal (+8.4%) and France (+6.6%). 

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Change in the rail freight transport between 2024 and 2025  (% change, based on tonne-kilometres). Chart. See link to the full dataset below.

 Source dataset: rail_go_typepas

Freight per capita: from 0.03 tonnes in Ireland to 10.7 in Luxembourg

Relative to the country’s population, the volume of rail freight transported per capita was highest in Luxembourg (10.7 tonnes), Austria (10.5) and Lithuania (8.5). The lowest rates were observed for Ireland (0.03 tonnes per capita), Greece (0.06) and Spain (0.5).

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Rail freight per capita, 2025  (in tonnes). Chart. See link to the full dataset below.

 Source datasets: rail_go_typepas and demo_gind

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Methodological notes

  • The data presented in this article include only main railway undertakings. In order to meet the main undertaking threshold, the railway undertaking must achieve a total volume of goods of at least 200 million tonne-kilometres or at least 500 000 tonnes of total weight.
  • There are no railways in Cyprus and Malta. 

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When do young people leave the parental home?

In 2025, young people in the EU left their parents’ home at an average age of 26.3 years, up slightly from 26.2 years in 2024. 

Since 2002, this average age stayed close to 26 years.

The highest average ages for leaving the parental home, at 30 years or above, were recorded in Croatia (31.5 years), Greece and Slovakia (both 30.9), and Spain and Italy (both 30.2). By contrast, the lowest average ages were registered in Finland (21.4 years), Denmark (21.8) and Estonia and Lithuania (both 22.7). 

https://ec.europa.eu/eurostat/documents/d/products-eurostat-news/age

Source dataset: yth_demo_030

In 2025, the employment rate in the EU among young people aged 20-29 years was 65.5%. 

In most countries where the age at which young people leave the parental home is below the EU average, the employment rate for 20-29-year-olds is above EU average.

For example, in countries where young people tend to leave the parental home sooner, such as the Netherlands, Denmark, Germany and Sweden the employment rate for young people tends to be higher.

In countries where young people leave the parental home later, such as Greece, Croatia, Spain and Italy, the employment rate was lower than the EU average.

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Youth employment rates in the EU, 2025. Bar chart - Click below to see full dataset.

Source dataset: lfsa_ergaed

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Methodological notes

The average age at which young people leave the parental home is an approximate measure based on whether respondents of the European Union Labour Force Survey (EU-LFS) and their parents live in the same household. The calculation covers each single year of age from 15 to 34. It takes into account, separately for male and female categories, the share of respondents living in households without their parents in the total population. An ‘exit probability’ for each single year of age from 15 to 34 is calculated for the total, male and female populations. The indicator shows the age at which 50% of the population no longer live in a household with their parent(s). 

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Democracy Shield must be 'more than just a name', say MEPs

Centre right MEPs say they want the EU to give itself the tools and resources to protect European democracies from foreign interference, disinformation and hybrid threats.

The assertion comes just ahead of a parliamentary vote on the EU Parliament’s recommendations on the issue.

EPP MEP Tomas Tobé, speaking on Tuesday, has called for a Democracy Shield “with the power to act.”

The deputy, the Parliament’s negotiator on the European Democracy Shield dossier, stated, "Protecting democracy from foreign interference must be a European priority.

“We must respond with greater determination and reinforce the European Democracy Shield. 

"Russia remains the most serious threat to the integrity of our democracies. 

"Its continued attempts to influence elections and manipulate the information space show that the Kremlin sees democratic resilience as a threat to its own interests," says Tobé MEP, EPP Group Vice-Chair.

The EPP Group said it wants the Democracy Shield “to be more than just a name.”

A spokesman said, “Europe needs stronger coordination and real operational capacity to protect elections, defend democratic institutions and counter foreign interference.

“The European Centre for Democratic Resilience must have the powers and resources to respond effectively to threats.”

Tobé added, "With this report, the European Parliament sends a clear message: we will not be passive while our democracies are under threat.

“We must now turn the European Democracy Shield into effective action to protect our elections, defend our institutions and counter foreign interference," said Tobé. 

Meanwhile, the European Parliament will this week also debate the devastating impact of this summer’s extreme weather.

The focus will be on the human and economic cost which MEPs say “is impossible to ignore.”

Extreme heat has resulted in at least 35,000 excess deaths across Europe and up to €180 billion in lost GDP.

The Socialist group, in a statement on Tuesday, said, “Europe has a choice.

“We can continue to react to each disaster separately, send firefighters when the flames are already spreading, repair the damage afterwards and hope that next summer will be less severe. Or we can prepare for the Europe we know is coming. This summer has made clear that the climate crisis is no longer a future risk.”

Further comment comes from Christophe Clergeau, S&D vice-president, who said he will call for a “healthy planet, healthy people and a sustainable food ecosystem.”

He said: "Europe is paying a devastating price for extreme heat.

“Tens of thousands of people have lost their lives, while extreme weather has caused enormous economic damage. We cannot treat this as the new normal.

“Every fraction of a degree of additional warming means more frequent and severe heatwaves, wildfires, floods and droughts. That is why mitigation, adaptation and protection must be treated as the same fight. 

"We need to phase out fossil fuels, which are driving the climate crisis, while investing much more in identifying and reducing vulnerabilities, adapting our cities and regions, and protecting people from extreme heat and drought.”

The MEP went on, “Our first priority must be protecting those most vulnerable. Cities and regions are on the front line and need stronger support to prepare for and manage crises, while populations must also be better informed and prepared. We must ensure that firefighters and civil protection services have the equipment and resources they need, and support the recovery and repair of territories devastated by fires and other disasters. Civic engagement and volunteers also have a vital role to play in prevention, preparedness and response.

"Europe must also build the industrial capacity needed to protect its citizens. We should produce Canadairs and other firefighting aircraft in Europe, develop a European plan to support the equipment needs of firefighters, and establish a clear R&D roadmap for civil protection technologies. And we need to do much more to prevent wildfires in the first place. When our forests are increasingly exposed to heat, drought and fires, the rejection of a European forest monitoring law by the right and the far right last year was a serious mistake. We need better information and better prevention, not fewer tools to protect our forests and citizens.

"This vote on the forest monitoring law is part of a wider pattern. While the climate crisis is becoming more dangerous, the right and far right keep attacking the Green Deal and downplaying the need for climate action.”

The deputy continued, “Yet there is no fair society if people are left exposed to devastating heat, no competitive economy without decarbonisation, and no energy sovereignty while we remain dependent on imported fossil fuels.”

"The Union Civil Protection Mechanism alone is not enough: its budget is insufficient given the scale of the risks we face. We need an ambitious European adaptation and resilience package focused on anticipation, preparedness and protection. Europe must strengthen the Green Deal and invest in prevention and recovery, rather than give in to climate denial and political obstruction,” added Clergeau.

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UK MPS told: Revive the Tiffin Cup

Ahead of National Curry Week in the UK (5-11 October) MPs are being urged to revive the Parliamentary Tiffin Cup. 

The Tiffin Cup was an annual competition where MPs (advised by their constituents) nominated the Best South Asian Restaurant in their area.

One restaurant from every region was then shortlisted and invited to participate in the Grand Final cook-off event held in the House of Commons in London, and judged by MPs and guest celebrities, with the proceeds going to charity.

The Tiffin Cup was last won in 2019 by Kuti’s Restaurant in Southampton, where former Prime Minister Rishi Sunak says he worked shifts “just for fun” as a student.

The competition was created by a group of MPs with Keith Vaz as its chairman to celebrate quality South Asian food. The trophy was usually presented by the Speaker of the House of Commons.

Demands for its return are led by George Shaw, editor of the respected Good Curry Guide.

He told this site “These are challenging times for the hospitality sector, with both restaurants and customers being hard hit by rising costs.  The Tiffin Cup will help to promote what is a vital part of our economy. 

“Most curry houses are small independent businesses – not a ubiquitous chain which sucks cash away from the local area, funnelling profits to a corporate headquarters many miles away, or to an offshore bank account.

“Curry is a firmly established part of British history and culture. 

“Queen Elizabeth I granted the first charter in 1600 allowing London merchants to trade with the “East Indies”, hoping to break the Dutch monopoly on the spice trade.”

The earliest surviving curry recipe in English was published in 1747.

The first Indian restaurant in London, the Hindoostane Coffee House, was opened in 1810 by Sake Dean Mahomed, a former captain in the British East India Company.

He went on to become ‘personal shampooing surgeon’ to George IV and William IV.

British appetites for spice became entrenched during the British colonial era in India, from 1600 to 1947.

Queen Victoria, ‘Empress of India’ was introduced to Indian cuisine by her ‘Munshi’, Abdul Karim. 

Thereafter she ate curry every day, with great relish and in considerable quantities, until the end of her life, 25 years later.

The ritual of enjoying a refreshing lager with Indian food was introduced by Prince Axel of Denmark. 

The Prince attended the British Empire Exhibition in 1924. 

During his visit he discovered the cuisine of Veeraswamy (London’s first high end Indian restaurant and still in existence), which ran a “pop-up” at the Exhibition.  

The Prince brought a barrel of Carlsberg with him and continued to send one each Christmas.

Shaw is urging restaurant curry fans to write to their MPs asking them to reestablish the Tiffin Cup competition as an annual fixture in Parliament, with their own nominations.

Spice lovers can find the email address of their MP via https://www.mysociety.org/wehelpyou/who-is-your-mp

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Ministra Cármen Lúcia dá o tom do dia no STF: “não garantimos o rigor que deveríamos”

A sessão histórica do Supremo Tribunal Federal (STF), marcada para analisar as mensagens trocadas entre o ministro Alexandre de Moraes e o ex-banqueiro Daniel Vorcaro, dono do Master, estava marcada para começar às 10h. Já passava das 16h20 desta terça-feira, 15 de setembro, e a reunião ainda não tinha alcançado a discussão do mérito da pauta – nenhum dos nove integrantes da mais alta Corte do país havia se manifestado sobre a abertura de uma investigação sobre a conduta de Moraes, exposta por outro magistrado do grupo, ministro André Mendonça. O debate, naquele momento, envolvia uma Questão de Ordem apresentada pelo decano Gilmar Mendes, que tentou suspender a reunião extraordinária e marcá-la para o próximo dia 23.

Duas horas depois, a sessão foi finalizada, e o mérito continuou sem análise. Ao longo de todo o dia, os ministros deliberaram apenas se Moraes deveria ter seu julgamento conjunto com o de Mendonça. No turbilhão da crise que assolou o Supremo desde o dia 2 de setembro, Moraes havia pedido ao presidente do Corte, Edson Fachin, a inclusão de Mendonça no inquérito das Fake News. A decisão foi baseada em relatórios de inteligência fornecidos pela Polícia Federal (PF), em que a corporação aponta um desequilíbrio na condução de André Mendonça no caso Master contra políticos, com indícios de “enviesamento”.

Ministro Alexandre de Moraes durante seu julgamento no STF no dia 15 de setembro de 2026
Alexandre de Moraes conta com aliados como Gilmar Mendes e Flávio Dino para evitar uma investigação sobre sua suposta relação com o caso Master

Prevaleceu no plenário, por quatro votos a três, a recusa à Questão de Ordem apresentada por Gilmar, de unir os dois casos. Foram favoráveis os ministros Gilmar Mendes, Alexandre de Moraes, Cristiano Zanin e Flávio Dino. Enquanto Fachin, André Mendonça e Luiz Fux e Cármen Lúcia foram contrários à união das duas análises. Houve, porém, o pedido de vista do ministro Flávio Dino. Isso significa que a sessão será interrompida por até 90 dias para que ele possa analisar melhor o caso e posteriormente devolver aos magistrados.

Ministros do STF Flávio Dino, André Mendonça, Alexandre de Moraes, Dias Toffoli e Gilmar Mendes, lado a lado
Com pedido de vistas de Flávio Dino, julgamento será interrompido por até 90 dias

Única mulher a integrar a Corte, Cármen Lúcia só tomou a palavra às 17h56, após mais de sete horas do início do julgamento, em que permaneceu em silêncio, diferentemente de seus pares do gênero masculino. Em sua fala, ela declarou estar “profundamente consternada e triste” com a crise institucional do STF. Apontou, ainda, que a Corte provocou “intranquilidade” no país, que está a menos de 20 dias do primeiro turno das eleições presidenciais. Em seguida, pediu “desculpa” ao “povo brasileiro”. “Eu peço desculpa ao povo brasileiro por talvez ter esperado de mim uma postura diferente. Mas acho que todos nós aqui queríamos a mesma coisa, que era tentar resolver, e as questões não foram resolvidas e foram crescendo demais”, afirmou.

A ministra ainda criticou o que chamou de “espetacularização” dos julgamentos do STF. “Nós não garantimos o rigor e seriedade que deveríamos. Peço desculpas aos colegas e ao povo por não ter conseguido resolver essas questões de melhor modo. Houve uma espetacularização desses casos, dessa sessão, que não faz mal apenas ao Supremo, mas ao país. O país espera uma tranquilidade do Supremo que não conseguimos dar.”

A declaração da ministra ocorreu após uma série de embates entre os ministros durante a reunião desta terça-feira. O primeiro deles foi protagonizado pelo ministro Flávio Dino e o próprio presidente da Corte, Edson Fachin, que abriu a sessão centralizando em seu discurso a necessidade de preservar “sensatez, decoro e serenidade”. Ainda na primeira hora, porém, o equilíbrio entre os magistrados pareceu se desfazer. Dino pediu um aparte a Toffoli, que também esteve no epicentro do inquérito do Master, mas teve seu caso arquivado após uma reunião a portas fechadas entre os ministros.

Interrompendo Dino, Fachin respondeu que a palavra deveria ser sempre solicitada à presidência. Último ministro a compor a Corte, Dino retrucou que seguiria o regimento interno do Supremo, que, segundo ele, tem o aparte “dirigido ao relator”. A troca de farpas continuou, com direito a citação por Dino dos filósofos Thomas Hobbes e Aristóteles, além do cantor e compositor Chico César.

Antes mesmo do início da sessão, o ministro encaminhou um requerimento ao decano Gilmar Mendes, para que ele, na sua condição de substituto legal do Presidente e do Vice-presidente da Corte, restabelecesse o cumprimento da Constituição Federal, da lei e do Regimento Interno do STF. De acordo com Dino, há irregularidades na condução do processo por Fachin, que teria avocado para si, sem base legal, as petições que, para Dino, deveriam ter passado por redistribuição de relator.

A crítica ao presidente da Corte continuou ao longo do julgamento. “Temos uma situação complexa, tão complexa, que a pauta que nós recebemos traz como relator o ministro André Mendonça. Não houve redistribuição. Não houve publicação de pauta com a redistribuição feita. Quero dizer, presidente, teria que ser ele. Esse é o meu ponto. Vossa Excelência avocou cinco processos. Um meu, três do André [Mendonça] e um do Alexandre [de Moraes]”, afirmou Dino. Ainda segundo o ministro, ao aceitar a suposta avocatória de Fachin, a Corte estaria “abrindo uma avenida de autoritarismo, de despotismo, de tirania, nos tribunais”.

Presidente do STF, Ministro Edson Fachin
Presidente do STF, Fachin recebeu críticas sobre a condução da crise envolvendo Alexandre de Moraes e André Mendonça

Ao pedir vista, no fim da sessão, o ministro Flávio Dino subiu o tom contra Fachin novamente. “Nós estamos em termos que degradam a imagem deste tribunal. Vossa Excelência está assistindo isso há horas e está transformando o Supremo, nas próximas semanas, quiçá meses, neste debate. Se Vossa Excelência vai assistir a isto, eu não vou”, concluiu.

Impedidos

No início da sessão, o ministro Kassio Nunes Marques, também presidente do Tribunal Superior Eleitoral (TSE), se declarou impedido de julgar naquela situação porque, segundo ele, o TSE mantém uma “equidistância” do caso Master. Marques, no entanto, aproveitou a oportunidade de fala para citar indiretamente a conversa extraída do celular de Daniel Vorcaro, que mostraria que o advogado Kevin Marques, filho do ministro, teria recebido o valor de R$ 500 mil do ex-banqueiro. “Nunca prestou nenhum serviço”, afirmou o ministro sobre o filho durante seu pronunciamento. 

Na sequência, Dias Toffoli também tomou a palavra e, “para manter a coerência”, já que desde que saiu da relatoria do caso Master, de forma voluntária — ressaltou —, não tem votado em assuntos referentes a esse inquérito. Diferente de Nunes Marques, que se retirou do plenário, Toffoli declarou que, mesmo sem votar, seguiria na sessão e se manifestaria, caso sentisse necessidade. O ministro já esteve no epicentro de acusações de envolvimento com Daniel Vorcaro quando foi relator do inquérito. Na época, declarou suspeição por motivo de foro íntimo e desde então não participa de julgamentos relacionados ao banco Master. Entre as suspeitas que recaem sobre Tóffoli estão negócios imobiliários e aportes financeiros ligados ao Master.

Como ministros votaram na questão de ordem

Flávio Dino votou para que Alexandre de Moraes e André Mendonça fossem julgados juntos no dia 23. Ele falou num “combate seletivo” à corrupção no Brasil e apontou a existência de um “inquérito” contra Alexandre de Moraes e uma “inadequação procedimental” na apreciação do caso. Luiz Fux, por sua vez, rebateu: “nós temos uma apuração, isso não é inquérito”.

Fachin foi questionado por Dino sobre os motivos pelos quais o ministro Alexandre de Moraes estava sendo julgado de forma isolada. “Por que Elon Musk não gostou, porque Trump não gostou, porque os autores do homicídio de Marielle não gostaram?”, indagou.

Já o ministro Cristiano Zanin fez uma defesa mais curta e também acompanhou a proposta de Gilmar Mendes para votar o caso de Alexandre de Moraes e André Mendonça em conjunto. O presidente Fachin argumentou sobre o posicionamento de Zanin, afirmando que não houve diferença no tratamento dos casos em relação às datas dos julgamentos.

Como previsto, André Mendonça acompanhou Edson Fachin para julgar Alexandre de Moraes na sessão à parte da sua. Ele ainda refutou a acusação de que estaria atuando com parcialidade sobre a seletividade de nomes nas investigações da PF. “Entendo não haver as mesmas bases fáticas, como foram referidas. O que há em relação a mim é um suposto relatório de inteligência que a própria imprensa encara como fake. (…) são situações jurídicas totalmente distintas”.

Em 2 de setembro deste ano, Mendonça confirmou ter se encontrado com Daniel Vorcaro em março de 2025. Entretanto, o magistrado disse não ter conversado em momento algum sobre o banco Master com o ex-banqueiro, mas sim a respeito do pagamento de precatórios decorrentes de prejuízos de uma usina do setor sucroalcooleiro.

Em manifestação no momento da defesa do voto de André Mendonça, Alexandre de Moraes disse ser vítima de um “dossiê criminoso” montado contra ele para ser vazado à imprensa. Moraes ainda acusou Mendonça de realizar uma “investigação de ofício”. Em contrapartida, André Mendonça negou qualquer “juízo de valor” enquanto relator do caso Master e afirmou ter seguido os precedentes constitucionais do STF. “Ninguém foi buscar informação, nós temos os autos e os documentos”.

Mesmo após Flávio Dino pedir vistas, a ministra Carmen Lúcia manifestou voto no sentido de manter os casos de Moraes e de Mendonça separados. Ela também rebateu as declarações de Flávio Dino sobre uma possível pressão externa para influenciar nas condutas no STF. “Não é por pressão de fora ou de dentro, é porque é a nossa compreensão de que é o nosso dever”, declarou a ministra, que lamentou, mais uma vez, a situação que estava sendo analisada. “Essa é uma sessão que não é das páginas mais festivas [da Corte] de jeito nenhum, longe disso”.

A crise no STF

O estopim da crise no STF ocorreu após o então relator do caso Master, ministro André Mendonça, retirar o sigilo de conversas que envolveriam Daniel Vorcaro e o ministro Alexandre de Moraes. Mensagens de celular obtidas pela Polícia Federal mostram que o empresário teria enviado 52 mensagens ao magistrado, incluindo questionamentos sobre iminentes operações policiais e pedidos de informações sobre possíveis mandados de busca e apreensão e bloqueio de bens.

Moraes também atuou na edição de um contrato de R$ 130 milhões firmado entre Vorcaro e o escritório advocatício da esposa do ministro, Viviane Barci de Moraes. Após a revelação do acordo, o escritório Barci de Moraes divulgou uma nota alegando ter consultado o próprio ministro sobre a existência de impedimentos legais para a contratação, mas que nenhuma irregularidade teria sido identificada.

Uma possível seletividade intencional de André Mendonça na escolha dos documentos que teriam a quebra de sigilo divulgada deixou ainda mais à mostra a divisão interna no Supremo. Ao lado de Moraes: Flávio Dino, Gilmar Mendes e Cristiano Zanin. Um outro aliado é o ministro Dias Toffoli, que contou com o apoio dos ministros quando foi o alvo das suspeitas como relator do caso Master.

Campanha de Flávio aproveita julgamento de Moraes

Numa ação atípica para o período de campanha eleitoral, parlamentares da oposição se reuniram no Congresso Nacional para declarar apoio irrestrito às ações de André Mendonça e pedir o afastamento de Alexandre de Moraes do cargo ocupado no STF. À frente do grupo no parlamento, o senador Rogério Marinho (PL-RN), coordenador da campanha do também senador Flávio Bolsonaro (PL) à Presidência da República. 

O senador Carlos Viana (PSD-MG), que abriu uma frente de ataque contra o presidente do Congresso, Davi Alcolumbre (União-AP), chegou a afirmar que a oposição iria obstruir os trabalhos no parlamento caso Alexandre de Moraes não fosse afastado no julgamento do STF e nem fosse aberto um processo de impeachment contra o ministro no Senado – medida que depende do aval de Alcolumbre.

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Europe’s young research talent takes on cancer, climate and more

The third edition of EU TalentOn closed with the announcement of its winning teams on 11 September in Brest, France. Over five days, 100 early-career researchers aged 21 to 35 of 43 different nationalities, worked in teams to develop concrete responses to some of Europe's most pressing challenges, based on the five EU Missions under Horizon Europe.

The participants competed for a share of an €80,000 prize pool. First and second prizes were awarded in each of the five categories, alongside an Alumni Prize, a Special Jury Prize and the overall Grand Jury Prize.

The teams winning the 1st prize were:

  • Adaptation to climate change: Alejandro Roman, Marie Johanna Univer, Edoardo Kimani Bellotto and Florin Miron won with IMPRREST - from big data to decisions, a tool that gives responders one verified assessment of climate emergencies and evidence for adaptation.
  • Cancer: Xhilda Dhamo, Oliwia Kosecka and Jafar Gura won with CogniVoice - a patient centered speech monitoring platform for post-treatment surveillance of Brain Cancer.
  • Restore our Ocean and Waters Mission: Gabriel Tejero, Siddhanth Shishodia, Dominika Czekanowska and Gjylije Hoti won with Mission PFASSible – a solution that helps with pollution removal into verified risk reduction: sensing, capturing, concentrating, and proving water safety. 
  • Climate-neutral and smart cities: Lucia Petronio, Samar Momin, Samira Huber and Imen Kaabachi won with Block2City - turning building data into renovation choices, funding guidance and expert handoff, while helping cities map local demand.
  • Soil: Natasha Waris, Ilaria Bertolini, Felipe Quiroz, and Victoria Boycheva, won with RhizoSentinel – a solution that turns plants into living soil biosensors that reveal hidden soil biological threats before they cause crop losses, enabling earlier intervention and smarter soil management.
  • The Grand Jury Prize of €12,000 for the best overall project went to RhizoSentinel, while the Special Jury Prize of €3,000 was awarded to Marion Le Meur, Narjes Yazdi, Suresh Ajmeera, and Alberto Galindo Caballero with their project Colospy - a rapid, saliva-based molecular test detecting colorectal-cancer-miRNA signature, designed as a stool-free screening option.

The projects were assessed by a jury of experts from academia, business and government on both scientific merit and market potential – the ability to become real innovations that would contribute to Europe's competitiveness.

Startups, Research and Innovation Commissioner Ekaterina Zaharieva (pictured) said:

“Congratulations to the winners of EU TalentOn 2026. The solutions you have put forward show what European talent can achieve when it is given room to think differently. Results like these underline that Europe's most important asset are its brightest minds.”

Background

EU TalentOn brings together early-career researchers to develop solutions to major societal challenges linked to the five EU Missions under Horizon Europe. By bringing science closer to citizens and building new connections between science and society in open, playful and engaging ways, it supports the objectives of the ERA Policy Agenda. 

EU TalentOn is a flagship event of Science Comes to Town, the Commission's year-long initiative bringing research and innovation closer to citizens across three host cities in 2026: Kiel (Germany), Brest (France) and Split (Croatia). With over more than 1,000 activities and with more than 70 partners, Science Comes to Town 2026 is connecting scientific institutions, innovation ecosystems and the public throughout the year.

The programme continues later this month, when Kiel hosts the 36th EU Contest for Young Scientists (EUCYS 2026) from 22 to 27 September, before Science Comes to Town 2026 draws to a close with a joint Closing Event and Ceremony on 14–16 December.

Science Comes to Town will return for a second edition in 2027, hosted by four new cities: Aarhus (Denmark), Genoa (Italy), Kaunas (Lithuania) and Oeiras (Portugal). EU TalentOn 2027 will be held in Kaunas, while EUCYS 2027 will take place in Genoa.

Women accounted for 54% of participants in the 2026 edition, reflecting the growing contribution of female talent to Europe’s research and innovation landscape.

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