❌

Reading view

Mourinho e l’uscita di Tebas sul Real Madrid e i nazisti: “Scusabile solo se è un caso clinico”

Tra il Real Madrid e il presidente della Liga spagnola, Xavier Tebas, non sembra esserci pace. Tebas ha paragonato le tecniche di propaganda usate dal Madrid a quelle del nazista Joseph Goebbels. La replica del tecnico José Mourinho non si è fatta attendere: “Si è avventurato in un campo in cui le scuse sono accettabili solo se si tratta di un caso clinico”. E ancora: “I tifosi del Real Madrid capiscono bene che cosa deve affrontare la squadra. Anche per il prestigio enorme di cui il calcio spagnolo gode all’estero… è meglio che mi limiti a fermarmi qui”, ha concluso l’allenatore portoghese.

Mourinho non ha mai citato direttamente il presidente della Liga, ma il messaggio è stato inequivocabile. Le sue parole si aggiungono alla dura reazione istituzionale del Real Madrid, che ha chiesto formalmente le dimissioni del numero uno della Liga con un lungo comunicato. Tebas ha rilanciato con un nuovo post su X, spiegando che le tecniche di propaganda attribuite a Goebbels “vengono studiate nelle facoltà di giornalismo e comunicazione” e per questo non sarebbe da considerare un insulto. “Il paragone riguarda queste tecniche di propaganda, non un’ideologia né, naturalmente, i tifosi del Real Madrid. Io mi riferisco a procedure concrete: ripetizione sistematica, selezione interessata dei fatti e costruzione di un nemico”, ha scritto il numero uno della Liga.

Nelle comunicazioni di Real Madrid TV, Tebas avrebbe riscontrato proprio questo schema. “Chi non è d’accordo può contestare quegli esempi. L’indignazione non li confuta. Chiedere le mie dimissioni non fornisce le risposte”, ha continuato nel post. Non è ancora chiaro se la richiesta di dimissioni avanzata dal Real avrà conseguenze concrete. La polemica è diventata una battaglia pubblica sui metodi di comunicazione del club madrileno, mentre Tebas sembra intenzionato a difendere fino in fondo la propria posizione.

L'articolo Mourinho e l’uscita di Tebas sul Real Madrid e i nazisti: “Scusabile solo se è un caso clinico” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

L’odio social costringe il Livorno a rompere la privacy per Regazzetti: “Operato per un tumore ai testicoli”

Il Livorno aveva mantenuto la privacy parlando di semplice “intervento programmato“. Ma il proliferare di commenti sui social hanno spinto all’operazione verità, d’accordo con il diretto interessato: il percorso medico che deve affrontare Samuele Regazzetti, difensore della squadra amaranto (Serie C, girone B) è dovuto a un tumore ai testicoli, per il quale appunto è stato operato, con successo. Il difensore ha continuato a giocare anche dopo aver ricevuto la diagnosi e la società amaranto ha provato a tutelare la privacy del proprio tesserato, ma ieri, in una conferenza stampa, ha dovuto prendere posizione. Non è mancata la rabbia dei fratelli Lucarelli (Alessandro è direttore sportivo e il fratello Cristiano è allenatore) per le spiacevoli illazioni sui social nel giorni scorsi, quando il Livorno aveva annunciato un’operazione “programmata da tempo” per il giocatore. Durante la conferenza stampa hanno raccontato anche delle lacrime per il giocatore per qualche commento sui social, in cui si insinuava che avevano comprato un giocatore nonostante fossero consapevoli della malattia (“Un bidone” ha scritto qualcuno dei più poveri di spirito). “Leggendo quei commenti è la prima volta nella mia vita che mi sono vergognato di essere livornese”, ha detto Cristiano Lucarelli. L’operazione è stata eseguita lunedì dal primario di Livorno Maurizio De Maria e i tempi di recupero sono ancora da stabilire. “Ciò che conta è che il problema sia stato risolto: quando Samuele sarà pronto noi saremo qui ad aspettarlo”, ha affermato il direttore sportivo.

Regazzetti, classe 2004, è cresciuto nel Bresciano tra Lumezzane e Ospitaletto dopo le giovanili alla Cremonese, ed è entrato ufficialmente nel Livorno il 25 luglio 2026. La scoperta del tumore per il calciatore di 22 anni è arrivata dopo la partita contro la Pianese del 26 settembre, come ha riportato Alessandro Lucarelli. “La cosa che da tifoso e da allenatore mi ha commosso di tutta questa situazione, è il fatto che lui abbia voluto giocare ugualmente, non c’è cosa più bella per chi ama il Livorno”, ha concluso l’allenatore ed ex bomber.

Nella serata di ieri, durante il derby con il Grosseto finito 4-4, la curva Nord – quella della tifoseria più calda – ha esposto uno striscione con scritto “Forza Samuele”. In tribuna a vedere la partita proprio Regazzetti.

L'articolo L’odio social costringe il Livorno a rompere la privacy per Regazzetti: “Operato per un tumore ai testicoli” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

L’Inter deve ripartire, ma Bologna riapre vecchie ferite: Chivu senza Lautaro dopo il disastro in Champions | Orario, probabili formazioni e dove vedere in tv e streaming

Riprendere lo slancio in campionato per poi provare a dare una svolta anche a un inizio di Champions League disastroso. L’Inter di Cristian Chivu torna in campo oggi, alle 18, contro il Bologna. Non il campo migliore per reagire dopo i quattro gol subiti dal Brugge in Europa. Al “Dall’Ara” infatti l’Inter dal 2022 ha vinto una sola partita delle ultime cinque. Poi tre sconfitte e un pareggio: tra le due sconfitte anche quelle praticamente costate due scudetti ai nerazzurri. Quella con “papera” di Radu nel 2023 e poi quella famosa con rovesciata di Orsolini nel 2025.

Le squadre arrivano da due momenti opposti: il Bologna è reduce dalla prima vittoria in stagione per 1-2 contro il Lecce, mentre l’Inter dal 3-4 in casa in Champions League contro il Brugge. I nerazzurri però in campionato arrivano da un percorso quasi netto: cinque vittorie e un pareggio. L’ultimo successo per 3-0 contro il Parma. Una partita importante, con l’Inter che deve rinunciare a quattro giocatori importanti: non saranno infatti del match Lautaro Martinez, John Stones, Curtis Jones e anche Benjamin Pavard. Il Bologna invece dovrà fare a meno di Orsolini, Holm e Odgaard.

L'articolo L’Inter deve ripartire, ma Bologna riapre vecchie ferite: Chivu senza Lautaro dopo il disastro in Champions | Orario, probabili formazioni e dove vedere in tv e streaming proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Dalla Cisgiordania alla Guinea, Vincenzo Alberto Annese esporta calcio e importa vita

Ho iniziato a leggere questo libro mentre in tv trasmettevano Roma-Real Madrid, nella città caput mundi, i giallorossi sfidavano la squadra di calcio per eccellenza, i Galácticos, nella competizione più ricca e importante del mondo. Palcoscenico e protagonisti di prim’ordine per il nostro calcio che non mi hanno impedito però di azzerare l’audio per leggere pagine che raccontavano un altro pianeta di questo sport, un altro mondo che, forse, a livello tattico va guidato allo stesso modo di quello dorato di Gasperini e Mourinho ma che per tutto il resto è da costruire e conoscere giorno per giorno. Il libro che avevo tra le mani è L’allenatore del mondo scritto da Vincenzo Alberto Annese per SEM libri e uscito la prima settimana di ottobre.

Annese, ve lo spiego in maniera riduttiva, è un allenatore giramondo. Lo si potrebbe dire di tantissimi, anche e soprattutto degli italiani che da un trentennio a questa parte saltano da una panchina all’altra per “esportare calcio”. Vincenzo Alberto Annesse ha esportato il suo sogno ogni volta che ha cambiato Paese, attraversato frontiere (a volte con difficoltà legate ai visti), cambiato emisfero e fuso orario senza mai perdere la bussola. L’amore per il calcio l’ha portato praticamente in tutti i continenti: dai paesi baltici all’Armenia, dal Kosovo al Ghana, le non semplici esperienze in Palestina e Afghanistan e poi ancora in Indonesia, India, Nepal, Belize e Burkina Faso.

Non è entrata in questo libro ma è già iniziata la nuova vita di questo quarantaduenne pugliese, arrivato alla soglia del professionismo da calciatore ma frenato da problemi fisici che, da allenatore, non si lascia frenare quasi da nulla. Il suo nuovo mondo è la Guinea Equatoriale dove porterà ancora una volta le sue idee, i suoi studi, la sua formazione calcistica ma non solo. È proprio questo il punto, occuparsi di calcio in questi luoghi comporta troppo di più che tracciare dei segni sulla lavagna e sedersi in panchina la domenica. L’intervista cattivella dopo una pesante sconfitta o il rischio esonero sono una passeggiata di salute se a pochi metri dal campo di calcio hai visto fame, sete, miseria, disperazione, guerra, violenza, checkpoint e armi.

Prima ancora che vincere una partita, la vera impresa è imbastire una squadra in assenza di tutto ciò che si dà per scontato, per primi i giocatori sempre pronti a cambiare casacca per una manciata di denaro in più o, a volte, anche il campo su cui giocare, irraggiungibile per mancanza di risorse economiche o non omologato.

Le difficoltà fortificano è il messaggio che trasmette Annesse che, in poche righe a metà del libro, forse inconsciamente, ribalta il senso vero del suo vivere su questi campi: “L’Africa mi aveva costretto a rivedere parecchie convinzioni, e l’idea di lavorare in Cisgiordania mi sembrava un modo per continuare lo stesso percorso di crescita, anche calcistica”. In quel “anche” c’è il capovolgimento della prospettiva, la crescita umana di questo girovagare va oltre il calcio. Seppur il fattore umano nello spogliatoio e in società sia fondamentale, Annese ha capito che il calcio era il passe-partout per abbracciare culture, tradizioni, cibi, religioni e costumi diversi. Contraddizioni e odio ma anche magnifica bellezza, di luoghi e persone, meditazione, preghiera, spiritualità profonda o anche spiritismo, robe che ti fanno credere anche se non vorresti.

Annese esporta calcio ma importa vita e il suo bagaglio personale è sempre più pieno. Lo zaino che porta in spalla nasconde qualcosa di circolare, un pallone da calcio sarebbe il primo pensiero, ma secondo me, ci sta dentro un mondo intero.

L'articolo Dalla Cisgiordania alla Guinea, Vincenzo Alberto Annese esporta calcio e importa vita proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌