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Poliziotto trova un uomo morto durante un controllo di routine, si spaccia per lui, si trasferisce nella sua villetta e ci vive per anni indisturbato: arrestato in Florida

Un agente della polizia di Lauderhill, in Florida, è finito al centro di uno scandalo senza precedenti: Brian Louis Sguros, 35 anni, è stato arrestato questa settimana dalle autorità della contea di Broward con l’accusa di furto d’identità ai danni di un uomo deceduto. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Sguros avrebbe sottratto l’identità di Dennis West, un uomo che lo stesso agente aveva rinvenuto senza vita nel corso di un normale controllo di routine. Lo riporta BBC News.

L’uomo si sarebbe poi trasferito nell’abitazione del defunto, una villetta a due piani situata nel sud della Florida, provvedendo persino a ristrutturarla. Stando alle autorità, Sguros avrebbe vissuto indisturbato in quella casa per diversi anni prima di essere scoperto. L’agente, attualmente sospeso dal dipartimento di polizia di Lauderhill, non ha rilasciato dichiarazioni in merito alle accuse che gli vengono contestate.

Nel 2022 la polizia era stata chiamata per verificare le condizioni di un residente di 71 anni. Sguros era intervenuto come supporto agli agenti incaricati del controllo. Quando ha trovato West morto per cause naturali, avrebbe “ideato un piano complesso per ottenere il controllo dell’abitazione”, ha dichiarato l’ufficio dello sceriffo della contea di Broward in un comunicato.

Secondo gli investigatori, Sguros avrebbe detto all’ufficio del medico legale di essere un amico di West, ma le autorità non hanno trovato alcun indizio che i due si conoscessero. Dai documenti del tribunale risulta che l’agente compare nelle riprese delle bodycam durante il controllo e che non sembrava avere alcun rapporto pregresso con l’uomo.

Avrebbe inoltre riferito al medico legale che West non aveva parenti in vita, circostanza che le autorità definiscono anch’essa falsa. Sguros fece poi cremare il corpo di West, secondo la CBS.

Stando a un’indagine congiunta dell’ufficio dello sceriffo e dell’ufficio del perito immobiliare della contea di Broward, Sguros ha preso possesso della casa nell’agosto 2022 e vi si trasferito. Le autorità sostengono che nel 2025 abbia presentato all’ufficio del perito immobiliare dei documenti in cui dichiarava che il possesso risaliva ad agosto 2022.

Secondo i documenti giudiziari, Sguros ha dichiarato di aver preso possesso dell’immobile perché era in condizioni pericolose e voleva evitare che venisse occupato abusivamente. Pagava le utenze intestate al defunto e aveva richiesto un permesso per sostituire porte e finestre esterne, per un costo di circa 7.400 dollari. Secondo l’ufficio dello sceriffo, ha sostenuto di aver aumentato il valore della proprietà, spendendo oltre 214.000 dollari per la casa.

(Foto @Broward County Sheriff’s Office)

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Lo scienziato citato nel Nobel per la Fisica: “Dopo 2300 candidature non trovo lavoro, neanche per preparare polpette”

Le sue ricerche vengono citate dal comitato per il Nobel, è laureato con lode alla Rice University, ha un dottorato in ingegneria chimica, ma nessuno vuole assumerlo. Jack Weis ha 30 anni, è uno scienziato con un curriculum invidiabile, ma è costretto ancora a vivere nel seminterrato di suoi genitori. Da quando ha conseguito il dottorato di ricerca all’Università di Princeton, ha inviato oltre 2.300 candidature, ma dopo due anni non ha ancora trovato lavoro, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal. Si è anche proposto a un’azienda che cercava figure da impiegare nella preparazione di polpette di granchio surgelate. Ma anche in questo caso, nulla da fare.

La sua storia è un caso eclatante che però rappresenta bene la stagnazione del mercato del lavoro americano, in particolare per i giovani laureati o con un titolo di studio superiore. Sebbene il tasso di disoccupazione complessivo rimanga basso, le nuove opportunità di lavoro sono sempre più limitate, rendendo difficile per i disoccupati trovare un posto nell’economia. Le prime candidature di Weis erano per posizioni di ricerca scientifica per aziende e programmi di ricerca post-dottorato nei laboratori nazionali. Dopo aver ricevuto una serie di “no”, lo scienziato ha ampliato la sua ricerca all’ingegneria del software e ad altri settori.

Anche per fare l’addetto alla preparazione di cibi, Weis ha ricevuto diversi no e per questo è costretto a vivere ancora nel seminterrato, come un adolescente. La sua ricerca sulla formazione del ghiaccio e sulle interazioni molecolari è stata citata dal Comitato per il Nobel nell’assegnazione del Premio per la Fisica del 2024. “Non avremmo mai immaginato che potesse avere dei problemi. È più intelligente di me, sa esprimersi meglio di me. Possiede una conoscenza enciclopedica della storia”, ha affermato il padre, il professor John Weis. Dopo vari tentativi, in ambiti diversi, anche demansionando il suo livello di conoscenza e competenza, si è iscritto al Law School Admission Test: se come scienziato non riesce a trovare lavoro, si augura possa andargli meglio come avvocato.

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“Quando assumo droghe vado fuori di testa. Mi assale la rabbia e l’unica cosa a cui penso è uccidere, uccidere, uccidere. In quei momenti divento il diavolo”: parla il killer col sorriso del Joker Wade Wilson

“Il bel diavolo: il killer dal fascino letale” disponibile su Paramount+ si pone una domanda: come può un uomo accusato di due brutali omicidi trasformarsi in un fenomeno virale e conquistare migliaia di fan? La docuserie in tre episodi ricostruisce il caso di Wade Wilson, condannato per gli omicidi di Kristine Melton e Diane Ruiz in Florida. Viene analizzato il sorprendente culto online nato intorno alla sua figura durante il processo.

Attraverso testimonianze, interrogatori, bodycam e materiale d’archivio, la serie ripercorre i crimini e il processo, esplorando allo stesso tempo l’ossessione del pubblico per il suo aspetto, i tatuaggi e la sua immagine da “bad boy” col il sorriso del Joker.

Attraverso filmati d’archivio e testimonianze dirette, la docuserie dà voce anche a Mila Montanez, ex compagna di Wilson, e Allie Williams, sua fidanzata durante la prima parte della detenzione, oltre a familiari delle vittime, investigatori e persone coinvolte nel caso. La docuserie indaga così il lato più oscuro della fascinazione contemporanea per il true crime: quando il criminale diventa una celebrity e le vittime rischiano di scomparire dietro la sua fama.

“Il bel diavolo: il killer dal fascino letale” mostra anche alcune delle dichiarazioni choc del killer: “Quando assumo droghe vado fuori di testa. Mi assale la rabbia e l’unica cosa a cui penso è uccidere, uccidere, uccidere. In quei momenti divento il diavolo”.

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Dopo la morte del marito in Vespa a Trieste era risalita in sella per fare il giro del mondo da sola: Sandra Carozzi muore a 63 anni in Cina, nel giorno in cui avrebbe festeggiato 10 anni di nozze con Mario

Prima il marito, poi lei. Entrambi in sella a una Vespa, entrambi lungo la strada di un sogno rimasto a metà. Sandra Carozzi, 63 anni, triestina, è morta il 15 ottobre in Cina, nella provincia del Sichuan, mentre portava avanti da sola il giro del mondo che aveva immaginato con Mario Pecorari, scomparso nel 2024 a 70 anni. Lo riporta Il Corriere della Sera.

Carozzi era partita da Trieste l’8 giugno, con la sua Vespa PX150 e un diario di viaggio con scritto “Mario e Sandra in viaggio“. Secondo le prime ricostruzioni, il giorno dell’incidente il suo scooter si sarebbe scontrato con una bicicletta che viaggiava nella stessa direzione. Sandra ha perso il controllo ed è finita fuori strada. Portata in ospedale, non ce l’ha fatta. La dinamica è ancora da chiarire e la notizia è arrivata a Trieste solo quattro giorni dopo.

Cinque giorni prima, a Xi’an, era davanti all’esercito di terracotta. Il 10 ottobre ricorreva il decimo anniversario di nozze e lei aveva dedicato a Mario foto e parole: “Ti sarebbe piaciuto sai amore! Volevo brindare con te! Abbracciarti e dirti ti amo! Ma non ci sei! Un giorno ci incontreremo di nuovo e non ci lasceremo mai più!”.

Mario era morto il 26 maggio 2024 in piazza dei Volontari Giuliani, a Trieste: aveva perso il controllo della Vespa schiantandosi contro un cassonetto. Sandra, che lo seguiva, aveva assistito alla scena senza poter intervenire. Eppure era risalita in sella.

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Airbnb cambia le regole: niente più lenzuola da togliere, piatti da lavare o lavatrici da avviare prima del check-out

Andate spesso in vacanza in appartamento con Airbnb? Ebbene, non dovrete più occuparvi di togliere le lenzuola dal letto prima di partire. E non solo. Airbnb mette un limite alle faccende che gli host possono chiedere agli ospiti, dalle lenzuola da togliere ai rifiuti da portare fuori dalla proprietà. Le nuove disposizioni si applicheranno alle prenotazioni effettuate dal 20 novembre 2026, non indistintamente a tutti i soggiorni da quella data.

In poche parole: lasciare un minimo di ordine sì, occuparsi del lavoro di chi prepara la casa per il cliente successivo no. Negli esempi pubblicati dalla piattaforma, lavare e riporre le stoviglie, avviare una lavatrice e sfilare le lenzuola dal letto rientrano tra le richieste generalmente non consentite. Si potrà invece chiedere di mettere i piatti usati nel lavello, raccogliere gli asciugamani e separare i rifiuti nei contenitori interni. Anche spegnere l’aria condizionata prima di uscire resta una richiesta ammessa.

Non finisce qui, perché gli host non potranno più lasciare sul tavolo di casa messaggi o cartelli con nuove istruzioni. Regole e richieste dovranno comparire nell’apposita sezione dell’annuncio al momento della prenotazione. Sono previste eccezioni legate al contesto locale, per esempio per risparmiare acqua durante una siccità. Agli host che insistono con richieste non conformi potranno arrivare avvertimenti e, se la violazione continua, una segnalazione visibile nell’annuncio o una riduzione della sua presenza nei risultati di ricerca.

Le spese di pulizia, però, restano: servono a coprire gli interventi ordinari tra una prenotazione e l’altra. E gli ospiti dovranno comunque evitare di lasciare l’alloggio in condizioni tali da richiedere pulizie straordinarie. Insomma, avere cura della casa in cui si soggiorna sì; ritrovarsi a fare il turno delle pulizie prima del check-out, no.

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Prete muore durante la messa in diretta social: un grande crocifisso di legno appeso alle sue spalle si stacca e lo colpisce alla testa

Il sacerdote Patricio Alfredo Sánchez Molinari è morto dopo che una pesante croce gli è caduta addosso durante una messa nella chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, a Guayaquil, in Ecuador. La celebrazione era trasmessa in diretta sui social, quindi l’incidente è stato ripreso in tempo reale.

La tragedia risale alla sera di sabato 17 ottobre. Nel video si vede il sacerdote davanti all’altare, a metà della funzione, mentre un grande crocifisso di legno appeso alle sue spalle si stacca e lo colpisce alla testa. Secondo alcuni media locali, la croce si sarebbe staccata dalla parete mentre un fedele leggeva le preghiere dei fedeli e il religioso sarebbe morto sul colpo. Altre ricostruzioni dicono invece che la croce è caduta dopo l’omelia, quando la celebrazione eucaristica era già proseguita. I fedeli presenti hanno provato a soccorrerlo, mentre la diretta continuava a trasmettere.

Sánchez Molinari aveva 53 anni, era originario di Cuenca e apparteneva alla Congregazione del Santissimo Redentore, i redentoristi. Era parroco della chiesa dove è avvenuto l’incidente. Secondo la stampa ecuadoriana, il giorno prima la diocesi gli aveva fatto gli auguri per l’anniversario di ordinazione sacerdotale.

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“Hanno perso il controllo e lo hanno lasciato cadere, si è rotto vicino all’Antartide”: danneggiato il mappamondo di Eisenhower che Pete Hegseth voleva nel suo ufficio

Il segretario della Difesa (e della Guerra, così come è stato ribattezzato da Donald Trump) Pete Hegseth avrebbe voluto nel proprio nel suo studio al Pentagono uno storico mappamondo, che risale ai tempi di Eisenhower, generale a cinque stelle dell’esercito statunitense ai tempi della seconda guerra mondiale e poi presidente degli Stati Uniti dal 1953 al 1961.

Quel mappamondo è stato però danneggiato per via di un improvvido spostamento realizzato dallo stesso staff del segretario della Difesa, come ha documentato con tanto di foto il Washington Post. Al Pentagono, infatti, venivano conservati due mappamondi da terra utilizzati dal generale Eisenhower nel corso del secondo conflitto mondiale.

A colpire Hegseth sarebbe stato il valore storico di questi mappamondi e da qui sarebbe nato il desiderio di averne uno all’interno del proprio studio. In particolare il suo staff – non è chiaro se dietro una precisa richiesta del segretario della Difesa o per la volontà di un altro funzionario del suo ufficio – ha deciso di tentare di spostare il mappamondo che ha un diametro di 76 centimetri.

Per trasportare oggetti di questo tipo normalmente l’iniziativa viene affidata a dei curatori specializzati, che realizzano l’opportuno imballaggio e la documentazione necessaria per effettuare lo spostamento. Il coinvolgimento gli esperti del Centro di storia militare dell’esercito americano è stato però accantonato quando la loro attività è stata sospesa dalla parziale chiusura delle attività governative, provocata dallo stallo sulle politiche migratorie dell’amministrazione Trump.

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“Mi sono fatto, mi sono sballato, mi sono ridotto in condizioni pietose e mi sono iniettato sostanze. Ho fumato crack e ho provato ogni tipo di droga immaginabile”: lo rivela Eric Dane

Nel suo libro di memorie intitolato “My Book of Days: A Memoir in Moments“, Eric Dane ha ripercorso con estrema sincerità gli anni bui della sua lotta contro la tossicodipendenza, vissuta nel corso dei suoi vent’anni.

“La tossicodipendenza la definisco il mio ‘periodo buio’. Facevo provini per alcuni ruoli, ne ottenevo anche qualcuno, ma soprattutto mi drogavo”, ha dichiarato l’attore, celebre per la sua interpretazione del “Dottor Bollore” (il chirurgo Mark Sloan) in “Grey’s Anatomy”, in un passaggio del volume anticipato dalla rivista People.

“Mi sballavo, mi stordivo, mi riducevo in condizioni pietose; mi iniettavo sostanze, le fumavo, ho provato ogni tipo di droga immaginabile”, ha raccontato, elencando poi la lunga e sconcertante serie di sostanze di cui ha fatto uso.

“Ecco un elenco parziale: alcol, marijuana, acidi. Eroina. Cocaina. Funghi allucinogeni. Mescalina. Metanfetamina. Crack. Antidolorifici. Manciate di antidolorifici. Secchiate di antidolorifici. Vicodin, Percocet, OxyContin… Insomma, tutto ciò che si poteva trovare sul mercato”, ha scritto Dane.

Poi ha aggiunto: “Tutte le benzodiazepine. Xanax. Valium. Tutti i miorilassanti. Tutti gli stimolanti. Adderall. Ritalin. Non credo ci sia una droga che io non abbia provato”.

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Attacco in Cisgiordania: feriti 6 soldati israeliani, uccisi 2 assalitori. Idf: “Volevano fare strage di civili sull’autostrada 35”. Netanyahu chiude i Territori: “Lockdown totale”

“Ho ordinato alle Israel Defense Forces e alle forze di sicurezza di imporre immediatamente un coprifuoco sulla città di Hebron e di prepararsi a un lockdown totale su tutta la Giudea e Samaria a partire da oggi”. E’ il post su X con il quale Benjamin Netanyahu ha annunciato il blocco totale della Cisgiordania dopo una sparatoria avvenuta questa mattina. Il primo ministro ha ordinato al suo partito, il Likud, di annullare tutti gli eventi politici previsti per la mattinata. Martedì 27 ottobre Israele torna alle urne per le elezioni parlamentari.

Questa mattina l’esercito israeliano e fonti mediche israeliane hanno riferito che un conflitto a fuoco durato oltre 20 minuti nei pressi dell’incrocio di Yehuda, vicino a Hebron, ha causato la morte di due uomini armati e il ferimento di almeno 6 soldati israeliani, due dei quali in modo grave. Secondo Al Jazeera alcuni palestinesi, a bordo di un’auto con targa israeliana, avrebbero aperto il fuoco contro i soldati nei pressi di un posto di blocco militare, uno dei tanti che circondano Hebron. Dopo una breve caccia all’uomo, l’esercito israeliano ha dichiarato di aver ucciso due palestinesi. Le vittime sono state identificate come Mohammad Jaaba e Firas Jaaba, entrambi residenti a Hebron e di 27 anni. I due appartenevano alla stessa famiglia, sebbene il loro esatto grado di parentela rimanga poco chiaro. L’Idf ha imposto un blocco a Hebron e a diversi villaggi della zona. Secondo l’esercito, gli aggressori erano armati di un fucile M16 e di una pistola.

La dinamica dell’attacco. Intorno alle 7:30, hanno ricostruito le forze di sicurezza, una task force del Comando del Fronte Interno stava effettuando un controllo stradale di routine (“check-post”) alle porte di Hebron. I due terroristi sono arrivati a bordo di un’auto. Quando si sono resi conto che non avrebbero potuto superare il blocco per raggiungere la Route 35 – un’importante arteria stradale percorsa da civili israeliani – hanno cambiato piano, decidendo di colpire direttamente i militari sul posto.

I due, ricostruisce ancora l’Idf, sono scesi dall’auto armati di un fucile automatico M4 e una pistola. Sfruttando i ripari offerti dagli edifici vicini, hanno aperto il fuoco contro il checkpoint. Ne è nato un violento scontro a fuoco durato oltre 20 minuti, nel quale alcuni militari sono rimasti feriti. La situazione si è sbloccata grazie all’intervento dei comandanti di settore e di un’unità di paracadutisti della zona adiacente: i rinforzi hanno aggirato i terroristi, uccidendoli entrambi al termine del conflitto.

Le perquisizioni successive hanno rivelato che l’auto dei terroristi era piena di munizioni, inclusa un’intera cassa di proiettili. Secondo gli inquirenti l’obiettivo originario della cellula era raggiungere la Route 35 per compiere un massacro tra i civili. Il piano della strage è fallito solo grazie alla presenza del posto di blocco temporaneo.

L’intelligence israeliana ha precisato che non c’erano avvisi specifici per quel checkpoint, ma l’allerta era già massima a causa di un periodo di forti tensioni legato alla stagione della raccolta delle olive e alle imminenti elezioni. “Sapevamo che avrebbero tentato di fare attentati in vista del voto”, ha confermato un alto ufficiale. Ora le indagini dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interna, si concentrano sulla matrice dell’attacco: si cerca di capire se si sia trattato di una cellula locale o se i due abbiano agito per conto di organizzazioni più grandi o attori esterni.

Il portavoce dell’Idf ha comunica che i soldati stanno effettuando “operazioni offensive antiterrorismo nell’area di Hebron, posta sotto blocco di sicurezza, e in altre aree. I militari stanno operando all’interno delle abitazioni dei terroristi e di altri sospettati”. L’Idf riferisce inoltre di aver effettuato decine di operazioni nel corso della settimana in tutta la Cisgiordania, “arrestando circa 70 ricercati, tra cui individui affiliati a Hamas e Jihad islamica, nonché soggetti che incitavano contro lo Stato di Israele e i soldati. Sono state rinvenute decine di armi, tra cui fucili M16, mitra di tipo Carlo e quattro ordigni esplosivi”.

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Regno Unito, il governo ai cittadini: “Scorte di tre giorni, contanti e una radio FM sempre con voi”

L’appello del ministro della Difesa Wes Streeting per la campagna “Be Ready”, per essere pronti in caso di attacchi cyber devastanti, calamità naturali, terrorismo di stati stranieri, fino a un possibile conflitto: “Sono le nuove sfide quotidiane. La minaccia per la sicurezza...

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“Ero visibilmente eccitato quando ho ballato e cantato con Jennifer Lopez”: Pitbull fa una confessione piccante

Pitbull rivela il retroscena della celebre foto virale che lo ritrae al fianco di Jennifer Lopez, svelando un aneddoto inedito sulla loro collaborazione artistica. Il rapper cubano-americano ha raccontato come la popstar abbia introdotto un particolare movimento scenico direttamente durante l’esibizione dal vivo di “On the Floor” agli American Music Awards del 2011, sorprendendo tutti senza alcuna anticipazione in sede di prove.

Pitbull ha speso parole di grande ammirazione per la straordinaria carriera di Lopez, arrivando persino a lanciare una proposta ambiziosa: vedere Jennifer Lopez e Shakira condividere nuovamente il palco insieme, questa volta in una futura edizione del Super Bowl da tenersi a Miami.

Come riporta People Pitbull ha detto: “È stata, all’epoca, una benedizione e un onore assoluto poter lavorare con Jennifer Lopez. Per tutto ciò che ha realizzato nella sua carriera, per come è partita dal basso arrivando ai traguardi che continua a raggiungere e per il successo di cui gode ancora oggi”.

Poi ha aggiunto una chicca sulla famosa performance: “C’è un aneddoto curioso a riguardo… Circola una foto che ritrae me e Jennifer durante una cerimonia di premiazione. Ebbene, durante le prove, Jennifer non aveva fatto un certo movimento che invece ha eseguito durante lo show. Quando l’ha fatto, ne sono rimasto… diciamo visibilmente ‘colpito’. Ecco spiegato il senso di quella foto, se capite a cosa mi riferisco”.

(Frame Video @YouTube American Music Awards)

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Lasciano i figli di 13 e 16 anni da soli in alta montagna senza controllare che il rifugio sia aperto: i ragazzi restano fuori al freddo e vengono salvati dal Soccorso Alpino

È sabato 17 ottobre quando una famiglia tedesca, in vacanza a Dobbiaco, si mette in cammino per un’escursione in montagna. A un certo punto i genitori decidono di rientrare a valle, mentre i due figli di 13 e 16 anni proseguono da soli: sono abituati al trekking e il programma è raggiungere il Rifugio Bonner, a 2.340 metri di quota, così da poter trascorrere lì la notte e scendere il giorno successivo.

Il problema è che nessuno ha verificato prima della partenza se il rifugio fosse aperto. Dopo aver affrontato oltre mille metri di dislivello, i due ragazzi arrivano a destinazione e trovano la porta chiusa: la struttura aveva terminato la stagione da più di una settimana.

A quel punto tornare a valle, al buio e dopo la lunga salita, diventa complicato. I fratelli decidono quindi di rimanere all’esterno del rifugio, ma non hanno un abbigliamento né un equipaggiamento adeguati per trascorrere la notte a quella quota, mentre le temperature scendono rapidamente. Uno dei due comincia a stare male, con nausea e crisi di vomito, e i ragazzi contattano i genitori.

Intorno all’una di notte viene dato l’allarme alla Centrale provinciale d’emergenza. I tecnici del Soccorso Alpino dell’Alta Pusteria raggiungono il Rifugio Bonner e trovano entrambi i giovani in stato di ipotermia. I due vengono recuperati e affidati ai sanitari, che li trasportano all’ospedale di San Candido per gli accertamenti e le cure necessarie.

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Allerta a Milano, Roma e Torino per le proteste. Perquisizioni della Digos in 18 città: “A Bari folto gruppo di minori preparava saccheggi a negozi”

È una vigilia di tensione in Italia in vista delle manifestazioni annunciate per sabato. Allerta altissima a Milano, Torino e Roma dopo la guerriglia urbana nel capoluogo lombardo della scorsa settimana che ha visto protagonisti bande di giovani (tanti minori) incappucciati. La Digos ha effettuato perquisizioni in 18 città italiane a seguito delle manifestazioni del 17 e del 18 ottobre. Su delega dell’autorità giudiziaria e di iniziativa, la polizia ha eseguito una serie di perquisizioni domiciliari e personali a carico di circa 100 persone, di cui 51 minorenni, identificati nei gravi disordini. Le perquisizioni sono state eseguite ad Arezzo, Bari, Bergamo, Bologna, Bolzano, Como, Firenze, Genova, Lodi, Napoli, Pescara, Padova, Cremona, Verbania, Aosta, Monza, Varese, Verona.

Anche al Sud l’attenzione è molto alta. Perquisizioni e interrogatori sono in corso dalle prime ore dell’alba in tutta la provincia barese nell’ambito di una vasta operazione della Polizia, con il coordinamento della Dda e della Procura per i minori di Bari. Secondo l’ipotesi investigativa “un folto gruppo di giovani e giovanissimi era pronto a colpire e saccheggiare, sull’onda di quanto accaduto lo scorso fine settimana a Milano, diversi negozi” del centro di Bari.

Gli inquirenti ipotizzano reati di istigazione a delinquere finalizzata alla devastazione e saccheggio, con finalità di terrorismo e la detenzione di armi, munizioni ed esplosivi. La Digos di Bari – fa sapere la Questura in una nota – ha “costantemente monitorato i principali social attraverso i quali i giovanissimi stavano organizzandosi per colpire, a partire dal pomeriggio di oggi, i negozi dell’alta moda italiana ed internazionale, oltre a negozi sportivi e di elettronica ubicati nel centro città”, in particolare in via Sparano, via Melo, via Argiro e Corso Vittorio Emanuele, che sono le principali strade dello shopping barese. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, inoltre, i giovanissimi erano in procinto di procurarsi armi, materiale esplodente e arnesi da scasso, da utilizzare anche nei confronti delle forze dell’ordine.

Livello di vigilanza molto alto, pertanto, in tutta la penisola. A Milano i negozi del lusso di via Monte Napoleone si preparano al weekend, con il timore di nuovi scontri e atti di danneggiamento. In alcuni esercizi commerciali ci si sta preparando a installare pannelli di compensato sulle vetrine, con l’obiettivo di attutire eventuali colpi e limitare il rischio di rottura dei vetri.

Gli scontri di sabato e domenica scorsi hanno colto di sorpresa anche i veterani dei disordini di piazza, cioè le ali più dure di antagonisti, centri sociali e anarchici. E negli ultimi giorni si sta assistendo – rilevano fonti di sicurezza – ad iniziali tentativi di salire sul carro dei nuovi contestatori da parte degli storici protagonisti degli scontri urbani. E le manifestazioni annunciate per domani costituiranno un banco di prova per verificare eventuali saldature tra le diversi componenti della protesta violenta. Un’analisi di quello che si muove in questo ambito e dei possibili sviluppi è stata fatta dal direttore dell’Aisi, Bruno Valensise, ascoltato per oltre tre ore dal Copasir.

La saldatura dei diversi fronti viene considerata come possibile, anche se gran parte dei giovanissimi di sabato scorso si sono mossi non per ragioni ideologiche. Per questo è importante ciò che accadrà nelle prossime ore, quando sono convocate manifestazioni in tante città. Anche il Movimento 17 ottobre ha dato appuntamento per le 15 in luoghi simbolo di Bologna (piazza Nettuno), Milano (piazza Duomo), Torino (piazza Castello), Roma (Circo Massimo), Firenze (piaza Santa Maria Novella), Padova (piazza Mazzini), Bari (piazza Umberto I) e Genova (piazza De Ferrari), per una “mobilitazione permanente contro il governo dei padroni”. Allerta alta a Milano come anche nella Capitale, dove si svolgerà la manifestazione nazionale per la pace “Fuori l’Italia dalla guerra“, a cui sono attesi circa 10mila partecipanti, con appuntamento alle 14 in piazza della Repubblica. La mattina a Roma sfileranno anche gli studenti di destra con lo slogan ‘Sblocchiamo tutto’. Tra le mobilitazioni in programma, a Torino movimenti e studenti scenderanno in piazza al grido “Noi la guerra non la paghiamo” e sempre per la pace si manifesterà anche a Padova e Bari.

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“Mi sentivo bella, sexy, camminavo a tre metri da terra prima dello tsunami dei commenti sui social. Ora non più”: Noemi Bocchi racconta

Lo ha detto e ripetuto più volte, Noemi Bocchi: a Ballando con le Stelle non vuole essere considerata soltanto la compagna di Francesco Totti. “Voglio ritrovarmi un po’. Voglio far capire a chi mi guarda che tutto quello che hanno letto su di me non è vero”, aveva spiegato la flower designer nelle prime puntate.

Ora, durante l’appuntamento con Ballando Segreto, Bocchi ha raccontato di alcune insicurezze arrivate proprio insieme alla storia d’amore con l’ex Capitano della Roma. Quando Milly Carlucci le ha chiesto se, guardandosi allo specchio, si renda conto di essere una donna bella e sexy, la risposta è stata netta: “Ora no, ma questa è la scia di questi anni. Mi sentivo bella, sexy, camminavo a tre metri da terra prima dello tsunami di commenti. Immaginate di credere in voi stessi e poi il giorno dopo tutti che ti trovano difetti, tutti i giorni. Anche se sei la persona più sicura del mondo ti colpisce”.

I commenti social, l’astio dei leoni da tastiera, i pareri non richiesti lasciati sotto i post dei personaggi noti: è da lì, racconta, che sono nate nuove insicurezze. Ma Bocchi dice di avere trovato proprio a Ballando una strada per tornare a stare meglio con sé stessa: “Questa esperienza mi sta aiutando a tornare a essere quella che ero. Tutto quello che c’era prima ora sta pian piano tornando”.

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Piero Pelù: “Andare avanti a botte di Decreti sicurezza non risolverà nessun problema. Se i giovani hanno qualche cosa da dire vanno ascoltati e non repressi”

Piero Pelù, a margine della consegna del premio Amnesty international a Firenze, ha risposto a una domanda sulle mobilitazioni studentesche e giovanili di questi giorni.

“Se i giovani hanno qualche cosa da dire vanno ascoltati e non repressi. – ha detto – Che siano istanze di voglia di studiare o di volersi sentire semplicemente vivi o cittadini di questo paese. Naturalmente andare avanti a botte di Decreti sicurezza non risolverà nessun problema, anzi non farà altro che aumentare le divisioni e creare divisioni è criminale”

“Ho figlie e nipoti e quindi mi rendo conto benissimo che quando loro non si sentono ascoltati, allora è lì che scattano i meccanismi di ribellione, più o meno incosciente. Quindi bisogna sempre tenere alto il livello di comunicazione con i giovani. Sto seguendo le pagine degli istituti superiori di Firenze”, che in questi giorni hanno occupato oltre una decina di istituti, “vedo gli interventi dei ragazzi che annunciano scioperi, manifestazioni. E sono tutti ragazzi estremamente lucidi, attenti e e che hanno bisogno di essere ascoltati. Ma non solo a voce – aggiunge – devono essere ascoltati con i fatti”.

Fatti che sono “il diritto allo studio, il diritto a potersi mantenere fuori sede. Sono cose fondamentali per il futuro di questo Paese che si sta spopolando perché le nuove generazioni se ne vanno in giro per l’Europa dove hanno trattamenti infinitamente migliori di quelli che offre l’Italia. E questa è una tendenza che qualsiasi governo deve deve prendere in considerazione”, altrimenti, “saremo un Paese di persone anziane, dove, tra l’altro, nessuno pagherà per le nostre pensioni”.

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“Mi sono dovuta operare per un basalioma. Ho avuto una diagnosi sbagliata e ho perso tanto tempo. Era diventato molto grande”: Rita Rusic racconta il tumore alla pelle da poco rimosso

Una bandana indossata non per questioni di moda, ma per coprire la cicatrice dopo un piccolo intervento. Questo è quello che ha spiegato Rita Rusic a “La volta buona” nel corso della puntata di giovedì 22 ottobre, quando ha raccontato il motivo della bandana che aveva già indossato nel corso di un’altra sua ospitata nel programma di Caterina Balivo.

“Ho fatto un intervento perché avevo un piccolo rigonfiamento in fronte. Mi sono fatta vedere e mi hanno dato una medicina per curarlo. Ma non era quello” ha spiegato Rusic, a cui inizialmente dunque non era stata prescritta la giusta cura. Durante una visita a cui Rusic aveva accompagnato un’amica, un medico le ha fatto però capire che non si stava curando nel modo giusto.

“No, non è questo. Si vuole fare vedere da un dermatologo che le dico io?” le disse allora il medico. Rusic così, andando dal dermatologo indicatole, ha scoperto di avare un basalioma. “Un basalioma è un tumore maligno circocritto, così mi sono dovuta operare. Avendo avuto però una diagnosi sbagliata, ho perso tanto tempo ed era diventato molto grande” ha spiegato Rita Rusic.

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“Stefano De Martino è un ottimo ballerino. Perché la Rai non prende seriamente il Festival di Sanremo, perché lo umilia?”: Morgan scatenato alla Festa del cinema di Roma

Morgan a tutto tondo alla Festa del cinema di Roma, dov’è stato presentato il documentario sulla sua vita “Non importa dove”. In merito al prossimo Festival della musica: “Stefano De Martino direttore artistico del Festival di Sanremo? Lui è un ottimo ballerino. Io l’ho conosciuto come ballerino. Quando facevo ‘X Factor’ ogni tanto avevo dei balletti da fare e mi mandavano De Martino a insegnarmi. Insomma, è bravo come ballerino”.

“Sanremo esiste da solo – prosegue Morgan – Sanremo è un’istituzione che va al di là di chi temporaneamente transita lì dentro. Sanremo merita di più, merita molto di più, merita la musica. È l’unica cosa che gli manca ormai. Per il resto c’è tutto e ci sono tutti, ma manca la musica. Mi chiedo quindi: perché la Rai, lo Stato, come servizio pubblico non prende seriamente Sanremo? Perché lo umilia? Perché non hanno la capacità di capire che Sanremo è una cosa bella? Perché lo trattano così male? Io sono stanco di vederlo umiliato”.

Il discorso si è spostato poi sulle proteste di questi giorni da Nord a Sud: “Chi protesta in questi giorni anche per le strade, lo fa perché si tolgono i soldi alla gente e vengono usati per cosa? Per le armi, quando dovrebbero essere utilizzati invece per la scuola, per stipendi, per pensioni, per servizi”.

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Proteste tir, rimossi nella notte tutti i blocchi in Campania: lunghe file ai distributori di carburante riaperti

Ci vorranno anche diversi giorni per il ritorno alla normalità. Nella notte sono stati rimossi, nel Casertano e nel Salernitano, tutti i presidi degli autotrasportatori e degli agricoltori sulla rete autostradale in Campania. Sciolto dai manifestanti anche il blocco a Napoli, nella zona del varco Bausan e in via Argine, dove ha sede una delle due raffinerie della città. Le forze dell’ordine hanno infatti scortato il rifornimento dei distributori con una serie di volanti.

Ancora molti distributori di carburante mostrano il tutto esaurito mentre davanti alle pompe aperte si registrano lunghe file di automobili. In Campania si registra anche il lento il ritorno alla normalità per i supemercati, rimasti completamente vuoti di gran parte dei prodotti e per i quali ora ricomincia l’approvvigionamento.

Ieri la Commissione di Garanzia sugli scioperi ha chiesto la precettazione degli autotrasportatori. La Commissione, si legge infatti in una nota, “prende atto del senso di responsabilità e della collaborazione dimostrati da alcune sigle dell’autotrasporto” ma, rilevando che permangono “diffusi e persistenti blocchi stradali” “prolungando una criticità ormai insostenibile negli approvvigionamenti dei beni di prima necessità ha formalmente segnalato la situazione alle Autorità competenti affinché adottino le misure e i provvedimenti necessari a garantire l’immediata ripresa delle consegne dei beni di prima necessità e dei servizi essenziali per il Paese, ai sensi ” ai sensi dell’art. 13, comma 1, lett. f, della legge n. 146 del 1990″, al fine di garantire “a garantire l’immediata ripresa delle consegne dei beni di prima necessità e dei servizi essenziali per il Paese”.

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Trump e Netanyahu all’unisono alla vigilia delle elezioni: “Pronti a finire l’Iran”

Due appuntamenti elettorali fondamentali per il loro futuro, una retorica comune. Donald Trump e Benjamin Netanyahu si avvicinano alle elezioni negli Stati Uniti e in Israele tornando a mettere nel mirino l’Iran. “Ho risolto otto guerre e ne stiamo risolvendo altre due – ha premesso il capo della Casa Bianca nel corso di un comizio in Iowa -. Finiremo l’Iran molto presto. In un modo o nell’altro. Per me è quasi insignificante come”, ha proseguito il presidente repubblicano indicando ancora una volta il regime di Teheran come obiettivo militare – di una guerra che, stando ai sondaggi, i cittadini americani capiscono sempre meno – a pochi giorni dalle elezioni di medio termine del 3 novembre.

Nelle stesse ore in Israele Netanyahu ha dichiarato che l’alleato della Casa Bianca lo ha indicato come il leader più adatto a condurre fino in fondo la guerra contro gli ayatollah, e citando il recente sostegno espresso da Trump, ha riferito che il presidente americano ha chiarito di voler “portare a termine il lavoro” avendo lui, Netanyahu, come partner. A poche ore dall’apertura delle urne il 27 ottobre inoltre il capo del governo israeliano, riferisce Al-Jazeera, ha aggiunto che qualsiasi nuovo attacco da parte dell’Iran riceverà una risposta caratterizzata da “una forza e una potenza che non riescono nemmeno a immaginare“, utilizzando una retorica che fin dall’inizio della guerra il 28 febbraio ha in comune con il tycoon.

Ieri il New York Times aveva riferito che Washington e Tel Aviv hanno messo a punto nuovi piani per attaccare l’Iran subito dopo le elezioni di metà mandato. I dettagli dei nuovi raid sono ancora in fase di elaborazione, ma sarebbero già stati individuati i bersagli da colpire: dalle infrastrutture energetiche agli impianti nucleari, passando per l’arsenale di droni. Funzionari iraniani, ha riferito ancora il quotidiano, hanno pronosticato che Teheran potrebbe rispondere a nuovi raid “ampliando gli obiettivi al di là di navi commerciali e infrastrutture energetiche della regione” e mettendo nel mirino anche “centri di elaborazione dati e i cavi sottomarini per Internet“.

“Il messaggio dell’Iran è netto – scrive oggi il Wall Street Journal -: se gli Stati Uniti e Israele dovessero riprendere la loro campagna aerea, Teheran risponderà colpendo non solo basi e navi da guerra americane, ma anche aeroporti, condutture e altri obiettivi civili nei paesi vicini del Golfo Persico”. “Tali avvertimenti, scrive ancora il giornale, formulati sia pubblicamente che attraverso canali diplomatici riservati, mirano chiaramente a scoraggiare qualsiasi attacco mediante un linguaggio dai toni duri. Tuttavia, essi rappresentano anche una minaccia concreta: l’Iran dispone infatti di un consistente arsenale di missili e droni, oltre alla capacità di impiegarli”.

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