
Per battere la destra alle prossime elezioni non basta la radicalità del Pd guidato da Elly Schlein e di Alleanza Verdi e Sinistra. Serve anche un’area riformista capace di parlare al ceto medio e alle professioni. È la linea di Maria Elena Boschi, deputata e vicepresidente di Italia Viva, che in un’intervista a Repubblica ribadisce la disponibilità del suo partito a partecipare alla costruzione della coalizione: la sfida, dice, «è far convivere le forze più radicali e quelle moderate-riformiste».
Boschi non considera una chiusura ai moderati le parole di Schlein, che ha escluso la necessità di un candidato premier moderato. «La segretaria del Pd ha fatto un ragionamento di autocandidatura, che è legittimo. Ha vinto le primarie dei dem e adesso si è detta disponibile a fare le primarie nel centrosinistra, ma questo non vuole dire che lei pensi che non ci sia bisogno dei moderati». Per Italia Viva, aggiunge, «i moderati servono, serve una forza politica più riformista». E per vincere e governare occorre il contributo di tutti: «Per vincere contro la destra e governare serve il contributo di forze più radicali, come possono essere Avs e il Pd a guida Schlein, e al tempo stesso vanno portate alcune istanze riformiste che parlino al ceto medio e alla professioni», tra cui la quattordicesima per insegnanti, forze dell’ordine e infermieri, la cancellazione degli acconti per le partite Iva e una start tax per i giovani.
Sul metodo per scegliere il candidato premier, Italia Viva si dice pronta alle primarie, ma anche ad accettare che sia il partito più forte a esprimere il leader della coalizione. «Il Pd è la forza maggiore della coalizione quindi è legittimo che siano loro a decidere», spiega Boschi. «Noi siamo pronti a fare le primarie ma siamo anche d’accordo se si dovesse decidere che sarà il partito più forte ad esprimere il leader. L’idea del federatore non mi sembra sia sul tavolo».
Resta il confronto con Giuseppe Conte, che ha posto condizioni alla partecipazione di Italia Viva al tavolo della coalizione. «Faccio fatica a capire il linguaggio di Conte. Se le garanzie, secondo i criteri di Conte vanno date sulla base del passato, dovremmo essere noi a chiedere la garanzia che lui che non firmi più i decreti sicurezza e non faccia un esecutivo con Matteo Salvini». Boschi invita a non ripetere gli errori del 2022: «In questo modo, alla fine, nel 2022 hanno fatto vincere la destra. Eviterei di ripetere lo stesso errore». E chiarisce la priorità di Renzi: «A noi interessa l’unità per non trovarsi Meloni al Quirinale e non la polemica quotidiana di alcuni dei cinque stelle. Conte sembra preoccupato di fare tutta la sua campagna contro Renzi, a Renzi invece interessa di farla contro Meloni».
Per la vicepresidente di Italia Viva bisogna ora passare dalle trattative sulla leadership ai contenuti. «Sì, prima si comincia e meglio è. Dobbiamo tornare a parlare di quello che succede fuori, non solo di primarie». Tra le priorità indica «carovita, crisi del debito alle porte, bollette alle stelle», oltre alle questioni internazionali.
Quanto al centro riformista, Boschi conferma che «Casa riformista di sicuro sarà candidata». Il progetto si presenterà alle elezioni e, se ci fossero le condizioni, preferirebbe una lista unitaria. Ma l’intesa con Alessandro Onorato, che sta lavorando a una propria formazione, non appare vicina. «Onorato sta lavorando per una sua lista ed è suo diritto. Noi però non possiamo stare in lista con Ingroia che con la sua attività ha provato a sporcare tutta l’esperienza politica del presidente Napolitano. È un esempio di quel giustizialismo con il quale non abbiamo nulla da condividere». Sul dialogo con altri esponenti centristi, da Benedetto Della Vedova a Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli, la porta resta aperta: «Siamo aperti a tutti purché ci siano persone che oltre a presentare candidature portino voti».
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