“La valorizzazione del patrimonio storico, culturale e artistico del sistema ferroviario e dei suoi luoghi avvicina i cittadini a concepire un nuovo modello di mobilità, il viaggio come esperienza capace di far scoprire le bellezze di città e paesaggi della Lombardia. Il nostro obiettivo è avvicinare i cittadini al mondo dei treni, rendendolo accessibile e fruibile a tutti con una connotazione finalmente positiva. Per supportare le attività di valorizzazione del patrimonio storico della ferrovia, Regione Lombardia mette a disposizione ogni anno 600.000 euro, più di tutti in Italia. Di questo budget, circa 300.000 euro sono destinati ai treni storici, effettuati da Fondazione Fs”. Così Franco Lucente, assessore regionale ai Trasporti e Mobilità sostenibile, è intervenuto alla Sala Reale della stazione di Milano Centrale in occasione dell’Open Day organizzato dalla Fondazione FS. Nel corso della conferenza stampa è stato presentato anche il completamento dei lavori di restauro della Sala Reale.
Lucente: “Treni storici, una realtà consolidata in Lombardia”
“I treni storici sono ormai una realtà consolidata in Lombardia e fanno registrare sempre il tutto esaurito, a dimostrazione del grande appeal che riscuotono tra i viaggiatori. Un successo che si accompagna al restauro della Sala Reale della stazione Centrale di Milano, che restituisce ai cittadini un luogo magnifico da un punto di vista artistico ed architettonico. Una chiara dimostrazione di come si debba preservare un patrimonio di inestimabile valore delle Ferrovie dello Stato. A tal proposito, rilancio l’idea della realizzazione del Museo regionale dei Trasporti, con la stazione dismessa di Milano Porta Genova come sede ideale. Un luogo dedicato alla storia della mobilità pubblica lombarda, dove raccogliere testimonianze, materiali e documenti, ma anche di diventare uno spazio di ricerca, partecipazione e divulgazione. Un’idea che ha raccolto un consenso unanime e che spero possa portare ad un progetto concreto già entro la fine dell’attuale legislatura”, ha concluso Lucente.
Venerdì pomeriggio il vicepremier Matteo Salvini è stato contestato nei corridoi di Palazzo Pirelli a Milano dai consiglieri regionali Pd. Salvini era arrivato per partecipare a una conferenza stampa sulla proposta di legge regionale della Lega sullo stop alle moschee. Ma all’arrivo ha trovato ad accoglierlo una folta schiera di consiglieri dem che hanno urlato slogan e hanno esibito cartelli con su scritto “Pensa ai treni”. “Io credo che sia abbastanza incredibile che mentre decine di migliaia di passeggeri sono a terra Salvini venga a Palazzo Pirelli a parlare di tutt’altro – ha detto il consigliere Pd Piefrancesco Majorino – glielo abbiamo scritto e lo ribadiamo: il ministro Salvini deve occuparsi di treni, aerei, bus, metropolitane, non di leggi regionali che non lo riguardano”.
La Lega torna all’attacco delle moschee abusive in Lombardia e presenta una proposta di legge regionale per rafforzare i controlli sull’apertura e sull’utilizzo dei luoghi di culto. Il testo, illustrato al Pirellone alla presenza del vicepremier Matteo Salvini, del capogruppo regionale del Carroccio Alessandro Corbetta e dell’europarlamentare Silvia Sardone, punta ad aggiornare la normativa introdotta durante la giunta Maroni, introducendo ulteriori vincoli urbanistici e maggiori poteri di intervento per le amministrazioni comunali.
Moschee, la proposta della Lega: stop ai luoghi di preghiera ricavati da capannoni e negozi
Uno dei punti centrali del progetto riguarda il contrasto all’utilizzo improprio di immobili destinati ad altre attività. L’obiettivo dichiarato è impedire che capannoni industriali, negozi, magazzini o sedi associative vengano trasformati in luoghi di preghiera senza rispettare le procedure urbanistiche previste. La proposta stabilisce inoltre che l’insediamento e lo svolgimento di attività religiose collettive siano subordinati anche all’appartenenza a confessioni che abbiano sottoscritto un’intesa con lo Stato italiano.
Più poteri ai sindaci e verifiche sull’impatto nei quartieri
Il testo punta anche ad ampliare gli strumenti a disposizione dei Comuni, consentendo ai sindaci di intervenire con sanzioni, sospensioni e provvedimenti finalizzati a interrompere le attività religiose svolte in immobili utilizzati irregolarmente. Tra gli elementi da valutare per autorizzare nuovi insediamenti figurano la disponibilità di parcheggi, il traffico, l’affollamento e la concentrazione di luoghi di culto in una determinata area. L’intento, secondo i promotori, è garantire la compatibilità delle attività religiose con le caratteristiche urbanistiche del territorio e con le esigenze dei residenti. La Lega chiede inoltre maggiore trasparenza sulla provenienza dei finanziamenti destinati ai luoghi di culto.
Corbetta: “Libertà di culto non significa libertà di fare ciò che si vuole”
“La libertà di culto non significa libertà di fare ciò che si vuole”, ha dichiarato il capogruppo leghista Alessandro Corbetta durante la presentazione. “Quando viene insediato un luogo di culto ci deve essere una valutazione specifica in cui valutare la sicurezza e la tranquillità dei residenti. Ogni insediamento deve rispettare regole chiare e chiediamo trasparenza sui finanziamenti ai luoghi di culto”.
La proposta dovrà ora affrontare l’iter legislativo regionale. Il nuovo intervento si inserisce nel solco della normativa lombarda sui luoghi di culto, già al centro negli anni passati di controversie e pronunciamenti della Corte costituzionale. Resta quindi da verificare la compatibilità delle nuove disposizioni con i principi costituzionali sulla libertà religiosa.
A Milano, dove la trasformazione urbana passa attraverso nuovi edifici iconici e quartieri in continua evoluzione, c’è un progetto che prova a spostare l’attenzione dalla semplice architettura alla relazione con la città. Si chiama Casa BFF ed è la nuova sede di BFF Bank, gruppo bancario internazionale nato in Italia e specializzato nei servizi finanziari alle imprese e alle istituzioni, con un focus storico sulla gestione e sullo smobilizzo dei crediti commerciali verso le Pubbliche Amministrazioni.
Situato nel quartiere Portello, il complesso nasce per riunire gli spazi di lavoro del gruppo in un progetto architettonico che ambisce a essere anche un luogo di relazione con Milano. Non soltanto una sede direzionale, dunque, ma un edificio che mette insieme lavoro, sostenibilità, spazio pubblico e arte contemporanea.
La progettazione è stata affidata a OBR – Open Building Research, lo studio fondato nel 2000 dagli architetti Paolo Brescia e Tommaso Principi. Il progetto ha ottenuto il MIPIM Award 2024 nella categoria Best New Development, riconoscimento internazionale assegnato nell’ambito del mercato immobiliare e dello sviluppo urbano.
Casa BFF, i numeri del progetto firmato OBR
I numeri aiutano a comprendere ancora meglio la portata dell’intervento: casa BFF si sviluppa su circa 15.000 metri quadrati di superficie costruita, secondo i dati del progetto, e si articola intorno a una nuova piazza e a spazi interni concepiti per adattarsi a differenti modalità di utilizzo. L’idea dei progettisti è costruire un rapporto diretto tra edificio e contesto urbano. La struttura lascia spazio a una piazza pubblica e crea una connessione con il quartiere, superando la logica del quartier generale concepito come un volume isolato dalla vita cittadina.
Il valore dell’intervento, in questa prospettiva, non si misura soltanto nella qualità architettonica, ma anche nella capacità di generare relazioni. È una questione centrale per Milano, dove la rigenerazione urbana sta trasformando intere aree e ridefinendo il rapporto tra attività economiche, spazi collettivi e vita quotidiana.
Ufficio stampa BFFIl nuovo HQ di BFF a Milano – firmato dagli Architetti Paolo Brescia e Tommaso Principi di OBR – ha accolto i dipendenti del Gruppo a partire dal mese di dicembre 2024
Il tetto fotovoltaico e il rapporto con la sostenibilità
Uno degli elementi più riconoscibili di Casa BFF è il grande porticato, che raggiunge i 40 metri di altezza e sostiene una copertura fotovoltaica di forte impatto visivo. La struttura non svolge soltanto una funzione architettonica: contribuisce a definire lo spazio pubblico alla base dell’edificio e a caratterizzarne l’identità. La copertura ospita 2.300 metri quadrati di pannelli fotovoltaici, con una produzione dichiarata di circa 360 MWh all’anno e una potenza di picco di 300 kWp. È un esempio di come la sostenibilità possa diventare parte integrante del progetto, anziché rimanere un elemento tecnico separato dalla forma dell’edificio.
Casa BFF ha inoltre ottenuto le certificazioni LEED Platinum e WELL Gold, rispettivamente legate alle prestazioni ambientali dell’edificio e agli aspetti che riguardano la salute e il benessere delle persone negli ambienti costruiti. Il progetto adotta anche principi di progettazione DFMA, acronimo di Design for Manufacture and Assembly, un approccio che punta a facilitare l’assemblaggio dei componenti e a ottimizzare i processi costruttivi.
Dentro Casa BFF: come cambia lo spazio di lavoro
Ufficio stampa BFFLo spazio interno di Casa BFF è stato pensato per rispondere alla sempre crescente richiesta di flessibilità, riconfigurabilità e adattabilità nel tempo e nello spazio.
Se l’esterno costruisce il rapporto con la città, gli ambienti interni raccontano l’evoluzione degli spazi professionali: luce, trasparenza e flessibilità contribuiscono a definire un contesto in cui l’architettura non svolge soltanto una funzione organizzativa, ma partecipa all’esperienza quotidiana di chi lo attraversa.
La nuova sede riunisce le attività del gruppo in un unico complesso e interpreta una trasformazione che interessa molte aziende: il luogo di lavoro non viene più valutato esclusivamente in base alla sua capacità di ospitare persone e funzioni, ma anche per la qualità degli ambienti, le possibilità di collaborazione e il benessere che può offrire. Per BFF Bank, Casa BFF rappresenta anche un modo di rendere visibile la propria identità attraverso uno spazio fisico riconoscibile, capace di integrare la dimensione operativa con quella rappresentativa e culturale.
La BFF Gallery: circa 250 opere d’arte nel cuore della banca
Uno degli aspetti più singolari di Casa BFF è la presenza della BFF Gallery, uno spazio dedicato all’arte moderna e contemporanea di circa 450 metri quadrati. La collezione del gruppo ha radici negli anni Ottanta e comprende circa 250 opere, con nomi di primo piano dell’arte italiana del Novecento.
Tra gli artisti rappresentati figurano Lucio Fontana, Alberto Burri, Enrico Baj, Mario Schifano, Emilio Tadini e Arnaldo Pomodoro. Una raccolta che affianca all’attività finanziaria di BFF Bank un investimento nella valorizzazione del patrimonio artistico. Anche gli spazi esterni dialogano con questa dimensione: la piazza ospita opere di Giò Pomodoro e Gianfranco Pardi, inserendo l’arte nel percorso quotidiano di chi attraversa l’area.
La BFF Gallery è aperta gratuitamente al pubblico dal lunedì al venerdì, dalle 10:30 alle 17:30, secondo le informazioni pubblicate dalla galleria. La presenza di uno spazio espositivo accessibile trasforma così una parte dell’identità aziendale in un’occasione di fruizione culturale.
BFF Bank e una nuova idea di sede aziendale
Casa BFF offre una chiave di lettura della Milano contemporanea che va oltre la ricerca dell’edificio spettacolare. Il progetto promosso da BFF Bank mette insieme funzioni differenti: una sede direzionale, uno spazio pubblico, un’infrastruttura per la produzione di energia e un luogo dedicato all’arte. La scelta di investire in un edificio di questa natura racconta anche l’evoluzione del modo in cui un’impresa può presentarsi alla città.
Il progetto di OBR mostra come un edificio direzionale possa essere ripensato in termini di qualità degli ambienti e relazione con il quartiere. Una prospettiva particolarmente significativa in una città in cui la rigenerazione urbana è diventata uno dei temi centrali del dibattito sul futuro degli spazi. Più che un nuovo landmark da aggiungere allo skyline milanese, Casa BFF è dunque un tentativo di immaginare un’architettura in cui la dimensione aziendale possa convivere con quella urbana e collettiva: un luogo in cui economia, design e cultura si incontrano per raccontare una Milano in trasformazione.
Una ricerca promossa da Immobiliare.it ha rilevato gli aumenti degli affitti in Italia tra il 2020 a il 2026, trovando che, in media, nel nostro Paese i canoni sono aumentati del 33,2% in 6 anni, a fronte di un’inflazione totale di circa il 20%. Il costo delle case sta quindi aumentando più rapidamente di quello della vita.
I dati differiscono molto tra città. Inaspettatamente, Milano è tra quelle che cresce di meno. Già sei anni fa, però, partiva da un costo medio che era più alto di buona parte di quello delle altre grandi città oggi. Le crescite più repentine sono avvenute invece a Bari e a Genova.
Quanto sono aumentati gli affitti in Italia dal 2020
La ricerca di Immobiliare.it prende in considerazione un periodo di forte inflazione per l’Italia, in cui l’aumento dei prezzi ha spesso superato la media del 2% annuo che dovrebbe rappresentare il riferimento per il lungo periodo.
Nonostante questo, la crescita dei canoni nelle grandi città ha superato di gran lunga l’inflazione. Un segnale che le città sono in crisi abitativa: c’è troppa domanda, a causa delle migrazioni dalle aree interne del Paese, e poca offerta.
L’aumento degli affitti nelle città del Nord
Al Nord la città con gli aumenti più forti è stata Genova, che in 6 anni ha visto i canoni crescere di oltre il 48%. A sorpresa, quella con meno crescita è Milano, ma questo dato va contestualizzato. Già nel 2020 il capoluogo lombardo aveva canoni medi di 19,7 euro al metro quadro. Sei anni dopo solo una città italiana, Firenze, è riuscita a superare quella cifra.
La classifica degli affitti più costosi al Nord recita:
Milano, 22,3 euro al metro quadro (+13,4%);
Venezia, 15,5 euro al metro quadro (+25,4%);
Torino, 13 euro al metro quadro (+37,9%);
Verona, 12,3 euro al metro quadro (+18,0%);
Genova, 11,2 euro al metro quadro (+48,1%).
Il Centro, tra prezzi alti e grande crescita
Le città del Centro presentano al contempo prezzi molto alti degli affitti e una crescita tra le più intense d’Italia. Firenze è l’emblema di questa combinazione, seconda in assoluto in Italia dietro Milano a oltre 21 euro al metro quadro di canone medio ma con un aumento oltre la media nazionale.
La classifica delle città con gli affitti più costosi del Centro Italia recita quindi:
Firenze, 21,7 euro al metro quadro (+38,1%);
Roma, 19,1 euro al metro quadro (+29,9%);
Bologna, 16,5 euro al metro quadro (+18,3%).
La rincorsa delle città del Sud
Il Sud è l’area geografica in cui gli affitti sono rimasti più accessibili. Anche in città molto attrattive come Napoli, i canoni rimangono sotto quelli delle grandi città del Nord. Si registrano però alcuni casi di forte crescita, che segnalano una grande migrazione dalle aree interne in via di spopolamento.
Le città con gli affitti più costosi al Sud sono:
Napoli, 15,3 euro al metro quadro (+25,5%);
Bari, 13 euro al metro quadro (+52,9%);
Catania, 9,7 euro al metro quadro (+24,4%);
Palermo, 9,7 euro al metro quadro (+35,8%).
Le soluzioni alla crisi abitativa
Paolo Giabardo, direttore generale di Immobiliare.it, ha commentato la ricerca segnalando due possibili soluzioni a questa situazione:
l’immissione sul mercato del gran numero di alloggi sfitti presenti in Italia;
la costruzione di più abitazioni.
Entrambe però hanno dei limiti. Molti degli alloggi sfitti non si trovano nelle città che sono soggette alla crisi abitativa. I progetti immobiliari di larga scala richiedono tempo ed enormi investimenti, soprattutto in un momento in cui anche i terreni delle aree sotto pressione hanno prezzi sopra la media.