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© Photo Illustration by Meg Griffiths for The New York Times
- The Guardian - Europe
- ‘I wanted to change the stigma’: Nikita Hand on winning a civil rape case against Conor McGregor
‘I wanted to change the stigma’: Nikita Hand on winning a civil rape case against Conor McGregor
The popularity of Hand’s book Not the Perfect Victim is the latest twist in a story that puts the spotlight on how society responds to sexual assault allegations
Nikita Hand had a compelling reason to not pursue a civil rape case against Conor McGregor. She was, in her own view, an imperfect victim.
The day of the assault, she had been partying with alcohol and cocaine before contacting McGregor, who took her to a Dublin hotel.
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© Photograph: Patrick Bolger/The Guardian

© Photograph: Patrick Bolger/The Guardian

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Vi racconto la strategia italiana sull’Artico. L’analisi del gen. Di Somma
Il libro bianco sull’Artico del Cnr è una bellissima iniziativa e sarà una buona premessa per la seconda Conferenza che la sottosegretaria alla Difesa Rauti terrà il 29 ottobre. Li, in quell’occasione, il tema geopolitico sarà centrale: ovvero analizzare in maniera unitaria gli ambienti polari e, quindi, mettere nero su bianco una strategia più ampia e più unitaria su questi ambienti. Lo dice a Formiche.net il generale Carlo Di Somma, presidente del Comitato di Indirizzo Interforze per gli ambienti Artico, Sub-Artico e Antartide, a margine della Conferenza Nazionale Polare ideata e coordinata dal Cnr in collaborazione con Enea, Ingv e Ogs. Una tre giorni di analisi e riflessioni, per raccontare come l’Italia sia perfettamente consapevole di quanto questa regione del mondo rappresenti un quadrante strategico negli equilibri e come l’azione del governo sia intrecciata alle buone prassi dei soggetti coinvolti.

Artico, nuove rotte, scienza: come questi tre elementi si intersecano con gli obiettivi geopolitici italiani?
L’Italia è da sempre presente in loco, già con le antiche esplorazioni di fine ‘800 del Duca degli Abruzzi, poi con Umberto Nobile e le due missioni: il nord e dirigibile Italia. Fu una iniziativa importante dove parteciparono tutte le forze armate insieme alla ricerca scientifica. Per cui siamo presenti in quelle regioni in modo costante e sviluppiamo un’attività di osservazione e di ricerca che per la difesa è strategica. Conoscere vuol dire poter pianificare, quindi anche in un momento in cui non c’erano tensioni geostrategiche l’Italia ha potuto mantenere la consapevolezza di una conoscenza e di una preparazione delle proprie forze armate per poter operare in quelle regioni.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha più volte ribadito che la questione va affrontata nell’ambito Nato. Per cui come procedere oggi, dove l’attenzione e la conflittualità geostrategica stanno aumentando?
Diciamo che ci sentiamo di dover puntare ulteriormente la nostra attenzione su questo scenario, sempre in collaborazione con i partner europei e con la Nato. Le forze armate italiane partecipano a tutte le operazioni di deterrenza e insieme alla comunità agli alti dicasteri cerca di mantenere una presenza importante. Come giustamente lei diceva, le rotte sono diventate un tema primario, dopo l’arretramento dei ghiacci: per cui chiaramente cambieranno gli equilibri rispetto al passato e per noi è importante capire cosa succederà per organizzarci e per poter pianificare al meglio le nostre possibilità di intervento.
Materie critiche e cyber sicurezza: che cosa stiamo facendo e soprattutto che cosa potremo fare di più in Artico?
Sono temi centrali insieme all’altro dominio, quello cognitivo, perché vanno di pari passo e proprio l’attuale competizione geostrategica in quell’ambiente vede questi due domini particolarmente centrali. A quelle latitudini si avverte il rumore di fondo di cose che accadono nell’ombra, come gli attacchi alle strutture sottomarine: essi determinano la necessità di poter organizzarci al meglio per affrontare questo tipo di minacce. Ricordo che la difesa italiana, con l’iniziativa del Polo nazionale subacqueo, è molto all’avanguardia e questo punto di vista stiamo cercando di coprire quel gap tecnologico che al momento ci vede in difficoltà nell’intervenire tempestivamente e fare deterrenza per difendere le infrastrutture subacquee critiche. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, lo ha annunciato nel disegno di legge ad hoc: stiamo cercando di trovare delle strutture di governance che ci aiutino ancora di più ad essere efficaci a livello interforze ed Inter dicasteri, perché in quegli ambienti, con scenari altamente complessi, non si fa nulla da soli: o si collabora con il sistema Paese o non si riesce a gestire il tipo di minaccia.
Il libro bianco sull’Artico presentato dal Cnr in che maniera potrà inserirsi nell’azione del governo?
Il libro bianco è un documento operativo che darà attuazione a quella che è la politica nazionale in Artico quella che è stata presentata lo scorso gennaio dai ministri Crosetto, Tajani e Bernini, ampliandola nella parte dedicata all’Antartide e al cosiddetto terzo polo con una visione anche più estesa. Esiste un’idea molto sentita anche da parte nostra, di vedere la complessità in una maniera unitaria, anche se la situazione geostrategica è molto differente, ma per gli aspetti climatici di sicurezza e anche di cooperazione internazionale, di ricerca scientifica e tecnologica questi tre ambienti sono tutti fortemente collegati. Quindi il libro bianco del Cnr è una bellissima iniziativa e sarà una buona premessa per la seconda Conferenza che la sottosegretaria alla Difesa la senatrice Isabella Rauti terrà il 29 ottobre. Lì, in quell’occasione, il tema geopolitico sarà centrale: ovvero analizzare in maniera unitaria gli ambienti polari e, quindi, mettere nero su bianco una strategia più ampia e più unitaria su questi ambienti.
I Went to the White House Brawl and Watched the Manosphere Go Limp
I found it easy to resist the early dispatches from “UFC Freedom 250,” the Ultimate Fighting Championship event held in June on the White House South Lawn. But Jon Ronson is the sort of writer I can’t help following into battle. Fresh off a new book about masculinity, Ronson brings a delightfully skewed perspective to the fights and the days that surrounded them. The result is a portrait of a planned media spectacle that can’t quite make sense of itself. The best battle here may be Ronson’s tussle with his own photographer, 79-year-old Bruce Gilden, who is a bit of a hugger.
“I’m pretty certain you hugged Stephen Miller first,” I say. “I don’t see Stephen Miller as initiating a hug.”
“You may be right,” he says. “I don’t remember. Look, I do things maybe other people aren’t comfortable doing, but I felt comfortable and I trust my instincts.”
He acknowledges that “nobody is immune to misreading a situation” and that because of him we were all forced back indoors, but he blames Miller’s entourage for not checking with their boss on whether he minded being hugged.