❌

Normal view

“L’abbiamo raggiunta e abbiamo capito che era stata morsa da uno squalo. Il suo colorito non era buono, era in gravissime condizioni”: 65enne muore mentre stava nuotando con un gruppo di amici

21 October 2026 at 11:54

Una donna sudafricana è morta dopo essere stata attaccata da uno squalo al largo della costa orientale del Paese: si tratta del primo caso di questo tipo registrato quest’anno, mentre dal 2012 e secondo l’International Shark Attack File del Florida Museum sarebbero dieci i casi documentati in Sudafrica.

Nonostante non sia la prima volta che si verifica un caso del genere, quello che è avvenuto nella mattinata di martedì 20 ottobre rappresenta un caso piuttosto raro. Janine Lochrenberg, una donna di 65 anni, stava nuotando al largo della spiaggia Orient Beach di KuGompo City, la nuova denominazione con cui viene chiamata dallo scorso febbraio la vecchia East London.

La donna, che fino a pochi mesi fa lavorava come tecnica di radiologia nucleare in ospedale, partecipava alle nuotate in acque libere organizzate da un gruppo del posto e sono stati infatti proprio i suoi compagni ad accorgersi dell’aggressione. “A un certo punto ha fatto capire di essere in difficoltà. Eravamo tutti in acqua e abbiamo nuotato verso di lei. Due dei nostri amici sono arrivati per primi. Quando l’abbiamo raggiunta ci siamo resi conto che era stata morsa da uno squalo ed era in condizioni gravissime. Il suo colorito non era buono. L’abbiamo riportata verso riva” ha raccontato uno di loro alla canale televisivo sudafricano Sabc News.

L'articolo “L’abbiamo raggiunta e abbiamo capito che era stata morsa da uno squalo. Il suo colorito non era buono, era in gravissime condizioni”: 65enne muore mentre stava nuotando con un gruppo di amici proviene da Il Fatto Quotidiano.

“Uno squalo mi si scagliò contro, iniziai a colpirlo con calci e pugni ma mi scrollò via come una foglia”: il surfista Flamming racconta la morte sfiorata in diretta tv

19 October 2026 at 14:41

Ci sono momenti nello sport in cui la competizione si azzera di botto e lascia spazio a un istinto di sopravvivenza. Per Mick Fanning, tre volte campione del mondo di surf, quel momento ha una data e un luogo ben precisi: il 19 luglio 2015 nelle acque di Jeffreys Bay, in Sudafrica. Il giorno in cui, durante la finale del J-Bay Open, un enorme squalo bianco attaccò in mondovisione l’atleta australiano e lui si salvò, ancora non sa bene come, grazie a una scarica di pugni e calci. A distanza di anni, Fanning ripercorre oggi quell’evento sconvolgente nella sua autobiografia, ‘All Heart’. Nell’attesa del momento giusto per partire, racconta, “sento un grande tonfo dietro di me. Guardando oltre la spalla sinistra, intravedo un’enorme sagoma scura nell’acqua. Un’incredibile scarica di paura mi assale. Che diavolo è?”. In un attimo, uno scossone lo ribalta e – sbalzato dalla tavola e tirato verso il basso dal cavo di sicurezza legato alla caviglia – capisce al volo la situazione in cui è finito: davanti a lui “l’inconfondibile pinna di uno squalo“.

Questo momento viene ripreso dalle telecamere, che mostrano Fanning aggrapparsi convulsamente alla tavola, prima che un’onda copra la visuale e la regia poi stacchi del tutto. “Un secondo di panico totale – ricorda l’australiano nel libro -. Poi: thwack! La coda dello squalo si frusta e mi colpisce sulla guancia sinistra. Vengo trascinato giù nell’acqua agitata, con una forza tale da strapparmi quasi la gamba dall’articolazione“, ha spiegato Fanning. Tornato a galla, l’animale punta dritto contro di lui “come un siluro. È allora che inizio a urlare”, ricostruisce il surfista, che nel frattempo, con la forza della disperazione, reagisce: “Lo squalo mi si scaglia contro di lato e io mi metto a colpire alla cieca con i pugni, urlando, tirando pugni e calci. Mi scrolla via come una foglia. Cado di nuovo all’indietro tra le onde e, quando la testa riemerge, lo vedo nuotare via da me verso l’orizzonte“. Pericolo scampato, mentre – noncurante – il connazionale e rivale Julian Wilson continuava a nuotare verso di lui per aiutarlo, tra gli insulti di Fanning che non vuole che rischi nulla.

È sulla barca dei soccorsi, salvi, che “iniziamo entrambi a ridere come matti, ubriachi fradici di adrenalina e puro sollievo, come se avessimo vinto una guerra, ingannato la morte”. Uno strato di trance e adrenalina pura che durò molto poco: arrivati a terra, trovarono gli altri surfisti sotto choc e in lacrime, pietrificati dal terrore. Fu osservando il replay della diretta negli uffici dell’organizzazione che Fanning prese reale coscienza dell’accaduto. Guardando la mole dell’animale – lungo oltre tre metri e mezzo – la percezione cambiò radicalmente, mentre i pensieri per la madre alla tv e l’abbraccio della moglie Bec lo fecero crollare in un pianto a dirotto. “All’improvviso non mi sentii più invincibile. Mi sentii soltanto molto, molto fortunato“.

L'articolo “Uno squalo mi si scagliò contro, iniziai a colpirlo con calci e pugni ma mi scrollò via come una foglia”: il surfista Flamming racconta la morte sfiorata in diretta tv proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌