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Via i carnet, salasso per i pendolari. Grazie Trenitalia! È questo il servizio pubblico che vogliamo

21 October 2026 at 12:34

Viaggio tra Torino e Milano da più di cinque anni: tre volte alla settimana, con orari abbastanza fissi. Mi ritengo fortunata perché ho a disposizione dei giorni di smartworking mensili e anche perché sono una pendolare “comoda”: vivo a un chilometro dalla stazione di partenza, il mio ufficio si trova non lontano dalla stazione di arrivo.

Nonostante la stanchezza cronica di chi come me passa buona parte del proprio tempo di non lavoro sui mezzi, ho sempre considerato vantaggioso potermi fare una famiglia nella città che ho scelto e continuare a lavorare in un’altra, tra l’altro quella più ricca (e costosa) d’Italia. Viaggiare poi non mi costringe a cercare un alloggio a Milano, che come tutti sanno ha prezzi altamente proibitivi.

Da questo novembre però dovrò rivedere i miei piani: Trenitalia ha deciso di eliminare lo strumento introdotto durante i primi anni di Covid, il carnet Smart, che consente alle persone come me – che possono lavorare da remoto alcuni giorni a settimana – di spostarsi tra due città senza dover acquistare il costosissimo abbonamento (nel mio caso 374 euro al mese) dell’alta velocità. Usando il carnet Smart riuscivo a coprire i miei circa 12-14 giorni in presenza in redazione (per un totale di 22-24 viaggi a/r) mensili con una spesa che si aggirava – è una stima al ribasso – sulle 250 euro. Stiamo parlando di somme importanti ma per un trasporto veloce, che mi evita un affitto a Milano, il conto è senz’altro in attivo.

La doccia fredda è arrivata lunedì: le condizioni “sono cambiate” e dunque via i carnet, l’unica soluzione è l’abbonamento, ridotto di qualche euro ma con la gabola della prenotazione obbligatoria a 2 euro per ciascuna corsa. Questo significa che io, come altri milioni di pendolari in tutta Italia sulle tratte brevi di alta velocità, vedremo aumentare i nostri costi mensili del 126% (questo il calcolo dell’onorevole Marco Grimaldi – Avs che per primo ha denunciato il salasso), l’equivalente di uno stipendio a fine anno.

Ok, Trenitalia è un’azienda pubblica ma pur sempre un’azienda. Non sono ingenua e mi aspetto che negli anni possa rimodulare le sue offerte commerciali e – soprattutto per l’alta velocità – voglia monetizzare il più possibile. Qui però non si tratta di rincari, ma di un cambio di paradigma. Dice l’azienda: ora che non c’è più la pandemia, quei carnet non servono più. “Alla luce dei cambiamenti nelle abitudini di viaggio e nell’organizzazione del lavoro – spiega nella nota – Trenitalia ha sviluppato una nuova formula di abbonamento, pensata per rispondere alle esigenze sia dei pendolari tradizionali sia degli smart worker”. Quale ottusità!

Quindi – per capire – ora che c’è un sistema che funziona e hai creato una comunità di lavoratori vincolata a quello strumento, al posto di potenziarlo e magari aggiungere nuove corse, cosa fai? Lo rimuovi. Chiaro, no? Ma quale modello sociale vogliamo se un’azienda pubblica è la prima a fare cassa sui lavoratori?

Siamo peraltro in un periodo nero per gli spostamenti visti i costi energetici lievitati a dismisura: andare in auto per me non è un’alternativa sostenibile, non lo sarebbe nemmeno dal punto di vista ecologico; e penso di parlare per migliaia di persone. Sottotraccia poi c’è sempre quel modo di dipingere lo smartworking come emergenziale e non come parte strutturale di un mondo del lavoro evoluto.

In questi giorni, a bordo dei treni, ho sentito tante persone parlare animatamente di questa “novità”: la maggior parte dei commenti era tra il furioso e lo sconsolato. Molti – come me – dovranno farsi i conti in tasca e valutare l’effettiva convenienza di pendolare, già di per sé un’attività usurante. Al momento alcuni parlamentari hanno annunciato interrogazioni al ministro dei Trasporti, le istituzioni locali (nel mio caso l’assessore regionale piemontese) hanno fatto sapere che chiederanno spiegazioni: mi sembra il minimo.

Ai pendolari non resta che arrabbiarsi e denunciare questa stangata a freddo. Sono nati dei comitati, su Change.org qualcuno ha lanciato una petizione, sui social c’è una valanga di commenti negativi. Continuiamo ad attivarci.

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Ccnl bancari, chiesti aumento stipendi e orario ridotto: cosa cambia

13 October 2026 at 14:06

Il rinnovo del Ccnl applicato ai bancari torna al centro delle trattative tra l’Abi e i sindacati di categoria. Il negoziato, relativo al contratto scaduto, riparte con un confronto dedicato al welfare e al benessere organizzativo,  riportando sul tavolo l’aumento degli stipendi e la riduzione dell’orario di lavoro alla parità di retribuzione.

Ccnl bancari 2026, la trattativa per il rinnovo

Il contratto collettivo nazionale dei bancari è scaduto il 31 marzo 2026 e adesso le rappresentanze sindacali dei lavoratori chiedono che i guadagni di produttività ottenuti attraverso le nuove tecnologie siano utilizzati anche per migliorare le condizioni dei dipendenti, anziché tradursi esclusivamente in tagli dei costi e riduzioni degli organici.

Questa specifica richiesta non è un caso, ma rappresenta una conseguenza delle trasformazioni che stanno investendo il settore. Il rinnovo arriva in una fase in cui l’impiego dell’intelligenza artificiale, l’automazione delle attività e le operazioni di aggregazione tra istituti stanno modificando l’organizzazione del lavoro e le competenze richieste al personale. Tenendo conto di questo contesto, l’obiettivo è costruire un modello nel quale l’innovazione tecnologica possa:

  • favorire una migliore conciliazione tra vita privata e lavoro;
  • garantire maggiore sicurezza occupazionale;
  • rafforzare il sistema delle tutele collettive.

Accanto alla questione degli stipendi, infatti, le organizzazioni sindacali vogliono affrontare anche la qualità dell’ambiente lavorativo, la previdenza complementare e le prestazioni assistenziali riconosciute ai dipendenti.

A quanto corrisponde l’aumento degli stipendi

Le organizzazioni sindacali hanno chiesto un intervento di modifica della parte economica, confermando che la loro richiesta è che venga riconosciuto un aumento medio mensile di 518 euro a regime ai lavoratori, al netto degli incrementi già riconosciuti in busta paga. Quindi, l’importo effettivo, le eventuali tranche di erogazione e i criteri di applicazione dovranno essere definiti nell’accordo conclusivo tra le parti.

Bisogna inoltre considerare che la stessa distribuzione degli incrementi dipenderà non solo dalle regole stabilite nel rinnovo, ma anche dai livelli di inquadramento e dalle eventuali modalità di ripartizione previste dall’accordo sulla retribuzione diretta e sulla cosiddetta differita. Quest’ultima comprende forme di tutela economica che maturano o producono i loro effetti nel tempo, come la previdenza complementare e determinate prestazioni di welfare. La richiesta è finalizzata in questo caso a garantire livelli minimi di contribuzione datoriale e a rendere queste tutele più stabili e omogenee nel settore.

Il rinnovo potrebbe di conseguenza incidere non soltanto sullo stipendio mensile, ma anche sulla sicurezza economica futura dei lavoratori e sul maggiore potere d’acquisto, in rapporto al costo della vita. Il tema assume particolare rilevanza anche alla luce delle aggregazioni bancarie. Quando gli istituti si fondono o vengono riorganizzati, infatti, possono emergere differenze tra i trattamenti economici e assistenziali riconosciuti ai dipendenti delle diverse realtà coinvolte.

Orario di lavoro ridotto, cosa chiedono i sindacati

Accanto agli aumenti salariali, un’altra richiesta riguarda la riduzione dell’orario di lavoro a parità di retribuzione:

  • con il precedente rinnovo contrattuale, l’orario settimanale era già stato ridotto da 37,5 a 37 ore;
  • ora, le organizzazioni sindacali chiedono un ulteriore passaggio, ovvero arrivare a 35 ore settimanali senza una diminuzione dello stipendio tabellare.

Questo sarebbe possibile proprio usando strumenti automatizzati per alcune attività amministrative e l’impiego di nuovi strumenti informatici per aumentare la produttività e ridurre il tempo necessario per svolgere determinate mansioni.

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