Un viaggio nella storia dell’innovazione tecnologica e del suo impatto sul lavoro e sulla vita quotidiana, dalle macchine industriali agli elettrodomestici, dalle telecomunicazioni all’automazione. È il percorso proposto da “Prototipi di Futuro. Macchine, brevetti, invenzioni, tecnologia e desideri alla Fiera di Milano”, la mostra realizzata e curata da Fondazione Fiera Milano in collaborazione con Assolombarda, inaugurata alla presenza dei rispettivi presidenti Giovanni Bozzetti e Alvise Biffi.
Attraverso fotografie d’archivio, manifesti pubblicitari e immagini di macchinari provenienti dall’Archivio Storico di Fondazione Fiera Milano, l’esposizione ripercorre le grandi trasformazioni tecnologiche che hanno attraversato il Novecento, raccontando come invenzioni un tempo avveniristiche siano progressivamente entrate nella quotidianità. L’iniziativa si inserisce nel programma di CES Unveiled Milan, prima tappa italiana di “Road to CES”, il percorso internazionale di avvicinamento al Consumer Electronics Show di Las Vegas, e trova spazio nella sede di Assolombarda, luogo simbolo del sistema produttivo lombardo.
Bozzetti: “Questo il valore delle fiere: rendere l’innovazione visibile”
“Le immagini del nostro Archivio raccontano il momento in cui le persone incontravano per la prima volta la tecnologia che avrebbe cambiato il loro lavoro e le loro abitudini. Oggi, mentre l’intelligenza artificiale apre una nuova fase di trasformazione, questa storia ci aiuta a comprendere il valore delle fiere: rendere l’innovazione visibile, permettere alle imprese di mostrarne le applicazioni e alle persone di conoscerne le possibilità. La Fiera di Milano è da oltre un secolo uno dei luoghi principi in cui l’Italia può mostrare al mondo la propria straordinaria capacità di innovare“, dichiara Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera Milano. Il valore dell’esposizione, sottolinea Bozzetti, non è soltanto storico, ma riguarda anche la capacità di collegare l’esperienza del passato alle sfide tecnologiche contemporanee: “Presentare questa mostra in Assolombarda, in occasione di CES Unveiled Milan, significa riconoscere il contributo delle imprese alla crescita del territorio e portare anche fuori dagli spazi della manifestazione il confronto sul cambiamento tecnologico. Il nostro archivio diventa così uno strumento per interrogare il passato e avvicinare i cittadini ai temi dell’innovazione”.
Biffi (Assolombarda): “Ogni progresso diventa realtà quando incontra le imprese”
“La mostra “Prototipi di Futuro” racconta come l’innovazione abbia trasformato, nel tempo, il lavoro e la vita quotidiana, ricordandoci che ogni progresso nasce da un’intuizione, ma diventa realtà quando incontra le imprese e si traduce in applicazioni concrete – commenta Alvise Biffi, Presidente di Assolombarda -. È anche un viaggio nella cultura d’impresa, fatta di capacità di immaginare il futuro, investire nella ricerca e trasformare le idee in opportunità di crescita e sviluppo. Una cultura che appartiene profondamente al territorio e che, attraverso il dialogo tra industria, tecnologia e società, ha contribuito a costruire la nostra competitività. Oggi, con l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie, siamo di fronte a un’altra grande trasformazione. La sfida è accompagnarla, favorendone la diffusione nel sistema produttivo e mettendo le persone nelle condizioni di coglierne le opportunità. Come ci ricorda questa mostra, innovare significa guardare avanti, ma anche saper valorizzare le esperienze e le competenze costruite nel tempo. In questo percorso, Milano e il Quadrilatero di Assolombarda hanno tutte le carte in regola per continuare a essere un laboratorio di innovazione e un punto di riferimento internazionale”.
La mostra “Prototipi di Futuro. Macchine, brevetti, invenzioni, tecnologia e desideri alla Fiera di Milano” è visitabile gratuitamente a partire da oggi, 19 ottobre, al 29 gennaio 2027 presso la lounge di Palazzo Assolombarda, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 19.30.
È stata firmata la delibera che dà il via alla fase due della Zona di Innovazione e Sviluppo (ZIS) di Milano dedicata all’Intelligenza Artificiale, che prende il nome di “Officina AI”. Promossa da Assolombarda, attuale capofila, la ZIS vedrà MADE Competence Center assumere il ruolo di hub e soggetto gestore. È un partenariato pubblico-privato che riunisce oggi 19 partner per accompagnare le imprese, in particolare le PMI, dall’avvio di progetti AI fino alla loro industrializzazione. L’annuncio è stato dato dal presidente di Assolombarda, Alvise Biffi, dall’Assessore Regionale allo Sviluppo Economico, Guido Guidesi, da Marco Taisch, Presidente di MADE.
L’occasione per l’annuncio è stato il convegno “AI e Physical AI, l’impatto nel mondo reale”, organizzato da Assolombarda in collaborazione con Regione Lombardia e MADE e che ha messo a confronto imprese, ricerca e istituzioni sul passaggio dell’AI dal digitale all’azione nei processi produttivi. Dall’AI generativa all’AI agentica fino alla physical AI, cioè sistemi capaci di percepire, decidere e agire grazie a robotica, sensori e automazione, con la presentazione di robot e applicazioni concrete con prototipi, video, simulazioni ed esperienze interattive. Le conclusioni sono state affidate ad Alvise Biffi, Presidente di Assolombarda, Giovanni Bozzetti, Presidente di Fondazione Fiera Milano, e Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy.
Biffi (Assolombarda): “Fare del nostro territorio la fabbrica dell’AI”
“Milano oggi fa un passo concreto verso l’obiettivo che abbiamo indicato all’Assemblea Generale: fare del nostro territorio la fabbrica dell’AI – ha detto Alvise Biffi, Presidente di Assolombarda. – Perché noi non vogliamo limitarci ad adottare la tecnologia: vogliamo contribuire a costruirla, a partire dalla physical AI, dove la nostra manifattura e la nostra meccatronica sono un vantaggio unico in Europa. Nel Quadrilatero di Assolombarda l’industria attiva più di 44 miliardi di valore aggiunto l’anno, ben il 45% del totale lombardo e l’11% nazionale. I numeri ci dicono che la strada è giusta: in meno di due anni le nostre imprese con progetti di AI sono passate da meno di una su cinque a una su due. Ma il divario tra grandi imprese e PMI è ancora ampio, ed è qui che la ZIS deve fare la differenza: portare l’AI nelle piccole e medie imprese, insieme alle competenze per usarla. Lo stiamo già facendo con forgIA, l’ecosistema digitale condiviso e sicuro che abbiamo promosso per mettere a valore i dati industriali e sviluppare applicazioni concrete, nel rispetto della sovranità del dato e della proprietà intellettuale delle imprese: la forgia in cui la fabbrica dell’AI prende forma. La ZIS, è la dimostrazione – conclude il presidente Biffi – di come la Grande Milano sappia fare sistema: istituzioni, università, grandi aziende, startup e formazione insieme, in un partenariato pubblico-privato che mette l’AI al servizio delle persone e della produttività. Questa è la strada migliore per generare benessere diffuso sul nostro territorio.”
Taisch (MADE): “Creare un luogo in cui l’innovazione diventa pratica quotidiana”
“Per le imprese, e per le PMI in particolare, la questione non è più capire se l’AI funzioni, ma come portarla dentro i processi e farle produrre risultati misurabili – ha commentato Marco Taisch, Presidente di MADE – Competence Center Industria 4,0 -. È in questo passaggio, dal progetto pilota all’industrializzazione, che MADE metterà a disposizione della Zona di Innovazione e Sviluppo neocostituita la propria esperienza, in qualità di hub e soggetto gestore. Lo faremo partendo da ciò che sappiamo fare: dalla nostra fabbrica dimostrativa, dove le aziende possono vedere in azione le tecnologie prima ancora di investire; dagli ambienti di sperimentazione protetti, come quelli del nodo italiano di AI-MATTERS, che coordiniamo; dai percorsi di formazione costruiti sui fabbisogni delle imprese. ‘Officina AI’ si inserisce in un ecosistema che stiamo costruendo, con Assolombarda e altri prestigiosi soggetti istituzionali, per fare di Milano una delle capitali mondiali dell’AI. Un grande sistema di competenze di cui fanno parte forgIA, AI4I e Euro-FMX, uno dei due progetti flagship della Commissione europea. Tutto ciò è di estrema importanza, perché nessuna tecnologia, tanto meno l’AI, si rivela utile senza persone in grado di governarla e senza contesti in grado di abilitarla. Grazie ad Assolombarda, agli atenei coinvolti e tutti i partner, ‘Officina AI’ ha le carte in regola per diventare il luogo in cui l’innovazione smette di essere una promessa e diventa pratica quotidiana delle fabbriche del territorio”.
Guidesi (Regione Lombardia): “Valorizzare le vocazioni e le competenze dei territori lombardi”
“La strategia delle Zone di Innovazione e Sviluppo nasce dalla volontà di valorizzare le vocazioni e le competenze dei territori lombardi, mettendo a sistema imprese, università e centri di ricerca per rafforzare la competitività dell’intero sistema produttivo – ha dichiarato l’Assessore regionale allo Sviluppo economico, Guido Guidesi -. Con questa nuova ZIS proseguiamo un percorso che punta a creare un distretto manifatturiero di produzione dell’intelligenza artificiale, favorendo il trasferimento tecnologico e accompagnando le imprese nell’affrontare le sfide del futuro. Vogliamo creare le condizioni affinché le eccellenze dei nostri territori possano continuare a crescere, attrarre investimenti e generare nuove opportunità di sviluppo e occupazione qualificata, soprattutto per le nuove generazioni”.
Mantoan (Città metropolitana di Milano): “Sostenere le imprese milanesi in un contesto sempre più competitivo”
“Da subito abbiamo creduto in questa proposta in coerenza con gli obiettivi della nostra amministrazione: sostenere le imprese milanesi in un contesto globale sempre più competitivo, fare in modo che l’innovazione digitale diventi un’opportunità per tutti e non un privilegio per pochi, mettere al centro la qualità del lavoro e delle competenze – ha aggiunto Giorgio Mantoan, Consigliere Delegato allo Sviluppo Economico della Città metropolitana di Milano -. L’ammissione alla seconda fase è il risultato del lavoro di squadra tra istituzioni, imprese e realtà della ricerca: questa è la strada giusta. La Città metropolitana di Milano è pronta a fare la sua parte. Ora comincia il lavoro più importante: l’obiettivo è tradurre questa candidatura in crescita, lavoro di qualità e opportunità per tutto il territorio”.
Il mercato italiano dell’AI e il ruolo di Milano
La ZIS AI nasce per riconoscere e consolidare Milano come principale ecosistema italiano per l’adozione, la sperimentazione e lo sviluppo industriale dell’Intelligenza Artificiale. Il mercato italiano dell’AI ha raggiunto nel 2025 un valore stimato di 1,8 miliardi di euro, in crescita del 50% sul 2024. L’adozione nelle imprese accelera, ma resta disomogenea. Secondo l’indagine condotta da Assolombarda con il Politecnico di Milano, su 700 aziende del Quadrilatero di Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia, il 49% ha oggi progetti di AI attivi, contro meno del 20% di fine 2024, e un ulteriore 18% prevede di avviarli a breve. Il divario per dimensione però resta ampio: 79% tra le grandi imprese, 48% tra le medie, 41% tra le piccole e 40% tra le microimprese.
Milano, oltre che capitale italiana dei servizi knowledge intensive, è il cuore di un grande polo manifatturiero, capace di integrare settori tradizionali e storicamente radicati del Made in Italy con filiere ad alto potenziale strategico e di sviluppo. Nel Quadrilatero di Assolombarda nel manifatturiero ci sono 34 mila imprese con 347 mila addetti che attivano un valore aggiunto industriale di più di 44 miliardi di euro. In particolare, la meccatronica conta 13,4 mila unità locali, quasi 120 mila addetti e 36 miliardi di euro di export annuo. L’area concentra, quindi, ben il 40% delle unità locali, il 25% degli addetti e il 42% delle vendite estere della meccatronica lombarda, nonché l’11%, il 7% e il 13% di quella italiana. A questa solida base industriale il Quadrilatero aggiunge il primato nell’innovazione, ospitando più di 2,5 mila startup innovative, il 22% di tutte quelle attive in Italia. È questa combinazione, unica nel Paese, a rendere Milano il territorio più maturo per ospitare la ZIS sull’Intelligenza Artificiale e per continuare ad attrarre investimenti, talenti e capitali.
Al centro c’è una piattaforma aperta in cui imprese, università e startup progettano, testano e validano soluzioni AI in contesti industriali reali. La ZIS combina IA fisica, generativa e agentica e le applica a diversi ambiti produttivi. Un pilastro specifico è dedicato alle competenze, con percorsi di formazione, upskilling e reskilling che rafforzano il legame tra scuola, università e industria.
Il partenariato copre l’intera catena del valore dell’AI: ricerca, sperimentazione, formazione, trasferimento tecnologico, incubazione di startup e supporto all’industrializzazione. Ne fanno parte, oltre ad Assolombarda e MADE, Città Metropolitana di Milano, Camera di Commercio Milano Monza Brianza Lodi, le università Politecnico di Milano, Università Bocconi, Università degli Studi di Milano, Università degli Studi di Milano-Bicocca, grandi imprese tecnologiche, PMI innovative, soggetti dell’ecosistema dell’innovazione ed enti di formazione. La partecipazione è aperta anche agli altri atenei del territorio. Il progetto nasce sin dall’inizio con l’importante collaborazione di AI4I, l’Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale per l’Industria.
Il convegno “AI e Physical AI, l’impatto nel mondo reale” con Matteo Zoppas (ICE)
Il convegno “AI e Physical AI, l’impatto nel mondo reale”, si è aperto con i saluti di Guido Guidesi, Assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia. Matteo Zoppas, Presidente dell’Agenzia ICE, è intervenuto sul tema “Intelligenza artificiale e competitività: la sfida delle imprese italiane sui mercati globali”, mentre Marco Taisch, Presidente di MADE – Competence Center Industria 4.0 e docente del Politecnico di Milano, ha accompagnato il pubblico con l’intervento “dall’AI generativa all’AI integrata nei processi decisionali e operativi”.
Lo sguardo si è allargato alle prospettive future con “The next stage of AI”, la relazione di Tarek Zohdi, Professor e Director of the Richmond Field Station della UC Berkeley, e le esperienze dirette delle imprese, con Coco Robotics, Fincantieri e Multiply Labs. Spazio quindi alla tavola rotonda “Come creare un ecosistema di eccellenza sull’AI”, con Marina Brambilla, Rettrice dell’Università degli Studi di Milano; Fabrizio Grillo, Presidente di Federated Innovation; Federica Ingrosso, Senior Specialist Relazioni Esterne di SIMEST; Fred Parietti, Co-Founder e CEO di Multiply Labs; Stefano Venturi, Special Advisor Intelligenza Artificiale e Transizione Digitale di Assolombarda.
Condanna delle violenze che hanno sconvolto Milano nel fine settimana, solidarietà ai commercianti colpiti dalle devastazioni, ma anche una riflessione sul ruolo che le imprese possono svolgere per offrire nuove opportunità alle giovani generazioni. È la posizione espressa dal presidente di Assolombarda Alvise Biffi, intervenuto lunedì 19 ottobre a margine della presentazione della Zona di Innovazione e Sviluppo (Zis) di Milano dedicata all’intelligenza artificiale.
“Prima di tutto ovviamente condanniamo qualsiasi forma di violenza ed esprimiamo solidarietà a tutti i commercianti che hanno subito pesanti danni”, ha dichiarato Biffi, ricordando di aver già manifestato personalmente la propria vicinanza al presidente di Confcommercio Carlo Sangalli.
Biffi: “L’impresa, insieme alla scuola, è uno strumento di mobilità sociale”
Il presidente di Assolombarda ha quindi allargato il ragionamento alle condizioni sociali ed economiche che possono alimentare il malcontento giovanile, sottolineando la necessità di offrire prospettive concrete attraverso il lavoro e la formazione. “Come ho detto anche in assemblea, prima che ci fossero i problemi manifesti, l’impresa insieme al sistema educativo è l’unico elemento di mobilità sociale”, ha spiegato. Secondo Biffi, investire nell’innovazione industriale e nello sviluppo tecnologico significa anche creare nuove possibilità di crescita professionale per le giovani generazioni. “Se noi creiamo industrie di avanguardia, siamo centro della frontiera dell’innovazione e dello sviluppo, possiamo essere un ascensore sociale per i giovani che trovano nelle nostre imprese le opportunità di esprimere il talento dopo averlo imparato a scuola“, ha osservato.
Un ruolo che, nella visione del presidente degli industriali, lega strettamente il sistema produttivo a quello dell’istruzione, con l’obiettivo di valorizzare le competenze e consentire ai ragazzi di costruire il proprio futuro attraverso opportunità professionali qualificate.
Salari e costo della casa: “Due leve per aumentare il potere d’acquisto”
Accanto alla formazione e al lavoro, Biffi ha richiamato l’attenzione su due questioni considerate decisive per la qualità della vita a Milano: le retribuzioni e il costo dell’abitare. “La casa è uno dei temi che incide di più sul nostro territorio nelle remunerazioni base“, ha sottolineato, evidenziando come le spese abitative rappresentino un ostacolo soprattutto per chi percepisce gli stipendi più bassi. Per affrontare il problema e rendere il territorio maggiormente attrattivo per i talenti, il presidente di Assolombarda indica due possibili linee di intervento nel breve periodo. La prima riguarda la produttività: “Alzando la produttività si ha più margine per adeguare i salari”. La seconda è legata agli investimenti nel settore abitativo, con un maggiore sostegno pubblico capace di incentivare anche l’intervento delle aziende. Biffi ha ricordato che il piano di Assolombarda per la casa prevede contributi pubblici che potrebbero mobilitare due miliardi di euro di maggiori investimenti da parte delle imprese. L’obiettivo è intervenire contemporaneamente sul livello delle retribuzioni e sulle spese che incidono maggiormente sui bilanci familiari.
“Ridurre il malcontento sociale offrendo prospettive di crescita”
Per il presidente di Assolombarda, la risposta alle tensioni sociali non può quindi esaurirsi nella gestione dell’emergenza, ma deve comprendere politiche capaci di migliorare concretamente le condizioni economiche e le prospettive dei giovani. L’aumento della produttività, il rafforzamento dei salari e gli investimenti nell’abitare possono contribuire, secondo Biffi, ad “aumentare il potere d’acquisto e ridurre quelli che sono i malcontenti sociali dando prospettive di crescita e di mobilità sociale che solo attraverso l’industria possiamo garantire”.
Amarezza, incredulità e rabbia tra i genitori dei minorenni fermati dopo gli scontri e gli episodi di violenza che hanno interessato Milano. Davanti alla Questura di via Fatebenefratelli, madri e padri hanno atteso per ore notizie dei propri figli, molti dei quali usciti soltanto dopo una lunga permanenza negli uffici di polizia. A raccogliere le loro testimonianze è stato il Corriere della Sera, che ha raccontato le storie di famiglie italiane e straniere accomunate dallo stesso sentimento di smarrimento.
Tra loro c’è Ltaief, un padre tunisino che vive in Italia da quattro anni e che si è presentato in Questura per aspettare i suoi due figli, di 17 e 16 anni. Accompagnato da un amico che lo aiuta con le traduzioni, mostra sul telefono un video di TikTok in cui uno dei ragazzi viene portato via dagli agenti. “Oggi dovevano andare a scuola, non so che hanno fatto. Mi avevano detto che andavano in Duomo”, racconta. La stessa incredulità emerge dalle parole degli altri genitori. Una madre spiega che il figlio le aveva detto di trovarsi in centro con un amico e di essersi imbattuto nel caos delle manifestazioni. Un altro padre racconta di averlo cercato la sera precedente, scoprendo soltanto che si trovava con gli amici nel centro di Milano.
Particolarmente dolorosa la testimonianza di una donna ucraina, arrivata in treno da Monza dopo aver saputo dell’arresto del figlio. “Mi ha chiamato alle 9, mi ha detto di essere stato arrestato”, racconta in lacrime. Secondo la madre, era la prima volta che il ragazzo si recava a Milano con il suo gruppo di amici. “Lui studia. E ora è in carcere. Dobbiamo pagare anche un avvocato. Non so cosa deve fare”, aggiunge.
All’uscita dalla Questura, le reazioni dei genitori sono diverse. C’è chi accoglie il figlio con un duro rimprovero e chi cerca di capire cosa sia realmente accaduto. Alcuni ragazzi raccontano di aver trascorso molte ore in una cella condivisa con altri fermati, ricevendo acqua, cibo e un numero di coperte che, secondo la loro testimonianza, non sarebbe stato sufficiente per tutti. Una coppia di Melegnano ha scoperto che il figlio si trovava in Questura grazie alla geolocalizzazione del telefono. “Ieri sera ho visto che era in questura e siamo venuti. Stamattina alle 5.30 mi ha chiamato per farsi portare il documento, ma non sappiamo niente”, spiegano i genitori. Tra le testimonianze raccolte dal Corriere della Sera c’è anche quella di un padre di origine romena, che vive in Italia da trent’anni. Seduto in un bar davanti alla Questura, esprime tutta la propria delusione: “Mi spacco la schiena al lavoro tutti i giorni e mi vergogno ora a venire qua dopo 30 anni in Italia. Se mio figlio ha sbagliato, pagherà. Sono deluso da lui“.
Ezia, Graziello e Mimmo portano sui social una quotidianità ruspante, tra dinamiche di coppia, cognati e avventure in camper. «Il regista? È Mimmo!». Poi la confessione: il sogno è diventare una serie animata. C’è chi sui social cerca la luce perfetta, l’inquadratura perfetta e, possibilmente, anche una famiglia perfetta. Poi arrivano i Cartonati e mandano all’aria il salotto buono del web. Con il dialetto brianzolo, le schermaglie quotidiane e quella capacità di far nascere una gag dove gli altri vedrebbero soltanto l’ennesima discussione di coppia. Ezia, Graziello e Mimmo, ovvero la Famiglia Cartonati, hanno scelto di portare online il materiale comico più abbondante e meno costoso che esista: la vita di tutti i giorni. Basta saperla guardare. E, soprattutto, avere qualcuno accanto che sappia rispondere a tono.
Le loro piccole sitcom giocano proprio su questo: caratteri che si conoscono benissimo, dialoghi che prendono una piega imprevedibile, situazioni nelle quali è facile riconoscere un pezzo di casa propria. Magari con un accento diverso. Ma certe dinamiche di coppia, si sa, non hanno bisogno dei sottotitoli.
Il regista è Mimmo. Anzi, forse no
L’idea iniziale è di Grazio, appassionato da anni del mondo dei camperisti: perché limitarsi a seguire le avventure degli altri, quando si può raccontare la propria? La proposta arriva a Ezia, che la abbraccia subito. Da lì comincia il viaggio della Famiglia Cartonati, con un bagaglio destinato a riempirsi di storie, battute e piccoli cortocircuiti domestici. Ma chi comanda dietro la macchina da presa? Alla domanda sul vero regista, la risposta arriva con il tempismo di una gag: «È Mimmo! No, scherziamo!». Poi rimettono le cose in ordine: «La regia e la messa in scena sono create al cinquanta per cento da entrambi». Una divisione equa, almeno sulla carta. Il carburante delle scenette, invece, arriva da dialoghi e situazioni reali: «Tutto è molto spontaneo e solo le tempistiche sono pensate. Le storie sono nate di getto, quasi da sole, e ben poco è studiato». Insomma, la vita fornisce il copione. Loro si occupano di capire quando accendere la telecamera e quando chiudere la battuta. Che, nella comicità, è già parecchio.
Brianza, Veneto e una buona dose di ironia
Tra i tratti distintivi delle gag c’è il dialetto, che dà ritmo, colore e carattere alle schermaglie. Le radici, però, non sono identiche: Ezia è veneta ed è cresciuta con la famiglia in Alta Brianza, in una casa dove si parlava italiano. Grazio è invece un brianzolo doc della Bassa Brianza, cresciuto in una famiglia nella quale il dialetto era di casa quanto il tavolo della cucina. Dall’incontro esce una comicità che loro stessi descrivono con un’espressione felicissima: «La nostra genuinità ruspante».
Ruspante, in effetti, rende l’idea. Una battuta deve arrivare, una risposta deve pungere il giusto e una faccia può raccontare più di una lunga spiegazione. Il dialetto aggiunge quel patrimonio di suoni, sfumature e intenzioni che nella traduzione in italiano rischia di perdere metà del divertimento. Per loro c’è anche una ragione affettiva: «Il nostro dialetto sta un po’ scomparendo. Tenerlo vivo è motivo di grande orgoglio». Così, tra una risata e l’altra, le sitcom diventano anche un piccolo archivio vivo di un modo di parlare e di stare insieme. Con il vantaggio che qui, per seguire la lezione, basta divertirsi.
Caterino, classe 1982: il camper ha già il curriculum da protagonista
In questa storia c’è poi un mezzo che merita una menzione speciale: Caterino, un camper del 1982. Già il nome sembra pronto per i titoli di testa. «Caterino è la nostra casa e il nostro stile di vita», raccontano. «Ci somiglia molto, perché ci piace viaggiare e siamo due sognatori un po’ artisti». Le origini di questa scelta risalgono a un primo viaggio sulle colline della Toscana, con un camper prestato da un amico. «Ci siamo divertiti come dei pazzi, tra scherzi e musica. È stato gettato proprio lì il seme di questa nostra vita». Prima ancora del progetto social, dunque, c’erano il piacere di partire e la voglia di ridere insieme. Caterino è arrivato a dare una casa a tutto questo. Una casa con le ruote, dettaglio utilissimo quando il panorama ha bisogno di cambiare. Per le dinamiche di coppia, invece, neppure il cambio di regione garantisce una tregua.
Le nuove gag? Il segreto è conoscersi fin troppo bene
Dietro le scenette c’è una lunga consuetudine fatta di osservazione, chiacchiere e conoscenza reciproca. Le personalità, spiegano, sono «reali, spontanee e dirette». E la comicità è «quasi involontaria», perché nasce dalle dinamiche di coppia e dai rapporti familiari, compresi quelli con i cognati, «molto presenti nelle nostre vite». Una precisazione che apre possibilità comiche pressoché illimitate. Perché quando al tavolo della quotidianità si aggiungono i cognati, il reparto sceneggiatura può ragionevolmente prendersi una pausa.
Le gag prendono forma nelle «infinite chiacchierate» e nell’osservazione di quello che accade intorno. Ma a farle funzionare è anche la capacità di trasformare le tensioni in qualcosa su cui ridere: «Siamo cresciuti e maturati in simbiosi e ci conosciamo a tal punto che sappiamo disinnescare la negatività». È forse questo l’aspetto più interessante della loro comicità: riconoscere una piccola esasperazione, darle voce e scoprire che, vista da fuori, può essere irresistibile. Chi convive conosce bene il meccanismo. Una frase pronunciata al momento sbagliato può aprire una discussione; raccontata al momento giusto può diventare la battuta migliore della giornata.
Dalle sitcom social al sogno di una serie animata
E la televisione? La Famiglia Cartonati guarda anche oltre le scenette online, con un progetto preciso: «Sogniamo di trasformare tutta questa bellissima storia in una serie animata, magari su una piattaforma». L’idea ha una sua naturale coerenza: personaggi riconoscibili, caratteri definiti, un mondo quotidiano dal quale attingere e persino un camper che sembra già pronto a entrare nella sigla. Il sogno resta tale, ma intanto indica la direzione nella quale vorrebbero viaggiare. Nel frattempo continuano a divertirsi con le loro piccole sitcom in dialetto. È il punto dal quale sono partiti e al quale tengono di più. «Questa avventura ci sta unendo sempre di più», raccontano. «Ci ha insegnato che la spontaneità paga», soprattutto in un web dove si rincorre la perfezione «a costo di rinunciare a se stessi». La loro conclusione è già una dichiarazione di poetica: «Siamo tutti unici e speciali e dunque uno spettacolo!».
I Cartonati hanno deciso di accendere la telecamera. Al resto pensano la vita di coppia, i cognati e Caterino. Quanto a Mimmo, sulla nomina a regista è probabilmente meglio attendere il prossimo episodio.
Meno burocrazia per i medici, più tempo da dedicare ai pazienti e una maggiore integrazione tra ospedali, medicina di famiglia e servizi territoriali. È questo l’obiettivo di “Sinapsi“, il nuovo progetto di Regione Lombardia presentato lunedì 19 ottobre all’Auditorium Testori di Palazzo Lombardia, alla presenza dell’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso e del ministro della Salute Orazio Schillaci. Il sistema, attualmente in fase di sperimentazione all’ASST Niguarda di Milano e all’ASST Valtellina e Alto Lario, punta a semplificare il lavoro quotidiano dei professionisti sanitari attraverso un unico strumento digitale che raccoglie e mette in collegamento le informazioni cliniche già disponibili.
Come funziona Sinapsi: tutti i dati sanitari in un unico cruscotto
Il cuore del progetto è un “cruscotto clinico unico” che consente ai medici di consultare da un solo ambiente digitale informazioni relative a visite, esami, farmaci, terapie e appuntamenti, evitando di dover accedere continuamente a piattaforme differenti o ricopiare più volte gli stessi dati. Sinapsi non sostituisce gli applicativi sanitari già esistenti, ma li mette in comunicazione, lasciando le informazioni nei rispettivi sistemi di origine. Tra le fonti già integrate figurano il Fascicolo sanitario elettronico, i flussi delle prescrizioni farmaceutiche e delle prestazioni ambulatoriali, il Sistema di Gestione Digitale del Territorio e PT Online, utilizzato per i piani terapeutici. Il medico può così ricostruire con maggiore facilità il percorso assistenziale del paziente, verificare le prestazioni effettuate, controllare quelle programmate e consultare le terapie prescritte. Dalla stessa piattaforma è inoltre possibile predisporre piani di assistenza individuale e piani terapeutici, oltre ad attivare servizi come l’assistenza domiciliare, l’infermiere di famiglia e di comunità, le cure palliative a domicilio e l’ospedale di comunità.
Un aiuto per i pazienti cronici: il sistema segnala le situazioni che richiedono attenzione
Una delle funzionalità più rilevanti riguarda la capacità del sistema di evidenziare situazioni che potrebbero richiedere un intervento del medico. Sinapsi può segnalare, ad esempio, piani terapeutici prossimi alla scadenza, accessi ripetuti alle strutture sanitarie per la stessa causa oppure pazienti con esenzioni per patologie croniche che non risultano ancora formalmente presi in carico. Il sistema non sostituisce in alcun modo la valutazione clinica: le decisioni restano sempre di competenza del professionista sanitario. Per i cittadini, il beneficio atteso è soprattutto una maggiore continuità nelle cure, in particolare per le persone fragili e per chi convive con malattie croniche e necessita di un’assistenza coordinata tra ospedale e territorio. L’obiettivo è ridurre il rischio che informazioni importanti vadano disperse nel passaggio tra specialisti, medici di famiglia e strutture sanitarie, rendendo più tempestiva l’attivazione dei servizi necessari.
Bertolaso: “Ridurre la burocrazia significa permettere ai medici di concentrarsi sui pazienti”
“Con Sinapsi facciamo un passo avanti verso una sanità sempre più integrata, mettendo in rete medici di medicina generale, specialisti, ospedali e servizi territoriali”, ha dichiarato l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso. “Ridurre la burocrazia significa consentire ai medici di concentrarsi maggiormente sui pazienti e migliorare la presa in carico, soprattutto delle persone con patologie croniche. È un progetto ambizioso e concreto, che punta a migliorare la qualità dell’assistenza e a rendere più efficace il collegamento tra tutti i servizi sanitari”. Bertolaso ha quindi sottolineato la volontà di rendere rapidamente operativi strumenti capaci di incidere sull’organizzazione quotidiana dell’assistenza: “Non parliamo della medicina del futuro, ma di quella di domani mattina“. La sperimentazione avviata al Niguarda e nell’ASST Valtellina e Alto Lario rappresenta il primo passo di un percorso che potrà prevedere l’integrazione di ulteriori fonti informative, compresa in prospettiva l’infrastruttura della telemedicina, e una graduale estensione ad altre realtà assistenziali.
Schillaci: “Se funzionerà in Lombardia, Sinapsi potrà essere un modello nazionale”
Anche il ministro della Salute Orazio Schillaci ha sottolineato il potenziale del progetto. “Sinapsi dimostra come le nuove tecnologie possano essere messe al servizio dei professionisti per migliorare la qualità dell’assistenza. Integrare le informazioni sanitarie significa ridurre il tempo che i medici dedicano alla burocrazia e avere un quadro più completo dei bisogni dei pazienti, soprattutto delle persone fragili e con patologie croniche”. Il ministro ha evidenziato come la Lombardia possa rappresentare un banco di prova significativo per sviluppare un modello di assistenza più integrato. “Seguo questo progetto con interesse fin dall’inizio e credo che, se darà i risultati attesi in una realtà complessa e popolosa come la Lombardia,potrà rappresentare un’esperienza utile anche per il resto del Paese“. Nel corso dell’incontro Schillaci ha inoltre ricordato i progressi compiuti nella digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale attraverso gli investimenti del Pnrr. Il Fascicolo sanitario elettronico è oggi attivo per oltre 57 milioni di cittadini, mentre più di 25 milioni di italiani hanno dato il consenso alla consultazione dei propri dati. Oltre il 95% dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta utilizza il Fascicolo, mentre sono più di 566mila i pazienti cronici e fragili seguiti a distanza attraverso strumenti di telemedicina.
Schillaci: “La sanità pubblica va rafforzata, non delegittimata”
La presentazione di Sinapsi è stata anche l’occasione per una riflessione più ampia sul futuro del Servizio sanitario nazionale. “Mi dispiace molto quando vedo attacchi gratuiti al Servizio sanitario nazionale italiano. I problemi non mancano, sono il primo a dirlo e a volerli risolvere, ma non possiamo permetterci, soprattutto agli occhi dei cittadini, di depotenziare la sanità pubblica italiana, che continua a salvare vite ogni giorno, a garantire prestazioni gratuite a tutti, specie ai più fragili”, ha affermato Schillaci. Il ministro ha ricordato che nella sola Lombardia circa mezzo milione di persone ogni giorno si rivolgono al servizio sanitario, sottolineando la necessità di evitare una frattura di fiducia tra cittadini e istituzioni sanitarie. Al centro della strategia nazionale c’è anche il rafforzamento della medicina territoriale, a partire dalle Case di Comunità, nelle quali i medici di famiglia dovranno assumere un ruolo centrale all’interno di équipe multidisciplinari.
“I cittadini devono poter accedere a delle strutture dove possano essere presi in carico. La medicina è cambiata e i modelli assistenziali non possono restare gli stessi di quando è stato fondato il Servizio sanitario nazionale“, ha osservato. Il progetto Sinapsi si inserisce dunque in una trasformazione più ampia della sanità lombarda e nazionale, che punta a collegare maggiormente i diversi livelli di assistenza e a utilizzare la tecnologia per alleggerire gli adempimenti amministrativi. La sfida, ora, sarà verificare sul campo quanto il nuovo strumento riuscirà effettivamente a semplificare il lavoro dei medici e a migliorare la continuità delle cure per i cittadini.
Prenderà il via domani all’Allianz MiCo la seconda edizione di NetZero Milan, l’Expo Summit di Fiera Milano, che, fino al 22 ottobre metterà a confronto industria, finanza, istituzioni, ricerca e innovazione sul ruolo dell’elettrificazione dell’economia e del sistema produttivo europeo, approfondendo le implicazioni dei nuovi scenari energetici, tecnologici e geopolitici sulla competitività e mettendo al centro le soluzioni tecnologiche, gli investimenti e le politiche necessarie per coniugare sicurezza energetica e sviluppo industriale. L’edizione del 2026 è patrocinata da Parlamento Europeo, Commissione Europea, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Economica e Ministero delle Imprese del Made in Italy. Ad aprire i lavori una Opening Session dedicata ai nuovi equilibri energetici e industriali globali e alle loro implicazioni per l’Europa, in uno scenario segnato da un lato dalla rapida espansione delle tecnologie pulite in Cina e dall’altro dalla nuove leadership statunitense nei combustibili fossili. Al centro del confronto, le scelte che l’Europa è chiamata a compiere per sostenere la propria competitività e accelerare l’elettrificazione, insieme alle condizioni economiche, infrastrutturali e di mercato necessarie per sostenerla.
Dopo l’intervento di Carlo Bonomi, Presidente Fiera Milano, ne parleranno, tra gli altri, Paolo Gentiloni, Presidente del Global Advisory Council della Banca europea per gli investimenti (BEI), Francesco Decarolis, Enel Foundation Chair in Competitiveness and Transition, Università Bocconi e membro Rhine Group, Federico Pasini, Chief Operating Officer della Fondazione Italia Cina, Nicola Pesaresi, Capo Unità presso la Direzione generale della Concorrenza della Commissione Europea, ed Enrico Letta, Rettore di IE University Madrid e Presidente dell’Institut Jacques Delors di Parigi, insieme a rappresentanti delle istituzioni e a operatori del settore energetico.
Al termine della sessione di apertura prenderà il via il programma delle Vertical Conference, che porteranno il confronto sulle sfide più concrete della trasformazione energetica, dalla decarbonizzazione dei settori hard-to-abate, con un focus sul ruolo di idrogeno decarbonizzato e biometano, alla sicurezza e sostenibilità economica dei sistemi elettrici in uno scenario di crescente penetrazione delle rinnovabili, fino alle nuove frontiere dello stoccaggio energetico e del long duration storage. Il pomeriggio ospiterà inoltre l’Annual Event di AIGET – Associazione Italiana di Grossisti di Energia e Trader, dedicato al ruolo dei mercati dell’energia di fronte agli shock esogeni, alla transizione e al processo di integrazione europea. L’area espositiva e le attività di business matching favoriranno l’incontro tra fornitori di tecnologie, investitori, imprese e operatori internazionali, con l’obiettivo di trasformare il confronto strategico in occasioni concrete di collaborazione e sviluppo.
Fiera Milano: una piattaforma di dialogo tra gli attori della transizione
Con NetZero Milan 2026, Fiera Milano conferma il proprio impegno nel creare una piattaforma di dialogo tra i diversi attori della transizione, mettendo in relazione visione istituzionale, competenze scientifiche, innovazione tecnologica e capacità di investimento. Una prospettiva che riconosce nella decarbonizzazione non soltanto una necessità ambientale, ma anche una leva per rafforzare la competitività del sistema industriale e accompagnare l’economia europea verso nuovi percorsi di crescita. L’appuntamento con NetZero Milan – Expo Summit è dal 20 al 22 ottobre 2026 all’Allianz MiCo. Il programma completo e le modalità di partecipazione sono disponibili sul sito ufficiale.
Ci svegliamo con le immagini degli scontri in Piazza del Duomo. Un brusco risveglio che speriamo faccia scuotere dal sonno anche la politica milanese, ormai da tempo simile alla Bella Addormentata. Non c’è un Principe Azzurro salvifico che risolverà i problemi della città. Nelle amministrazioni a guida centrosinistra (tra le altre Genova e Udine) ci sono figure unificanti che sanno stare a fianco delle proteste e cercano e trovano le soluzioni ai problemi, con un forte senso delle istituzioni e della comunità. Non basta andare e farsi fotografare nelle periferie; bisogna indicare soluzioni e soprattutto creare fiducia e partecipazione alla dimensione pubblica. Purtroppo invece c’è una certa stanchezza nel dibattito politico del centrosinistra milanese. Sarà l’incertezza sui tempi e sulle modalità di eventuali primarie per scegliere il candidato sindaco. Sarà che si attendono le decisioni romane e che i candidati sembrano in surplace. Sarà che il comitato dei saggi, che dovrà definire i valori comuni e la cornice, è ancora al lavoro. Sarà che nemmeno il perimetro della coalizione è deciso.
Come ha evidenziato Giuseppe Longhi su Arcipelago (Candidato sindaco dicci qualcosa! Un silenzio assordante 13ottobre 2026) e successivamente Beppe Sala (Casa, l’alt del sindaco ai candidati Basta diagnosi, ora fate proposte tutti Repubblica Milano 16 ottobre 2026) le differenze tra i/le candidati/e si basano sui toni ma non sulla radicalità di proposte davvero diverse. I candidati sono simili, evocano gli stessi problemi: casa, sicurezza, salari bassi, mobilità. Le differenze, in assenza di proposte di programma da parte dei partiti e delle forze politiche della coalizione (per ora silenti) non risiedono nelle soluzioni ma nel profilo delle personalità in campo. Quindi ad oggi si potrebbe scegliere un candidato solo in base alla sua immagine, o alla sua storia personale o ai suoi sponsor politici. Sponsor che nella corsa di questi giorni a schierarsi con questo o quel candidato sembrano differenziarsi e dividersi negli endorsement rispetto alle famiglie politiche tradizionali meneghine. Di sinistra, riformista, pragmatico, femminista, ispirato ai sindaci di New York o di Berlino, riformista municipale etc etc ma per fare cosa davvero e con quale concretezza e sostenibilità?
Qualche eccezione a questo quadro si può cogliere nelle candidature dei due assessori ancora in carica (Anna Scavuzzo e Emmanuel Conte) che ovviamente portano una visione e capacità amministrativa collaudata. Anche nel profilo di Carlotta Cossutta e forse di Tommaso Goisis si possono cogliere alcuni elementi identitari collegati nel primo caso alla rappresentanza femminista e nel secondo caso alla volontà di dare voce a energie e competenze giovanili. La competizione tra i due competitor dati come favoriti (Pierfrancesco Majorino e Mario Calabresi) rischia di trasformarsi in uno scontro astratto nel già problematico campo largo milanese tra posizioni di ‘sinistra’ e posizioni ‘riformiste o moderate’. Una larga parte degli elettori rischia di non ritrovarsi in questa rappresentazione della città e quindi di decidere di non partecipare alle primarie. D’altra parte la diminuzione della partecipazione al voto anche a Milano segnala una crisi profonda della vitalità della dimensione pubblica.
La polarizzazione artefatta nelle primarie rischia di rendere il dibattito tossico soprattutto se correlato ai facili slogan lanciati in questa fase nel dibattito. Milano viene descritta come una città divisa in due parti tra di loro contrapposte. Da una parte la Milano che corre e dall’altra quella che arranca. Da una parte i ricchi e la ztl, dall’altra gli ultimi e le periferie. Ma siamo sicuri che questa sia la strada giusta per trovare, in una buona Amministrazione, le soluzioni anche radicali ai problemi della città? Al netto della sacrosanta lotta di una città che deve ritrovare la sua strada liberandosi da speculatori, da chi inquina, da mafiosi e camorristi, dagli evasori fiscali (e la lista potrebbe diventare lunga) oggi chi corre a volte ha problemi analoghi a quelli di chi arranca. Le contrapposizioni sono vitali ma le soluzioni devono essere trovate insieme, in una dimensione comunitaria innovata.
I giovanissimi che hanno occupato ieri il centro della città sono l’esempio lampante di questa necessità; sono senza rappresentanza, senza possibilità di azione, senza futuro, facili prede di violenti e provocatori. Sarebbe interessante chiedere a questa platea cosa pensano delle primarie e della politica. Chi si ispira alle figure del sindaco di New York o della prossima sindaca di Berlino dimentica che Zohran Mamdani e Elif Eralp sono giovani con storia immigratoria di lunga durata (terza o quarta generazione), colti, con esperienze professionali alle spalle che portano energie vitali alla città. A Milano non ci sono consiglieri comunali con back ground migratorio….. Milano ha conosciuto negli anni momenti di tensione e di lotta molto intensi, per non parlare della stagione del terrorismo e delle stragi. In campo ci sono sempre stati i partiti, i sindacati, le istituzioni, la città nel suo insieme. I cambiamenti e le crisi della città vanno affrontati con unità, con concertazione, con un dialogo tra rappresentanze sociali e istituzioni (e proprio il Comune pare oggi aver perso la capacità di essere motore di questi processi). Milano ha sempre cercato soluzioni insieme. L’ assemblea di Assolombarda di questi giorni ha affrontato il tema della casa e degli aumenti salariali. Milano deve ritrovare il suo spirito fattivo, comunitario, riformatore. Il centrosinistra ora lo può fare: Se le primarie sono inevitabili bisogna che siano all’insegna della convergenza e non della divisione sterile; chi può convergere lo faccia ora senza aspettare indicazioni più o meno stringenti da Roma. I partiti e la coalizione devono scendere in campo, parlare alla città, dire che cosa si propongono di fare e costruire un quadro di riferimento comprensibile per la scelta dei candidati. La convergenza può essere favorita anche prevedendo un doppio turno se nessuno dei candidati raggiungesse una certa soglia di voti (ad esempio il 40% dei votanti). Nel 2010 Pisapia ottenne il 45% (Boeri il 40), nel 2016 Sala ottenne il 42% (Balzani il 34). Speriamo in un cambiamento necessario del clima politico in città; non c’è più tempo, Milano deve muoversi.
Chi c’è dietro “Italia in Piazza“, il movimento nato sui social al quale sono state associate le manifestazioni sfociate in due giorni di guerriglia urbana nel centro di Milano? Una realtà comparsa appena tredici giorni prima degli scontri, cresciuta rapidamente attraverso una rete di profili nazionali e territoriali e capace di mobilitare migliaia di giovanissimi. Ma anche un contenitore eterogeneo, attraversato da posizioni molto diverse, nel quale la maggioranza degli interventi pubblicati su Telegram prende le distanze dalle devastazioni del fine settimana. È il quadro che emerge incrociando la ricostruzione pubblicata da Il Giornale con un’analisi delle conversazioni online riportata dall’AGI.
Italia in Piazza, il movimento nato il 4 ottobre e i collegamenti con gli attivisti
Secondo quanto ricostruito da Il Giornale, tutto comincia il 4 ottobre, quando su Instagram compare un account dedicato alla mobilitazione nazionale del 17 ottobre. Il movimento si presenta come espressione spontanea del malcontento giovanile, richiamandosi apertamente alle proteste che negli ultimi mesi hanno attraversato diversi Paesi europei. “Unendoci al clima di insoddisfazione e coraggio che sembra respirarsi ormai in tutta Europa, tra Francia, Spagna, Belgio, Germania, anche l’Italia è pronta“, si legge in uno dei messaggi diffusi prima della manifestazione. Nei contenuti pubblicati compaiono immagini di cortei, fumogeni, incendi e proteste internazionali, accompagnate dall’invito a trasformare il malcontento individuale in una mobilitazione collettiva. La rete si sviluppa rapidamente attraverso pagine territoriali dedicate a diverse città italiane, tra cui Milano, Roma, Torino e Brescia. Gli organizzatori rivendicano un’identità estranea alle tradizionali appartenenze politiche, sintetizzata nello slogan “No a partiti, no a sindacati“. Sempre secondo Il Giornale, i contenuti vengono diffusi anche in collaborazione con Erick Jara, Capodittaglia e Nuovi Italiani, movimento riconducibile allo stesso Jara, già candidato nella lista civica Milano Libera. La ricostruzione segnala inoltre iniziative condivise con il Fronte rivoluzionario italiano, evidenziando collegamenti con ambienti dell’attivismo politico. Una rete di relazioni che, secondo il quotidiano, suggerirebbe un’organizzazione più strutturata di quanto lasci intendere la presentazione del movimento come iniziativa spontanea. Resta tuttavia da distinguere l’attività di promozione delle manifestazioni dalle responsabilità per le violenze: i collegamenti social e politici non dimostrano, di per sé, un coinvolgimento nell’organizzazione degli assalti.
Le chat Telegram di Italia in Piazza: “Chi spacca le vetrine è un povero scemo”
A offrire un quadro più articolato del movimento sono però le conversazioni nella chat Telegram di “Italia in Piazza”, analizzate dall’AGI. Tra gli oltre 14mila messaggi presenti nel gruppo, la maggior parte degli interventi esaminati dall’agenzia esprime una netta contrarietà alle violenze che hanno devastato Milano. “Se vai alle manifestazioni per andare a spaccare in piazza non ci andare proprio“, scrive un partecipante. Un altro è ancora più esplicito: “Chi spacca le vetrine è un povero scemo senza possibilità di replica“. Le discussioni restituiscono l’immagine di una mobilitazione nella quale convivono istanze di protesta sociale, rabbia verso le condizioni economiche e posizioni radicali, ma anche la volontà di dissociarsi dai saccheggi. “Tu stai là per altro, non per rubare ai negozi, bisogna pensare a organizzare altre manifestazioni e a fare più rumore”, osserva un utente. Altri sottolineano come le devastazioni abbiano colpito non soltanto le grandi catene commerciali, ma anche le piccole attività: “Non hanno colpito solo le multinazionali ma anche i piccoli negozietti”.
Dal caro vita al disagio sociale: le ragioni della protesta e chi giustifica il caos
Dall’analisi delle conversazioni emerge che tra i temi più discussi ci sono il caro vita, le difficoltà economiche, la situazione delle regioni meridionali e i problemi del mondo agricolo. Questioni che sembrano rappresentare il terreno comune di una protesta priva di un’identità politica unitaria. Non mancano tuttavia posizioni che giustificano le violenze, soprattutto quando rivolte contro le grandi multinazionali. In un messaggio vocale, un giovane rivendica gli attacchi alle grandi catene commerciali, criticando invece i danneggiamenti ai piccoli negozi. Altri partecipanti si richiamano esplicitamente alle rivolte francesi. “Sono tutti ragazzini arrabbiati guidati dal riscatto sociale. Ben venga il caos, l’ordine sociale non ha funzionato“, sostiene un utente. Tra i messaggi compaiono anche proposte apertamente violente, come quella di organizzare gruppi incaricati di aggredire gli immigrati per impedire ulteriori disordini. Dichiarazioni che testimoniano la presenza, all’interno della stessa chat, di orientamenti anche profondamente contraddittori.
La guerriglia a Milano e il ruolo dei social: una protesta senza una regia unica?
Il 17 ottobre la mobilitazione annunciata online si traduce in una manifestazione che degenera rapidamente in guerriglia urbana. Gruppi di giovanissimi, molti con il volto coperto, si scontrano con le forze dell’ordine nell’area tra piazza Duomo e Cordusio, lanciando bombe carta, pietre e transenne e assaltando diverse attività commerciali. Il giorno successivo, domenica 18 ottobre, le violenze si ripetono dopo la diffusione sui social di un nuovo appello a ritrovarsi in piazza Duomo. Gli scontri si estendono a via Torino, largo Cairoli e corso Garibaldi. Oltre 200 giovani vengono accompagnati in Questura per l’identificazione, quasi l’80% dei quali minorenni. Il ruolo dei social network appare dunque centrale sia nella diffusione degli appuntamenti sia nella capacità di aggregare rapidamente migliaia di ragazzi. Meno chiaro è invece il rapporto tra chi promuove le manifestazioni e chi partecipa materialmente alle devastazioni. La stessa ricostruzione del Giornale evidenzia infatti come, durante gli scontri, i gruppi abbiano agito in modo frammentato, senza un’unica regia riconoscibile. È proprio questa la questione che resta aperta: “Italia in Piazza” è il movimento che ha organizzato la protesta, ma quanto controllo aveva sui gruppi che l’hanno trasformata in guerriglia? Le conversazioni su Telegram, con le numerose prese di distanza dai saccheggi, suggeriscono che non si possa sovrapporre automaticamente l’intera mobilitazione ai protagonisti delle violenze.
Oltre 200 persone sono state fermate dopo le nuove violenze nel centro di Milano e circa l’80% sono minorenni, secondo il bilancio riportato dall’ANSA. Tra loro ci sarebbero ragazzi giovanissimi, in alcuni casi appena dodicenni. Le indagini stanno ricostruendo anche il ruolo dei social. Dirette, video e messaggi hanno contribuito a richiamare altri ragazzi verso Duomo e Cordusio mentre erano già in corso scontri e saccheggi.
Milano, chi sono i ragazzi fermati dopo i saccheggi
Le violenze hanno interessato per due giorni consecutivi il centro della città. Sabato gli scontri erano nati durante il corteo contro il carovita. Domenica nuovi gruppi sono tornati nell’area di piazza Duomo, Cordusio e Galleria Vittorio Emanuele II, questa volta senza una manifestazione strutturata alle spalle. Secondo ANSA, il bilancio è salito a oltre 200 fermati, circa l’80% dei quali minorenni.
Repubblica riferisce della presenza di ragazzi anche di 12 anni e descrive gruppi arrivati in centro dopo aver seguito quello che stava accadendo attraverso TikTok e altre piattaforme. Il Corriere della Sera riferisce che molti sarebbero arrivati dalle periferie milanesi o dalle province vicine e che per alcuni si sarebbe trattato della prima partecipazione a episodi di questo tipo. Non emerge per tutti un’appartenenza politica o a organizzazioni strutturate.
TikTok e dirette social, come si allargano i gruppi
Le piattaforme hanno avuto soprattutto una funzione di amplificazione in tempo reale. Video degli scontri, dirette e messaggi circolati nei gruppi hanno mostrato rapidamente che nel centro di Milano erano in corso disordini, spingendo altri ragazzi a raggiungere l’area. Repubblica riassume una delle frasi circolate tra i giovanissimi con: “C’è la situa, io vado e spacco”.
Il Corriere descrive un meccanismo nel quale la violenza stessa diventa materiale da pubblicare. Telefonini puntati sulle vetrine, selfie e video dei danneggiamenti contribuiscono a trasformare gli episodi in contenuti da rilanciare e imitare. Questo non significa che tutti i ragazzi presenti siano stati convocati attraverso lo stesso gruppo o che esista un’unica regia digitale. Gli investigatori devono distinguere tra passaparola, partecipazione spontanea e possibili forme di organizzazione precedente.
Negozi saccheggiati e vetrine sfondate
Domenica sono stati colpiti diversi esercizi commerciali nell’area di Cordusio. ANSA riferisce che le vetrine di Under Armour e Levi’s in via Orefici sono state sfondate, in un caso utilizzando anche parti di un monopattino. Alcuni giovani sono entrati nei negozi e hanno portato via merce. La Galleria Vittorio Emanuele II è stata successivamente presidiata dalle forze dell’ordine, mentre diversi locali hanno ritirato tavoli e strutture esterne.
Gli investigatori stanno ora utilizzando anche filmati e immagini pubblicati dagli stessi partecipanti per ricostruire i singoli episodi e attribuire le responsabilità. Il governo ha convocato per il 19 ottobre un vertice sull’ordine pubblico dopo le violenze registrate anche in altre città. Sul piano giudiziario, però, le posizioni dovranno essere valutate singolarmente, distinguendo chi ha commesso danneggiamenti, furti o aggressioni da chi era semplicemente presente nell’area.
Le devastazioni nel centro di Milano diventano terreno di un durissimo scontro politico. Dopo la giornata di sabato 17 ottobre, segnata da violenze, saccheggi, danneggiamenti e scontri con le forze dell’ordine, le polemiche investono Palazzo Marino e i principali esponenti dei partiti milanesi. E mentre si susseguono le dichiarazioni di condanna e le accuse incrociate, anche domenica 18 ottobre si sono registrati nuovi disordini nel cuore della città, con gli assalti ai negozi Foot Locker e Champions di via Torino e il saccheggio di un supermercato Carrefour. Le forze dell’ordine sono intervenute in tenuta antisommossa, effettuando nuovi fermi e cariche tra il Carrobbio e piazza San Giorgio.
Al centro del confronto politico ci sono la gestione dell’ordine pubblico, le responsabilità delle violenze e il rapporto tra le proteste studentesche e i gruppi protagonisti degli scontri. Il sindaco Giuseppe Sala punta il dito contro l’insufficienza degli agenti impiegati sabato, mentre la Lega attacca duramente il centrosinistra, accusandolo di atteggiamenti troppo indulgenti nei confronti dei violenti. Dal Pd arrivano la condanna delle devastazioni e la richiesta di non criminalizzare gli studenti che manifestano pacificamente.
Sala: “Troppo pochi agenti in piazza, mai avuta questa sensazione di perdita del controllo”
Il sindaco di Milano Giuseppe Sala, intervenuto a RTL 102.5 nel corso de “L’indignato Speciale”, ha espresso forte preoccupazione per quanto accaduto sabato, sostenendo che il dispositivo di sicurezza fosse insufficiente rispetto alla portata delle violenze. “Ieri in piazza troppo pochi agenti, è stato sottovalutato il momento”, ha dichiarato il primo cittadino. “Guardando le immagini, soprattutto quelle di piazza Duomo, ho visto una quantità di protestanti estremamente violenti e uno sparuto gruppo di poliziotti, messi in un angolo. Ora, io non ce l’ho con il questore, ci mancherebbe altro, con il quale lavoro ogni giorno. Ma ho l’impressione che si stia sottovalutando il momento e che le forze disponibili a Milano per la gestione dell’ordine pubblico non fossero adeguate“.
Secondo Sala, sabato sarebbero stati presenti circa 200 poliziotti, un numero insufficiente per fronteggiare gruppi che si muovevano rapidamente e si dividevano in diversi punti del centro. “Le forze dell’ordine potevano essere di più: ieri questi poveri poliziotti erano pochi. La polizia ha cercato di far arrivare dei rinforzi in zona Duomo, ma non è semplicissimo. Quindi dobbiamo essere ancora più pronti”.
Il sindaco ha poi espresso il timore che quanto accaduto non sia destinato a rimanere un episodio isolato. “Sono molto preoccupato, temo che queste siano soltanto le prime situazioni che vedremo e che ce ne saranno altre simili”, ha affermato, precisando che “nessuno, io per primo, ha la minima volontà di giustificare la violenza”. “Sono sindaco da più di dieci anni e non ho mai avuto questa sensazione di perdita del controllo sulla violenza”, ha aggiunto Sala, esprimendo piena solidarietà alle forze dell’ordine. Quanto ai danni, il Comune sta procedendo a una ricognizione: “È giusto che i privati, ma forse anche il Comune, cerchino di rivalersi nei confronti di chi è responsabile”.
Sardone: “Novanta agenti medicati, Sala e Majorino fanno polemiche patetiche”
Durissimo l’attacco di Silvia Sardone, consigliera comunale e candidata sindaco indicata dalla Lega, che punta il dito contro il centrosinistra milanese. “Stando a quanto riferiscono le agenzie di stampa sono stati 90 gli agenti medicati negli ospedali, un numero enorme che è il frutto del combinato disposto sinistra istituzionale-devastatori di professione”, sostiene Sardone. “E il sindaco Sala e il suo aspirante successore cosa fanno? Alimentano patetiche polemiche invece di concentrarsi esclusivamente sui delinquenti in piazza”.
Per l’esponente leghista, le posizioni espresse dal centrosinistra sulla gestione della sicurezza in città ne comprometterebbero la credibilità. “Sono gli stessi che si opponevano a ogni blitz delle forze dell’ordine per ripulire la stazione Centrale gridando al razzismo, non hanno nessuna credibilità. Semmai è sempre più evidente il disprezzo che la sinistra ha delle divise”. Sardone accusa inoltre il centrosinistra di cercare consenso tra i gruppi coinvolti nelle proteste: “Questo tentativo di cercare consenso tra maranza di seconda generazione e antagonisti è molto pericoloso: è un attentato alla democrazia”.
E conclude: “Fa poi sorridere sentir derubricare il tutto a ‘pochi violenti di un corteo pacifico’. Il centro di Milano è stato messo sottosopra, ci sono danni pesantissimi, negozi distrutti e saccheggiati: menomale che i violenti erano pochi, altrimenti cosa doveva succedere? Doveva andare a fuoco il Duomo per far sì che Sala e Majorino condannassero senza reticenze gli scontri?”.
Majorino: “Violenza ingiustificabile, ma non si criminalizzino gli studenti”
Dal centrosinistra arriva la condanna degli episodi di violenza, accompagnata però dalla richiesta di distinguere le responsabilità dei gruppi violenti dalle ragioni delle mobilitazioni studentesche. “Gli episodi di violenza sono assolutamente ingiustificabili e vanno condannati fermamente”, ha dichiarato Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd in Regione Lombardia. “Nessuno può permettersi tuttavia di utilizzarli per criminalizzare le studentesse e gli studenti che da giorni stanno scendendo in piazza in modo assolutamente pacifico”, ha aggiunto Majorino, richiamando le questioni poste dai giovani nelle manifestazioni: il diritto alla casa, allo studio e, più in generale, al futuro.
Capelli (Pd): “La destra soffia sul fuoco, attacchi strumentali a Sala”
A difendere il sindaco e a replicare agli attacchi del centrodestra è anche Alessandro Capelli, segretario metropolitano del Partito Democratico milanese. “Siamo stati chiari fin dal primo momento: la violenza non è mai giustificabile e quello che è successo a Milano ci preoccupa molto. Ma ci preoccupa altrettanto l’atteggiamento di una destra che soffia continuamente sul fuoco, incapace di ascoltare le ansie, le paure e le rivendicazioni che arrivano dalle piazze”. Capelli legge le polemiche anche in chiave elettorale, alla luce della corsa verso le comunali del 2027. “Gli attacchi sguaiati del centrodestra al sindaco Beppe Sala dimostrano solo una cosa: in vista della campagna elettorale non hanno uno straccio di argomento o di proposta da offrire alla città”.
Il segretario dem chiama in causa direttamente il governo e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: “Il ministro Piantedosi è parte di un Governo che ha abbandonato le città da tempo e che, invece di investire sulla sicurezza reale nei nostri quartieri, ha preferito buttare via quasi un miliardo di euro nei centri in Albania”. Critiche anche al presidente del Senato Ignazio La Russa: “Rimane sorprendente il modo con cui Ignazio La Russa continua a interpretare il ruolo di Presidente del Senato. Ormai, purtroppo, non ci stupiamo più di nulla. Ma Milano merita rispetto e risposte serie, non la solita propaganda”.
Sala e il secondo giorno di devastazioni: “Condanna totale e nessuna comprensione”
“Sto vedendo in diretta quello che sta succedendo nel centro di Milano, con vetrine sfondate, negozi saccheggiati e cittadini impauriti. Voglio essere il più preciso possibile. Condanna totale rispetto a chi commette queste azioni criminali. Senza atteggiamenti comprensivi rispetto a comportamenti che lasciano poco spazio alla comprensione. In particolare per gli incidenti di oggi. Vorrei però che fosse chiaro che la mia richiesta di maggiori forze di Polizia in campo non ha intenti polemici ma è dettata dalla conoscenza della città. Preciso che ho dato istruzioni affinché la Polizia Locale, nel rispetto delle regole di gestione della sicurezza, faccia la sua parte fino in fondo, a sostegno delle forze di Polizia dello Stato”. Così il sindaco di Milano, Giuseppe Sala oggi.
Corbetta (Lega): “Milano rischia di diventare come Parigi, servono tolleranza zero e remigrazione”
Dal Consiglio regionale lombardo interviene Alessandro Corbetta, capogruppo della Lega, che invoca un deciso cambio di passo nelle politiche sulla sicurezza. “Le immagini di guerriglia urbana nel cuore di Milano sono inedite e agghiaccianti. Maranza violenti, giovanissimi incappucciati, assalti alle forze dell’ordine, auto danneggiate, negozi saccheggiati e devastazioni. Non dobbiamo permettere che Milano e le nostre città diventino teatro di caos e violenze fuori controllo come a Parigi e in Francia”. Corbetta chiede al Pd e alle altre forze di sinistra di prendere nettamente le distanze dai responsabili degli scontri, sostenendo che “chi aggredisce la polizia e devasta le nostre città è un delinquente, non una vittima della società”.
“Servono pugno duro, certezza della pena e tolleranza zero”, prosegue il leghista, auspicando un ritorno di Matteo Salvini al Viminale “per dare una svolta alla sicurezza, con più controlli, tutela delle forze dell’ordine, espulsioni per gli stranieri pericolosi e politiche di remigrazione”.
Piscina (Lega): “Comune parte civile contro i devastatori, non paghino i milanesi”
Sul fronte delle conseguenze economiche e giudiziarie delle devastazioni interviene Samuele Piscina, segretario provinciale della Lega e consigliere comunale di Milano, annunciando due iniziative a Palazzo Marino. “Domani mattina, non appena apriranno gli uffici, depositerò un Ordine del Giorno in Consiglio Comunale per chiedere che il Comune di Milano si costituisca parte civile nei processi contro i responsabili, affinché a pagare il conto siano i criminali”, annuncia Piscina.
Il consigliere presenterà anche un’interrogazione urgente per chiedere una quantificazione dei danni arrecati al patrimonio pubblico, sostenendo che i costi delle devastazioni non debbano ricadere sui cittadini. Piscina attacca poi gli esponenti del centrosinistra, accusandoli di offrire giustificazioni indirette agli autori delle violenze. In particolare, chiama in causa Mario Calabresi e Pierfrancesco Majorino: “Non mi stupisce affatto che Mario Calabresi sia arrivato ad attaccare le Forze dell’Ordine e che Pierfrancesco Majorino non abbia proferito una sola parola di condanna: il loro è un vero e proprio tacito assenso a quanto fatto da maranza e centri sociali”. Un’accusa che si contrappone alla condanna esplicita delle violenze espressa dallo stesso Majorino.
Verri (Lega): “Chi giustifica le devastazioni paghi i danni di tasca propria”
Ancora più duro Alessandro Verri, capogruppo della Lega in Consiglio comunale, che prende di mira Lorenzo Paccini, accusandolo di aver giustificato le devastazioni. “Chi si scaglia contro il ministro Salvini e contro le forze dell’ordine, delirando su presunti pestaggi, vista la gravità delle proprie dichiarazioni, dovrebbe pagare di tasca propria i danni provocati”, afferma Verri. “Dal momento che si sente così solidale con chi ha pensato bene di trasformare Milano in un campo di battaglia, tiri fuori gli attributi e se ne assuma la responsabilità, tanto politica quanto economica, per i danni arrecati ai milanesi”.
Il capogruppo leghista definisce gli autori degli scontri “autentici rifiuti sociali, infiltrati tra gli studenti e mascherati da tali” e attribuisce al governo cittadino una responsabilità politica per quello che considera un clima di impunità. “Si raccolgono i frutti del buonismo di chi governa Milano da troppo tempo e ha lasciato passare un messaggio di sostanziale impunità, attirando un esercito di sfaccendati convinti di poter fare il bello e il cattivo tempo, forti di una certa protezione politica”, conclude.
Milano, nuove devastazioni domenica: assaltati negozi e supermercato in centro
Le dichiarazioni politiche raccolte nella giornata di domenica si riferiscono agli scontri di sabato, ma nel frattempo la situazione in città è tornata a precipitare. Nel pomeriggio del 18 ottobre centinaia di giovani si sono nuovamente radunati nella zona del Duomo, dividendosi in piccoli gruppi e spostandosi tra le vie del centro. In via Torino sono state prese di mira le vetrine di Foot Locker e Champions, mentre un supermercato Carrefour è stato assaltato e saccheggiato. Cestini, biciclette e monopattini sono stati rovesciati lungo le strade. Sono intervenuti agenti in tenuta antisommossa, con fermi nella zona del Carrobbio e una carica in piazza San Giorgio. Una cinquantina di persone sono state accompagnate in Questura per l’identificazione, secondo le prime informazioni. Due giornate consecutive di violenze che alimentano ulteriormente lo scontro politico sulla sicurezza a Milano, mentre restano da quantificare i danni complessivi e da accertare le responsabilità individuali dei partecipanti ai disordini.
Milano, giovani di nuovo in piazza Duomo: vetrine distrutte e saccheggi
Nuova giornata di tensione nel centro di Milano, il giorno dopo la guerriglia urbana che ha devastato le vie intorno al Duomo. Dopo un tam tam su TikTok, molti ragazzi, in gran parte giovanissimi, si sono dati di nuovo appuntamento in piazza Duomo. Sono state distrutte diverse vetrine, divelti pali e alzate barricate. In via Torino un negozio è stato preso d’assalto.
Gruppi di giovani si sono poi spostati nelle vie del centro lanciando sedie. Ci sono stati numerosi episodi di vandalismo e saccheggi in negozi e supermercati. I ragazzi dicono di voler protestare contro quanto sta accadendo, che considerano ingiusto.
Piazza Duomo è presidiata dalle forze dell’ordine, con diverse auto della polizia e agenti impegnati nei controlli. Nelle strade vicine gli agenti hanno iniziato a muoversi, ma finora non ci sono stati scontri. Secondo le prime notizie, almeno una cinquantina di giovanissimi sono stati bloccati e accompagnati in questura.
Milano, polizia in via Torino dopo devastazioni
Le forze dell’ordine con i reparti antisommossa della polizia di Stato e dei carabinieri e i blindati sono entrati in via Torino da entrambi i lati dopo dieci di minuti di devastazione nella strada. Al momento in piazza San Giorgio sono state bloccate meno di una decina di persone. La maggior parte dei giovani che hanno partecipato agli atti vandalici si sono allontananti utilizzando le vie laterali. La situazione al momento pare rientrata sotto controllo.
Milano, idranti in azione in piazza Duomo, petardi contro agenti
In piazza del Duomo e’ stato attivato l’idrante per disperdere un fronte di giovani che avevano iniziato a lanciare bottiglie e petardi contro lo schieramento dei reparti antisommossa a presidio della piazza.
Poco dopo il passaggio del mezzo della polizia e’ esplosa una potente bomba carta all’ingresso di piazza del Duomo. Ancora presenti decine di gruppetti di giovani che accompagnano con fischi il passaggio di polizia e carabinieri
“Esprimo, a nome dell’UGL, piena solidarietà e profondo apprezzamento alle Forze dell’Ordine, impegnate a fronteggiare i gravissimi episodi di violenza che hanno sconvolto il centro di Milano. A loro va il nostro plauso per la professionalità, il senso del dovere e l’impegno con cui garantiscono la sicurezza dei cittadini, anche in situazioni di estremo pericolo”. Lo dichiara Paolo Capone, Segretario Generale dell’UGL, commentando gli scontri avvenuti in piazza Duomo, dove una manifestazione contro il carovita è degenerata in episodi di guerriglia urbana, con aggressioni agli agenti e danneggiamenti.
“Siamo di fronte a fatti inaccettabili, che nulla hanno a che vedere con il diritto di manifestare e di esprimere liberamente il proprio dissenso. Lanciare pietre, oggetti in metallo, devastare le strade e mettere a rischio l’incolumità delle persone non è protesta, è violenza che deve essere condannata senza ambiguità. Non possiamo tollerare che le nostre città diventino teatro di scontri e che chi indossa una divisa sia costretto a mettere a repentaglio la propria vita per garantire l’ordine pubblico. Il diritto di manifestare – ribadisce Capone – è un principio fondamentale della democrazia, ma non può trasformarsi in un pretesto per aggredire lo Stato e calpestare i diritti degli altri cittadini. È necessario che i responsabili di questi gravi episodi vengano identificati e chiamati a rispondere delle proprie azioni, nel rispetto della legge. Rivolgiamo un ringraziamento sincero alle Forze dell’Ordine per il lavoro svolto e ribadiamo la necessità di garantire loro tutto il sostegno istituzionale e gli strumenti necessari per operare in sicurezza. Difendere chi difende i cittadini significa tutelare la legalità, la convivenza civile e le fondamenta stesse della nostra democrazia”, conclude Capone.
Guerriglia a Milano, la conta dei danni: 25 feriti e 50 fermati
Il centro di Milano ha passato la notte a fare i conti con il pomeriggio di scontri di sabato, seguito al corteo “Italia in piazza” contro il carovita, che ha portato in strada oltre 5mila persone. Il sindaco Giuseppe Sala ha definito ingiustificabili le violenze contro le forze dell’ordine e i gravi danni alla città. Nel pieno del sabato di acquisti, con turisti in fuga e piazza Duomo evacuata, a pagare sono stati soprattutto negozi e arredi urbani.
I danni
Il caso più grave è San Babila, dove un gruppo ha sfondato a colpi di mazza le vetrine del Foot Locker: in pochi minuti il punto vendita è stato saccheggiato. In corso Vittorio Emanuele è stata danneggiata la Nike, con la vetrina frantumata, e ci sono danni anche alla Rinascente. Un altro negozio della stessa via è stato svaligiato. Vandalizzato anche il Decathlon di Cairoli. In Galleria Vittorio Emanuele II i negozi del lusso hanno abbassato le saracinesche con clienti e commessi chiusi all’interno. In Piazza Duomo, un cantiere è stato dato alle fiamme, così come un bagno chimico. Sul selciato restano vetri rotti, tavolini rovesciati, cantieri ribaltati e oggetti lasciati nella fuga. I manifestanti hanno anche attaccato un’auto dei Carabinieri e danneggiato alcuni furgoni blindati.
Tra via Broletto, via Bossi, via Torino e via Speronari risultano danneggiate le pensiline Atm, i dehors e le vetrate ai primi piani di alcuni palazzi storici. Danneggiati anche i segnali stradali, così come cestini e panchine, lanciate sedie e transenne. Per ore sono rimaste chiuse le fermate metro Duomo, M1 e M3.
Il bilancio aggiornato è di 25 feriti, tra cui 10 appartenenti alle forze dell’ordine. Circa 50 i manifestanti fermati e portati in questura, quasi la metà minorenni, secondo fonti qualificate. Per le accuse e gli eventuali arresti bisognerà aspettare le decisioni della Procura. È stato attivato un hub legale per i giovani fermati. Secondo la ricostruzione della polizia, molti ragazzi sarebbero arrivati dalle periferie, dall’hinterland e da altre province, organizzandosi autonomamente in piccoli gruppi dopo un richiamo circolato su TikTok.
Fuori Milano
A Bologna, dove gli scontri si sono concentrati vicino alla stazione, sono stati arrestati 4 minorenni per resistenza aggravata, 7 persone denunciate, 10 accompagnate in questura e 40 identificate, con almeno 21 agenti feriti. A Torino è stata saccheggiata una Feltrinelli a Porta Nuova.
È di 25 feriti trasportati in ospedale, tra cui dieci appartenenti alle forze dell’ordine, e oltre 50 persone accompagnate in Questura, circa la metà minorenni, il bilancio degli scontri che sabato 17 ottobre hanno sconvolto il centro di Milano. Una manifestazione inizialmente considerata poco preoccupante si è trasformata in ore di guerriglia urbana, con lanci di pietre, petardi e bombe carta, incendi, vetrine distrutte e negozi presi d’assalto. Solo intorno alle 21, con lo scioglimento del grosso del corteo, la situazione ha cominciato a tornare alla normalità. Secondo quanto comunicato da Areu, nessuna delle 25 persone soccorse e trasportate negli ospedali milanesi è in codice rosso. Undici feriti sono stati accompagnati al Niguarda, sei al Policlinico, cinque al Fatebenefratelli, due all’ospedale San Giuseppe e uno alla Clinica Città Studi.
Milano, dal corteo contro il caro vita agli scontri in piazza Duomo
La manifestazione era stata preannunciata alla Questura dal movimento “Italia in Piazza”, attivo nelle proteste contro il caro vita, e promossa soprattutto attraverso i social network, in particolare TikTok. A partecipare numerosi giovanissimi, molti dei quali di seconda generazione. Una parte dei manifestanti ha dato vita agli episodi di violenza che hanno interessato piazza Duomo e diverse strade limitrofe. Poche le bandiere presenti, tra cui alcune palestinesi, e un solo striscione con la scritta: “Se mi punti una pistola dopo che sono andato a ballare chi dei due è un criminale?”. Alcuni dei partecipanti agli scontri avevano il volto coperto da passamontagna.
La tensione è cresciuta rapidamente, con ripetuti confronti tra manifestanti e forze dell’ordine. Il dirigente di polizia Angelo De Simone è stato colpito alla testa da un sampietrino, riportando una ferita senza tuttavia abbandonare il servizio. Gli agenti sono stati bersagliati dal lancio di oggetti, mentre in diversi punti si sono verificati contatti ravvicinati con i gruppi più violenti. Per disperderli, la polizia ha fatto ricorso anche ai lacrimogeni e, successivamente, agli idranti.
Vetrine distrutte, saccheggi e incendi: i danni nel centro di Milano
Pesante il bilancio dei danneggiamenti. Diverse vetrine sono state infrante e il negozio Foot Locker è stato saccheggiato. Lungo le strade sono rimasti transenne divelte, vasi distrutti, cartelli e pali stradali danneggiati, oltre ai resti dei roghi appiccati durante gli scontri. In piazza Duomo le fiamme hanno interessato anche un bagno chimico collocato in un’area di cantiere.
Numerosi turisti presenti in centro hanno assistito alle scene di violenza: alcuni si sono allontanati per precauzione, mentre altri hanno continuato a filmare con gli smartphone. Durante gli interventi delle forze dell’ordine, diversi manifestanti hanno contestato i fermi, chiedendo agli agenti perché stessero ammanettando dei “ragazzini”. Sono stati temporaneamente chiusi anche gli accessi centrali della stazione della metropolitana Duomo, mentre quelli laterali sono rimasti aperti. Alcuni passeggeri in uscita hanno riferito di aver respirato il fumo dei lacrimogeni.
La rabbia dei poliziotti e i cittadini che ripuliscono le strade
Con il passare delle ore, mentre proseguivano gli ultimi scontri, è emersa anche la tensione accumulata dagli agenti impegnati nel contenimento dei manifestanti. Intorno alle 20, in via Mazzini, un dirigente della polizia si è rivolto ai giovani ancora presenti gridando: “Avete fatto feriti, devastazioni e altri reati, che altro volete fare?”. In serata, mentre il corteo si disperdeva, alcuni cittadini hanno cominciato spontaneamente a liberare le strade dai detriti e a ripulire le aree danneggiate. Un’iniziativa che ha richiamato alla memoria il “popolo delle spugnette”, mobilitatosi nel maggio 2015 dopo le devastazioni dei black bloc durante le proteste contro Expo. Non sono mancati i residenti che hanno urlato “Basta!” all’indirizzo dei gruppi ancora impegnati negli ultimi disordini.
Le violenze esplose nel centro di Milano durante la manifestazione contro il caro vita accendono il confronto politico, con reazioni che arrivano fino a Palazzo Chigi. Il corteo organizzato dal movimento “Italia in Piazza”, partito da piazza Duomo per protestare contro l’aumento dei prezzi, i bassi salari e le carenze dei servizi pubblici, è degenerato in scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, con lanci di pietre e bombe carta, cariche della polizia, feriti e danneggiamenti. In piazza Duomo è stato acceso anche un rogo, mentre la stazione della metropolitana è stata chiusa per ragioni di sicurezza. Un pomeriggio di tensione che ha provocato reazioni trasversali, tra condanne delle violenze e richiami alle ragioni sociali della mobilitazione.
Meloni: “Teppisti che seminano il caos. Il silenzio delle opposizioni non è accettabile”
A intervenire è stata direttamente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che sui social ha distinto le manifestazioni pacifiche dagli episodi di violenza registrati in diverse città italiane, rivolgendo un appello esplicito alle opposizioni. “Ho grande rispetto per le migliaia di persone che oggi hanno manifestato pacificamente, anche partecipando alla mobilitazione indetta dalla CGIL che ha visto anche la partecipazione dei leader della sinistra. Qualunque siano le idee per le quali si manifesta, la partecipazione è alla base di qualunque sana democrazia”, ha premesso la premier.
Diverso il giudizio sui disordini: “A Milano, come mostrano queste immagini, lanci di pietre contro le Forze dell’Ordine, agenti feriti, danneggiamenti e violenze che hanno costretto a interrompere il corteo”. Meloni ha richiamato anche quanto accaduto a Torino, dove sono state fermate persone con sanpietrini e martelletti frangivetro, e a Bologna, dove i disordini hanno determinato la chiusura precauzionale della stazione ferroviaria.
“Teppisti che sfruttano le manifestazioni per seminare il caos, aggredire chi garantisce la sicurezza e tenere in ostaggio intere città. Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è”, ha aggiunto Meloni, chiedendo alle opposizioni di prendere posizione: “Condannino senza ambiguità queste violenze e lancino un appello chiaro affinché ogni mobilitazione sia pacifica”.
La conclusione della premier è altrettanto netta: “Di fronte a scene del genere, il rifiuto deve essere unanime. Ogni reticenza diventa giustificazione. Il silenzio non è accettabile”.
Sala: “Le ragioni della protesta comprensibili, le violenze ingiustificabili”
Sui disordini è intervenuto anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che ha condannato le violenze pur riconoscendo le ragioni alla base della mobilitazione. “Le ragioni della protesta erano comprensibili. Le violenze contro le forze dell’ordine e i gravi danni alla città sono ingiustificabili”, ha dichiarato il primo cittadino. Sala ha quindi rivolto un appello alla politica, invitando a non alimentare le contrapposizioni e a evitare strumentalizzazioni degli scontri: “La politica può decidere di strumentalizzare, alla ricerca di consenso elettorale. Oppure di affrontare con saggezza questo momento storico così difficile: spero sia questa la scelta”.
Salvini: “Centri sociali, maranza e marciume sinistro avariato”
Durissimo l’intervento del vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, che sui social ha pubblicato alcune immagini degli scontri e dei danneggiamenti avvenuti in piazza Duomo, tra cui quella di un’auto dei carabinieri danneggiata. “Centri sociali, maranza e marciume sinistro avariato. Ci sarà ancora chi li protegge e li difende???”, ha scritto Salvini, attaccando frontalmente gli ambienti che ritiene responsabili delle violenze.
Morelli: “Milano devastata, serve una nuova Resistenza”
Toni durissimi anche dal sottosegretario di Stato Alessandro Morelli, che invoca una risposta politica unitaria e interventi contro i luoghi in cui, a suo giudizio, si alimenta la violenza. “Milano è vittima di migliaia di violenti che la stanno devastando e stanno aggredendo le forze dell’ordine. Serve una nuova Resistenza per difendere la città da gruppi criminali organizzati in una fitta rete di luoghi di degrado, che devono essere smantellati immediatamente”, ha dichiarato Morelli. “La politica deve essere unita per il bene ultimo della città. Non ci possono essere zone franche in cui l’humus della violenza cresce e si scatena, facendo feriti innocenti e danni”, ha concluso il sottosegretario.
Cecchetti (Lega): “Chi danneggia paghi. Cauzione obbligatoria per chi organizza cortei”
Dal deputato lombardo della Lega Fabrizio Cecchetti, segretario dell’Ufficio di Presidenza della Camera, arriva invece la proposta di introdurre nuove responsabilità economiche per chi organizza manifestazioni. “Quello che sta accadendo questo pomeriggio a Milano è assolutamente inaccettabile. Manifestare è lecito e sacrosanto, lanciare sassi contro gli agenti delle Forze dell’Ordine, danneggiare le pensiline di ATM e le vetrate dei palazzi no”, ha dichiarato Cecchetti. L’esponente leghista chiede quindi misure precise: “Chi rompe e danneggia deve risarcire di tasca propria. E chi organizza manifestazioni e cortei deve versare obbligatoriamente una cauzione”. “L’incolumità pubblica non deve più essere ostaggio di bande di delinquenti”, ha concluso.
Perego in piazza Duomo, le condanne dal centrodestra
Numerose le altre reazioni dal centrodestra milanese. Matteo Perego, candidato sindaco sostenuto da Forza Italia, si è recato in piazza Duomo per esprimere personalmente la propria solidarietà alle forze dell’ordine impegnate nella gestione dei disordini. Condanne delle violenze sono arrivate anche da Stefania Craxi (Forza Italia), Debora Dell’Acqua (Fratelli d’Italia) e Silvia Sardone (Lega). Il candidato di Futuro Nazionale Carmelo Burgio ha invece parlato di “sfasci voluti dalla sinistra”.
Scavuzzo: “Violenze inaccettabili, ma non si rubi la voce a chi protesta per salari e affitti”
Dal centrosinistra arriva la presa di posizione della vicesindaca di Milano Anna Scavuzzo, che condanna senza riserve gli scontri, ma invita a non perdere di vista le rivendicazioni sociali alla base della manifestazione. “Le violenze in piazza del Duomo sono inaccettabili: la violenza è da condannare senza ambiguità. Il mio pensiero va a tutti i feriti: ai ragazzi e agli agenti. Va ai commercianti e ai cittadini che hanno vissuto ore di paura nel cuore della città”, ha dichiarato Scavuzzo. La vicesindaca richiama però anche il disagio economico che ha portato migliaia di persone in piazza: “Non permettiamo a pochi violenti di rubare la voce a migliaia di persone scese in piazza per salari che non bastano, affitti insostenibili e un costo della vita che pesa ogni giorno”. “Quelle domande sono vere. Milano deve rispondere con fermezza a chi devasta e continuare ad ascoltare la protesta democratica di chi chiede giustizia”, ha concluso.
Goisis: “La rabbia nasce dai bisogni ignorati. I veri nemici sono i fondi speculativi”
Una lettura delle tensioni legata soprattutto alle condizioni sociali ed economiche della città arriva da Tommaso Goisis, candidato sindaco del centrosinistra, intervenuto durante la presentazione del proprio programma al teatro Elfo Puccini. “Le proteste in Spagna e in Francia sono il risultato di anni in cui i bisogni delle persone sono stati ignorati, producendo crisi sociali e rabbia. Lo stesso discorso vale per quello che è successo oggi in piazza Duomo a Milano”, ha affermato Goisis. Il candidato prende le distanze dagli scontri, indicando però nella speculazione immobiliare e nelle disuguaglianze economiche le questioni da affrontare: “La violenza non è la via: serve organizzazione, bisogna prendere il potere contro i veri nemici della città, i fondi speculativi che ci usano come un parco giochi e riescono a piegare l’interesse pubblico a favore di quello privato, sulla pelle delle persone”. Infine, il riferimento alla propria proposta politica per Milano: “Io voglio essere ricordato come il sindaco della casa, per fare in modo che nessuno venga più sfrattato o distrutto dal carovita”.
Confcommercio: “Il diritto di manifestare non può trasformarsi in violenza”
Ferma anche la presa di posizione di Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio, secondo il quale “il diritto di manifestare va tutelato, ma non può trasformarsi in atti violenti: così non si costruisce alcun dialogo e si ferisce la città tutta”. Barbieri ha espresso “solidarietà alle forze dell’ordine, alle persone ferite e agli imprenditori che hanno subito danni”, ricordando che “Milano è una città aperta, democratica e civile. Difendere questi valori significa anche respingere, senza ambiguità, ogni forma di violenza”.
Milano, bottiglie e oggetti contro la polizia: corteo ‘Italia in Piazza’ spezzato in due
Bombe carta e fumogeni. Così è partito il corteo convocato da ‘Italia in Piazza’ a Milano. Poco dopo l’avvio della manifestazione, in via Broletto si sono registrati lanci di bottiglie e oggetti contro gli agenti di polizia schierati sul posto.
Secondo quanto apprende Adnkronos, dopo una breve carica di alleggerimento il corteo è stato spezzato in due: una parte dei manifestanti è rimasta bloccata in via Broletto, mentre l’altra si trova in piazza Duomo.
La via dove è bloccata la manifestazione – secondo quanto apprende AdnKronos – è circondata dal dispositivo di sicurezza della polizia che non consente di entrare ma solo di uscire.
“La valorizzazione del patrimonio storico, culturale e artistico del sistema ferroviario e dei suoi luoghi avvicina i cittadini a concepire un nuovo modello di mobilità, il viaggio come esperienza capace di far scoprire le bellezze di città e paesaggi della Lombardia. Il nostro obiettivo è avvicinare i cittadini al mondo dei treni, rendendolo accessibile e fruibile a tutti con una connotazione finalmente positiva. Per supportare le attività di valorizzazione del patrimonio storico della ferrovia, Regione Lombardia mette a disposizione ogni anno 600.000 euro, più di tutti in Italia. Di questo budget, circa 300.000 euro sono destinati ai treni storici, effettuati da Fondazione Fs”. Così Franco Lucente, assessore regionale ai Trasporti e Mobilità sostenibile, è intervenuto alla Sala Reale della stazione di Milano Centrale in occasione dell’Open Day organizzato dalla Fondazione FS. Nel corso della conferenza stampa è stato presentato anche il completamento dei lavori di restauro della Sala Reale.
Lucente: “Treni storici, una realtà consolidata in Lombardia”
“I treni storici sono ormai una realtà consolidata in Lombardia e fanno registrare sempre il tutto esaurito, a dimostrazione del grande appeal che riscuotono tra i viaggiatori. Un successo che si accompagna al restauro della Sala Reale della stazione Centrale di Milano, che restituisce ai cittadini un luogo magnifico da un punto di vista artistico ed architettonico. Una chiara dimostrazione di come si debba preservare un patrimonio di inestimabile valore delle Ferrovie dello Stato. A tal proposito, rilancio l’idea della realizzazione del Museo regionale dei Trasporti, con la stazione dismessa di Milano Porta Genova come sede ideale. Un luogo dedicato alla storia della mobilità pubblica lombarda, dove raccogliere testimonianze, materiali e documenti, ma anche di diventare uno spazio di ricerca, partecipazione e divulgazione. Un’idea che ha raccolto un consenso unanime e che spero possa portare ad un progetto concreto già entro la fine dell’attuale legislatura”, ha concluso Lucente.