L’uso precoce dei social media ha un’influenza negativa sui risultati scolastici. Introdurre l’educazione alla cittadinanza digitale nelle scuole e iniziative rivolte ai genitori aiutano a contrastare il fenomeno, ma serve una regolazione più stringente.
Il limite alla presenza di alunni stranieri nelle classi diventa terreno di scontro politico e porta gli studenti nelle strade di Milano. Venerdì 16 ottobre, nel capoluogo lombardo, collettivi e organizzazioni studentesche partecipano alla giornata nazionale di sciopero e mobilitazione contro le politiche del Governo Meloni, con una manifestazione che attraversa alcune delle principali vie del centro e provoca modifiche alla circolazione dei mezzi pubblici. A far discutere è soprattutto una delle disposizioni contenute nel nuovo decreto Scuola, che prevede un limite del 30% per determinate categorie di alunni stranieri nelle classi prime a partire dall’anno scolastico 2027-2028. Una misura contestata dai promotori della protesta, che la considerano discriminatoria e chiedono invece maggiori investimenti nella scuola pubblica.
“Nessuno è straniero”: la protesta contro le nuove regole nelle scuole
La mobilitazione milanese porta il nome “Nessun* è stranier*” e mette al centro il diritto all’istruzione e l’inclusione scolastica. Gli organizzatori contestano la scelta di introdurre un tetto alla presenza di determinati studenti con cittadinanza non italiana, sostenendo che le priorità del sistema scolastico siano altre. Nel manifesto della protesta si legge: “A scuola non esistono stranieri, esistono bambini e bambine, ragazzi e ragazze, compagni e compagne di scuola“. Una posizione accompagnata da una dura critica all’esecutivo: “Contro le follie della Meloni che vuole imporre una divisione razzista nelle nostre scuole, invece di preoccuparsi dei reali problemi della scuola pubblica, noi rispondiamo con la fratellanza, sorellanza e solidarietà tra compagni di scuola”. Al centro della contestazione c’è dunque il modello di integrazione scolastica. Il provvedimento governativo, che riguarda in particolare gli alunni con conoscenze limitate della lingua italiana e un percorso ancora breve negli istituti del Paese, viene contestato dai manifestanti per le possibili conseguenze sull’inclusione.
Da Cairoli a San Babila, la protesta attraversa il cuore di Milano
Il concentramento è previsto in largo Cairoli, con partenza del corteo alle 9.30. Da qui il percorso si snoda attraverso il centro storico, interessando piazza della Scala, piazza Meda, via Matteotti e piazza San Babila. La manifestazione prosegue quindi lungo corso Monforte, via Visconti di Modrone, largo Augusto, corso Europa e via Larga, per raggiungere piazza Velasca, corso di Porta Romana e via Sforza.
Il passaggio degli studenti comporta deviazioni e interruzioni temporanee per numerose linee di superficie gestite da Atm, con ripercussioni sugli spostamenti nelle zone centrali della città.
Non solo studenti stranieri: dalle scuole insicure agli affitti impossibili
La contestazione non si esaurisce nella questione delle classi multietniche. Lo sciopero nazionale riunisce infatti diverse rivendicazioni legate alle condizioni di studio e alle difficoltà economiche affrontate dai giovani. Tra le richieste figurano finanziamenti strutturali per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, maggiori risorse per l’istruzione pubblica e l’introduzione dell’educazione sesso-affettiva obbligatoria nei programmi didattici. Un altro tema centrale è quello del caro affitti, particolarmente sentito a Milano, dove il costo delle abitazioni rappresenta un ostacolo per gli universitari fuori sede. La mobilitazione si inserisce così in una contestazione più ampia delle politiche scolastiche, economiche ed estere del Governo.
Tram e autobus deviati: le linee Atm interessate
Le modifiche al servizio riguardano numerose linee tranviarie, tra cui 1, 2, 4, 10, 12, 14, 15, 16 e 19, e diverse linee di autobus, tra cui 50, 57, 60, 61, 65, 84, 96 e 97. I disagi interessano in particolare i collegamenti tra Cairoli, Duomo, San Babila e altre zone centrali. Su alcune tratte il servizio viene sospeso temporaneamente, mentre in altri casi i mezzi seguono percorsi alternativi e saltano alcune fermate. Le variazioni sono legate all’avanzamento della manifestazione.
Anche il clima torna in piazza: la giornata dei Fridays for Future
La giornata del 16 ottobre è caratterizzata anche dalla mobilitazione internazionale promossa da Fridays for Future. Il movimento ambientalista torna a manifestare in diverse città italiane per chiedere interventi contro il riscaldamento globale, la dipendenza dai combustibili fossili e le politiche ambientali considerate insufficienti.
Per la Cgil, la politica non si sta concentrando sui problemi degli italiani, che sono i salari, la sanità, la scuola, il fisco, l’ambiente e la pace. Al contrario si spendono soldi in armi e si volta la testa di fronte agli studenti nelle tende per il caro affitti, agli agricoltori, agli autotrasportatori e agli operai che da giorni stanno bloccando strade e attività.
È da qui che parte La Via Maestra, una manifestazione nazionale che si radunerà in Piazza della Repubblica a Roma il 17 ottobre, a partire dalle 13:30, fino a raggiungere Piazza del Popolo.
Manifestazione 17 ottobre: La Via Maestra
Si chiama “La Via Maestra” la manifestazione della Cgil e di oltre 100 associazioni che si sono riunite per rilanciare “un nuovo protagonismo sociale” e “la piena attuazione della Carta Costituzionale”. Come si legge sul sito della Cgil Milano, si tratta di una mobilitazione resa necessaria di fronte a una “torsione autoritaria del Paese, ma anche in Europa e nel mondo”.
Tra i tanti temi, uno molto sentito è la pace, perché questa non passa attraverso la conversione dell’economia in un’economia di guerra.
Altri temi toccati nella piazza del 17 ottobre saranno:
fisco;
welfare pubblico universalistico;
ambiente;
lavoro e occupazione;
emergenza salariale;
contrasto alla precarietà;
disuguaglianze e divari territoriali;
democrazia costituzionale.
Orari e percorso
La manifestazione nazionale “La Via Maestra” è in programma per sabato 17 ottobre. Le associazioni che si sono unite alla chiamata della Cgil si ritroveranno a Roma per chiedere politiche che rimettano al centro lavoro, diritti, casa, sanità e le nuove generazioni.
Il raduno è previsto in Piazza della Repubblica intorno alle 13:30. La partenza dipenderà dalle persone in arrivo, ma si stima un orario di conclusione del corteo intorno alle ore 17:00 a Piazza del Popolo.
Cosa chiede la Cgil
Il segretario generale, Maurizio Landini, denuncia il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro e le difficoltà che colpiscono soprattutto i giovani. Per questo, per il leader del sindacato, è arrivato il momento di “far emergere i bisogni reali del Paese” e di costruire un fronte comune capace di “unire le lotte sociali che sono in campo sul lavoro, per il diritto allo studio, per il diritto alla casa, per una sanità che funzioni”.
Nel suo intervento, Landini ha richiamato l’attenzione anche sui lavoratori dell’Ilva in sciopero a Genova, Taranto e Alessandria, chiedendo che non venga interrotta quell’attività affinché l’Italia non diventi l’unico Paese industriale al mondo dove la produzione di acciaio viene cancellata.
Poi il focus critico sull’aumento delle spese militari (pari a 14 miliardi) annunciato dal governo:
Oggi noi abbiamo bisogno di investire sul lavoro perché non sia precario, sugli stipendi perché si arrivi alla fine del mese, per la scuola, per la sanità pubblica, per il diritto alla casa.
Il 16 ottobre ci saranno sia uno sciopero nazionale della scuola, sia uno della compagnia aerea low cost EasyJet, una delle più diffuse e utilizzate in tutto il Paese. Se la prima mobilitazione potrebbe avere conseguenze limitate e dipendenti dall’adesione, è quasi sicuro che il secondo creerà molti disagi.
Oltre a questi scioperi, ci saranno anche alcune mobilitazioni locali che colpiranno il settore dei trasporti pubblici locali, sia su strada, sia marittimi.
Lo sciopero di EasyJet il 16 ottobre
Lo sciopero dei voli di EasyJet durerà tutta la giornata e si estenderà in tutta Italia. Ci potranno quindi essere ritardi e cancellazioni su tutti i voli della compagnia aerea, che è tra le più diffuse nel nostro Paese. Ci sono però delle eccezioni. Oltre allo sciopero di EasyJet, in Toscana si fermeranno anche le aziende che gestiscono gli aeroporti di Pisa e Firenze.
I voli garantiti
L’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, ha diffuso l’elenco dei voli garantiti per il 16 ottobre. Si tratta di:
Eju 4115 Napoli (Lirn)-Olbia (Lieo)
Eju 4116 Olbia (Lieo)-Napoli (Lirn)
Eju 3599 Malpensa (Limc)-Lampedusa (Licd)
Eju 3600 Lampedusa (Licd)-Malpensa (Limc)
Eju 3897 Malpensa (Limc)-Sharm El-Sheikh (Hesh)
Questi voli seguono alcune linee guida di Enac in caso di sciopero. Le compagnie aeree devono infatti garantire sia i collegamenti per le isole, la cosiddetta continuità territoriale, sia i voli intercontinentali che arrivano e partono dall’Italia. Infine, saranno garantiti tutti i voli in partenza nelle fasce di garanzia:
dalle 7 alle 10 del mattino;
dalle 18 alle 21 la sera.
Gli altri scioperi dei trasporti
Sempre il 16 ottobre ci saranno una serie di scioperi del trasporto pubblico locale:
lo sciopero di Minervabus a Fiumicino per tutta la giornata;
lo sciopero di Arriva a Bergamo con fasce di garanzia dalle 6:00 alle 8:30 e dalle 12:30 alle 16:00;
lo sciopero del trasporto pubblico nelle province di Pescara e Chieti.
Quest’ultimo, in particolare, coinvolgerà diverse aziende, ognuna con i propri orari:
TUA, 9-13;
Di Fonzo, 8:30-12:30;
La Panoramica, 8:30-12:30;
Satam, 9-13;
Baltour, 9-13;
Di Giacomo Angelo Domenico, 8:30-12:30.
Infine, il 16 ottobre sarà l’ultimo giorno dello sciopero di 48 ore dei marittimi nei porti di Napoli e Salerno.
Lo sciopero della scuola il 16 ottobre
Il 16 ottobre si terrà anche uno sciopero nazionale della scuola. Il personale si fermerà per tutta la giornata e la mobilitazione coinvolgerà:
il personale Ata;
gli insegnanti;
i dirigenti.
Il sindacato che organizza questa protesta è Sisa, una sigla relativamente poco diffusa. L’ultima volta che ha indetto uno sciopero simile, l’adesione è stata circa dell’1%. I disagi quindi potrebbero essere limitati per studenti e genitori, ma potrebbero comunque acuirsi in istituti che hanno una maggiore densità di iscritti a questa sigla.
Pochi giorni dopo la Giornata mondiale della salute mentale restano i numeri: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità una persona su sette convive con un disturbo mentale, e nel mondo i disturbi d’ansia riguardano quattrocentosettanta milioni di persone, tra cui centoquarantasei milioni di bambini e adolescenti. Eppure, mentre si ripete la promessa del «aiuteremo tutti», in Italia si discute ancora se serva uno psicologo nelle scuole.
La Lega propone due ore al mese obbligatorie di educazione psicologica in ogni classe, fino alla fine delle superiori, dedicate ad ascolto, confronto e prevenzione, per intercettare il disagio prima che possa trasformarsi in qualcosa di più grave.
Per garantire il servizio è ipotizzata l’assunzione di diciottomila docenti psicoterapeuti, a partire dalle scuole superiori, per estendere poi il modello a medie ed elementari. «L’obiettivo – spiega il promotore Armando Siri – è fornire agli studenti strumenti per la gestione delle emozioni, prevenire le situazioni di disagio e sviluppare competenze psicologiche che possano accompagnarli nel loro percorso di crescita».
Il finanziamento sarebbe affidato a un’addizionale Ires dello 0,65 per cento sulle società di capitali con fatturato annuo superiore a 100 milioni di euro.
A prima vista, una proposta sensata. Poi arriva la nota di Pro Vita e Famiglia, che la boccia sostenendo che la scuola non è un ambulatorio e che i giovani non sono casi clinici né disturbi da correggere. Con questa logica, verrebbe da chiedersi se anche bullismo e violenza debbano essere archiviati come semplici litigi tra compagni.
Il ministro Valditara boccia l’idea del suo stesso partito («Lo psicologo a scuola? Una sciocchezza») e rivendica AscoltaMI: un voucher da duecentocinquanta euro per cinque colloqui online a studente, con una dotazione di 18,5 milioni di euro l’anno, che raggiungerebbe appena settantaquattromila studenti: uno su ventidue.
Cinque colloqui, peraltro online, che nelle intenzioni del ministro dovrebbero funzionare da rete di sicurezza contro bullismo, violenza ed emarginazione: fenomeni che richiedono continuità, ascolto e conoscenza del contesto. Il disagio, infatti, non si presenta su appuntamento e non scompare quando finisce il voucher.
Il quadro è quello di buone intenzioni senza programmazione e con fondi drammaticamente insufficienti: nel 2025 solo una persona su cinquantasette ha avuto accesso a un sostegno psicologico gratuito, e lo Stato ha finanziato il bonus psicologo per appena 6.300 persone a fronte di trecentosessantamila domande.
Da «Diritto a Stare Bene» arriva una proposta che prova a spostare il focus: un emendamento alla prossima legge di bilancio chiede di superare voucher, sportelli e presenze occasionali per inserire stabilmente lo psicologo nella scuola.
Il progetto prevede l’assunzione a tempo pieno di seicento psicologhe e psicologi, uno per ogni istituzione scolastica coinvolta, con almeno due terzi delle ore svolte in presenza, nelle classi e nei diversi plessi.
Con una spesa di trenta milioni di euro, la misura consentirebbe di raggiungere nel 2027 mezzo milione di studenti. Un solo dato resta certo: senza provvedimenti concreti rischiamo di perdere un’intera generazione, e per questo esame non esiste la sessione di recupero a settembre.
Il decreto sulla soglia di studenti stranieri per classe identifica situazioni eccezionali in poche zone con recenti e massicci flussi di ingresso. Parte da un’analisi sbagliata e non permette di affrontare il problema serio della segregazione scolastica.
La crescita nominale dei fondi universitari nasconde una riduzione delle risorse reali per studente. Durante il governo Meloni, gli aumenti dei finanziamenti hanno sostanzialmente compensato l’inflazione, ma non l’ampliamento del numero degli iscritti.
Una riforma approvata a luglio rende il sistema di reclutamento dei docenti universitari più nazionale. Ma per promuovere l’apertura all’esterno degli atenei, bisogna affrontare anche il tema dell’inserimento del nuovo arrivato nell’organizzazione locale.
I dati Pisa mostrano un calo diffuso nelle competenze di base dei giovani. Tra divari socioeconomici, ritardi nel pensiero computazionale e uso dell’IA, emerge l’urgenza di ripensare la scuola per dar loro gli strumenti necessari nel mondo di oggi. Ne parliamo in otto grafici.
I periodi di caldo si allungano e interessano mesi in cui le scuole sono aperte. Ciò ha conseguenze sugli apprendimenti e sul benessere degli studenti. Ci sono buone ragioni per investire subito in misure di raffrescamento degli edifici scolastici.
Investire nell’educazione montessoriana permetterebbe di formare generazioni di persone più preparate e più empatiche. E proprio mentre le guerre si riaccendono, fa ben sperare la scoperta che le scuole Montessori sono molto diffuse in Cina e Usa.