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Matteo Salvini contro le banche: “Mazzolati? Profitti giganteschi con un tax rate al 19,2%, tagli e chiusure”

“Sorprendenti le parole del presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che tirando in ballo addirittura la Costituzione lamenta che i banchieri siano economicamente ‘mazzolati’. I numeri, buon per loro, raccontano l’esatto contrario”. Matteo Salvini replica così al presidente della lobby delle banche che venerdì ha protestato contro l’ultima trovata del governo che intende inserire un manovra un prelievo di 5 miliardi a carico del sistema “finanziario”.

Salvini, quindi, fa i conti in tasca alle imprese bancarie: 25,5 miliardi di utili nel 2022, 40,6 nel 2023, 46,5 nel 2024 e 47,5 nel 2025. E quest’anno si prevedono profitti per oltre 50 miliardi di euro. Nel frattempo, tra il 2022 e il 2025, le banche hanno chiuso 2.510 sportelli e lasciato a casa 12.900 dipendenti – dice – Senza dimenticare che nel 2025 il loro tax rate effettivo è stato del 19,2%, una tassazione ben inferiore a quella di altre imprese. Profitti giganteschi che derivano soprattutto dagli interessi e dalle commissioni pagati da cittadini, famiglie e imprese. Chiedere un contributo di almeno 5 miliardi di euro a uno dei settori più ricchi e tutelati d’Italia sarà un intervento di assoluto buonsenso”.

Non la pensa così Patuelli. “Noi ci muoviamo in uno stato costituzionale di diritto e nella Costituzione non c’è scritto che alcuni debbono essere mazzolati”, aveva detto a caldo il presidente dell’Abi. Del resto la coperta è corta: dei 23,5 miliardi necessari per coprire la manovra, poco più di 10 sono indipendenti dalla clausola di salvaguardia europea per l’energia e la difesa. E così è più che probabile che molte delle misure ipotizzate siano tra loro alternative. La flat tax fino a 100mila euro a cui punta la Lega o il taglio dell’Irpef per i redditi sopra i 50mila euro ambìto da Forza Italia e Fratelli d’Italia. Misure generalizzate o mirate, anche mini, in qualche caso, come sconti sui mezzi pubblici per gli studenti o il bonus sanitario per gli anziani. Le scelte, molto probabilmente, saranno chiuse la prossima settimana dalla maggioranza.

L’Associazione bancaria italiana però non ci sta a sostenere il maggior peso della manovra. “Non li pagano i banchieri con il cilindro della City”, ma investitori e risparmiatori ai quali “dobbiamo garantire che ci sia la certezza del diritto“, ha detto Patuelli facendo un riferimento alla Costituzione che non prevede che qualcuno debba essere mazzolato. C’è poi arrivo l’euro digitale, che per gli istituti rappresenterà un aumento dei costi. Dalla loro le banche hanno come sempre Forza Italia. Per Antonio Tajani, che batte sul tasto del confronto e dice che non esiste l’ipotesi di una tassa sugli extraprofitti, serve prudenza e una scelta concordata con il settore perché quando si cominciano a mettere le tasse si sa dove si inizia e non si sa dove si finisce.

“Per quanto riguarda le banche, io per principio sono contrario a tassare gli extra profitti perché non esistono gli extra profitti, né in diritto né in economia. È un conto dare un contributo, se ne può discutere, sono favorevole a un confronto anche con il sistema bancario. Non sono favorevole a un’aggressione violenta, anche verbale, nei confronti delle banche perché sono parte del nostro sistema economico”, ha detto il ministro degli Esteri parlando a margine del convegno dei Giovani imprenditori di Confindustria a Capri .”Non dobbiamo spaventare i mercati e gli investitori”, ha aggiunto.

Il tema banche rimbalza anche nei commenti di Fratelli d’Italia, che rivendica che l’esecutivo Meloni è il “primo governo” a far pagare le banche, finora protette dai governi di sinistra. Non è d’accordo il deputato di Avs Nicola Fratoianni. Per lui quello del governo è “un balletto” che va avanti da anni e le misure sulle banche sono prestiti e anticipazioni ampiamente rimborsati. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti dal canto suo parla di un intervento sostenibile per il quale ‘non morirà nessuno’. Per gli analisti di Intermonte, l’impatto della manovra “dovrebbe restare gestibile”: le ipotesi dalle quali si parte prevedono che circa il 30% del contributo 2027 derivi da maggiore tassazione, con un aumento di 2 punti percentuali dell’aliquota Irap o Ires e il restante 70% da misure di cassa e temporali, con un impatto medio del 2,7% sull’utile per azione 2027.

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Il parametro scelto per il bonus affitto ai genitori separati produce effetti paradossali

Un decreto interministeriale fissa l’importo del bonus affitto per i genitori separati e i criteri per assegnarlo. Che non usano l’Isee, ma molto discutibili soglie reddituali e punteggi per patrimonio e numero di figli. Produrrà situazioni insensate.

di Maria Cecilia Guerra (Fonte: lavoce.info)

La legge di bilancio per il 2026 ha previsto l’introduzione di un fondo, con una dotazione di 20 milioni annui, finalizzato a finanziare un sostegno abitativo a favore dei genitori separati o divorziati, con figli a carico di età non superiore ai 21 anni, che non risultino assegnatari dell’abitazione familiare di proprietà. Un sostegno su cui ci sarebbe da discutere, ad esempio perché si preoccupa del genitore separato che deve affrontare il costo di un affitto, solo se lui, il coniuge o i figli conviventi sono proprietari della casa familiare che viene assegnata all’altro genitore, come se i non proprietari non dovessero anch’essi affrontare un affitto in più a seguito di una separazione. Considera inoltre solo le coppie legalmente sposate, pur in presenza di un provvedimento del tribunale relativo all’affidamento e al mantenimento dei figli.

Pochi giorni fa, a ben dieci mesi di distanza, è stato approvato il decreto interministeriale del ministero delle Infrastrutture e trasporti e del ministero dell’Economia e finanze, che fissa l’importo del bonus, pari al 50 per cento del canone annuale di affitto fino a un massimo di 6mila euro annui, e individua i criteri, fra cui la prova dei mezzi, per l’esclusione dal beneficio e le graduatorie di accesso. È su questi criteri che ci si soffermerà qui.

Il reddito individuale come indicatore della condizione economica

Il requisito economico per accedere al bonus previsto sarà il reddito individuale che risulta dall’ultima dichiarazione e non l’Isee. In questo modo, dice Matteo Salvini, si va incontro al ceto medio con un reddito fino a 35mila euro che sarebbe altrimenti escluso da soglie Isee che privilegiano i più poveri.

Una dichiarazione in linea con tutte quelle che continuano ad attribuire all’Isee le difficoltà di accesso a questo o quel servizio, a questa o quella prestazione, ma assolutamente sbagliata. La limitazione non dipende dall’Isee, ma dal fatto che l’accesso è selettivo: non è riservato a tutti i potenziali beneficiari, cioè a tutti quelli che ne avrebbero bisogno, perché le risorse messe a disposizione sono insufficienti. Viene allora limitato sulla base di graduatorie o sulla base di un indicatore della condizione economica. L’indicatore utilizzato, qualunque esso sia, non allarga o restringe la platea, che dipende da quante sono le risorse in campo, stabilisce solo un ordinamento: chi è davanti in graduatoria e chi è dietro e può restare escluso.

Per questo è una scelta delicata. Per questo l’Isee non è stato inventato a caso, ma riformato dal 2014 alla luce dell’esperienza decennale precedente, attraverso il confronto con le istituzioni e le parti sociali, e tenendo conto dei criteri suggeriti dagli studi scientifici a disposizione, ad esempio quelli relativi alla scala di equivalenza che permette di confrontare la situazione economica di nuclei familiari con un differente numero di membri. Ovviamente, come tutti gli strumenti, l’Isee è modificabile e migliorabile alla luce anche di eventuali problematiche legate al suo funzionamento. Ma è stato posto come Livello essenziale delle prestazioni, Lep, per cui esiste l’obbligo di utilizzarlo in tutte le prestazioni che a livello locale e nazionale fanno riferimento alla prova dei mezzi, proprio per evitare quel proliferare di misure discrezionali, casuali, che aveva dato luogo, nel periodo antecedente alla sua introduzione, a risultati paradossali: un utente che risultava “ricco” in base ai criteri utilizzati per l’accesso a un certo servizio e “povero” in base ai differenti criteri utilizzati per l’accesso a un altro servizio, addirittura nello stesso comune.

Il decreto 200/2026 viola questo principio: non adotta l’Isee ma fa riferimento unicamente al reddito individuale dell’ultima dichiarazione. Un indicatore troppo povero di informazioni sulla reale condizione economica del potenziale beneficiario del bonus.

Con quali conseguenze?

La caratteristica fondamentale dell’Isee è di valutare la condizione economica non su base individuale ma con riferimento al nucleo familiare. Una persona può infatti essere povera individualmente ma vivere in un nucleo in cui beneficia del reddito percepito dagli altri componenti. Viceversa, può stare bene individualmente ma doversi poi occupare di un insieme ampio di persone non autonome economicamente, come ad esempio minori o persone con gravi disabilità. Regole specifiche servono a tenere conto dei doveri economici che i genitori separati hanno nei confronti dei figli anche non conviventi.

In base al decreto 200/2026, invece, ad esempio: un genitore separato con un reddito di 37mila euro e 4 figli a carico sarà escluso, quello con 33mila euro e un solo figlio a carico potrà invece aspirare ad ottenere il beneficio.

L’Isee tiene poi conto di tutti i redditi, compresi quelli finanziari, che non sono dichiarati in Irpef. Il nuovo indicatore proposto invece non considera i redditi finanziari. Sulla base della norma generale dovrebbe fare riferimento anche ai redditi tassati fuori dall’Irpef, come quelli degli autonomi in regime forfetario, o degli affitti sottoposti alla cedolare secca. Vedremo se almeno questa norma verrà rispettata.

Inoltre, l’Isee è un indicatore misto: tiene conto, oltre al reddito, anche del patrimonio, nell’assunto che a parità di reddito chi possiede un patrimonio, al di sopra di certe franchigie, si trovi in una situazione economica migliore. La franchigia è molto elevata per la prima casa, ma correlativamente si esclude dal reddito la spesa per affitto per chi non ha la casa di proprietà. In base al decreto 200/2026, invece, ad esempio: un genitore separato con un reddito di 34mila euro e attività finanziarie pari a 50mila euro, potrà aspirare a prendere il bonus, quello con un reddito di 35.100 euro e attività finanziarie pari a 5mila euro no.

Esclusioni e punteggi per patrimonio immobiliare e figli

Del patrimonio e dei figli a carico il decreto interministeriale 200/2026 tiene conto, non con l’Isee, ma nelle regole di esclusione e nei punteggi. Lo fa in modo rozzo, generando ulteriori effetti paradossali.

Dalla interazione fra il criterio reddituale prescelto e le altre regole di esclusione previste emerge ad esempio che: un genitore separato con un reddito di 34mila euro, e una casa di proprietà a più di 50 chilometri di distanza dal comune ove è collocata l’abitazione familiare di proprietà può aspirare al bonus, quello con un reddito di 36mila euro ma senza alcun patrimonio immobiliare non lo prenderà. Analoghi effetti paradossali emergono dai punteggi assegnati per stabilire le graduatorie di accesso al bonus: un genitore separato con un reddito di 24.900 euro e solo un figlio, a parità di altre condizioni, passerà davanti in graduatoria a quello con un reddito di 25.100 euro e due figli a carico.

Verità e bugie

Nella sua dichiarazione sugli effetti del nuovo indicatore Salvini dice quindi una verità e una bugia. La verità: abbandonare l’Isee avrà l’effetto di riconoscere il bonus anche a persone che stanno abbastanza bene, al prezzo però di escludere persone che stanno abbastanza male – cosa su cui invece tace. La bugia: con l’abbandono dell’Isee, il numero di genitori che alla fine prenderà il bonus non si amplia, potrebbe anzi addirittura ridursi se i genitori più benestanti ammessi pagano affitti più alti di quelli esclusi, essendo il bonus pari al 50 per cento dell’affitto pagato.

Quello che avverrà è che l’ordinamento fatto non con l’Isee, ma con soglie reddituali e punteggi per patrimonio e numero di figli molto discutibili produrrà effetti paradossali quali quelli riportati sopra.

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Lombardia, la Lega rilancia la stretta sulle moschee: “Libertà di culto non è libertà di fare ciò che si vuole”

La Lega torna all’attacco delle moschee abusive in Lombardia e presenta una proposta di legge regionale per rafforzare i controlli sull’apertura e sull’utilizzo dei luoghi di culto. Il testo, illustrato al Pirellone alla presenza del vicepremier Matteo Salvini, del capogruppo regionale del Carroccio Alessandro Corbetta e dell’europarlamentare Silvia Sardone, punta ad aggiornare la normativa introdotta durante la giunta Maroni, introducendo ulteriori vincoli urbanistici e maggiori poteri di intervento per le amministrazioni comunali.

Moschee, la proposta della Lega: stop ai luoghi di preghiera ricavati da capannoni e negozi

Uno dei punti centrali del progetto riguarda il contrasto all’utilizzo improprio di immobili destinati ad altre attività. L’obiettivo dichiarato è impedire che capannoni industriali, negozi, magazzini o sedi associative vengano trasformati in luoghi di preghiera senza rispettare le procedure urbanistiche previste. La proposta stabilisce inoltre che l’insediamento e lo svolgimento di attività religiose collettive siano subordinati anche all’appartenenza a confessioni che abbiano sottoscritto un’intesa con lo Stato italiano.

Più poteri ai sindaci e verifiche sull’impatto nei quartieri

Il testo punta anche ad ampliare gli strumenti a disposizione dei Comuni, consentendo ai sindaci di intervenire con sanzioni, sospensioni e provvedimenti finalizzati a interrompere le attività religiose svolte in immobili utilizzati irregolarmente. Tra gli elementi da valutare per autorizzare nuovi insediamenti figurano la disponibilità di parcheggi, il traffico, l’affollamento e la concentrazione di luoghi di culto in una determinata area. L’intento, secondo i promotori, è garantire la compatibilità delle attività religiose con le caratteristiche urbanistiche del territorio e con le esigenze dei residenti. La Lega chiede inoltre maggiore trasparenza sulla provenienza dei finanziamenti destinati ai luoghi di culto.

Corbetta: “Libertà di culto non significa libertà di fare ciò che si vuole”

“La libertà di culto non significa libertà di fare ciò che si vuole”, ha dichiarato il capogruppo leghista Alessandro Corbetta durante la presentazione. “Quando viene insediato un luogo di culto ci deve essere una valutazione specifica in cui valutare la sicurezza e la tranquillità dei residenti. Ogni insediamento deve rispettare regole chiare e chiediamo trasparenza sui finanziamenti ai luoghi di culto”.

La proposta dovrà ora affrontare l’iter legislativo regionale. Il nuovo intervento si inserisce nel solco della normativa lombarda sui luoghi di culto, già al centro negli anni passati di controversie e pronunciamenti della Corte costituzionale. Resta quindi da verificare la compatibilità delle nuove disposizioni con i principi costituzionali sulla libertà religiosa.

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“Caos voli? Salvini subito in Aula, è gravissimo”. Pd e M5s contro il ministro dei Trasporti. Renzi: “Non è capace”. E il leader della Lega se la prende con Tim

Gli aeroporti italiani, da Nord a Sud, sono nel caos, con migliaia di passeggeri rimasti a terra o che devono attendere ore prima di imbarcarsi. Mentre non è ancora chiaro che cosa abbia causato le anomalie alla rete di trasmissione dati a supporto dei servizi di controllo, benché Enav abbia escluso un attacco hacker, le opposizioni attaccano il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini. “Venga subito a riferire in Parlamento” dicono gli esponenti di Pd e Movimento 5 stelle.

In una nota del Mit si legge che “il ministro delle Infrastrutture sta seguendo con la massima attenzione i rallentamenti che stanno interessando il traffico aereo nazionale. Fin dalle prime ore della mattina, il ministero è in contatto con Enav per approfondire le cause tecniche delle anomalie riscontrate” e “le conseguenti limitazioni operative. Il ministro continua a seguire da vicino l’evolversi della situazione, con particolare attenzione alla sicurezza delle operazioni, alla necessità di contenere i disagi per i passeggeri e all’obiettivo di un rapido ritorno alla piena operatività”. In tarda mattinata il leader della Lega ha scaricato la colpa su Tim: “Le opposizioni mi convocano in Parlamento da questa mattina. Il problema non è di Salvini, c’è il blocco della rete di trasmissione dati di Enav gestito da Tim, per cui chiedo che i tecnici Tim facciano il massimo per tornare alla normalità”. A ancora: “Se questo disagio andrà oltre non vorrei essere costretto a chiedere a Tim di rispondere dei danni causati oggi a tanti viaggiatori”.

Matteo Renzi scrive nella sua enews: “Mi sono trovato su un treno Roma-Firenze con 105 minuti di ritardo. Voi direte: ‘Vabbè, poveraccio, non è colpa sua. Non deve controllare lui i treni’. E infatti oggi è in tilt il trasporto aereo. Diciamo così: o non è capace o porta sfiga. Ognuno scelga la risposta che preferisce. Unica regola: vietato rispondere ‘tutte e due'”.

Per il Partito democratico è il responsabile Infrastrutture della segreteria nazionale, Antonio Misiani, a intervenire: “Migliaia di passeggeri, lavoratori e imprese stanno pagando il prezzo di una situazione gravissima, inaccettabile in un Paese del G7. Non ci basta sapere che non si tratta di un attacco hacker o di sabotaggio”. A maggior ragione “questo aspetto è ancora più preoccupante: significa che la rete di trasmissione dati che sostiene l’intero controllo del traffico aereo nazionale ha ceduto da sola. Un’infrastruttura strategica, sulla quale si regge la sicurezza del volo, non può andare in crisi per un’anomalia tecnica e restare fuori uso per ore, con i sistemi di contingency che reggono solo fino all’alba. Su quanto sta accadendo pretendiamo risposte immediate. Che cosa è successo davvero? Perché la ridondanza non ha funzionato? Quanto durerà il disservizio? Quali investimenti sono stati fatti, e quali rinviati, sulla manutenzione e sull’ammodernamento delle reti? Chi risarcirà i passeggeri e come verranno tutelati i lavoratori del settore? Per questo chiediamo che i vertici di Enav e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini vengano il prima possibile a riferire in Parlamento. Presenteremo immediatamente gli atti di sindacato ispettivo necessari e chiederemo un’informativa urgente nelle Aule di Camera e Senato”. La conclusione è che “il governo non può limitarsi a seguire l’emergenza dai comunicati: ha il dovere di assumersi la responsabilità politica di ciò che accade nelle infrastrutture strategiche del Paese. L’Italia non può permettersi di restare a terra per un guasto. Servono verità, trasparenza e un piano straordinario per mettere in sicurezza la rete”.

Anthony Barbagallo, sempre dei dem, ha annunciato la presentazione di un’interrogazione parlamentare: “Il governo spieghi cosa sta accadendo alla rete di trasmissione dati che supporta il controllo del traffico aereo. Salvini dov’è? In questi anni il ministro sembra essersi distratto troppo a lungo rispetto ai problemi strutturali del settore. Ora i nodi vengono al pettine. Vogliamo sapere quali siano le cause delle anomalie, quali interventi siano stati attivati e quali garanzie il governo sia in grado di offrire sulla sicurezza e sulla resilienza della rete nazionale di gestione e trasmissione dei dati. Non bastano rassicurazioni: servono risposte chiare e trasparenza su quanto sta accadendo”. Per la capogruppo in commissione Trasporti del M5s, Gabriella Di Girolamo, “con Salvini collassa pure il trasporto aereo. La cosa più grave? Nessun attacco hacker, solo l’incredibile cedimento strutturale della rete dati che gestisce la sicurezza dei cieli italiani. È vergognoso che un segmento tanto strategico del settore dei trasporti vada in tilt per ore nel silenzio totale del Ministero. Dove sono finiti i fondi per la manutenzione e l’ammodernamento dei sistemi? Perché i meccanismi di riserva non hanno funzionato? Salvini smetta di vendere fumo. E quanto a Meloni, in attesa di capire a chi darà la colpa stavolta, provi una tantum a mettere la faccia su uno dei tanti disastri del suo vice e riferisca alle Camere. I cittadini pretendono chiarezza, garanzie per la sicurezza e risarcimenti immediati per i danni subiti. Il Paese non può restare in ostaggio del suo menefreghismo”.

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Le spese folli delle Olimpiadi: dalla Società Milano-Cortina 188mila euro di biglietti omaggio al Ministero di Salvini. E c’è pure il “premio” da 3,5 milioni per la pista di bob

“La barca fa acqua”, senti dire nei corridoi di Simico che ha curato la realizzazione delle principali opere dei Giochi invernali 2026. Lunedì la Società Infrastrutture Milano Cortina (che fa capo al ministero di Matteo Salvini) ha tenuto un consiglio di amministrazione. E, a quanto risulta, è stato piuttosto movimentato. Tra l’altro sono finiti sul tavolo gli acquisti di biglietti per gli eventi delle Olimpiadi: quasi un milione con soldi della società, quindi pubblici. Poi ecco un’altra patata bollente, finora inedita: 3,5 milioni di euro che Simico avrebbe pagato alla ditta Pizzarotti come premio per la realizzazione della pista da bob di Cortina. Su questi due capitoli si allungano già le ombre degli accertamenti della magistratura contabile.

BIGLIETTI OMAGGIO PER UN MILIONE DI EURO. La fibrillazione è cominciata nelle scorse settimane quando si è diffusa la voce (il Fatto ne ha scritto) che la Sezione di controllo sugli Enti delle Corte dei Conti di Roma ha messo il naso nelle spese per le Olimpiadi, in particolare di Simico, la società sorta con il compito di costruire opere sportive e di legacy, l’eredità per il territorio. Ha cominciato dai fantomatici biglietti per le gare e dai ben più cari pacchetti per il soggiorno di ospiti. La domanda di fondo della Corte è semplice: perché una società pubblica che opera nelle infrastrutture avrebbe dovuto spendere quasi un milione di euro – questa la cifra complessiva, che con l’Iva arriva a oltre un milione e 100 mila euro – di ticket olimpici? Non solo: ci si domanda chi, all’interno di Simico, abbia deciso l’acquisto.

Un primo problema è capire a chi siano stati destinati i ticket, oltre ai pacchetti Premium Hospitality piuttosto consistenti. Una prima tranche di questi ultimi, acquistati da On Location, fornitore ufficiale di Fondazione Milano Cortina, è costata 368 mila euro per 202 biglietti premium (in media 1.821 euro l’uno). C’è poi stata una seconda tranche da 100 mila euro (più Iva). Una terza fetta da 500mila euro se n’è andata per comperare biglietti “dignitari domestici” da Fondazione Mico. A quanto risulta una parte dei tagliandi sono stati ‘regalati’ ai dipendenti Simico (fino a quattro ciascuno) contabilizzandoli come ‘welfare aziendale’. La media va dai 346 euro per dipendente dei biglietti Fondazione a 1.274 euro ciascuno per l’ospitalità On Location. È una voce che i vertici della società dovranno chiarire perché non risulta prevista dai contratti aziendali.

BIGLIETTI PAGATI PER NULLA. In questo marasma di inviti e omaggi, ci sono poi circa 140 biglietti per un valore di 188mila euro che sono andati al ministero di Salvini. E qui la Corte vuole capire se chi li ha ricevuti ne avesse effettivamente diritto, per cui si sta cercando di risalire, nome per nome, a chi li ha utilizzati. Perché i biglietti di Fondazione dati ad esterni di Simico sono costati in media 537 euro l’uno, mentre l’ospitalità On Location (67 pacchetti) è costata in media 2.621 euro (in totale 175 mila euro). Ma ci sono due ‘gialli’. Innanzitutto quello di circa 160 biglietti – oltre 100mila euro – che non si riesce a capire a chi siano finiti. Inoltre, 211mila euro per 441 ticket “non assegnati”, di cui 342 per 59mila euro a beneficio di Fondazione (costo medio 478 euro) e 99 per 151mila euro a beneficio di On Location per l’ospitalità (costo medio 1.531 euro). Insomma, soldi cacciati al vento.

Se risultassero regali non giustificati o spese non utilizzate, la Corte dei Conti potrebbe arrivare a chiedere ai manager che hanno deciso l’acquisto di risarcire la somma. Per questo i magistrati contabili hanno scritto sia all’amministratore delegato Fabio Massimo Saldini, che alla presidente di Simico, Veronica Vecchi, chiedendo chiarimenti. E qui comincia il balletto perché la presidente ha messo nero su bianco che della decisione di acquistare i ticket il consiglio di amministrazione non è “mai stato coinvolto”. Come dire che non è disposta a tenere il cerino in mano. E nemmeno il consiglio di amministrazione.

CONSULENZE PER UN MILIONE E MEZZO. Non è la sola rogna su cui occorrerà fare chiarezza. C’è anche la questione delle consulenze in materia giuridica, pare a prestigiosi studi, che sono state affidate nonostante Simico avesse un ufficio legale che sarebbe stato impiegato per fornire solo una parte dei pareri. Per i professionisti legali esterni sono stati spesi 395mila euro nel 2025 e 279mila euro nel 2024, circa 675mila euro in due anni. Ancora più cospicua la voce delle “consulenze varie” (comprensive di Internal Audit, relazioni esterne, social media management, audiovisivi e relazioni con i media): si arriva a 510mila euro nel 2025 e 238mila nel 2024. Il monte dei rimborsi spese a piè di lista per viaggi e missioni ha raggiunto i 436mila euro nel 2025, circa 161mila euro in più rispetto al 2024.

TRE MILIONI E MEZZO DI PREMIO A PIZZAROTTI. Passando da Roma alla Procura della Corte dei conti di Venezia, emerge un’altra storia finita sul tavolo del consiglio di amministrazione di Simico. I magistrati veneti hanno acceso un faro su un pagamento di 3,5 milioni di euro riconosciuto a Impresa Pizzarotti, la ditta a cui sono stati affidati i lavori per la realizzazione della pista da bob. Quando nessuno la voleva costruire, nel dicembre 2023, il ministro Salvini diede un annuncio decisionista: “Finora si è perso troppo tempo. Non costerà un centesimo in più agli italiani”. Aveva sfrondato il progetto così da rendere appetibile (all’unico concorrente Pizzarotti) l’appalto da 81,6 milioni di euro (anche se il costo complessivo del sistema Sliding Centre arriva a 133 milioni di euro).

Pizzarotti è riuscito in un’impresa apparentemente impossibile, mettendo a disposizione la pista in 13 mesi per la pre-omologazione. Il collaudo a fini agonistici è avvenuto nell’autunno 2025, a febbraio 2026 si sono disputate le gare olimpiche. Per quel lavoro Pizzarotti ha ricevuto 3,5 milioni di euro aggiuntivi che hanno fatto sorgere qualche dubbio alla Procura contabile veneta. È il Codice degli appalti a dettare le regole del cosiddetto “premio di accelerazione”, nei casi di ultimazione in anticipo rispetto ai termini contrattuali. L’ammontare, nei limiti della somma disponibile indicata nella voce “imprevisti” del quadro economico (un milione 632 mila euro per lo Sliding Centre), è commisurato “ai giorni di anticipo e in proporzione all’importo del contratto”. Pizzarotti ha concluso i lavori prima? È questo che si sta chiedendo la Procura contabile. L’impianto è stato messo a disposizione per le gare, ma i lavori non sono conclusi nemmeno oggi, a otto mesi dalla fine dei Giochi. Basta leggere la convenzione siglata dall’amministratore delegato Saldini con il Comune di Cortina il 12 ottobre, che detta norme rigide per l’accesso alla pista a fini di allenamento o gare, visto “l’intervento è in fase di avanzata esecuzione” e le competizioni dovranno essere “compatibili con lo stato delle attività in corso”. Insomma, lo Sliding Centre è ancora un cantiere.

Per capire la legittimità del premio si stanno analizzando contratti e clausole che legano Simico a Pizzarotti. Quest’ultima ha ottenuto anche un appalto aggiuntivo da un milione 617mila euro, con una procedura negoziata senza bando. Ha riguardato “l’attività di manutenzione e conduzione dell’impianto” dopo il 21 novembre 2025, quando la pista è stata assegnata a Fondazione Milano Cortina per le gare olimpiche.

I GIOCHI DELLA LEGA. Dopo le settimane di gloria e di riflettori planetari, la paternità delle Olimpiadi comincia a diventare scomoda. Di certo in Italia saranno ricordate come le Olimpiadi della Lega. “Milano ha ospitato lo spettacolare avvio dei Giochi Olimpici Invernali 2026 fortemente voluti dalla Lega al Governo e dalle regioni a guida leghista”. Scriveva così Matteo Salvini nel febbraio 2026 sulla Settimana Leghista, consacrando i Giochi di partito. Perché era stato Luca Zaia a lanciare la proposta. Perché si sono svolti, guarda caso, in due regioni amministrate dal Carroccio, Veneto e Lombardia. E poi c’è stato il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, guidato dallo stesso Salvini, a tenere in mano il boccino di opere per 4 miliardi.

Difficile dire chi sia stata la vera mente dell’operazione. C’è ovviamente Salvini, ma non è il solo leghista. Un ruolo di primo piano lo ha avuto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alessandro Morelli, ex direttore della “Padania”, il cui entourage è stato destinatario di 18 biglietti per 14mila euro. Se i governatori Attilio Fontana e Luca Zaia, ormai uscente, hanno messo la faccia politica, la firma tecnica sui provvedimenti di Simico è dell’amministratore delegato della società voluto da Salvini nel febbraio 2024, Fabio Massimo Saldini. Quasi omonimi, ma tanto diversi nel tratto. Saldini è un architetto con una lunga presenza ai margini del mondo politico di centrodestra. Le cronache ricordano, per esempio, il suo ruolo professionale nel promuovere il gigantesco (e contestatissimo) progetto edilizio della Cascinazza di Monza voluto da Paolo Berlusconi, fratello di Silvio. Ma è nella Regione Lombardia guidata dall’amico Roberto Formigoni che Saldini ottiene consulenze e viene nominato delegato del Presidente in materia di moda. Un legame, quello tra Saldini e Formigoni, riemerso nell’estate 2025 al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini. Saldini era presente con una delegazione di Simico e aveva portato con sé alcuni atleti (altra spesa di Simico su cui la Corte dei Conti vuole fare chiarezza). Davanti al pubblico plaudente Saldini salutò Formigoni – che è sempre stato legato a Cl e si è ritirato dalla vita politica dopo scandali e condanne – suscitando una sorta di standing ovation.

Ma veniamo ad anni più recenti. Saldini dalla Regione Lombardia – a quel punto già a trazione leghista – ottiene nomine prestigiose, come quella nella società della Pedemontana Lombarda. E in Simico dove entra, esce e poi rientra occupando infine la poltrona di amministratore delegato, direttore generale e commissario straordinario che gli garantisce di sovrintendere ad appalti miliardari e di incassare 240mila euro in una sommatoria di indennità. Una gestione non facile, viste le vicissitudini della pista da bob e lo scandalo della famigerata funivia di Socrepes, un’incompiuta che partirà in ritardo di dieci mesi, con una capienza dimezzata. Per non parlare dell’inchiesta per turbativa d’asta aperta a Belluno.

Adesso che sembra arrivato il momento di fare i conti, non si deve dimenticare una cornice più ampia. La società Simico dovrebbe cessare, in base alla Legge Olimpica, il 31 dicembre 2026. Ma il governo l’ha già prorogata fino al 2033, perché il numero di opere da concludere è imponente. Finora ne sono state ultimate 49 su 98, la metà, mentre 21 sono in progettazione, 9 in gara e 19 in esecuzione. Un gigantesco cantiere aperto, una voragine. Infatti è stato speso solo il 25 per cento delle risorse pubbliche stanziate, mentre è in esecuzione il 17 per cento. Solo sulla carta (in gara o in progettazione) sono opere equivalenti al 58 per cento degli stanziamenti.

Non è un bilancio lusinghiero, anche se le cause sono molteplici. Eppure, ricevendo a fine agosto il Campanile, riconoscimento civico di Cortina per i rappresentanti delle istituzioni che hanno contribuito alla riuscita delle Olimpiadi, l’architetto Saldini ha dichiarato: “Abbiamo dimostrato di essere affidabili e credibili”. Si gioca altri sette anni di comando. Una specie di vita eterna in una delle centrali di spesa pubblica più importanti d’Italia.

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Salvini si dimette per farsi rieleggere, Tajani apre alle primarie

Matteo Salvini e Antonio Tajani (LaPresse)

Matteo Salvini si è dimesso da segretario della Lega per preparare la propria ricandidatura al congresso straordinario del 24 e 25 ottobre a Milano. Una mossa formale, concordata da tempo, che accompagna il tentativo di ricompattare il partito dopo le tensioni degli ultimi mesi. Il vicepresidente del Consiglio ha annunciato un nuovo simbolo, che dovrebbe perdere la dicitura «Salvini premier», e una segreteria politica per condividere le decisioni con i diversi livelli territoriali. Nel frattempo, gli incarichi dei tre vicesegretari sono stati azzerati e il tesoriere Alberto Di Rubba è stato nominato vicesegretario vicario fino al congresso, che sarà presieduto da Lorenzo Fontana.

Salvini punta a una riconferma senza sfidanti, ma dovrà fare i conti con le richieste di maggiore attenzione al Nord avanzate, tra gli altri, dal capogruppo al Senato Massimiliano Romeo e dal presidente della Lombardia Attilio Fontana. Il segretario ha escluso l’esistenza di dissidenti e ha invitato tutti a presentare proposte al congresso, dove le votazioni sulle mozioni e sugli atti di indirizzo saranno palesi.

Anche in Forza Italia si apre il confronto sulla leadership. Antonio Tajani ha proposto una consultazione popolare sul programma e sulla guida del partito, attraverso congressi o primarie aperte anche oltre la platea degli iscritti. «Se qualcuno vuole cambiare dobbiamo chiederlo al nostro popolo», ha detto al Fatto Quotidiano. Il messaggio è rivolto soprattutto al governatore calabrese Roberto Occhiuto, che da settimane invoca un rinnovamento degli azzurri e ha criticato la gestione del segretario.

La proposta di Tajani arriva nonostante la famiglia Berlusconi abbia confermato il proprio sostegno alla sua leadership. Il segretario punta a ottenere una nuova legittimazione in vista delle elezioni politiche, che continua a collocare nell’autunno del 2027, mentre resta aperta la possibilità di un voto anticipato in primavera. Intanto, Salvini insiste sulle primarie del centrodestra per scegliere il candidato sindaco di Milano, indicando Silvia Sardone come propria preferita ma rimettendo la decisione ai cittadini in assenza di un accordo con gli alleati.

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