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Tentato femminicidio a Bari: cosparge l’ex moglie di alcol e tenta di darle fuoco sul posto di lavoro

21 October 2026 at 15:32

“Vengo là e ti sbrano, ti uccido”, le aveva scritto l’ex marito prima di tentare di darle fuoco, versandole l’alcol sul viso e sul corpo. La mattina del 9 ottobre scorso, l’uomo aveva raggiunto l’ex moglie nell’albergo in cui viveva e lavorava e l’ha aggredita, con l’obiettivo di ucciderla. Secondo quanto ricostruito finora dagli investigatori della squadra mobile, l’uomo ha cercato di appiccare le fiamme sul corpo della donna, ma l’accendino gli è caduto proprio mentre cercava di alimentare il fuoco dal pavimento. Dopo una breve colluttazione tra i due, la donna, esasperata dalle continue vessazioni subite, avrebbe raccolto l’accendino da terra per darsi fuoco. L’intervento della sorella, arrivata proprio in quei momenti, ha evitato conseguenze potenzialmente letali. La sorella è infatti riuscita a mettere la testa e il busto della vittima sotto un rubinetto, salvandola dalle fiamme. La 44enne non ha riportato lesioni gravi.

L’uomo, anche lui di 44 anni, è stato arrestato a Bari dalla Polizia con le accuse di tentato femminicidio e maltrattamenti in famiglia per aver aggredito la ex moglie e madre dei suoi due bambini ancora piccoli. I maltrattamenti familiari erano iniziati nel 2010 ed erano andati avanti anche dopo la separazione. Numerosi gli episodi contestati di maltrattamenti fisici e psicologici, alcuni dei quali sarebbero avvenuti anche in presenza dei due figli minori. Nel 2025, la donna aveva denunciato l’uomo, che era già noto alle forze dell’ordine per reati contro la persona e contro il patrimonio.

La Polizia, oltre alle testimonianze, ha raccolto anche le le immagini di videosorveglianza presenti sul posto di lavoro, che hanno registrato l’intera scena. Anche i messaggi minatori, inviati alla vittima la mattina stessa, sono oggetto di indagine. Prima di raggiungerla sul posto di lavoro, l’uomo le aveva scritto: “Facciamo una scommessa, giacché vuoi giocare, o la benzina a te o la benzina a tua madre”. E ancora_ “Tu muori prima di me oggi, vengo là e ti sbrano, ti uccido”. Su richiesta del pubblico ministero, il giudice per le indagini preliminari ha emesso il provvedimento di custodia cautelare in carcere, eseguito il 16 ottobre dagli agenti della polizia di Stato, che hanno rintracciato l’indagato nella sua abitazione.

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Bari, tenta di dare fuoco all’ex moglie con dell’alcol etilico: 44enne in carcere per tentato femminicidio

21 October 2026 at 13:26

Aggredisce l’ex moglie sul lavoro e prova a bruciarla viva: arrestato a Bari

Un 44enne è stato arrestato a Bari dalla polizia con l’accusa di tentato femminicidio e maltrattamenti. Nei giorni scorsi, l’uomo ha raggiunto l’ex moglie sul posto di lavoro in centro e, dopo una lite, le ha versato addosso dell’alcol etilico per darle fuoco. L’accendino gli è però caduto di mano e la donna, reagendo, si è salvata.

Durante la colluttazione successiva, presa dalla disperazione, la vittima ha raccolto l’accendino per darsi fuoco. Subito dopo, capendo cosa stava facendo, si è tolta i vestiti mentre la sorella, presente sul posto, è riuscita a metterle la testa sotto l’acqua.Fortunatamente la donna non ha riportato gravi ferite. Le telecamere di sicurezza e la sua denuncia, che racconta anche vecchi maltrattamenti, hanno permesso alla squadra mobile di portare l’aggressore in carcere.

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Detersivi vietati in condominio per una inquilina malata di vasculite autoimmune associata a sensibilità chimica multipla. Ma il Consiglio di Stato dà ragione ai vicini che hanno fatto ricorso

15 October 2026 at 14:32

Dopo oltre dieci anni di scontri, la vicenda del palazzo barese in cui erano banditi detersivi, vernici e ammorbidenti profumati cambia direzione. Con un parere della sua prima sezione, il Consiglio di Stato ha dato ragione al condominio. Il ricorso contro l’ordinanza sindacale “va accolto, perché mancano i presupposti di necessità e urgenza su cui quel provvedimento si reggeva”. Lo riporta La Repubblica.

La storia nasce dal caso di un’inquilina del centro di Bari, che soffre di una vasculite autoimmune associata a sensibilità chimica multipla. Per proteggerla, un’ordinanza del 2012, firmata quando a Palazzo di Città sedeva Michele Emiliano, aveva imposto limiti all’uso di alcune sostanze nelle parti comuni dell’edificio.

Negli anni il rapporto con i vicini si era fatto sempre più teso, fino ad approdare in sede penale. La donna aveva segnalato che sul pianerottolo venivano lasciati rifiuti, cartoni, buste e stracci imbevuti di disinfettante e riteneva violata l’ordinanza. Il procedimento a carico di due condomini e dell’amministratore è stato però archiviato. La donna ha allora cambiato strada. A luglio ha ottenuto dal Tribunale civile un decreto d’urgenza che vietava l’uso delle sostanze indicate e chiedeva al palazzo di adottare un protocollo di pulizia compatibile con quei divieti.

Ora arriva la pronuncia dei giudici amministrativi, che non mette in dubbio la malattia. Palazzo Spada riconosce che la patologia c’è ed è seria, ma sposta il discorso sullo strumento scelto. Un’ordinanza del sindaco non può trasformarsi in un mezzo per sciogliere i contenziosi tra privati. Perché sia legittima, la situazione da proteggere deve andare oltre i confini della lite tra vicini. Deve inoltre essere così grave e urgente da non poter essere affrontata con i normali rimedi giudiziari. Altrimenti, osserva il collegio, il provvedimento finirebbe per funzionare come un arbitrato imposto dall’alto.

“Il punto, – sottolineano i giudici, – non riguarda il valore del diritto alla salute né la fondatezza della richiesta. Riguarda l’adeguatezza del mezzo e il rispetto del principio di legalità“.

Il parere indica anche le strade che la donna aveva a disposizione. Poteva rivolgersi al giudice civile, anche con procedura d’urgenza, e alla Asl, per ottenere misure cautelari a tutela della propria salute. A pesare sul giudizio c’è poi un dettaglio temporale: l’ordinanza, emanata anni fa, sarebbe rimasta di fatto ferma fino all’arrivo di nuovi condomini e all’avvio di lavori di manutenzione. Questo, per il Consiglio di Stato, dimostra che “l’urgenza non c’era”.

La decisione non chiude la partita sul piano civile. Il decreto del Tribunale segue un percorso autonomo e resta da vedere quali effetti avrà, alla luce delle motivazioni appena depositate.

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