Il Ministero della Difesa ha indetto il concorso pubblico per l’arruolamento in Marina Militare di 2.500 Volontari in Ferma Prefissata Iniziale, offrendo un canale d’accesso fondamentale sia nei ruoli operativi di bordo sia nelle componenti specialistiche d’élite e nel Corpo delle Capitanerie di Porto.
La ferma prefissata iniziale rappresenta il primo gradino per chi intende costruirsi un futuro nelle Forze Armate, garantendo un percorso formativo di base e tecnico-operativo e la possibilità di accedere successivamente ai concorsi per la Ferma Triennale e per il servizio permanente.
Come sono suddivisi i posti
I 2.500 posti messi a concorso dal bando sono suddivisi tra le due anime principali della Forza Armata:
2.000 posti per il Corpo Equipaggi Militari Marittimi, di cui 1.750 destinati al settore d’impiego navale e 250 assegnati alle Forze Speciali e alle componenti specialistiche (anfibi, incursori, palombari, sommergibilisti ed elicotteristi);
500 posti per il Corpo delle Capitanerie di Porto (Guardia Costiera), di cui 460 per i settori d’impiego ordinari e 40 riservati alle specializzazioni di bordo e di terra (componente aeromobili, soccorritori marittimi e sommozzatori).
Il reclutamento si articolerà su due blocchi distinti di domande.
Il 1° Blocco mette a concorso 1.680 posti con scaglioni di incorporamento previsti tra giugno 2027 e marzo 2028.
Il 2° Blocco assegna i restanti 820 posti, distribuiti su tre incorporamenti tra novembre 2027 e marzo 2028.
È inoltre prevista una quota di riserva del 10% per i diplomati delle Scuole Militari, i figli di militari deceduti in servizio e gli assistiti dalle opere di previdenza delle Forze Armate.
Quali sono i requisiti di partecipazione
Per presentare la candidatura alla selezione è necessario possedere i requisiti generali richiesti per la partecipazione a qualsiasi concorso, quali:
la cittadinanza italiana;
il godimento dei diritti civili e politici;
condotta incensurabile, assenza di condanne o procedimenti penali per delitti non colposi;
idoneità psico-fisica e attitudinale al servizio.
Ci sono delle restrizioni anagrafiche: possono presentare istanza soltanto gli interessati di età compresa tra i 18 e i 24 anni non compiuti al momento dell’iscrizione.
Per quanto riguarda i titoli di studio, è sufficiente la terza media per tutti i ruoli, fatta eccezione per le componenti aeromobili, che richiedono invece il diploma di scuola superiore valido per l’iscrizione all’università.
Quali sono le prove da sostenere
La selezione non prevede una prova scritta a quiz, ma si basa su un’articolata prima fase di valutazione dei titoli di merito.
La commissione stilerà le graduatorie provvisorie sommando i punteggi relativi al voto del titolo di studio, alle patenti di guida civili, ai brevetti subacquei o di salvamento, alla conoscenza certificata della lingua inglese e di altre lingue straniere, fino ai titoli sportivi e alle cinture nelle arti marziali per le Forze Speciali.
I candidati collocati in posizione utile verranno poi convocati presso la Caserma Castrogiovanni di Taranto per sostenere gli accertamenti psico-fisici e attitudinali.
Per i concorrenti orientati ai settori specialistici (incursori, anfibi, subacquei, soccorritori e aeromobili) sono previste visite mediche mirate presso le infermerie di La Spezia, Taranto o l’Istituto di Medicina Aerospaziale, integrate dal superamento obbligatorio delle prove di efficienza fisica (nuoto 25 metri, piegamenti sulle braccia, addominali, trazioni alla sbarra ed eventuale corsa di 3.000 metri).
Come ed entro quando candidarsi
La candidatura deve essere presentata esclusivamente online attraverso il portale dei concorsi del Ministero della Difesa, raggiungibile anche dal portale inPA. Per accedere alla piattaforma è necessario disporre di un’identità digitale riconosciuta a scelta tra Spid, Cie o Cns.
Le finestre temporali per l’invio delle istanze sono così suddivise in base al blocco di interesse.
I candidati del 1° Blocco, riservato ai nati tra il 24 ottobre 2002 e il 24 ottobre 2008, hanno tempo per presentare domanda dal 25 settembre al 24 ottobre 2026.
I candidati del 2° Blocco, riservato ai nati tra il 30 giugno 2003 e il 30 giugno 2009, avranno la propria finestra riservata di candidatura dal 1° giugno 2027 al 30 giugno 2027.
Altri concorsi attivi
Per chi è interessato alle opportunità nelle Forze Armate e nei Corpi armati dello Stato, è di prossima pubblicazione il bando per il reclutamento in Guardia di Finanza. In generale, la PA nel mese di ottobre prevede altri concorsi in scadenza, per cui si fa riferimento a un calendario piuttosto fitto.
Integrare la pensione con un piccolo lavoretto non farà più perdere un intero anno di assegno. Con la sentenza n. 26864, la Corte di Cassazione ha stravolto la propria linea guida su Quota 100, sbarrando la strada alle richieste di restituzione integrale avanzate dall’Inps.
Il divieto di cumulo tra reddito da lavoro e pensione anticipata resta in vigore, ma la decurtazione applicata dall’Istituto di previdenza dovrà essere limitata esclusivamente alle somme incassate tramite l’attività lavorativa.
Dalla contestazione di Bari alla svolta in Cassazione
La vicenda giudiziaria che ha portato a questo cambio di rotta riguarda un ex lavoratore pugliese che nel 2020 aveva svolto alcune collaborazioni per un compenso complessivo inferiore a 5.000 euro. Il contribuente riteneva che le prestazioni rientrassero nel lavoro autonomo occasionale, l’unica eccezione ammissibile sotto tale soglia per chi è andato in pensione con Quota 100.
L’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ha invece riqualificato quei contratti come collaborazioni coordinate e continuative, esigendo la restituzione dell’intero anno di assegni.
Dopo le pronunce favorevoli all’Inps in primo e secondo grado presso il Tribunale e la Corte d’Appello di Bari, la Cassazione ha parzialmente ribaltato la situazione: pur confermando l’illegittimità del cumulo per le co.co.co., gli ermellini hanno stabilito che la trattenuta deve limitarsi all’importo effettivamente guadagnato, rinviando la causa ai giudici pugliesi per ricalcolare la cifra corretta.
Cosa cambia per i pensionati che vogliono arrotondare
I giudici hanno fatto valere un chiaro principio di proporzionalità. Ora l’Ente di previdenza non potrà più pretendere la restituzione dell’intera annualità a fronte di guadagni minimi, ma solo la cifra corrispondente al compenso percepito.
La decisione frena i maxi-recuperi dell’Inps, garantendo una tutela fondamentale per chi ha svolto brevi prestazioni senza intenzione di eludere le norme sul pensionamento anticipato. Resta tuttavia fermo il vincolo normativo: per non incorrere nel divieto di cumulo, qualsiasi attività lavorativa svolta prima dei requisiti della pensione di vecchiaia deve mantenere un carattere rigorosamente occasionale e rientrare entro il tetto dei 5.000 euro annui.
Nonostante il mancato rinnovo dello sconto sulle accise, le difficoltà di approvvigionamento e i blocchi dovuti agli scioperi, trovare distributori di carburante con prezzi inferiori alla media è ancora possibile.
Facile.it ha elaborato i dati del Mimit offrendo una fotografia dettagliata del panorama nazionale. In ogni caso, le medie generali restano ormai stabilmente sopra la soglia dei 2 euro al litro.
In quali Regioni la benzina costa meno di 2 euro
In tutta Italia, oltre la metà dei distributori analizzati — circa 10.223 impianti — vende la benzina al self-service a un prezzo inferiore alla soglia dei 2 euro al litro.
Regione
Impianti sotto i 2 euro al litro
Valle d’Aosta
62%
Sicilia
60%
Marche
60%
Lazio
58%
Lombardia
56%
Piemonte
55%
Toscana
54%
Abruzzo
52%
Liguria
52%
Emilia-Romagna
51%
Veneto
51%
Friuli-Venezia Giulia
50%
Puglia
49%
Sardegna
49%
Umbria
49%
Trentino-Alto Adige
45%
Molise
44%
Calabria
42%
Campania
37%
Basilicata
36%
In quali Regioni il gasolio costa di più
Sul fronte del gasolio la situazione è decisamente più grave. A livello nazionale, soltanto il 26% dei distributori (circa 5.030 impianti su oltre 19.500 monitorati) vende il diesel a meno di 2,20 euro al litro.
Regione
Impianti sotto i 2,20 euro al litro
Marche
38%
Abruzzo
36%
Lazio
31%
Umbria
31%
Friuli-Venezia Giulia
30%
Liguria
30%
Valle d’Aosta
30%
Piemonte
27%
Toscana
27%
Trentino-Alto Adige
27%
Emilia-Romagna
26%
Molise
26%
Sardegna
26%
Sicilia
26%
Veneto
25%
Lombardia
24%
Puglia
24%
Calabria
19%
Basilicata
16%
Campania
14%
Medie nazionali e l’azione del Governo
Nonostante la presenza di stazioni virtuose, le rilevazioni mostrano che le medie nazionali restano molto elevate. Sulla rete ordinaria si spendono in media 2,034 euro al litro per la benzina e 2,256 euro per il diesel, mentre in autostrada i listini salgono rispettivamente a 2,048 e 2,278 euro al litro.
Sulla questione è intervenuto il ministro Adolfo Urso, confermando l’attenzione del Mimit e il costante monitoraggio della rete in stretta sintesi con il Ministero dei Trasporti, che ha già avviato i tavoli di confronto con le categorie dell’autotrasporto per arginare l’impatto dei rincari sull’economia reale.
Scioperi al Sud: perché i prezzi si sono alzati prima
Il mancato adeguamento dei prezzi alle pompe da parte dei distributori del Mezzogiorno non è riconducibile solo a manovre speculative, ma è la conseguenza diretta di una grave paralisi logistica e dell’effetto corsa al pieno.
Già nelle ore precedenti l’inizio effettivo dello sciopero, l’annuncio delle mobilitazioni degli autotrasportatori e i blocchi delle forniture presso i cancelli dell’area industriale di Taranto e delle raffinerie Eni hanno scatenato la psicosi del rifornimento.
La corsa anticipata delle famiglie per riempire i serbatoi ha prosciugato le cisterne degli impianti in Campania, Calabria e Basilicata prima ancora che i conducenti dei camion incrociassero le braccia. Molti gestori hanno così ritoccato per eccesso i listini già prima del blocco, in modo da razionare le ultime giacenze e coprire l’incertezza sui tempi di riapprovvigionamento con un profitto preventivo.
Il proverbiale sovrapprezzo sulle polizze auto per i conducenti privati del Sud Italia potrebbe trovare la sua fine. Lo ha annunciato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, con una riforma del sistema RC auto inserita nel Ddl Concorrenza.
L’obiettivo è superare la penalizzazione legata alla residenza geografica. L’annuncio è arrivato venerdì 16 ottobre a Napoli, durante una conferenza stampa organizzata dal gruppo regionale di Fratelli d’Italia.
Le parole del Ministro
Durante l’incontro al Consiglio regionale della Campania, Urso ha sottolineato la necessità di un cambio di passo strutturale:
«L’obiettivo è ridurre il costo delle assicurazioni per gli automobilisti virtuosi del Mezzogiorno, legando le tariffe ai comportamenti dei singoli guidatori e riducendo il peso, oggi sproporzionato, del fattore territoriale».
Pregiudizio o verità?
Le parole del ministro riflettono un’anomalia storica del mercato assicurativo italiano. In province come Napoli e Caserta, un automobilista in prima classe di merito e senza alcun sinistro a carico arriva a pagare una polizza fino al doppio rispetto a un guidatore con lo stesso profilo residente in Lombardia.
La riforma punta a spezzare questo meccanismo che da decenni scarica sui cittadini onesti le inefficienze e l’alto tasso di frodi locali. Le più recenti rilevazioni Ivass confermano infatti che in Campania oltre il 20% delle denunce di sinistro presenta indicatori di anomalia, contro una media nazionale dell’8%. Inoltre, i contenziosi legali della Regione rappresentano da soli oltre un terzo del totale italiano nel settore delle polizze.
In cosa consiste la riforma dell’RC Auto
L’intervento normativo, che intende diventare operativo entro l’inizio del 2027 tramite i decreti attuativi della legge sulla concorrenza, si basa su tre pilastri principali:
superamento del vincolo del CAP e della residenza anagrafica come parametro prevalente
uso centrale della telematica e della scatola nera per monitorare lo stile di guida reale
premialità e sconti significativi per i guidatori virtuosi a prescindere dalla provincia di residenza
I prezzi delle assicurazioni scenderanno davvero?
La domanda che tutti gli automobilisti del Mezzogiorno si pongono è se questa riforma porterà a un reale risparmio. La risposta dipende però dall’equilibrio tra la disponibilità degli automobilisti e le strategie di profitto delle compagnie assicurative.
Da un lato, i guidatori del Sud hanno già dimostrato una forte propensione alla tracciabilità. In Campania quasi il 40% delle auto monta la scatola nera, contro il 21% della media nazionale. Insomma, sono molti i cittadini che accettano un monitoraggio telematico e costante pur di abbattere i costi.
Dall’altro lato, resta un’incognita legata ai bilanci delle imprese assicuratrici. Per non intaccare i propri profitti a fronte dei tagli applicati al Mezzogiorno, le compagnie potrebbero ricalibrare gli algoritmi alzando le tariffe a chi rifiuta la black box o semplicemente ai profili ritenuti a rischio. La reale efficacia del provvedimento dipenderà quindi dai vincoli che i decreti attuativi riusciranno a imporre al mercato.
Poste Italiane prosegue il proprio piano di rafforzamento dell’organico sul territorio nazionale promuovendo nuove ricerche di personale.
La campagna di reclutamento riguarda la figura dei portalettere, per la quale non è richiesta alcuna esperienza pregressa nel ruolo, affiancata dai reclutamenti per operatori di sportello, consulenti finanziari e profili dedicati alle Categorie Protette iscritte al collocamento mirato.
Quant’è lo stipendio
L’inquadramento delle risorse selezionate viene regolato secondo quanto previsto dal Ccnl di Poste Italiane per il personale non dirigente.
Il trattamento economico e normativo varia in base alla posizione ricoperta:
per i portalettere l’inserimento avviene con contratto a tempo determinato di durata variabile tra 3, 4 o 6 mesi, con una retribuzione netta media di circa 1.200-1.300 euro al mese a cui si aggiungono indennità di recapito, premi e buoni pasto;
per gli operatori di sportello l’assunzione prevede contratti sia a tempo determinato sia a tempo indeterminato, con inquadramento al livello D del Ccnl, stipendio annuo lordo fissato a circa 26.460 euro distribuito su 14 mensilità e un netto mensile stimato di circa 1.500-1.550 euro;
per i dipendenti con almeno 6 mesi di servizio a tempo determinato è prevista la possibilità di inserimento nelle graduatorie annuali finalizzate alla stabilizzazione a tempo indeterminato.
Requisiti per lavorare come portalettere
I portalettere si occupano del recapito di corrispondenza, raccomandate e pacchi all’interno del territorio di competenza. Per candidarsi al ruolo di postino occorre possedere i seguenti requisiti obbligatori:
aver conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado con votazione minima di 70 su 100, oppure la laurea anche triennale con votazione minima di 102 su 110;
essere in possesso della patente di guida in corso di validità idonea per la conduzione dei motomezzi aziendali da 125 di cilindrata;
non è richiesta alcuna esperienza lavorativa antecedente nel settore.
Il processo selettivo prevede la somministrazione di un test online di ragionamento logico. Chi supera la prova scritta viene contattato dal personale aziendale per sostenere un colloquio e la prova pratica di guida su un ciclomotore a pieno carico di posta.
Mansioni e requisiti degli operatori di sportello
La risorsa si occupa della gestione della clientela, delle procedure amministrative, dei pagamenti, delle spedizioni e della promozione dei prodotti finanziari e postali. Per accedere alla selezione sono richiesti i seguenti requisiti:
aver conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado quinquennale con votazione minima di 70/100;
per le selezioni riservate alle Categorie Protette, essere iscritti alle liste del collocamento mirato ai sensi dell’articolo 1 della Legge 68/1999 con grado di invalidità superiore al 45% o al 33% per invalidità Inail;
per specifiche province, come la sede di Bolzano, possedere la conoscenza delle lingue straniere o l’attestato di bilinguismo.
La prova selettiva per gli operatori di sportello prevede una verifica online strutturata su quesiti di logica verbale, logica numerica e lingua inglese, seguita da un colloquio conoscitivo aziendale.
Dove si cerca personale
Le ricerche di personale per le diverse figure professionali sono così distribuite lungo la Penisola:
Sede di lavoro
Profili ricercati
Ambito operativo
L’Aquila
Portalettere
Logistica e recapito
Massa Carrara, Pistoia, Prato
Portalettere e Operatori di sportello Legge 68/99
Recapito e uffici postali
Ravenna, Rimini, Modena, Reggio Emilia, Forlì-Cesena, Ferrara
Portalettere e Operatori di sportello Legge 68/99
Recapito e uffici postali
Padova, Vicenza, Venezia, Belluno
Portalettere, operatori di sportello Legge 68/99 e consulenti finanziari
Recapito, rete commerciale e sportello
Gorizia, Udine, Trieste
Portalettere, operatori di sportello Legge 68/99 e consulenti finanziari
Recapito, rete commerciale e sportello
Bolzano
Portalettere e operatori di sportello con bilinguismo
Per candidarsi alle selezioni occorre collegarsi al portale ufficiale dell’azienda accedendo alla sezione Carriere di Poste Italiane. All’interno della pagina delle posizioni aperte è possibile selezionare l’annuncio relativo al profilo di proprio interesse e compilare il modulo elettronico d’iscrizione caricando il Curriculum Vitae.
Si segnala che è comunque possibile inviare in qualsiasi momento dell’anno una candidatura spontanea per i ruoli di portalettere o di sportello.
Altri annunci e selezioni nel settore dei servizi
Le opportunità offerte da Poste Italiane si aggiungono ad altre ricerche di personale aperte nel settore delle infrastrutture e dei servizi. Si segnalano i reclutamenti curati da Aruba Group per figure in ambito IT e compliance e le selezioni di Biofarma per addetti alla produzione.
Con l’avvicinarsi della scrittura della Manovra di Bilancio per l’anno 2027, il clima all’interno della maggioranza sembra scaldarsi.
Il vicepremier Antonio Tajani, durante un’intervista di stamattina a Mattino 5, ha proposto un pacchetto di interventi fiscali e di welfare poco conciliabile con la prudenza richiesta dal Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Dalla tassa sugli extraprofitti al contributo volontario
Il punto di frattura più evidente riguarda l’eventuale scelta di tassazione straordinaria del settore bancario e finanziario. Di fronte all’ipotesi di attingere agli utili degli istituti di credito per coprire le misure della finanziaria, Tajani ha opposto nette obiezioni:
rifiuto netto di qualsiasi tassazione straordinaria o coatta sugli extraprofitti bancari
proposta di un contributo esclusivamente volontario e concordato con gli istituti di credito
tutela espressa delle banche popolari e di credito cooperativo legate al territorio
Secondo il Ministro degli Esteri, un’imposta straordinaria alle banche finirebbero per pagarla i correntisti e finirebbe per spaventare gli investitori esteri.
Meno tasse per i giovani fino a 35 anni
Sul fronte del lavoro e del sostegno alle nuove generazioni, la ricetta di Forza Italia punta su una forte detassazione. Le misure avanzate comprendono:
esenzione fiscale totale per i lavoratori fino a 30-35 anni alle prime esperienze lavorative
libertà di utilizzo del Tfr fin dai primi anni di carriera per favorire l’autonomia finanziaria e la creazione di nuove famiglie
estensione dell’esenzione fiscale per la prima vettura acquistata
Abbassare l’Irpef al ceto medio
Altro capitolo centrale è la revisione delle aliquote Irpef. Forza Italia spinge per l’ampliamento del secondo scaglione, riducendo l’aliquota al 33% e allargando la platea fino ai redditi da 60.000 euro.
L’intervento è pensato per alleggerire la pressione fiscale sul ceto medio, ma si scontra direttamente con i conti del Mef: la misura ha infatti un costo stimato di circa 2,7 miliardi di euro, in una Manovra che deve stare necessariamente entro i limiti di circa 23,5 miliardi, dato che l’Italia non è riuscita a uscire dalla procedura d’infrazione.
Carta Sanità per i pensionati
Per sostenere la popolazione anziana e le fasce più vulnerabili, il leader di Forza Italia propone l’introduzione di una Carta Sanità per i pensionati. Si tratterebbe di un buono o un anticipo diretto per coprire spese mediche e odontoiatriche critiche, evitando così ai cittadini di dover attendere i tempi della detrazione fiscale nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo.
Risorse per la difesa e la sicurezza
Nessun passo indietro invece sulle risorse destinate alla difesa e al controllo del territorio. Tajani ha ribadito la necessità di finanziare le missioni internazionali (come la protezione delle rotte mercantili) e di garantire la copertura economica per il personale in divisa impegnato nella sicurezza delle stazioni e nel contrasto all’immigrazione clandestina.
L’Istat ha rilasciato l’analisi delle performance del commercio estero dell’Italia. Nel mese di agosto le esportazioni hanno tenuto dal punto di vista del valore, registrando una crescita tendenziale del 9%. Tuttavia, il volume delle vendite aumenta solo dell’1,9% rispetto all’anno precedente.
Se rispetto all’anno precedente i valori sono migliori, rispetto a luglio 2026 si registra una lieve flessione congiunturale: -1,5% l’export, -1,6% l’import. Un dato, quest’ultimo, in parte condizionato dalle importanti consegne di navi e imbarcazioni registrate il mese prima. Al netto di questo fattore, la flessione congiunturale dell’export si ridimensiona a un più contenuto -0,4%.
Quali sono i Paesi e i settori che spingono la crescita
A trainare le vendite sono i mercati extra-Ue che, nonostante i dazi e le tensioni geopolitiche, sono aumentati del 16,7% su base annua. Rallenta invece l’esportazione verso l’area comunitaria, che si arresta a un modesto +1,6%.
Tra le destinazioni che registrano i maggiori incrementi delle nostre vendite all’estero troviamo:
Svizzera (+57,1%)
Cina (+32,7%)
Stati Uniti (+31,2%)
Paesi OPEC (+17,8%)
L’apporto negativo del nostro export si spiega con la diminuzione dei traffici con la Francia (-8,3%), storico partner continentale.
I settori chiave che guidano la volata dell’export in valore ad agosto sono:
autoveicoli (+55,8%)
prodotti petroliferi raffinati (+55,4%)
metalli di base e prodotti in metallo (+26,5%)
altri mezzi di trasporto (+17,2%)
alimentari, bevande e tabacco (+5,4%)
Tra i comparti in contrazione si segnala unicamente la vendita di macchinari e apparecchiature (-1,4%). Un freno per quello che è storicamente uno dei pilastro dell’export italiano si spiega dal rallentamento degli investimenti industriali in Europa e dal rinvio dell’acquisto di beni strumentali da parte delle imprese estere.
Effetto inflazione: perché i fatturati salgono ma le merci no
Il divario tra la crescita dell’export in valore (+9,0%) e quella in volume (+1,9%) si spiega facilmente con l’inflazione. L’aumento del fatturato della nostra manifattura è per larga parte drogato dall’incremento dei costi di vendita.
Il fenomeno risulta ancora più evidente sul fronte delle importazioni, che ad agosto aumentano del 9,7% in valore ma registrano una contrazione del 2,4% in volume. In sostanza, l’Italia sta importando meno beni fisici, ma li sta pagando molto di più.
Bilancio finale
Il saldo commerciale globale dell’Italia ad agosto si conferma positivo per 1.773 milioni di euro, a fronte di un avanzo nei prodotti non energetici pari a 6.925 milioni. A pesare sui conti nazionali è però il peggioramento del deficit energetico, che sale a 5,15 miliardi di euro rispetto ai 3,43 miliardi registrati un anno fa.
Nei primi otto mesi del 2026, l’avanzo commerciale, ottenuto dalla differenza tra import ed export, sale comunque a 34,7 miliardi di euro, contro i 32,5 miliardi dello stesso periodo del 2025.
Cos’è il deficit energetico
Per deficit energetico si intende la differenza tra il valore di petrolio greggio, gas ed elettricità che l’Italia acquista e quello delle materie energetiche (come carburanti raffinati e lubrificanti) che vende fuori dai confini.
Poiché l’Italia è un Paese strutturalmente trasformatore e dipendente dalle materie prime estere, la bolletta energetica è perennemente in rosso. L’aumento del 7,3% su base annua dei prezzi all’importazione ad agosto si è tradotto in un costo maggiore per le nostre filiere industriali, drenando risorse al surplus generato dalle esportazioni non energetiche.
Aruba Group ha aperto una campagna di selezione su scala nazionale per la copertura di 8 differenti profili. Le ricerche spaziano dall’assistenza tecnica di primo e secondo livello allo sviluppo software, fino ai presidi di governance, protezione dati, diritto tributario e conformità normativa.
Gli inserimenti si collegano alla rete aziendale diffusa sul territorio nazionale, garantendo l’accesso a politiche avanzate di lavoro agile e da remoto.
Inquadramento contrattuale, Ccnl e welfare
Tutte le posizioni previste dal piano d’ingaggio offrono l’inserimento diretto con applicazione del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro per i Centri Elaborazione Dati.
Le condizioni trasversali previste dal gruppo comprendono:
trattamento retributivo con Retribuzione Annua Lorda compresa tra 28.000 euro e 55.000 euro in base al ruolo e all’esperienza;
erogazione dei buoni pasto giornalieri dell’importo di 8 euro;
modalità di lavoro ibrida, fortemente orientata al lavoro da remoto o in smart-working a seconda della mansione;
piani d’ingresso strutturati e programmi di formazione continua aziendale.
Opportunità di lavoro per le Categorie Protette (Legge 68/99)
All’interno del piano d’ingaggio sono previste due selezioni riservate ai candidati iscritti alle liste del collocamento mirato ai sensi della Legge 68/1999: la figura di Application Maintenance, inserita nel team di sviluppo per la manutenzione, l’ottimizzazione e il monitoraggio dei servizi aziendali, e la risorsa di Service Desk Operation, destinata alla Control Room dei Data Center per la gestione dell’assistenza di secondo livello e la verifica delle segnalazioni di abusi informatici. I candidati dovranno possedere i seguenti requisiti:
iscrizione alle liste delle Categorie Protette ai sensi della Legge 68/1999;
diploma o laurea a indirizzo informatico o ingegneristico per il profilo software, oppure formazione informatica con conoscenza dei protocolli di rete per la posizione in Control Room;
conoscenza dei linguaggi Java, .Net o Python, unitamente alla padronanza di SQL, database relazionali e comandi base Linux e Windows per il ruolo di manutenzione applicativa;
conoscenza delle basi dei sistemi operativi Windows e Linux, buone doti comunicative e padronanza della lingua inglese per la figura di Service Desk.
Per la posizione in Application Maintenance è previsto un contratto del Ccnl Ced di terzo livello con Ral compresa tra 30.000 euro e 35.000 euro. Il ruolo in Service Desk Operation prevede invece l’inquadramento secondo Ccnl Ced con Ral tra 28.000 euro e 35.000 euro e un orario di lavoro articolato su turni dal lunedì al sabato nella fascia oraria 8.00-20.00.
Service Desk / System Administrator (Expert)
Il profilo opererà nella Business Line Cloud e Server Dedicati, gestendo richieste di assistenza tecnica complessa, incidenti di secondo livello e interventi sistemistici diretti su ambienti virtualizzati. Il candidato ideale dovrà possedere i seguenti requisiti:
avere un’esperienza pregressa di almeno 3 anni come sistemista, oppure di 5 anni se maturata anche in ambito service desk IT;
padroneggiare i sistemi Linux, Windows Server, le architetture cloud e le reti informatiche;
conoscere i sistemi di backup con o senza agenti come EVault, Commvault o Veeam;
avere competenze sugli ambienti di virtualizzazione VMWare, Proxmox e Hyper-V;
possedere una buona conoscenza della lingua inglese sia scritta che parlata.
L’inserimento avverrà con il terzo livello del Ccnl Ced e una Ral compresa tra 30.000 euro e 35.000 euro. È richiesta la disponibilità al lavoro su turni senza notte nella fascia oraria tra le 8.00 e le 22.00 con copertura sette giorni su sette.
Privacy Specialist / Compliance
La risorsa supporterà il reparto Compliance nella gestione del modello di governance dei dati, nella conduzione delle valutazioni d’impatto e nell’aggiornamento dei registri dei trattamenti secondo il regolamento GDPR. Per candidarsi occorre possedere i seguenti requisiti:
aver conseguito la laurea in Giurisprudenza, Economia o Ingegneria;
avere maturato almeno 2 anni d’esperienza in ambito protezione dati presso società di consulenza o aziende strutturate;
conoscere in modo approfondito la normativa GDPR, il Codice Privacy e i provvedimenti del Garante;
avere familiarità con gli standard internazionali come ISO 27001, COBIT, NIST o ITIL;
possedere un’ottima padronanza della lingua inglese scritta e parlata.
L’offerta prevede l’assunzione con il terzo livello del Ccnl Ced, una Ral compresa tra 40.000 euro e 45.000 euro e l’erogazione di buoni pasto da 8 euro.
Compliance Specialist – D.Lgs. 231/2001
A diretto riporto della Responsabile Compliance, la risorsa curerà la gestione, l’aggiornamento e la verifica operativa del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOG 231) e la conduzione dei relativi risk assessment. I requisiti richiesti per la posizione sono i seguenti:
aver conseguito la laurea in Giurisprudenza, Economia o discipline equivalenti;
avere un’esperienza di almeno 3 anni nel presidio del D.Lgs. 231/2001, nei controlli interni o nel risk management;
avere la capacità di analizzare i processi aziendali, le deleghe, le procure e i presidi di controllo;
saper gestire i flussi informativi verso l’Organismo di Vigilanza;
avere una buona conoscenza della lingua inglese e dei principali strumenti informatici.
L’inquadramento previsto corrisponde al terzo livello del Ccnl Ced, con una Ral compresa tra 40.000 euro e 45.000 euro e buoni pasto da 8 euro.
Compliance Governance Coordinator
La figura si occuperà di coordinare le attività trasversali della Funzione Compliance, definire la cornice dei controlli aziendali, monitorare gli indicatori KRI e KPI e promuovere l’impiego dell’AI generativa nei processi. I candidati dovranno soddisfare i seguenti requisiti:
aver conseguito una laurea in discipline giuridiche, economiche, gestionali o ingegneristiche;
avere maturato almeno 5 anni di esperienza in ambito Compliance, Risk Management, Audit o Corporate Governance in contesti complessi;
possedere una solida conoscenza dei sistemi di controllo interno e delle metodologie di risk assessment;
avere esperienza nella gestione e nel monitoraggio di audit, non conformità e piani di remediation;
conoscere la lingua inglese almeno a livello B2.
L’azienda offre un inquadramento al secondo livello del Ccnl Ced, con una Ral compresa tra 50.000 euro e 55.000 euro e buoni pasto da 8 euro.
Assistant Compliance Officer
Il profilo fornirà supporto organizzativo e gestionale alla Responsabile d’Area, occupandosi del monitoraggio delle scadenze, della reportistica direzionale, della redazione dei verbali e del raccordo tra i vari team. I requisiti per presentare la candidatura sono i seguenti:
aver conseguito la laurea in discipline economiche, gestionali o organizzative;
avere un’esperienza di almeno 2 o 3 anni in ruoli di coordinamento, organizzazione o supporto manageriale;
possedere una conoscenza generale dei processi di governance, rischio, controllo e compliance;
avere familiarità con l’uso dell’intelligenza artificiale generativa come strumento di lavoro;
conoscere la lingua inglese a livello B2 e padroneggiare i pacchetti Excel e PowerPoint.
L’inserimento prevede il terzo livello del Ccnl Ced con una Ral compresa tra 28.000 euro e 32.000 euro e buoni pasto da 8 euro.
Tax Control Framework Specialist
Inserita nell’area Compliance e nello specifico all’interno del Team Regulatory, la risorsa garantirà il presidio dei profili di diritto tributario, l’evoluzione del Tax Control Framework (TCF) e la gestione delle agevolazioni fiscali come il Patent Box. I requisiti richiesti sono:
aver conseguito la laurea in discipline economiche, giuridiche o affini;
avere maturato almeno 4 o 5 anni d’esperienza in ambito fiscale, tax compliance o diritto tributario in contesti strutturati;
conoscere la normativa fiscale italiana, i modelli TCF e le metodologie di gestione del rischio fiscale;
avere la capacità di gestire le interlocuzioni con consulenti esterni e con l’Amministrazione finanziaria;
possedere una buona conoscenza della lingua inglese scritta e orale almeno pari al livello B2.
L’inquadramento corrisponde al primo livello del Ccnl Ced, con una Ral fissa a 45.000 euro e buoni pasto da 8 euro.
Dove avverranno gli inserimenti
Gli inserimenti sono previsti nelle sedi aziendali principali distribuite sul territorio nazionale. Di seguito la sintesi dei luoghi di lavoro e delle posizioni ricercate per ciascuna località:
Sede di lavoro
Profili ricercati
Modalità operativa
Arezzo
Application Maintenance, Service Desk Operation, Service Desk System Administrator, Privacy Specialist, Compliance Specialist 231, Compliance Governance Coordinator, Assistant Compliance Officer
Ibrida o remoto
Firenze
Application Maintenance, Service Desk Operation, Service Desk System Administrator, Privacy Specialist, Compliance Specialist 231, Compliance Governance Coordinator, Assistant Compliance Officer
Ibrida o remoto
Milano
Application Maintenance, Service Desk Operation, Service Desk System Administrator, Privacy Specialist, Compliance Specialist 231, Compliance Governance Coordinator, Assistant Compliance Officer
Ibrida o remoto
Ponte San Pietro (Bergamo)
Application Maintenance, Service Desk Operation, Service Desk System Administrator, Privacy Specialist, Compliance Specialist 231, Compliance Governance Coordinator, Assistant Compliance Officer
Ibrida o remoto
Roma
Application Maintenance, Service Desk Operation, Service Desk System Administrator, Privacy Specialist, Compliance Specialist 231, Compliance Governance Coordinator, Assistant Compliance Officer
Ibrida o remoto
Torino
Application Maintenance, Service Desk Operation, Service Desk System Administrator, Privacy Specialist, Compliance Specialist 231, Compliance Governance Coordinator, Assistant Compliance Officer
Ibrida o remoto
Bologna
Service Desk Operation, Service Desk System Administrator, Privacy Specialist, Compliance Specialist 231, Compliance Governance Coordinator, Assistant Compliance Officer
Ibrida o remoto
Tutta Italia
Tax Control Framework Specialist
Sede o remoto
Come presentare la candidatura online
La selezione e la gestione dei profili sono curate direttamente attraverso la piattaforma di reclutamento di Adecco. Per inoltrare la propria richiesta occorre individuare la posizione desiderata tra quelle in elenco e compilare il modulo elettronico allegando il proprio Curriculum Vitae.
Si consiglia di verificare la corrispondenza dei requisiti specifici e dell’eventuale iscrizione agli elenchi del collocamento mirato prima di trasmettere il profilo.
Altri annunci di lavoro
Le nuove assunzioni promosse da Aruba si inseriscono in un panorama di forte crescita per il mercato tecnologico e dei servizi in Italia. Si segnalano anche le offerte di lavoro avviate da Lexroom.ai per laureati nel settore dell’intelligenza artificiale, le selezioni di Biofarma per la copertura di posti nella produzione farmaceutica e i reclutamenti curati da Ferrovie dello Stato per profili tecnici.
La Biofarma S.r.l., realtà industriale attiva nel settore cosmetico e farmaceutico situata a Mereto di Tomba, in Provincia di Udine, cerca operai addetti alla produzione e al confezionamento. Il reclutamento sarà gestito dalla filiale Adecco del capoluogo di Regione Friuli Venezia Giulia.
L’opportunità prevede un periodo iniziale di prova con un contratto a tempo determinato ma con concrete prospettive di stabilizzazione in azienda. Non è richiesta comprovata e solida esperienza pregressa nel ruolo.
Quali sono le mansioni e le attività previste
Le risorse selezionate saranno inserite all’interno dei reparti produttivi o nel comparto dedito all’imballaggio dei farmaci. Si occuperanno delle seguenti attività operative:
pesatura e miscelazione delle materie prime secondo le schede di lavorazione;
conduzione, monitoraggio e controllo dei macchinari di confezionamento;
imbottigliamento, etichettatura e imballaggio dei prodotti finiti;
esecuzione dei controlli di qualità visivi e distruttivi sulle confezioni;
compilazione della documentazione tecnica e dei report di produzione.
Stipendio, contratto e orario su tre turni
L’inquadramento contrattuale fa riferimento al Ccnl del comparto industriale chimico-farmaceutico.
Il trattamento economico e organizzativo comprende:
retribuzione annua lorda compresa tra 23.000 euro e 24.000 euro;
erogazione di buoni pasto giornalieri per ogni presenza effettuata;
orario di lavoro a tempo pieno (40 ore settimanali) articolato su 3 turni avvicendati (6-14, 14-22, 22-6), dal lunedì al sabato mattina.
Quali sono i requisiti d’accesso e le competenze richieste
Per presentare la candidatura occorre verificare il possesso dei seguenti requisiti fondamentali:
possesso di una qualifica professionale o attestato di studio;
ottima manualità, precisione, puntualità ed elevata affidabilità;
piena disponibilità al lavoro su turni, compreso il turno notturno;
disponibilità a eventuali straordinari nel fine settimana;
autonomia negli spostamenti per raggiungere la sede di lavoro di Mereto di Tomba.
Un’esperienza antecedente in contesti di fabbrica o di linea produttiva costituisce un elemento preferenziale ma non indispensabile per l’accesso alla selezione.
Come ed entro quando candidarsi
La procedura di selezione è gestita direttamente dalla filiale Adecco di Udine. Per consultare il dettaglio dell’offerta e inviare la documentazione occorre accedere alla pagina dell’annuncio Adecco per Biofarma.
Attraverso il modulo online sarà necessario compilare con cura tutti i campi anagrafici richiesti e caricare il proprio Curriculum Vitae aggiornato.
Adecco accetta candidature fino al 30 novembre, ma si consiglia di inviare la propria istanza di interesse il prima possibile, perché potrebbero chiudersi in anticipo, una volta individuate le risorse necessarie.
Altre opportunità di lavoro
Le assunzioni in Biofarma gestite da Adecco si affiancano ad altre ricerche di personale attive in diversi altri comparti industriali. Si segnalano i reclutamenti promossi da Ferrovie dello Stato per neolaureati in ingegneria e architettura e il programma d’inserimento curato da Lexroom, la azienda tech specializzata in AI per studi legali.
Tra le varie disposizioni del nuovo Codice della Strada, una di quelle di maggior impatto per la quotidianità degli automobilisti italiani riguarda la revisione delle scadenze per la Patente B.
Il disegno di legge introduce una semplificazione attesa da anni, che andrà a modificare le fasce d’età e i rinnovi periodici. L’effetto sarà quello di ridurre la frequenza dei controlli medici per una vasta platea di guidatori.
La patente sarà valida dieci anni fino ai 65 anni
La novità principale per i titolari di patente B, e in generale per le patenti del gruppo 1, riguarda l’innalzamento dell’età limite entro cui il documento ha la validità di 10 anni.
Il confronto con l’assetto attuale evidenzia la portata del cambiamento:
attualmente il rinnovo avviene ogni 10 anni fino al compimento dei 50 anni di età, per poi scendere a 5 anni nella fascia tra i 50 e i 70 anni;
con le nuove disposizioni la soglia per la validità decennale viene alzata ufficialmente fino ai 65 anni.
In termini pratici, gli automobilisti di età compresa tra i 50 e i 65 anni non dovranno più sottoporsi alla visita medica di conferma ogni cinque anni, con un risparmio diretto sia in termini di tempo e di costi, sia per le visite ortopediche o medico-legali, sia per la procedura burocratica in sé. E in un Paese in inverno demografico significa rendere felice una fetta di persone piuttosto ampia.
Cosa succede dopo i 65 anni
Superata la soglia dei 65 anni, il calendario dei rinnovi tornerà a contrarsi per garantire la costante verifica dei requisiti psicofisici. Per la fascia tra i 65 e i 70 anni la validità del documento scende a 5 anni, per poi passare a scadenze triennali tra i 70 e gli 80 anni e a cadenza biennale oltre l’ottantesimo anno d’età.
Severo il quadro sanzionatorio per chi circola con il documento scaduto, regolato dall’articolo 126 del Codice della Strada: scattano la sanzione pecuniaria, il ritiro del titolo di guida e il rischio del diritto di rivalsa dell’assicurazione in caso di incidente, come anche per chi causa incidenti per eccesso di velocità.
Tuttavia, non si incorre in alcuna sanzione per mancato possesso del documento fisico qualora si esibisca alle forze dell’ordine la foto della patente o la sua versione digitale certificata sullo smartphone.
Con il nuovo Codice della Strada, cambia il sistema sanzionatorio per gli eccessi di velocità.
L’obiettivo della riforma è abbandonare la rigidità delle fasce storiche per introdurre criteri di proporzionalità più stringenti e una gestione digitalizzata dei verbali, con l’intento di colpire con maggiore efficacia i comportamenti recidivi e le violazioni nei centri urbani.
Come si calcolano le sanzioni
La vera novità riguarda il superamento del vecchio sistema a quattro scaglioni di velocità. Il nuovo testo introduce un meccanismo progressivo che parametra la sanzione pecuniaria all’effettivo sforamento rilevato dal tachimetro o dagli autovelox.
Invece di multare allo stesso modo automobilisti che viaggiano con una differenza tra i 10 e i 40 km/h oltre il limite, la sanzione cresce proporzionalmente per ogni singolo chilometro orario in eccesso.
Viene mantenuta invece la distinzione per scaglioni per quanto riguarda le sanzioni accessorie, ossia la decurtazione dei punti dalla patente e il provvedimento temporaneo di sospension (ora denominato divieto di guida).
Notifiche veloci: cosa cambia con i verbali
I tempi di gestione dei verbali subiranno una netta accelerazione. Per tutte le infrazioni accertate tramite dispositivi di rilevamento a distanza, il termine di notifica della multa scende da 90 a 45 giorni.
Per quanto riguarda le multe fatte direttamente su strada dalle forze dell’ordine, il tempo di ricezione resta di 90 giorni.
Multe automatiche in corsia di sorpasso in autostrada
La riforma introduce anche una norma inedita sulla velocità minima in autostrada. Sulle arterie a tre corsie per senso di marcia con circolazione per file parallele, scatta il divieto espresso di occupare la corsia di sorpasso, quella più a sinistra, a una velocità inferiore ai 100 km/h, salvo diverse condizioni legate al traffico o alle intemperie meteo.
Aggravanti, ricorsi al Prefetto e rateizzazioni
Il nuovo testo inasprisce notevolmente le sanzioni in presenza di specifiche circostanze. L’importo della multa viene raddoppiato (+100%) qualora l’eccesso di velocità sia commesso da chi guida senza patente, se dal superamento del limite deriva un incidente stradale o se la violazione avviene durante un inseguimento con le Forze dell’Ordine.
Parallelamente cambiano le tutele per il cittadino:
in caso di rigetto dell’impugnazione del ricorso al Prefetto, la multa non viene più raddoppiata ma aumentata di un terzo, riducendo l’impatto economico per il ricorrente;
per le sanzioni complessive superiori a 200 euro nello stesso verbale, i soggetti in condizioni economiche disagiate possono accedere al pagamento rateizzato;
gli enti creditori non procederanno alla riscossione coattiva per importi residui pari o inferiori a 10 euro.
Con l’avvicinarsi del 15 ottobre, data di scadenza per l’invio a Bruxelles del Documento Programmatico di Bilancio, il Governo entra in una fase decisiva per la definizione della Manovra.
In Parlamento è iniziato l’esame congiunto del Documento Programmatico di Finanza Pubblica e della Relazione sullo scostamento di bilancio. Attraverso questi testi, l’Esecutivo traccia la rotta dei conti pubblici del prossimo anno sostenendo che, rispettando i target fissati dalla governance europea, sarà comunque possibile l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo già a partire dalla primavera del 2027.
Che cos’è lo scostamento di bilancio e cosa prevede il Dpfp
I testi del Dpfp e la Relazione allegata delineano la cornice entro cui muovere le risorse previste per il triennio 2027-2029. Il Governo ha avanzato formale richiesta di scostamento di bilancio per l’attivazione della clausola di salvaguardia europea per difesa ed energia.
L’operazione permette di richiedere un margine finanziario pari allo 0,3% del Pil per l’energia e allo 0,3% per la Difesa nel biennio 2027-2028, sbloccando risorse aggiuntive per un totale di circa 28,8 miliardi di euro, fino a 14,4 miliardi per ciascuna voce. La flessibilità richiesta è rivolta a investimenti per la sicurezza energetica e il rafforzamento delle capacità operative e tecnologiche in coerenza con gli impegni verso la Nato.
Tuttavia, la linea del Governo sembra andare in direzione diversa. Si vorrebbe utilizzare questo margine, almeno nella fase iniziale della crisi, per sostenere in modo temporaneo e selettivo famiglie e imprese contro l’inflazione e i rincari energetici.
Quali sono i prossimi passaggi e le scadenze cruciali
L’iter di approvazione dei documenti contabili segue un calendario molto fitto:
entro il 15 ottobre il Governo dovrà inviare il Documento Programmatico di Bilancio (Dpb) alla Commissione Europea e termine per le prime indicazioni sul perimetro della clausola di salvaguardia;
il 20 ottobre ci sarà la presentazione ufficiale del disegno di legge di Bilancio alle Camere da parte del Governo;
entro la prima settimana di novembre seguirà la delibera del Consiglio Europeo, a conclusione del negoziato per confermare l’estensione della clausola di salvaguardia all’Italia;
il 31 dicembre scade il termine per l’approvazione definitiva della Manovra in Parlamento per evitare l’esercizio provvisorio.
Le dichiarazioni di Giorgetti in Parlamento
«Programmare, soprattutto a tre anni, in situazioni di grande turbolenza è assai complicato e gli aggiornamenti sono settimanali». Lo ha detto il Ministro Giancarlo Giorgetti nel suo intervento di presentazione alle Camere.
Spiegando l’impronta di prudenza data al Mef, ha utilizzato una metafora:
quando il bollettino meteorologico annuncia tempesta, prima di uscire in mare aperto conviene assicurarsi delle condizioni dell’imbarcazione.
Il Ministro ha definito la richiesta di scostamento un passo consapevole, specificando come si tratti di una misura che sia la Commissione che i mercati sembrano riconoscere come sostenibile.
Nella medesima direzione vanno le ultime rilevazioni del Fondo Monetario Internazionale, che ha rivisto al rialzo la crescita del Pil italiano per il 2026 portandola dal +0,5% al +0,8%, confermando un quadro di tenuta, pur in presenza di forte volatilità.
Anche l’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha validato le previsioni programmatiche per il biennio, giudicando l’organizzazione delle voci di spesa tutto sommato accettabile rispetto ai modelli redatti da panel indipendenti.
Con i redditi italiani congelati da più di 20 anni, il Recupero del trattamento integrativo, meglio conosciuto come Bonus Renzi è una misura quantomai necessaria per tutti i lavoratori dipendenti e i percettori di Naspi.
Chi ne ha diritto ha ancora pochi giorni per recuperare fino a 1.200 euro attraverso la presentazione del 730 integrativo.
Che cos’è il Trattamento integrativo
Nato nel 2014 sotto il Governo Renzi come bonus da 80 euro e poi portato a 100 euro al mese, il beneficio è stato ufficialmente ridenominato Trattamento Integrativo (Tir). La misura garantisce un credito Irpef fino a un massimo di 1.200 euro all’anno esentasse direttamente in busta paga o nell’assegno di disoccupazione.
Il trattamento non va confuso con gli sgravi sul cuneo fiscale né con le detrazioni Irpef per i redditi medio-alti: si tratta di una misura specifica pensata per sostenere le retribuzioni più basse.
A chi spetta l’ex bonus Renzi
Il Trattamento integrativo è indirizzato ai lavoratori dipendenti, ai percettori di redditi assimilati e a chi riceve ammortizzatori sociali o Naspi. Sono esclusi i pensionati.
L’accesso al beneficio varia in base al reddito complessivo annuo:
il bonus spetta in misura piena, pari a 1.200 euro annui, per i redditi fino a 15.000 euro, a patto che l’imposta lorda sia superiore alle detrazioni da lavoro dipendente, mentre invece chi ricade nell’area esente dal pagamento Irpef non ne ha diritto per incapacità fiscale;
per redditi tra i 15.001 e i 28.000 euro il diritto scatta solo se la somma delle detrazioni riguardanti familiari a carico, il mutuo per la prima casa, le spese mediche ed eventuali ristrutturazioni superano l’imposta lorda dovuta;
per la fascia oltre i 28.000 euro il beneficio decade completamente.
Come recuperare le somme non ricevute
Se il datore di lavoro non ha erogato il trattamento integrativo in busta paga durante l’anno per mancanza di dati sui redditi complessivi o in presenza di più contratti, il conguaglio viene effettuato in sede di dichiarazione dei redditi a partire da maggio, con un’erogazione che avviene in genere con lo stipendio di luglio, qualora il datore di lavoro sia stato indicato come sostituto d’imposta.
Per chi ha dimenticato di integrare nel 730 altri redditi lavorativi rispetto al proprio lavoro principale, per recuperare le somme spettanti a credito dovrà inviare una dichiarazione integrativa. L’importo maturato verrà accreditato direttamente nello stipendio dal sostituto d’imposta o rimborsato dall’Agenzia delle Entrate.
Come controllare se il bonus è stato pagato
Per verificare se hai incassato il trattamento integrativo, prendi la tua Certificazione Unica riferita ai redditi dell’anno scorso (2025) e controlla questi punti:
se viene spuntato il “Campo 390 – Codice 1”, il datore di lavoro ti ha riconosciuto il bonus e ti ha pagato tutti i soldi spettanti direttamente in busta paga;
se è stata compilata la voce “Campo 390 – Codice 2” il bonus ti spettava, o è stato calcolato, ma il datore di lavoro non te l’ha pagato, e dovrai quindi recuperarlo attraverso il Modello 730;
nel “Campo 391” viene invece riportata la cifra esatta in euro che hai incassato nel corso dell’anno.
Tutte queste informazioni vengono poi riportate nel rigo C14 del quadro C della tua dichiarazione dei redditi.
Entro quando rettificare la dichiarazione
La scadenza principale per inviare il 730 integrativo e recuperare il credito spettante è fissata al 25 ottobre. La procedura va inoltrata tramite Caf o professionista abilitato.
Nel caso in cui il ricalcolo evidenzi invece un debito, occorre presentare il modello Redditi Pf correttivo, per cui il conguaglio negativo verrà trattenuto in busta paga fino a un massimo di 8 rate. Qualora non sia in essere nessun contratto di lavoro dipendente, si potrà comunque rateizzare l’importo attraverso F24 da trasmettere direttamente all’Agenzia delle Entrate.
La macchina delle selezioni per le Forze dell’Ordine si prepara a lanciare una delle procedure più attese dell’anno. La Guardia di Finanza sarebbe in procinto di pubblicare il bando per il 26° Corso Allievi Finanzieri, che metterà a disposizione circa 1.640 posti a tempo indeterminato.
L’uscita del bando sul portale inPA e sul sito ufficiale del Corpo è prevista per il giorno 20 novembre 2026, in linea con le finestre di pubblicazione delle precedenti edizioni. La selezione si svilupperà lungo tutto il 2027, per poi far partire l’incorporamento dei vincitori all’inizio del 2028.
Cosa cambia rispetto agli altri concorsi
Tra le novità principali emerse dalle anticipazioni figura una modifica logistica di grande impatto per i candidati. Le prove scritte di preselezione dovrebbero svolgersi in sedi delocalizzate direttamente nelle regioni di provenienza dei concorrenti, evitando le tradizionali e onerose trasferte verso la Capitale nelle fasi iniziali dell’iter.
Quali sono i requisiti stimati per la partecipazione
In attesa del testo ufficiale, i parametri d’accesso dovrebbero ricalcare la struttura dei bandi precedenti:
Titolo di Studio
Diploma di scuola secondaria di secondo grado
Limiti di età
A partire da 18 anni e indicativamente fino a 24 anni non compiuti (con estensioni per i volontari FF.AA.)
Cittadinanza
Cittadinanza italiana e godimento dei diritti civili e politici
I dettagli sulla ripartizione dei posti tra civile, contingente di mare e quote riservate ai Volontari in Ferma Prefissata saranno noti solo in seguito alla pubblicazione del bando, al quale occorrerà fare esclusivo riferimento per la conferma dei requisiti di partecipazione.
Cosa studiare per arrivare preparati al concorso
Ovviamente, l’ideale sarà aspettare l’uscita del bando per evitare di acquistare libri di testo inutili alla preparazione effettiva. Però, ci si può iniziare a orientare basandosi sulla struttura delle ultime edizioni del concorso.
La prova scritta di preselezione sarà un test a risposta multipla da 90 quesiti da completare in un lasso di tempo contenuto, generalmente intorno a un’ora. In assenza di una banca dati ufficiale pubblicata in anticipo prima della prova, una preparazione efficace richiede un allenamento costante e mirato fin dalle settimane precedenti l’uscita del bando.
I quiz delle edizioni passate si sono articolati su cinque macro-aree ben definite:
35 quesiti che testano le abilità logico-matematiche, che rappresentano il blocco numericamente più consistente e che generalmente preoccupa maggiormente i candidati;
25 quesiti volti a verificare la conoscenza orto-grammaticale, la sintassi, il lessico e le competenze morfologiche della lingua italiana, per i quali sarà utile ripassare le regole grammaticali di base e svolgere simulazioni su sinonimi, contrari e analisi logico-verbale.
10 quesiti di Storia Contemporanea, con un focus sulle vicende italiane a partire dall’Unità d’Italia fino alle tappe d’integrazione dell’Unione Europea;
10 quesiti di Educazione civica, che riguardano i principi della Costituzione e le nozioni chiave relative alle relazioni tra Stato e Istituzioni europee;
10 quesiti di Geografia, con domande che riguarderanno le caratteristiche fisico-politiche ed economiche dell’Italia e dei Paesi dell’Unione Europea.
Come allenarsi per la prova fisica
Chi riuscirà a superare la preselettiva, sarà sottoposto a prove fisiche, un passaggio fondamentale ed eliminatorio dell’iter selettivo. Le sfide atletiche saranno differenziate in base al contingente di destinazione scelto in fase di candidatura.
Contingente
Prove obbligatorie
Prova facoltativa
Ordinario
Salto in alto, corsa piana 1.000 metri, piegamenti sulle braccia
Corsa piana 100 metri oppure nuoto 25 metri stile libero
Di Mare
Salto in alto, corsa piana 1.000 metri, nuoto 25 metri stile libero
Corsa piana 100 metri oppure piegamenti sulle braccia
Il mancato raggiungimento della prestazione minima anche in una sola delle discipline obbligatorie comporta l’esclusione immediata dal concorso. Al contrario, la prova facoltativa non determina l’inidoneità in caso di mancato superamento, ma costituisce una risorsa strategica per posizionarsi più in alto nella graduatoria di merito.
Per essere ammessi alle prove fisiche è obbligatorio presentare un certificato medico di idoneità all’attività sportiva agonistica in corso di validità. Il consiglio è quello di strutturare un piano di allenamento graduale e progressivo, simulando i tempi di corsa e le tecniche di esecuzione richieste dai parametri ufficiali del Corpo.
Come rimanere aggiornati sul bando
Dal momento che il bando di concorso non uscirà nel mese di ottobre, ma a novembre, si consiglia di monitorare spesso il portale inPA per non perdere il momento esatto di pubblicazione della selezione.
In un Paese in pieno inverno demografico, dove quasi il 16% del Pil (e oltre il 30% della spesa pubblica) viene assorbito dalle prestazioni previdenziali, la materia rappresenta una voce cruciale per la Legge di Bilancio.
L’età pensionabile si adegua automaticamente alla speranza di vita. Secondo le ultime stime della Ragioneria Generale dello Stato, questo meccanismo spingerà il requisito anagrafico a 67 anni e 6 mesi nel 2029, per poi raggiungere i 67 anni e 8 mesi dal 2031. Uno scenario destinato ad alimentare il dibattito pubblico.
Il dibattito politico sulla Manovra: dagli scatti all’ipotesi 70 anni
All’interno della maggioranza di Governo si registrano visioni differenti su come gestire l’impatto della longevità sui conti pubblici.
Da un lato, la Lega spinge per congelare gli adeguamenti automatici previsti per il biennio 2027-2028 (+1 mese da gennaio 2027 e +2 mesi da gennaio 2028), mantenendo l’asticella a 67 anni. Il Ministero delle Infrastrutture ipotizza la possibilità di restare in servizio fino a 70 anni per gli autotrasportatori, esclusivamente su base volontaria. Il sottosegretario Durigon continua invece a studiare l’ipotesi di un’uscita anticipata a 64 anni per tutti.
I dati dell’Inps certificano che l’età media effettiva di uscita è salita a 64,8 anni. Parallelamente, il tasso di occupazione tra gli over 55 ha registrato una forte crescita negli ultimi 20 anni, passando dal 31,4% del 2005 al 61,2% del 2025 nella fascia tra i 55 e i 64.
Perché i pensionati continuano a lavorare
Un aspetto rilevante emerge dalle recenti rilevazioni dell’Istat e dell’Inps: almeno un pensionato su dieci continua a lavorare dopo il ritiro.
I titolari di pensione diretta che risultano ancora occupati sono 779.303, prevalentemente concentrati tra autonomi, liberi professionisti e parasubordinati (i lavoratori dipendenti rappresentano appena l’1% della platea). Circa un terzo di questo bacino prosegue l’attività per integrare un trattamento economico insufficiente, mentre i restanti due terzi lo fanno per scelta personale e professionale.
Cosa dice la giurisprudenza su Scuola, PA e cumulo contributivo
Di recente la Corte Costituzionale e la Cassazione hanno chiarito limiti e adempimenti per chi prosegue l’attività lavorativa oltre la soglia dei 67 anni.
Scuola
I dipendenti del comparto Scuola (docenti e personale Ata) che non hanno maturato l’anzianità contributiva minima per la pensione di vecchiaia possono rimanere in servizio anche dopo aver compiuto 70 anni. Un’impostazione opposta rispetto alla proposta sindacale di consentire il collocamento a riposo dei docenti a 60 anni.
Pensionati lavoratori e incarichi nella PA
I pensionati che intraprendono una nuova attività lavorativa devono darne immediata comunicazione all’Inps, pena la restituzione degli assegni percepiti durante il periodo non dichiarato.
Per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione, resta il divieto di conferire incarichi retribuiti a soggetti già in pensione. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che la misura si applica solo se il trattamento è già in erogazione: chi ha maturato i requisiti anagrafici ma non percepisce ancora il primo cedolino può legittimamente svolgere un incarico retribuito.
Cumulo contributivo
Per i lavoratori che devono unificare i versamenti tra gestioni diverse, la pensione non scatta in automatico al raggiungimento dei requisiti. L’erogazione decorre esclusivamente dalla data di presentazione della domanda, con il rischio di perdere definitivamente gli arretrati in caso
Continua la saga del real estate per paperoni, con un’interessante spin off nell’Oceano Indiano, dove è stata messa in vendita un’intera isola privata appartenente al complesso Baccarat Hotel & Residences Maldives.
L’atollo di ultra-lusso immerso nella natura ospita quattro ville indipendenti, spiagge private con affaccio su una barriera corallina.
Un complesso tra riservatezza, architettura e natura
La proprietà comprende quattro residenze completamente arredate, ciascuna dotata di quattro camere da letto. Ogni villa dispone di una piscina privata lunga circa venti metri, un’area fitness e ampie terrazze panoramiche con vista mozzafiato sull’Oceano Indiano.
L’isola in vendita è collegata al resto dell’arcipelago da una strada sopraelevata, per garantire sicurezza e assistenza dedicate 24 ore su 24. L’insieme delle strutture è stato concepito come un rifugio di rappresentanza in cui l’architettura di pregio è immersa nell’ecosistema marino circostante.
Come può essere acquistata l’isola
Per una transazione di questi livelli non ci si può di certo aspettare un normale bonifico o un mutuo. La vendita sarà gestita in esclusiva da Corn, un club privato per investitori digitali, consentendo l’acquisto tramite Usdc, una stablecoin ancorata al dollaro statunitense.
L’iniziativa permette di trasferire capitali di grande entità senza la preventiva conversione in valuta tradizionale. L’accettazione degli asset digitali per immobili di questa fascia conferma la progressiva apertura del real estate di extra-lusso verso modalità di pagamento alternative dedicate a grandi patrimoni internazionali.
Quanto vale la proprietà
Il valore dell’isola è stato stimato per 72 milioni di dollari, pari a circa 18 milioni di dollari per singola villa. Per gli acquirenti interessati a tagli differenti, il progetto di Baccarat Hotel & Residences mette a disposizione altre proprietà, sempre fronte mare con prezzi decisamente più modesti, compresi tra 7,3 e 11,6 milioni di dollari, acquistabili anch’esse in valuta digitale.
Il contesto delle isole private alle Maldive
L’offerta si inserisce in un segmento di mercato altamente circoscritto ma in forte espansione, come abbiamo visto anche per alcune isole dell’arcipelago veneziano. Piattaforme internazionali del lusso come JamesEdition collezionano diversi annunci dedicati alle Maldive, con cifre che variano dai 7,5 milioni fino ai 120 milioni di dollari richiesti per un’isola nell’atollo di Kaafu.
Le quotazioni riflettono la rarità del bene e i relativi diritti d’uso concessi dalla normativa locale. Nel caso dell’isola Baccarat, l’operazione combina l’esclusività della posizione con un nuovo modello di transazione finanziaria destinato a fare scuola.
Dopo aver appreso la notizia del possibile blocco della produzione nello stabilimento di Cornigliano e Novi Ligure a metà novembre, i lavoratori dell’ex Ilva sono scesi in sciopero, fermando la produzione per 24 ore. L’ingresso agli impianti è attualmente ostruito con mezzi pesanti. Anche a Taranto sono in corso mobilitazioni.
Secondo le dichiarazioni di Acciaierie d’Italia, che ha in gestione temporanea e straordinaria i centri dell’ex Ilva, la decisione non sarebbe altro che l’effetto di vincoli giudiziari e degli intoppi dell’approvvigionamento di materie prime alla casa madre di Taranto, da cui dipende la produzione degli altri due siti.
La lettera della Sindaca Salis al Ministro Urso
La mobilitazione, proclamata dalle rappresentanze sindacali unitarie (Fiom, Fim e Uilm) a seguito del tavolo a Palazzo Chigi, ha trovato l’immediata solidarietà anche della Sindaca Silvia Salis.
Si acquisti materiale sul mercato [internazionale] per garantire la produzione.
Secondo l’Amministratrice di Genova, che dovrebbe essere scesa in piazza in solidarietà ai lavoratori di Cornigliano, è inaccettabile lo stop della produzione di un asset strategico dello Stato, che registrerebbe un rialzo della domanda.
Nel frattempo a Taranto
Contemporaneamente all’assemblea di due ore nel parcheggio della direzione, un gruppo di lavoratori ha occupato un tratto della statale 106 verso la raffineria Eni. Non sono esclusi altri blocchi stradali e le iniziative di protesta potrebbero proseguire nei prossimi giorni
Gli operai chiedono al Governo garanzie diverse dalla prosecuzione della cassa integrazione. I sindacati chiedono:
un piano industriale di decarbonizzazione che riguardi tutti i siti;
un piano sociale che tuteli i lavoratori diretti e in appalto:
un piano di risarcimento per danni alla salute;
la presenza continua dello Stato come garante della transizione e della tutela occupazionale.
La cronologia dei provvedimenti Ex Ilva
La catena dei provvedimenti che ha condotto alla paralisi produttiva origina dal decreto del 27 luglio emesso dal Tribunale di Milano, seguito dalle prescrizioni della Corte d’Appello che hanno fissato in 90 giorni il termine ultimo per fermare l’area a caldo a Taranto.
L’11 settembre la Corte d’Appello di Milano respinge il primo ricorso presentato da Acciaierie d’Italia per ottenere una dilazione dei tempi. Le disposizioni imponevano il taglio delle emissioni di polveri sottili e la rimozione dell’amianto dalle coperture degli altiforni. Le prescrizioni sono state giudicate irrealizzabili dall’azienda, almeno nei tempi previsti dall’ordinanza, con la presentazione da parte del Mimit di un progetto di conversione green della fabbrica.
Il 5 ottobre i giudici milanesi negano anche la seconda istanza del ricorso, che chiedeva di mantenere gli altiforni almeno in fase di pre-riscaldo fino al verdetto della Suprema Corte.
Il 20 ottobre, infatti, è fissata l’udienza in Cassazione sui ricorsi straordinari per scongiurare lo spegnimento.
La replica di AdI alla Sindaca Salis
Oltre alle scadenze imposte dai giudici, Acciaierie d’Italia ha motivato il blocco anticipato delle strutture di Taranto con precise ragioni di tutela contabile. L’acquisto di nuove scorte da impiegare oltre il limite del 25 ottobre avrebbe infatti danneggiato i creditori per avere come unico risultato la conservazione di materiale inutilizzato nei magazzini.
Inoltre, la strada suggerita dalla Sindaca Salis è stata giudicata inagibile. I tempi d’attesa per le materie prime necessarie sono lunghi e comunque non è semplice reperire sul mercato internazionale semilavorati rispondenti ai requisiti tecnici richiesti dalla clientela.
Tutti gli occhi del settore industriale sono ora puntati sull’appuntamento di martedì 20 ottobre in Cassazione: il parere favorevole della
Venerdì 9 ottobre, verso l’ora di pranzo, una violenta scossa di terremoto di magnitudo 7,7 ha colpito la Repubblica di Panama, provocando danni materiali, crollo di strutture e momenti di forte panico tra la popolazione.
L’epicentro del sisma è stato localizzato a circa 10 chilometri di profondità nei pressi di Pitaloza Arriba, nella provincia di Herrera, interessando in modo particolare la regione centro-meridionale del Paese.
Quante sono le vittime del terremoto
Nonostante la scossa principale sia stata molto violenta ed è stata seguita da un secondo movimento sismico di assestamento di magnitudo 6.0, fortunatamente le autorità di soccorso locali per ora non hanno segnalato vittime.
Il Presidente panamense José Raúl Mulino ha parlato di un grave disastro sul piano materiale, disponendo l’immediata attivazione della Protezione Civile per verificare la stabilità degli stabili e gestire l’emergenza negli impianti essenziali, tra cui il principale depuratore dell’acqua di Panama City, la cui capacità operativa è crollata dell’80%.
Quali sono le conseguenze dei possibili danni al Canale di Panama
I crolli e le lesioni più gravi si sono registrati nella provincia di Coclè e nella cittadina di Penonomé, dove decine di abitazioni private, strutture alberghiere ed edifici storici hanno riportato danni strutturali rilevanti. Non ci sono ancora stime economiche ufficiali dei danni. La priorità degli enti tecnici del Paese si sta concentrando sul monitoraggio delle grandi infrastrutture strategiche del Paese.
L’attenzione degli analisti e dei mercati globali è rivolta in particolare al Canale di Panama, cruciale per il commercio marittimo mondiale. Le potenziali criticità per la via d’acqua e la rete logistica nazionale riguardano:
la tenuta strutturale delle chiuse e dei bacini, per cui esperti interverranno con ispezioni straordinarie su argini e impianti di sollevamento idrico per escludere micro-lesioni invisibili causate dalle scosse sismiche;
la stabilità di tutte le infrastrutture di raccordo, che comprendono ponti di collegamento e terminal portuali, per scongiurare colli di bottiglia o intoppi nel trasporto merci.
Il rischio principale è legato ai possibili rallentamenti operativi. L’adozione di protocolli di sicurezza straordinari, i controlli tecnici sulle chiuse o l’imposizione di limiti precauzionali al pescaggio e al numero di navi in transito rischiano di creare lunghe code all’ingresso del Canale. Un blocco o un ritardo nel passaggio delle merci si tradurrebbe immediatamente in un aumento delle tariffe per l’affitto di navi cargo e container, facendo impennare i costi di spedizione a carico delle imprese e provocando un effetto domino sui prezzi dei prodotti lungo l’intera catena di approvvigionamento globale.
Lo stato del Canale di Panama e i trasporti
Le ultime rilevazioni delle autorità locali e dei report internazionali, in particolare Usg e Unicef, confermano che il Canale di Panama non ha riportato danni strutturali diretti, proseguendo le proprie operazioni di transito.
L’epicentro del sisma, situato a circa 200 chilometri a sud-ovest dalla capitale, ha evitato l’impatto diretto sulle principali chiuse della via d’acqua. I problemi maggiori alla rete dei trasporti si sono concentrati all’Aeroporto Internazionale di Tocumen, il principale hub aereo del Paese, dove i voli sono stati temporaneamente sospesi per consentire le ispezioni di sicurezza sulle piste e sulle strutture dei terminal.
A Civitanova Marche, i controlli portati avanti dalla Squadra Amministrativa della Questura di Macerata e dagli agenti della Polizia locale hanno portato alla luce irregolarità all’interno di due esercizi commerciali, con l’avvio di procedimenti sanzionatori e il blocco delle merci non conformi.
L’ispezione, svolta nell’ambito delle attività di prevenzione sul territorio, ha messo in evidenza importanti lacune nella conservazione degli alimenti e nel rispetto dei presidi di sicurezza previsti dalla legge per le attività di somministrazione e intrattenimento.
Igiene alimentare: le verifiche sulle etichette delle carni
L’attenzione della Polizia di Stato e delle autorità sanitarie locali si attesta ai massimi livelli per garantire la sicurezza alimentare e la tutela della salute pubblica nei luoghi della movida.
Nel primo locale ispezionato, un pub situato nel centro cittadino, gli agenti si sono concentrati sulle celle frigorifere e sui locali adibiti alla preparazione dei cibi. L’esame diretto delle etichette apposte sulle confezioni ha rivelato che la merce destinata al servizio era ampiamente oltre il termine minimo di conservazione.
I controlli svolti dalle forze dell’ordine hanno portato a riscontrare le seguenti anomalie:
presenza di 27 chilogrammi di carne di vario taglio con date di scadenza già superate;
scatto immediato del sequestro amministrativo dei prodotti alimentari per impedirne la somministrazione al pubblico;
mancata esposizione dei cartelli obbligatori indicanti gli orari ufficiali di apertura e chiusura dell’esercizio.
Tutta la documentazione è stata trasmessa agli uffici competenti dell’Azienda Sanitaria e agli enti preposti per le valutazioni di natura igienico-sanitaria e l’eventuale applicazione di ulteriori sanzioni o prescrizioni operative.
Controlli sul lungomare sud e sanzioni amministrative
Il secondo filone delle verifiche ha riguardato un locale notturno della fascia costiera sul lungomare sud della cittadina. Durante il sopralluogo, gli agenti della Squadra Amministrativa hanno identificato 25 avventori e rilevato irregolarità legate al rispetto delle normative sulla sicurezza e sul contrasto all’abuso di alcol.
Nello specifico, l’accertamento ha portato all’emissione di 5 contestazioni amministrative per un importo complessivo che sfiora i 6.000 euro, a causa di:
documentazione non conforme inerente all’impatto acustico e alle emissioni sonore;
assenza delle informative obbligatorie previste dalla legge per la presenza di impianti di videosorveglianza;
mancanza delle apparecchiature e dei presidi obbligatori per la prevenzione e la misurazione del tasso alcolemico dei clienti.
I controlli di prevenzione disposti dalla Questura proseguiranno anche nei prossimi giorni per garantire il rispetto delle norme sul commercio e la tutela della sicurezza dei consumatori nei locali di maggior affluenza.
L’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, in collaborazione con il Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio, ha lanciato la nuova versione aggiornata e potenziata del Portale della Famiglia e della Genitorialità. Lo strumento digitale nasce con l’obiettivo di accentrare in un unico punto d’accesso tutti gli interventi a sostegno dei nuclei familiari, dalla fase della nascita fino alla crescita e allo studio dei figli.
Il restyling della piattaforma non si limita a raccogliere le domande di sussidi e bonus, ma integra mappe interattive, geolocalizzazione dei servizi sul territorio e accesso diretto agli osservatori statistici dell’Istituto.
Quali sono i servizi che si possono trovare sul Portale
Tra le novità principali del portale figura la sezione Servizi vicino a me. Attraverso un sistema di geolocalizzazione integrato, i genitori possono individuare in tempo reale gli asili nido e le strutture educative autorizzate per i bambini da zero a tre anni presenti nella propria zona. I dati vengono aggiornati costantemente tramite il canale digitale Agenda asili nido in raccordo con gli enti locali.
A questo si affianca la nuova Mappa nazionale dei Centri per la famiglia, realizzata dal Dipartimento per le politiche della famiglia. La mappa interattiva consente di rintracciare le strutture attive a livello provinciale, regionale e nazionale, facilitando il contatto diretto con i servizi di orientamento, consulenza e supporto alla genitorialità.
Welfare e dati statistici sui bonus trasparenti
Il portale integra inoltre la sezione Bambina/o in crescita, che collega direttamente gli utenti all’area delle prestazioni creditizie e sociali dell’Inps. In questo spazio è possibile consultare i bandi di welfare attivi dedicati agli iscritti alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie, alla Gestione assistenza magistrale e alla Gestione postelegrafonici.
Spazio anche alla trasparenza e al monitoraggio dei dati con la pubblicazione degli Osservatori statistici. La sezione permette di consultare i report periodici su:
Assegno unico e universale (con dati navigabili e appendice statistica mensile);
Bonus asilo nido, Bonus nuovi nati e Bonus mamma;
congedi di maternità, paternità e congedi parentali;
assegni familiari e tutele per il sostegno alla disabilità grave.
Un unico punto d’accesso per 40 servizi previdenziali
Come evidenziato dalla Direzione centrale Inclusione e sostegno alla Famiglia dell’Inps, il nuovo hub digitale raccoglie in uno spazio unico circa 40 servizi previdenziali e assistenziali dell’Istituto, fornendo al contempo oltre 300 collegamenti diretti alle prestazioni erogate da altre Amministrazioni pubbliche.
Il Portale della Famiglia e della Genitorialità è già operativo e consultabile direttamente dal sito ufficiale dell’Inps nella sezione dedicata ai servizi al cittadino.